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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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22 aprile 2008


DAI BALCANI: SERBIA TRA ELEZIONI E TPI, BOSNIA VERO L'ASA

Il testo che segue è la corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda su Radio Radicale sabato 19 aprile dedicata alla campagna elettorale in Serbia, alla visita a Belgrado del neo procuratore del Tribunale internazionale, Serge Brammertz, e alla riforma della polizia in Bosnia che apre la strada alla firma dell'accordo di pre-adesione all'UE.

Serbia verso le elezioni: un nuovo testa a testa fra europeisti e ultranazionalisti
Sembra ormai uno scenario ripetitivo, quello che si profila in vista delle elezioni in Serbia, come alle scorse politiche e alle recenti presidenziali cosi’ anche le previsioni per le prossime elezioni politiche anticipate in programma l’11 maggio. Secondo i recentissimi sondaggi dell’istituto Strategic Marketing, riportati dalla stampa serba, sara’ di nuovo un testa a testa tra le forze moderate e filoeuropee riunite nella coalizione ‘Per una Serbia europea’, guidata dal presidente della Serbia Boris Tadic, leader del Partito democratico e l’opposizione ultranazionalista di Tomislav Nikolic e del suo Partito radicale serbo. I sondaggi accreditano il 34,8% dei consensi al blocco di Tadic rispetto al 34,7% di preferenze per gli ultranazionalisti radicali di Nikolic. Al terzo posto con il 13% il blocco conservatore del Partito democratico della Serbia del premier uscente, Vojislav Kostunica che secondo molti analisti potrebbe giocare sulla carta di una intesa con i radicali ultranazionalisti. Allo stato attuale, cresce il sostegno ai liberaldemocratici di Cedomir Jovanovic a cui i sondaggi accreditano il 9% dei consensi.
In questi giorni, sempre in riferimento alle accese discussioni sulla firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue, il pesidente del Partito liberal-democratico Cedo Jovanovic ha incontrato a Bruxelles le autorita’ dell’Unione chiedendo che alla Serbia sia offerta la firma dell’Accordo in quanto sostegno non al potere ma ai cittadini della Serbia che meritano una chance europea. Il partito liberal-democratico, ha affermato Jovanovic, e’ pronto ad impegnarsi per i cambiamenti della politica estera della Serbia. Il leader degli ultaliberali ha promesso dopo le elezioni l’insistere su tre priorita’: la prima – quella di ristabilire le relazioni con i paesi che hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, con il rientro degli ambasciatori serbi in quei paesi e la ripresa del dialogo con il mondo, interotto dalla mal condotta politica estera del governo uscente. Seconda priorita’ , secondo Jovanovic sono le integrazioni europee in cui la Serbia deve adempiere tutte le condzioni e non condizionara l’Ue. La terza priorita’ sara’ la nuova politica regionale che innanzitutto comporta ottimi rapporti con i paesi della regione perche’ solo collaborando con i paesi vicini, ha detto Jovanovic, “possiamo essere pari membri dell’Ue”.
Ricordiamo per chi ci ascolta, che a tener in sospeso il consenso dei Paesi membri dell’Ue su un acceleramento del processo di avvicinamento della Serbia all’Unione, che come primo passo richiede la firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, e’ la collaborazione della Serbia con il Tribunale dell’Aja.

Brammertz a Belgrado: alla cattura dei ricercati si contrappone il caso Haradinaj
La visita in questi giorni a Belgrado del neo procuratore capo del Tribunale dell’Aja sui crimini di guerra in ex Jugoslavia, Serge Brammertz, la prima dal suo insediamento, e’ trascorsa all’insegna dell’ancora mancato impegno della Serbia nei confronti della giustizia internazionale che riguarda la cattura ed estradizione degli ultimi quattro super ricercati criminali di guerra serbi, il primo fra tutti l’ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic e l’ex leader dei serbi bosniaci Radovan Karadzic nonche’ Goran Hadzic e Stojan Zupljanin. Ma sull’ancora incompiuta piena collaborazione della Serbia con il Tribunale pesa ora in particolar modo l’ira e le contestazioni serbe per la recente assoluzione all’Aja dell’ex premier e capo guerigliero kosovaro Ramush Haradinaj, incriminato per violenze e vendette nei confronti di civili serbi nel corso della guerra a fine anni ’90 e per il quale la procura del Tpi aveva chiesto 25 anni di carcere. Alla richiesta di riconsiderare il verdetto ritenuto ingiusto, Belgrado lancia un’altra richiesta che e’ quella di un supplemento d’inchiesta sul sospettato traffico di organi di prigionieri serbi catturati in Kosovo dalle milizie albanesi dell’Uck, sempre nello stesso periodo. A sollevare l’argomento sono state le rilevazioni dell’ex procuratore capo dell’Aja e predecessore di Brammertz, Carla Del Ponte pubblicate nel suo recentissimo libro di memorie ‘La caccia’.
Ai coordinatori del piano di azione, Rasim Ljajic, responsabile del governo serbo per la cooperazione con il Tribunale e Vladimir Vukcevic, procuratore nazionale per la caccia ai criminali di guerra, Brammertz ha ricordato che resta estremamente importante giungere quanto prima alla cattura e all'estradizione dei quattro criminali di guerra latitanti, nonche’ la necessita’ di consegnare i rimanenti documenti dagli archivi statali, la protezione dei testimoni e il proseguimento delle indagini sulla rete di sostenitori dei super ricercati. All’inevitabile questione della contestata assoluzione di Ramush Haradinaj, il procuratore capo ha risposto che anche la procura rimane insoddisfatta della sentenza e che sia particolarmente preoccupante che la procura non e’ stata in grado di presentare tutte le prove per l’assenza dei testimoni.
A sua richiesta, Brammertz ha incontrato i vertici dello Stato, il presidente Tadic ed il premier Kostunica ai quali ha chiesto di assumersi la loro parte di responsabilita’ per la piena collaborazione di Belgrado con il Tribunale dell’Aja. Il procuratore capo ha annunciato che verso la meta’ di maggio inviera’ al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il suo primo rapporto che includera’ anche le valutazione sulla collaborazione della Serbia.
Il presidente Tadic ha sottolineato che la Serbia fa il tutto per portare a compimento la collaborazione con il Tribunale perche’ si tratta anche di un obbligo morale definito sia dal diritto internazionale che dalle leggi nazionali ma ha anche rilevato che la sentenza all’ex comandante Ramus Haradinaj e’ ingiusta e che l’opinione pubblica in Serbia e’ giustamente insoddisfatta. Per questo, ha detto Tadic, si attende che la procura faccia ricorso alla sentenza.
Molto piu’ dure le repliche di Kostunica. Sempre in riferimento all’assoluzione di Ramush Haradinaj, il premier uscente ha messo in dubbio la legittimita’ del Tribunale, ribadendo che la sentenza rappresenta “una grave ingiustizia” e “una beffa alla giustizia”. Kostunica ha anche sollevato la questione dei sospetti sul presunto traffico di organi dei serbi rapiti in Kosovo. Su quest’ultimo Brammertz si e’ limitato a rispondere che il Tribunale non ha trovato le prove per aprire un’inchiesta auspicando ulteriori accertamenti da parte delle autorita’ del Kosovo e dell’Albania.

Bosnia: approvata la riforma della polizia, si apre la via verso la firma dell'Asa
Lo scorso 10 aprile, dopo un dibattito acceso alla camera dei rappresentanti del parlamento bosniaco, e’ stata finalmente approvata la controversa riforma della polizia. La condizione principale che Bruxelles aveva posto al Paese per dare il via libero alla firma dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione all’Ue e che per ben quattro anni e’ stata motivo di duri scontri tra le forze politiche locali. Lo dimostra anche la stretta maggioranza con cui questa riforma e’ stata approvata: 22 voti a favore contro i 19 contrari e un astenuto. Mercoledi’ scorso, la riforma, come previsto, e’ stata approvata anche dalla Camera alta del parlamento. Ora spetta alla Commissione europea stendere un rapporto sull'andamento delle riforme in Bosnia Erzegovina e stabilire la data per la firma dell'Asa. Questo primo passo verso l’adesione, si spera, dovrebbe accadere fra breve, forse gia’ al prossimo Consiglio di ministri degli esteri dell’Ue del 28 aprile. La riforma della polizia rappresenta quindi un compromesso difficilmente raggiunto, grazie anche all’impegno dell’inviato speciale dell’Ue in Bosnia, Miroslav Laicak e implica che le forze di polizia avranno una divisa unica e faranno riferimento ad una unica autorita’ statale che guidera’ le forze dell’ordine a livello statale senza interferire pero’ con il lavoro delle autonomie locali e i loro corpi di polizia regionali. C’e’ da dire che all’inizio, l’Ue era sulla linea delle due entita’, quella musulmana e quella croata che spingevano fortemente per la creazione di una unica forza di polizia per le due entita’ che compongono la Bosnia di dopo Dayton – la Republika Srpska, l’entita’ a maggioranza serba e la Federazione BiH, a maggoranza croato musulmana.
I politici serbo bosniaci non volevano invece rinunciare a mantenere la loro struttura. L’insistere su questa posizione guidata dalla fermezza del premier della Rs, Milorad Dodik ha costretto tutti al compromesso. Infatti, Dodik ha parlato di un grande successo politico rilevando il fatto della raggiunta condizione per poter firmare l’Asa e al contempo il mantenimento della polizia della Rs. Per il Partito per la Bosnia Erzegovina di Haris Silajdzic, esponente musulmano della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, con l’approvazione della riforma della polizia la Bosnia ha accolto la mano tesa dell’Ue che permettera’ al paese di uscire da una situazione critica e di isolamento. Tutt’altra la posizione del Partito dell’azione democratica (Sda) di Sulejman Tihic, il partito della coalizione governativa che come il maggiore partito di opposizione, l’Sdp ha votato contro la riforma ritenendola, come ha commentato Tihic, “un altro errore storico della comunita’ internazionale e dei politici locali perche’ rappresenta “la legalizzazione della polizia di Radovan Karadzic” colpevole di crimini di guerra e di genocidio.
Seppur la riforma sia stata approvata con una stretta maggioranza, con la superazione del principale ostacolo sulla via di preadesione all’Ue si puo’ comunque tirare un sospiro di solliervo. Soddisfazione a Bruxelles perche’ si e’ riuscito finalmente a portare a termine questo lungo e faticoso percorso che portera’ la Bosnia verso la sigla dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione con l’Ue. Salutando positivamente l’adozione finale della riforma della polizia, il Commissario all’allargamento Olli Rehn ha sottolineato che “L’Asa non portera’ solo vantaggi pratici all’economia del paese, ma rappresentera’ anche il passo determinante per ottenere lo status di paese candidato all’adesione”. Rehn si e’ detto molto soddisfatto che le autorita’ bosniache hanno ascolato la voce dei propri cittadini a favore dell’integrazione europea, della prosperita’ e dello sviluppo aggiungedo anche che l’integrazione dei Balcani e’ una priorita’ dell’Ue per una politica di stabilita’ della regione”.


22 aprile 2008


PASSAGGIO ON AIR

Gli argomenti della puntata del 19 aprile: Serbia, le elezioni politiche dell11 maggio e la prima visita del neo procuratore capo del tribunale internazionale sulla ex Jugoslavia, Serge Brammertz; Kosovo, le accuse agli albanesi per le violenze anti-serbe contenute nel libro della ex procuratrice Carla Del Ponte e l'approvazione della Costituzione del nuovo Stato; Macedonia, la crisi politica e le elezioni anticipate dopo lo stop all'adesione alla Nato; Bosnia, la riforma della polizia apre la strada all'accordo di pre-adesione all'UE.

A cura di Roberto Spagnoli, con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.


6 aprile 2008


PASSAGGIO ON AIR

Gli argomenti principali della puntata del 5 aprile: Turchia, rischi di caos politica: la magistratura mette sotto inchiesta il partito del premier Erdogan per "attività contrarie alla natura laica dello Stato" - Nato: il vertice di Bucarest apre le porte ad Albania e Croazia ma non alla Macedonia bloccata dalla Grecia che non accetta l'uso di questo nome da parte della repubblica ex jugoslava - Crimini di guerra, il Tribunale internazionale assolve Ramush Haradinaj: gioia in Kosovo, rabbia e indignazione in Serbia. Un ritratto dell'ex premier già leader della guerriglia kosovara albanese.

A cura di Roberto Spagnoli, con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.

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