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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





11 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE: I BALCANI E LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri - mercoledì 10 febbraio - su Radio Radicale questa settimana è dedicato al problema della criminalità organizzata e della corruzione nei Balcani occidentali. La minaccia delle mafie balcaniche, oltre a gravare pesantemente sul processo di integrazione dei Paesi della regione, tocca anche la stessa sicurezza europea perché i Balcani occidentali sono una delle zone principali dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’Unione Europea. E' l'avvertimento degli analisti americani contenute in un rapporto consegnato verso la fine dello scorso anno al Congresso Usa.
Traffico di droga, contrabbando di sigarette e traffico di esseri umani sono le attività principali delle organizzazioni criminali nella regione che oltre a rallentare lo sviluppo economico e a minare lo stato di diritto, minacciano la sicurezza dell'intera Europa e potrebbero destabilizzare seriamente i paesi dei Balcani occidentali – Serbia, Montenegro, Albania, BiH, Macedonia e Croazia. Gli specialisti americani sottolineano che nei Paesi della regione si è rafforzato il legame tra le organizzazioni criminali, le elite politiche e i criminali di guerra e proprio per questo la criminalità potrebbe essere il principale motivo di escalation delle violenze e del caos nella regione nei prossimi anni.
A parte la Croazia, che nei prossimi anni (molto probabilmente nel 2012) sicuramente diventerà il 28esimo paese dell’Ue, e forse la Serbia, gli altri Paesi balcanici avranno bisogno di molto più tempo per l'ingresso nell’UE poiché il ritardo delle processo delle riforme richieste da Bruxelles si lega alla attuale crisi globale che ha colpito economie deboli messe ulteriormente in difficoltà dalla dilagante corruzione e dalla collusione tra politica e criminalità. La trasmissione analizza in particolare la situazione in Croazia, Serbia, Albania e Kosovo.

Ascolta lo Speciale del 10 febbraio sul sito di Radio Radicale


8 febbraio 2010


CROAZIA: INIZIATO IL "PROCESSO DEL DECENNIO" PER L'OMICIDIO DI IVO PUKANIC

La scena dell'attentato in cui sono stati uccisi Ivo Pukanic e Niko Franic Di Marina Szikora (*)
Mercoledi’ e’ iniziato a Zagabria il processo del decennio, cosi’ lo qualificano i media non soltanto nazionali ma anche quelli internazionali. Si tratta del processo contro i quattro imputati accusati per l’uccisione di Ivo Pukanic, il giornalista controverso e direttore del settimanale croato ‘Nazional’ e del suo direttore di marcheting Niko Franic, deceduti a causa di una esplosione nel cortile della redazione del giornale nel 2008. “Ivo Pukanic e’ stato noto per le sue indagini sulla corruzione al piu’ alto livello della societa’ croata” scrive la BBC e aggiugne che si tratta di problemi “che potrebbero fermare l’avvicinamento della Croazia all’Ue”.
L’attentato e’ stato spettacolare, le reazioni dei vertici dello Stato spettacolari, e quindi anche il processo contro gli assassini di Ivo Pukanic dovrebbero essere spettacolari” si legge in un articolo del portale croato index in cui si afferma che “Pukanic si trovava sotto il bersaglio di un snaiperista nel momento in cui e’ stato ucciso con una autobomba, liquidato dalla piu’ famigerata banda nei Balcani ed i sospetti per l’uccisione arrivano fino a Joco Amsterdam, Stanko Subotic e Milo Djukanovic (premier del Montenegro). In quei giorni i vertici dello Stato nel panico hanno parlato di terrorismo e promettevano che Zagabria non sarebbe diventata una Beirut. Oggi, un anno e mezzo doo, inizia “il processo del secolo”: le squadre speciali hanno bloccato il centro di Zagabria, gli imputati arrivano in catene, i giornalisti hanno occupato l’aula del tribunale... Perfino il prezzo dell’attentato e’ spettacolare: un miglione e mezzo di euro”.
C’e’ da sottolineare che il processo e’ iniziato sotto severissimi controlli di polizia nel momento in cui Zagabria ha rafforzato la lotta alla corruzione e crimine organizzato in quanto condizione chiave per la conclusione dei negoziati di adesione all’Ue.
I quattro accusati, Robert e Luka Matanic, Amir Mafalani e Slobodan Djurovic hanno dichiarato all’inizio del processo di non sentirsi colpevoli. Ci sono pero’ ancora due imputati che vengono giudicati in contumacia. L’agenzia Associated Press scrive che a Belgrado si svolgera’ un processo separato poiche’ la Croazia e la Serbia dopo l’attentato hanno accusato otto uomini per aver partecipato nell’uccisione di Pukanic. Il presunto capo mafioso Sreten Jocic detenuto a Belgrado, avrebbe pagato agli attentatori un miglione e mezzo di euro. Da aggiungere che martedi’ Bojan Guduric, cittadino serbo si e’ consegnato a Banja Luka, capoluogo della Republika Srpska alle autorita’ della BiH. Guduric chiede di essere estradato e processato a Zagabria.
Va spiegato che Sreten Jocic, detto Joco Amsterdam, senza essere sospettato ad aver organizzato l’uccisione di Pukanic, e’ stato arrestato lo scorso anno a Belgrado e da allora si trova in carcere. A fine di questo mese scade il termine legale di sei mesi per sollevare l’atto di accusa contro di lui o allargare le indagini. Se non accadra’ nulla di questo, Jocic sara’ rilasciato. I legali di Jocic hanno motivo per festeggiare – scrive il giornale serbo Press – poiche’ il giudice Mircic e’ tornato da Zagabria deluso perche’ i colleghi croati come prove contro Jocic hanno consegnato soltanto le deposizioni del testimone protetto. Se le prove raccolte contro Jocic saranno sufficenti in Croazia e in Serbia si sapra’ tra una decina di giorni e le fonti di Press aggiungono che tutte le opzioni sono aperte sottolineando che la Serbia, arrestando Zeljko Milovanovic e Milenko Kuzmanovic ha fatto molto di piu’ rispetto alla Croazia per mettere luce sul caso Pukanic. Il portavoce del Tribunale di Zagabria, Kresimir Devcic ha detto invece che “non ci sono informazioni” sulla visita del giudice serbo a Zagabria ne’ si sa di quale giudice si tratta. Le indagini relative all’attentato di Pukanic in Croazia si stanno avviando verso la fine, ha detto il portavoce Devcic. 

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata del 6 febbraio di Passaggio a Sud Est


8 febbraio 2010


LA CROAZIA TRA UE E SERBIA

La Croazia punta all'adesione all'Unione Europea nel 2012. I negoziati in corso sono ripartiti nelle ultime settimane del 2009 dopo essere stati bloccati per mesi dal veto sloveno a causa del contenzioso sui confini tra i due Paesi. La Spagna, presidente di turno dell'Ue promette di sostenere le aspirazioni di Zagabria. Sul tappeto restano però ancora diversi problemi, primo fra tutti il capitolo giustizia: Bruxelles chiede una svolta decisa nella lotta alla corruzione e alla lotta alla criminalità organizzata. Una questione che è stata uno dei cavalli di battaglia del neo presidente croato Ivo Josipovic e sul quale si è impegnata anche la premier Jadranka Kosor. Nel frattempo la Serbia, per bocca del ministro degli Esteri Jeremic, auspica buone relazioni tra i due Paesi.
Su questi argomenti riporto qui di seguito la trascrizione della parte della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 febbraio su Radio Radicale.

La presidenza spagnola promette maggiore impegno per l’ingresso della Croazia nell’Ue
Il ministro degli esteri della Spagna, il paese che presieda all’Ue, Miguel Angel Moratinos ha rilevato che il suo Paese durante il semestre di presidenza dedichera’ la maggior possibile attenzione alla Croazia, informa l’agenzia di stampa croata Hina. Il ministro spagnolo ha dichiarato che e’ desiderio della Spagna che “la Croazia realizzasse il maggiore progresso nel processo di negoziati e che, se sara’ possibile, concludesse questo processo entro la fine della presidenza spagnola, ma in ogni caso entro la fine del 2010. Moratinos lo ha detto durante il dibattito alla Commissione esteri del PE. Alle domande dei parlamentari europei relative alle riserve slovene sull’apertura di tre capitoli bloccati, Moratinos ha risposto che sulla soluzione del problema bilaterale la presidenza spagnola sta’ lavorando sia con la Croazia che con la Slovenia. Ha annunciato che alla conferenza intergovernativa di adesione che si svolgera’ questo mese, la Croazia potra’ aprire due capitoli. Dopo l’accordo sull’arbitrato tra le due parti coinvolte, Ljubljana ha mantenuto le riserve sull’apertura di tra capitoli: ambiente, pesca e politica estera, di sicurezza e difesa. Il premier sloveno Borut Pahor e il ministro degli esteri Samuel Zbogar hanno annunciato il mese scorso la possibilita’ che fino alla prossima conferenza di adesione siano eliminate le riserve relative ai capitoli ambiente e pesca. Il ministro Moratinos ha annunciato inoltre che prossimamente si rechera’ in visita a Zagabria.

Belgrado vuole buone relazioni con il nuovo presidente croato
Quanto alle relazioni della Serbia con i paesi vicini della regione, sembra ammorbidirsi la retorica nei confronti della Croazia. Il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic in una intervista alla televisione di stato serba RTS, ha detto che la Serbia vuole le migliori relazioni possibili con la Croazia con la quale ha ancora molte questioni aperte. Jeremic ha precisato che con il nuovo presidente croato, Ivo Josipovic, Belgrado vuole stabilire quel tipo di rapporti che non sono stati possibili con il presidente uscente, Stjepan Mesic. Ma anche Josipovic, ha messo un granello di sabbia negli occhi serbi quando ha detto di capire le frustrazioni della Serbia relative al Kosovo e che il Kosovo e’ una realta’ sulla quale non si puo’ tornare indietro. Secondo il ministro degli esteri serbo, una tale formulazione non va bene quando si tratta di relazioni delicate nel vicinato. Jeremic afferma che la parte serba e’ molto diponibile e non rinuncera’ alle soluzioni di questioni aperte con la Croazia – innanzitutto quanto si tratta di questioni di confine e del rientro di profughi ma anche altro. Propone che entrambe le parti si astengano da parole pesanti e di tentare con un impegno congiuto di realizzare un futuro comune. E il direttore del Fondo balcanico per la democrazia, Ivan Vejvoda ha valutato giovedi’ che la collaborazione dei paesi della regione e’ migliore rispetto all’immagine che si trasmette a causa delle “turbolenze superficiali”. “Lo attestano il livello e l’intensita’ della cooperazione in diversi settori – dall’economia alla cultura e prevedo che le relazioni regionali nel corso di quest’anno saranno ancora migliori” ha detto Vejvoda alla presentazione a Belgrado della rivista periodica “Le sfide delle integrazioni europee”. Vejvoda ha rilevato che per le buone relazioni regionali ci sono due principali presupposti: il desiderio di tutti i paesi dell’Europa sudorienatale di aderire all’Ue e la posizione di tutti i leader eletti democraticamente che bisogna risolvere i problemi in modo pacifico, con mezzi diplomatici e in modo istituzionale.


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permalink | inviato da robi-spa il 8/2/2010 alle 18:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN CROAZIA ED IN SERBIA

di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.



CROAZIA
Entro due anni voglio una Croazia che concludera’ i negoziati di adesione all’Ue e avra’ una data concreta per l’ingresso nell’Unione, una Croazia nella quale potremmo dire che siamo usciti dalla crisi e di essere soddisfatti con la lotta alla corruzione e ogni forma di criminalita’” ha sottolineato lunedi’ sera la premier croata Jadranka Kosor, ospite della trasmissione ‘Notiziario plus’ della TV di stato HTV. Jadranka Kosor ha ribadito che la lotta alla corruzione, l’ingresso nell’Ue e il rafforzamento dell’economia sono i tre principali obbiettivi del suo esecutivo nel 2010 e ha ricordato le misure che il Governo ha intrapreso per lo sviluppo economico menzionando anche altri programmi che il governo di coalizione guidato dall’HDZ ha preparato per il 2010, quali le misure per la piccola e media impresa. Ha annunciato anche nuove misure per l’industria tessile di un valore di 100 miglioni di kune croate (circa 14 miglioni di euro) nonche’ le misure per aiutare l’edilizia. La premier croata ha spiegato che in questo momento non sarebbe reale ne’ giusto riflettere sull’abolizione della cosidetta tassa di crisi e di altre misure impopolari intraprese per uscire dalla crisi economica. Jadranka Kosor ha detto di essere consapevole che la tasse di crisi bisogna abolirla al piu’ presto e ha assicurato che “appena sara’ possibile, lei sara’ la prima a chiderlo”. La Kosor ha ribadito che questa legge sara’ in vigore fino al 31 dicembre 2010.
Un recente sondaggio effettuato nel dicembre 2009 su un campione di 1.500 intervistati ha mostrato come la crisi economica viene sentita dai cittadini croati e che impatto ha sulla loro vita. Secondo questo sondaggio, la crisi si sente in 82 percento delle aziende croate. Il maggior numero di intervistati, l’82 percento, hanno dichiarato che la crisi economica si sente nell’azienda in cui lavorano, mentre l’11 percento affermano di non sentire ancora la crisi ma sono convinti che questo avverra’. La meta’ dei cittadini intervistati, ritiene che la crisi durera’ ancora per uno o due anni, mentre il 43 perceno sono piu’ pessimisti e pensano che la crisi durera’ piu’ di due anni. Gli ottimisti invece, ma sono soltanto il 7 percento, credono che si uscira’ dalla crisi economica gia’ quest’anno. I cittadini piu’ ottimistici sono quelli che lavorano nelle aziende private. Anche se la lotta contro la crisi economica include maggiormente decisioni e misure difficili, il maggior numero di intervistati sono disponibili ad affrontare tali problemi. Cosi’ il 41 percento ritiene che loro stessi sarebbero proprietari ideali delle aziende in cui preferirebbero lavorare. Il 20 percento ritiene che sarebbe ideale lavorare per i proprietari stranieri, mentre il 18 percento lavorerebbe per lo Stato.
I piu’ impopolari sono i proprietari di aziende croati per i quali lavorerebbe il 17 percento di cittadini.
Perfino 94 percento di intervistati ritiene che la crisi ha influenzato la loro vita, il 46 percento ha dichiarato che essa ha un forte impatto sulla loro vita, mentre per il 50 percento, la crisi si sente poco. Solo 4 percento di cittadini ha dichiarato che la crisi non ha influenzato la loro vita. Attualmente il 45 percento di intervistati, hanno paura maggiormente di malattie, per il 20 percento il piu’ grande timore e’ quello di perdere il lavoro, mentre il 14 percento di cittadini pensa che la piu’ grande minaccia alla loro vita e’ la crisi economica. Un terzo dei cittadini croati intervistati non ha un debito privato, il 27 percento e’ indebitato fino a 5.000 euro, il 22 percento tra 5.000 e 30.000 euro mentre il 16 percento ha un debito di oltre 30.000 euro. I piu’ indebitati sono i cittadini tra 31 e 40 anni. Il maggior numero, il 63 percento, non intendono prendere un mutuo nel 2010, un quarto e’ ancora indeciso mentre soltanto l’11 percento e’ intenzionato a indebitarsi nel corso di quest’anno.

SERBIA
Dopo una serie di anni buoni, il 2009 viene ritenuto come uno dei peggiori anni per l’economia della Serbia, colpita dalla crisi economica, le cui conseguenze – si prospetta – si sentiranno ancora a lungo. Ne ha parlato recentemente, in una intervista per la Radio internazionale di Serbia, il presidente della Camera di commercio della Serbia, Milos Bugarin. Secondo Bugarin, l’economia serba ha segnato, dopo i cambiamenti democratici del 2000, una costante crescita di attivita’ economiche che grazie ad una seria riforma strutturale dell’intero sistema economico, ha visto l’aumento del prodotto interno lordo in media di 4,5 percento.
Bugarin ha evidenziato che nello stesso periodo vi e’ stato un grande afflusso di denaro dalla privatizzazione e dagli investimenti diretti stranieri. Nel momento in cui l’economia serba ha ripreso vita e quando e’ stato fermato il blocco nello sviluppo tecnologico di diversi decenni – spiega Bugarin – il paese e’ stato colpito dalla crisi finanziaria mondiale. Attualmente vi e’ un drastico calo del prodotto interno lordo, sottolinea il presidente della Camera di commercio serba, il che ha protato al blocco di moltissime imprese, ad un alto livello di mancata liquidita’ nell’economia serba e ad una forte recessione causando anche determinati disordini sociali.
Tuttavia, la Cemera di commercio e’ dell’opinione che il governo di Mirko Cvetkovic e’ riuscito in qualche modo a sconfiggere la crisi economica. Le misure intraprese dal governo durante l’anno di crisi, hanno assicurato la stabiita’ del settore finanziario e attraverso alcuni pacchetti di misure sono stati ammortizzati i colpi della crisi finanziaria mondiale, afferma Bugarin. Le principali critiche dicono che si tratta di misure a breve termine e che non ci sono state invece proiezioni a medio e lungo termine. Secondo Bugarin e’ un grande successo il fatto che esiste il dialogo tra gli imprenditori e il governo, grazie al quale una buona parte dei loro suggerimenti e’ diventata parte integrante della politica economica del Paese. In questo modo – evidenzia Bugarin – la Camera di commercio della Serbia, con il suo status nazionale, e’ posizionata come un serio negoziatore e partner del governo.
Va ricordato che a fine del 2009 e’ stata raggiunta la liberalizzazione dei visti e sempre nel 2009, sbloccato l’Accordo commerciale transitorio. Belgrado ha applicato per un anno in modo unilaterale l’Accordo. Le decisioni di Bruxelles, nonostante il proseguimento del veto sull’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, rappresenta una specie di premio per la strada europea della Serbia e la sua determinazione di andare avanti sulla strada delle riforme necessarie. E lunedi’, formalmente e giuridicamente e’ iniziata l’attuazione commerciale transitoria dell’Accordo di stabilizzazione e associazione.
L’accordo transitorio con l’Ue porta ai cittadini della Serbia, in quanto consumatori, una maggiore scelta di merci di diversa qualita’ e a diversi prezzi, ha spiegato per il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ Milica Delevic, direttrice dell’ufficio del governo per le integrazioni europee. Come ha spiegato la Delavic, lunedi’ e’ stata formalizzata la decisione del Consiglio di ministri dell’Ue dello scorso 7 dicembre la cui attuazione e’ iniziata in modo non formale gia’ il giorno dopo.
La Serbia si trova adesso nel secondo anno di libaralizzazione, ha un termine di sei mesi per stabilire la zona di libero commercio con l’Ue che implica la graduale abolizione delle tasse doganali e quote nel comune commercio. Questo termine scade nel 2014, ha detto Milica Delevic. “Attraverso questo accordo lo stato ottiene la possibilita’ di realizzare interessi economici per i cittadini e per l’economia. Dal punto di vista politico, questa e’ l’occasione di creare ulteriori presupposti per le integrazioni eurpee” ha evidenziato la direttrice dell’ufficio governativo per le integrazioni europee.
Questo e’ un passo di transizione della Serbia dallo status di candidato potenziale allo status di vero candidato all’adesione nell’Ue. Questo status apre i fondi di preadesione nell’ambito dei quali per l’agricoltura i piu’ importanti sono i fondi destinati allo sviluppo rurale” ha spiegato Milos Milovanovic, viceministro dell’agricoltura. Secondo gli esperti serbi, l’Accordo e’ un segnale molto positivo per le ditte euro-occidentali che vogliono stabilire la cooperazione e il partenariato con le piccole e medie imprese in Serbia.


5 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

Le prospettive dei Balcani occidentali per il 2010

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 3 febbraio su Radio Radicale è stato dedicato alle prospettive della regione balcanica occidentale per il 2010.
La stabilità dei Balcani occidentali è ancora a rischio a causa di questione rimaste irrisolte dopo i conflitti degli anni '90. In particolare: assetto istituzionale della Bosnia, status del Kosovo, contenzioso sul nome della Macedonia. Questo è quanto si legge in "Prospects 2010", atlante mondiale di analisi strategica di Oxford Analytica, pubblicato a puntat in Italia da Milano Finanza. 

La trasmissione fa una fotografia della situazione nei principali paesi della regione. La crisi globale ha colpito piuttosto duramente economie ancora deboli o non sufficientemente solide. L'adesione all'Ue resta la principale prospettiva di stabilità e sono stati compiuti progressi per superare i conflitti passati, ma occorre uno sforzo della comunità internazionale per gettare basi solide per la stabilità politico-economica per la regione.

La trasmissione è disponibile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche


31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.

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