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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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8 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: L'ANALISI DI JUTARNJI LIST

JOSIPOVIC VICINO ALLA VITTORIA, BANDIC DANNEGGIATO DA SANADER E MERCEP
di Davor Butkovic - Jutarnji list, 7 gennaio 2010
Traduzione di Marina Szikora

http://josipovic.netIl sondaggio dell'opinione pubblica, che per Jutarnji lista ha effettuato l'agenzia slovena Mediana su un campione di 1008 intervistati, dimostra che per Ivo Josipovic voteranno 52,3% e per Milan Bandic invece 35,6% di cittadini croati, mentre il 12% e' ancora indeciso. Quindi, anche se tutti quelli che ancora non sanno per chi voteranno domenica prossima, alla fine dediceranno di sostenere Bandic, Ivo Josipovic dovrebbe comunque essere eletto terzo presidente della Croazia.
Il maggior numero di altri sondaggi dimostra quasi gli stessi risultati. Anche Puls e Promocija Plus danno una precedenza a Josipovic tra 17 e 18 punti. Soltanto Media Metar afferma che Josipovic ha un vantaggio di appena dieci punti. Se il peggior risultato che un candidato ha ottenuto sono una decina di punti di vantaggio rispetto al suo sfidante, questo candidato dovrebbe essere molto, ma molto soddisfatto e sicuro nella sua vittoria. La campagna per il secondo turno delle elezioni presidenziali non ha cosi' portato nessuna svolta all'umore elettorale.
Ivo Josipovic ha vinto contro Milan Bandic con un po' oltre 17 punti lo scorso 27 dicembre e finora e' riuscito a mantenere questa differenza, anche se in due settimane fino al ballottaggio e' riuscito a commettere alcuni errori diletanti, quali la famosa frase della Croazia rossa. A Josipovic, dall'altra parte, e' andato a favore l'enorme interesse mediatico che, con il suo tentativo di golpe nella Comunita' Democratica Croata (HDZ), ha compiuto l'ex premier Ivo Sanader. L'azione di Sanader dal punto di vista degli interessi dei cittadini e dei media, ha eliminato le elezioni presidenziali, che va a favore del candidato che si trova nella situzione vincente.
A Milan Bandic, in quanto la persona che ha cercato di capovolgere i suoi numeri negativi, la riapparizione di 24 ore di Sanader sulla scena politica croata e' stata estremamente dannosa, poiche' negli ultimi giorni la corsa elettorale non aveva una notevole attenzione mediatica. Anche se avesse avuto degli argomenti, Bandic non ha avuto piu' il tempo di capovolgere il trend che porta all'ascesa di Josipovic verso Pantovcak (sede del Presidente, ndt.)
A Bandic ha ulteriormente nociuto anche l'interpretazione che Sanader appoggia la sua candidatura: tutti quelli sostenuti da Ivo Sanader, in questo momento sono semplicemente destinati all'insucesso. Lo stesso Bandic, comunque, nel secondo round della campagna ha fatto alcuni errori che sono ancora piu' gravi di quelli di Josipovic. Primo tra questi, l'accettazione del sostegno di Tomislav Mercep. Il caso Mercep non e' una questione politica, bensi' di morale civico elementare. A chi Tomislav Mercep diventa alleato, questo politico perde la legittimita' democratica elementare. Lo stesso Tudman aveva deciso di liberarsi di Mercep oltre 15 anni fa.
Secondo, la campagna di Bandic e' diventata assai agressiva, troppo agressiva per i criteri croati. Colpi bassi, quali la distribuzione di volantini falsi e offensivi contro Ivo Josipovic davanti alla chiesa della citta' di Petrinja, hanno maggiormente cancellato gli effetti negativi della «Croazia rossa» di Josipovic. «Rosso», lo spot di Bandic, proibito dalla Commissione elettorale statale (DIP) nonche' i tentativi incredibili di compromettere Josipovic via Internet con insinuazioni di violenze sessuali, appartengono ai punti piu' sporchi nella storia delle corse elettorali croate: con tali azioni il team elettorale di Bandic ha ulteriormente indirizzato l'opinione pubblica contro il loro candidato.
Infine, Milan Bandic ha ottenuto un certo sostegno della Chiesa, che ha cambiato posizione rispetto alle elezioni in una sola stettimana.. Ma questo e' assolutamente un problema della Chiesa cattolica e la sua, in questo caso, strana impurdenza.
Quando si tratta dell'esito elettorale, la Chiesa non voleva mai che Stipe Mesic diventasse presidente della Repubblica, il che, come sappiamo, non ha influenzato la decisione degli elettori. Ivo Josipovic puo' tranquillamente attendere i primi exit pool di domenica sera. Ad una condizione importante. La stragrande maggioranza dei suoi elettori potenziali deve andare a votare.


6 luglio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale




Gli argomenti della puntata del 4 luglio:

Croazia: la situazione politica dopo le improvvise e inaspettate dimissioni del premier Ivo Sanader
Albania: un primo bilancio delle elezioni del 28 giugno e i possibili sviluppi
Moldova: un ritratto del Paese che torna alle urne fra meno di un mese (sintesi dell'intervista a Victor Druta)

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


5 luglio 2009


CROAZIA: KOSOR TENTA IL GOVERNO DEL DOPO SANADER

Il presidente croato, Stepan Mesic, dopo le dimissioni a sorpresa del primo ministro Ivo Sanader, come previsto ha affidato l'incarico di formare il nuovo governo alla vicepremier Jadranka Kosor che ora ha trenta giorni di tempo per tentare di formare un governo e ottenere la fiducia dal parlamento. Se dovesse fallire, Mesic dovrà indire le elezioni, anticipando la fine della legislatura che dovrebbe invece chiudersi nel 2011. «Mi aspetto dal nuovo governo una chiara e determinata politica filo-europea. Deve continuare sulla strada delle riforme, della lotta alla corruzione e al crimine organizzato, della piena collaborazione con il tribunale penale dell'Aia e continuare il processo di rimpatrio di tutti i rifugiati», ha detto il presidente Mesic.
Intanto, continuano a far discutere le improvvise e inaspettate dimissioni del premier annunciate mercoledì. Esistono alcuni indizi sui motivi che l’avrebbero portato a questa decisione a metà dal suo secondo mandato. Due giorni fa, riportando la notizia su questo blog, sulla base di informazioni che avevo potuto raccogliere, avanzavo l'ipotesi che le dimissioni fossero state motivate dal blocco del negoziato per l'adesione all'UE, provocato dal veto sloveno a causa dell'irrisolto contenzioso sui confini tra i due Paesi. Uno smacco per la Croazia, ma un vero e proprio fallimento politico per Sanader, che dell'integrazione euro-atlantica ha fatto uno degli assi portanti della sua iniziativa politica e del programma del suo governo.
Questa motivazione è stata in effetti confermata un po' da tutti i commenti alle dimissioni di Sanader, ma, com'era immaginabile, c'è probabilmente anche dell'altro. Prima di tutto le difficili condizioni economiche del paese, molto più serie di quanto l’opinione pubblica croata possa immaginare, insieme al drastico calo del pil nel primo quadrimestre del 2009. Il crollo del pil viene messo in relazione diretta con l’esitazione di Sanader a introdurre misure anti-recessione dure e impopolari ma rese necessarie dalla crisi economica globale. Il rischio di un default non è astratto. Dal bilancio statale mancano circa 2 miliardi di euro e c'è chi dice che non ci siano i soldi per pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Oltre a ciò c'è un debito estero di circa 40 miliardi di euro, la cui possibilità di estinzione in tempi ragionevoli è assai improbabile.
Poi c'è l'"affaire" dei camion militari che sarebbero stati pagati circa 1 milione e mezzo di euro in più rispetto al loro prezzo, su cui è in corso un'indagine parlamentare e in cui è coinvolto l’ex ministro della Difesa, Berislav Roncevic. La vicenda ha provocato una spaccatura nell'HDZ fra Sanader, che ha cercato di chiarire la situazione, e Andrija Hebrang, potente uomo del partito ed ex ministro della Difesa, contrario ad abbandonare Roncevic al suo destino. Sanader, in questi anni, era riuscito a trasformare l'HDZ in un partito di destra moderata europea abbandonando le posizioni nazionaliste e la deriva autoritaria a cui l'aveva portato il fondatore e padre dell'indipendenza nazionale, Franjo Tudjman. Jadranka Kosor, stretta e fedele collaboratrice di Sanader, rappresenta il volto europeista, democratico e conservatore dell'HDZ. Il rischio è che l'ala più a destra del partito riprenda il sopravvento.
In cima a tutto questo, come ho già scritto, c'è la questione del blocco sloveno ai negoziati di adesione della Croazia all’UE. Dopo mesi di trattative inconcludenti e di inutili tentativi di mediazione, Bruxelles si è chiamata fuori dicendo in pratica ai due contendenti: "Fate voi, se avrete qualcosa di interessante da dirci siamo qui, ma fino ad allora vedetevela da soli". Sanader, secondo voci provenienti dal suo entourage, si sarebbe sentito abbandonato dai tradizionali alleati della Croazia, Germania e Austria innanzi tutto, che non avrebbero fatto nulla per aiutarlo. Senza contare che la nuova presidenza di turno svedese dell’UE non sembra avere l’allargamento a sud est tra le sue priorità. D’altra parte, a Bruxelles non sono certo soddisfatti della lentezza con cui Zagabria procede alle riforme chieste dall'UE soprattutto nel campo della giustizia e della lotta alla corruzione e al crimine organizzato.
In ogni caso, che siano queste le ragioni dell'abbandono di Sanader o che ci sia anche altro, la questione principale riguarda ciò che queste dimissioni rappresentano per la Croazia. Il rischio concreto è quello di un periodo di instabilità, di incertezza e di sostanziale mancanza di guida politica quando invece il Paese, per i problemi indicati più sopra e alla luce della difficilissima situazione economica interna e della recessione globale, avrebbe bisogno di un governo stabile, forte e credibile. Andare ad elezioni politiche anticipate, come hanno subito chiesto i socialdemocratici del SDP non sembra la migliore delle soluzioni. Infatti, il presidente Stjepan Mesic non è stato di questo avviso, ma se la Kosor dovesse fallire non ci sarebbero alternative. Comunque vada, di certo i prossimi mesi non saranno facili per il presidente Mesic, ma soprattutto non lo saranno per i cittadini croati.


1 luglio 2009


CROAZIA: LO STALLO IN EUROPA CAUSA LE DIMISSIONI DEL PREMIER

Ivo SanaderIl primo ministro croato, Ivo Sanader, si è dimesso. Sanader, 56 anni, leader dell'Unione democratica croata (Hdz), premier dal 2003 confermato nel 2007, ha deciso di lasciare il suo incarico a due anni dalla fine del mandato aggiungendo che lascerà anche la carriera politica e non si presenterà alle prossime elezioni presidenziali.
"Grazie a Dio non sono malato e non ho accettato le offerte di un posto nell'istituzioni UE", ha detto Sanader in conferenza stampa senza però fornire dettagli sulle ragioni che lo hanno spinto a rassegnare le dimissioni. "Ho deciso di aver fatto la mia parte, ora tocca ad altri", ha aggiunto. "La Croazia e' ora leader in questa parte dell'Europa e dispone di tutte le condizioni per la crescita e lo sviluppo", ha detto ancora. Durante il suo primo mandato, nel 2005, la Croazia ha dato avviato i negoziati di adesione all'Unione Europea e quest'anno è diventata il 28mo membro della NATO, ma da quanto sono riuscito a sapere, proprio l'Europa sarebbe la causa dell'addio di Sanader.
I negoziati per l'adesione all'UE erano ben avviati e un anno fa tutto faceva pensare che potessereo essere chiusi entro la fine del 2009, in modo da arrivare all'adesione nel 2011. Poi, lo scorso autunno la Slovenia si è messa di traverso ed è esploso il contenzioso sui confini tra i due Paesi (soprattutto per quanto riguarda le acque del golfo di Pirano), una questione mai definita e che si trascina fin dal 1991, anno dell'indipendenza dei due Paesi dalla Jugoslavia.
Dopo mesi e mesi di inutili trattative, in cui le due parti non sono riuscite a trovare un compromesso incartandosi nel gioco dei veti incrociati, la questione è ad un punto morto. Il veto di Lubiana (Paese membro dell'UE dal 2004) ha di fatto bloccato il negoziato per l'adesione di Zagabria. Anche Bruxelles ha dovuto gettare la spugna dopo un inutile tentativo di mediazione.
Per la Croazia è sicuramente uno smacco, nonostante l'intenso lavoro diplomatico e gli appoggi di gui gode sul piano internazionale, ma per Sanader è un vero e proprio fallimento politico e dunque questo, con tutta probabilità e stando anche a quanto ho potuto sapere di persona, sarebbe il vero motivo che lo ha portato alle dimissioni. Un fallimento che gli avrebbe reso impossibile di puntare alla presidenza della repubblica e che lo ha spinto anche alla rinuncia alla leadership dell'HDZ e al ritiro dalla politica attiva.
Un fulmine a ciel sereno, un terremoto che avrà ripercussioni anche sul quadro politico interno croato e che complica la situazione anche in vista delle prossime presidenziali. L'attuale vice-premier, Jadranka Kosor, stretta collaboratrice di Sanader e che proprio oggi festeggia i 56 anni, dovrebbe prendere il suo posto sia alla guida del governo, sia alla guida del partito. Se così fosse, la Croazia sarebbe il primo Paese balcanico ed ex jugoslavo ad avere una donna come premier e come leader del pricipale partito.


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