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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





28 gennaio 2009


PASSAGGIO SPECIALE: I BALCANI TRA EUROPA E OBAMA

Lunedì e martedì a Bruxelles si è tenuta la riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue (il cosiddeto Cagre, Consiglio affari generali e relazioni esterne), la prima sotto la presidenza di turno della Repubblica Ceca iniziata il 1 gennaio. Il vicepremier ceco incaricato per gli affari europei, Alexandr Vondra, ha presentato le priorità della presidenza ceca tra le quali c'è anche l'allargamento dell'Unione. La riunione non prevedeva nessun dibattito su questo tema, la questione principale all'ordine del giorno era infatti la crisi in Medio Oriente. A margine del Consiglio ministeriale si è però discusso delle questioni che riguardano il futuro europeo dei Balcani occidentali, in particolare della Serbia, nonché dell'attuale blocco sloveno ai negoziati di adesione della Croazia all'Ue e delle soluzioni per superarlo e per trovare un compromesso nella disputa sui confini tra i due Paesi.
L’anno scorso, a più riprese, Bruxelles aveva ribadito che il 2009 dovrebbe essere l’anno dei Balcani occidentali. E’ chiaro che al momento ci sono molti problemi che gravano sull’Unione, a partire dalla crisi economica globale e dalla necessità di una comune strategia energetica dopo la crisi del gas provocata dalla disputa tra Russia e Ucraina. Considerando infine che questo è anche l’anno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, è prevedibile che la questione dell’integrazione europea dei Balcani occidentali resterà in primo piano ma non vedrà particolari novità nel corso del 2009.
Oltre alla politica europea verso i Balcani occidentali, è interessante anche cercare di capire quale sarà la politica verso i Balcani della nuova amministrazione statunitense: nonostante gli entusiasmi suscitati, anche nei Balcani, dall'elezione di Barack Obama, gli analisti politici della regione concordano più o meno sul fatto che non c'è da aspettarsi grandi novità. Cambierà forse lo stile, ma la politica di Washington nei Balcani resterà in sostanza quella che già si è vista con Clinton e con Bush.

Di questi temi, con particolare attenzione alla Serbia e all'Albania, si occupa lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera alle 23,30 su Radio Radicale a cura di Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.


26 gennaio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata del 24 gennaio:

* Turchia: la politica estera di Ankara e il suo ruolo nell'attuale crisi mediorientale;
* Serbia: mentre prosegue l'avvicinamento all'Europa Belgrado protesta per la nascita dell'"esercito" del Kosovo;
* Unione Europea: Bruxelles proccupata per la disputa sui confini tra Lubiana e Zagabria che blocca i negoziati di adesione della Croazia;
* Albania: polemiche tra maggioranza e opposizione per la legge sui crimini commessi durante il regime comunista;
* Srebrenica: polemiche per il documento del Parlamento europeo che chiede l'istituzione di una giornata del ricordo;
* Obama: la nuova amministrazione Usa e i Balcani.


La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


20 gennaio 2009


OBAMA E I BALCANI, CATO INSTITUTE: "CAMBIERA' POCO O NIENTE"

Barack Obama è diventato il 44° presidente degli Stati Uniti, un evento che tocca tutto il mondo e che in molte parti del mondo suscita grandi aspettative per i cambiamenti che potrebbe portare dopo gli otto anni di presidenza di George W. Bush. Nei Balcani, però, l'avvento del primo presidente afroamericano della storia, non dovrebbe determinare grandi mutazioni. O almeno così la pensa Ted Galen Carpenter, autorevole analista del Cato Institute di Washington, le cui previsioni non inducono all'ottimismo per l'area balcanica.

"I Balcani molto probabilmente saranno una delle regioni in cui ci saranno meno cambiamenti nella politica americana con l'avvento dell'amministrazione di Barack Obama", ha detto Carpenter in un'intervista a Igor Fiatti dell'agenzia Apcom notando che. "sia l'amministrazione di Bill Clinton che quella di George Bush sono state grandissime sostenitrici della causa musulmana nei Balcani e alle stesso tempo sono state fortemente critiche nei confronti della Serbia. Obama avvalla questa linea: non ha detto una sola frase contro tale approccio".

La scelta di Hillary Clinton come segretario di Stato rappresenta proprio questa continuità nella politica americana: "Hillary Clinton è stata molto più aggressiva e molto più entusiasta di suo marito Bill riguardo l'intervento Usa nei Balcani. Bill voleva tenere gli Stati Uniti fuori dalle guerre balcaniche. Lei, insieme a Madeleine Albright e a Richard Holbrooke, ha messo in campo un'intesa azione di lobbying per portare suo marito ad un ruolo più attivo nei conflitti dell'ex Jugoslavia". Carpenter sottolinea la "veemente attitudine anti-serba" che Hillary Clinton ha sempre avuto dall'inizio degli anni '90 e che fa pensare che non c'è praticamente alcuna possibilità che in questo ambito la politica americana possa cambiare.

L'analisi di Carpenter riguarda in particolare le due caselle più delicate dello scacchiere balcanico. Dunque, "assisteremo a una continuazione della politica Usa, secondo la quale la Bosnia-Erzegovina deve restare uno stato unitario" e semmai "al massimo dei cambiamenti andranno verso un rafforzamento del sostegno del governo centrale di Sarajevo e verso un indebolimento della Republika Srpska". Per quanto riguarda il Kosovo, invece, Carpenter sottolinea il cieco sostegno dato dagli Usa all'indipendenza malgrado la maggioranza dei paesi del pianeta sia contraria. Secondo l'analista del Cato Institute è una questione sulla quale Washington dovrebbe rivedere la propria posizione visti gli effetti devastanti che ha avuto sulle relazioni bilaterali Usa-Russia, ma all'orizzonte non vede alcun segno di ripensamento: "Sia Obama che Hillary Clinton rilasceranno periodicamente dichiarazioni sul futuro europeo della Serbia democratica, ma in fondo resterà sempre una connotazione anti-serba molto forte".

Sulle implicazioni che l'indipendenza del Kosovo ha avuto nel Caucaso, Carpenter ricorda di aver sostenuto a lungo "che gli Stati Uniti avrebbero messo in campo un precedente internazionale disastroso e che, riconoscendo il Kosovo, i paesi europei avrebbero messo in campo un altro precedente internazionale disastroso". Questo precedente si è poi rivoltato contro l'Occidente nella guerra russo-georgiana della scorsa estate e col riconoscimento russo delle secessioni dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud: "Non doveva essere una sorpresa per le autorità americane, ma non mi sembra che né Obama né Hillary Clinton si siano resi conto del nesso". Così gli Usa e i loro alleati europei hanno fatto un enorme errore politico perché "l'azione russa era facilmente prevedibile e quasi inevitabile dopo la mossa dell'Occidente in Kosovo".

Fiatti pone anche la questione dell'ingresso della Serbia nell'UE citando un editoriale molto critico di Le Monde secondo il quale la Serbia sarebbe un cavallo di Troia russo nell'Unione europea. Per Carpenter, però, l'integrazione europea di Belgrado "è solo poco più che una ciarla diplomatica" da non prendere seriamente: ""Come ho detto, assisteremo a insulse dichiarazioni sull'eventuale ingresso della Serbia nell'Ue, e sottolineo la parola eventuale. Ma questa perché non penso che né gli Usa né alcuni dei principali paesi membri dell'Ue appoggino seriamente l'ingresso della Serbia malgrado le loro dichiarazioni".

Sempre in tema di integrazione euro-atlantica dei Balcani, il giornalista di Apcom chiede un parere sulla Grecia che blocca l'ingresso della Macedonia nella Nato a causa della disputa sul nome dell'ex repubblica jugoslava, ma Carpenter non ritiene che questa sarà una priorità dell'agenda dell'amministrazione Obama. Tuttavia, "sia il neo presidente che il suo segretario di Stato sostengono l'espansione della Nato e l'inclusione di Paesi come l'Ucraina, la Georgia, l'Albania, la Croazia e la stessa Macedonia. Quindi, per arrivare a questo obiettivo e superare il veto greco sull'ingresso della Macedonia nell'Alleanza atlantica, penso che gli Usa aumenteranno la pressione nei confronti di Atene in maniera discreta".

Più in generale, su quella che probabilmente sarà la politica estera della nuova amminisrazione nei prossimi anni, Carpenter prevede che la politica imperiale americana andrà avanti: "Avrà una faccia più amichevole e sarà in qualche modo multilaterale, ma gli Usa alla fine cercheranno sempre di tirare le fila di qualsiasi iniziativa politica planetaria". E dunque, per quanto riguarda i Balcani non ci sarà da aspettarsi alcun cambiamento significativo nella politica americana con Obama rispetto a quello che si è visto negli ultimi 15 anni. Piuttosto, "resta da vedere se l'Unione europea è pronta ad adottare una politica diversa. Infatti, non c'è nessuna legge che stabilisce che Bruxelles deve seguire la politica americana. Ad ogni modo, però, i principali attori dell'Ue, Gran Bretagna, Francia e Germania, sembrano sposati allo status quo nella politica balcanica. So che paesi come Italia, Spagna e Grecia sono molto meno entusiasti a questo proposito, ma se vogliono fare qualcosa per cambiare la direzione politica devono uscire allo scoperto e prendere posizione contro le nazioni più influenti dell'Ue". In sostanza, per Carpenter i grandi Paesi dell'Unione Europea continueranno a sostenere la politica di Washington: "Spero proprio che mi sorprendano a un certo punto, ma non mi aspetto alcuna sorpresa".


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7 novembre 2008


OBAMA E I BALCANI

Se il 4 novemnre i cittadini dei Balcani avessero dovuto eleggere il presidente degli Stati Uniti probabilmente avrebbero finito anche loro per scegliere in maggioranza Obama ma forse in maniera meno convinta degli americani. Un sondaggio realizzato da The Economist un paio di settimane prima del voto e del quale ho parlato anche in questo blog mostrava che a differenza dei cittadini dell'Unione Europea i cittadini dei Balcani apparivano più incerti. Dalla rilevazione emergeva che croati, albanesi e kosovari erano in maggioranza pro Obama, i macedoni invece propendevano per McCain, mentre i serbi diffidanovano di entrambi, i bosniaci si mostravano preoccupati più di tutto dalle loro questioni interne e i rumeni sostanzialmente indifferenti all'esito del voto del 4 novembre. Due simulazioni di voto realizzate a Belgrado a e Tirana assegnavano comunque la vittoria a Obama. In ogni caso, soprattutto nell'ultimo periodo la campagna elettorale d'oltreoceano ha guadagnato ogni giorno molto spazio sui giornali locali e ha alimentato accesi dibattiti e, diversamente che in passato, anche il duello per la vice-presidenza tra Joseph Biden e Sarah Palin è stato seguito con passione. Comunque, ora che il voto c'è stato e che Barack Obama è stato eletto 44° presidente degli Stati Uniti d'America è interessante invece vedere quali sono state le prime reazioni nel sud est europeo (Balcani occidentali e Turchia). Qui di seguito riporto le corrispondenze di Marina Sikora e Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 5 novembre con i commenti a caldo dai principali Paesi dei Balcani.

LA CORRISPONDENZA MARINA SIKORA
L’America ha deciso! Ha deciso per la speranza (hope) e per il cambiamento (change). Proprio cosi’ come previsto dai sondaggi, anche se si continuava a ribadire che la corsa e’ aperta fino all’ultimo momento e che quindi gli imprevisti erano altrettanto possibili, Barack Obama sara’ il 44-esimo presidente statunitense e il pimo inquillino afroamericano nella Casa Bianca. Queste elezioni considerate da tutti storiche, sono state seguite con particolare interesse anche nel resto del mondo poiche’ l’opinione generale e’ che il loro risultato avra’ anche un impatto importante sulla poltica estera degli Stati Uniti. Tutti i media e servizi di informazione nei paesi dell’ex Jugoslavia hanno seguito passo dopo passo le elezioni americane, forse pero’ con maggiore attenzione quelli in Croazia dove anche la TV di stato ha seguito con una trasmissione speciale l’intera notte elettorale.

Le elezioni Usa viste dalla Croazia
"Obama, l’uomo che ha cambiato l’America. Ha vinto li dove per decenni avevano vinto i repubblicani" scrive uno dei piu’ difusi quotidiani di Zagabria ‘Jutarnji list’ e aggiunge che la vittoria di Obama rappresenta "la realizzazione del sogno del lottatore per i diritti umani Martin Luther King e dell’ex presidente amricano John Kennedy" e ancora che "Obama ha mobilitato l’America" per sottolinere l’affluenza record alle urne in quanto risposta degli americani alla sfida di queste elezioni storiche. "Stanotte e’ nata la nuova America", questo e’ stato il titolo sul sito internet della radiotelevisione statale croata, HRT. Nel suo messaggio di congratulazioni a nome del popolo croato, il presidente Stjepan Mesic si e’ detto convinto che l’elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti rappresenta "l’inizio di una nuova epoca non soltanto nelle vite di molti suoi concittadini, ma anche per quanto riguarda le relazioni degli Stati Uniti con il mondo nonche’ del mondo verso gli Stati Uniti" e ha espresso speranza che la nuova amministrazione americana prestera’ attenzione all’Europa sudorientale ed ai Balcani.
Molti esperti di politica americana nei Balcani ritengono che gli Stati Uniti si occuperanno di piu’ delle questioni dei Balcani con Barack Obama alla Casa Bianca. Un ruolo importante, in questo senso, avrebbe il futuro vicepresidente Joe Biden, uno dei piu’ informati politici americani sulle questioni balcaniche. Da sottolineare che Joe Biden si e’ impegnato molto per l’intervento della Nato in BiH e in Kosovo nonche’ per l’indipendenza del Kosovo. Sempre secondo ‘Jutarnji list’ il nuovo leader della Casa Bianca dovra’ fare i conti con la piu’ maliziosa situazione dell’economia mondiale sin dai tempi del presidente Franklin Roosevelt il quale fu eletto nel periodo della Grande depressione nel 1933. Inoltre, il nuovo presidente americano assumera’ il suo incarico nei tempi del piu’ grande coinvolgimento miliatare degli Stati Uniti sin dai tempi del presidente Richard Nixon e la guerra in Vietnam. Anche se si e’ trattato di voti ovviamente non decisivi, ma siccome ogni voto e’ stato importante, c’e’ da notare che la diaspora croata in America, aveva votato tradizionalmente per i repubblicani. Quest’anno pero’ gli americani dalle radici croate, secondo le previsioni, avrebbero votato in gran parte per il candidato democratico. Tra i leader croati negli Stati Uniti che hanno una maggiore influenza nei loro ambienti, quasi tutti avevano dichiarato che voteranno per Barack Obama.
Poco prima delle elezioni, un’altro quotidiano croato ‘Vecernji list’, ha pubblicato le preferenze dei cittadini croati che si sono maggiormente pronunciati a favore del candidato democratico. Secondo il sondaggio di questo giornale perfino il 74% degli interpellati si e’ dichiarato a favore della vittoria di Barack Obama, mentre solo il 12% avrebbe preferito il repubblicano John McCain nella Casa Bianca. L’ex ministro degli esteri croato e deputato del Partito socialdemocratico, Tonino Picula ritiene che il pubblico croato spera che Obama portera’ qualcosa di nuovo non soltanto agli Stati Uniti ma anche a livello mondiale. Quanto all’ancora attuale Presidente americano, i cittadini croati giudicano positivo il suo sotegno all’adesione della Croazia alla Nato mentre tutti il resto viene percepito come una eredita’ negativa che Obama dovrebbe cambiare, afferma Picula. L’ex capo della diplomazia croata ha sottolineato che non bisgona dimenticare che durante il suo tour europeo in estate, Obama e’ stato accolto con grande entusiasmo e che la Croazia come parte del corpo politico europeo, reagisce nello stesso modo. Il giorno delle elezioni, Tonino Picula si e’ trovato in veste di osservatore dell’OSCE a Richmond, capoluogo dello stato di Virginia.

Le elezioni Usa viste dalla Serbia
"L’America ha scelto Barack Obama" cosi’ l’emittente serba B92. "L’America ha scelto il cambiamento – Barack Obama presidente" il titolo di ‘Blic’ mentre ‘Danas’ si apre con parole della vittoria a largo margine di Obama. Il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic afferma che la Serbia si aspetta cambiamenti nella Casa Bianca e che vuole collaborare con la nuova amministrazioni. "Con l’amministrazione americana uscente (repubblicana) non abbiamo avuto un buon rapporto. Siamo entrati in un rigido conflitto politico sul Kosovo perche’ la politica degli Stati Uniti verso il Kosovo e’ assolutamente inaccettabile" ha detto Jeremic. Quanto ai deputati del Parlamento serbo, secondo un piccolo sondaggio della radio e televisione B92, le preferenze sono andate a favore di Barack Obama. Il giorno del voto, l’ambasciatore americano a Belgrado, Cameron Manter, ha dichiarato invece che l’esito delle presidenziali non incidera’ sulla politica americana verso il Kosovo ne’ quella verso la Serbia come nemmeno verso i Balcani occidentali. L’ambasciatore statunitense aveva sottolineato che tra i candidati McCain e Obama c’e’ un consenso di continuare l’attuale politica verso i Balcani occidentali e ha aggiunto che per Washington lo status del Kosovo e’ definito e si spera nel successo dello stato Kosovo come anche in quello della Serbia nell’integrazione europea. "Il risultato cambiera’ di sicuro l’atmosfera, qualunque sia il vincitore, ma la sostanza non cambiera’" aveva detto l’ambascitore americano a Belgrado nella notte elettorale.
L’elezione del nuovo presidente americano incidera’ su tutto il mondo, ma anche sulla vita dei cittadini della Serbia perche’ la Serbia non e’ un’isola isolata, ritengono gli esperti politici serbi e aggiungono che la grande crisi finanziaria e’ la chiave del successo elettorale di Obama. I risultati delle elezioni americane sentiranno anche i cittadini della Serbia, ma non si puo’ attendere che il cambiamento a Washington incidera’ sulla politica americana verso il Kosovo, commenta l’ex capo della diplomazia serba Goran Svilanovic. "Per quanto riguada il Kosovo, le elezioni non hanno nessun significato, questa decsione e’ stata gia’ presa, ma quando si tratta della Serbia, del suo futuro europeo e delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, Europa e Stati Uniti, queste elezioni porteranno un cambiamento" dice Svilanovic.
A pochi giorni dalle elezioni presidenziali, il Congresso dell’Unione serba e il Congresso mondiale della disapora serba, le principali orgaizzazioni della diaspora serba negli Stati Uniti e nel mondo, hanno annuciato che sosterranno il candidato democratico Barack Obama. Questa e’ stata la risposta dei serbi negli Stati Uniti alla lettera ufficiale che Obama aveva inviato al Congresso dei serbi, promettendo che fara’ il tutto possibile per proteggere il Kosovo, gli edifici religiosi, ma anche le entita’ della Bosnia Erzegovina nella cornice del Trattato di Dayton e degli Accordi di Erdut. Nella sua lettera, Obama aveva scritto di essere "a consocenza che la Serbia soffre da anni, e che i serbi meritano una prospettiva e un futuro di pace". "Per quanto riguarda il Kosovo, gli Stati Uniti hanno avuto la responsabilita’ di incoraggare tutte le parti coinvolte affinche’ trovino una soluzione pacifica", scriveva Obama. C’e’ da dire che le due organizzazioni di cittadini americani di origine serba, ancora a gennaio avevano mandato una lettera ai candidati presidenziali americani chiedendo loro di pronunciarsi a favore del proseguimento dei negoziati sul Kosovo. Il candidato republicano John McCain non ha nemmeno risposto a questa lettera. Secondo Zoran Jovicic, Presidente del Congresso mondiale dei serbi, la lettera di Obama si potrebbe considerare una specie di "contratto etnico", una prassi consueta negli Stati Uniti quando la diaspora di un popolo in cambio del sostegno ad un candidato si aspetta che lui fara’ fede alle proprie promesse elettorali. Jovicic ha spiegato che seppur l’ex amministrazione Clinton e’ stata rigida dinanzi alle ragioni della Serbia e rimane nel brutto ricordo dei bombardamenti contro Belgrado del 1999, ha comunque scritto i tre accordi base dei Balcani, quali Kumanovo, Erdut e Dayton, che sono stati messi invece in discussione successivamente dall’amministrazione di Bush, sostenendo la secessione unilaterale del Kosovo. Secondo Jovicic, con la vincita di Obama, le cose per la Serbia cambieranno. Ha spiegato inoltre che la diaspora albanese e’ stata molto turbata dall’invio di questa lettera.
C’e’ pero’ da ricordare altrettanto che non solo Obama, ma anche precedentemente Clinton e lo stesso Bush hanno avuto, a suo tempo, il sostegno della comunita’ serba che in cambio si aspettava segnali di riconoscenza. Ma tutto cio’ che era stato promesso dai Presidenti americani alla fine non si e’ realizzato, a delusione dei serbi. Il momento culminante e’ stato comunque il sostegno in prima linea degli Stati Uniti all’indipendenza del Kosovo. Nessun vantaggio quindi, finora per la Serbia di quel tanto di promesse per la ricostruzione dei rapporti tra Serbia e Stati Uniti. Tuttavia, lo sguardo di fiducia serbo e’ puntato ancora una volta sul neoeletto presidente americano.

Le elezioni Usa viste dalla Bosnia
Per quanto riguarda la Bosnia Erzegovina, l’opinione generale e’ che nel caso della vittoria di Barack Obama, la BiH potrebbe tornare ad essere la priorita’ della politica americana nei Balcani. Secondo le fonti americane, la BiH rappresenta un interesse a lungo termine, sia per il suo passato ma soprattutto per i possibili pericoli, poiche’ si tratta di un terreno abbastanza fertile per potenziali organizzazioni islamistiche che potrebbero utilizzare ovvero abusare della crisi politica ed istituzionale, ma anche quella sociale del Paese.

LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA
Prima di tutto dobbiamo affermare che anche in Albania, in Kosovo ed in Macedonia i mass media hanno seguito tutta la campagna elettorale USA e le elezioni fino ai risultati dando cosi tanta spazio importanto alla battaglia presidenziale di Barak Obama e John McCain. Durante ultimo mese in nessuno dei notiziari Radio e Televisivi, oppure sui giornali non ci sono mancati le notizie arrivate dagli Usa ed in effetti negli ultimi giorni le TV ed i giornali piu popolari hanno mandato le loro troupe giornalistiche a seguire da vicino gli sviluppi americani elettorali. Dal martedi sera 4 Novembre fino a mezzo giorno del 5 di novebre, diversi cannali televisivi dai piu seguiti come "Top Cannel" "Klan" "Alsat" e altre hanno tramesso programi indiretta sul voto dei cittadini Americani nella gara per il nuovo presidente USA. Il 5 di Novembre alle 10 della mattina l’Ambasciata Usa a Tirana ha conluso un processo di votazione simbolica sulle candidatture presidenziali di Barak Obama e John Maccain nei presi del Hotel "Rogner" nel centro del capitale Albanese. I risultati di queste elezioni simboliche hanno dato 101 voti al favore della candidattura di Barak Obama invece di 56 al favore della candidattura di John Maccain configurando cosi simili risultati arrivati dall’USA. "Era una votazione libera, transparente ed onesta" – ha dichiarato sorridente per i giornalisti presenti l’Ambasciatore USA a Tirana, John Withers, mentre intervenuto all’evento quale e’ stato tramsesso in diretta per diverse televisioni. Aquesto evento si e’ arrivato anche il Presdiente della Repubblica dell’Albania, Bamir Topi, quale ha valutato come molto significato l’interveto del candidato Repubblicano John Maccain dopo la vittoria di Barak Obama. Il presdiente Albanese ha sottolienato l’importanza delle elezioni libere aggiungendo che gli USA sono un modello delle ellezioni libere per tutto il mondo ed in particolare per i Balcani. Il Presidente Topi ringrziando l’Ambasciatore USA Wither di avrlo invitao a questo evento secondo lui importantissimo, ha concluso dichiarando che le relazioni USA ed Albania, Kosovo e tutta la regione balcanica sarano sempre eccelenti.

Oltre a questo panorama bisogna affermare che anche l’opinione pubblica ha seguito con tanta attenzione questi sviluppi sia per il ruolo particolare degli Usa avuto in questi ultimi anni sui Balcani sia per la simpatia che a differenza degli Europei la politica Americana gode fra la gente semplice di questi territori. In effetti, questi Paesi come Albania, Kosovo, Macedonia e tutti i Balcani hanno aspettato il responso degli elettori americani cercando di capire se il cambiamento del potere politico negli Usa e l'arrivo del nuovo Presidente della Casa Bianca potrebbe far cambiare anche la politica di Washinton al confronto dei Balcani in particolare al caso Kosovo e Macedonia per gli Albanesi. Infatti, sia tra i politici si fra la gente semplice, anche se il nuovo presidente democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, aveva rassicurato la comunità albanese degli Stati Uniti (oltre 100 mila persone) sul fatto che sosterrà l'indipendenza e lo sviluppo del Kosovo, regna un certo scetticismo ancora per il futuro delle relazioni dei Balcani con gli Usa, certo del dopo "l’era Bush". "Gli Usa aiuteranno a costruire una società dinamica e democratica in Kosovo, che assicuri pari diritti a tutte le persone che vivono lì" - aveva dichiarato Barak Obama sul quotidiano albanese-statunitense "Illyria", ma anche questa sembra che non basta per lo scetticismo regionale.

Intanto il lunedi 4 di ottobre mentre in aula al parlamento Albanese era in dibatito tramesso indiretta da alcune di Cannali televisivi, due dei cannali piu seguiti e principali tramettevano dei programi indiretta a tema "Le elezioni presidenziali in USA". L'emittente "Top Cannell" aveva intervistato indiretta da Washinton anche il Generale USA, Wesly Clark, che infatti aveva condotto le operazioni militari e bombardamenti NATO contro l’ex Jugoslavia durante la crisi Kosovara del 1999. Clark tramite l’intervista ha fatto sapere che lui oramai da politico appoggiava il candidato Barak Obama, aggiungendo poi che secondo lui chiuque vincesse le elezioni non cambierebbe mai la politica Usa al confronto del caso Kosovo ed i Balcani in generale. Prima i giornali avevano portato le dichiarazioni del senatore USA Tom Langtosh quale aveva sostenuto le stesse posizioni politiche confermando che la politica degli Usa non cambierebbe mai le posizione prese durante il Governo di Giorgio W Bush al confronto dei Balcani. Dall’altra parte, ben sapendo che queste particolari relazioni tra gli albanesi e gli Stati Uniti potranno sembrare ad un certo punto strani per gli ascoltatori di Radio Radicale che hanno una diversa impressione al confronto degli USA, io vorrei dire che queste relazioni hanno ormai una tradizione storica almeno per la parte albanese e questi ultimi stanno aspettando gia con il nuovo Presdiente USA ptrano cambiare o meno.

Per far capire agli ascoltatori nostri questo panorama complessa credo che devo informare che queste relazioni particolari tra gli albanesi e gli Stati Uniti non hanno soltanto a che fare con l’intervento NATO guidato dagli USA e dalle Gran Bretagna in difesa della maggioranza albanese del Kosovo nel 1999. In effetti, queste relazioni trovano le loro radici sin dalla Conferenza di Pace di Parigi del 1919 in cui l’allora presidente americano, Woodrow Wilson mise il veto contro un piano franco-britannico-italiano per disperdere e dissolvere lo stato dell’Albania tra gli altri stati confinanti inclusa l’Italia. Chi segue la politica dell’Unione Europea e dei suoi stati membri sa che quegli stessi stati oggi non hanno più le posizioni politiche di allora: la Gran Bretagna sta al fianco degli americani, la Francia come tradizionale alleato della Serbia ha cambiato politica nei confronti dei Balcani, e l’Italia anche se come sempre non ha una politica molto chiara al riguardo dei Balcani e particolarmente al riguardo del caso Kosovo, hanno cambiato e stanno sponsorizzando, non senza difficoltà, le soluzioni americane e inglesi al riguardo dei Balcani. Dall’altra parte dobbiamo anche dire che nessuno potrebbe dire con certezza - nel caso in cui non ci fosse stata la volontà precisa degli Stati Uniti e della Gran Bretagna di liberare gli albanesi kosovaro oppressi da più di 100 anni dai serbi - se l’Europa si sarebbe mossa per cambiare la situazione terribile di questo popolo. In parole concrete e per rispettare la realtà balcanica dobbiamo dire che tutta la ingiusta configurazione geopolitica dei Balcani è cambiata e sta cambiando grazie alle strategie degli Stati Uniti e della Gran Bretagna che stanno affrontando con una grande decisione gli antichi progetti russi sui Balcani che prima trovavano la mancanza di attenzione dall’Europa occidentale. E detto questi argomenti, credo che tutto potra giustificare questa passione della nazione Albanese in Albania, in Kosovo ed in Macedonia al confronto della Democrazia Americane cosa che viene confermato anche dal fatto che quasi tutti gli dicono che questa esperienza storica degli USA potrebbe essere usufruita anche dai paesi Balcanici.


5 novembre 2008


PASSAGGIO SPECIALE: USA 2008

Questa sera la puntata dello Speciale di Passaggio a Sud Est, l'approfondimento settimanale sulla situazione politica dell'Europa sud orientale, è dedicato alle reazioni e ai commenti nei Paesi del sud est europeo, dai Balcani occidentali alla Turchia, all'esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e all'elezione di Barack Obama.
La trasmissione va in onda alle 23,30 e sarà successivamente disponibile sul sito internet di
Radio Radicale.


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permalink | inviato da robi-spa il 5/11/2008 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 ottobre 2008


OBAMA O McCAIN? I BALCANI SI DIVIDONO.

Barak Obama e John McCainSe i cittadini dei Balcani dovessero scegliere il prossimo presidente degli Stati Uniti per chi voterebbero? Un interessante sondaggio realizzato da The Economist e ripreso dal sito del Balkan Investigative Reporting Network mostra che a differenza dei cittadini dell'Unione europea, che probabilmente darebbero la loro fiducia in grande maggioranza a Barak Obama, i cittadini dei Balcani sarebbero assai più incerti. L'indagine potrebbe apparire un po' oziosa ma se si considera che negli ultimi venti anni la politica statunitense nella regione ha avuto un impatto come mai in passato la rilevazione assume un indubbio interesse. Lo prova il fatto che negli ultimi tempi la campagna elettorale d'oltreoceano guadagna ogni giorni la prima pagina dei giornali locali e alimenta dibattiti accesi. Diversamente che in passato, anche il duello per la vice-presidenza tra Joseph Biden e Sarah Palin è seguito con la stessa passione. Dai dati del sondaggio emerge che croati, albanesi e kosovari sono in maggioranza pro Obama, i macedoni per McCain, i serbi diffidano di entrambi, i bosniaci sono preoccupati più di tutto dalle loro questioni interne e i rumeni sostanzialmente indifferenti all'esito del voto del 4 novembre.
Basandoci dunque su quanto scrive il sito di BIRN, citando il sondaggio dell'Economist, vediamo che in Albania Barak Obama raccoglie il 75% dei favori ma molti albanesi ritengono John McCain una scelta accettabile. La comunità albanese negli Usa è altrettanto divisa sulla scelta da prendere, cosa che sarebbe stata più semplice se Hillary Clinton avesse conquistato la nomination democratica.
Tra gli albanesi del Kosovo la situazione è simile: la maggioranza tifa Obama, ma non mancano i supporter di McCain mentre altri avrebbero preferito che Hillary fosse rimasta in corsa.
In Bosnia-Erzegovina le elezioni americane coincidono con una grave crisi politica a istituzionale. Generalmente, quindi, la gente è più preoccupata di questo che di quello che succede al di là dell'Atlantico. Comunque, la maggioranza sembra preferire la vittoria di Obama con la speranza che il suo arrivo alla Casa Bianca possa rilanciare l'interesse di Washington per il loro Paese. E se i bosgnacchi sono per il candidato democratico, ricordando il ruolo di Clinton nel porre fine alla guerra del 1992-95, anche diversi serbo-bosniaci non disdegnerebbero la vittoria dei democratici giudicando negativamente le politiche economiche dei repubblicani.
In Serbia, invece, prevale la sfiducia verso entrambi i candidati. E' vero che Obama, durante le primarie del Partito democratico, in un discorso tenuto dopo la proclamazione dell'indipendenza del Kosovo, disse che i serbi soffrivano da decenni. Tuttavia sia lui che McCain sono favorevoli alla secessione di Pristina. Senza contare che, nonostante la pressante attività di lobbying dei serbi in Usa, George Bush è stato il principale sostenitore del Kosovo indipendente.
I cittadini della Croazia, pur avendo generalmente una preferenza per governi di centro-destra, secondo il sondaggio dell'Economist all'80% sono per Obama per reazione contro la politica di George W. Bush.
In Macedonia l'interesse per la corsa alla Casa Bianca è influenzata dall'annosa questione con la Grecia per via del nome ufficiale dell'ex repubblica jugoslava. E dunque preferiscono McCain, visto che Obama a suo tempo firmo la risoluzione del Senato americano che chiedeva alla Macedonia di cessare la provocazioni contro la Grecia.
In Romania, infine, prevale l'indifferenza. Più che di sapere chi sarà il prossimo presidente Usa, ai romeni interessa ciò che succede ai loro confini, in Ungheria, in Moldavia e negli altri Paesi europei.


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