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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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6 novembre 2009


PROCESSO KARADZIC: GIUSTIZIA INTERNAZIONALE TRA DUBBI E CERTEZZE

Il processo a Radovan Karadzic che si è aperto il 26 ottobre all'Aja pone alcuni interrogativi - sui limiti della giustizia internazionale e sul modo di amministrarla - ma conferma anche alcune certezze.
I primi sono stati riassunti efficacemente, tra gli altri, da Toni Capuozzo sul Foglio il 30 ottobre ("Che cosa fa del diabolico Karadzic un vero Riina dei Balcani", ma il titolo è fuorviante).
Scrive Capuozzo: "Non mi serve ricordare a me stesso quei profughi che vedevo giungere a Tuzla da Srebrenica, quei camion carichi di donne e bambini, e uomini non ce n'erano. Non mi serve ricordare a me stesso i racconti tra l'erba alta del campo d'aviazione, quando il massacro era ancora solo un sussurro, né ricordare l'odore di quel magazzino, anni dopo, in cui venne compiuto il più gigantesco esame del Dna della storia, centinaia di sacchi di morte e centinaia di provette per ricongiungere vivi e morti, non mi serve per dire che era ora, di processarlo. Ma mantengo intatte le mie riserve sul sogno di una giustizia che sia nello stesso tempo puntiva, ammonitrice, e squadra di un mondo ordinato. Si difenderà, Karadzic, raccontando le complicità internazionali? Bastava guardare i caschi blu olandesi per saperlo, o basta guardare come perfino il dittatore di Karthoum, oggi, diventi un interlocutore. Si difenderà raccontando le ingiustizia patite? Basta ricordare che nessuno processerà noi per aver bombardato la televisione o l'ambasciata cinese di Belgrado o il treno nelle gole di Surdulica, o sparso bombe a grappolo a Nis o centrato un convoglio di profughi in Kosovo: siamo dalla parte dei vincitori, nessun processo. Sono i limiti della giustizia, che non è mai fine e principio di tutto, e il vero rischio non sono giudici comunisti o socialdemocratici. Il rischio è questa assunzione di un ruolo palingenetico, questa presunzione di essere riscattatori e ordinatori del mondo, attributori unici del bene e del male, e dunque superiori a ogni zona grigia, a ogni sfumatura, categorici e manichei. Si accontentassero di essere un cerotto o un placebo, una modesta riforma delle cose, uno direbbe più volentieri a Radovan Karadzic di accomodarsi alla sbarra, di fare il suo teatro mediocre, e dare un po' tardiva soddisfazione alle donne in nero di Srebrenica".
Sono interrogativi e dubbi che qualunque persona assennata si pone, tanto più se crede nella necessità di una giurisdizione sovranazionale. E però, proprio accanto a questi dubbi, proprio le vicende processuali legate ai crimini commessi durante le guerre jugoslave confermano alcune importanti certezze.
E' innegabile che la giustizia internazionale, per come l'abbiamo conosciuta fino a d oggi, abbia molti limiti. Non si tratta di contestare la legittimità del tribunale internazionale. Solo Milosevic, Seselj, Karadzic e la gente della loro risma lo fa. Non è la "giustizia dei vincitori", come qualcuno continua a dire. Non lo è per il Tribunale per la ex Jugoslavia come non lo è stato per il tribunale per i crimini contro l'umanità commessi in Rwanda. Non lo era nemmeno a Norimberga o a Tokyo: autorevoli giuristi hanno spiegato che anche quelli non furono "tribunali dei vincitori", ma il primo embrione di una giustizia superiore ai governi, per giudicare i crimini contro l'umanità e punirne i responsabili. Certo, sarebbe preferibile che i criminali di guerra fossero giudicati a livello nazionale, ma non sempre il sistema giudiziario del Paese interessato è adeguato a farlo, come nel caso del Bosnia. E questo è quanto sostiene Mark Ellis, avvocato internazionale e direttore esecutivo dell'International Bar Association (Iba), l'associazione internazionale degli avvocati, in un'intervista di Alvise Armellini, pubblicata su Liberal del 27 ottobre ("Ma l'Aja è una scelta obbligata per dittatori e macellai").
Alle argomentazioni di chi sostiene che sarebbe meglio processare Karadzic di fronte ad una corte internazionale, magari con l'accusa di omicidio plurimo, Ellis risponde: "E' vero che è sempre preferibile, ove possibile, affidarsi ad un tribunale e a una giuria nazionale. Il diritto internazionale e la Corte di giustizia internazionale sono fondati proprio su questo principio. Tuttavia, nei casi in cui è improbabile che un tribunale nazionale possa rispettare gli standard internazionali di giustizia, è importante che una Corte internazionale possa subentrare. E' quanto sta accadendo in questa circostanza: non c'era davvero alcun altro modo per processare Radovan Karadzic. Nel caso di imputati di alto profilo - leader politici e militari - è molto difficile che una singola nazionale possa giudicarli. Le pressioni e la complessità di questi processi, nella migliore delle ipotesi, sarebbero così grandi che sarebbe impossibile processare un personaggio della caratura di Karadzic o Milosevic nell'ex Jugoslavia. Detto questo, la Serbia ha un Tribunale per i crimini di guerra dove nel corso degli ultimi anni sono stati giudicati con successo molti imputati. Bisogna continuare a sostenere lo sviluppo delle giurisdizioni nazionali, ma ci saranno sempre delle occasioni in cui non potranno essere competenti per motivi politici. Per questo è importante avere un Tribunale internazionale, ed è il motivo per cui è stata istituita la Corte di giustizia internazionale".
Dunque, la giustizia internazionale deve continuare la sua funzione. Resta solo un problema, come ha notato Paolo Lepri sul Corriere della Sera del 27 ottobre ("La sedia vuota dell'Aja che il mondo non può accettare"). Scrive Lepri: "La giustizia internazionale deve funzionare. Ma perché ciò avvenga deve essere sostenuta, non tollerata. Il sistema delle Nazioni Unite deve essere rilanciato. Lo diciamo anche a quei 170 Paesi - di cui non fa parte l'Italia - che da anni non sono in regola con i contributi per il bilancio ordinario, il peacekeeping, i tribunali internazionali. Fanno parte di un club di cui non pagano le quote".


2 novembre 2009


IL PROCESSO A KARADZIC E LA BOSNIA

Enisa BukvicIl 26 ottobre è iniziato il processo a Radovan Karadzic, ex leader dei serbi di Bosnia, accusato di crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio per l'assedio di Sarajevo, il massacro di Srebrenica e la pulizia etnica di cui furono vittime i bosgnacchi musulmani durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995.
Per parlare del significato del processo a Radovan Karadzic, ma anche dell'attuale situazione in Bosnia Erzegovina, tra crisi politica e minacce disecessione, ritorno dei nazionalismi e sfiducia nella comunità internazionale, speranze di integrazione europea e possibilità di ricreare il tessuto multietnico del Paese distrutto dalla guerra, ho intervistato Enisa Bukvic, corrodinatrice della comunità della Bosnia Erzegovina in Italia e figura di riferimento della comunità bosniaca nel mondo. 

L'intervista è ascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Enisa Bukvic vive in Italia da vent'anni e lavora presso l'Organizzazione internazionale delle migrazioni. E' anche autrice di "Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina" (Infinito Edizioni) che racconta il doppio viaggio sospeso tra la sua vita e il dissolvimento della Jugoslavia, il difficile cammino interiore alla ricerca di una nuova identità e il tragico passaggio del suo Paese dall'unità multiculturale della Jugoslavia alla guerra e al genocidio degli anni Novanta.


27 ottobre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 24 ottobre 2009 : 

- Serbia: la visita del presidente russo Medvedev a Belgrado, gli accordi per il gasdotto South Stream, l'interesse russo per l'adesione della Serbia all'Ue
- Crimini di guerra: il processo a Radovan Karadzic e la scarcerazione di Biljana Pavsic
- Croazia: la lotta alla corruzione e l'adesione all'Ue
- Albania: la situazione politica interna
- Kosovo: il Consiglio di sicurezza Onu discute di Unmik, le relazioni diplomatiche con gli altri Paesi balcanici
- Turchia: la crisi delle relazioni con Israele nel quadro della politica estera turca (intervista a Carlo Frappi, direttore dell'ICTS) 
- Affare Telekom Serbia: dopo quindici anni a processo per ora solo il radicale Giulio Manfredi

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


12 settembre 2009


CRIMINI DI GUERRA: KARADZIC A PROCESSO DAL 19 OTTOBRE

La sede del Tribunale internazionale per l'ex JugoslaviaIl processo a Radovan Karadzic comincerà il 19 ottobre. Lo hanno deciso martedì scorso i giudici del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia che hanno respinto la richiesta avanzata da Karadzic di avere dieci mesi di tempo in più per preparare la propria difesa. "Il 19 ottobre è una data appropriata'', ha detto il giudice O-Gon Kwon, il quale ha reso noto inoltre che per risolvere tutte le questioni ancora pendenti è stata fissata anche una nuova udienza preliminare il 6 ottobre.
L'ex leader serbo bosniaco è accusato di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995. Da quando è in carcere, Karadzic ha inoltrato più di 400 richieste al Tribunale, quasi tutte respinte perché ritenute infondate, ma la sua strategia ha ottenuto qualche successo visto che l’inizio del processo è stato più volte rimandato. Ora però sembra la volta buona.

Karadzic deve rispondere di una mole impressionante di accuse. E’ incriminato per il genocidio di Srebrenica, pulizia etnica, persecuzione e deportazione di civili, per la campagna di terrore su Sarajevo assediata, per la presa in ostaggio di militari internazionali. Il tutto contenuto in più di un milione di pagine di materiale probatorio e affidato alle dichiarazioni di 530 testimoni. Le prove a suo carico sono talmente numerose che la procura, già due volte, ha ridotto i capi di accusa rinunciando a un certo numero di testimoni per cercare di mettere in piedi un dibattimento di dimensioni praticabili.
Karadzic si è sempre difeso sostenendo che la guerra civile in Bosnia è stata voluta e orchestrata dalle grandi potenze occidentali. Alla prima udienza dopo la cattura si dichiarò non colpevole. Poi accusò le grandi potenze, la comunità internazionale, gli americani, le stesse vittime, i paesi musulmani, i comunisti, i diplomatici, la storia, tutto e tutti per “il bagno di sangue in Bosnia che sarebbe stato peggiore di quello in Libano”, come lui stesso aveva promesso a Ginevra, nel 1992, dopo il fallimento delle trattative per fermare la guerra. Karadzic sostiene che gli Usa non abbiano rispettato il patto fatto con l'allora inviato speciale statunitense, Richard Holbrooke, secondo il quale in cambio della sua sparizione dalla scena politica l'ex leader serbo-bosniaco avrebbe ottenuto l'immunità.

L’ex presidente dei serbo bosniaci ha deciso di difendersi da solo e questo avrà almeno due conseguenze certe: il processo andrà per le lunghe e questa strategia permetterà all'imputato di sfruttare il dibattimento come ribalta per inscenare uno show politico. L'ex procuratore capo del Tribunale, Carla Del Ponte, aveva già messo in guardia contro i rischi legati al consentire il ricorso all'autodifesa: “Il principio della difesa svolta personalmente dall’imputato offre un’opportunità troppo vasta di trasformare il banco degli accusati in un pulpito per comizi, e il processo in un circo politico”. Esattamente ciò che fece l'ex uomo forte di Belgrado Slobodan Milosevic (deceduto in carcere prima della fine del processo) e ciò che sta facendo il leader degli ultranazionalisti serbi Vojislav Seselj. Il processo a Radovan Karadzic potrebbe durare molti anni, ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso che il Tribunale dovrà chiudere entro il 2012. Inoltre, le incertezze sul suo futuro stanno avendo conseguenze sul personale che ci lavora. La fuga degli specialisti è stato definito dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, un “potenziale esodo”.
Questo potrebbe essere la vittoria finale di Karadzic e, ancora di più, degli ultimi due latitanti, Ratko Mladic e Goran Hadzic, che potrebbero finire i loro giorni senza mai essere chiamati a rispondere dei crimini contro l'umanità di cui sono accusati.


21 agosto 2008


LE OPINIONI DI UNA "IDIOTA POLITICA"

Jasmina TesanovicL’arresto di Radovan Karadžic, la sua doppia identità e il suo essere stato parte invisibile della quotidianità di Belgrado nonostante la sua "nuova" esistenza fosse condotta alla luce del sole non può non spingere a ragionare sulla realtà attuale della Serbia e sul nuovo corso che sembra aver preso la politica dopo le elezioni presidenziali di gennaio e ancor di più dopo le politiche di maggio. Per questo mi pare interessante segnalare l'intervista di Luigi Dilani a Jasmina Tešanovic, scrittrice, giornalista, traduttrice, autrice teatrale e regista, autrice di “Diary of a Political Idiot” scritto durante la guerra del Kosovo e tradotto in tutto il mondo (edito in Italia da Fandango col titolo "Normalità. Operetta morale di un'idiota politica"). Il suo libro pubblicato più di recente in Italia è “Processo agli Scorpioni”, cronaca del processo al gruppo paramilitare serbo macchiatosi di crimini di guerra durante la guerra degli anni novanta. Dopo aver trascorso vent’anni all'estero attualmente Jasmina Tešanovic vive tra Europa e Stati Uniti, con frequenti apparizioni nel nostro paese col quale conserva molti legami. E' una blogger molto famosa e fa parte delle associazioni femministe Donne in Nero e Code Pink.

L'intervista sul sito dell'Osservatorio sui Balcani

Il blog di Jasmina Tešanovic


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permalink | inviato da robi-spa il 21/8/2008 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 luglio 2008


RADOVAN KARADZIC E' STATO ARRESTATO

Radovan Karadzic quando era il leader dei serbo-bosniaci. Alla sua destra il generale Ratko Mladic ancora ricercato dalla giustizia internazionale (Foto Afp).Radovan Karadzic è stato arrestato. Uno degli uomini più ricercati del mondo, latitante da 12 anni, ricercato per i crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante la guerra in Bosnia Erzegovina (1992-1995) è stato catturato ieri (lunedì 21 luglio) in una località della Serbia al momento imprecisata da agenti delle forze di sicurezza serbe e secondo un comunicato ufficiale della presidenza serba si troverebbe già a Belgrado. Contro l'ex presidente della Republika Srpska, accusato di essere il responsabile politico dei feroci massacri contro i croati e i musulmani di Bosnia, pendevano due mandati di cattura da parte del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. In particolare Karadzic, insieme all'ex capo militare dei serbo-bosniaci, Ratko Mladic, è accusato dei due più efferati massacri della guerra, ovvero l'eccidio di almeno 8000 musulmani compiuto nel luglio 1995 nell'enclave "protetta" di Srebrenica, classificato come "genocidio" dalla giustizia internazionale, e l'interminabile e sanguinosissimo assedio di Sarajevo. E' accusato, tra l'altro, di avere utilizzato 284 caschi blu dell'Onu come scudi umani nel maggio-giugno 1995.
In passato era già sfuggito alcune volte alla cattura. Uno dei casi più clamorosi avvenne nell'estate del 1997 quando sarebbe stato aiutato a sfuggire all'arresto da un ufficiale francese, il maggiore Hervé Gourmelon. Altri arresti mancati per un soffio avvennero nel febbraio e nel maggio del 2002 e nel gennaio del 2004. Nel corso della sua latitanza è stato segnalato a volte in Serbia, a volte in Bosnia, in prossimità del confine montenegrino che Karadzic avrebbe attraversato diverse volte per recarsi nel suo paese d'origine, Petnjica, sulle pendici del monte Durmitor. Fino ad oggi, tuttavia, era sempre riuscito a sfuggire alla cattura anche grazie alla rete di protezione che l'ex leader serbo-bosniaco si era abilmente costruito fin da quando era al potere. Ma i tempi cambiano e anche in Serbia e nei territori serbi dei Balcani, forse, sta davvero soffiando un vento nuovo.

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