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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





19 febbraio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata del 14 febbraio:

- Kosovo, ad un anno dall'indipendenza la situazione è sempre in stallo (con un'intervista a Francesco Martino di Osservatorio Balcani);
- Serbia, difficoltà e passi in avanti sulla strada dell'Europa;
- Albania, prosegue il cammino dell'integrazione euro-atlantica;
- Slovenia, sì all'ingresso della Croazia nella Nato nonostante il contenzioso sui confini;
- Nucleare, un progetto comune per Albania, Bosnia, Croazia e Montenegro;
- Giornata del ricordo, uno strumento didattico di Osservatorio Balcani per conoscere la storia e il presente del nostro "confine orientale" (intervista a Luisa Chiodi).

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


31 ottobre 2008


IL NUCLEARE ITALO-ALBANESE

Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante la sua recente visita a Tirana ha parlato della possibilità che l'Enel realizzi un impianto nucleare in Albania. Il nostro Governo è interessato sia allo sviluppo nucleare sia alle risorse idroelettriche del "Paese delle Aquile" trovando la massima disponibilità del governo di Sali Berisha. Per questo ha dato mandato al nostro ambasciatore Saba D'Elia di seguire la questione.

Sulla visita del ministro Frattini in Albania riporto qui di seguito la parte della corrispondenza di Artur Nura per Radio Radicale che non ha potuto trovare spazio nello Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 29 ottobre dedicato alla situazione economica e agli effetti della crisi mondiale nel sud est europeo.

La visita del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a Tirana ha avuto in agenda la prospettiva europea dell'Albania, la cooperazione economica e la collaborazione giudiziaria e di polizia fra i due Paesi. Nel corso di una cerimonia che ha visto la firma di una serie di importanti accordi bilaterali, la cooperazione economica sempre piu' stretta, che va dall'energia all'industria e alle infrastrutture era in effetti l'impegno preso sia dal ministro degli Esteri, Franco Frattini sia dal Premier albanese Sali Berisha.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini al termine della visita a Tirana ha sottolineato che e’ un interesse italiano nei confronti delle risorse idroelettriche e eoliche ma anche a ''esplorare una collaborazione nell'ambito dei programmi di sviluppo dell'energia nucleare''. Il titolare della Farnesina ha ricordato che presto ci sara' un piano energetico nazionale per avere ''a regime un terzo della produzione energetica proveniente dal nucleare'', una parte in territorio italiano, un' altra fuori. ''L'Albania e' tra i Paesi meglio dislocati per la vicinanza alla costa italiana'', ha precisato Frattini, ricordando che nei colloqui di oggi il premier albanese Sali Berisha ha detto che ''loro considerano il nucleare pulito una delle fonti a cui guardare con maggiore attenzione. E quindi l'Italia e' particolarmente interessata. C'e' un dialogo aperto''.
Il sistema elettrico albanese si e' dimostrato incapace di produrre, trasmettere e distribuire energia sufficiente ad accompagnare l'accelerato sviluppo economico del Paese, quindi gli interventi nel settore energetico sono stati considerati da sempre prioritari dalla Cooperazione italiana prendendo spunto da questa logica e’ stato firmato anche un contratto per la ristrutturazione di una sottostazione elettrica a Tirana sulla base di un finanziamento della Cooperazione allo sviluppo della Farnesina. Con la firma di questi accordi ha preso il via anche un parco industriale-commerciale di circa 71 ettari su territorio di Koplik, situato nel Nord-Ovest del Paese, a meta' strada tra Scutari e il Montenegro. Importante anche la firma di una dichiarazione di intenti, da parte del Gruppo Marseglia per la realizzazione del polo energetico di Lezha. E' stato inoltre consegnato alle autorita' albanesi il primo versamento della linea di credito a favore delle piccole e medie imprese (25 milioni di euro), finanziato dalla Cooperazione italiana.
Si e' parlato anche del 'Corridoio 8'  ed il ministro degli Esteri Grattini ha anche annunciato che l'Italia e' pronta a ''concludere in tempi rapidi'' un nuovo accordo-quadro di cooperazione con l'Albania, che includa nuovi settori, tra i quali l'agricoltura. Tra le altre cose e' stato siglato un accordo sul ''riconoscimento reciproco in materia di conversione di patenti di guida'', che nasce dalla necessita' di facilitare la circolazione dei cittadini e di promuovere la collaborazione nel settore dei trasporti e della circolazione stradale.


1 giugno 2008


ELEZIONI IN MACEDONIA, NUCLEARE IN ALBANIA

"Radio Tirana", ovvero la realtà politica dei territori albanesi dei Balcani nelle corrispondenze di Artur Nura per Radio Radicale. Il testo che segue è quello della corrispondenza andata in onda nella puntata di "Passaggio a Sud Est" del 31 maggio in cui si parla delle elezioni politiche anticipate del 1 giugno in Macedonia e della decisione del premier Sali Berisha di offrire l'Albania come sede di una centrale nucleare italiana.

Macedonia: le elezioni politiche test importante per l'integrazione euro-atlantica
Domani [1 giugno, n.d.r.] i cittadini macedoni andranno alle urne. Se tutto andrà bene e le elezioni si svolgeranno in modo democratico, senza violenze e senza imbrogli, i risultati delle votazioni saranno molto importanti per il futuro ancora incerto di un paese fragile come è la Macedonia.
Queste elezioni anticipate sono dovute al fallimento del lavoro svolto da parte del governo uscente di Nikola Gruevski per l’integrazione del paese nella NATO bloccata dal veto della Grecia a causa del contenzioso tra i due paesi sulla questione del nome Macedonia. Il caso è molto complesso. Ufficialmente il mancato invito all'adesione della Macedonia alla NATO è avvenuto, come ho detto, in seguito alle pressioni esercitate dalla Grecia che non accetta che la ex repubblica jugoslava si chiami Macedonia come la sua regione settentrionale.
Personalmente mi è molto difficile capire e rispettare allo stesso tempo l’impegno dell'Alleanza Atlantica che in occasione del vertice annuale in aprile a Bucarest, ha costatato che "la Macedonia ha rispettato i criteri per l’adesione". Non riesco a capire come mai la logica assurda di un paese balcanico come la Grecia abbia prevalso sulla volontà di tutti gli altri membri della NATO. Non riesco a capire come mai dinanzi a un tale "ostruzionismo", non esista alcuna possibilità che si possa trovare una soluzione accettabile da entrambe le parti affinchè la Macedonia tenga il passo insieme alla Croazia e all'Albania nella direzione dell’integrazione euro-atlantica.
Secondo la mia opinione personale, oltre alla spiegazione formale - a mio parere del tutto artificiale - la ragione di una tale situazione potrebbe essere uno scenario di vecchio tipo secondo cui non si vuole risolvere le questioni per la definizione dei confini di Macedonia, Kosovo e di altri paesi della regione. Il fatto che dopo più 15 anni di negoziati non si è arrivati a nessuna soluzione logica non dovrebbe essere ignorato da parte degli altri attori internazionali coinvolti sulla faccenda. L’unica via possibile per dare una soluzione definitiva a questi scenari medioevali nei Balcani, dovrebbe essere l’integrazione dei paesi della regione nella Nato, e dunque anche della Macedonia.
Ricordo che proprio la NATO ha avuto un ruolo decisivo per fermare il conflitto del 2001 in Macedonia. La componente chiave dell'Accordo di Ohrid, sostenuto dalla comunità internazionale era di tralasciare i problemi con la minoranza albanese sull'identità. Certo questo fa comprendere che la pressione aggiuntiva nei confronti dei macedoni e le ulteriori eccezioni nei confronti della loro identità possono essere controproducenti per i progetti europei nei Balcani e nella stessa Macedonia stessa.
Quanto al risultato atteso per le elezioni di domani io ho sotto mano il sondaggio dell'Istituto Internazionale per gli Studi del Medioriente e dei Balcani che il partito VMRO-DPMNE di Gruevski vincitore tra i macedoni, come idicevi anche tu, mentre il partito del Partito democratico vincerebbe nei voti degli albanesi. Secondo quanto riportato dalla stampa macedone, questo sondaggio, realizzato su un campione di circa 1900 persone nel periodo che va dal 12 al 16 maggio, è stato valutato dal Network Internazionale per lo Sviluppo di Washington, come attendibile per il 93% della intera popolazione della Macedonia. Tra gli intervistati, il 29,9% ha dichiarato che voterà per il partito del premier Gruevski, il 21,3% per il partito social democratico, il 14,8% per il Partito democratico degli albanesi e il 6,4% per l'Unione democratica per l’integrazione che ha sostenitori maggiormente nell’etnia albanese, ma in quella macedone.
Secondo questo stesso sondaggio la popolarità degli esponenti politici rimane press a poco allo stesso livello dei partiti che dirigono o rappresentano. Il premier uscente Nikola Gruevski ottiene il 31,1% delle preferenze degli elettori, il presidente della Macedonia Branko Crvenkovski il 19,2%, il leader del Partito democratico albanese Menduh Thaci il 14,8%, Radmilla Sheqerinska l'11,7%, Ali Ahmeti il 7,7% e Tito Petkovski il 7,3%. Per quanto riguarda i dati dell'affluenza, è stato rilevato che circa il 59% ha dichiarato che si recherà ai seggi per votare, il 21,4% ha dichiarato invece l'intenzione di astenersi mentre il 18,7% resta indeciso.
In Macedonia la minoranza albanese è molto consistente: parliamo di circa il 30% della popolazione. Di conseguenza la componente albanese ha un grande peso nella politica del paese. Secondo una regola non scritta, la coalizione di governo deve sempre comprendere almeno una formazione politica della minoranza albanese. La vita politica degli albanesi in Macedonia si concentra sui due partiti principali di cui parlavo a proposito del sondaggio: il Partito democratico degli albanesi, guidato da Menduh Thaci, ed il Partito dell’unione democratica per l’integrazione, con a capo Ali Ahmeti. Questo ultimo partito, prima di queste elezioni anticipate, sosteneva di rappresentare la maggioranza dei cittadini albanesi, ma nonostante questo non ha potuto far parte del governo uscente in coalizione con il partito macedone del premier Gruevski che continua ad avere come suo alleato tradizionale il Partito democratico degli albanesi.
Secondo la Costituzione della Macedonia, la maggioranza governativa deve essere approvata dal Parlamento secondo una duplice maggioranza detta “maggioranza Badinter”, nome che deriva dal costituzionalista francese Robert Badinter che ha contribuito ad elaborare l'attuale Costituzione macedone. In parole semplici, la maggioranza governativa deve considerare anche le varie etnie e non solo la semplice maggioranza di voti in parlamento.
Secondo l’Unione democratica per l’integrazione di Ali Ahmeti, giacché nella società macedone la popolazione è organizzata su base etnica - il che significa che la comunità albanese vota i partiti politici albanesi e la parte macedone per i suoi partiti - questa configurazione etnico-politica deve essere considerata nella formazione del governo. La realtà recente del paese ha portato però ad alleanze costituite su una base più politica che etnica. Appunto, Ali Ahmenti, l’ex Leader dell’Esercito di liberazione albanese in Macedonia, che ora dirige un partito a base etnica albanese, faceva parte di un precedente governo a base piu politica che etnica.
Nella percezione politica di questi due partiti albanesi più importanti e dei loro rispettivi elettori, tutto si divide nel senso che la situazione al riguardo dell’integrazione degli albanesi nella vita pubblica e culturale del Paese (che poi è la base del Patto di Ohrid) ha avuto maggiore progresso e maggiore successo durante la loro rispettiva presenza al governo. E purtroppo, anche sulla base di questa logica si sono verficati incidenti violenti tra i ripettivi sostenitori. L'ultimo si è verficato durante la chiusura della camapagna elettorale con colpi di arma da fuoco esplosi e arresti dall parte della polizia. Ora, mentre stiamo registrando, la situazione si è calmata e speriamo che resti così anche domani.

Berisha offre l'Albania si offre come sede di una centrale nucleare italiana. E la gente che ne pensa?
In Italia sì è riaperta la discussione sulle centrali nucleari. E tra le varie cose si parla di costruirle non solo in Italia ma anche all'estero facendo accordi con paesi interessati.Si parla dei Balcani e in particolare dell'Albania. La cosa che ha attirato l’attenzione degli italiani riguarda le dichiarazioni del premier albanese Sali Berisha, riguardo la possibilità di costruire un impianto nucleare nel territorio dell’Albania.
Berisha, come hanno riportato molti giornali italiani, non vuole escludere gli albanesi da questa grande occasione dell’energia nucleare e come affermato da lui stesso a Tirana si sta lavorando per mettere a punto il quadro normativo necessario. Berisha ha aggiunto che appena pronti, il suo governo dovrà lavorare per ottenere un accordo coi Paesi vicini, Italia per prima, per finanziare una centrale da costruire in Albania e che se questo non sarà possibile, ci si dovrà rivolgersi al settore privato per studiare il mercato balcanico e italiano.
La stampa ha fatto sapere che anche Enel è interessata alla costruzione di una centrale atomica in Albania, sempre se i governi albanese e italiano raggiungono un accordo di collaborazione. Le stesse fonti hanno informato che Enel ha siglato un memorandum d’intesa con KESH, l’azienda elettrica albanese, a dicembre del 2007 per la costruzione di una centrale termoelettrica a carbone, anche se ancora non ci sono stati colloqui sulla costruzione di una centrale nucleare.
La cosa che preoccupa e che credo che abbiate già notato anche voi, cari ascoltatori, è il fatto che l’opinione dell'opinione pubblica albanese sembra essere del tutto ignorata. Stando a quanto dichiarato da Berisha con tutti si è parlato tranne che con i cittadini albanesi.
Di certo bisognerà vedere come i cittadini albanesi prenderanno questi sviluppi cosi importanti per la vita loro ed il fatto che su questa cosa non sono stati interpellati per niente e che sui loro interessi ed in loro nome abbia deciso tutto il premier da solo. Io posso ricordare ai nostri ascoltatori che una questione simile c'è stata alcuni mesi fa nella città di Valona dove un progetto per la costruzione di una centrale termoelettrica e di un terminal per prodotti petroliferi, ad opera della compagnia italiana “Petrolifera Italo-Rumena” ha provocato scontri e proteste da parte dei cittadini.
Semplici cittadini, intellettuali e alcune delle maggiori Ong locali si sono uniti creando l’”Alleanza cittadina per la difesa della baia di Valona” con l’unico scopo di tenere un referendum per poter dare la possibilità ai cittadini di esprimere la loro volontà su decisioni che riguardano il futuro dell'ambiente nel luogo dove vivono. Ma, la Commissione elettorale centrale aveva rifiutato la richiesta di referendum e di fronte a questa indifferenza generale delle autorità locali e centrali sul loro destino, alla fine marzo-inizio di aprile i cittadini di Valona hanno appoggiato le proteste pacifiche in piazza guidate dall’Alleanza.
Vista l’attenzione crescente dei mass media e dell’opinione pubblica in generale la polizia di Valona aveva deciso di intervenire ed arrestare sei persone, tra studenti e dirigenti dell’Alleanza, accusandoli di aver “bloccato la circolazione dei veicoli in strada e organizzato manifestazioni illegali”. Questa vicenda non è ancora conclusa dal punto di vista legale e da quello politico. Ora bisogna aggiungere anche questa nuova questione della centrale nucleare. Di certo dobbiamo aspettare per informare su prossimi sviluppi.

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