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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





27 ottobre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 24 ottobre 2009 : 

- Serbia: la visita del presidente russo Medvedev a Belgrado, gli accordi per il gasdotto South Stream, l'interesse russo per l'adesione della Serbia all'Ue
- Crimini di guerra: il processo a Radovan Karadzic e la scarcerazione di Biljana Pavsic
- Croazia: la lotta alla corruzione e l'adesione all'Ue
- Albania: la situazione politica interna
- Kosovo: il Consiglio di sicurezza Onu discute di Unmik, le relazioni diplomatiche con gli altri Paesi balcanici
- Turchia: la crisi delle relazioni con Israele nel quadro della politica estera turca (intervista a Carlo Frappi, direttore dell'ICTS) 
- Affare Telekom Serbia: dopo quindici anni a processo per ora solo il radicale Giulio Manfredi

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


20 ottobre 2009


LA SERBIA NELL'UE E' INTERESSE DELLA RUSSIA

Il presidente russo Dmitri Medvedev e quello serbo Boris Tadic (Foto da www.glassrbije.org)"Il carattere particolarmente amichevole, reciprocamente vantaggioso e strategico delle relazioni russo-serbe", naturalmente, e ovviamente il sostegno alla Serbia nella questione del Kosovo. Uno dei punti chiave dell'odierna visita del presidente russo Dmitri Medvedev a Belgrado, per altro chiaramente indicato da Mosca, sono stati però gli scambi commerciali tra i due Paesi. Il pretesto ufficiale della visita di Medvedev, la prima di un presidente russo nella capitale serba, è stato il 65esimo anniversario della liberazione di Belgrado dall'occupazione nazista, ma occorre considerare che se da una parte la Russia è uno dei principali partner commerciali esteri della Serbia, dall'altra la Serbia stessa ha una posizione non secondaria nella definizione del progetto del gasdotto "South Stream", vale a dire uno degli assi portanti a cui la Russia affiderà le proprie forniture di gas all'Europa nel prossimo futuro.

Nel 2008 il volume degli scambi tra i due Paesi era stata pari a oltre 4000 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 31% rispetto al 2007. Quest'anno, invece, l'andamento è stato negativo e nel periodo gennaio-agosto l'interscambio ha segnato un calo rispetto allo stesso periodo del 2008 di quasi il 50%. Alla presenza dei due presidenti. Medvedev e Tadic, sono stati firmati accordi di cooperazione "in molti settori chiave di reciproco interesse", come ha detto una fonte che ha sottolineato l'importanza degli accordi nei settori del petrolio e del gas con riferimento al gasdotto South Stream, alla costruzione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas presso il cantiere Banat e la modernizzazione della raffineria Nis.

Una nota diffusa da Gazprom, informa che l'amministratore delegato del colosso energetico russo, Aleksiei Miller, e il direttore generale di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno siglato il protocollo relativo alla sezione serba del progetto South Stream in base al quale entro un mese verrà costituita la "joint design venture" South Stream Serbia Ag (51% Gazprom, 49% Srbijagas) che progetterà, costruirà e gestirà la sezione del gasdotto South Stream che passerà sul territorio serbo. Miller e Bajatovic hanno siglato anche l'accordo per la joint venture (sempre con Gazprom al 51% e Srbijagas aò 49)) per lo stoccaggo di gas nel complesso sotterraneo di Banatski Dvor che avrà una capacità operativa di 450 milioni di metri cubi.

South Stream e Banatski Dvor, ha sottolineato Miller, "sono due progetti di importanza strategica per tutta l'Europa sud-orientale. La costruzione del gasdotto transnazionale permetterà di diversificare i percorsi di esportazione del gas russo e ridurre i rischi legati al transito, mentre la costruzione di impianti di stoccaggio sotterraneo permetterà di ottimizzare le forniture di idrocarburi a seconda delle esigenze stagionali". L'implementazione di questi progetti, ha detto ancora Miller, "aumenterà la sicurezza energetica della Serbia e fornirà una base economica, finanziaria, e tecnologica per il potenziale industriale del paese, che permetterà alla Serbia di diventare un protagonista del mercato del gas nei Balcani".

Nel maggio del 2008, in occasione di elezioni politiche che preannunciavano un esito piuttosto incerto, Mosca si schierò con il premier uscente nazionalista "moderato" Vojslav Kostunica, mentre l'Europa e gli Usa facevano chiaramente il tifo per il fronte europeista raccolto attorno al presidente Tadic. Bruxelles fece anche un vero e proprio "endorsement" nei confronti di Tadic, dando il via libera all'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue. Diversi osservatori, e io condivisi quell'analisi, fecero notare che, al di là dello schieramento tradizionale, Mosca avrebbe avuto tutto l'interesse (e neanche tanto sotto sotto sperava) in una vittoria degli europeisti, perchè agli interessi della Russia è molto più utile una Serbia membro dell'Unione Europea piuttosto che un Paese isolato, in mano ai nazionalisti e ai loro fantasmi turboserbi.

Il fronte europeista vinse le elezioni, i socialisti (una volta di Milosevic ma oggi, per fortuna, guidati dal giovane e pragmatico Ivica Dacic) capirono l'antifona e furono lesti a trovare un accordo col Partito Democratico di Tadic entrando così al governo. Per non parlare dei Radicali, che dopo la sconfitta hanno subito la scissione della corrente che fa capo a Tomislav Nikolic (ex numero due dell'imputato di crimini di guerra Vojslav Seselj), approdato ad un'opposizione moderata non pregiudizialmente ostile all'integrazione europea della Serbia. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi basti dire che il presidente serbo Tadic, in un'intervista rilasciata alla vigilia dell'arrivo di Medvedev, ha precisato che le aspirazioni di integrazione europea di Belgrado "possono solo essere positive per Mosca" aggiungendo che "nell'Unione europea saremo i migliori amici della Russia". Più chiaro di così...


27 agosto 2008


KOSOVO: PER IL PRESIDENTE SEJDIU NON È COME OSSEZIA E ABKHAZIA

Fatmir Sejdiu (Foto AP)Non solo Belgrado si trova in difficoltà di fronte al riconoscimento russo della secessione di Ossezia del Sud e Abkhazia: anche la autorità kosovare non riescono a nascondere del tutto l'imbarazzo politico-diplomatico provocato dalla decisione di Mosca. Anche Pristina, infatti, non può avallare sic et simpliciter la dichiarazione di indipendenza delle due regioni separatiste georgiane a meno di non ammettere che i serbi del Kosovo, maggioranza nella parte nord del Paese, potrebbero dichiarare a loro volta la secessiione e chiedere la riunificazione con la Serbia. Forse è per questo che il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, non ha commentato direttamente il riconoscimento russo di Ossezia del Sud e Abkhazia, ma ha sostenuto che "il Kosovo in questa questione si schiera al fianco della grandi forze mondiali" seppur precisando che la dichiarazione unlaterale di indipendenza dei kosovari albanesi "non può essere un precedente e una giustificazione per il riconoscimento dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia da parte della Russia" e dicendosi convinto che la mossa di Mosca non avrà delle implicazioni negative sul processo di riconoscimento del Kosovo. Fino ad oggi l'indipendenza è stata riconosciuta da 46 Paesi su 192 che fanno parte dell'Onu, tra cui gli Usa e la maggior parte dei Paesi dell'Ue.
Proprio il riconoscimento dell'indipendenza kosovara da parte dell'Occidente è messo in parallelo con quello russo di Abkhazia e Ossezia del Sud dal presidente Dmitri Medvedev che in un intervento inviato al Financial Times spiega che Mosca non poteva agire diversamente considerato anche l'attacco che le due regioni separatiste stavano subendo dalla Georgia. "Ignorando gli avvertimenti della Russia, i paesi occidentali hanno fatto a gara per riconoscere l'illegale dichiarazione d'indipendenza dalla Serbia del Kosovo", scrive Medvedev sostenendo che dopo tutto quello che è accaduto "sarebbe stato impossibile dire agli abkazi e agli osseti (e a decine di altri gruppi nel mondo) che quel che era giusto per gli albanesi kosovari non lo era per loro". Il presidente russo afferma quindi che "nelle relazioni internazionali non si possono avere delle regole per alcuni e regole diverse per altri". La Russia, inoltre, è stata costretta a reagire dopo aver inutilmente tentato di persuadere il presidente georgiano Mikhail Saakashvili di firmare un accordo sul non uso della forza.
Intanto Pristina ha nominato i suoi primi rappresentanti diplomatici. Le nomine decise dal presidente, Sejdiu, e dal premier, Hashim Thaci, riguardano le missioni diplomatiche in Usa, Gran Bretagna, Francia e Belgio. Stando alle parole di Sejdiu, il Kosovo è pronto anche ad aprire ambasciate in Germania, Italia, Austria, Svizzera, Turchia e Albania.


25 agosto 2008


CAUCASO: PARLAMENTO RUSSO CHIEDE INDIPENDENZA ABKHAZIA E OSSEZIA. MEDVEDEV MINACCIA MOLDAVIA.

Il presidente russo Dmitri MedvedevIl Consiglio della Federazione, la "camera alta" del parlamento russo, e la Duma hanno approvato oggi all'unanimita una richiesta per il riconoscimento dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia al presidente Dmitri Medvedev che nei giorni scorsi aveva sollecitato un pronunciamento. I due leader delle regioni georgiane separatiste, l'abkhazo Serghei Bagapsh e il sudosseto Eduard Kokoity, presenti al dibattito dei due rami del parlamento russo, hanno accolto con entusiasmo il voto che non contribuisce certo ad ammorbidire la tensione con Tblisi. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha definito in un'intervista ''un disastro, anche per la Russia'' l'ipotesi di un avallo di Mosca alle istanze dei separatisti.
Il ministro degli esteri italiano Franco Frattini, in una telefonata al suo omologo russo Serghei Lavrov, ha rivolto perciò un invito alla cautela sulla questione, in considerazione della delicatezza della situazione nella regione. Piero Fassino, ministro degli Esteri ombra del Pd, commentando ai microfoni di Radio Radicale la notizia della decisione del Parlamento russo ha dichiarato di ritenere che "non sia questa la strada, perché rischiamo di replicare i drammi che abbiamo già conosciuto nei Balcani''. Secondo Fassino "la comunità internazionale nei Balcani ha subito un principio che si sta rivelando molto pericoloso, quello secondo cui il fondamento dello Stato, di una nazione, è la sua omogeneità etnica, quando da almeno tre secoli è viceversa fondativo il diritto di cittadinanza. Se si applicasse quel principio, si rifletta, perché nessuna nazione, oggi resisterebbe. Si creerebbe un gioco del domino incontrollabile".
La Duma ha all'esame anche una richiesta ai parlamenti internazionali per il riconoscimento delle due entità separatiste, assai improbabile da parte occidentale: sia l'Ue che gli Usa mantengono il principio del rispetto dell'integrità territoriale georgiana.
Per altro, sempre oggi, Medvedev ha ammonito un altro paese ex sovietico, la Moldavia, alle prese con le richieste secessioniste della regione russofona del Transdnestr. Ricevendo a Soci, sul Mar Nero, il collega moldavo Vladimir Voronin, il presidente russo ha detto che gli avvenimenti in Ossezia del sud ''costituiscono un avvertimento per tutte le parti alle prese con conflitti congelati''. Voronin ha replicato cautamente che la Moldavia si adopererà "per impedire un aggravarsi della situazione attorno alla regione contesa e per non ripetere quanto è accaduto in Ossezia del Sud".

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