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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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29 maggio 2009


KOSOVO: LA BATTAGLIA DIPLOMATICA SULL'INDIPENDENZA / 2

L'Organizzazione della Conferenza Islamica, nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana, ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per iniziativa di alcuni membri di peso della Conferenza - come Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria - alla fine è stato però approvato un testo nautrale che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un generico sostegno allo sviluppo e alla stabilità della regione. La genericità del testo finale ha consentito sia a Belgrado, sia a Pristina di interpretare la risoluzione a proprio favore, per cui se il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha salutato la decisione della Conferenza Islamica come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia", il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ritiene il documento un riconoscimento "de facto" dell'indipendenza (anche se l'opposizione, con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli, ha criticato le autorità di Pristina perché non avrebbero saputo sviluppare un'efficace azione di lobbying).

Alle conclusioni della riunione della Canferenza Islamica e alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sull'indipendenza del Kosovo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 maggio e riascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Qui di seguito la corrispondenza di Marina Sikora sulle posizioni di Belgrado e sui commenti apparsi sulla stampa serba.

Prosegue la battaglia diplomatica della Serbia contro i riconoscimenti del Kosovo in attesa della decisione della Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta serba, dovra’ pronunciarsi sulla legittimita’ dell’indipendenza del Kosovo. Intanto un nuovo motivo per irritare Belgrado sulla questione dolorosa e’ stato il progetto di risoluzione dell’Arabia Saudita per il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte dei paesi islamici portato avanti alla riunione ministeriale dell’Organizzazione della Conferenza islamica tenutasi domenica scorsa. Secondo le dichiarazioni lunedi’ del ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, alla rinione di Damasco e’ stata bocciata la proposta di risoluzione cosi’ come presentata dall’Arabia Saudita grazie agli emendamenti di Siria, Egitto e Azerbaigian.

Per Jeremic si tratta di un’altra vittoria diplomatica importante per la Serbia e ha spiegato che si e’ riuscito ad ottenere “attraverso degli emendamenti proposti da Stati alleati della Serbia all’interno dell’Organizzazione della Conferenza islamica, che venisse rimosso dalla risoluzione il richiamo agli stati islamici di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e ogni riferimento riguardo alla cittadinanza del Kosovo”. Tuttavia, il capo della diplomazia serba ha avvertito che non si fermera’ la pressione sui paesi musulmani nonche’ su altri paesi di riconoscere Pristina e a tal proposito ha sottolinato che continuera’ la lotta diplomatica della Serbia per impedirlo. Secondo le infomazioni, le autorita’ della Siria non hanno concesso l’acredito alla delegazione kosovare per partecipare alla riunione ministeriale di Damasco e questo a seguito di un forte impegno da parte di Belgrado.

In effetti, la risoluzione sul Kosovo che e’ stata approvata alla Conferenza islamica, diversamente da quanto prannunciato, non fa appello agli Stati dell’organizzazione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo, non ha un carattere obbligatorio e non si puo’ definire un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato ma e’ piuttosto un documento che si limita a promuovere la cooperazione economica per lo sviluppo della regione. In un commento al quotidiano di Belgrado ‘Danas’, Darko Tanaskovic, ex ambasciatore serbo in Turchia e Vaticano, noto islamologo, afferma che il rifiuto della proposta di risoluzione dell’Arabia Saudita che chiama al ricnoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte di tutti i paesi islamici rappresenta la realizzazione dell’obiettivo della diplomazia serba solo a breve termine.

Dall’altra parte, se si guardano i motivi che hanno indotto alcuni paesi del cosidetto terzo mondo di intervenire con emendamenti per non far passare la risoluzione saudita – spiega Tanaskovic – e si tratta di un posizionamento sulla scena politica mondiale, ovvero di sostenere la parte della Russia, Cina, India e altri paesi che pretendono di essere un contrappeso agli Stati Uniti e all’Europa – la Serbia sicuramente vivra’ un handicap nella realizzazione dei suoi obiettivi a lungo termine quali l’integrazione europea e il miglioramento nelle relazioni con l’America. I Paesi che si associano con le potenze come la Cina, India e Russia e che hanno preso la decisione di non riconoscere Pristina, secondo Darko Tanaskovic lo hanno fatto dopo aver analizzato i propri interessi e non sarebbe reale aspettarsi che questi paesi, a proposito della proposta di risoluzione dell’Arabia Saudita, avessero cambiato la loro decisione.

Tornando alla questione del caso Kosovo davanti alla giustizia internazionale, la Russia in questi giorni si dice fiduciosa che la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja sulla legalita’ della separazione unilaterale del Kosovo sara’ di carettere giuridico e non politico – lo ha dichiarato il presidente del Comitato per la politica estera della Duma russa Konstantin Kosacov. Kosacov ha ricordato che la Russia ha consegnato alla Corte internazionale i documenti che contengono il parere di Mosca in merito alla questione. “La nostra relazione in modo dettagliato dimostra che la separazione unilaterale del Kosovo rappresenta la violazione del diritto internazionale” ha detto Kosacov e ha aggiunto che Mosca si augura che la conclusione della Corte si basera’ sugli argomenti giuridici e non sui pregiudizi politici. “Se le nostre aspettative si realizzeranno, il Kosovo non potra’ aderire a nessuna organizzazione internazionale, includendo le Nazioni Unite. In questo modo il processo del riconoscimento del Kosovo sara’ bloccato e le autorita’ albanesi saranno costrette a prendere parte alle nuove trattative sullo status del Kosovo” ha dichiarato Konstantin Kosacov.

E ad Atene, partecipando alla 13-esima Conferenza economica, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic dichiara che nessuno dovrebbe pregiudicare la decisione della Corte internazionale di Giustizia sull’indipendenza del Kosovo e che per questo non si dovrebbero incorraggiare nuovi riconoscimenti come nemmeno fare pressione sulle istituzioni multilaterali di acconsentire “l’ingresso delle autorita’ secessioniste di Pristina”. Secondo Jeremic, tali iniziative possono solo minacciare l’equilibrio sul terreno, cosa che non e’ nell’interesse di nessuno. Il ministro serbo ha rilevato che una delle priorita’ della politica estera della Serbia e’ la cooperazione regionale nei Balcani occidentali e ha sottolineato che il suo Paese e’ indispensabile per la stabilita’ della regione. Il fatto che alcuni paesi vicini hanno riconosciuto il Kosovo e’ deplorabile, ha aggiunto Jeremic, perche’ ha causato “delle fessure nella regione”. Cio’ nonostante, Belgrado continuera’ a comportarsi con responsabilita’, ha detto il ministro degli esteri della Serbia.

Il ruolo fondamentale della Serbia per la stabilita' e per il futuro dell'Europa sudorientale e’ stato ribadito anche dal numero due della Casa Bianca, il vicepresidente americano Joe Biden che settimana scorsa ha compiuto un viaggio nei Balcani occidentali con soste a Sarajevo, Belgrado e Pristina. “Non c’e’ nessuna condizione lagata al riconoscimento del Kosovo o all’adesione alla Nato” cosi’ ha commentato per la stampa di Belgrado il Presidente della Serbia, Boris Tadic parlando del significato della visita del piu’ alto rappresentante degli Stati Uniti che ha visitato Belgrado dal 1980. Tadic ha sottolineato che l’unica richiesta degli Stati Uniti e’ stata quella di sviluppare una “politica pacifica e di non provocare dei conflitti” escludendo categoricamente la questione dello status del Kosovo. Anche se l’obiettivo strategico della Serbia e’ l’adesione all’Ue, Tadic ha ribadito che Belgrado non accelererebbe questo percorso rinunciando al Kosovo.

Del Kosovo come un importante problema internazionale e della proclamazione unilaterale dell’indipendenza come un passo verso lo sviluppo e non verso la soluzione del problema ha parlato Sinisa Ljepojevic in occasione della presentazione del suo recentemente pubblicato saggio “La realta’ nascosta del Kosovo”. Ljepojevic e’ giornalista dell’agenzia serba Tanjug e pubblicista che vive tra Londra e Belgrado. Il suo libro e’ dedicato al Kosovo dai bombardamenti della Nato contro la Serbia nel 1999 fino ad oggi. Secondo Ljepojevic la questione kosovara, dal locale scontro separatista balcanico e’ diventato un’importante problema internazionale che simbolizza la fine dell’ordinamento in cui il mondo ha vissuto nella seconda meta’ del Novecento. Il problema dei rapporti tra serbi e albanesi in Kosovo, spiega il giornalista serbo, esiste da secoli mentre la crisi contemporanea e’ iniziata con i bombardamenti della Nato contro la Serbia e con il sostegno dell’Occidente all’armato movimento separatista degli albanesi.

Secondo la sua opinione tutto quello che sta accadendo in Kosovo dopo la proclamazione unilaterale dell’indipendenza il 17 febbraio 2008 e’ appena l’inizio di un processo di cui non si intravede la fine eccetto il fatto che e’ chiaro che l’ex provincia meridionale serba ha causato delle divergenze nei rapporti internazionali. Ljepojevic sottolinea che recentemente il presidente della Russia Dimirij Medvedev ha ripetuto che il suo paese non cambiera’ la posizione verso l’indipendenza del Kosovo, e lo stesso afferma anche la nuova amministrazione americana di Barack Obama. L’indipendenza di Pristina e’ stata appoggiata dagli Stati Uniti e da alcuni paesi occidentali, pero’ manca il sostegno di altre grandi potenze come Russia, Cina, India, Africa del Sud e Brasile. Con l’attuale situazione, e’ dell’opinione Ljepojevic, il tempo davanti a noi dimostrera’ se la nuova soluzione sara’ un accordo storico fra i serbi e gli albanesi e la nuova divisione che porterebbe alla spartizione del Kosovo, ma anche all’allargamento dello spazio etnico albanese, oppure la soluzione fara’ parte di una nuova crisi, dato che gli albanesi vivono anche in Macedonia e in Grecia.

Per il giornalista serbo e’ soprattutto importante lo sfondo economico degli eventi politici. In questo senso, il Kosovo non puo’ sopravvivere da solo e il suo destino dipendera’ molto di piu’ dall’economia che dalla politica internazionale – questa e’ la sua “realta’ nascosta”. Nel suo libro Ljepojevic sottolinea che il 52% della popolazione del Kosovo sono giovani sotto i 26 anni e indica come particolarmente scoraggante il fatto che la maggior parte della popolazione sono analfabeti. In Kosovo quasi la meta’ della popolazione vive sotto la linea di poverta’ e la disoccupazione supera il 50%.


29 maggio 2009


KOSOVO: LA BATTAGLIA DIPLOMATICA SULL'INDIPENDENZA / 1

L'Organizzazione della Conferenza Islamica, nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana, ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per iniziativa di alcuni membri di peso della Conferenza - come Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria - alla fine è stato però approvato un testo nautrale che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un generico sostegno allo sviluppo e alla stabilità della regione. La genericità del testo finale ha consentito sia a Belgrado, sia a Pristina di interpretare la risoluzione a proprio favore, per cui se il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha salutato la decisione della Conferenza Islamica come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia", il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ritiene il documento un riconoscimento "de facto" dell'indipendenza (anche se l'opposizione, con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli, ha criticato le autorità di Pristina perché non avrebbero saputo sviluppare un'efficace azione di lobbying).

Alle conclusioni della riunione della Canferenza Islamica e alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sull'indipendenza del Kosovo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 maggio e riascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Qui di seguito la corrispondenza di Artur Nura sulle posizioni dei kosovari albanesi.

La Conferenza Islamica ha approvato una risoluzione finale sul Kosovo. Infatti, diversamente da quanto preannunciato dal Ministro degli Affari Esteri della Serbia, Vuk Jeremic, la risoluzione e’ stato approvato e fa appello agli Stati dell'organizzazione di riconoscere l`indipendenza di Kosovo. Anche se questa risoluzione non ha un carattere obbligatorio, quela si può essere definita un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente da parte dei Paesi membri di questa Organizzazione molto importante dal punto di vista globale. Questa risoluzione dall’altro canto rappresenta un documento che promuove la cooperazione economica per lo sviluppo della regione ed in modo molto particolare del Kosovo come stato.

In effetti, una certa disinformazione e propaganda si e’ fatta elemento caratterizzante della 36-esima riunione interministeriale dei Ministri degli Affari Esteri dell`Organizzazione della Conferenza Islamica quale era dedicata alla discussione e approvazione del progetto di risoluzione del Kosovo. Secondo qaunto fatto pubblico, un primo testo della risoluzione è stato approvato due settimane fa da parte dell`Alto Comitato della Conferenza Islamica a Jeddah dell`Arabia Saudita. A questo testo veniva salutato il progresso del Kosovo rispetto al suo primo anniversario dell`Indipendenza, facendo inoltre appello ai Paesi membri per il riconoscimento del Kosovo, nonché allo sviluppo della cooperazione multi-settoriale per l'economia kosovara.

Questo documento di base è stata elaborata poi dall`Albania ed e` sponsorizzata dall`Arabia Saudita, e’ proposto presso i comitati di lavoro composti dai diplomatici rappresentanti i diversi Paesi membri della Conferenza Islamica. Infatti, dopo un lavoro di piu di tre messi dalle parti coivolte nel lavoro di lobbing sui membri della stessa Conferenza, risulta che probabilmente si sono ottenuti degli emendamenti proposti da Stati alleati della Serbia all'interno dell'Organizzazione della Conferenza islamica, principalmente Siria, Egitto e Azerbaigian. Questo anche se le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Albanese, Lulzim Basha hanno smentito il fatto che la risoluzione abbia subito dei cambiamenti e così anche le pretese dei serbi.

In effetti, ministro Basha ha affermato che "la risoluzione è stata approvata all'unanimità" e che "era stato fatto un importante passo in avanti per il processo di riconoscimento internazionale del Kosovo". Ma, come dimostra anche il testo della stessa risoluzione pubblicata dai media regionali, al termine della riunione ministeriale è stato approvato un documento nel quale si evidenzia che dalla proclamazione dell`indipendenza lo scorso 17 febbraio 2008, il Kosovo ha fatto notevoli progressi per la creazione delle istituzioni democratiche, creando il quadro legale ed istituzionale contemporaneo necessario, contribuendo alla conservazione della pace e della stabilità nella regione.

La Conferenza Islamica, dunque ha convertito la sua lingua politica in termini piu diplomatici. La risoluzione dice che "prende atto dei progressi compiuti verso il rafforzamento della democrazia in Kosovo", e "prende atto della rapida riconfigurazione della missione delle Nazioni Unite e il dispiegamento dell'EULEX". Pero, la stessa risoluzione inoltre "accoglie con favore la collaborazione del Kosovo con le istituzioni economiche e finanziarie dell'OIC, e invita la comunità internazionale, nel continuare a contribuire alla promozione dell'economia del Kosovo". In piou dobbiamo anche aggiungere che la Pristina, da parte sua, ha tentato in tutti i modi possibili di partecipare alla grande convention, ma secondo diverse notizie la Siria non ha voluto invitare la delegazione kosovara.

Le stesse fonti dicono che il Ministero degli Esteri dell`Kosovo aveva da subito fatto richiesta di partecipare accettando di essere parte della delegazione dell`Albania, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa! Pero facendo una conlusione generale dobbiamo informare che secondo molto opinionisti regionali oramai dopo l’approvazione di questa risulozione ci si aspetta una seria di riconoscentinti dei Paesi islamici quali porterano la lista dei paesi ad una cifra che potrebbe cambiare molto la fotografia internazionale degli riconoscimenti per il Kosovo.

E intanto fare una complessive fotografia al riguardo del riconoscimento del Kosovo, dobbiamo aggiungere che dopo il sostegno del Vice Presidente americano, Joe Biden, a favore dell'indipendenza del Kosovo, e prima della rinuone della Conferenza dei paesi Islamici dall’Europa e’ giunto anche la voce del Ministro degli Affari Esteri britannico, David Miliband. Il capo della diplomazia inglese aveva pubblicamente invitato i Paesi di maggioranza musulmana a riconoscere il Kosovo come uno Stato indipendente. Miliband, durante un discorso tenuto presso il Centro di Studi Islamici a Oxford sul tema "La nostra collaborazione in futuro: la costruzione di coalizioni e di vittorie, in futuro", aveva affermato che "è molto importante di essere coinvolti per garantire l'indipendenza del Kosovo, e in questo modo di mettere da parte l'ostilità degli anni '90 e di costruire un futuro di pace e di prospettiva futura".

Dal altro canto, dobbiamo informare che il Ministro degli Affari Esteri del Kosovo, Skender Hyseni, si è recato a New York, con l'esclusivo obiettivo di esercitare lobbing a favore della causa del riconoscimento del Kosovo. Durante il soggiorno a New York, come spiegato nel Comunicato del ministero degli Affari Esteri, Hyseni avrà incontri con circa 30 delegazioni appartenenti ai Paesi che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo, e che sono accreditati presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York. Durante questi incontri, il Ministro Hyseni parlerà dei progressi del Kosovo in questo primo anno d’indipendenza e chiederà ai Governi di questi paesi di inserire nella propria agenda il riconoscimento del Kosovo e di accelerare questo processo.

In piu, possiamo aggiungere che secondo Daniel Server, esperto per i Balcani presso l’Istituto americano della Pace a Washington, in un'intervista rilasciata per il "Voice of America" il futuro della Serbia nell'UE dipenderà dalla soluzione del problema del Kosovo. "Circa 22 paesi dell'UE hanno riconosciuto il Kosovo, perciò anche se tutti i paesi dell’UE accettano l'adesione della Serbia, e una lo respinge, ad esempio i Paesi Bassi, la Serbia non diventerà membro. Nonostante la sua retorica, il futuro della Serbia dipende dalla soluzione del problema del Kosovo" - ha detto Serwer, il quale ritiene molto importante che la Serbia mostri una maggiore cooperazione e che invii un segnale positivo sul riconoscimento dello Stato del Kosovo.

E per conludere dobbiamo informare che si fa sapere che dopo un anno di boicottaggio, anche la Russia ha ripreso i colloqui del Gruppo di Contatto sui Balcani e questo lo ha fatto sapere il quotidiano tedesco "Die Welt". Sembra che per la prima volta, dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo, nel corso della riunione del Gruppo di Contatto per i Balcani, che si è tenuto a Berlino, hanno partecipato anche gli alti rappresentanti della Russia. I Diplomatici occidentali sono convinti che il ritorno della Russia nella partita diplomatica sui Balcani potrebbe lasciar credere che "Mosca abbia cambiato la sua posizione sul Kosovo", o probabilmente che intende dare un proprio segnale di risposta alla visita del Vice Presidente americano Joe Biden in Bosnia, Serbia e Kosovo. In questo caso, bisogna ricordare che la Russia aveva abbandonato i colloqui nel gruppo di Contatto per i Balcani all'indomani della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, come forma di protesta.


20 giugno 2007


UE E USA D'ACCORDO: SUL KOSOVO PAUSA DI 4 MESI, MA MOSCA NON CI STA

Gli Usa e i paesi europei membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu (cioè Francia, Gran Bretagna, Italia, Belgio e Slovacchia) dovrebbero presentare oggi una proposta di risoluzione che prevede una “pausa di riflessione” di quattro mesi prima di prendere una decisione sullo statuto finale del Kosovo per dare un'ultima possibilità di trovare una soluzione di compromesso tra Belgrado e Pristina. Lo scrive il Financial Times nell'edizione online precisando che al termine di questo periodo, in assenza di nuove soluzioni, si procederà con il “piano Ahtisaari”, il piano elaborato dal mediatore Onu Martti Ahtisaari che prevede l'indipendenza della provincisa “sorvegliata” dalla comunità internazionale (con l'Ue in prima fila) e autonomia amministrativa per la minoranza serba oltre alla tutela dei luoghi religiosi e delle proprietà.
Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, che citano fonti del Consiglio di sicurezza, la proposta congiunta Ue-Usa prevede misure che vanno incontro alla Russia come l'assenza di un sostegno esplicito al piano Ahtisaari, l'istituzione della figura dell'Invitato speciale Onu per le minoranze serbe sfollate in Kosovo e la garanzia di un maggiore ruolo del Consiglio di sicurezza in futuro. Ma la sostanza della risoluzione euro-americana è che in ogni caso alla fine si arriverà all'indipendenza del Kosovo. La Russia, come si sa, si è sempre dichiarata contraria a questa opzione e per questo, per non mostrare alcun cedimento, Mosca è contraria anche all'offerta di compromesso e continua a riservarsi il diritto di ricorrere al diritto di veto in Consiglio di sicurezza per bloccare il “piano Ahtisaari”.
Per questo, per neutralizzare questa minaccia, la proposta di risoluzione di Usa ed europei prevede l'applicazione automatica del “piano Ahtisaari” in mancanza di risultati concreti alla scadenza dei quattro mesi di pausa. Per evitare questo la Russia dovrebbe cercare di far approvare un'altra risoluzione che a sua volta si scontrerebbe con i veti di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Logico, quindi che l'attenzione si appunti ora sull'incontro tra il presidente statunitense George W. Bush e quello russo Vladimir Putin previsto per l'1 e 2 luglio a Kennebunkport, nel Maine, anche se gli americani hanno già avvertito gli alleati di non aspettarsi niente da questii colloqui.
Probabilmente è vero che, come ha detto nei giorni scorsi il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema che la soluzione della questione del Kosovo non passa tanto attraverso il rapporto con la Russia, quanto piuttosto attraverso la ''costruzione di un equilibrio convincente nei Balcani'' e che “l'indipendenza del Kosovo senza l'Unione Europea non esiste'' perché ''per quanto si possa avere fretta, tutto passa da Bruxelles''. Ma è forse altrettanto vero che è difficile che non passi anche da Washington e Mosca. Che poi questo lungo viaggio tocchi anche Belgrado e Pristina lo vedremo nelle prossime settimane.

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