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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





24 dicembre 2009


C'ERA UNA VOLTA IL MURO: L'EUROPA EX COMUNISTA VENT'ANNI DOPO

L’Europa centro-orientale non si lascia addomesticare. Busso da tempo alla sua porta, ma non me l’apre mai del tutto. Domani ho l’aereo per Berlino. Inizia il viaggio. Vediamo di colmare le lacune. Tuffarsi nell’89 e provare a stare a Est senza più la solita sensazione di inadeguatezza. Salire sulla macchina del tempo e poi catapultarsi fuori, nel presente. Ricucire, rammendare, dare profondità. Annusare l’odore della vecchia cortina e inquadrare il senso dell’Europa in cui vivo. Germania e Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria. Pellegrinare, seguire una rotta di redenzione, macinare chilometri, scavare, indagare, scoperchiare. Scoprire”. Scrive così Matteo Tacconi, giornalista freelance, interessato alla realtà dell'Europa orientale e dei Balcani, dove ha viaggiato spesso (sui articoli sono usciti sul quotidiano Europa e sulle riviste Limes, Famiglia Cristiana, Panorama, Diario e Narcomafie), a pagina 7 del suo libro C'era una volta il Muro. Viaggio nell'Europa ex-comunista (Castelvecchi editore), uscito il 22 ottobre scorso.

Un viaggio nelle nazioni della vecchia mitteleuropa, compiuto da uno che nel 1989 era ancora un bambino: "Germania, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca, Ungheria. Viaggiare. Scoprire. Narrare. Vecchie e nuove generazioni. Est e Ovest. Miti e delusioni. Sconfitte e vittorie. Zigzagare lungo confini una volta inviolabili. Sfondare il Muro", come è scritto nel blog che accompagna il volume. Un libro che racconta la realtà di Paesi che pensiamo di conoscere e che invece vediamo troppo spesso attraverso le lenti deformanti di luoghi comuni di cui non siamo nemmeno consapevoli. Invece la realtà, che Tacconi racconta, è per molti versi sorprendente e sfata molti sterotipi rivelando un'Europa in cui le opinioni pubbliche sono spesso più avanti delle loro classi politiche e dove l'europeismo conserva il suo valore anche se i problemi certo non mancano e dove è sempre presente il rischio di involuzioni nazionalistiche e xenofobe.

Il libro di Tacconi parla dei paesi dove il crollo del comunismo è avvenuto in maniera pacifica e si struttura in due parti: la prima tedesco-polacca, la seconda ceco-slovacco-ungherese. Dalla Germania in cui la riunificazione è riuscita solo in parte e solo a Berlino (e in cui la "Ostalgie", la nostalgia dell'est, non è rimpianto della Ddr, ma desiderio di non dimenticare il proprio vissuto), alla Polonia, la terra di Solidarnosc e di papa Woityla, dove i contadini che votarono no all'ingresso nell'Ue ora sono grandi sostenitori dell'Unione. Da Cechia e Slovacchia che si divisero senza spargimento di sangue, all'Ungheria che dal "socialismo al gulash" e passata al sistema democratico ma senza riuscire a completare le riforme pure richieste dall'adesione all'Ue. Un libro da leggere, anche per le notizie e i dati contenuti, perché riporta i sentimenti e le domande raccolte parlando direttamente con la gente incontrata durante il viaggio seguendo i tempi e le tappe dei due viaggi che Tacconi ha compiuto "oltre cortina" nel settembre e novembre 2008. Il blog fuoridalmuro.blogspot.com con foto e descrizioni "leggere" completa l'opera sul web.

Matteo Tacconi lo potete ascoltare anche on-line nell'intervista che gli ho fatto il 23 dicembre disponibile sul sito di Radio Radicale.


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14 novembre 2009


BALCANI OCCIDENTALI: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?

Dal sito di Osservatorio Balcani e CaucasoDi Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 11 novembre e dedicato al Ventennale della caduta del Muro di Berlino nei Paesi dei balcani occidentali e della ex Jugoslavia.

La notte che ha cambiato per sempre l’Europa” questo il titolo dell’articolo di Jurica Koerbler, giornalista del qutidiano di Zagabria ‘Vjesnik’, dedicato alla caduta del muro di Berlino vent’anni fa. Ma “le sfide dell’Europa oggi come se abbiano messo in ombra le vicende che resero possibile l’unione del Vecchio contintente e il progetto unico che ha portato all’Europa pace, stabilita’, liberta’ e prosperita’” avverte il giornalista croato.
Vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, una gran parte della popolazione dei Paesi in transizione ritiene che nel 1989 si viveva meglio che oggi. In alcuni di questi paesi, c’e’ da notare, queste opinioni sono addirittura in maggioranza: perfino il 72 percento di cittadini dell’Ungheria credono che nei tempi del comunismo vivevano meglio, della stessa opinione e’ il 62 percento di ucraini e bulgari e cosi’ pensa anche il 48 percento di slovacchi e lituani. I recentissimi risultati della ricerca pubblicata dal centro Pew Research di Washington dimostrano che l’entusiasmo iniziale in Europa est e’ stato sostituito da delusione e convinzione che sono gli uomini di affari e politici ad aver tratto assai piu’ profitto dai cambiamenti che la gente semplice. Tra i nove paesi che sono stati inclusi nella ricerca americana, i meno nostalgici nei confronti dei tempi del comunismo sono i polacchi poiche’ i meno colpiti dall’attuale crisi economica globale: soltanto il 35 percento degli abitanti della Polonia ritengono di vivere oggi peggio che nel 1989. Ma cio’ non significa comunque che i polacchi pensano di vivere generalmente meglio oggi che vent’anni fa. Questo lo pensa il 47 percento, mentre i risultati in altri paesi sono ancora peggiori.
Anche se la ricerca americana intitolata “Due decenni dalla caduta del muro” non ha incluso la Croazia, all’inizio del 2008 un’altra ricerca aveva dimostrato che perfino il 67 percento di croati ritiene di vivere peggio che negli anni ’90 mentre solo il 16,4 percento pensa che l’attuale situazione economica sia migliore di quella nel 1989. Le statistiche pero’ parlano comunque a sfavore di quelli che hanno nostalgia di tempi passati: oggi il maggior numero della popolazione croata vive meglio, hanno uno standard di vita piu’ alto e piu’ soldi da spendere. Il PIL croato oggi e’ aumentato il doppio rispetto a quello degli anni novanta. I salari sono aumentati e la capacita’ di acqusito e’ maggiore se non va considerato il mezzo miglione di persone che negli ultimi vent’anni hanno perso il loro posto di lavoro e non ne hanno trovato uno nuovo.
Sempre secondo le statistiche, scrive Inoslav Besker del quotidiano ‘Jutarnji list’, in venti anni, in Croazia, il numero degli occupati e’ sceso dai due miglioni a un miglione e mezzo, vale a dire che il numero di disoccupati si e’ raddoppiato come anche il numero di pensionati e la pensione e’ diminuita dal 78 percento dello stipendio medio al 40 percento. La ricerca del Centro Pew del 1991 ha dimostrato che il socialismo e’ stato sconfitto non a causa dell’ideologia ma per il desiderio di avere un portafoglio pieno. Agli europei dell’Est lo sviluppo economico e’ piu’ importante dei valori democratici quali le elezioni libere, liberta’ di parola e media nonche’ lo stato di diritto. I valori democratici sono pero’ priorita’ nei paesi sviluppati.
Dopo la caduta del muro di Berlino inizio’ anche il disfacimento dell’ex Jugoslavia che fu gia’ infranta da conflitti internazionali. L’ultimo presidente della Presidenza a rotazione jugoslava, l’istituzione stabilita dopo la morte di Tito, fu l’attuale presidente uscente della Croazia, Stjepan Mesic. Il 9 novembre, insieme all’ambasciatore tedesco di Zagabria ed ex sindaco di Berlino Eberhard Diepgen, il capo dello Stato croato ha inaugurato una parte originale del muro di Berlino che a Zagabria servira’ a ricordare anche ai cittadini croati gli eventi storici di vent’anni fa.
“Il crollo del muro di Berlino e’ stata la fine e l’inizio. La fine del processo del scioglimento del sistema socialista e l’inizio di cambiamenti profondi che hanno avvolto non soltanto la Germania ma anche l’Est Europa e l’Unione Sovietica. Questa vicenda si e’ sentita anche in Croazia” ha detto Mesic sottolineando che era chiaro che il modello che si aveva non era piu’ sostenibile. “Ma non posso non ricordare che il muro nelle teste a Belgrado, con a capo Slobodan Milosevic non era caduto” ha detto Stjepan Mesic e ha sottolineato che Milosevic “sapeva che la Jugoslavia non poteva resistere ma sulle sue rovine ha tentato di creare “la Grande Serbia”. Ha imposto la guerra in cui ci sono state molte vittime, soprattutto dalla parte croata e bosniaca. La guerra e’ finita, ma sono rimasti i muri nelle teste delle persone” ha ammonito Mesic. Nell’intervista alla TV croata di stato, HTV il presidente croato ha affermato che per fortuna esiste la ricetta per abbattere questi muri ancora nelle teste di ciascuni. “Dobbiamo normalizzare la vita in quest’area. Dobbiamo individualizzare la colpevolezza e collaborare in tutti i settori poiche’ questa e’ l’unica via perche’ questa regione possa raggiungere gli standard europei e le condizioni europee per trovarci nel club politico-economico piu’ prestigioso che si chiama Ue”. Eberhard Diepgen, uno dei piu’ famosi sindaci di Berlino, ha detto a Zagabria che il posto della Croazia e’ in Europa unita e per lui una parte del muro di Berlino che ha trovato la sua nuova collocazione a Zagabria rappresenta la memoria di un confine terribile ma anche la speranza che in tutto il mondo i muri possono essere abbattuti con la forza degli uomini.
Il crollo del muro di Berlino per il candidato presidenziale socialdemocratico Ivo Josipovic e’ piu’ di un atto simbolico. Il 1989 fu segnato dalla caduta del sistema repressivo che ha portato vibrazioni positive e grandi speranze.
Sempre in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino, l’analista per i Balcani Vasilis Margaras, del Centro per gli studi politici europei a Bruxelles, per la ‘Deutsche Welle” osserva che nel corso degli anni ’80 ma anche dopo il crollo del muro, si aspettava che i Balcani, soprattutto i paesi dei Balcani occidentali sarebbero stati i primi ad entrare nel processo dell’unificazione dell’Europa. “Si riteneva che l’allora Jugoslavia fosse una societa’ moderna con una struttura molto occidentale”, afferma questo esperto politico per i Balcani e aggiunge che si credeva che proprio l’ex Jugoslavia sarebbe stato tra i primi paesi che avrebbero aderito all’Ue. “Le aspettative furono grandi, ma accadde proprio il contrario. Da una parte si realizzo’ l’allargamento, molti paesi entrarono nell’Ue, ma i Balcani occidentali rimasero fuori da questa storia”.
Secondo Marina Maksimovic, corrispondente da Bruxelles di ‘Deutsche Welle’, piuttosto che andare avanti, in base all’idea che l’ingresso dei Balcani occidentali sarebbe stato relativamente facile, la regione indietreggio’. Inizio’ la guerra poi si e’ arrivati alla crisi e questo si e’ riflettuto sulla struttura, sull’economia, sulla vita delle persone. L’’Ue non si e’ occupata piu’ del processo di eurointegrazione dei Balcani occidentali ma tento’ di stabilire pace e stabilita’. E’ cambiata l’intera mentalita’ del decisionamento politico quando si tratta di questa regione, sostiente la Maksimovic.
Il ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, ha affermato a Berlino che la caduta del muro di Berlino, in quanto un momento storico per l’Europa, per i Balcani occidentali ha rappresentato in effetti un’ occasione persa: “Per molti nei Balcani occidentali, questa giornata rappresenta una occasione persa che ha portato alla grande tragedia. Oggi quando l’Europa si trova nuovamente nel periodo di transformazione, i Balcani sono decisi di non perdere una nuova occasione e di aderire all’Ue appena possibile” ha detto Jeremic.
Secondo Margaras, l’esperto del Centro per gli studi politici europei di Bruxelles, oggi non esiste un “muro” tra i Balcani occidentali e l’Ue ma si tratta soltanto di “regole chiaramente precisate dell’eurointegrazione”. “Muri invisibili” si possono ancora sentire tra i Paesi dell’ex Jugoslavia, ma anche questi vengono pian piano abbattuti. Nel Centro degli studi politici europei affermano che questo si vede, tra l’altro, nel raggiungimento dell’accordo tra Slovenia e Croazia quando si tratta del contenzioso sul confine, nonche’ nel processo pracifico della secessione del Montenegro dalla Serbia. Per quanto riguarda “le due principali sfide per l’Ue nei Balcani occidentali – Serbia e Bosnia Erzegovina – secondo Vasilis Margaras, il trend di europeizzazione in Serbia ha avuto uno slancio mentre in BiH si tenta ancora di raggiungere l’indispensabile consenso.
I Balcani occidentali abbatteranno i loro ‘muri di Berlino’ solo quando tutti i paesi della regione diventeranno membri a pieno titolo dell’Ue e il processo dell’unificazione dell’Europa sara’ completato nello stesso momento storico” ha dichiarato in occasione del festeggiamento dell’anniversario il presidente della Serbia Boris Tadic.
I popoli dei Balcani occidentali si muovevano nel senso contrario della storia: dall’unificazione verso le divisioni e verso la creazione di nuovi stati nazionali, dallo stato di diritto all’illegalita’, dalla pace alla guerra, innalzando nuovi muri e creando un decennio di isolamento” ha detto Tadic all’inizio del concerto al Centro Sava di Belgrado per festeggiare i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Il presidente della Serbia ha rilevato che ai cittadini della Serbia spetta oggi ad abbattere ancora un muro nel vicinissimo futuro che impedisce loro di circolare liberamente e costringe a lunghe ed umilianti attese in fila davanti alle ambascitare straniere per ottenere i visti. Tadic ha aggiunto che l’ingresso nell’Ue e’ l’obiettivo strategico centrale della Serbia.


14 novembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

I BALCANI OCCIDENTALI VENT'ANNI DOPO IL CROLLO DEL MURO DI BERLINO

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 11 novembre su Radio Radicale è stato dedicato al ventennale della caduta del Muro di Berlino nei Paesi dei Balcani occidentali. La transizione in Jugoslavia era cominciata già all'indomani della morte di Tito e i segnali del crollo si erano già manifestati nel corsod egli anni Ottanta con l'emergere del radicalismo nazionalista nelle varie repubbliche che formavano la Federazione.
Il crollo del Muro accelerò dunque gli eventi, ma mentre nel resto dei Paesi dell'Europa orientale e sud-orientale il crollo dei regimi comunisti avvenne in maniera pacifica (tranne che in Romania e, in parte, nelle repubbliche baltiche), in Jugoslavia la situazione degenerò fino ai conflitti e alle tragedie che per un decennio hanno insaguinato la regione. Diversa ancora la situazione in Albania, dove il crollo del regime provocò una fortissima emigrazione ed un periodo di grande instabilità interna.
Venti anni dopo quell'evento epocale che segnò il cambiamento della storia europea e del mondo intero cerchiamo di capire perché nei Balcani le cose andarono diversamente che nel resto dell'Europa "oltre cortina" e quali sono stati i commenti e le analisi nei media e nella politica locale, alla luce dei problemi odierni e con il rischio di creare nuovi muri, politici, culturali, economici e burocratici.

Gli Speciali di Passaggio a Sud Est sono curati e condotti da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura e sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.




13 novembre 2009


IL LUNGO '89



BALCANI E CAUCASO TRA ASPETTATIVE E DISINCANTO DOPO LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO 

Si svolge oggi e domani a Trento il convegno annuale di Osservatorio Balcani e Caucaso intitolato «Il lungo '89» e dedicato alla riflessione sulle transizioni post-comuniste nei Balcani e nel Caucaso, sulle aspettative sorte con la fine della Guerra fredda, sulle delusioni maturate in seguito, sui processi di cambiamento ancora in atto e sulle possibilità di rilancio di un comune progetto politico europeo.
La prima giornata di lavori, oggi, è dedicata alla riflessione sulle lunghe transizioni nelle due regioni, le frammentazioni nazionali, il ritorno della guerra in Europa e il processo di integrazione europea. Il secondo giorno, domani, intende approfondire le relazioni di cooperazione e solidarietà che legano comunità e territori prima divisi dalla "cortina di ferro".

Dal sito di Osservatorio Balcani e Caucaso è possibile seguire in diretta i lavori del convegno.

Sempre sul sito dell'Osservatorio, alla sezione dedicata al convegno, sono disponibili il programma, le biografie dei relatori e altri documenti e inoltre il documento introduttivo.

Dal sito di Osservatorio Balcani segnalo anche il dossier “Il lungo ‘89” che raccoglie voci, idee e ricordi di alcuni protagonisti nel Caucaso e nei Balcani le che parlano delle aspettative sorte al momento della caduta del Muro, delle delusioni ma anche dei cambiamenti avvenuti in questi vent‘anni.


11 novembre 2009


VENT'ANNI DOPO C'E' ANCHE CHI RIMPIANGE IL MURO

Berlino 1962: I Vopos rimuovono il corpo di Peter Fechter, colpito a morte mentre tentava di fuggire all'Ovest (Foto Dpa)In questi giorni i cui si discute, si analizza e si festeggia, anche, il ventenale della caduta del muro di Berlino, c'è chi si distingue, spiegando che quell'avvenimento - lungi dal rappresentare la fine di un sistema che per 45 anni aveva oppresso metà dell'Europa - ha invece significato la fine di una barriera "capace per decenni di arginare l'idea di un capitalismo sfrenato e di dare un'alternativa di società rispetto a quella occidentale". Lo scrivono Flavio Di Schiena, dei Giovani Comunisti Andria, e Giuliano Miani, coordinatore della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani di Andria, che in un intervento pubblicato sul sito Bat24Ore.it, sostengono che "il Muro serviva a non permettere che cittadini dell'Est, abbagliati dalle sirene del consumismo, andassero a farsi gabbare dal tritacarne capitalista".

"Non festeggiamo la caduta del Muro - affermano i due giovani comunisti di Andria - perché essa divenuta per molti il simbolo del crollo del principale blocco socialista (quello dell'URSS e dell'Europa dell'est), che è stato capace per decenni di arginare l'idea di un capitalismo sfrenato (quello che invece stiamo vivendo oggi e che ci ha portato a questa grave crisi) e di dare un'alternativa di società rispetto a quella occidentale. Il crollo dell'URSS ha portato conseguenze sia nei Paesi dell'ex blocco Sovietico, sia nei Paesi occidentali".

Ora, che non sia tutto oro quello che luccica e che la "fine della storia", come qualucno l'aveva chiamata, non abbia portato ad una era di pace e di stabilità è purtroppo una cruda verità sotto gli occhi di tutti. Ma evidentemente c'è chi pensa che le masse scese in piazza venti anni nei Paesi dell'Europa dell'est, quasi ovunque pacificamente, reclamando libertà e diritti civili, fossero tutti agenti provocatori dell'Occidente capitalista e guarrafondaio.

Invece, "nella DDR (e in generale in tutto il blocco Sovietico) c'era la libertà di avere una cultura e formazione (una libertà che in occidente viene sempre più oppressa, come vediamo continuamente anche in Italia con le continue riforme culturicide sul sistema scolastico e universitario); c'era la libertà di vivere dignitosamente perché si aveva un lavoro (sappiamo tutti oggi qual è la situazione lavorativa che vede disoccupazione e precarizzazione); c'era la libertà di curarsi… Quando gli occidentali chiedono se ci fosse libertà nei regimi socialisti, credo che si debbano prima domandare se nel sistema capitalista queste libertà appena elencate esistano o meno".

Insomma pare di capire che il Muro non fosse il prodotto di un sistema oppressivo e poliziesco che aveva messo sotto controllo l'intera popolazione, eliminato l'opposizione e impedito ogni dissenso, ma, spiegano sempre i Giovani Comunisti di Andria, uno strumento eretto "per porre un freno all'infiltrazione continua e massiccia di spie, provocatori, destabilizzatori, disinformatori, da parte dei servizi occidentali", che "serviva anche a non permettere che cittadini dell'Est, abbagliati dalle sirene del consumismo, andassero a farsi gabbare dal tritacarne capitalista". Un muro certo "a volte delittuosamente insanguinato", ma comunque "meno dei genocidi economici e militari che l'imperialismo andava perpetrando nel Sud del mondo, in fuga dal colonialismo". Insomma, è stato il prezzo da pagare per garantire "l'incolumità della DDR, della difesa del suo sistema dagli attacchi dei capitalisti e dei reazionari occidentali".

D'altra parte, "il comunismo non è il mondo perfetto, perché sarebbe irrealizzabile, ma sicuramente è un sistema più giusto del capitalismo (di cui, se dovessimo elencarne i delitti e le violazioni dei diritti umani, non basterebbe un articolo come questo)". In compenso "nella DDR si davano ospitalità, formazione e lavoro agli esuli dal Cile di Pinochet (il dittatore che con un colpo di stato rovesciò il governo Allende, con l'appoggio della CIA*), tanto per citare un esempio della politica estera della DDR volta alla pace e all'amicizia tra i popoli; anche sul versante dell'ambiente la DDR aveva una legislazione ecologista all'avanguardia rispetto ai Paesi occidentali".

Secondo i due esponenti dei Giovani Comunisti "molti di coloro che nella giornata di lunedì 9 hanno festeggiato il ventennale della caduta del muro di Berlino, sono gli stessi che giustificano l'esistenza di altri vergognosi muri (basti pensare al muro messicano, quello di Baghdad, quello in Palestina, o anche, per fare un esempio più vicino a noi, quello di Padova): muri che denotano una totale mancanza di libertà e un soffocamento dei diritti umani per i popoli che subiscono queste oppressioni". Hanno dimenticato il muro che divide l'isola di Cipro, quello che ancora sopravvive a Belfast e quelli che circondano le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, in Marocco, eretti per bloccare i migranti irregolari.

Sarebbe interessante sapere a questo punto da che parte si sarebbero schierati i due nostalgici difensori dell'Unione Sovietica nel '56 a Budapest, nel '68 a Praga o nell'80 ai cantieri navali di Danzica. O che ne pensano dei gulag staliniani o dei laogai cinesi, ma sarebbe una polemica di grana grossa. In realtà ci sarebbe solo da ridere, se non stessimo parlando di una vicenda tragica e sanguinosa. D'altra parte, diceva quel tale, il mondo è bello perché è avariato...



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9 novembre 2009


VENTI ANNI FA A BERLINO

Berlino, Porta di Brandeburgo, la notte tra il 9 ed il 10 novembre 1989

Venti anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, il portavoce del comitato centrale del Partito comunista della Repubblica Democratica tedesca, Guenter Schabowski, annuncia ai giornalisti della stampa intenazionale a Berlino Est che i cittadini tedesco-orientali potranno recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali: basterà presentare il passaporto per ottenere il timbro valido per l'espatrio. Sembra un annuncio quasi di routine: già altre volte erano state date informazioni analoghe, salvo constare che era pressoché impossibile ottenere un passaporto. Ma qualcosa sta cambiando.
Il corrispondente dell'Ansa, Riccardo Ehrman, chiede se le nuove disposizioni entreranno subito in vigore. Schabowski, colto di sorpresa, risponde imbarazzato: "Per quanto ne so, da subito".

Alle 19,31 esce il primo lancio dell'Ansa. In pochi secondi la notizia fa il giro del mondo e invade le redazioni di giornali e televisioni.

Nelle ore successive decine di migliaia di berlinesi dell'est si accalcano ai checkpoint chiedendo di poter passare per andare all'ovest così come è stato annunciato. Le guardie di frontiera sono disorientate, non hanno ordini precisi, non sanno cosa fare. Poi, alle 23,30, l'ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse prende la decisione e ordina di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri checkpoint.

La frontiera più chiusa d'Europa si apre. Dopo 28 anni il "muro di Berlino" non esiste più.

Per ricordare quella data fondamentale penso che una delle immagini più belle sia quella di Mstislav Rostropovich che suona sotto il Muro. Lo so, è difficile se non impossibile, in occasioni del genere, non essere retorici. Ciò non rende meno vero che l'arte sia una delle più profonde espressioni dell'umanità e la musica sia davvero un linguaggio universale, capace di superare i confini etnici, politici e culturali. E allora, cosa c'è di più bello che vedere un grande musicista come Rostropovich suonare davanti al Muro - una delle più crude e tragiche barriere che gli uomini abbiano costruito - finalmente aperto?

Mstislav Rostropovich suona il violoncello davanti al muro di Berlino
 

Su You Tube ci sono molte cose interessanti su quel 9 novembre. In particolare vi segnalo

il momento della conferenza stampa in cui Schabowski annuncia la liberalizzazione degli espatri per i cittadini della Germania Est

Schabowski che risponde a Ehrman e annuncia che la frontiere sono aperte "ab sofort" ("da subito")

l'apertura del checkpoint sulla Bornholmerstrasse

In realtà la "cortina di ferro" che divideva l'Europa dalla fine della seconda guerra mondiale aveva cominciato a cedere qualche mese prima, quando l'Ungheria aveva deciso di aprire le sue frontiere con l'Austria. Ma tutti i Paesi dell'est europeo, tranne la Romania, in quei mesi erano percorsi dai fermenti del cambiamento.

In gennaio in Ungheria viene deposto il leader comunista Janos Kadar che aveva guidato la repressione del 1956, mentre in Cecoslovacchia, nonostanmte la repressione, si tengono manifestazioni per commemorare Jan Palach. A febbraio in Ungheria il comitato centrale del Partito comunista accetta il sistema pluripartitico e una parziale revisione del giudizi sui fatti del '56, mentre in Polonia viene istituito un tavolo di dialogo tra il governo e Solidarnosc, che porta in aprile al riconoscimento ufficiale del sindacato indipendente e alla nascita di un sistema parlamentare bicamerale. In marzo in URSS si tengono le prime elezioni con candidature multiple per l'elezione del Parlamento che a maggio eleggerà Michail Gorbaciov presidente.
In giugno si tengono le prime elezioni libere in Polonia: i partiti democratici ottengono una vittoria schiacciante e i comunisti accettano la sconfitta, ma Lech Walesa chiama alla solidarietà nazionale per il bene del Paese. Gorbaciov e il premier tedesco Helmut Kohl firmano una soprendente "dichiarazione comune", mentre in Ungheria una folla enorme partecipa alla cerimonia di suffragio per Imre Nagy e le altre vittime della rivolta del '56. In luglio, mentre in URSS entrano in sciopero i minatori della Siberia, Gorbaciov parla al Consiglio d'Europa del suo progetto di "casa comune europea" e l'Ungheria comincia a rimuovere gli sbarramenti al confine con l'Austria: la frontiera sarà aperta definitivamente il mese successivo: cede così la "cortina di ferro", mentre sempre in agosto nelle tre repubbliche baltiche i cittadini scendono in piazza contro l'annessione all'URSS del 1939.
Il 6 ottobre, Gorbaciov si reca a Berlino Est in occasione del quarantennale della DDR: la folla lo accoglie al grido "Gorby, libertà" e in un discorso il presidente sovietico ammonisce che "chi arriva troppo tardi, viene punito dalla vita". Il 9 a Lipsia si tiene la prima di una serie di manifestazioni popolari per chiedere riforme politiche e istituzionali. Manifestazioni si svolgono anche a Halle e Magdeburgo. Assemblee e riunioni continueranno per tutto il mese a Lipsia ed in altre località della Germania est. Il 18 il leader della DDR Erich Honecker si dimette. Il Parlamento ungherese adotta il multipartitismo e l'elezione diretta del presidente: la "repubblica democratica" diventa "Repubblica d'Ungheria indipendente e democratica".
Il 4 novembre centinaia di migliaia di cittadini di Berlino Est scendono in piazza per reclamare il rispetto dei diritti civili: è la prima manifestazione di protesta autorizzata in quarant'anni. Il giorno 9, gli avvenimenti precipitano e avviene quello che tutti sanno e che ho ricordato più sopra. Dopo 28 anni crolla il muro di Berlino e tra l'11 ed il 18, cinque milioni di persone si recano in Occidente. Il 10 novembre in Bulgaria si dimette Todor Zivkov dopo 35 anni di potere, mentre il 17 a Praga la dura repressione di una manifestazione fa dilagare la protesta popolare: il 28 anche il Partito comunista cecoslovacco accetta il multipartitismo e le libere elezioni. Negli stessi giorni viene rimosso il filo spinato alle frontiere con l'Austria e la Germania Ovest.
A dicembre cade in maniera cruenta il regime di Nicolae Ceausescu in Romania. Le proteste popolari dilagano, i soldati mandati a reprimerle passano dalla parte degli insorti, i palazzi del potere vengono assaltati e devastati, la televisione viene occupata dal comitato di salvezza nazionale. Il giorno di Natale Ceausescu e la moglie vengono fucilati dopo un processo sommario. La rivolta romena ha preso l'aspetto di un colpo di Stato, più che di una rivoluzione popolare e pacifica come negli altri Paesi dell'est Europa, ma anche a Bucarest il regime comunista viene spazzato via.

Il manifesto in ungherese per il 35° congresso del Partito Radicale a BudapestProprio in Ungheria, a Budapest, e proprio nel 1989, in aprile, il Partito Radicale, divenuto l'anno prima "transpartito transnazionale", tenne il suo 35° congresso. E il congresso di Budapest, oltre ad essere la prima assise transnazionale, rappresentò anche un punto di arrivo del lungo impegno dei Radicali per la democrazia e lo Stato di diritto nei Paesi del blocco sovietico, iniziato già verso la fine degli anni Sessanta e poi proseguito negli anni Novanta con il tragico crollo della Jugoslavia e i conflitti che hanno insanguinato i Balcani.

In occasione del ventennale della caduta del Muro, per Radio Radicale sto realizzando una serie di interviste su quell'anno formidabile e quel periodo fondamentale per la storia europea, per ripercorrere il senso dell'iniziativa politica dei Radicali attraverso i ricordi e le considerazioni di alcuni di coloro i quali furono protagonisti e testimoni di quegli avvenimenti.

Il 1989, la caduta del Muro, i Radicali


8 novembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 7 novembre 2009 : 

- Europa: il ventennale della caduta del Muro di Berlino, il 1989, i Radicali (intervista a Emma Bonino)
- Croazia: l'accordo con la Slovenia per la definizione dei confini, l'adesione all'Ue, le prossime elezioni presidenziali
- Albania: la situazione politica interna e le riforme per l'adesione all'Ue, il processo per la tragedia di Grdec
- Giustizia internazionale: il processo a Radovan Karadzic, la visita del procuratore capo del Tpi Serge Brammertz a Belgrado
- Kosovo: l'iniziativa diplomatica di Pristina per estendere e consolidare il riconoscimento internazionale dell'indipendenza.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.

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