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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





4 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 26 dicembre 2009

Croazia: le elezioni presidenziali del 27 dicembre;
Serbia: presentata la candidatura per l'adesione all'Ue;
Kosovo: visita a Tirana dei rappresentanti dei serbi kosovari;
Macedonia: la demarcazione dei confini con il Kosovo, i rapporti con la Grecia;
Albania: la situazione politica interna, il conflitto tra maggioranza e opposizione.

L'ultima parte del programma è dedicato alla Romania e al ventennale della caduta di Ceausescu: gli eventi di quei giorni e la memoria odierna della "rivoluzione" del 1989, con le registrazioni di alcuni momenti drammatici: l'ultimo discorso del dittatore e i fischi della gente, la fuga in elicottero, il processo, la fucilazione. 

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


22 dicembre 2009


LA ROMANIA VENT'ANNI DOPO LA FINE DI CEAUSESCU

Venti anni fa, il 22 dicembre 1989, in Romania cadeva il regime di Nicolae Ceausescu dopo 25 anni di potere assoluto. Il "Conducator" aveva indetto una manifestazione di piazza per promettere soldi al popolo, come fanno tutti i tiranni quando avvertono di essere in difficoltà. E i romeni di difficoltà ne avevano tante: le loro condizioni di vita erano da miseria, mentre la cricca al potere viveva agiatamente e i Ceausescu, marito e moglie, coltivavano le loro manie di lusso e grandezza. Ma su tutta l'Europa al di là della "cortina di ferro" da mesi soffiava un vento nuovo: a Mosca c'era Gorbaciov e i regimi comunisti stavano cadendo uno dopo l'altro. Difficile pensare che l'onda di rinnovamento che aveva fatto cadere il Muro di Berlino non arrivasse anche a Bucarest. Forse il vecchio tiranno e la moglie se ne rendevano conto, ma di certo, quel 22 dicembre 1989 non arrivavano a pensare che quell'onda, in Romania, si sarebbe trasformata in uno tsunami che li avrebbe travolti e fatti a pezzi e che di loro, di lì a qualche giorno, non sarebbero rimasti che due poveri corpi riversi sul selciato di una scuola, crivellati dai colpi di kalashnikov.

Quel 22 dicembre di venti anni fa, a Bucarest accadde un fatto che fino a poco prima non pareva possibile: la gente in piazza cominciò a fischiare il tiranno. I fischi, prima timidi e isolati, si fecero via via più numerosi e sicuri, sovrastarono gli applausi ritmati della claque di regime e diventarono una marea inarrestabile mentre gli slogan si facevano sempre più ostili. Il filmato di quell'ultimo discorso di Ceausescu è eloquente. Il dittatore parla, con voce malferma, legge un foglietto e ogni tanto incespica. Al suo fianco c'è la moglie Elena e intorno alcuni dignitari del partito. Ceausescu promette aumenti delle pensioni e migliore assistenza sociale. Le prime file del "popolo" appaludono, gridano "Urrà", scandiscono il nome del Conducator, sventolano le bandiere romene con la stella rossa e inalberano striscioni con i logori slogan del partito e foto del leader e della moglie (invero assai datate). Poi la folla sbanda, salgono i fischi, le urla e le proteste. Ceausescu non capisce, alza la mano bonariamente, tenta di riportare la calma, si interrompe. Dietro a lui appaiono alcuni funzionari che guardano preoccupati la piazza e capiscono al volo che sta succedendo qualcosa di grave. Le telecamere staccano sulla folla: o almeno su quella parte della folla che continua ad acclamare Ceausescu. Fuori campo si sentono voci e colpi sul microfono, come in un'assemblea in cui si cerca di zittire qualche disturbatore.

Dopo diversi minuti di silenzio e di ripetuti inviti alla calma, il comizio riprende ma è l'inizio della fine. Quel popolo del quale Ceausescu si riteneva il padre-padrone si rivolta, lo costringe ad una fuga vergognosa in elicottero mentre dal tetto dello stesso palazzo da cui fino a poco prima arringava la folla già sventolano le bandiere blu-gialle-rosse con il buco al centro, là dove il regime comunista aveva posto il proprio simbolo. Le strade sono piene di gente, i militari che solo la sera prima avevano sparato sui manifestanti facendo morti e feriti ora fraternizzano con le proteste e si schierano con la gente. Ma la "rivoluzione" romena non è stata pacifica come negli altri Paesi dell'est: i morti furono tanti, più di un migliaio. E non è stata nemmeno una rivoluzione, quanto piuttosto un putsch interno al regime che cavalcò l'onda della sollevazione popolare per regolare i conti al proprio interno. I motivi per cui in Romania le cose sono andate diversamente dagli altri Paesi comunisti sono molti: il principale probabilmente è la natura specifica del regime di Caeusescu. Un potere personale che aveva stroncato ogni opposizione interna impedendo la formazione di una corrente riformista che potesse subentrare al dittatore e gestisse la transizione, come accaduto, sepuure in forme diverse, in Ungheria, Cecoslovacchia, in Polonia e nella stessa Urss. Dopo un processo sommario, Ceausescu viene condannato a morte e fucilato insieme alla moglie il giorno di Natale.

Ieri a Bucarest centinaia di persone si sono riunite al cimitero degli Eroi per ricordare le vittime degli scontri con le forze dell’ordine. Prestando giuramento per il suo secondo mandato, anche il presidente romeno Traian Basescu ha reso omaggio ai "caduti per la libertà, il cui sacrificio è stato la pietra miliare delle istituzioni democratiche di oggi". "Dopo vent'anni le autorità hanno fatto del loro meglio per impedire che si scoprisse la verità su quegli eventi", ha detto alla France Presse Teodor Maries, leader dell'Associazione 21 Dicembre che ricorda i caduti di quelle tragiche giornate, "vogliamo che coloro che ordinarono la repressione siano processati". Una richiesta sacrosanta che però ben difficilmente sarà esaudita se si pensa solo agli agenti della Securitate, la famigerata polizia segreta del regime (11 mila funzionari e mezzo milione d’informatori), che non si sono dissolti nel nulla. anzi. L'hanno fatta franca e alcuni di loro magari si sono pure arricchiti negli anni seguenti riportando in patria i soldi esportati illegalmente durante la dittatura. Effetti del boom di cui il Paese ha goduto fino a pochi mesi fa e che ha portato anche ad un grande sviluppo edilizio favorito dal meccanismo degli appalti pubblici basato su scarsa concorrenza, lobbismo, indebitamento pubblico e corruzione.

Nella centralissima Piazza della Rivoluzione di Bucarest c’è un Monumento agli eroi del 21 dicembre 1989, ma le due cifre "9" che compongono la data sono caduti. Al loro posto è rimasto un alone sul marmo. Questo è forse il vero simbolo di questo ventennale. In questa piazza è cominciata la nuova Romania, ma la memoria pubblica sembra preferire non pensarci troppo: gli anziani che hanno vissuto la più parte della loro vita sotto il regime comunista hanno dovuto affrontare le incognite e le difficoltà della nuova libertà e dell'integrazione europea. La generazione di mezzo, che fece (o si illuse di aver fatto) la "rivoluzione" contro Ceausescu si è trovata scavalcata dai giovani nati giusto vent'anni fa che non sanno niente (o non vogliono sapere più niente) del regime comunista e vogliono vivere nel presente. E poi per tutti c'è la crisi economica che dopo anni di boom ha colpito duro. Questo è il problema dei romeni di oggi vent'anni dopo Ceausescu.

AP Photo/Vadim Ghirda

In questa immagine presa il 17 dicembre il disegno di un bambino fatto nel ventennale della rivoltra di Timisoara che portò alla caduta del regime di Ceausescu


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13 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 12 dicembre 2009

Grecia: la grave situazione economica, i rischi di default, l'intervento internazionale
Kosovo
: si è concluso il dibattimento sulla legittimità dell'indipendenza alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu
Turchia: rischio di crisi politica dopo la messa al bando del partito curdo
Integrazione europea dei Balcani: i casi di Croazia e Macedonia
Albania: la situazione politica interna
Romania: ancora incertezze sull'esito delle elezioni presiodenziali
Crimini di guerra: in un sondaggio l'atteggiamento dei serbi verso il tribunale internazionale e le responsabilità di Mladic.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


7 dicembre 2009


ROMANIA: BASESCU RESTA, I PROBLEMI PURE, MA LA SOLUZIONE PER ORA E' LONTANA

Il presidente romeno Traian BasescuTraian Basescu ha vinto le presidenziali in Romania e si riconferma ribaltando le previsioni della vigilia e smentendo i primi exit poll. In base ai risultati ufficiali, Basescu ha prevalso di strettissima misura con il 50,33% dei voti contro il 49,66% del suo rivale Mircea Geoana. Una vittoria risicatissima sullo sfidante socialdemocratico che dopo aver rivendicato il successo domenica sera ora contesta i risultati denunciando "massicci brogli". Per l'Ocse, però, le votazioni sono state generalmente regolari e conformi agli standard internazionali.

58 anni, ex capitano della marina mercantile, Basescu entra in politica dopo la rivoluzione del dicembre 1989 che abbatté il regime di Nicolae Ceausescu al fianco di Ion Iliescu (primo presidente della Romania democratica) e Petre Roman (capo dei primi due governi dopo la caduta del comunismo). Nella sua lunga carriera politica ha ricoperto diversi ruoli: deputato del Partito democratico (di centro-destra), è stato ministro dei Trasporti tra il 1991 e il 1992 e tra il 1996 e il 2000. Nel 2000 viene eletto sindaco di Bucarest e nel 2001 prende la guida del Partito democratico. Nel 2004 diventa per la prima volta presidente promettendo riforme economiche e istituzionali con l'obiettivo dell'ingresso nell'Unione Europea (l'adesione avviene poi effettivamente nel 2007). Promette inoltre di porre fine ai privilegi della classe politica, di aprire gli archivi della Securitate (la famigerata polizia segreta di Ceausescu) e di restituire i beni confiscati dal regime comunista.

Apprezzato all'estero, carismatico in patria, forte di un linguaggio semplice indirizzato agli strati più popolari, ha puntato tutta la sua campagna elettorale del 2009 sulla lotta alla corruzione e sulle riforme per proseguire la modernizzazione della Romania, anche contro una classe politica che giudica immobilista e gelosa dei propri privilegi. Lui stesso però non è immune da accuse di nepotismo ed è passato attraverso tutta una serie di scandali e fatti eclatanti come il primo caso di impeachment nella storia della Romania post-comunista: nell'aprile 2007, in seguito all'accusa di aver minacciato la costituzione venne infatti sospeso dalla carica di presidente, ma dopo un referendum popolare, forte del 74% di voti favorevoli, è tornato alla guida del Paese.

Superato il pericolo dell'impeachment, Basescu ha chiuso il suo primo mandato alla presidenza con un crescendo di accuse e critiche per non aver favorito la stabilità del governo (la Romania si trova da due mesi con un governo di minoranza). Il liberale Crin Antonescu (terzo lo scorso 22 novembre al primo turno delle presidenziali col 20% dei voti), l'ha definito "un tiranno", rimproverandogli di aver rifiutato di nominare il premier scelto da tutta l'opposizione, che avrebbe avuto a disposizione un'ampia maggioranza parlamentare. A chi lo ha accusato di essere stato in passato comunista, Basescu ha replicato di essere stato il primo a condannare ufficialmente i crimini del comunismo in un discorso al Parlamento nel 2006, nonostante la contrarietà di una parte dei senatori e dei deputati. Riconosce comunque di aver commesso alucni "errori" durante il suo primo mandato, come la candidatura alle elezioni europee della figlia minore Elena, soprannominata la "Paris Hilton dei Carpazi", cosa che gli ha fatto perdere consensi come il caso del video che lo ritrae mentre colpisce un ragazzino di dieci anni durante la scorsa campagne elettorale. Cose che gli ha fatto perdere consensi ma non al punto di impedirgli di essere riconfermato presidente.

I socialdemocratici però non ci stanno e contestano i risultati annunciati nella giornata di oggi dalla commissione elettorale centrale denunciando "brogli massicci". Tuttavia, il voto di domenica è stato "generalmente conforme agli standard dell'Osce", dichiara l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Vadim Zhdanovich, capo della missione Osce in Romania, nel corso di una conferenza stampa a Bucarest ha ribadito che "il secondo turno delle presidenziali in Romania è conforme al giudizio iniziale secondo cui queste elezioni si sono svolte generalmente in maniera conforme con gli standard dell'Osce". Zhdanovich ha tuttavia invitato le autorità rumene a indagare sulle accuse di "irregolarità" mosse dai socialdemocratici.

Passate le elezioni restano ora da risolvere i problemi della Romania: la crisi politica e soprattutto quella economica, che ha stroncato una borghesia cresciuta insieme ad una economia che marciava a ritmi elevati. Dopo nove anni di crescita, l'economia romena è crollata, mentre l'indice della disoccupazione è raddoppiato. Il crollo del Pil (che quest'anno subirà una contrazione stimata tra il 7 e l'8%) ha letteralmente disastrato un'economia basata su crediti, leasing ed edilizia, lasciando scoperti i ceti emergenti largamente indebitati. Ma la Romania ha bisogno di una stabilità politica anche per poter ottenere i prestiti promessi dalle istituzioni internazionali al momento congelati a causa della crisi politica (si tratta di oltre 20 miliardi di euro necessari anche per pagare salari e pensioni).

Fmi, Ue e Banca Mondiale preferiscono naturalmente consegnarli ad un governo stabile, che può offrire garanzie solide. Il presidente, dunque, si trova davanti il difficile compito di risolvere la crisi politica nel contesto di annunciate misure di austerità imposte dagli organismi finanziari internazionali. Basescu potrebbe però trovarsi di nuovo nell'impossibilità di risolvere la crisi politica. L'attuale opposizione, che rappresenta la maggioranza in parlamento, formata dai socialdemocratici, liberali e rappresentanti del partito della minoranza ungherese (UDMR) appoggia per la carica di premier il sindaco della città medioevale di Sibiu e rappresentante della minoranza tedesca, Klaus Johannis, che Mircea Geoana aveva già indicato per la carica se avesse vinto le elezioni. Basescu ha però già respinto per due volte la proposta. Molto probabilmente dovrà convocare elezioni anticipate, che però potrebbero non cambiare il quadro politico attuale. La crisi politica sembra per il momento senza soluzione, ma se non si riesce a r
isolvere la crisi politica non sarà possibile affrontare quella economica.

Il problema della Romania è però forse ancora più profondo. Come ha scritto Julia Kristeva su Libération del 4 dicembre, "la transizione dal comunismo all’Ue è avvenuta senza che l’apparato statale fosse sostituito né veramente rinnovato. I media locali analizzano spesso la genesi del fenomeno che ha fatto della Romania e della Bulgaria i paesi più corrotti dell’Ue. All’"alta corruzione" dei dirigenti, che ha trasformato gli ex quadri comunisti in un’oligarchia neocapitalista, si aggiunge la "corruzione quotidiana", relazioni personali, incontri dietro le quinte, strategie varie per complottare e appropriarsi dei soldi pubblici e così via [...] Paura, vigliaccheria, loschi compromessi sotto il comunismo di Ceausescu: la corruzione prosegue col suo corteo di scandali tragicomici in un paesaggio di transizione complessa nel quale il nazionalismo, la xenofobia e il populismo si accompagnano al risveglio sindacale e alla miseria delle campagne, e alla sempre ineludibile "questione rom"". "Ogni volta che ci rechiamo alle urne a scegliere il nostro futuro speriamo sempre che si tratti della nostra ultima battaglia", ha osservato lo scrittore Mircea Cartarescu su Evenimentul Zilei, "e invece, ahimè, il passato ritorna sempre a prendersi la sua rivincita. È la maledizione della società romena, che porta ancora i segni di decenni di totalitarismo".


7 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 5 dicembre 2009

Romania: il paese alle urne per scegliere un presidente che lo porti fuori dalla crisi politica e dalla recessione economica
Balcani e Unione Europea: relazioni bilaterali tra i paesi della regione, entrata in vigore del Trattato di Lisbona, collaborazione con la giustizia internazionale, i casi di Croazia, Serbia e Macedonia
Albania: la difficile situazione politica interna
Kosovo: l'indipendenza all'esame della Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


6 dicembre 2009


LA ROMANIA IN CERCA DI UN PRESIDENTE CHE LA PORTI FUORI DALLA CRISI

Mircea Geoana e Traian BasescuOltre 18 milioni di romeni sono chiamati alle urne oggi per eleggere il nuovo capo dello Stato, e indirettamente anche il nuovo governo che dovrà far uscire il Paese da una difficile situazione di instabilita' politica e soprattutto di grave recessione economica. Come da pronostico, dopo il primo turno, al ballottaggio di oggi si confrontano il presidente uscente, Traian Basescu, che il 22 novembre scorso aveva ottenuto il 32,44% dei consensi e che punta ad un secondo mandato con l'appoggio del Partito democratico-liberale (Pdl), e lo sfidante socialdemocratico (Psd) e presidente del Senato, Mircea Geoana, che aveva conquistato il 31,15% al primo turno e che può contare sul sostegno del Partito liberale (il cui candidato Crin Antonescu era arrivato terzo nel primo turno con il 20% dei voti), sul partito della minoranza ungherese e su quello di destra Grande Romania. Un sondaggio diffuso nei giorni scorsi indicava come vincitore Geoana con il 54% contro il 46% di Basescu, ma non e' detto che Geoana riceva effettivamente il sostegno degli elettori liberali e degli ungheresi di Romania, che costituiscono circa il 7% della popolazione.

Durante l'unico confronto televisivo trasmesso giovedì sera i due candidati si sono confrontati sulle principali questioni di politica interna (prima di tutto le riforme e le misure per uscire dalla pesante crisi economica) e su quelle di politica estera. Entrambi hanno promesso una Romania prospera, il rilancio economico e lo sviluppo delle campagne. Basescu ha ribadito l'impegno di accelerare le riforme e modernizzare lo Stato nell'interesse dei cittadini e non di politici o di controversi uomini d'affari. ''I romeni dovranno decidere se vogliono una Romania che entri in un processo di riforma accelerato o una Romania del passato'', ha detto Basescu che ha definito Geoana ''una persona debole'', sostenuta da gruppi di interessi economici e politici e dall'ex presidente ed esponente del passato regime comunista, Ion Iliescu. Da parte sua Geoana ha accusato Basescu di aver tradito gli alleati di governo e di aver provocato in cinque anni di mandato uno scandalo politico dopo l'altro provocando l'attuale crisi politica, con il Paese gestito da due mesi da un governo di minoranza del Pdl.

In effetti, per la prima volta dopo il crollo del regime comunista avvenuto esattamente venti anni fa, nel dicembre del 1989, durante il mandato di Basescu piu' politici sono stati indagati per presunti reati di corruzione, ma nessuno e' finito in gallera. Geoana rinfaccia a Basescu che la Romania, secondo Transparency International, è il piu' corrotto Paese dell'Ue, ma Basescu a sua volta ribatte accusando i deputati Psd di proteggere il collega ex premier Adrian Nastase, indagato per presunti reati di corruzione, ricordando che da due anni il Parlamento non approva il suo rinvio a giudizio. Nel corso del faccia a faccia televisivo l'atmosfera si e' arroventata quando Geoana ha dovuto riconoscere di aver visitato, la notte precedente il confronto tv, uno degli imprenditori accusati da Basescu di stare dietro il candidato Psd, insieme ad altri politici e imprenditori corrotti. Geoana ha comunque promesso ''un ritorno alla stabilita''' e un nuovo governo per Natale dicendo di volere ''un'unica Romania'', con un presidente garante dell'equilibrio sociale, politico ed economico.

Qui di seguito un breve profilo dei due candidati alla presidenza della Romania.

TRAIAN BASESCU: 58 anni, presidente in carica, corre per un secondo mandato, è sostenuto dal Partito democratico-liberale (attualmente al governo di minoranza). Ex comandante di marina, già deputato, ministro dei Trasporti e sindaco di Bucarest dal 2000 al 2004. Nel 2004 sconfisse l'ex premier socialdemocratico Adrian Nastase. La sua popolarita' e' calata soprattutto nell'ultimo anno, con la crisi economica e le accuse di nepotismo, in seguito all'elezione a eurodeputata della figlia minore, Elena, lo scorso giugno. Vuole accelerare le riforme e modernizzare lo Stato. In politica estera sostiene la posizione euroatlantica della Romania.

MIRCEA GEOANA: 51 anni, presidente del Senato, diplomatico di carriera, ex ambasciatore negli Usa dal 1996 al 2000, ministro degli Esteri dal 2000 al 2004, ha perso contro Basescu alle elezioni a sindaco di Bucarest nel 2004. Eletto nel 2005 leader dei socialdemocratici con la promessa di riforme, non e' pero' riuscito a liberarsi dei corrotti e degli esponenti del passato regime comunista come l'ex capo dello stato Ion Iliescu del quale, secondo gli avversari, non sarebbe che il ''burattino''. Dopo il primo turno ha sottoscritto un patto con i liberali. Promette stabilita' politica e l'insediamento di un nuovo governo entro Natale. In politica estera sostiene la necessità di stringere relazioni con potenze emergenti come Russia, Cina e India.


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19 novembre 2009


ELEZIONI IN ROMANIA: ALLA RICERCA DI UNA VIA D'USCITA DALLA CRISI POLITICA

Venti anni dopo la caduta del regime comunista di Nicolae Ceausescu, fra tre giorni la Romania va alle urne per scegliere il nuovo presidente sperando di uscire dallo stallo politico che da settomane blocca il Paese alle prese con la crisi economica globale. Si tratta dunque di un appuntamento cruciale per mettere fine alla crisi politica che pesa su un paese già penalizzato da una forte recessione. Dopo nove anni di forte crescita il Paese è stato infatti colpito duramente dalla crisi: per il 2009 è previsto un calo del Pil dell'8%, mentre, secondo i dati ufficiali di fine agosto, la disoccupazione è al 6,6% a fronte di un salario mensile medio di circa 320 euro. All'origine dell'impasse, la guerra aperta tra l'attuale presidente di centro-destra Traian Basescu ed il Parlamento dove l'opposizione ha la maggioranza assoluta.In breve tempo i romeni hanno così assistito alla fine della coalizione tra i democratici-liberali e i socialdemocratici, alla caduta del governo e alla bocciatura in Parlamento di due premier designati da Basescu.

I candidati alla presidenza sono dodici, ma difficilmente il nuovo presidente sarà eletto domenica al primo turno. Tutto si giocherà quindi al ballottaggio del 6 dicembre tra Basescu ed il leader dei socialdemocratici all'opposizione Mircea Geoana. Basescu, 58 anni, ex capitano di Marina eletto presidente nel 2004, e Geoana, 51 anni, ex ambasciatore a Washington e ministro degli Esteri dal 2000 al 2004, secondo i sondaggi raccolgono tra il 30 e il 32% dei consensi ciascuno. Tra i due litiganti potrebbe inserirsi il terzo incomodo, ovvero il liberale Crin Antonescu, che punta tutto sul taglio delle tasse. Chiunque sia il vincitore, il nuovo presidente dovrà nominare in tempi brevi un premier in grado di trovare una maggioranza parlamentare e di varare le riforme chieste dal Fondo monetario internazionale che ha concesso a Bucarest un prestito di 20 miliardi di dollari.

Basescu sostiene di essere vittima di un "sistema disonesto che vuole impedire la modernizzazione del paese" e promette di far tagliare gli sprechi statali, per esempio riducendo il numero dei deputati del Parlamento monocamerale (dagli attuali 471 a 300). Geoana denuncia quello che definisce "il regime Basescu, costellato di scandali": gli avversari accusano il presidente di "non indietreggiare di fronte a nulla pur di ottenere i suoi scopi". Il candidato socialdemocratico si presenta a sua volta come "l'uomo del dialogo" ma viene accusato di "populismo" dai detrattori. E' accusato di promettere moltissimo ma di non spiegare dove troverà i soldi per mantenere la sue promesse. Il rischio è che, alla luce della ripartizione dei seggi in Parlamento, il futuro presidente si trovi a coabitare con un partito diverso dal suo. Tra l'altro, la partecipazione al voto è prevista inferiore al 50%, evidente segnale del disinteresse dei cittadini romeni dopo una campagna caratterizzata da rivelazioni imbarazzanti per il presidente uscente.


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