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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





1 febbraio 2010


ROM A BELGRADO

Da Repubblica .It

Un anno fa, all'inizio di febbraio del 2009, la bidonville rom costruita sotto il ponte stradale di Gazela, a Belgrado, fu distrutta in un terribile incendio. L'amministrazione comunale ha sfruttato l'occasione per espellerne tutti gli abitanti. In seguito, in aprile, l'accampamento illegale del Blok 67, a Novi Beograd, è stato abbattuto. Il municipio di Belgrado prosegue la sua iniziativa di "pulizia sociale", ma i Rom cacciati in provincia muoiono di fame e di freddo.
Ne scrive Goran Antic in un reportage pubblicato il 21 gennaio sul sito del Balkan Investigative Reporting Network (in inglese). L'articolo è disponibile anche in francese sul sito del Courrier des Balkans. Se ne raccomanda la lettura.


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permalink | inviato da robi-spa il 1/2/2010 alle 19:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 ottobre 2008


ITALIA: I NOSTRI RAZZISMI QUOTIDIANI

Il vice-sindaco di Milano Riccardo De Corato"Non solo furti, stupri e sfruttamento della prostituzione, ora scopriamo che gli italiani fanno anche i corrieri della droga, in particolare cocaina". Cosa sarebbe successo se il vice-sindaco di New York avesse pronunciato queste parole a seguito della recente indagine condotta da Carabinieri, Fbi, Dea e Ice che ha rivelato come la 'Ndrangheta abbia rafforzato la sua leadership mondiale nel traffico di cocaina?
Immagino che parole del genere avrebbero provocato un incidente diplomatico con reazioni immediate da parte di esponenti politici e commentatori e probabilmente le scuse ufficiali presentate dallo stesso vice-sindaco se non dall'ambasicatore statunitense.
Per molto molto meno - ovvero una normale operazione di polizia in un campo Rom di Baranzate (piccolo centro dell'hinterland milanese) in cui è stata sgominata una piccola banda di spacciatori - il vice-sindaco di Milano, Riccardo De Corato, ha pronunciato quella stessa frase rivolta all'intera etnia Rom: "Non solo furti, stupri e sfruttamento della prostituzione, ora scopriamo che i rom fanno anche i corrieri della droga, in particolare cocaina".
Queste parole sono razziste o no? Secondo me sì. E chi le ha pronunciate? Anche. Penso che sia arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. Dunque o il vice-sindaco di Milano chiede scusa per quello che ha detto, oppure è un razzista. Altrimenti non si capisce davvero più nulla.

* L'episodio è riportato da Pietro Yates Moretti sul Notiziario Droghe dell'Aduc


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12 giugno 2008


"PASSAGGIO SPECIALE": I ROM DEI BALCANI

Bambini rom in un accampamento italianoI Rom non sono un'etnia omogenea: le varie popolazioni non hanno la stessa storia, né una cultura omogenea o un'unica religione. Non sono una "nazione", non hanno una patria comune, né tanto meno una "terra promessa" ove fare ritorno. Sono piuttosto una «galassia» di minoranze con in comune una lingua di ceppo indiano, anche se i diversi gruppi parlano dialetti con molte differenze frutto delle molteplici influenze dovute al Paese in cui si sono radicati. Si tratta quindi di quella che alcuni hanno definito una «minoranza diffusa», dispersa e transnazionale. In questa situazione si complica quindi anche la questione della definizione dei loro diritti di cittadinanza.
Al momento non esiste ancora un censimento ufficiale in Europa su di loro. È difficile quindi valutare quante persone appartengano a questa galassia di minoranze. Le stime parlano di 12-15 milioni di individui in tutto il mondo la maggior parte dei quali (dai 9 ai 12 milioni) vive in Europa. Di questi il 60-70% si trova nei Paesi dell'Est. In qualche paese del centro e dell'est Europa (Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia) arrivano a rappresentare fino al 5% della popolazione.
Il maggior numero si trova in Romania: l'ultimo censimento ufficiale (2002) parlava di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila, anche se secondo il "rapporto Steinberger" del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di gitani), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila).
L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Le ultime stime ritengono però che attualmente il numero sia salito fino a 150-170 mila individui. Di questi, 70mila hanno cittadinanza italiana e 90mila provengono dai Balcani (in costante aumento quelli dalla Romania, che si aggirano sui 60mila).
Proprio per questo motivo lo "Speciale" di Passaggio a Sud Est, andato in onda ieri sera su Radio Radicale, è dedicato alla condizione dei Rom nei Balcani e nei Paesi della ex Jugoslavia.


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6 giugno 2008


MEDIA E RAZZISMO

In questi ultimi mesi ha preso corpo in Italia una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione, legandolo al problema della sicurezza quasi che le due questioni siano inscindibili. Nel diluvio di articoli, servizi giornalistici e commenti accade troppo spesso che i Rom, in quanto tali, vengano indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, sfruttatori e rapitori di bambini. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti ad un intero popolo con tanti saluti al principio della responsabilità personale che è uno dei principi dello Stato di diritto. Chi fa informazione ha un ruolo nel fromare l'opinione pubblica e quindi nel suscitare sentimenti xenofobi e razzisti. E' sempre utile ricordare la stampa italiana degli anni Trenta attraverso cui il regime fascista preparò il terreno culturale alle leggi razziali che contribuirono all'orrore della Shoah. Certo, oggi, non siamo in quella situazione e personalmente ritengo eccessivo parlare di "pogrom" o di "pulizia etnica" , ma quando vedo in televisione un ministro della Repubblica che dichiara che ''non è una questione di Dna ma di predisposizione al furto e a delinquere'', credo che ci sia più di un motivo di preoccupazione e quindi la necessità di mantenere alta l'attenzione.

Un gruppo di giornalisti ha lanciato l'appello che potete leggere qui di seguito e che potete sottoscrivere al sito www.giornalisti.info.



I MEDIA RISPETTINO IL POPOLO ROM

21 maggio 2008

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali - come popolo - sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società.
Purtroppo l'enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l'epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell'informazione e la politica inclini a offrire un capro espiatorio al malessere italiano.
Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un'analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro Paese è stato più volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Siamo molto preoccupati, perché i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro Paese. Alcuni lo stanno già facendo, a volte con modalità inquietanti che evocano le prime pagine dei quotidiani italiani degli anni Trenta, quando si costruiva il "nemico" - ebrei, zingari, dissidenti... - preparando il terreno culturale che ha permesso le leggi razziali del 1938 e l'uccisione di centinaia di migliaia di rom nei campi di sterminio nazisti.
Invitiamo i colleghi giornalisti allo scrupoloso rispetto delle regole deontologiche e alla massima attenzione affinché non si ripetano episodi di discriminazione. Chiediamo all'Ordine dei giornalisti di rivolgere un analogo invito a tutta la categoria. Ai cittadini ricordiamo l'opportunità di segnalare alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media.

Promotori:
Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (3803906573)
Beatrice Montini, giornalista Firenze (3391618039)
Zenone Sovilla, giornalista Trento (3479305530)

Primi firmatari:
Massimo Alberizzi, giornalista Milano
Checchino Antonini, giornalista Roma
Paolo Barnard, giornalista Bologna
Emanuele Chesi, giornalista Forlì
Riccardo Chiari, giornalista Firenze
Maurizio Chierici, giornalista Parma
Michele Concina, giornalista Roma
Domenico Coviello, giornalista Firenze
Manuela D'argenio, giornalista
Toni De Marchi, giornalista, Roma
Monica Di Sisto, giornalista Roma
Amelia Esposito, giornalista Bologna
Paolo Finzi, Milano
Miriam Giovanzana, giornalista Milano
Domenico Guarino, giornalista Firenze
Carlo Gubitosa, giornalista Taranto
Gabriela Jacomella, giornalista Milano
Claudio Jampaglia, giornalista Roma
Cristiano Lucchi, giornalista Firenze
Alessandro Mantovani, giornalista Bologna
Martino Mazzonis, giornalista Roma
Giulio Montenero, giornalista Trieste
Alfio Nicotra, giornalista Roma
Pino Nicotri, giornalista Milano
Silvia Ognibene, giornalista Firenze
Arianna Parsi, giornalista
Eva Pedrelli, giornalista, Thailandia
Raffaele Palumbo, giornalista Firenze
Sandro Pintus, giornalista Firenze
Anna Pizzo, giornalista Roma
Pietro Raitano, giornalista Milano
Sabrina Sganga, giornalista Firenze
Cecilia Stefani, giornalista Firenze
Elena Tebano, giornalista Milano
Duccio Tronci, giornalista Firenze
Paola Trotta, Milano
Pietro Vaccari, blogger
Gabriele Vannini, Firenze
Raf Valvola, mediattivista Milano


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permalink | inviato da robi-spa il 6/6/2008 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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