.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





12 ottobre 2009


LA SERBIA NELL’INSTANCABILE LOTTA PER IL “SUO” KOSOVO

Di Marina Szikora
pubblicato da Libertiamo.It
08 ottobre 2009

Queste righe vogliono essere un modesto tentativo di illustrare la realtà politica della Serbia relativa alla delicatissima questione del Kosovo, l’ex provincia serba che proclamò unilateralmente la sua indipendenza e secessione dalla Serbia e che Belgrado tutt’ora, con una fermissima iniziativa diplomatica, rilevandone l’aspetto pacifico e giuridico, tenta con tutti i mezzi disponibili di restituire alla propria sovranità ed integrità territoriale.Per motivi di spazio (e per non stancarvi troppo) questo non può essere un riassunto storico della causa kosovara, ma solo una illustrazione del come e del perchè la Serbia continua ad affermare che mai e a nessuna condizione rinuncerà al suo Kosovo i Metohija, culla culturale e religiosa serba.

Il nome in serbo è, appunto, Kosovo i Metohija: si tratta di una provincia autonoma indipendentista della Serbia, amministrata dall’Onu, che ha dichiarato la propria indipendenza, unilateralmente, il 17 febbraio 2008. Nella Costituzione serba il nome ufficiale del neo Stato kosovaro riconosciuto da una sessantina di Stati membri dell’Onu, è Kosovo e Metohija e il secondo termine (internazionalmente poco conosciuto) è il nome tradizionale serbo per la parte occidentale della provincia. Va sottolineato che il Kosovo prende il proprio nome dalla località di Kosovo Polje, che si trova 8 km a sud ovest della capitale Pristina e che fu teatro della mitica battaglia omonima del 1389. Bitka na Kosovu Polju (la battaglia in Kosovo Polje) è simbolo della resistenza serba contro l’avanzata dell’impero ottomano nei Balcani.

Nella Jugoslavia del Maresciallo Tito, a partire dal 1944 e dopo la fine della Seconda guerra mondiale, fu in larga parte vietato ai profughi di guerra serbi il ritorno alle proprie case in Kosovo. Al posto dei cittadini serbi massacrati ed espulsi dal Kosovo da parte dei nazisti, arrivarono i cittadini di etnia albanese, una parte dei quali fu a sua volta espulsa dal Kosovo nel periodo tra le due guerre. Nella Costituzione della Jugoslavia di Tito, il Kosovo e Metohija, come la Vojvodina, aveva lo status di provincia autonoma, non paritario quindi con quello delle sei repubbliche costituenti (Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia), alle quali secondo la Costituzione era riconosciuto il diritto di secessione. Nel 1968 e poi nel 1981 (pochi mesi dopo la morte di Tito), l’etnia albanese aveva manifestato chiedendo invano uno status di repubblica per il Kosovo. Da sottolineare che in quel periodo la popolazione albanese si triplicò, e dal 75 per cento passò ad oltre il 90, mentre i serbi ristagnavano, calando dal 15 all’8 per cento.

Il 1987 è l’anno, ricordatissimo, in cui l’allora leader della Lega dei Comunisti di Jugoslavia (Savez Komunista Jugoslavije) Slobodan Milosevic, inviato in Kosovo a fin di pacificazione, si schierò apertamente dalla parte dei serbi e pronunciò il suo famoso intervento in cui prometteva ai serbi entusiasti: “mai più nessuno potrà toccare un serbo”. Da quel momento iniziò il cammino di Slobodan Milosevic in quanto leader nazionalista serbo e nel marzo 1989 revocò gran parte dell’autonomia costituzionale del Kosovo e della Vojvodina. In occasione del seicentesimo anniversario della prima battaglia del Kosovo a Kosovo Polje, il 28 giugno 1989, Milosevic, allora Presidente della Repubblica di Serbia, pronunciò un discorso rigido contro l’etnia albanese. Da un lato, questo discorso fu una delle cause che portò alla disgregazione della Jugoslavia. Dall’altro, rappresentò l’inizio di una politica aggressiva che si manifestò nella chiusura delle scuole autonome di lingua albanese e nella sostituzione di funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone ritenute fedeli alla Serbia.

La reazione albanese alla perdita dei suoi diritti costituzionali fu all’inizio quella di una resistenza non violenta, guidata dalla Lega democratica del Kosovo (LDK) del defunto leader Ibrahim Rugova. Di seguito, gli albanesi boicottarono le istituzioni ed elezioni ufficiali e stabilirono istituzioni e scuole separate. Il 2 luglio 1990 dichiararono l’indipendenza della Repubblica del Kosovo che fu riconosciuta solo dall’Albania, adottarono una costituzione e tennero un referendum sull’indipendenza nel 1992. Il risultato del referendum fu un 98 per cento di sì di un totale dell’80 per cento dei votanti. La resistenza non violenta si trasformò ben presto, a partire dal 1995 (dopo la fine della guerra in Bosnia Erzegovina) in una lotta armata indipendentista a capo della quale vi fu l’UCK (Ushtria Clirimtare e Kosoves). Seguì il genocidio di Milosevic contro gli albanesi kosovari che si manifestò in massacri sanguinosi, uccisione di molti civili (il cui numero è stimato tra 5.000 da parte dei serbi fino ad un numero maggiore di 10.000 secondo fonti albanesi), in distruzioni di circa 200.000 abitazioni private, scuole, moschee ed altri edifici. Circa 800.000 civili furono costretto a fuggire dal Kosovo verso l’Albania.

Un vero conflitto armato esplose nel 1999 in cui si inserirono anche diverse forze internazionali per proteggere il Kosovo ed i suoi abitanti. La pulizia etnica fu così fermata e le due parti in conflitto furono invitate a trovare una soluzione comune, che ad oggi non ha visto un esito positivo. Con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1244, approvata nel 1999 e a cui tutt’oggi i Paesi che non riconoscono l’indipendenza di Pristina (Russia e Cina in prima fila) fanno riferimento, il Kosovo fu provvisto di un Governo e un Parlamento provvisorio e posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO. I tentativi di normalizzazione della situazione delicatissima hanno però visto episodi sporadici di violenza, come ad esempio nel marzo 2004, quando gruppi composti principalmente da kosovari di etnia albanese attaccarono oltre trenta chiese e monasteri cristiani in Kosovo, uccidendo almeno venti persone e incendiando decine di abitazioni di serbi, nell’arco di cinque giorni .

Dopo la morte del presidente Ibrahim Rugova nel 2006 furono avviati i negoziati serbo–kosovari sotto la guida del mediatore ONU Martti Ahtisaari per definire lo status della provincia serba. Nonostante numerosissimi incontri tra le due parti, il piano per lo status finale del Kosovo preparato da Ahtisaari non fu mai condiviso ne’ dai serbi, che non volevano perdere la sovranita’ sulla provincia, ne’ dai kosovari, che miravano alla piena indipendenza. Il 16 febbraio 2008, un giorno prima dell’annunciata proclamazione d’indipendenza, l’Ue ha approvato l’invio di una missione civile internazionale in Kosovo, chiamata Eulex in sostituzione della missione UNMIK e per condurre il Paese nel periodo di transizione. La missione Eulex, composta da 2000 uomini, tra cui più di 200 italiani, ha l’obiettivo di sostenere le autorità kosovare nel mantenimento della sicurezza e dell’ordine pubblico, nel settore doganale e nell’amministrazione della giustizia. Lo stesso giorno dell’autoproclamata indipendenza da parte di Pristina, il 17 febbraio 2008, il Costa Rica è stato il primo Paese a riconoscere il Kosovo indipendente. Il giorno dopo, il 18 febbraio seguirono importanti riconoscimenti da parte degli Stati Uniti e dell’Albania. L’Ue non è riuscita a raggiungere un accordo unitario sul riconoscimento del nuovo Stato albanese e vi restano fortemente contrari Spagna, Grecia, Cipro, Romania e Slovacchia che nel riconoscimento ufficiale vedono un gravissimo pericolo di instabilità interna per le autonomie che chiedono più spazi e riconoscimenti. Il Governo italiano, ricordiamolo, ha riconosciuto ufficialmente l’indipendenza del Kosovo il 21 febbraio 2008.

Per quanto riguarda le forti contrarietà al riconoscimento da parte di paesi extraeuropei, vi sono in primo luogo Russia e Cina, entrambe con potere di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che non si è pronunciato a favore dell’indipendenza, ribadendo la propria Risoluzione n. 1244, che definisce il territorio kosovaro sotto sovranità serba. Le Nazioni Unite hanno accolto la richiesta della Serbia, rivendicata da Belgrado come una grande vittoria diplomatica, e hanno incaricato la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja a pronunciarsi sulla legalità dell’autoproclamata indipendenza unilaterale del Kosovo. Il prossimo primo dicembre sarà cosi avviato il processo davanti a questo organo giuridico internazionale la cui decisione, anche se non vincolante, avrà un valore sicuramente rilevante, sia per il Kosovo indipendente che per i valori del diritto internazionale.

La Settimana scorsa, alla sessantaquattresima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si caratterizza, come ormai di consueto, con gli interventi dei Capi di Stato e di Governo dei 192 Paesi membri dell’Onu, il presidente della Serbia Boris Tadic ha messo in primo piano, come annunciato, l’impegno della Serbia contro ulteriori riconoscimenti del Kosovo indipendente. Il presidente serbo si e’ appellato agli Stati che non hanno ancora riconosciuto la secessione di Pristina di non cambiare questa decisione e di impedire così una delle più grandi minacce al sistema internazionale che fu stabilito con l’istituzione delle Nazioni Unite. Rivolgendosi ai partecipanti dell’AG, il presidente Tadic ha sottolineato che i paesi che continueranno a sostenere l’integrità territoriale della Serbia contro la secessione di Pristina, contribuiranno alla decisione della Corte Internazionale di Giustizia chiamata a pronunciarsi sulla legalità dell’indipendenza kosovara in un’atmosfera libera di pressioni politiche. «Non c’è dubbio che il parere di questa corte sarà un forte precedente giuridico che si rispecchierà sull’intero sistema delle Nazioni Unite. L’esito finale ostacolerà gli altri momenti separatisti dal tentativo di realizzare le loro intenzioni oppure sarà un incoraggiamento ad intraprendere una via simile. In parole povere, se non verrà contestata questa indipendenza proclamata unilateralmente, saranno aperte le porte per negare l’integrità territoriale a qualsiasi membro delle Nazioni Unite» ha avvertito Boris Tadic. Come ribadito dal Capo dello Stato serbo, il principale obiettivo strategico della Seria è l’adesione all’Ue. Inoltre, «oltre ai quattro pilastri della nostra politica estera – Bruxelles, Mosca, Washington e Pechino – vogliamo approfondire i contatti con i paesi del movimento dei Nonallineati» ha detto Tadic al Palazzo di Vetro.

Il dibattito generale sulla legalità dell’indipendenza proclamata dal Kosovo, che si terrà in seno alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, avrà quindi inizio il prossimo primo dicembre e avranno diritto ad intervenire, con dichiarazioni e commenti, tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, anche quelli che non hanno presentato precedentemente i loro rapporti con le argomentazioni e repliche. Il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic ha espresso soddisfazione che soltanto 61 Paesi, quindi meno di un terzo del totale di 192 Stati membri dell’Onu, hanno riconosciuto l’indipendenza kosovara, valutando che questo e’ dovuto al successo dell’impegno della diplomazia serba. Il Ministro degli Esteri serbo ha sottolineato anche l’importanza che tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia) hanno accettato di presentare le loro posizioni sulla questione davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. Belgrado si dice convinta che la Corte con sede all’Aja proclamerà l’indipendenza del Kosovo come un atto illegale e questo, secondo le valutazioni serbe, aiuterà la Serbia e l’intera regione a progredire nel cammino verso l’adesione all’Ue.


14 giugno 2007


TELEKOM SERBIA: QUINDICI DOMANDE SENZA RISPOSTA

Dieci anni fa, il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora di proprietà per il 61% del ministero del Tesoro) acquistava il 29% di Telekom Srbija per la somma di 893 milioni di marchi (pari a 456 milioni di euro). Il giorno seguente i 3/4 di quei soldi finivano in conti correnti riconducibili direttamente all'allora uomo forte della Serbia Slobodan Milosevic, mentre il rimanente fu incassato da Milosevic pochi mesi dopo. Dieci anni dopo sono ancora tante le domande senza risposta su una vicenda che si è cercato di ridurre ad un affare di tangenti.
Telekom Serbia fu un’operazione economico-finanziaria che diede ossigeno ad un regime e ad un dittatore già in quel momento sotto accusa per crimini di guerra. Il tutto senza che il governo dell’epoca (il Prodi 1 con Ciampi ministro del Tesoro) intervenisse per bloccare l’operazione. Telekom Serbia fu anche una disastrosa operazione economica. Nel dicembre 2002, infatti, il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, ha rivenduto al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Srbija per 195 milioni di euro, pagabili in rate che scadranno nel luglio 2008, contro i 456 milioni ricavati da Milosevic nel 1997.
Insomma, l'affaire Telekom Serbia sono i soldi dei cittadini italiani andati a rafforzare il regime di un dittatore e utilizzati per comprare beni che due anni dopo l'Italia avrebbe bombardato nell’ambito dell’intervento NATO in Kosovo della primavera 1999. L'affaire Telekom Serbia è la mancata assunzione della responsabilità politica – magari con conseguenti scuse ai cittadini italiani e serbi – da parte di Prodi, Dini, Fassino e Ciampi. Tentare di nascondere quanto accadde dieci anni fa tra Torino, Roma e Belgrado usando come specchietto per le allodole Igor Marini è quindi un’operazione di “depistaggio politico” se non di vera e propria falsificazione storica. Ma dieci anni dopo restano almeno quindici domande che il radicale Giulio Manfredi ha messo in fila nella speranza che prima o poi qualcuno voglia renderne conto ai cittadini italiani e serbi.


TELEKOM SERBIA: QUINDICI DOMANDE RIMASTE ANCORA SENZA RISPOSTA

1) Perché il governo Prodi non rispose all’interrogazione parlamentare (4-06641 del 25 giugno 1997, presentata dall’unico parlamentare radicale dell’epoca, il senatore Piero Milio) che, appena quindici giorni dopo la conclusione dell’affaire, chiedeva spiegazioni su un’operazione economica che aveva rafforzato il regime di Milosevic? L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, trasmise per competenza la suddetta interrogazione all’allora ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia; anche il ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, ricevette la suddetta interrogazione.
Né Ciampi né Maccanico risposero, né allora né dopo.

2) Perché le prime trattative con il governo serbo furono intraprese a partire dal novembre 1994, mentre era vigente un embargo ONU nei confronti del regime serbo (sospeso solamente nel novembre 1995 e revocato un anno dopo) che vietava qualsiasi rapporto economico con Milosevic?

3) A questo proposito, cosa ci faceva a Torino, il 28 novembre 1994, una delegazione d’affari serba di altissimo livello? Dopo aver incontrato i vertici della FIAT – come risulta da documenti trasmessi dai radicali alla Procura della Repubblica di Torino e alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia – i serbi incontrarono anche i vertici di Telecom Italia (la cui sede legale era allora a Torino) per gettare le basi dell’affaire Telekom Serbia?

4) Perché chi, in primis Romano Prodi, sostiene che il governo Prodi aveva disciplinato secondo un principio di "non intervento" i rapporti fra il Ministero del Tesoro e le società da esso controllate non ha mai esibito, in questi dieci anni, un decreto ministeriale, una circolare, un atto di indirizzo che accrediti questa obiettiva "rivoluzione" nei rapporti fra il Tesoro e le società partecipate?

5) A tal proposito e a fortiori, è vero o no che nel 1997 era ormai in vigore da tre anni la legge 30 luglio 1994, n. 474 sulle privatizzazioni, che riconosce un potere speciale del Governo perfino sulle società ex statali e poi privatizzate (è il caso della Stet), riservando al ministero del Tesoro un’azione d’oro (golden share), cioè un potere di intervento, condizionamento e perfino veto su alcune decisioni, del tutto indipendente dalla quota azionaria detenuta dallo Stato?

6) Il Romano Prodi che assiste impassibile al closing dell’affaire Telekom Serbia (9-10 giugno 1997) è lo stesso signore che il 18 gennaio 1997 trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale del governo "Sulla politica informativa e della sicurezza" in cui si parla della "grave crisi politica innescatasi a Belgrado", delle "imponenti manifestazioni di protesta dopo l’annullamento delle elezioni amministrative" e si prevede che "l’aspirazione popolare alla completa democratizzazione del Paese non sia reprimibile a lungo, anche se la dirigenza di Belgrado non sembra disposta a cedere il potere. Ne potrebbe derivare un prolungato periodo d’instabilità politica …" ?

7) Il Romano Prodi di cui sopra è sempre lo stesso signore che il 1° agosto 1997, ovvero cinquanta giorni dopo la conclusione dell’affaire, trasmette alla Presidenza della Camera la relazione successiva in cui è scritto "in Serbia diviene più aspro il confronto tra il governo e l’opposizione, in vista delle elezioni repubblicane che si terranno entro fine anno" e si denuncia anche "la precarietà della situazione in Kosovo"?

8) Come si concilia l’affermazione di Piero Fassino (trasmissione "L’alieno", Italia Uno, 3/12/03), all’epoca dei fatti sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani, secondo il quale l’affaire Telekom Serbia fu "una trattativa fra due aziende …(per cui) …non vi era nessuna ragione per cui un sottosegretario agli Esteri se ne occupasse" con quanto scritto dai Pubblici Ministeri torinesi nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (9/05/05): "…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne …"?

9) Riassumendo, on. Fassino, una delle due aziende da Lei evocate (Telecom Italia) era controllata per il 61% dal Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana; l’altra, Telekom Serbia, era stata creata ad hoc da Milosevic una settimana prima della conclusione dell’affaire per incamerare i soldi dei cittadini italiani e greci (rispettivamente 456 e 328 milioni di euro); aver rafforzato Milosevic proprio nel momento in cui il suo regime era traballante, avergli permesso di assicurarsi il consenso sociale per vincere le elezioni, non era una ragione sufficiente affinché il sottosegretario Fassino, debitamente informato dal suo ambasciatore a Belgrado, se ne occupasse ed impedisse il vergognoso affaire?

10) Accantonando per un attimo le considerazioni politiche, come si può definire se non disastroso un investimento che termina nel dicembre 2002, quando il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, rivende al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Serbia per 195 milioni di euro (pari a 378 miliardi di lire, pagabili in comode rate che scadranno nel luglio 2008) contro gli 878 miliardi di lire consegnati sull’unghia a Milosevic?

11) Non era prevedibile un simile esito partendo dal presupposto che – come accertato sia dalla Procura di Torino sia dalla commissione parlamentare d’inchiesta – la "due diligence", l’analisi economico-finanziaria dell’azienda Telekom Serbia, fu effettuata dagli uomini di Telecom Italia sulla base di informazioni e documenti forniti dai serbi e non verificati sul campo?

12) Non era addirittura previsto un simile esito se Tomaso Tommasi di Vignano, amministratore delegato all’epoca di Telecom Italia, spedì a Belgrado già il 24 giugno 1997 il Dr. Giovanni Garau, conosciuto in Telecom come "il bandito", l’uomo duro, coraggioso, da impiegare nelle situazioni più difficili? Garau, prima dell’avventura serba, era direttore regionale Telecom in Campania e Basilicata; gestiva due milioni di abbonati con 5.000 dipendenti; in veste di vicedirettore generale di Telekom Serbia, si trovò a gestire lo stesso bacino d’utenza … ma avvalendosi di ben 13.500 dipendenti, non licenziabili per almeno cinque anni!

13) E’ normale che un grande gruppo come Telecom Italia paghi ben 30 milioni di marchi per spese di consulenza ad una sconosciuta società macedone, la Mak Environment, che ha per oggetto sociale principale la produzione di mangimi per animali e non ha comunque come "mission" l’attività di intermediazione? E ciò sulla base di un accordo siglato a ridosso del closing dell’affaire, il 5 giugno 1997, per consulenze svolte nei precedenti 16 mesi, come stigmatizzato dal Collegio sindacale di Telecom Italia nella sua "Memoria sull’acquisizione di Telekom Serbia" (12 giugno 2001) con queste parole inequivocabili: "…il conferimento dell’incarico dopo che lo stesso è stato svolto per lungo tempo non rispecchia le procedure in essere presso il Gruppo all’epoca dei fatti esaminati …" ?! E’ normale che il compratore (Telecom Italia) versi 17 miliardi e mezzo di lire ai consulenti finanziari e legali dei serbi? Di solito, ognuno paga i propri consulenti; semmai, chi incassa i soldi paga gli avvocati del compratore.

14) Perché né la commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia né la Procura della Repubblica di Torino sono riuscite ad audire sulla vicenda il signor Mihalj Kertes, all’epoca dei fatti capo delle dogane serbe e "eminenza grigia" dei fondi neri di Milosevic, come si evince dal cosiddetto "Rapporto Torkildsen" (dal nome dell’analista finanziario norvegese che lo predispose nel 2002 per conto del Tribunale Penale Internazionale sull’ex-Jugoslavia)? Rapporto che i radicali consegnarono sia alla Procura della Repubblica sia alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo ad entrambe di sentire il signor Kertes, cosa non impossibile visto che il suddetto rese esaustiva e volontaria testimonianza sulle sue attività agli ispettori del Tribunale dell’Aja?

15) Infine, per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)?
Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): "…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due "facilitatori" dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…".

Torino, 11 giugno 2007

Giulio Manfredi (manfredi61@hotmail.com)
Direzione nazionale Radicali Italiani

Tutti i documenti citati sono reperibili su
www.associazioneaglietta.it nella sezione Telekom Serbia

Sull'affaire si consiglia inoltre la lattura di

"Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003" di Giulio Manfredi (Stampa Alternativa, 2003, postfazione di Marco Pannella)

"Telekom Serbia: l’affare di cui nessuno sapeva" di Francesco Bonazzi (Sperling & Kupfer)


13 giugno 2007


LE DOMANDE SENZA RISPOSTA SULL'AFFARE TELECOM SERBIA

Dieci anni fa, il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora di proprietà per il 61% del ministero del Tesoro) acquistava il 29% di Telekom Srbija per la somma di 893 milioni di marchi (pari a 456 milioni di euro). Il giorno seguente i 3/4 di quei soldi finivano in conti correnti riconducibili direttamente all'allora uomo forte della Serbia Slobodan Milosevic, mentre il rimanente fu incassato da Milosevic pochi mesi dopo. Nella ricorrenza i radicali torinesi Bruno Mellano, deputato della “Rosa nel pugno”, Silvio Viale, segretario dell'Ass. “Adelaide Aglietta”, e Giulio Manfredi, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani hanno tenuto una conferenza stampa lo scorso 11 giugno a Torino. Perché Torino? Perché all’epoca dei fatti Telecom Italia aveva lì la sua sede legale; perché nel novembre 1994, in pieno embargo Onu alla Serbia, a Torino arrivò una delegazione d’affari serba che incontrò i vertici della Fiat (incontrarono anche i vertici Telecom per gettare le basi dell’affaire?); perché a Torino, nel 1998, gli esponenti radicali Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell’Alba comprarono azioni Telecom per intervenire alle assemblee degli azionisti e denunciare l’affaire; perché fu la Procura di Torino, nel 2001, ad aprire un fascicolo sulla vicenda e ad archiviarlo, come ho scritto più sopra, nel maggio del 2005.

A dieci anni sono ancora tante le domande senza risposta su una vicenda ben poco commendevole che si è cercato di ridurre (si fa per dire) ad un affare di tangenti (per altro non provate) mentre è ben altro.
L’ affaire Telekom Serbia è un’operazione economico-finanziaria che diede ossigeno ad un regime e ad un dittatore già in quel momento sotto accusa per crimini di guerra. Il tutto senza che il governo dell’epoca (il Prodi 1 con Ciampi ministro del Tesoro), debitamente informato di cosa stava accadendo, intervenisse per bloccare l’operazione. L'allora senatore radicale Piero Milio nello stesso 1997 presentò un’interrogazione a Prodi, Ciampi e Maccanico (allora ministro delle Comunicazioni) per chiedere conto dei soldi consegnati a Milosevic: l'interrogazione non ha mai avuto risposta risposta.

Igor Marini apparve sei anni dopo, nel 2003, ma l'affaire Telekom Serbia non è Igor Marini e le sue accuse a “Ranocchio” (Dini, nel '97 ministro degli Esteri), “Cicogna” (Fassino, nel '97 sottosegretario agli Esteri) e “Mortadella” (Prodi) su presunte tangenti. Telekom Serbia sono i soldi di Telecom Italia – cioè dei cittadini italiani – andati a rafforzare il regime di un dittatore, utilizzati per comprare beni che solamente 24 mesi dopo avremmo bombardato con i nostri aerei e i nostri piloti, nell’ambito dell’intervento NATO in Kosovo della primavera 1999. L'affaire Telekom Serbia è la mancata assunzione della responsabilità politica – magari con conseguenti scuse ai cittadini italiani e serbi – da parte di Prodi , Dini , Fassino e Ciampi. Tentare di nascondere quanto accadde dieci anni fa tra Torino, Roma e Belgrado usando come specchietto per le allodole Igor Marini è quindi un’operazione di “depistaggio politico” se non di vera e propria falsificazione storica. Tra l'altro è lecito chiedersi se nella vicenda Telekom Serbia vi fu l’intervento dei servizi di sicurezza italiani viste le notizie sulle intercettazioni effettuate dal cosiddetto “sistema di sicurezza “ di Telecom (Tavaroli, Ghioni, Mancini). Su questo aspetto particolare gli attuali parlamentari radicali Capezzone e Mellano hanno presentato un'interrogazione che si spera non abbia lo stesso destino di quella del senatore Milio. Senza dire che la commissione parlamentare d’inchiesta costituita ad hoc e che si recò in missione anche a Belgrado (missione che seguii come inviato di Radio Radicale) non ha mai presentato una relazione finale, come invece prevedeva la legge istitutiva, mentre la Procura di Torino aprì un fascicolo sulle vicenda nel 2001 per poi archiviarlo nel maggio del 2005.

Telekom Serbia non fu però solamente una discutibile operazione politica: fu anche una disastrosa operazione economica. Nel dicembre 2002 il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, ha rivenduto al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Srbija per 195 milioni di euro, pagabili in rate che scadranno nel luglio 2008, contro i 456  milioni avuti da Milosevic nel 1997. D'altra parte, all'epoca dell'”affare” i tecnici di Telecom Italia incaricati di stimare il valore dell’azienda di Belgrado dovettero fidarsi dei documenti forniti loro dai serbi. Tra l'altro, la Procura di Torino ha accertato che una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire è finita alla società Goodtime Sas di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione parlamentare d’inchiesta e grande accusatore di Prodi, Dini e Fassino mentre altri soldi sono andati alla società Edizioni di Roma, di cui socio e presidente del consiglio di amministrazione era lo stesso esponente di An.

Sul sito di Radio Radicale è disponibile la registrazione della conferenza stampa che i radicali torinesi hanno tenuto lunedì 11 giugno. Sul sito di Radicali italiani se ne può trovare invece una sintesi scritta. Chi fosse interessato alla documentazione sulla vicenda puà andare sul sito dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino.

Segnalo infine il libro “Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003” di Giulio Manfredi pubblicato da Stampa Alternativa.

sfoglia     settembre        novembre
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom