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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





17 ottobre 2009


GIORNALISTI CONTRO IL RAZZISMO



Riporto qui un breve aggiornamento sulla campagna e sulle attività del gruppo Giornalisti contro il razzismo. Sono oltre 250 i giornalisti che si sono impegnati ad eliminare dal proprio lessico professionale le parole "clandestino", "extracomunitario", "nomade", "zingaro", "vu cumprà". L'autore di questo blog è tra questi.


I promotori della campagna, con un cominicato stampa, hanno aderito alla manifestazione antirazzista che si svolge a Roma oggi 17 ottobre 2009, cogliendo l’occasione per segnalare le responsabilità dei media nell’affermazione di un clima sociale e culturale che legittima le discriminazioni.
http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_3757.html


I promotori hanno anche dato un'adesione critica alla manifestazione per la libertà d'informazione del 3 ottobre 2009
http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_3388.html


Sul sito è disponibile l'importante ricerca condotta dall’équipe del Dossier Caritas/Migrantes e dall’agenzia Redattore Sociale sul rapporto fra immigrazione e criminalità.
L’analisi dettagliata e critica dei dati, ha condotto a concludere che non esiste alcun nesso fra immigrazione e criminalità e che non esiste alcuna emergenza criminalità. E’ una ricerca che smentisce le “certezze” asserite da molti politici e avallate da molti media.
http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_3732.html


Giornalisti contro il razzismo, 16 ottobre 2009


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16 giugno 2009


GIORNALISTI CONTRO IL RAZZISMO


Prosegue la campagna di "Giornalisti contro il razzismo": aumentano le adesioni e comincia a prendere forma un dibattito sull'informazione diffusa dai maggiori media in merito all'immigrazione e ai fenomeni di razzismo sempre più evidenti nella società.

Fra i materiali più recenti insieriti nel sito di Giornalisti contro il razzismo come segnalato dai promotori potete trovare:

- il dossier della rivista dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna su "Media e razzismo" contenente interventi, ricostruzioni storiche, interviste a opinionisti italiani e stranieri da cui emrge la necessità di rafforzare sia la formazione sia il dibattito sulla responsabilità sociale e culturale dei giornalisti;

- dalla trasmissione "Glob" (Raitre) un servizio dedicato al tema: "Qual è il linguaggio della stampa per raccontare l'immigrazione nel nostro paese?", con l'intervista a uno dei promotori della campagna;

- nella sezione "Discussioni" sono presenti inoltre l'intervento di Karim Metref, scrittore algerino da tempo residente in Italia, su come certi articoli hanno trattato il caso della lavoratrice che indossava il velo, il dibattito seguito all'approvazione in Toscana di una legge regionale sull'immigrazione (con la presa di posizione del presidente Claudio Martini e un intervento firmato da decine di attivisti, operatori, giornalisti), e le denunce delle ambasciate di Giappone e Romania per certi stereotipi utilizzati da un quotidiano.

Tutti questi materiale e tutta la documentazione sulla campagna è reperibile sul sito www.giornalismi.info/mediarom


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15 gennaio 2009


BALCANI: L'ODIO CORRE SULLA RETE

Odiato, amato Facebook. Mentre in Italia si discute dei forum aperti da (veri o presunti) fan di Totò Riina e Bernardo Provenzano, nei Balcani esplode la polemica sui gruppi di discussione che incitano all'odio etnico. Il caso di questi giorni riguarda la chiusura, avvenuta alla metà di dicembre, di un forum contro i musulmani di Bosnia. "Nož, žica, Srebrenica" (Coltello, filo spinato, Srebrenica), questa la denominazione del gruppo che prendeva direttamente nome da uno slogan nazionalista serbo e inneggiava al più sanguinoso massacro avvenuto in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. I partecipanti erano apertamente a favore dell'ex generale serbo bosniaco, Ratko Mladic, ricercato dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia come criminale di guerra in particolare per il massacro di Srebrenica e per l'assedio di Sarajevo. Il forum era rivolto a tutti coloro che pensano che “i musulmani danno il loro meglio su un barbecue o nel nuotare nell'acido solforico”. Secondo la Reuters, che per prima ha diffuso a livello internazionale la notizia, al forum partecipavano circa 1000 persone. Altre fonti hanno parlato di 8000 aderenti. Il contro-forum (intitolato “Chiudete il forum Nož, žica, Srebrenica”), rapidamente creato da altri iscritti a Facebook ha raccolto in pochi giorni 10.000 adesioni, in maggioranza cittadini bosgnacchi, ed è riuscito ad ottenere la chiusura del forum ultranazionalista. Probabilmente ha giovato anche lo scandalo internazionale suscitato dalla notizia diffusa, oltre cha dalla Reuters, anche dal Financial Times. Gli amministratori di Facebook hanno tenuto a dire che “Facebook promuove il libero flusso di informazioni e ogni gruppo ha a disposizione un forum per la discussione di questioni rilevanti, ma Facebook rimuoverà tutti i gruppi che hanno caratteristiche violente e intimidatorie”. D'altra parte i serbi non sono gli unici responsabili di violenze verbali su Facebook e se l'incitamento all'odio etnico o religioso è un crimine nei Balcani, come in molti altri Paesi, molte legislazioni non sono ancora attrezzate rispetto al Web. La decisione degli amministratori di Facebook ha suscitato reazioni e polemiche in tutta l'area balcanica. Si tratta di censura? E cosa spinge questi - presunti - adolescenti ad esprimere tanta violenza attraverso la rete? Chi c'è dietro queste operazioni?

Sulla questione segnalo l'articolo di Risto Karajkov sul sito internet dell'Osservatorio sui Balcani.


20 ottobre 2008


ITALIA: I NOSTRI RAZZISMI QUOTIDIANI

Il vice-sindaco di Milano Riccardo De Corato"Non solo furti, stupri e sfruttamento della prostituzione, ora scopriamo che gli italiani fanno anche i corrieri della droga, in particolare cocaina". Cosa sarebbe successo se il vice-sindaco di New York avesse pronunciato queste parole a seguito della recente indagine condotta da Carabinieri, Fbi, Dea e Ice che ha rivelato come la 'Ndrangheta abbia rafforzato la sua leadership mondiale nel traffico di cocaina?
Immagino che parole del genere avrebbero provocato un incidente diplomatico con reazioni immediate da parte di esponenti politici e commentatori e probabilmente le scuse ufficiali presentate dallo stesso vice-sindaco se non dall'ambasicatore statunitense.
Per molto molto meno - ovvero una normale operazione di polizia in un campo Rom di Baranzate (piccolo centro dell'hinterland milanese) in cui è stata sgominata una piccola banda di spacciatori - il vice-sindaco di Milano, Riccardo De Corato, ha pronunciato quella stessa frase rivolta all'intera etnia Rom: "Non solo furti, stupri e sfruttamento della prostituzione, ora scopriamo che i rom fanno anche i corrieri della droga, in particolare cocaina".
Queste parole sono razziste o no? Secondo me sì. E chi le ha pronunciate? Anche. Penso che sia arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. Dunque o il vice-sindaco di Milano chiede scusa per quello che ha detto, oppure è un razzista. Altrimenti non si capisce davvero più nulla.

* L'episodio è riportato da Pietro Yates Moretti sul Notiziario Droghe dell'Aduc


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23 agosto 2008


L'IMPORTANZA DELLE PAROLE

Quano una persona diventa un "clandestino"? Quando scadono i suoi documenti? In risposta al post dell'altro giorno sull'iniziativa di "Giornalisti contro il razzismo" per la messa al bando della parola "clandestino" (e di molte altre), il blog Postcrazia mi ha segnalato un articolo pubblicato da Internazionale (n.758 del 21 agosto) di John Foot, docente di Storia contemporanea al Dipartimento di Italiano dell'University college di Londra. Lo segnalo a mia volta, ringraziando Postcrazia, perché mi sembra un'interessante lettura sull'argomento.


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21 agosto 2008


AL BANDO LA PAROLA CLANDESTINO (e non solo quella)

L'appello "I media rispettino il popolo rom" promosso da "Giornalisti contro il razzismo" ha ricevuto centinaia di adesioni, moltissime provenienti da giornalisti e "mediattivisti". Secondo i propmotori dell'appello questo testimonia sia un disagio diffuso nel mondo dei media, sia la consapevolezza che "i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia". Per individuare forme d'intervento efficaci per contrastare questa deriva, durante un seminario tenutosi a Settignano (Firenze), è stata avviata una riflessione su questo tema e, a partire dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti, è nata l'idea di cominciare a "mettere al bando" alcune parole e di chiedere a chiunque faccia informazione di impegnarsi a non usare queste parole e di partecipare a una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie. Certo il "ruolo attivo" spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell'uso inappropriato delle parole ma riguarda anche l'enfasi attribuita a certi episodi di cronaca, la "etnicizzazione" dei reati e delle notizie, la drammatizzazione e la criminalizzazione dei fenomeni migratori, l'uso di metafore discriminanti, tutti elementi che contribuiscono a creare un'informazione distorta e xenofoba. Il primo passo che i promotori dell'appello propongono è la messa al bando delle parole clandestino, vu cumprà, extracomunitario, nomadi, zingari, e la loro sostituzione con espressioni alternative come premessa per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovranno essere aggiunte in futuro. Intanto, impegnarsi a non utilizzare nel proprio lavoro queste parole da parte di chi si occupa di informazione, permette di compiere un primo atto di responsabilizzazione e di avviare una seria discussione.

Per saperne di più e per aderire all'appello vai al sito www.giornalismi.info


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6 giugno 2008


MEDIA E RAZZISMO

In questi ultimi mesi ha preso corpo in Italia una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione, legandolo al problema della sicurezza quasi che le due questioni siano inscindibili. Nel diluvio di articoli, servizi giornalistici e commenti accade troppo spesso che i Rom, in quanto tali, vengano indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, sfruttatori e rapitori di bambini. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti ad un intero popolo con tanti saluti al principio della responsabilità personale che è uno dei principi dello Stato di diritto. Chi fa informazione ha un ruolo nel fromare l'opinione pubblica e quindi nel suscitare sentimenti xenofobi e razzisti. E' sempre utile ricordare la stampa italiana degli anni Trenta attraverso cui il regime fascista preparò il terreno culturale alle leggi razziali che contribuirono all'orrore della Shoah. Certo, oggi, non siamo in quella situazione e personalmente ritengo eccessivo parlare di "pogrom" o di "pulizia etnica" , ma quando vedo in televisione un ministro della Repubblica che dichiara che ''non è una questione di Dna ma di predisposizione al furto e a delinquere'', credo che ci sia più di un motivo di preoccupazione e quindi la necessità di mantenere alta l'attenzione.

Un gruppo di giornalisti ha lanciato l'appello che potete leggere qui di seguito e che potete sottoscrivere al sito www.giornalisti.info.



I MEDIA RISPETTINO IL POPOLO ROM

21 maggio 2008

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali - come popolo - sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società.
Purtroppo l'enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l'epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell'informazione e la politica inclini a offrire un capro espiatorio al malessere italiano.
Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un'analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro Paese è stato più volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Siamo molto preoccupati, perché i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro Paese. Alcuni lo stanno già facendo, a volte con modalità inquietanti che evocano le prime pagine dei quotidiani italiani degli anni Trenta, quando si costruiva il "nemico" - ebrei, zingari, dissidenti... - preparando il terreno culturale che ha permesso le leggi razziali del 1938 e l'uccisione di centinaia di migliaia di rom nei campi di sterminio nazisti.
Invitiamo i colleghi giornalisti allo scrupoloso rispetto delle regole deontologiche e alla massima attenzione affinché non si ripetano episodi di discriminazione. Chiediamo all'Ordine dei giornalisti di rivolgere un analogo invito a tutta la categoria. Ai cittadini ricordiamo l'opportunità di segnalare alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media.

Promotori:
Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (3803906573)
Beatrice Montini, giornalista Firenze (3391618039)
Zenone Sovilla, giornalista Trento (3479305530)

Primi firmatari:
Massimo Alberizzi, giornalista Milano
Checchino Antonini, giornalista Roma
Paolo Barnard, giornalista Bologna
Emanuele Chesi, giornalista Forlì
Riccardo Chiari, giornalista Firenze
Maurizio Chierici, giornalista Parma
Michele Concina, giornalista Roma
Domenico Coviello, giornalista Firenze
Manuela D'argenio, giornalista
Toni De Marchi, giornalista, Roma
Monica Di Sisto, giornalista Roma
Amelia Esposito, giornalista Bologna
Paolo Finzi, Milano
Miriam Giovanzana, giornalista Milano
Domenico Guarino, giornalista Firenze
Carlo Gubitosa, giornalista Taranto
Gabriela Jacomella, giornalista Milano
Claudio Jampaglia, giornalista Roma
Cristiano Lucchi, giornalista Firenze
Alessandro Mantovani, giornalista Bologna
Martino Mazzonis, giornalista Roma
Giulio Montenero, giornalista Trieste
Alfio Nicotra, giornalista Roma
Pino Nicotri, giornalista Milano
Silvia Ognibene, giornalista Firenze
Arianna Parsi, giornalista
Eva Pedrelli, giornalista, Thailandia
Raffaele Palumbo, giornalista Firenze
Sandro Pintus, giornalista Firenze
Anna Pizzo, giornalista Roma
Pietro Raitano, giornalista Milano
Sabrina Sganga, giornalista Firenze
Cecilia Stefani, giornalista Firenze
Elena Tebano, giornalista Milano
Duccio Tronci, giornalista Firenze
Paola Trotta, Milano
Pietro Vaccari, blogger
Gabriele Vannini, Firenze
Raf Valvola, mediattivista Milano


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