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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





26 gennaio 2010


CROAZIA: LE TENSIONI CON LA SERBIA PRIMA PROVA INTERNAZIONALE PER IL PRESIDENTE JOSIPOVIC

Di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 23 gennaio su Radio Radicale

Il neo presidente croato Ivo JosipovicDal momento in cui il prossimo 18 febbraio sara' insediato come nuovo, terzo presidente della Croazia, Ivo Josipovic avra' tanto lavoro da fare. Una tra le priorita' sara' sicuramente lo sviluppo e il miglioramento delle relazioni della Croazia con la regione per garantire, da parte sua, l'indispensabile stabilita' dell'area che affronta ancora molti problemi, soprattutto nell'ottica del suo tanto desiderato ingresso nella famiglia europea. Non sara' per nulla facile il compito molto impegnativo del neo eletto presidente Josipovic innanzitutto in chiave dei rapporti abbastanza compromessi tra Croazia e Serbia, dovuto alle ultime mosse del presidente uscente Stjepan Mesic nei confronti della Repubblica Srpska ma anche verso Belgrado.

Le tensioni sull'asse Belgrado – Zagabria sono aumentate dal momento in cui il presidente Mesic aveva deciso di recarsi a Pristina, solo un giorno dopo il Natale ortodosso, provocando cosi' l'ira di Belgrado che non si e' placata ancora da quando Zagabria, seguendo l'esempio del maggior numero dei membri dell'Ue, aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. La visita di Mesic a Pristina era commentata dai vertici serbi come un atto provocatorio da parte del presidente croato che per di piu' e' stato accolto con molto onore e rispetto in Kosovo ottenendo anche la cittadinanza onoraria di Pristina. Il presidente della Serbia Boris Tadic a tal proposito ha criticato aspramente Mesic per le sue affermazioni nel corso della visita in Kosovo dove il presidente croato ha parlato di una 'nuova realta' nella regione invitando Belgrado a prendere atti di questa nuova situazione e esortando altri paesi a riconoscre l'indipendenza di Pristina.

Il secondo gesto che aveva ulteriormente infuriato Belgrado e' stata la decisione di Mesic di ridurre di un anno (da otto a sette anni) la pena inflitta al criminale di guerra Sinisa Rimac per la responsabilita' nell'uccisione per odio etnico di una intera famiglia serba durante la guerra contro la Croazia nel 1991. Tadic aveva giudicato questo atto come «un gesto anti-europeo e contro la civile convivenza e in nessun modo giustificabile». Alcuni giornali serbi avevano perfino raccomandato il ritiro del proprio ambasciatore da Zagabria e l'espulsione di quello croato in Serbia. Ma Mesic ha giustificato la sua decisione affermando che grazie alla collaborazione di Rimac e' stato possibile rintracciare molti colpevoli e condannarli al carcere. Nessun crimini puo' essere giustificato, ma bisogna tener conto che a Rimac a Vukovar sono stati uccisi il fratello e lo zio, mentre i suoi genitori sono stati portati in Serbia in un campo di concentramento e lui stesso si e' trovato in compagnia con dei criminali, ha detto Mesic.

E mentre la vittoria di Ivo Josipovic lo scorso 11 gennaio promette l'inizio di una nuova Croazia che per quanto riguarda la sua politica estera offre il cammino decisivo in quinta marcia verso l'Europa e al tempo stesso un progresso nei rapporti con tutti i paesi della regione a nome di un forte impegno per garantire stabilita', pace e sviluppo, si indurisce il gelo tra Belgrado e Zagabria. Nel suo ultimo incontro con i giornalisti a fine del suo doppio mandato, Stjepan Mesic ha dichiarato che nel caso di un referendum per la secessione della Repubblica Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della BiH, che spesso viene minacciato dal premier della Rs Dodik, lui non esiterebbe a inviare l'esercito croato per garantire l'unita' della Bosnia, essendo la Croazia uno dei garanti dell'accordo di pace di Dayton del 1995.

Vi e’ seguita subito una reazione durissima da parte di Dodik il quale ha qualificato queste dichiarazioni come “un invito guerrafondaio” e come parole drammatiche tanto piu' che Mesic e' tuttora il presidente e comandante supremo delle forze armate della Croazia, paese membro della Nato. Anche il presidente serbo Boris Tadic ha reagito con durezza alle dichairazioni del presidente croato uscente annunciando che informera’ dell’accaduto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in occasione della sua presenza al Palazzo di Vetro per la presentazione del rapporto sulla situazione in Kosovo. Tadic ha annunciato che interverra’ alla riunione del Consiglio di Sicurezza per denunciare tali dichiarazioni come minacce alla sicurezza dell’intera regione e dei suoi cittadini.

Non molto volentieri il neoeletto presidente Ivo Josipovic ha voluto fare commenti relativi alle dichirazioni di Mesic. Per ‘Voice of America’ Josipovic ha detto che l’accordo in BiH e’ di estrema importanza per la stabilita’. “Se lo chiedete a me, non ci sono soluzioni militari. I disaccordi devono essere risolti sempre attraverso il dialogo, vale a dire con l’accordo di tutti gli interessati” ha spiegato il futuro presidente croato. “L’unica via possibile per la BiH e’ l’accordo tra i tre popoli costituenti. Loro devono, con l’aiuto dei garanti di Dayton, concordare la soluzione definitiva che assicurera’ l’uguaglianza di tutti” ha detto Josipovic. Ha aggiunto di non aver voluto commentare ai media croati le dichiarazioni di Mesic poiche’ l’attuale presidente le aveva rilasciate in un colloquio con i giornalisti informale. Per quanto riguarda le relazioni nella regione, Josipovic ha annunciato che si impegnera’ ad essere piu’ attivo aggiungendo che i problemi devono essere risolti da subito senza essere lasciati alle future generazioni.

Per la radio e televisione serba B92, il neopresidente croato ha commentato invece il rifiuto da parte del presidente della Serbia Boris Tadic di venire all’inaugurazione presidenziale poiche’ vi ha gia’ confermato la sua presenza il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu. Secondo Josipovic “e’ un peccato se Tadic non verra’, ma non lo vede come un atto di ostilita’ nei confronti della Croazia”. Il futuro presidente croato ha aggiunto di non voler dare lezioni alla Serbia e che e’ il diritto del presidente Tadic di guidare la politica serba. “Il fatto che io non lo considero un buon aproccio, e’ un problema mio” ha detto Josipovic e ha rilevato che nel suo mandato vuole entrare “con le mani aperte”. “Penso che sia in Serbia che in Croazia dovremmo dire – bene, la guerra e’ finita, facciamo qualcosa di buono per il benessere dei cittadini” ha sottolineato Josipovic.

Parlando del suo predecessore Stjepan Mesic, Josipovic ha valutato positivamente l’eredita’ che il presidente uscente sta’ per lasciargli e ha osservato che Mesic ha contribuito molto alla democrazia e all’affermazione della Croazia nella comunita’ internazionale.
In un’ altra intervista al settimanale belgradese ‘Vreme’, Josipovic ha sottolineato l’importanza delle buone relazioni economiche nella regione. Oltre allo scambio commerciale, queste relazioni contribuiscono anche ad una migliore possibilita’ di piazzamento ai mercati terzi, ha aggiunto Josipovic.

A proposito delle tensioni che hanno provocato le dichiarazioni di Mesic contro la retorica del premier della Rs Milorad Dodik e succesivamente le controrisposte, il giornale britannico “The Guardian” in un commento ha avvertito che i leader dei paesi dell’ex Jugoslavia negli ultimi due giorni hanno scambiato parole di minaccia che hanno ricordato le guerre degli anni ’90. Il giornale ricorda che la retorica si e’ innasprita proprio nell’anno in cui si dovrebbero svolgere le elezioni in BiH che molto probabilmente i nazionalisti da tutte le parti cercheranno di utilizzare per destabilizzare il Paese. Secondo il commentatore del Guardian, Dodik e’ deciso di mantenere in gran misura una BiH nazionalmente divisa e opporsi agli sforzi internazionali per creare uno Stato funzionante e per l’introduzione dell’autorita’ centrale.

Il presidente croato uscente, Stjepan Mesic – osserva The Guradian – ha accusato Dodik di voler rinnovare la politica serba fallita dieci anni fa il cui obiettivo era quello di creare la Grande Serbia. ‘The Guardian afferma che Dodik sta’ conducendo una guerra politica esauriente contro le forze internazionali che quasi 15 anni, quindi dalla fine della guerra, tengono sotto controllo la BiH. Il giornale conclude con il monito di Mesic secondo il quale Dodik sarebbe convinto che il mondo si stanchera’ della BiH e allora potra’ indire il referendum sulla secessione della Rs dalla BiH per poter finalmente realizzae il sogno della Grande Serbia.

Alla retorica aspra croato-serba hanno reagito anche quasi tutti i politici della BiH. Cosi’ Alija Izetbegovic, figlio del defunto presidente bosniaco Alija Izetbegovic – uno dei tre firmatari dell’Accordo di Dayton insieme ai presidenti Tudjman e Milosevic – ha detto che il suo Paese puo’ ostacolare la secessione senza un intervento croato. E dall’Ufficio del presidente Mesic e’ arrivato un comunicato a seguito di, come si dice, “alcune reazioni nervose e infondate in Croazia e nella regione alle parole del Presidente sulle possibili conseguenze della desintegrazione della vicina BiH”. Il comunicato avverte che il presidente Mesic “oltre a parlare con un gruppo di giornalisti in modo informale, aveva formulato le sue parole usando il condizionale”.

Nel comunicato si sottolinea che le parole del presidente uscente bisogna comprenderle come un monito formulato radicalmente affinche’ il mondo non chiuda gli occhi davanti alla politica del premier della Rs Milorad Dodik e ai possibili impatti di una tale politica. Al tempo stesso, conclude il comunicato dell’ufficio presidenziale, il Presidente ha voluto dire chiaramente che per la Croazia la dissoluzione della vicina ed amichevole Bosnia Erzegovina sarebbe assolutamente inaccettabile.


26 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 23 gennaio 2010

Croazia: le tensioni con la Serbia prima prova internazionale per il neo presidente Ivo Josipovic;
Albania: il Consiglio d'Europa chiede di risolvere la crisi politica interna;
Kosovo: la minoranza montenegrina chiede il rispetto dei suoi diritti;
Macedonia: la Slovenia offre la sua mediazione per risolvere il contenzioso del nome con la Grecia.

L'ultima parte del programma è dedicata ad un ritratto della Transnistria, lo stato fantasma ai confini dell'Europa.

In apertura un ricordo di Hrant Dink, il giornalista turco-armeno assassinato tre anni fa da un estremista nazionalista turco.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


8 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: L'ANALISI DI JUTARNJI LIST

JOSIPOVIC VICINO ALLA VITTORIA, BANDIC DANNEGGIATO DA SANADER E MERCEP
di Davor Butkovic - Jutarnji list, 7 gennaio 2010
Traduzione di Marina Szikora

http://josipovic.netIl sondaggio dell'opinione pubblica, che per Jutarnji lista ha effettuato l'agenzia slovena Mediana su un campione di 1008 intervistati, dimostra che per Ivo Josipovic voteranno 52,3% e per Milan Bandic invece 35,6% di cittadini croati, mentre il 12% e' ancora indeciso. Quindi, anche se tutti quelli che ancora non sanno per chi voteranno domenica prossima, alla fine dediceranno di sostenere Bandic, Ivo Josipovic dovrebbe comunque essere eletto terzo presidente della Croazia.
Il maggior numero di altri sondaggi dimostra quasi gli stessi risultati. Anche Puls e Promocija Plus danno una precedenza a Josipovic tra 17 e 18 punti. Soltanto Media Metar afferma che Josipovic ha un vantaggio di appena dieci punti. Se il peggior risultato che un candidato ha ottenuto sono una decina di punti di vantaggio rispetto al suo sfidante, questo candidato dovrebbe essere molto, ma molto soddisfatto e sicuro nella sua vittoria. La campagna per il secondo turno delle elezioni presidenziali non ha cosi' portato nessuna svolta all'umore elettorale.
Ivo Josipovic ha vinto contro Milan Bandic con un po' oltre 17 punti lo scorso 27 dicembre e finora e' riuscito a mantenere questa differenza, anche se in due settimane fino al ballottaggio e' riuscito a commettere alcuni errori diletanti, quali la famosa frase della Croazia rossa. A Josipovic, dall'altra parte, e' andato a favore l'enorme interesse mediatico che, con il suo tentativo di golpe nella Comunita' Democratica Croata (HDZ), ha compiuto l'ex premier Ivo Sanader. L'azione di Sanader dal punto di vista degli interessi dei cittadini e dei media, ha eliminato le elezioni presidenziali, che va a favore del candidato che si trova nella situzione vincente.
A Milan Bandic, in quanto la persona che ha cercato di capovolgere i suoi numeri negativi, la riapparizione di 24 ore di Sanader sulla scena politica croata e' stata estremamente dannosa, poiche' negli ultimi giorni la corsa elettorale non aveva una notevole attenzione mediatica. Anche se avesse avuto degli argomenti, Bandic non ha avuto piu' il tempo di capovolgere il trend che porta all'ascesa di Josipovic verso Pantovcak (sede del Presidente, ndt.)
A Bandic ha ulteriormente nociuto anche l'interpretazione che Sanader appoggia la sua candidatura: tutti quelli sostenuti da Ivo Sanader, in questo momento sono semplicemente destinati all'insucesso. Lo stesso Bandic, comunque, nel secondo round della campagna ha fatto alcuni errori che sono ancora piu' gravi di quelli di Josipovic. Primo tra questi, l'accettazione del sostegno di Tomislav Mercep. Il caso Mercep non e' una questione politica, bensi' di morale civico elementare. A chi Tomislav Mercep diventa alleato, questo politico perde la legittimita' democratica elementare. Lo stesso Tudman aveva deciso di liberarsi di Mercep oltre 15 anni fa.
Secondo, la campagna di Bandic e' diventata assai agressiva, troppo agressiva per i criteri croati. Colpi bassi, quali la distribuzione di volantini falsi e offensivi contro Ivo Josipovic davanti alla chiesa della citta' di Petrinja, hanno maggiormente cancellato gli effetti negativi della «Croazia rossa» di Josipovic. «Rosso», lo spot di Bandic, proibito dalla Commissione elettorale statale (DIP) nonche' i tentativi incredibili di compromettere Josipovic via Internet con insinuazioni di violenze sessuali, appartengono ai punti piu' sporchi nella storia delle corse elettorali croate: con tali azioni il team elettorale di Bandic ha ulteriormente indirizzato l'opinione pubblica contro il loro candidato.
Infine, Milan Bandic ha ottenuto un certo sostegno della Chiesa, che ha cambiato posizione rispetto alle elezioni in una sola stettimana.. Ma questo e' assolutamente un problema della Chiesa cattolica e la sua, in questo caso, strana impurdenza.
Quando si tratta dell'esito elettorale, la Chiesa non voleva mai che Stipe Mesic diventasse presidente della Repubblica, il che, come sappiamo, non ha influenzato la decisione degli elettori. Ivo Josipovic puo' tranquillamente attendere i primi exit pool di domenica sera. Ad una condizione importante. La stragrande maggioranza dei suoi elettori potenziali deve andare a votare.


8 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: JOSIPOVIC FAVORITO CON L'INCOGNITA DEGLI INDECISI

Ivo Josipovic in campagna elettorale (da josipovic.net)Fra due giorni i croati andranno alle urne per scegliere il loro terzo presidente dal 1991. Dopo il padre dell'indipendenza, lo scomparso e controverso leader nazionalista Franjo Tudjman e i due mandati di Stjepan Mesic, domenica 10 gennaio i cittadini croati decideranno chi vorranno come loro massima guida nei prossimi anni, in cui il Paese dovrà uscire da una crisi economica molto dura, affrontare con risolutezza la questione della lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata e condurre in porto l'adesione all'Unione europea dopo aver chiuso il contenzioso sui confini con la Slovenia.

Dopo aver vinto con largo margine il primo turno, il candidato socialdemocratico Ivo Josipovic è il favorito anche per il ballottaggio di domenica dove sarà opposto all'attuale sindaco di Zagabria, Milan Bandic, fino a poco tempo fa compagno di partito di Josipovic ma poi entrato in rotta di collisione con i vertici socialdemocratici per non essere stato scelto lui come candidato ufficiale. Da qui la scelta di presentarsi come indipendente e la successiva espulsione dal partito.

Secondo un recentissimo sondaggio effettuato dal centro di ricerce indipendente Media Metar, al voto di domenica dovrebbe partecipare circa il 60% degli aventi diritto. Sempre secondo questo sondaggio, realizzato il 2 e il 4 gennaio, Josipovic supererebbe il 55% delle preferenze, mentre a Bandic andrebbe quasi il 45% dei voti. Media Metar ha interrogato telefonicamente 3000 persone il 36,7% delle quali non ha voluto esprimere la propria intenzione di voto.

Per Josipovic dati simili a quelli di Media Metar sono indicati dal sondaggio dell’agenzia Promocija plus che lo accreditano del 54,5%, mentre Bandic sarebbe al 37% di voti. Secondo questa rilevazione, gli indecisi sarebbero oltre l’8%. Promocija plus ha condotto la ricerca lo scorso 4 gennaio su un campione di 800 persone. L’agenzia fa sapere di avere rilevato una notevole astensione, il che può costituire un'incognita per ciascuno dei candidati.

Un ulteriore rilevazione è stata condotta dall'agenzia TotusOpiniometar il 5 e 6 gennaio su un campione di 1500 cittadini. Il sondaggio indica un'affluenza alle urne superiore al 75%. Il settimanale Nacional ricorda però che sara' interessante vedere la reale risposta dei votanti e sottolinea che la domanda è se veramente i croati risponderanno davvero in un numero così elevato al voto per scegliere il loro terzo presidente. Nacional scrive che i risultati dimostrano che ancora poco meno del 24% degli elettori sono indecisi.

In ogni modo, secondo la rilevazione TotusOpiniometar, tra gli intervistati che hanno dichiarato la loro intenzione di voto, Josipovic avrebbe il 69% di voti, mentre Bandic sarebbe al 31%. Dato però che circa un quarto degli elettori è ancora indeciso, i candidati hanno ancora la possibilità di attingere, almeno in parte, a questo serbatoio potenziale. Certo, aggiungo io, stando ai dati di TotusOpiniometar, Bandic per vincere dovrebbe ottenere che tutti gli indecisi votassero per lui, cosa francamente un po' improbabile.

Intanto, sul piano internazionale, Josipovic incassa anche il sostegno del Partito dei Socialisti Europei. Il PSE e il suo presidente, Poul Nyrup Rasmussen, in una dichiarazione dichiarazione sottolineano che i risultati del primo turno delle presidenziali in Croazia hanno dimostrato l'insoddisfazione degli elettori con la crescente disoccupazione nel Paese, con il calo dello standard di vita e l'insufficiente impegno contro la corruzione. “La Croazia ha bisogno di veloci risposte alla crisi economica e ad una determinata politica di occupazione per maggiori e migliori posti di lavoro. So che Josipovic condivide queste preoccupazioni e che fara' il tutto possibile per la Croazia ed il suo popolo. La Croazia e' solo ad un passo dall'adesione all'Ue e sono pienamente convinto che Josipovic sia la persona migliore per portare la Croazia nell'UE”, ha detto Rasmussen.

* Con la collaborazione di Marina Szikora


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6 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: LA LETTERA DI EMMA BONINO A IVO JOSIPOVIC

Emma Bonino (Dumplife/Flickr)Qui di seguito il testo della lettera inviata lo scorso 21 dicembre da Emma Bonino a Ivo Josipovic, candidato alle elezioni presidenziali in Croazia.




Caro Ivo,

mi dispiace di non poter partecipare al tuo comizio di chiusura a Zagabria ed esserti accanto in segno del mio e nostro sostegno radicale alla tua candidatura. Il Senato italiano proprio in questi giorni sta discutendo e approverà il bilancio per il prossimo anno. La mia assenza in quanto Vicepresidente del Senato risulterebbe assolutamente ingiustificata.

Anche se non posso essere a Zagabria, città alla quale sono legata da tanti ricordi politici voglio inviare con questa lettera a te, un messaggio di speranza ai cittadini croati.

Sono, siamo, noi radicali del partito radicale nonviolento trasnazionale e transpartito, europei convinti e determinati. E proprio per questo siamo sostenitori convinti del futuro allargamento dell’UE all'Europa sudorientale. Ho riconosciuto in te una personalità fortemente impegnata nella causa dell’ingresso della Croazia nell’UE, non soltanto oggi, durante la tua campagna elettorale in quanto candidato presidenziale, ma da tanti anni, da quando esiste, posso dirlo, la nostra amicizia politica.

E’ estremamente importante che la Croazia sia guidata da un politico di orientamento filoeuropeo nel momento in cui la prospettiva di diventare il , 28-esimo Stato membro dell’UE apre indubbiamente un nuovo capitolo per l’Europa intera di questo lungo e per niente facile processo.
Il modello croato può senz’altro servire da esempio per incoraggiare il cammino delle riforme, indispensabili anche negli altri paesi della regione, ed essere la prova che tutti i paesi europei se condividono valori comuni possono, ciascuno, contribuire alla "ricchezza " europea" attraverso la propria storia,e la propria cultura .

Ti sappiamo determinato ad affermare i principi della giustizia ,e dello stato di diritto a combattere ogni forma di corruzione e criminalitá organizzata che pesantemente minacciano la vita dei cittadini croati. E’ proprio sui valori che tu promuovi e sostieni nel tuo programma elettorale che la Croazia deve fondare la sua ragione di essere e costruire il suo cammino verso la famiglia europea.

Sono convinta che sotto la tua guida il tuo Paese raggiungerá finalmente questo obiettivo.

Confido vivamente che i cittadini croati riescano a riconoscere in te un leader , ispirato dai principi della giustizia e deciso a costruire una realtá migliore, piú sicura e piú giusta per il suo popolo e che recandosi a votare in queste elezioni molto importanti, diano il loro voto e la loro fiducia a Ivo Josipovic.

Spero di poterti salutare presto come il nuovo Presidente della Repubblica della Croazia!

Emma Bonino


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21 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 19 dicembre 2009

Turchia: la situazione politica dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha messo al bando il partito curdo Dtp, le analisi di Marta Ottaviani e Ekrem Eddy Guzeldere;
Croazia: le elezioni presidenziali del 27 dicembre, il programma del candidato favorito il socialdemocratico Ivo Josipovic;
Albania: l'Ue avvia la procedura per concedere lo status di paese candidato all'adesione

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.

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