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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


KOSOVO: NUOVA RIDUZIONE PER KFOR

Un'ulteriore riduzione del contingente Nato in Kosovo (Kfor) è stata discussa oggi nell'incontro, a Istanbul, dei ministri della Difesa dei Paesi membri dell'Alleanza atlantica. Lo ha confermato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, precisando che in agenda c'è un nuovo taglio degli effettivi, dopo quello che nel 2009 ha ridotto il contingente da 14mila a 10mila unità. L'obiettivo è ora di arrivare a meno di 4mila effettivi nel 2011. La Nato sta cercando nuove forze per il fronte afgano: servono infatti 10mila soldati da inviare in Afghanistan al fianco degli Stati Uniti.
La Nato e' comunque molto soddisfatta dei progressi fatti negli ultimi 12 mesi in Kosovo: ''Significativi progressi sul terreno sono stati compiuti negli ultimi 12 mesi'', ha detto il segretario generale della Nato sottolineando che la missione Kfor si sta trasformando ''in una struttura piu' leggera e flessibile''. Ma ''non c'e' dubbio - ha aggiunto Rasmussen - che la Kfor restera' pienamente capace di fare la sua parte nel garantire sviluppo in condizioni di sicurezza''.



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permalink | inviato da robi-spa il 5/2/2010 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN ALBANIA ED IN KOSOVO

di Artur Nura
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.

 

Albania
Il Governatore della Banca Centrale d'Albania, Ardian Fullani, ha affermato per i mass media locali che è possibile un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti alimentari un fenomena certo che ha a che fare con tutti. Secondo l’avvertimento di Fullani, questi prezzi cresceranno ancora di più. Il Governatore ha sottolineato che l'economia albanese è minacciata dalle oscillazioni dell'economia internazionale mentre la stabilità finanziaria dalla scarsezza di valuta. "Ci sono indicatori che riflettono, con effetto ritardato e che si influenzera sul tasso di cambio sotto-stimato, le congiunture nei mercati internazionali e nel mercato albanese. Questi fattori scateneranno dinamiche inflazionistiche nei primi 6 mesi di quest'anno, in tale previsione si tiene in considerazione anche una riduzione delle derrate agricole dovuta alle inondazioni vissute durante l'inverno", ha detto Fullani. Il Governatore Fullani ha anche risposto in merito alle richieste della Confindustria al Governo, esprimendo un giudizio sui riflessi di un'amnistia fiscale sull'economia albanese, dicendo che qualsiasi manovra che punti a una formalizzazione dell'economia sommersa è accolto con favore dalla Banca d'Albania.
In effetti, la Confindustria di Albania, in relazione alla difficile situazione economica del Paese che ha colpito anche le aziende, ha proposto che il governo albanese approvi ed attui un profondo condono fiscale. La Confindustria ritiene che vi sono diversi motivi per i quali si dovrebbe attuare il condono, come ad esempio il rientro dei capitali dall'estero, l'aumento delle iniziative d’investimento da parte delle imprese e dei cittadini nell'economia del paese, la prevenzione del ritiro delle rimesse dell'emigrazione albanese. Oltre a questi, la Confindustria osserva che quasi tutti i paesi dell'UE hanno fatto o stanno attuando delle pratiche di condono fiscale, quindi qualsiasi ritardo dell'Albania crea il rischio di un aumento della fuoriuscita di denaro e capitali verso mete di investimento più attraenti e più vantaggiose dal punto di vista fiscale, causando gravissimi danni al sistema fiscale e bancario, nonchè allo sviluppo economico del Paese. Dall’altro canto la Banca dell’Albania ha pubblicato di recente anche i dati del commercio estero durante il 2009, evidenziando un calo delle importazioni totali del 9%, mentre le esportazioni diminuiscono in maniera più che proporzionale, pari all'incirca al 14%, andando così ad aumentare il disavanzo della bilancia commerciale.
Però dall’altro canto, dobbiamo aggiungere che secondo Heritage Foundation Il prospetto positivo della libertà economica in Albania, influenzerà positivamente lo sviluppo dell'economia albanese nel 2010 e oltre. Alemeno questo e’ al quanto detto dal Ministro delle Finanze, Ridvan Bode che ha fatto sapere che nella relazione della HF, l'Albania si è classificata tra i paesi migliori al mondo, per il miglioramento significativo in termini di libertà economica nel 2009. Bode ha aggiunto che questa relazione è un elemento di stimolo per gli investimenti esteri in Albania, pero stando ai dati dell'indice annuale della libertà economica, pubblicata dalla stessa “Heritage Foundation”, l'Albania ha visto veramente un discreto miglioramento. Cioe’ l'Albania si classifica come 53-esimo Paese per libertà economica con 66 punti, il 2,3% in più rispetto allo scorso anno; mentre si classifica 25-esima dei 43 paesi Europei come valutazione complessiva media rispetto al livello mondiale. In piu secondo la stessa relazione anche se e' migliorato il clima economico degli investimenti in Albania, il miglioramento della libertà delle imprese viene ancora ostacolato da una burocrazia macchinosa e stancante. Il rapporto afferma anche che in generale, la difesa del diritto di proprietà è debole in Albania. La registrazione delle proprietà è migliorata, ma la sicurezza del diritto alla proprietà continua ad essere un problema nelle zone costiere dove esiste un potenziale promettente per lo sviluppo del turismo del Paese.


Kosovo
Ci sono notizie che indicano una prospettiva buona per il Paese. Per iniziare dobbiamo affermare che ha avuto inizio una conferenza di 3 giorni per la scelta dei partner pubblici e privati dell'Aeroporto Internazionale di Pristina, organizzata dal Ministero dei Trasporti e della Posta e Telecomunicazioni del Kosovo. Alla conferenza hanno partecipato gli offerenti per l'appalto di gestione e sviluppo dell'Aeroporto Internazionale di Pristina che avranno la possibilità di esporre le proprie osservazioni in merito alla bozza del contratto, inviata il 29 dicembre 2009. Ad aprire la conferenza è stato il Premier Hashim Taci, il quale ha esordito dicendo che l`Aeroporto non verrà privatizzato, ma dato in gestione ad un operatore privato, che apportando degli investimenti migliorerà i servizi e darà vita ad una fonte economica importante per il Kosovo.
"Noi stiamo semplicemente scegliendo la collaborazione con un gestore privato competente e con una vasta esperienza nel settore, che investirà circa 100 milioni di euro nei prossimi anni. In questo modo speriamo sarà possibile rendere l`Aeroporto di Pristina il più competitivo nella regione per i decenni che verranno", ha dichiarato il capo del Governo. Egli ha anche ribadito che non verrà messo in vendita una proprietà statale, in quanto le azioni dell'Aeroporto spettano a tutti i cittadini kosovari, aggungendo che dopo il rilascio della concessione, l'operatore privato è tenuto a rispettare tutti i termini previsti dal contratto e che con la costruzione dell'edificio del nuovo e moderno terminal, verranno create le condizioni per aumentare il numero di viaggiatori e delle compagnie aeree che sceglieranno il Kosovo come destinazione.
Dall’altro canto anche le Commissioni dell'Economia, del Commercio, Industria, Energia, Trasporti e Telecomunicazioni del parlamento del Kosovo, guidate da Myzejene Selmani hanno esaminato di recente la strategia per il mercato dell'energia elettrica per il periodo 2009-2018. La strategia prevede l'accurata determinazione dei bisogni e delle capacità di produzione del Kosovo, con particolare attenzione per la costruzione della centrale del Nuovo Kosovo che sarà costruita in collaborazione con la Banca mondiale e dell'USAID. Il 20-21 gennaio e’ stato organizzata a Pristina la Conferenza degli Investitori per l’Energia, durante la quale sono esaminate le proposte delle parti che hanno espresso interesse per il progetto del nuovo impianto energetico “Il Nuovo Kosovo”. Secondo il Ministro dell'Energia e delle Miniere, Justina Pula Shiroka, il bando di gara esprime chiaramente le condizioni da rispettare per coloro che abbiano interesse per il progetto della nuova centrale, già pubblicato con termine da rispettare entro il 29 gennaio 2010.
Un altro componente che potrebbe aiutare molto l'economia del Kosovo sarebbe il fatto in vista di una possibile liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo verso i Paesi dell'area Schengen.mAlmeno una fonte governativa a Pristina ha fatto sapere che alla Comissione Europea c’e’ chi intende presentare i criteri e le condizioni che il Kosovo deve soddisfare per ottenere l'abolizione del visto.


Postscriptum
L'International Financial Corporation che opera all'interno del Gruppo della Banca Mondiale, e l'Agenzia svedese per la cooperazione internazionale allo sviluppo hanno firmato un accordo con il quale stanzieranno 125 milioni di dollari per garanzie senza copertura per le banche a livello mondiale e regionale che finanziano il commercio nella regione dell'Europa centrale e orientale minacciata dalla crisi finanziaria globale. Tali garanzie saranno stanziate a favore delle banche dei mercati di Serbia, Bosnia, Albania, Bielorussia, Georgia, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Turchia e Ucraina. L'Accordo è stato raggiunto nella seconda fase del Programma per la liquidità globale del commercio, gestito dall'IFC. Negli ultimi sei mesi, per il Programma sui mercati del sviluppo sono stati versati più di 900 milioni di dollari per sostenere le transazioni commerciali del valore di 2,2 miliardi. Tali garanzie senza copertura hanno come obiettivo quello di incentivare le banche a fornire prestiti necessari al finanziamento di attività commerciali, al fine di ridurre il rischio di credito associato per il rientro e l'espansione degli sviluppi commerciali.




2 febbraio 2010


2010: LE PROSPETTIVE PER I BALCANI OCCIDENTALI

La stabilità dei Balcani occidentali è ancora a rischio a causa dei conflitti ancora irrisolti che risalgono agli anni '90 del secolo scorso. E' quanto afferma in sintesi la previsione contenuta in "Prospects 2010", l'atlante mondiale di analisi strategica di Oxford Analytica, pubblicato a puntate da Milano Finanza, che contiene, paese per paese, le previsioni sui rischi e le opportunità per le aziende e gli investitori. L'ultima puntata, pubblicata il 26 gennaio, è dedicata ai paesi dell'Europa centro-orientale e dei Balcani.

Nel capitolo si parla della situazione di stallo politico-istituzionale in Bosnia, delle speranze di risolvere la questione del nome della Macedonia che sta bloccando la sua integrazione euro-atlantica, dei passi avanti verso l'Ue della Serbia, del Kosovo che per ora resta nel limbo e delle aspirazioni europee di Montenegro e Albania.

Secondo "Prospects 2010" i contrasti risalenti al crollo della Jugoslavia e non ancora risolti continuano ad ostacolare l'integrazione europea della regione. L'adesione all'Ue rimane a lungo termine la principale prospettiva di stabilità, ma nel corso degli anni gli sforzi internazionali per risolvere le questioni aperte sono stati messi a dura prova. Se si vogliono gettare basi solide per la stabilità della regione occorre proseguire anche nel 2010 i tentativi ripresi begli ultimi mesi del 2009.

Per quanto riguarda la regione balcanica occidentale, le principali questioni non ancora risolte secondo "Prospects 2010" riguardano

- l'assetto istituzionale della Bosnia: le elezioni del prossimo ottobre potrebbero rilanciare i nazionalismi ostacolando i tentativi della comunità internazionale di stabilizzare il paese;

- lo status del Kosovo: una mancata soluzione della questione indebolisce le prospettive di sviluppo del paese, ma anche quelle di integrazione europea della Serbia;

- il contenzioso sul nome della Macedonia: la vittoria del Pasok in Grecia alimenta la speranza di soluzione della controversia sul nome dell'ex repubblica jugoslava.

Le conclusione di "Prospects 2010" sono che in gran parte della regione balcanica occidentale sono stati compiuti progressi per voltare pagina sui conflitti passati e promuovere la causa dell'integrazione con l'Ue. Tuttavia, il persistere di alcune controversie risalenti agli anni 90 (quelle sopra indicate in Bosnia, Macedonia e Kosovo), indicano che un intenso impegno internazionale rimane essenziale per garantire la fragile stabilità della regione.


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permalink | inviato da robi-spa il 2/2/2010 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


26 gennaio 2010


CROAZIA: LE TENSIONI CON LA SERBIA PRIMA PROVA INTERNAZIONALE PER IL PRESIDENTE JOSIPOVIC

Di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 23 gennaio su Radio Radicale

Il neo presidente croato Ivo JosipovicDal momento in cui il prossimo 18 febbraio sara' insediato come nuovo, terzo presidente della Croazia, Ivo Josipovic avra' tanto lavoro da fare. Una tra le priorita' sara' sicuramente lo sviluppo e il miglioramento delle relazioni della Croazia con la regione per garantire, da parte sua, l'indispensabile stabilita' dell'area che affronta ancora molti problemi, soprattutto nell'ottica del suo tanto desiderato ingresso nella famiglia europea. Non sara' per nulla facile il compito molto impegnativo del neo eletto presidente Josipovic innanzitutto in chiave dei rapporti abbastanza compromessi tra Croazia e Serbia, dovuto alle ultime mosse del presidente uscente Stjepan Mesic nei confronti della Repubblica Srpska ma anche verso Belgrado.

Le tensioni sull'asse Belgrado – Zagabria sono aumentate dal momento in cui il presidente Mesic aveva deciso di recarsi a Pristina, solo un giorno dopo il Natale ortodosso, provocando cosi' l'ira di Belgrado che non si e' placata ancora da quando Zagabria, seguendo l'esempio del maggior numero dei membri dell'Ue, aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. La visita di Mesic a Pristina era commentata dai vertici serbi come un atto provocatorio da parte del presidente croato che per di piu' e' stato accolto con molto onore e rispetto in Kosovo ottenendo anche la cittadinanza onoraria di Pristina. Il presidente della Serbia Boris Tadic a tal proposito ha criticato aspramente Mesic per le sue affermazioni nel corso della visita in Kosovo dove il presidente croato ha parlato di una 'nuova realta' nella regione invitando Belgrado a prendere atti di questa nuova situazione e esortando altri paesi a riconoscre l'indipendenza di Pristina.

Il secondo gesto che aveva ulteriormente infuriato Belgrado e' stata la decisione di Mesic di ridurre di un anno (da otto a sette anni) la pena inflitta al criminale di guerra Sinisa Rimac per la responsabilita' nell'uccisione per odio etnico di una intera famiglia serba durante la guerra contro la Croazia nel 1991. Tadic aveva giudicato questo atto come «un gesto anti-europeo e contro la civile convivenza e in nessun modo giustificabile». Alcuni giornali serbi avevano perfino raccomandato il ritiro del proprio ambasciatore da Zagabria e l'espulsione di quello croato in Serbia. Ma Mesic ha giustificato la sua decisione affermando che grazie alla collaborazione di Rimac e' stato possibile rintracciare molti colpevoli e condannarli al carcere. Nessun crimini puo' essere giustificato, ma bisogna tener conto che a Rimac a Vukovar sono stati uccisi il fratello e lo zio, mentre i suoi genitori sono stati portati in Serbia in un campo di concentramento e lui stesso si e' trovato in compagnia con dei criminali, ha detto Mesic.

E mentre la vittoria di Ivo Josipovic lo scorso 11 gennaio promette l'inizio di una nuova Croazia che per quanto riguarda la sua politica estera offre il cammino decisivo in quinta marcia verso l'Europa e al tempo stesso un progresso nei rapporti con tutti i paesi della regione a nome di un forte impegno per garantire stabilita', pace e sviluppo, si indurisce il gelo tra Belgrado e Zagabria. Nel suo ultimo incontro con i giornalisti a fine del suo doppio mandato, Stjepan Mesic ha dichiarato che nel caso di un referendum per la secessione della Repubblica Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della BiH, che spesso viene minacciato dal premier della Rs Dodik, lui non esiterebbe a inviare l'esercito croato per garantire l'unita' della Bosnia, essendo la Croazia uno dei garanti dell'accordo di pace di Dayton del 1995.

Vi e’ seguita subito una reazione durissima da parte di Dodik il quale ha qualificato queste dichiarazioni come “un invito guerrafondaio” e come parole drammatiche tanto piu' che Mesic e' tuttora il presidente e comandante supremo delle forze armate della Croazia, paese membro della Nato. Anche il presidente serbo Boris Tadic ha reagito con durezza alle dichairazioni del presidente croato uscente annunciando che informera’ dell’accaduto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in occasione della sua presenza al Palazzo di Vetro per la presentazione del rapporto sulla situazione in Kosovo. Tadic ha annunciato che interverra’ alla riunione del Consiglio di Sicurezza per denunciare tali dichiarazioni come minacce alla sicurezza dell’intera regione e dei suoi cittadini.

Non molto volentieri il neoeletto presidente Ivo Josipovic ha voluto fare commenti relativi alle dichirazioni di Mesic. Per ‘Voice of America’ Josipovic ha detto che l’accordo in BiH e’ di estrema importanza per la stabilita’. “Se lo chiedete a me, non ci sono soluzioni militari. I disaccordi devono essere risolti sempre attraverso il dialogo, vale a dire con l’accordo di tutti gli interessati” ha spiegato il futuro presidente croato. “L’unica via possibile per la BiH e’ l’accordo tra i tre popoli costituenti. Loro devono, con l’aiuto dei garanti di Dayton, concordare la soluzione definitiva che assicurera’ l’uguaglianza di tutti” ha detto Josipovic. Ha aggiunto di non aver voluto commentare ai media croati le dichiarazioni di Mesic poiche’ l’attuale presidente le aveva rilasciate in un colloquio con i giornalisti informale. Per quanto riguarda le relazioni nella regione, Josipovic ha annunciato che si impegnera’ ad essere piu’ attivo aggiungendo che i problemi devono essere risolti da subito senza essere lasciati alle future generazioni.

Per la radio e televisione serba B92, il neopresidente croato ha commentato invece il rifiuto da parte del presidente della Serbia Boris Tadic di venire all’inaugurazione presidenziale poiche’ vi ha gia’ confermato la sua presenza il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu. Secondo Josipovic “e’ un peccato se Tadic non verra’, ma non lo vede come un atto di ostilita’ nei confronti della Croazia”. Il futuro presidente croato ha aggiunto di non voler dare lezioni alla Serbia e che e’ il diritto del presidente Tadic di guidare la politica serba. “Il fatto che io non lo considero un buon aproccio, e’ un problema mio” ha detto Josipovic e ha rilevato che nel suo mandato vuole entrare “con le mani aperte”. “Penso che sia in Serbia che in Croazia dovremmo dire – bene, la guerra e’ finita, facciamo qualcosa di buono per il benessere dei cittadini” ha sottolineato Josipovic.

Parlando del suo predecessore Stjepan Mesic, Josipovic ha valutato positivamente l’eredita’ che il presidente uscente sta’ per lasciargli e ha osservato che Mesic ha contribuito molto alla democrazia e all’affermazione della Croazia nella comunita’ internazionale.
In un’ altra intervista al settimanale belgradese ‘Vreme’, Josipovic ha sottolineato l’importanza delle buone relazioni economiche nella regione. Oltre allo scambio commerciale, queste relazioni contribuiscono anche ad una migliore possibilita’ di piazzamento ai mercati terzi, ha aggiunto Josipovic.

A proposito delle tensioni che hanno provocato le dichiarazioni di Mesic contro la retorica del premier della Rs Milorad Dodik e succesivamente le controrisposte, il giornale britannico “The Guardian” in un commento ha avvertito che i leader dei paesi dell’ex Jugoslavia negli ultimi due giorni hanno scambiato parole di minaccia che hanno ricordato le guerre degli anni ’90. Il giornale ricorda che la retorica si e’ innasprita proprio nell’anno in cui si dovrebbero svolgere le elezioni in BiH che molto probabilmente i nazionalisti da tutte le parti cercheranno di utilizzare per destabilizzare il Paese. Secondo il commentatore del Guardian, Dodik e’ deciso di mantenere in gran misura una BiH nazionalmente divisa e opporsi agli sforzi internazionali per creare uno Stato funzionante e per l’introduzione dell’autorita’ centrale.

Il presidente croato uscente, Stjepan Mesic – osserva The Guradian – ha accusato Dodik di voler rinnovare la politica serba fallita dieci anni fa il cui obiettivo era quello di creare la Grande Serbia. ‘The Guardian afferma che Dodik sta’ conducendo una guerra politica esauriente contro le forze internazionali che quasi 15 anni, quindi dalla fine della guerra, tengono sotto controllo la BiH. Il giornale conclude con il monito di Mesic secondo il quale Dodik sarebbe convinto che il mondo si stanchera’ della BiH e allora potra’ indire il referendum sulla secessione della Rs dalla BiH per poter finalmente realizzae il sogno della Grande Serbia.

Alla retorica aspra croato-serba hanno reagito anche quasi tutti i politici della BiH. Cosi’ Alija Izetbegovic, figlio del defunto presidente bosniaco Alija Izetbegovic – uno dei tre firmatari dell’Accordo di Dayton insieme ai presidenti Tudjman e Milosevic – ha detto che il suo Paese puo’ ostacolare la secessione senza un intervento croato. E dall’Ufficio del presidente Mesic e’ arrivato un comunicato a seguito di, come si dice, “alcune reazioni nervose e infondate in Croazia e nella regione alle parole del Presidente sulle possibili conseguenze della desintegrazione della vicina BiH”. Il comunicato avverte che il presidente Mesic “oltre a parlare con un gruppo di giornalisti in modo informale, aveva formulato le sue parole usando il condizionale”.

Nel comunicato si sottolinea che le parole del presidente uscente bisogna comprenderle come un monito formulato radicalmente affinche’ il mondo non chiuda gli occhi davanti alla politica del premier della Rs Milorad Dodik e ai possibili impatti di una tale politica. Al tempo stesso, conclude il comunicato dell’ufficio presidenziale, il Presidente ha voluto dire chiaramente che per la Croazia la dissoluzione della vicina ed amichevole Bosnia Erzegovina sarebbe assolutamente inaccettabile.


26 gennaio 2010


L’OCCIDENTE AMMONISCE TADIC: NON CRITICARE MESIC ALL’ONU

Alcune ore prima della riunione del Consiglio di Sicurezza, il presidente serbo Boris Tadic ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. I media belgradesi affermano che Tadic ha ammonito Ban Ki Moon sulla nocività delle parole “guerrafondaie” da Pantovcak (sede del presidente croato) .
Qui di seguito l'articolo di Jadranka Jureško-Kero pubblicato da Vecernji List il 22 gennaio (traduzione di Marina Szikora).

Il presidente serbo Boris TadicNonostante gli annunci politici e mediatici chiassosi, il presidente serbo Boris Tadic non ha commentato alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dedicata alla situazione in Kosovo la dichiarazione del presidente croato Stjepan Mesica che in caso del referendum sulla secessione della Repubblika Srpska dalla BiH avrebbe mandato l’esercito ad intervenire.
Alcune ore prima della riunione del Cosniglio di Sicurezza, Tadic ha incontrato il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon, ma dall’ufficio del segretario generale non e’ arrivata nessuna conferma ufficiale che durante il colloquio durato dieci minuti, Tadic avrebbe denunciato le dichiarazioni di Mesic.
I rappresentanti del gabinetto di Tadic hanno affermato per ‘Vecernji list’ che e’ esatta la notizia diffusa dai media di Belgrado che Tadic avrebbe ammonito il segretario generale Ban Ki Moo sulla nocivita’ delle parole “guerrafondaie” di Pantovcak.
In esclusiva veniamo a sapere che alcuni paesi Occidentali avrebbero ammonito Tadic che non sarebbe stato prudente utilizzare il podio delle Nazioni Unite per criticare il presidente Mesic che sta’ terminando con sucesso il suo secondo mandato e ha molti amici e simpatizzanti all’interno del Palazzo di Vetro.
L’ambasciatrice americana al Consiglio di Sicurezza, Rosemary DiCarlo nel suo intervento sul Kosovo ha plaudito il ruolo del presidente Mesic il quale, con la sua visita a Pristina, ha contribuito alla pace e stabilita’ nella regione! I commentatori ad East River affermano che con questa dichiarazione la parte americana ha mandato un forte messaggio alla Serbia ma anche appoggiato la dichiarazione di Mesic al condizionale relativa agli annunci di Dodik sul referendum!
Il presidente serbo Tadic ha utilizzato comunque la possibilita’ di replica alla riunione del CS rispondendo all’intervento dell’ambasciatore della BiH e di altri ambasciatori al CS lanciando una critica alle dicharazioni di Mesic.
La Serbia respinge tali provocazioni e inviti alla guerra ma vuole continuare a sviluppare relazioni bilaterali con la Croazia nonche’ sostenere l’integrazione dell’intera regione nell’Ue”.
L’ambasciatore croato Ranko Vilovic non ha reagito alla replica di Tadic perche’ essa non ha il peso politico ne’ diplomatico quale avrebbero le critiche ai commenti di Mesic se espresse nella parte ufficiale del suo intervento davanti al Consiglio di Sicurezza.
Ad East River il comportamento di Tadic e’ stato interpretato al di sotto del livello politico e diplomatico del suo incarico e nessuno degli ambasciatori dei Stati membri del CS non ritengono necessario reagire ai suoi commenti sul presidente Mesic.
Tadic ha reagito nella sua replica esclusivamente a causa delle necessita’ della politica interna serba, sottolineano i diplomatici a New York, mentre la parte croata si e’ comportata in maniera politicamente prudente dimostrando di conoscere le regole diplomatiche.


26 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 23 gennaio 2010

Croazia: le tensioni con la Serbia prima prova internazionale per il neo presidente Ivo Josipovic;
Albania: il Consiglio d'Europa chiede di risolvere la crisi politica interna;
Kosovo: la minoranza montenegrina chiede il rispetto dei suoi diritti;
Macedonia: la Slovenia offre la sua mediazione per risolvere il contenzioso del nome con la Grecia.

L'ultima parte del programma è dedicata ad un ritratto della Transnistria, lo stato fantasma ai confini dell'Europa.

In apertura un ricordo di Hrant Dink, il giornalista turco-armeno assassinato tre anni fa da un estremista nazionalista turco.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.

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