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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





21 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 19 dicembre 2009

Turchia: la situazione politica dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha messo al bando il partito curdo Dtp, le analisi di Marta Ottaviani e Ekrem Eddy Guzeldere;
Croazia: le elezioni presidenziali del 27 dicembre, il programma del candidato favorito il socialdemocratico Ivo Josipovic;
Albania: l'Ue avvia la procedura per concedere lo status di paese candidato all'adesione

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


29 agosto 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale





Gli argomenti della puntata del 29 agosto 2009:

- nella prima parte si parla di Serbia, Croazia, Albania, Kosovo e in particolare del viaggio del presidente serbo Tadic in Cina e degli importanti accordi politico-economici, del futuro dell'integrazione europea dei Balcani, delle polemiche in Croazia sulla legge sulla fecondazione assistita.
- la seconda parte è invece dedicata ad una fotografia della situazione interna in Turchia con un'intervista a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom: dall'affare Ergenekon, alla road map per i curdi, dall'atteggiamento dei militari ai rapporti con l'Europa.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


29 agosto 2009


COSE TURCHE

Prosegue in Turchia l'inchiesta su Ergenekon, l'organizzazione eversiva accusata di aver organizzato attentati e omicidi per destabilizzare il governo islamico-moderato di Recep Tayyp Erdogan per spianare la strada ad un colpo di stato e sovvertire il sistema democratico. Molti i nomi eccellenti finiti nell'inchiesta che ha colpito il cosiddetto "stato profondo", quella sorta di sistema parallelo costituito da servizi segreti deviati, esponenti delle forze armate, attivisti nazionalisti, ecc., ma di fatto ha toccato l'establishment.
Diversi osservatori pensano che il processo a Ergenekon aprirà una fase nuova della storia della Turchia moderna ma non mancano gli aspetti contraddittori e poco chiari dell'istruttoria che attirato anche le critiche dell'Unione Europea. Un'inchiesta che quasi ogni giorno riserva sorprese e che i media e l'opinione pubblica turca seguono a fasi alterne.
E mentre l'affare Ergenekon va avanti (e si stenta a vederne la fine) altre cose interessanti, per vari motivi, accadono a cavallo del Bosforo: la possibile road map per la soluzione della questione curda, i contatti con l'Armenia, i colloqui per Cipro, l'attenzione del premier Erdogan per le condizioni delle minoranze religiose, solo per dirne alcuni, mentre è interessante vedere l'atteggiamento delle forze armate.
Sullo sfondo le relazioni con l'Europa e l'accidentato percorso dell'integrazione nell'Ue. A dicembre presenterà il suo rapporto annuale sui negoziati con Ankara. Potrebbe non essere completamente negativo, ma ben difficilmente sarà del tutto positivo.

Su tutto questo, per una fotografia della situazione politica interna della Turchia, alla vigilia della ripresa dell'attività politica dopo la pausa estiva, segnalo una mia intervista a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e del Foglio) disponibile sul sito di Radio Radicale.


18 gennaio 2009


IL CROCEVIA TURCO

La Turchia ha da sempre eccellenti rapporti con Israele, che non sono venuti meno neppure dopo l'arrivo al governo dell'Akp, il partito islamico moderato del premier Recep Tayyp Erdogan. Inoltre, dopo anni di tensione, salita fino alla soglia dello scontro armato, il governo Erdogan ha riallacciato anche i rapporti con la Siria, tanto che proprio Ankara si è resa protagonista di una mediazione tra Damasco e Tel Aviv per risolvere la questione delle alture del Golan e giungere possibilmente ad un accordo di pace tra Israele e Siria. Il conflitto di Gaza di queste settimane ha però messo in difficoltà Erdogan, che non ha gradito e ha criticato aspramente l'intervento militare israeliano, anche se il ministro degli Esteri turco, Alì Babacan, dal Cairo ha sottolineato le responsabilità di Hamas nella rottura della tregua. Nonostante questo, Ankara ha proseguito la sua azione diplomatica anche in questo periodo, forte da una parte delle ottime relazioni con Israele e dall'altra dai naturali legami storici, culturali e religiosi con i paesi arabi. Tanto è vero che in questi ultimi giorni si è parlato anche del possibile dispiegamento di truppe turche nell'area mediorientale con funzioni di peacekeeping, Una presenza che sarebbe gradita sia ad Israele, sia ad Hamas, sia ai principali paesi arabi.
Sempre in relazione alla situazione del Medio Oriente, la Turchia può vantare inoltre buoni rapporti anche con l'Iran, con il quale condivide il problema del conflitto con i guerriglieri indipendentisti curdi (in Iran opera una formazione armata "gemella" del Pkk). Ma un altro legame importante tra Ankara e Teheran è quello relativo alle rotte energetiche tra Oriente e Occidente rispetto alle quali la Turchia si trova in una posizione strategica. E qui il quadro include anche la Russia (dalla quale Ankara dipende largamente per i suoi approvvigionamenti) con la quale la Turchia condivide anche il problema del Caucaso (rispetto alla quale negli ultimi mesi la diplomazia turca si è mossa per avviare a soluzione la questione del Nagorno-Karabakh che la contrappone all'Armenia). Ma la Turchia è anche un solido alleato dell'Occidente: fa parte della Nato (quello turco è il più consistente esercito dell'Alleanza dopo quello statunitense) e ha in corso i negoziati di adesione all'Unione Europea. Tutte queste cose dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, la posizione cruciale della Turchia e l'importanza del suo ruolo geo-politico. E la delicatezza del momento per la situazione politica interna. Il 29 marzo praticamente in tutto il paese si rinnoveranno le amministrazioni locali. Queste elezioni amministrative saranno dunque un test fondamentale per l'attuale governo, per il premier Erdogan e per l'Akp che negli ultimi mesi ha registrato un considerevole calo di consensi: dal 47% dei voti con cui vinse trionfalmente le elezioni politiche del luglio 2007, al 32-35% delle ultime settimane. A questo Erdogan, da fine "animale politico" qual è, sta cercando di reagire andando a cercare consensi in ambiti che non sono tradizionalmente quelli dell'Akp. Tra i curdi, prima di tutto (a Dyarbakyr nel 2007 l'Akp prese oltre il 47% dei voti): prova ne sono l'apertura del nuovo canale curdo della tv di Stato e il progetto di legge che consentirebbe ai curdi l'uso della loro lingua anche nei tribunali. Le prossime elezioni amministrative si terranno inoltre in una situazione di crisi economica che anche in Turchia sta facendo sentire pesantemente i suoi effetti, dopo anni di crescita vertiginosa: il Pil scende dopo anni di forte incremento, le esportazioni si contraggono e gli investimenti diretti dall'estero sono in calo. Infine sul mondo politico grava pesantemente l'inchiesta sull'organizzazione segreta "Ergenekon", la cosiddetta "Gladio turca", espressione di quello "stato profondo" nel quale convergono, politici ultranazionalisti, esponenti delle gerarchie militari, ambienti deviati dei servizi segreti e criminalità. L'appuntamento elettorale di marzo sarà un esame importante per la tenuta di tutto il quadro politico turco che con l'arrivo al potere dell'Akp aveva trovato una stabilità mai conosciuta, almeno in anni recenti, dalla Turchia.

Per fare un quadro della attuale situazione della Turchia, sia sul piano interno che su quello internazionale segnalo la mia intervista a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice del quotidiano Il Foglio) andata in onda e riascoltabile sul sito internet di Radio Radicale. Marta Ottaviani ha pubblicato recentemente il libro "Cose da turchi" (Mursia) molto utile per capire meglio la realtà turca: non solo quella politica ma anche quella sociale e culturale.


22 ottobre 2008


LA SITUAZIONE POLITICA IN TURCHIA

Dopo aver superato indenne, qualche mese fa, il verdetto della Corte Costituzionale che avrebbe potuto escluderlo dalla vita politica e mettere fuori legge l'Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di cui è leader, il premier turco Recep Tayyip Erdogan deve ora affrontare il calo di popolarità del suo partito che ha ridotto in maniera considerevole i consensi dopo il grande favore che lo aveva portato a stravincere le elezioni nel luglio dell'anno scorso. Erdogan deve anche affrontare la crisi globale quando già l'economia turca mostrava vari segnali di rallentamento.
Nello stesso tempo, però, la Turchia sta giocando un rinnovato ruolo internazionale tra Medio Oriente, con la mediazione tra Israele e Siria, e Asia centrale, con la proposta di un piano per la stabilità dell'area caucasica che coinvolga i Paesi che si affacciano sul Mar Nero. Un'iniziativa, questa, che ha stabilito un asse privilegiato tra Ankara e Mosca che fa il paio con quello tra Ankara e Teheran. Per non parlare dell'apertura verso l'Armenia per quanto riguarda la questione del Nagorno-Karabak. A corollario di questo il successo diplomatico del ritorno nel Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Il Paese al suo interno è scosso non solo dalla recrudescenza sanguinosa del conflitto nel Kurdistan, ma anche dall'"affaire Ergenekon" e dal processo che vede alla sbarra molti nomi eccellenti accusati di far parte di quello "Stato profondo" che da tempo trama nell'ombra per rovesciare la democrazia turca e soprattutto il governo democraticamente eletto di Erdogan.

Per una fotografia sulla complessa e delicata situazione politica attuale della Turchia segnalo una mia intervista per Radio Radicale a Marta Ottaviani, corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice dei quotidiani Il Foglio e Il Giornale.

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