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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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22 ottobre 2009


BOSNIA ERZEGOVINA: FALLISCE ANCHE IL BUTMIR 2

Il ponte di Mostardi Marina Szikora (*)

Il secondo round di negoziati di Butmir sulle riforme costituzionali in BiH, in cui hanno preso parte i rappresentanti dei sette partiti politici del Paese con la mediazione dei diplomatici americani e rappresentanti dell’Ue e’ stato interrotto con un nulla di fatto e l’annuncio della ripresa dei colloqui settimana prossima. Carl Bildt, dopo appena un'ora e mezzo di colloqui odierni, ha detto che i negoziati non sono falliti e che proseguiranno. Ottimisticamente ha aggiunto di essere soddisfatto dell' «atmosfera costruttiva» sottolineando che i leader dei partiti della BiH hanno dimostrato prontezza a lavorare congiuntamente sull'integrazione della BiH nell'Ue e nella NATO. «Il processo che abbiamo iniziato a Butmir continuera'. Il team di esperti dell'Ue e degli Stati Uniti tornera' settimana prossima in BiH per continuare i colloqui con i leader dei partiti politici affinche' sia raggiunto un accordo, considerando che la prossima riunione del Consiglio per l'implementazione della pace (PIC) e' prevista per il 18 novembre. Allora, con i nostri partner internazionali valuteremo i risultati raggiunti e prenderemo le necessarie decisioni» hanno annunciato i rappresentanti dell'Ue e degli Stati Uniti. Ma per i leader dei partiti politici della BiH, allo stato attuale, non vi e' stato raggiunto alcun progresso e hanno qualificato i colloqui di Butmir come un fallimento.

Per Haris Silajdzic, membro bosgnacco dell'attuale presidenza tripartita della BiH, oggi non e' stato offerto nessun nuovo documento o dichiarazione sulla proprieta' dello stato e ha rilevato di aver posto l'accento sulla liberalizzazione del regime di visti poiche' e' questo quello che i cittadini della BiH si attendono. Il piu' negativo e' stato, come del resto aspettato, il premier della RS Milorad Dodik il quale ha dichiarato: «I colloqui a Butmir sono finiti e spero di non tornarci mai piu'». Il presidente dell'HDZ BiH, Dragan Covic e' invece dell'opinione che i leader politici sono sempre piu' vicini ad una dichiarazione da firmare. Per Sulejman Tihic, presidente dell'SDA, il suo partito ha fatto di tutto per raggiungere un accordo, ma sono stati gli altri a non volerlo. «A causa della loro politica, sia minimalista che massimalista, non abbiamo nessun accordo» ha detto Tihic.

C'e' da sottolineare che soltanto Sulejman Tihic ha accettato condizionalmente il pacchetto messo sul tavolo da James Steinberg, Carl Bild e Olli Rehn, mentre l’altro partito bosgnacco, il Partito della BiH (SBiH) di Haris Silajdzic, l’HDZ BiH, il maggiore partito croato e SNSD, il Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi del premier della Republika Srpska Milorad Dodik hanno rigettato il pacchetto di proposte di Butmir. “Questa proposta ancora una volta non tocca la modalita’ del voto a secondo delle entita’ e come tale va’ a danno dei cittadini democratici della BiH” ha detto Haris Silajdzic e ha aggiunto che per il suo partito continua ad essere accetabile soltanto la richiesta secondo la quale la BiH diventerebbe uno stato composto da regioni su base economica.

Sulejman Tihic, leader del Partito dell’azione democratica (SDA) ritiene che le soluzioni offerte dall’Ue e dagli Stati Uniti sono “condizionalmente accettabili” poiche’ significano un miglioramento rispetto alla situazione attuale, ma non sono tuttavia sufficenti. Secondo l’opinione di Tihic, questo non risolve il problema dell’efficacia delle istituzioni della BiH. “Riteniamo indispensabile risolvere la questione dello sblocco del lavoro delle istituzioni, in particolare con riferimento alla possiblita’ del veto delle entita’ e alle competenze dell’Ufficio dell’Alto rappresentante (OHC) che devono essere risolte in modo costituzionale e trasferite alle istituzioni della BiH” ha detto Tihic avvertendo e sottolineando che lui non e’ una persona che richiama ai conflitti, ma teme che, nel caso questo processo non porti dei risultati, potrebbe essere uno stimolo alle forze che sollecitano le divisioni.

Il presidente dell’HDZ BiH, Dragan Covic, ha affermato che in questo momento si puo’ aspettare solo l’accordo sullo status e sulla divisione del patrimonio statale, ma non sulle riforme costituzionali.”Per quanto riguarda i croati, abbiamo chiaramente illustrato la nostra posizione che la BiH non puo’ sopravvivere se non e’ concepita come uno Stato di tre popoli costituenti di pari diritti” ha detto il presidente del maggiore partito croato aggiungendo che e’ inconcepibile che “qualcuno tenti a modificare la costituzione eliminando completamente un popolo”.

Tra i leader dei partiti politici in BiH, vi e’ anche Bozo Ljubic, presidente dell’HDZ 1990, un altro tra i partiti politici croati secondo il quale “il mantenimento della situazione attuale conduce praticamente la BiH in una confederazione di due entita’ unitarie, centralizzate che sarebbe pericoloso per il Paese e completamente inaccettabile per il popolo croato.

Affermando che i secondi colloqui di Butmir sono stati “abbastanza produttivi, il ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, a nome della presidenza dell’Ue, ha sottolineato che i mediatori internazionali sono consapevoli delle divergenze fra i leader politici locali, ma che vi sono anche dei passi avanti. “Nessuno ha delle illusioni che tutti i problemi in BiH si possono risolvere in una volta sola” ha detto ottimisticamente il capo della diplomazia svedese.

Secondo le valutazioni dei rappresentanti internazionali, il peggiore scenario per il futuro della BiH potrebbe essere quello del completo fallimento dei negoziati di Butmir. Secondo alcuni opinionisti in BiH il Paese potrebbe precipitare nella piu' grande crisi politica del dopo Dayton, scrive Dragan Maksimovic della 'Deutsche Welle'. In vista del secondo round dei colloqui, tre ex Alti rappresentanti della comunita' internazionale per la BiH, Wolfgang Petritsch, Paddy Ashdown e Chrisian Schwarz-Schilling, hanno salutato il fatto che l'Ue e la comunita' internazionale hanno deciso di dedicare nuovamente seria attenzione alla realta' politica del Paese ma sottolineano che il modo in cui l'iniziativa di Butmir e' stata preparata ha messo in pericolo le competenze e l'integrita' dell'Alto rappresentante della comunita' internazionale e futuro rappresentante speciale dell'Ue.

Tuttavia, le vicende di «Butmir 2» dovrebbero essere un preparativo per prendere decisioni adeguate del Consiglio per l'implementazione della pace (PIC), in programma a novembre. I rappresentanti internazionali non escludono la possibilita' che prima della riunione del PIC vi sia anche un terzo round di negoziati tra i leader della BiH e i rappresentanti americani ed europei. C'e' da sottolineare che il documento in quanto una proposta di misure per la soluzione della questione urgente – le riforme costituzionali – e' stato consegnato lunedi', 19 ottobre ai leader dei piu' influenti partiti politici in BiH.

Ad essere il piu' rigido nelle obbiezioni e contestazioni, e' stato indubbiamente il premier della Republika Srpska, Milorad Dodik, leader del Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi (SNSD). Dodik ha rigettato completamente il pacchetto affermando che esso sia del tutto inaccettabile per la RS poiche' «modifica in maniera drastica l'Accordo di Dayton e offre soluzioni che non garantiscono l'uguaglianza dei tre popoli che esisteva prima». Secondo Dodik «l'unica soluzione per la BiH e' che i protagonisti politici locali, rappresentanti dei tre popoli, discutano di un modello accettabile per tutti, e non che sempre dietro le proposte che arrivano dalla comunita' internazionale vi sia la protezione degli interessi bosgnacchi». «A noi e' tutto chiaro, abbiamo visto come e' andata per i croati nella Federazione BiH, e adesso questo modello lo si vuole attuare a livello dell'intera BiH, il che significa che i serbi diventerebbero minoranza nazionale. Alcuni dei negoziatori stranieri lo ammettono apertamente affermando che l'Europa ha degli ottimi meccanismi di protezione delle minoranze. Qui il problema e' che i serbi, croati e bosgnacchi sono popoli costituenti e non possono diventare minoranze e a tal fine bisogna adattare tutti i meccanismi dello Stato» ha detto il premier della RS, Milorad Dodik in una intervista esclusiva andata in onda lunedi' sera nel corso del notiziario serale della televisione croata, HTV.

Le piu' importanti riforme proposte dall'Ue e Stati Uniti riguarderebbero il funzionamento degli organi di potere statali. Nel caso dell'accettazione della proposta, la BiH invece dell'attuale presidenza tripartita a rotazione avrebbe un solo presidente e due vicepresidenti. Vi continuirebbe ad esistere il Consiglio dei ministri ma guidato dal premier che verrebbe nominato da parte del presidente dello Stato. Il Consiglio dei ministri e le altre istituzioni statali coordinerebbero con le istituzioni delle entita' tutto quanto relativo alle questioni delle integrazioni europee, ma nel processo di adesione all'Ue sarebbe lo Stato centrale ad essere competente per approvare le leggi e attuare gli obblighi relativi al processo di adesione. L'Assemblea parlamentare continuerebbe ad avere due Camere, ma il potere legislativo verrebbe affidato solo alla Camera dei deputati che invece degli attuali 42 membri avrebbe 87 deputati.

(*) Corrispondente di Radio Radicale
Questa corrispondenza è andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 21 ottobre dedicato alla situazione in Bosnia Erzegovina e ai colloqui di Butmir


12 settembre 2009


ACCORDO CROAZIA-SLOVENIA: UNA VITTORIA PER KOSOR E PAHOR

di Marina Sikora, corrispondente di Radio Radicale

Questo è il testo della corrispondenza andata in onda nella puntata di "Passaggio a Sud Est del 12 settembre

Ieri, 11 settembre, a Ljubljana e’ stato raggiunto il tanto atteso accordo sulla disputa confinaria tra Croazia e Slovenia.
Dopo l’incontro venerdi’ mattina a Ljubljana i due capi di governo, quello croato, Jadranka Kosor e quello sloveno, Borut Pahor hanno ufficializzato l’annuncio dei media il giorno precedente. I due premier considerano questa “una vittoria per entrambe le parti”. I negoziati sul confine, si dice, torneranno nell’ambito dell’Ue, ovvero li’ dove sono stati interrotti lo scorso 15 giugno, dopo diversi e lunghi tentativi di mediazione dell’eurocommissario all’allargamento Olli Rehn. Il premier sloveno Borut Pahor ha affermato di avere gia’ il pieno sostegno del suo governo a favore dello sblocco dei negoziati di adesione della Croazia con l’Ue. Ma la voce finale sara’ quella del Parlamento sloveno dove, secondo le informazioni, Pahor avrebbe gia’ la maggioranza nonostante la forte contrarieta’ dell’intera opposizione slovena, soprattutto dell’estrema destra.

Nelle loro prime reazioni, i partiti politici sloveni che fanno parte del governo di Borut Pahor hanno sostenuto l’accordo. L’opposizione slovena chiede invece una riunione straordinaria della Commissione esteri del Parlamento sloveno. “Il governo si comporta in maniera egoista e capriccosa senza rispettare il Parlamento che secondo la legge e’ responsabile della preparazione della cornice dei negoziati bilaterali e multilaterali” si legge nella dichiarazione del Partito democratico dell’ex premier sloveno Janez Jansa.
Nell’intervista ieri sera al notiziario serale della tv di stato croata (HTV), alla domanda come e’ riuscita a raggiungere l’accordo con il premier sloveno in cosi’ poco tempo, la premijer Kosor ha detto che vi ha contribuito maggiormente l’atmosfera amichevole nel corso del loro primo incontro e la cosidetta “diplomazia segreta”. Ha valutato importante il fatto che tutti i protagonisti coinvolti nei colloqui si sono impegnati esattamente cosi’ come concordato. Kosor ha aggiunto di non essere preoccupata delle critiche sull’accordo che arrivano dall’opposizione slovena come nemmeno delle minacce di referendum relativo alla soluzione di questa lunga disputa. Nella sua dichairazione inviata alla presidenza svedese dell’Ue, Jadranka Kosor ha scritto che “nessun documento, posizione, dichiarazione scritta o orale nel processo negoziale croato non pregiudica il confine statale tra Croazia e Slovenia. In questa garanzia sia afferma anche che “nessun documento o mossa unilaterale dopo il 25 giugno 1991 non assume il valore di fattore giuridico nella soluzione del contenzioso confinario sia davanti alla corte di arbitraggio che nel corso del processo negoziale”.

La Commissione europea si aspettava l'accordo tra Zagabria e Ljubljana. Il proseguimento dei negoziati con Zagabria sono un segnale benvenuto per la Croazia, ma anche per gli altri paesi della regione, ritengono a Bruxelles.
Secondo le informazioni, la presidenza svedese ha indicato il 16 ottobre come data per la nuova conferenza di adesione. E' possibile che il nuovo giro di negoziati sia convocato anche prima. Se il parlamento sloveno approvera' l'accordo Kosor-Pahor, tra una decina di giorni l'Ue dovrebbe iniziare il lavoro sui 15 capitoli pronti. L’accordo tra Croazia e Slovenia sul proseguimento dei negoziati croati con l’Ue come anche quelli con Ljubljana sulla soluzione definitiva del contenzioso confinario, il presidente croato Stjepan Mesic ha commentato dicendo che secondo la sua opinione “l’Europa si e’ stufata di colpi e contracolpi tra le due parti mentre si sa’ che sia i croati che gli sloveni devono seguire i principi”. E’ un peccato – ha osservato il presidente croato – che si e’ aspettato cosi’ a lungo alla soluzione del problema. “E’ importante che i due piccoli Paesi collaborino bene e questo e’ anche un messaggio importante agli altri perche’ con l’accordo possiamo risolvere molte cose” ha detto Mesic.

La presidente del Comitato nazionale per seguire i negoziati di adesione, Vesna Pusic, esponente del Partito popolare croato – liberaldemocratici, ha valutato che sull’accordo con Ljubljana non c’e’ spazio per nessun trionfalismo e ha constatato che si tratta di un passo positivo per entrambi gli Stati come anche per l’Ue. Secondo Vesna Pusic, la Presidenza svedese ha avuto un ruolo importante nel raggiungimento dell’accordo. Ha avvertito pero’ che, anche se e’ evidente che il governo sloveno sostiene l’accordo, cruciale sara’ il parere della Commissione esteri del Parlamento sloveno, proprio quella che ha deciso il blocco di Ljubljana ai negoziati croati. Secondo le informazioni della capogruppo del Partito popolare croato, che si dice in contatto con i colleghi sloveni, la sessione del Parlamento sloveno sulla questione sara’ molto accesa e dinamica.
La sua opinione e’ condivisa dal presidente del maggior partito di opposizione, il socialdemocratico Zoran Milanovic. “Meglio tardi che mai. La Croazia ha perso dieci mesi di negoziati, ma oggi siamo piu’ intelligenti per due cose – la Slovenia ha riunuciato alla sua posizione precedente e ha accettato tutto cio’ che la Croazia offriva un anno fa” ha sottolineato il leader del Partito socialdemocratico ma ha rilevato anche: “il fatto che la Slovenia all’epoca non ha accettato l’offerta, mentre oggi lo ha fatto, e’ qualcosa che potrebbe diventare oggetto di discussione. Le mie informazioni dicono che una parte dei Paesi dell’Ue non volevano assistere piu’ allo spettacolo sloveno. La Svezia in quanto attuale presidenza dell’Ue, ovvero Carl Bildt ha fatto molta pressione sugli sloveni” ha affermato Milanovic alla conferenza stampa in occasione della grande notizia.

I vertici della Dieta democratica istriana e dello SDSS, il partito che rappresenta la minoranza serba in Croazia, guardano positivamente all’accordo di Ljubljana. Milorad Pupovac, esponente dello SDSS esprime comunque “rammarico per il tempo perso”.
Damir Kajin dell’IDS e’ dell’opinione invece che “la Croazia, rinunciando ad un organo internazionale giuridico che poteva risolvere il contenzioso bilaterale, ha indebolito le sue posizioni”. Secondo Kajin, il fatto che l’accordo raggiunto venerdi’ significa la continuazione dei negoziati nella cornice dell’ultima proposta del Commissario all’allargamento Olli Rehn per la Croazia significa che essa accetta la mediazione e non la soluzione giuridica del contenzioso anche se cio’ non esclude che gli arbitri seguiranno il diritto internazionale. Il zupano istriano e presidente dell’IDS Ivan Jakovcic invece ha salutato fortemente il nuovissimo accordo tra Croazia e Slovenia. “Questo e’ veramente un grande progresso e per questo saluto fortemente l’accordo nella convinzione che la Croazia finalmente si avviera’ verso l’Ue senza altri blocchi” ha detto all’agenzia croata Hina Ivan Jakovcic avvertendo pero’ che ci sono state diverse volte quando la Slovenia aveva trovato motivazioni aggiuntive per porre il veto al processo negoziale croato.

Secondo il quotidiano di Zagabria ‘Jutarnji list’ , finalmente e’ stata in quache modo risolto anche il dubbio se l’ex premier sloveno Janez Jansa e il suo omologo croato Ivo Sanader, due anni fa, a Bled, in Slovenia, hanno raggiunto o no l’accordo che il confine venisse stabilito davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. La lettera che attualmente la premier croata Jadranka Kosor a inviato al capo di governo svedese in quanto presidente dell’Ue - scrive ‘Jutarnji list’ - non menziona testualmente da nessuna parte la Corte dell’Aja il che non significa che essa e’ completamente esclusa in quanto possibilita’ perche’ la formulazione “corte di arbitraggio” si puo’ interpretare molto largamente. In questo senso si e’ andato incontro alla Slovenia perche’ e’ noto che vi esiste la profonda convinzione (sbagliata) che bisognerebbe assolutamente evitare questa corte poiche’ non saranno considerate le circostanze particolari a cui fa riferimento Ljubljana. Da questa frase si puo’ dedurre che le due parti molto probabilmente concorderanno che la soluzione, se non ci sara’ un’accordo bilaterale, venisse affidata ad un organo arbitrale cosi’ come proposto dall’eurocommissario Olli Rehn in base alla cui proposta vi sarebbero inclusi anche i giudici della CIG dell’Aja, un fatto che le due parti avevano gia’ accettato. Bisogna sottolineare che l’arbitraggio ad hoc e’ un meccansimo della giustizia internazionale dello stesso valore giuridico come la Corte.
Anche gli Stati Uniti hanno espresso forte approvazione per l’accordo tra Slovenia e Croazia. Dallo Dipartimento di stato americano si sottolinea che questo e’ un contributo alle integrazioni euroatlantiche e alla stabilita’ dell’Europa sudorientale. Gli Stati Uniti invitato le due parti di continuare la via di dialogo. “Noi siamo amici e alleati di entrambi paesi e siamo felici del proseguimento di una collaborazione produttiva” ha detto Philip Crowley, portavoce del Dipartimento di Stato americano. Crowley ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno aiutato in questa diplomazia silenziosa e che hanno tenuto colloqui importanti con le due parti.

La disputa di confine fra Croazia e Slovenia, ricordiamo, andava avanti da 18 anni, da quando il 25 luglio 1991 Croazia e Slovenia dichiararono l'indipendenza. Ancora nel 1954, l'ex Territorio Libero di Trieste (TlT) venne diviso tra Italia e Jugoslavia, che ottenne l'Istria nordoccidentale. L’area fu divisa fra le allora due repubbliche di Slovenia e Croazia dell’ex Jugoslavia ma non vi fu mai delineata una precisa linea di confine siccome le due repubbliche facevano parte di un unico stato federale. Con l'indipendenza di Croazia e Slovenia, le acque del Golfo di Pirano e alcuni brevi tratti di confine terrestre sono diventati oggetto di disputa tra i due stati. Negli anni novanta la Croazia a piu' riprese propose di dividere il Golfo a meta', o di risolvere il problema davanti ad un Tribunale internazionale, ma la Slovenia ha sempre rifiutato ogni tipo di soluzione che le precludesse l'accesso alle acque internazionali nel nord Adriatico. La Croazia da parte sua non ha mai rinunciato al contatto diretto con le acque territoriali italiane nel Golfo di Trieste, presupposto legale di numerosi accordi tra Zagabria e Roma. Dall'adesione della Slovenia all’ Ue, avvenuta il primo maggio 2004, e dal momento dell'inizio dei negoziati di adesione della Croazia all'Unione, il 3 ottobre 2005 la disputa sul confine assume un peso rilevante e nel dicembre scorso Ljubljana ha posto il suo veto al proseguimento del negoziato europeo della Croazia, affermando che nei documenti inviati da Zagabria a Bruxelles vi erano elementi che pregiudicavano il confine tra i due paesi. Nei mesi scorsi il commissario all'allargamento Olli Rehn ha tentato una mediazione che alla fine non ha portato a nessun progresso e i negoziati sono stati sospesi. Dopo le dimissioni del premier croato Ivo Sanader a fine giugno, sono bastati soltanto due incontri tra i capi di governo dei due paesi per portare all’accordo raggiunto finalmente venerdi’ a Ljubljana.
Subito dopo il successo a Ljubljana, la primo ministro croata si e’ recata a Stoccarda per incontrare la cancelliere Angela Merkel. La cancelliere tedesca ha dato pieno sostegno alla Croazia di continuare il processo negoaziale con Bruxelles. Merkel ha espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto tra Zagabria e Ljubljana.


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11 settembre 2009


CROAZIA-SLOVENIA: E' UFFICIALE, SITUAZIONE SBLOCCATA PER IL CONFINE. VIA LIBERA PER ZAGABRIA IN UE

Immagine tratta dal sito www.hrt.hrCome avevo scritto questa notte Croazia e Slovenia hanno trovato un accordo per risolvere la questione del confine marittimo tra i due Paesi. La notizia anticipata ieri sera dai media croati ora è ufficiale. Lo hanno dichiarato il primo ministro sloveno, Borut Pahor e la premier croata, Jadranka Kosor, al termine dell'incontro svoltosi questa mattina. Lubiana ha quindi annunciato che toglierà il veto sull'adesione della Croazia all'Unione europea: "Il governo sloveno proporrà immediatamente alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e comunitari di togliere il veto sui negoziati di adesione della Croazia all'Ue", ha dichiarato Pahor. Una conferenza intergovernativa dei ministri Ue è prevista per ottobre ed é probabile che in quella occasione venga formalizzato lo scongelamento dei negoziati.
La premier coata Kosor ha spiegato da parte sua che in cambio il governo di Zagabria ha inviato alla presidenza di turno svedese dell'Ue una dichiarazione in cui si precisa che nessun documento presentato dalla Croazia e nessuna dichiarazione, scritta o orale, nell'ambito delle trattative di adesione può in alcun modo pregiudicare la definizione delle frontiere nell'area contesa dai due Paesi. Inoltre, nessun documento o atto sulla questione potrà avere valore giuridico davanti ad un arbitro o ad un tribunale.
I due premier hanno annunciato che ora continueranno le consultazioni sulle modalità di soluzione del contenzioso confinario e che le due parti intendono lavorare nella direzione proposta lo scorso giugno dal commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn. L'intenzione dunque pare quella di dare vita ad una commissione arbitrale ad hoc. Il premier sloveno ha precisato che la Croazia si è impegnata a definire il confine prima della sua adesione all'Ue.


11 settembre 2009


CROAZIA-SLOVENIA: ATTESO PER OGGI LO SBLOCCO DEI NEGOZIATI

Borut Pahor e Jadranka KosorE' atteso per oggi lo sblocco dei negoziati sulla definizione del confine tra Croazia e Slovenia . Secondo quanto hanno riportato questa sera i media croati l'accordo sarebbe stato raggiunto e si attende in giornata l'annuncio ufficiale. La premier croata, Jadranka Kosor, ha incontrato i partiti politici informando che Ljubljana toglie il veto in seguito all'accordo raggiunto.In giornata la Kosor dovrebbe incontrare il suo omologo sloveno Borut Pahor. Secondo la radio televisione di stato croata HRT, Zagabria ritirerà tutti i documenti che secondo la Slovenia hanno fino ad oggi pregiudicato l'accordo sul confine tra i due paesi.
Nemmeno due mesi e mezzo dopo le inaspettate dimissioni del pemier croato Ivo Sanader, la sua "delfina" Jadranka "iron lady" Kosor ottiene un successo politico diplomatico importantissimo sbloccando una disputa che si trascinava da 18 anni e che aveva di fatto bloccato i negoziati di adesione all'UE. Ora invece il negoziato riparte spalancando alla Croazia le porte di Bruxelles. Il 16 ottobre dovrebbe tenersi la conferenza intergovernativa sotto la presidenza di turno svedese dell'UE e i negoziati di adesione dovrebbero concludersi nel 2010.
Che la cosa potesse risolversi era abbastanza prevedibile anche se non così presto, visto che solo un paio di mesi fa l'UE, incagliata nel gioco di veti incrociati tra Zagabria e Lubljana aveva gettato la spugna dicendo, nei fatti, "sbrogliatevela da soli". E' un indubbio successo per la presidenza svedese dell'Unione anche se è difficile pensare che la soluzione sia frutto solo di un accordo tra Kosor e Pahor. Sarebbe interessante capire di chi veramente è stato "il ditino" che ha risolto la questione e quale è stato il prezzo dell'accordo.
Vedremo domani (e dopodomani e ancora dopo). Kosor e Pahor hanno avuto finora solo due incontri e i termini dell'accordo ancora non sono noti né all'UE, né ai partiti politici dei due paesi. Sentiremo domani le dichiarazioni ufficiali e staremo a vedere.

[Con la collaborazione di Marina Sikora]


9 settembre 2009


TURCHIA IN EUROPA: ROMPERE IL CIRCOLO VIZIOSO

Lunedì 7 settembre è stato presentato a Bruxelles il secondo rapporto della Independent Commission on Turkey che analizza i principali sviluppi nelle relazioni tra Unione Europea e Turchia e indica i passi avanti concreti necessari per rilanciare i negoziati di adesione. La commissione indipendente torna a sottilineare con convinzione gli enormi vantaggi della convergenza con europea della Turchia e le positive trasformazioni che l'adesione all'Unione europea indurrebbero sia in Turchia, sia nell'UE.
Turkey in Europe: Breaking the Vicious Circle, è il significativo titolo del documento. Nonostante l'inizio promettente dei negoziati nel 2004, il processo si è infatti arenato in un circolo vizioso: i continui giudizi negativi provenienti da leader politici europei, combinati con la crescente esitazione dell'opinione pubblica europea verso un ulteriore allargamento dell'Unione, hanno approfondito il risentimento in Turchia e rallentato le riforme necessarie nel paese.
La commissione indipendente nel rapporto sostiene quindi che questo circolo vizioso deve essere urgentemente spezzato, nell'interesse sia della Turchia che dell'Unione Europea. I governi europei devono onorare i loro impegni e trattare la Turchia con l'equità e il rispetto che merita. Da parte sua, la Turchia deve tornare ad impegnarsi in un dinamico e ampio processo di riforma confermando così la serietà della sua ambizione di aderire all'UE.

Un severo richiamo al governo italiano è venuto in particolare da Emma Bonino, componente della commissione indipendente e da sempre convinta sostenitrice dell'ingresso della Turchia nell'UE. ''L'Italia - ha detto Bonino all'agenzia ANSA al termine della presentazione del dossier - e' sempre stata a favore del processo di negoziazione. Ultimamente pero', in particolare nella campagna per le europee, si sono sentite prese di posizione molto molto nette da parte della Lega Nord'' contro l'adesione della Turchia. Il governo italiano deve quindi chiarire la sua posizione sul processo di adesione della Turchia: "Berlusconi dovra' mediare perche' e' chiaro che la posizione italiana al vertice UE del 9-10 dicembre e' molto importante''. Al vertice di dicembre i leader dei 27 saranno infatti chiamati valutare lo stato dei negoziati e i blocchi imposti alla maggior parte dei capitoli di negoziato con Ankara. Per arrivare all'appuntamento con una posizione chiara, Bonino ha annunciato l'intenzione di lanciare un dibattito tanto ''in Parlamento, in modo da arrivare ad una mozione'', quanto nella ''societa' civile''.

Ascolta l'intervista a Emma Bonino di David Carretta per Radio Radicale

La Independent Commission on Turkey è stata formata cinque anni fa da un gruppo di illustri politici europei che hanno ricoperto incarichi di alto profilo, per esaminare le sfide e le opportunità offerte dalla possibile adesione della Turchia all'Unione europea. Il precedente rapporto della commissione indipendente era stato presentato nel 2004.
Della commissione indipendente fanno parte, oltre ad Emma Bonino, già commissaria europea, ex ministro e attuale vice presidente del Senato, Martti Ahtisaari, ex Presidente finlandese già inviato speciale Onu in Kosovo e premio Nobel per la pace, Anthony Giddens, ex direttore della London School of Economics and Political Science, Kurt Biedenkopf, ex primo ministro della Sassonia, Marcelino Oreja Aguirre, ex ministro degli Esteri spagnolo e già segretario general del Consiglio d'Europa e commissario europeo, Michel Rocard, già primo ministro francese, Hans van den Broek, ex ministro degli Esteri olandese ed ex commissario europeo, Albert Rohan, ex ministro degli Esteri austriaco. Della commissione faceva inoltre parte l'ex primo ministro polacco Bronislaw Geremek recentemente scomparso.

Il sito della Independent Commission on Turkey dove è possibile leggere e scaricare il rapporto in formato Pdf in inglese, francese, tedesco, italiano e turco.

Qui è possibile leggere e scaricare il primo rapporto della commissione indipendente La Turchia in Europa: più che una promessa?



24 giugno 2009


TURCHIA-UE: IL NEGOZIATO PROSEGUE

Foto APLa presidenza svedese dell'Unione Europea, che prenderà il via dal 1 luglio, onorerà gli impegni con la Turchia per quanto riguarda i negoziati di adesione: lo ha assicurato il ministro degli Esteri Carl Bildt, che oggi ha presentato a Bruxelles il programma del nuovo semestre europeo, evitando però di prendere impegni per quanto riguarda l'apertura di nuovi capitoli negoziali con Ankara. Il ministro svedese ha aggiunto che l'affermazione dei partiti contrari all'ingresso in Europa della Turchia richiede "un maggiore dibattito pubblico" sull'allargamento riconoscendo che "forse in passato ce n'è stato troppo poco".
Se la Svezia per ora non ha indicato date precise per l'esame di nuovi dossier negoziali con la Turchia nel suo semestre di presidenza, la Repubblica Ceca chiude il suo facendo fare un piccolo passo avanti ai rapporti tra Ankara e Bruxelles. Martedì prossimo, ultimo giorno della presidenza di turno ceca, secondo quanto dichiarato fonti diplomatiche europee ripreswe dalle agenzie di stampa, dovrebbe essere aperto il capitolo sul fisco, dodicesimo capitolo negoziale su 35 grazie al fatto che "i Paesi dell'Ue sono quasi d'accordo sull'apertura del dossier".
I negoziati di adesione turco-europei sono cominciati nell'ottobre 2005, ma procedono a rilento dopo che nel dicembre 2006 otto dossier sono stati "congelati" a causa della questione cipriota, che secondo alcuni membri Ue dovrà essere risolta entro la fine di quest'anno per evitare che il negoziato si blocchi del tutto, tenendo conto che la Francia - dichiaratamente contraria all'ingresso nell'Ue della Turchia - blocca altri cinque dossier, legati direttamente all'adesione. Il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea non sarà certo facilitato dal successo delle formazioni euro-scettiche e anti-turche alle recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.


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21 maggio 2008


TURCHIA: L'UE APRIRA' DUE NUOVI CAPITOLI NEGOZIALI

Foto APNonostante la lentezza del processo di riforma l'Unione Europea intende mandare un segnale positivo alla Turchia e annuncia l'apertura di due nuovi capitoli del negoziato per l'adesione entro giugno, prima cioè che la Slovenia lasci la presidenza di turno dell'Ue passi la mano alla Francia. Lo hanno annunciato il sottosegretario agli Affari europei sloveno, Janez Lenarcic, e il commissario Ue all'Allargamento, Olli Rehn, durante il dibattito a Strasburgo sul Rapporto del Parlamento europeo sui progressi di Ankara. Stando alle dichiarazioni di Rehn dovrebbe essere possibile aprire i negoziati sul diritto aziendale e sui diritti della proprietà intellettuale.
Rehn ha deplorato "il ritmo lento delle riforme" in Turchia, concordando in questo con le valutazioni espresse dal Parlamento Europeo, ma ha però ricordato che di recente il Parlamento turco ha adottato due leggi importanti: quella sui beni delle fondazioni religiose e quella che ha modificato l'articolo 301 del codice penale che con l'intento di punire gli insulti alla "turchicità" aveva portato a procedimenti penali contro scrittori, giornalisti ed intellettuali che avevano messo in discussione alcuni "tabù" come il genocidio armeno (una riforma, quest'ultima, la cui reale efficacia è contestata da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti civili).
Da quando è stato avviato il percorso di avvicinamento all'Ue, nell'ottobre 2005, Bruxelles e Ankara hanno aperto solo 6 dei 35 capitoli in cui sono suddivisi i negoziati di adesione. Inoltre nel dicembre 2006 l'intransigenza turca sulla questione cipriota (il rifiuto di aprire i propri porti ed aeroporti a navi ed aerei greco-ciprioti in risposta ad un analogo rifiuto opposto dai questi ultimi ai truco-ciprioti) portò al "congelamento" di otto capitoli negoziali, alcuni dei quali molto importanti. Per questo il commissario all'akkargamento Rehn ha voluto sottolineare che "il ritmo dei negoziati dipende dai progressi nelle riforme politiche e democratiche e soprattutto dalla loro applicazione".


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permalink | inviato da robi-spa il 21/5/2008 alle 15:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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