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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


24 dicembre 2009


L'UE ABOLISCE I VISTI PER SERBIA, MONTENEGRO E MACEDONIA

DICIOTT'ANNI DI ATTESA PER POTER FARE LE VALIGIE E VIAGGARE
Di Marina Szikora (*)

Dalla settimana scorsa i cittadini della Serbia, del Montenegro e della Macedonia possono con il loro «passaporto rosso» viaggiare per l'Europa senza visto. Le prime impressioni nei tre paesi sono state focalizzate sui viaggiatori che per primi hanno assaporato la nuova realta' alla quale aspiravano da tanto tempo. Forse la lunga attesa piuttosto che provocare grande euforia ha fatto diventare questa vicenda un momento, si potrebbe dire, quasi del tutto normale e tranquillo. Va sottolineato che tutti i paesi dell'ex Jugoslavia conoscono molto bene questo tipo di 'liberta' vale a dire libera circolazione dei loro cittadini per i paesi europei. Perche' nell'epoca dell'ex Jugoslavia, il passaporto rosso jugoslavo era l'unico passaporto dell'est a cui era acconsentito viaggiare senza visti e bariere. Proprio come dice uno dei passeggeri che da Belgrado ha preso l'aereo per Monaco di Baviera, Zoran Klenovic: «Diciott'anni ho atteso questo giorno per poter semplicemente fare le valigie e viaggare. Prima, con il passaporto rosso di Tito questo non era un problema, adesso abbiamo nuovamente i passaporti rossi. 18 anni sono tanti, vero?» ha detto Klenovic.
Il primo gruppo di 50 cittadini in compagnia con il vicepresidente del Governo serbo, Bozidar Djelic, reponsabile per le integrazioni europee in modo simbolico, un minuto dopo mezzanotte, hanno presso l'aereo per Bruxelles, segnando cosi' l'inizio del viaggio dei cittadini della Serbia nell'Ue senza visti. Un viaggio simbolico e' stato compiuto anche dal ministro degli esteri Vuk Jeremic con cittadini della citta' di Subotica in Vojvodina i quali hanno passato il confine Horgos verso l'Ungheria. Stesso viaggio e' stato compiuto anche dal ministro degli interni Ivica Dacic e dalla ministro di giustizia Snezana Malovic. I tre ministri sono stati accolti al confine ungherese dal ministro degli esteri dell'Ungheria, Peter Balazs.
Ma il segnale verde per la liberalizzazione dei visti alla Serbia, almeno dal puno di vista mediatico, resta in secondo piano rispetto alla notizia numero uno che riguarda il futuro europeo della Serbia. Martedi' 22 dicembre, il presidente della Serbia Boris Tadic ha consegnato a Stoccolma la richiesta ufficiale di candidatura di Belgrado per l'adesione all'Ue. Secondo Tadic, la Serbia ha completato l'intera procedura per presentare la domanda e ha adempiuto tutti i suoi obblighi verso i partner ed amici dell'Ue. « Tutt'altra e' la questione se avremo lo status di candidato prima della conclusione della collaborazione con il Tpi dell'Aja» ha precisato pero' Tadic. Tuttavia - ha osservato il presidente serbo - i cittadini della Serbia devono sapere che la candidatura viene presentata nel miglior momento possibile e ha aggiunto che «Mai prima nella storia della presentazione della candidatura di adesione all'Ue e' accaduto che due Stati membri (Svezia e Spagna) con lo stesso livello di approvazione accettano una candidatura».
Diversamente dalla Serbia, l'inserimento sulla cosidetta lista bianca Schengen a Podgorica, le autorita' montenegrine hanno deciso di celebrare piu' modestestamente con soltanto un paio di viaggi di promozione per i cittadini montenegrini. Da aggiungere anche il fatto che in Montenegro queto evento importante e' coinciso purtroppo proprio con la proclamazione dell'epidemia dell'influenza suina e la precipitazione nella sempre piu' profonda crisi economica. Cosi', il Governo montenegrino e la compagnia nazionale «Montenegroairlines» hanno segnato l'abolizione dei visti per i cittadini del Montenegro organizzando un volo promozionale gratis per Roma e con biglietti aereo a basso costo a tutte le destinazioni europee in cui e' valido l'accordo Schengen.
La decisione della liberalizzazione dei visti e stata accompagnata anche dall'adesione di Podgorica alla cosidetta MAP della Nato e l'elaborazione delle risposte alle domande della Commissione europea relative all'adesione che il premier Milo Djukanovic ha consegnato solennemente a Bruxelles. Interrogati sul cambiemento che entrato in vigore dal 19 dicembre, i cittadini montenegrini hanno risposto maggiormente di essere soddisfatti perche' d'ora in poi non saranno piu' trattati come persone di secondo grado, anche se alcuni non sono certi che saranno nelle condizioni finanziarie di utilizzare i benefici del regime senza visti.
Esad Kocan, capo redattore del settimanale montenegrino 'Monitor', avverte che il ricordo agli anni in cui quelli che adesso sono al potere, nel momento in cui il Montenegro «e' diventato il piu' bel carcere nel mondo» non dovrebbe essere trascurato, poiche' i politici dimenticano facilmente il loro impegno politico e di guerra che ha spinto i paesi dell'ex Jugoslavia in sanzioni facendoli diventare un buco nero europeo. Secondo Kocan, il ricordo a quegli anni non puo' svanire e questo non sono i tempi per un semplice marketing ma per analisi e riflessioni profonde.
I politici, leader di partito ma anche i cittadini della Macedonia con grande soddisfazione hanno accolto la notizia dell’abolizione dei visti. Il presidente della Macedonia, Gjorge Ivanov ha salutato la decisione di Bruxelles sottolineando “soddisfazione perche’ l’Ue e’ rimasta fedele alla grande visione del continente unito e aperto. La Repubblica Macedonia, continua ad adempiere le riforme” ha detto il presidente Ivanov. La decisione e’ stata anche salutata dal premier Nikola Gruevski, mentre il ministero degli esteri macedone ha rilasciato un comunicato in cui si dice che l’abolizione dei visti e’ un benificio grande e pratico che acconsentira’ una maggiore mobilita’, scambi di idee, progresso nella collaborazione in tutti i settori della vita sociale e catalizzera’ il processo della europeizzazione della societa’ macedone. I partiti dell’opposizione macedone hanno avvertito il governo che questa decisione non puo’ essere un sostituto per un eventuale non ottenimento della data di inizio dei negoziati di adesione all’Ue.

Marina Szikora è corrispondente di Radio Radicale e collaboratrice fissa di Passaggio a Sud Est. Questo è il testo della corrispondenza per lo Speciale del 23 dicembre 2009.


24 dicembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est questa settimana si occupa dell'abolizione dei visti Ue per Serbia, Macedonia e Montenegro.
Dopo anni di attesa, alla mezzanotte tra giovedì e venerdì scorsi è scattata l'abolizione dei visti di ingresso nell'Ue per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro. La decisione, nell'aria da mesi, è stata annunciata dal Consiglio dei ministri Ue lo scorso 30 novembre, accogliendo la proposta della Commissione. Nello specifico, i cittadini dei tre paesi in possesso del nuovo passaporto biometrico potranno entrare senza bisogno di visto di ingresso e trattenersi per un massimo di 90 giorni nell'arco di sei mesi per motivi turistici o simili in tutti i Paesi Ue, eccetto Regno Unito e Irlanda, oltre che in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Chi non ha ancora ottenuto questo passaporto, deve invece continuare a richiedere il visto presso l’ambasciata del paese che desidera visitare. L’abolizione del visto turistico non significa che i cittadini serbi, macedoni e montenegrini possano lavorare o andare a scuola nei paesi membri dell’Ue: per fare questo serve loro ancora un permesso speciale.
Quella dell'abolizione dei visti è certamente una buona notizia, perché i cittadini di questi tre Paesi potranno uscire dal ghetto in cui sono rimasti in tutti questi anni. Ma è anche una notizia triste, se si pensa ai quasi vent'anni passati: quasi una generazione di europei cresciuta con il peso di conflitti, sanzioni, embarghi, tra la diffidenza di molti degli altri europei, mentre i loro genitori, quando c'era la Jugoslavia titina, con il loro passaporto rosso, unici tra i cittadini dell'est europeo, potevano muoversi liberamente fuori dal loro paese.
L'ultima puntata del 2009 dello Speciale propone una panoramica delle reazioni e dei commenti nei tre Paesi interessati all'abolizione dei visti per l'Ue - Serbia, Montenegro e Macedonia - e negli altri che invece restano in lista d'attesa: Albania, Bosnia e Kosovo.
La trasmissione, curata da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è andata in onda mercoledì 23 dicembre su Radio Radicale ed è riascoltabile e scaricabile dal sito www.radioradicale.it.


16 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 12 settembre 2009:

- Turchia: presentato a Bruxelles il dossier dell'Independent Commission on Turkey, "Turchia in Europa: Rompere il circolo vizioso". Intervista di David Carretta a Emma Bonino
- Croazia: sbloccata la trattativa con la Slovenia per la definizione dei confini, si riapre il processo di adesione all'Ue
- Albania: formato il nuovo governo, i socialisti disertano i lavori parlamentari
- Montenegro: le polemiche sul progetto di legge sui collaboratori del passato regime comunista.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


8 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 5 settembre 2009:

- nella prima parte la situazione politica in Croazia e Serbia, lo stato del processo di riforme in Albania, la situazione della minoranza albanese in Montenegro
- nella seconda parte l'intervista a Cristophe Solioz, direttore del Center for European Integration Strategies di Ginevra, sulla importanza della "questione serba" per i Balcani e per l'Europa.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


1 maggio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale


Gli argomenti della puntata del 25 aprile:

Kosovo, la battaglia diplomatica della Serbia contro l'indipendenza; Croazia, il contenzioso sui confini con la Slovenia e le proteste degli studenti universitari; Montenegro; Albania; la relazioni tra Turchia e Armenia tra nuove prospettive e vecchi problemi (intervista a Carlo Frappi, direttore dell'Italian Center for Turkish Studies)

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


21 dicembre 2008


L'INTEGRAZIONE EUROPEA DEI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di sabato 20 dicembre di "Passaggio a Sud Est", il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale in onda il sabato alle 22,30.

I negoziati per l'adesione della Croazia all'UE molto probabilmente non potranno concludersi come previsto entro la fine del 2009. Causa dell'impasse è il veto della Slovenia al proseguimento del processo di adesione della Croazia che rende praticamente impossibile la fine dei negoziati entro il prossimo anno come si pensava fino a poco tempo fa. Lubiana ha deciso di bloccare il cammino europeo di Zagabria a causa della disputa territoriale che divide le due ex repubbliche jugoslave riguardante la frontiera terrestre e marittima intorno alla baia di Pirano e alcune zone della Bela Krajina. Secondo il governo sloveno nei documenti che Zagabria ha sottoposto a Bruxelles per l'apertura di nuovi capitoli negoziali ci sarebbero alcune mappe catastali che annettono alla Croazia parti di territorio che invece la Slovenia rivendica come proprie. Così nella Conferenza d'adesione Ue-Croazia che si è svolta venerdì a Bruxelles la Slovenia ha detto no all'apertura dei nuovi capitoli negoziali che hanno a che fare con la questione frontaliera. Alla luce del veto sloveno, è stato dunque aperto solo un dossier estraneo alla disputa, quello che riguarda il Diritto alla proprietà intellettuale. Critiche alla Slovenia sono arrivate dalla Commissione europea e dalla presidenza di turno francese, ma Lubiana ha replicato accusando l'UE di pensare più all'allargamento che alla tutela dei suoi membri. Da Zagabria si sostiene che il veto sloveno alla Croazia è un pretesto per nascondere a Bruxelles i ritardi nella lotta alla corruzione e alla criminalità. Nonostante la situazione il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ha detto che esistono ancora margini per cercare di chiudere il negoziato per l'adesione della Croazia entro il prossimo anno e puntare all'adesione nel 2011-12 come previsto dall'attuale "road map".

ALLARGAMENTO UE: SENZA PRECEDENTI IL VETO SLOVENO ALLA CROAZIA
Per molti sembra quasi incredibile e una cosa da poco, eppure per le aspettative della Croazia di poter chiudere i colloqui negoziali con l’Ue entro la fine del prossimo anno, come avrebbero voluto anche a Bruxelles, il contenzioso con la Slovenia sul confine mette in forte dubbio il raggiungimento di questo obiettivo.
La presidenza francese si e’ fatta carico di una iniziativa volta a risolvere in modo soddisfacente per entrambe le parti il contenzioso confinario che cosi’ a lungo e’ rimasto aperto e soprattutto in questa fase decisiva dei negoziati di adesione della Croazia ha portato all’estremita’ la tensione tra i due paesi. Il premier croato Ivo Sanader, accettando la proposta francese, ha detto che il suo governo e' disposto a dare precise garanzie scritte che la delimitazione sul mare non verra' in nessun modo pregiudicata. Ma per Ljubljana questo non basta e rigettando la proposta portata avanti dalla Francia ha chiesto che la Croazia si impegni a non usare nessuno dei documenti contestati, tra cui anche estratti dagli archivi catastali, in un eventuale futuro procedimento davanti ad un arbitro internazionale per i confini, come la Corte internazionale dell'Aja o quella di Amburgo. Zagabria ha rifiutato queste condizioni, che la stampa croata ha definite come un ultimatum, spiegando che questo significherebbe lasciare la Croazia senza alcun documento a suo favore.
Le richieste slovene vanno oltre la cornice della proposta francese poiche’ Ljubljana vuole assicurarsi una posizione privilegiata nell’eventuale arbitrato internazionale. Ma questo significherebbe anche un precedente nel processo di adesione perche’ richiederebbe che le questioni bilaterali aperte tra un paese membro e un paese candidato fossero risolte attraverso il processo negoziale.
In questa situazione delicata c’e’ da aggiungere che recentemente l’ex premier sloveno Janez Jansa ha dichiarato che in Slovenia e’ possible che ci sara’ un referendum sull’ingresso della Croazia all’Ue. Jansa ha aggiunto che in Slovenia esiste un consenso politico sulle condizioni secondo le quali la Croazia puo’ procedere con il processo negoaziale e che invece, in caso contrario, e’ possibile un referendum sulla ratifica dell’Accordo di adesione della Croazia all’Ue. "E’ ovvio che la Slovenia usa la questione bilaterale per fare una pressione politica sulla Croazia nel processo negoziale e questo e’ inaccettabile e contrario allo sperito europeo" ha detto il ministro degli esteri croato Gordan Jandrokovic commentando queste dichiarazioni.
Come si legge in questi giorni in un commento di Zeljko Trkanjec, gironalista del quotidiano di Zagabria ‘Jutarnji list’, da oltre dieci anni i problemi tra Zagabria e Ljubljana non soltanto non sono stati risolti ma sono escalati all’estremo compromettendo seriamente le relazioni tra i due Paesi. Si sono susseguiti molti establishment politici, sia in Croazia che in Slovenia ma nessuno, tranne i defunti premier Janez Drnovsek e Ivica Racan e’ riuscito ad avvicinarsi ad una soluzione sostenibile. L’accordo tra il premier sloveno Jansa e quello croato Sanader a Bled in agosto dello scorso anno forse era il piu’ vicino alla soluzione, scrive Jutarnji list, ma l’attuale situazione dimostra che era arrivato troppo tardi per lasciare il tempo utile ad una commissione mista di concludere il lavoro di identificazione dei punti controversi sul confine croato-sloveno dimodoche’ i governi possano accordarsi sull’arbitrato prima della fase conclusiva delle negoziazioni croate sull’adesione all’Ue. Dalla sua posizine del piu’ forte, in quanto membro dell’Unione, Ljubljana manda messaggi a Zagabria che il suo ingresso sara’ ostacolato se non rinuncia ai propri argomenti nell’eventuale processo giuridico
Due giorni prima della conferenza intergovernativa sull’adesione della Croazia all’Ue fissata per venerdi’, il neopremier sloveno Borut Pahor ha confermato che la Slovenia porra' il veto all'apertura di ben 11 capitoli. In sette di questi, secondo Ljubljana, viene pregiudicato il confine marittimo nel golfo di Pirano, nel Nord dell'Adriatico e diversi tratti di confine terrestre tra Lubiana e Zagabria, questione aperta dalla dissoluzione della ex Jugoslavia. A causa del blocco sloveno, invece di aprire 10 capitoli per i quali la Croazia e’ tecnicamente pronta, ne sara’ aperto uno solo e invece di chiuderne 5 verranno chiusi 3 capitoli.
In difesa della posizione slovena, il presidente della Commissione esteri del Parlamento di Ljubljana, Ivo Vajgl ha dichiarato che la Slovenia non e’ il primo paese membro dell’Ue a condizionare il processo negoziale di un paese candidato con una questione bilaterale. Vajgl ha individuato il caso dell’Italia nel corso dei negoziati di adesione con la Slovenia sottolineando che l’Italia aveva costretto Ljubljana a cambiare la Costituzione. Simile e’ stato l’atteggiamento dell’Austria verso Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca, ha spiegato Vajgl.
Le questioni bilaterali che negli anni novanta venivano menzionate durante i negoziati di adesione della Slovenia erano le proprieta’ dei cosidetti optanti, ovvero esuli, protezione delle minoranze e la sicurezza della centrale nucleare Krsko, ma come e’ noto, non sono state sollevate questioni di confini. Per quanto riguarda modifiche della costituzione, la Slovenia ha cambiato la legge costituzionale che vietava agli stranieri le proprieta’ immobiliari.
Il primo ministro croato Ivo Sanader ha definito il veto della Slovenia ''un gesto senza precedenti nella storia delle trattative per l'adesione all'Ue'' e ha invitato il governo di Ljubljana a riconsiderare le proprie posizioni. In una conferenza stampa convocata d'urgenza dopo l'annuncio del premier sloveno Borut Pahor sul mantenimento del veto sloveno, Sanader ha avvertito che ''nel caso non cambi decisione, la Slovenia mostrera' un' intransigenza in totale squilibrio con i principi di solidarieta', comunita' e rapporti di buon vicinato sui quali si basa l'Ue'' e in un tono che rispecchia visibilmente il deterioramento dei rapporti bilaterali tra i due paesi vicini ha decisamente respinto ''qualsiasi ricatto''. ''La Croazia non comprera' l'adesione all'Ue con il proprio territorio nazionale'', ha detto il premier croato. Considerando la Slovenia ancora un Paese amico, Sanader si e’ detto convinto che il cammino della Croazia verso l'Ue non sara' impedito e ha sottolineato che Zagabria ha il pieno appoggio degli altri 26 paesi membri mentre la Slovenia e’ l’unico paese dell’Unione ad ostacolare il processo negoziale croato.
Secondo il relatore del PE per la Croazia, Hannes Swoboda questa situazione potrebbe rappresentare un grande pericolo per il piano indicativo della Commissione per la conclusione dei negoziati con la Croazia entro la fine del 2009.
La Commissione europea si e’ detta dispiaciuta che la Slovenia non ha accettato la proposata della presidenza francese che avrebbe acconsentito l’apertura di dieci e la chiusura di cinque capitoli negoziali con la Croazia. La presidenza francese ha intrapreso grandi sforzi per trovare la soluzione per le questioni poste dalla Slovenia, ha detto Kriztina Nagy, portavoce del commissario all’allargamento Olli Rehn.

MONTENEGRO: DEPOSITATA LA CANDIDATURA PER L’ADESIONE ALL’UE
Il tredici dicembre il Montenegro ha depositato ufficialmente la sua candidatura per l’adesione all’Ue. Nel corso di una crimonia all’Eliseo, il premier montenegrino, Milo Djukanovic ha consegnato la domanda di adesione al presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy in presenza anche del commissario europeo all’Allargamento, Olli Rehn. "E' un grande giorno per il Montenegro, il più antico Paese europeo ma il più giovane membro delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa. Penso che sia un grande giorno per i Balcani e per tutti i Paesi candidati e potenzialmente candidati all'Ue", ha detto Djukanovic.
Il Montenegro diventa cosi’ il quarto paese dell’ex Jugoslavia a presentare la candidatura di adesione. Dopo la Slovenia che e’ gia’ membro, gli altri due candidati sono Croazia e Macedonia.
Secondo il presidente del Montenegro, Filip Vujanovic, Bruxelles si pronuncera’ sulla richiesta montenegrina nel corso della presidenza ceca all’Ue e ha sottolineato che Praga ha annunciato tra le priorita’ del suo programma di presidenza la questione dell’integrazione dei Balcani occidentali all’Ue. Il commissario all’Allargamento Olli Rehn ha affermato che il Montenegro ha raggiunto una pietra miliare storica che rappresenta una scelta importante verso i valori europei comuni e ha sottolineato il ruolo costruttivo e di stabilita’ del Montenegro nella regione.

SERBIA: L’OLANDA NON CEDE SUL BLOCCO DELL’ASA
L’Olanda rimane contraria alla ratifica dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione dell’Ue con la Serbia nonostante un certo progresso nella collaborazione di Belgrado con il Tpi dell’Aja. Il rapporto del capo procuratore dell’Aja Serge Brammertz, presentato una settimana fa al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, anche se contiene degli elementi positivi, secondo il Ministero degli esteri olandese ribadisce pero’ in maniera molto chiara che non si tratta di una piena collaborazione della Serbia con la giustizia internazionale poiche’ sono ancora in liberta’ i due super ricercati, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic e l’ex leader dei serbi secessionisti in Croazia Goran Hadzic. In piu’ ci sono le preoccupazioni per la protezione dei testimoni e le richieste del Trbunale per la consegna di altri documenti, in particolare quelli militari.
L’arresto di Ratko Mladic e Goran Hadzic e la loro estradizione all’Aja sono le piu’ alte priorita’ per completare il mandato del Tribunale, ha sottolineato Brammertz nel corso della presentazione del suo rapporto. L’arresto e l’estradizione di Stojan Zupljanin e di Radovan Karadzic sono state "svolte importanti" nella collaborazione della Serbia con la Procura, ha detto Brammertz e ha aggiunto che i servizi in Serbia per l’arresto degli altri fuggitivi hanno rafforzato i loro sforzi per localizzare Mladic e Hadzic. Brammertz ha informato anche che durante la sua visita a Belgrado gli e’ stato presentato il piano per arrestare gli imputati latitanti e se questo piano verra’ attuato ci potrebbero essere nuovi risultati nella collaborazione della Serbia con la giustizia internazionale.

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