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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





8 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 5 settembre 2009:

- nella prima parte la situazione politica in Croazia e Serbia, lo stato del processo di riforme in Albania, la situazione della minoranza albanese in Montenegro
- nella seconda parte l'intervista a Cristophe Solioz, direttore del Center for European Integration Strategies di Ginevra, sulla importanza della "questione serba" per i Balcani e per l'Europa.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


27 maggio 2009


KOSOVO, RAPPORTO ONG: MINORANZE NON SERBE SENZA PROTEZIONE

Cerimonia di matrimonio tra i Gorani del Kosovo (Foto di Tanya Mangalakova da www.osservatoriobalcani.org)Persone appertenenti a minoranze non serbe del Kosovo serebbero costrette ad abbandonare il Paese perché si sentono discriminate poiché dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Serbia (proclamata il 17 febbraio 2008) è diminuita la protezione dei diritti dei gruppi etnici non-serbi. Lo sostiene l'organizzazione Minority Rights Group International, con base a Londra, in un rapporto pubblicato oggi che attribuisce l'esodo alla mancanza di volontà delle autorità kosovare di garantire i diritti di tutti gli abitanti del Paese. Secondo MRGI, la discriminazione nasce dall'impressione che le minoranze in Kosovo siano state alleate o abbiano fatto poco per opporsi al regime serbo di Slobodan Milosevic nel 1990.

Su una popolazione totale di due milioni di abitanti (il 92% dei quali è di etnia albanese), le minoranze non serbe sono circa il 5%, mentre i serbi sono circa 120 mila. Secondo il rapporto, ''nella maggioranza albanese vi e' una mancanza di volonta' politica e di investimenti sostanziali a favore dei diritti delle minoranze. Se si aggiunge il cattivo stato dell' economia, significa che molti membri delle comunita' devono ora lasciare il nuovo stato del Kosovo''. A soffrirne, secondo l'Mgi, sono le minoranze bosniaca, turca, Rom, Ashkali (etnia di origine egiziana residente nel sud dei Balcani da secoli) e Gorani (etnia slava di religione musulmana). Molti membri di questi gruppi, dice il rapporto, hanno lasciato il Kosovo da tempo.

Il rapporto critica anche la comunita' internazionale, accusandola di aver dedicato eccessiva attenzione ai rapporti fra serbi e albanesi, ignorando gli altri gruppi. ''Prioritario per la comunita' internazionale dovrebbe essere garantire che vi sia un qualche tipo di meccanismo internazionale a favore dei diritti umani delle minoranze in Kosovo'', ha detto in un'intervista Marc Lattimer, direttore di MRGI. Secondo Lattimer, una politica di tutela delle minoranze faciliterebbe il cammino del Kosovo verso l'Unione europea. Inoltre, "l'assenza di certezza circa lo status internazionale del
Kosovo dovuta all'opposizione della Serbia ha limitato la concreta applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani".

Lattimer, sottolinea che gli ashkali egiziani e turchi, i bosgnacchi, i croati, i gorani e i rom del Kosovo "soffrono dell'assenza di accesso all'informazione o all'educazione terziaria nella loro lingua. Questa circostanza combinata a dure condizioni economiche, ha fatto sì che molti di questi gruppi abbiano iniziato a lasciare definitivamente il Kosovo". Il rapporto evidenzia inoltre che "a dieci anni dal conflitto [tra Serbia e Kosovo] i membri delle comunità delle minoranze languono ancora in pessime condizioni nei campi profughi vicino Mitrovica (nord)". La preoccupazione è maggiore per ashkali egiziani e rom "che non hanno un altro Paese dove rifugiarsi".

Il rapporto di Minority Right Group International sulle minoranze non serbe in Kosovo (in inglese)

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