.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





29 agosto 2009


LA SERBIA E' IMPORTANTE

Quando si parla dei Balcani non si può non parlare della Serbia. Non c’è questione che riguardi il presente ed il futuro della regione che non passi per Belgrado. È la tesi che sta alla base di un lavoro pubblicato recentemente a cura del Center for European Integration Strategies (CEIS) di Ginevra. Il titolo scelto è significativo: Srbija je vazna, ovvero "la Serbia è importante" o anche "la Serbia conta".


Ne ho parlato pochi giorni fa in questo blog.

Il lavoro è stato coordinato dall’ex Alto rappresentante in Bosnia Erzegovina e inviato speciale dell’Ue in Kosovo Wolfgang Petritsch, dal segretario generale del CEIS, Christophe Solioz, e da Goran Svilanovic, ex ministro degli Esteri serbo, e raccoglie le analisi un gruppo di analisti, esperti ed osservatori chiamati a tracciare una radiografia della “questione serba”, dal punto di vista politico, diplomatico ed economico. Destinatari Bruxelles e Belgrado chiamate a fare di più sull’integrazione dei Balcani nell’Unione e per risolvere i problemi che i paesi della regione non riescono a risolvere da soli. L'Ue, dunque, che non sa o non vuole più impegnarsi per e nei Balcani, ma anche a Belgrado che non imbocca con decisione la strada delle riforme e continua a barcamenarsi tra Bruxelles e Mosca.

Tuttavia, anche se la situazione è difficile - è questa la convinzione dei curatori del lavoro - la Serbia è pronta, al suo interno si stanno compiendo evoluzioni importanti degli orientamenti politici, anche in quelle forze che si rifanno in qualche modo al periodo di Milosevic. Dunque, nonostante le difficoltà, ci sono tutte le possibilità che il processo di riforma e di integrazione europea dei Balcani occidentali continui e sia portato a compimento, e di questo processo la Serbia non può non essere il motore e l'attore principale.

Se volete saperne di più potete ascoltare la mia intervista a Christophe Solioz sul sito di Radio Radicale.


4 novembre 2008


VIVERE E MORIRE A SARAJEVO DURANTE L'ASSEDIO

Vivere e morire a Sarajevo durante l'assedioVivere a Sarajevo durante la guerra, con la popolazione assediata, sotto le bombe e con la fame: si può fare un'esperienza così, per scelta, e si può poi raccontarla? Alda Radaelli, giornalista e fotoreporter con una lunga dimestichezza con la ex Jugoslavia e l’Albania, ha fatto l'una cosa e l'altra. Ha vissuto dentro la città di Sarajevo dal 1993 al 1997, nel corso e dopo la fine dell’aggressione alla Bosnia, e poi ha raccontato questa sua esperienza in un libro, Sabur. Racconti d'amore e di massacro (pubblicato da Infinito Edizioni), che è un affresco di quella guerra tremenda, avvenuta nel cuore dell'Europa, che ancora oggi pesa sugli equilibri del continente e segna la vita di qualche milione di persone. Scrive la scrittrice Maria Pace Ottieri nella prefazione al volume: “In una città che ha perso 10.000 abitanti fatti a brandelli dalle granate, in cui ogni uomo ha vissuto un’esperienza di trincea tra le peggiori, che dovrebbe averlo reso duro e insensibile, per quel poliziotto sparare un colpo di pistola a un cane randagio morente è come sparare a sangue freddo a una persona che ti chiede aiuto… Quel cane non appartiene a nessuno ma nessuno si sente di abbandonarlo. Questo è il mistero di Sarajevo".

Il titolo del libro, Sabur, è una parola bosniaca, di origine ottomana, è una scelta precisa come spiega la stessa Alda Radaelli in un'intervista a Luca Leone.
"Partiamo da una premessa. Per me le radici dell’Europa sono tre e non due: quella ebraica, quella musulmana e quella cristiana. Ho appreso dalla cultura musulmana una parola che usano a Sarajevo, ma che proviene dall’impero ottomano, e che usano anche gli arabi (o forse l’hanno inventata loro ancora prima?). La propongo come invito a tutti noi. Ne trascrivo il significato dalla prima pagina del libro: “Sabur significa per il musulmano tolleranza, pazienza, autodisciplina. Sabur l’ha aiutato a sopravvivere a due genocidi di uguale matrice nell’arco di 50 anni Sabur non gli permette di covare vendetta. Ma non chiedete al musulmano di Bosnia di dimenticare".
Il testo integrale dell’intervista è disponibile sul sito della Infinito edizioni 

Il volume è arricchito da un postfazione del fotoreporter di guerra Mario Boccia, la cui visione della guerra e dell’assedio è diversa da quella esposta dalla Radaelli, e la cui testimonianza è stata accolta tra le pagine di Sabur proprio per dimostrare che è la civiltà dello scambio di opinioni a dover prevalere, anche e soprattutto tra coloro che vedono nelle cose sfumature diverse.

Per maggiori informazioni: www.infinitoedizioni.it


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. alda radaelli sarajevo assedio bosnia libro

permalink | inviato da robi-spa il 4/11/2008 alle 15:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio        settembre
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom