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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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3 gennaio 2010


BUON ANNO EUROPA

E' cominciato il nuovo anno. Di solito in questo periodo si fanno previsioni per i mesi che verranno e certo è più facile indovinare cosa non accadrà piuttosto che immaginare cosa invece potrebbe succederà nei giorni che abbiamo davanti. Per quanto mi riguarda preferisco evitare entrambi gli esercizi e limitarmi a segnalare cosa c'è in agenda per l'anno che abbiamo appena inaugurato. Per l'Europa sud orientale il 2010 ha in programma alcune importanti scadenze elettorali. La più vicina è il ballottaggio per le presidenziali in Croazia previsto per domenica prossima. Poi ci sono le presidenziali in Grecia, fissate in marzo interessanti come test per i primi mesi di governo socialista in un paese che attraversa una grave crisi economica e sociale. In aprile ci sonole elezioni presidenziali a Cipro Nord e, infine, in ottobre le elezioni presidenziali e politiche in Bosnia Erzegovina.

Le elezioni presidenziali a Cipro Nord sono molto importanti perché se fosse confermato l'attuale presidente Mehmet Ali Talat, il negoziato in corso per risolvere la divisione dell'isola avrebbe diverse chance di proseguire positivamente. Se invece, come sembrano indicare al momento i sondaggi, Talat non fosse rieletto - dopo la sconfitta alle politiche delo scorso anno - e magari prevalesse l'attuale primo ministro Eroglu, la possibilità di arrivare ad un compromesso con i greco-ciprioti, magari entro la fine dell'anno, potrebbe farsi assai più difficile. La recente elezione del socialista Papandreou in Grecia unita alla necessità per il premier turco Erdogan di appianare gli ostacoli sul processo di integrazione europea (e quello di Cipro è grande come una montagna) potrebbero creare la cornice internazionale favorevole alla soluzione della questione, ma il prevalere dei nazionalisti a Cipro Nord non faciliterebbe certo le cose.

Di enorme importanza sono poi le elezioni presidenziali e politiche di ottobre in Bosnia Erzegovina. Il paese attraversa una profonda crisi istituzionale provocata dalla rissosità e dal gioco di veti incrociati delle classi politiche locali, ma anche dalla incapacità mostrata finora dalla comunità internazionale e dall'UE per prima di prendere in mano seriamente la questione. La Bosnia, ben più del Kosovo, rappresenta al momento lo scenario più instabile e delicato di tutta la regione balcanica. A mio giudizio il ritorno ad un conflitto armato su vasta scala è improponibile, non fosse altro perché nessuno lo vuole, così come mi sembra tutto sommato difficile immaginare uno smembramento del paese, magari per mezzo di referendum secessionisti come quello più volte minacciato dal leader serbo-bsoniaco Milorad Dodik. Il rischio più concreto mi pare quello di un'impasse che si trascini indefinitamente, bloccando il rinnovamente politico e istituzionale del paese con ricadute negative su tutta la regione. Anche se, va detto, la Bosnia non è quel paese fallito che diversi commentatori tendono a dipingere nelle loro analisi.

Un'altra scadenza elettorale, vicinissima, è quella delle elezioni presidenziali in Croazia. Il ballottaggio è previsto per domenica prossima 10 gennaio. Sulla carta e nei sondaggi il favorito è il vincitore del primo turno, il candidato socialdemocratico Ivo Josipovic che fra una settimana dovrà misurarsi con l'attuale sindaco di Zagabria, Milan Bandic, presentatosi come indipendente in polemica con il Partito socialdemocratico che non lo ha indicato come candidato ufficiale e che per questo lo ha poi espulso. Chiunque dei due vinca (io personalmente spero in Josipovic) avrà davanti a sé un compito non facile: sul piano interno dovrà rispondere ad un'opinione pubblica che chiede il rinnovamente di una classe politica travolta dagli scandali e dare una svolta efficace alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, come richiesto anche dall'adesione all'UE che sarà il grande traguardo internazionale che il nuovo presidente croato dovrà raggiungere durante il suo mandato.

Nei prossimi mesi ci sarà poi sempre in primo piano la questione dell'integrazione dei Balcani occidentali nell'UE. La recente liberalizzazione dei visti Schengen per Macedonia, Montenegro e Serbia è stato un segnale importante. E proprio la Serbia negli ultimi mesi del 2009 ha incassato significativi successi che hanno rilanciato il suo processo di integrazione europea chiudendo definitivamente l'epoca dell'isolamento seguito alle guerre jugoslave degli anni '90. Parlare di Serbia, inoltre, significa parlare del Kosovo, un'altra questione che l'Europa non potrà eludere indefinitamente. In lista d'attesa per entrare nella "lista bianca" di Schengen, ma con buon prospettive, restano Albania e Bosnia. E la Turchia, forse. Per il momento Ankara non ha gradito che i cittadini di paesi che nemmeno sono ufficialmente candidati all'adesione all'UE abbiano ottenuto la liberalizzazione dei visti, mentre quelli turchi ne siano rimasti esclusi. La Turchia, in ogni caso, resterà la grande questione aperta per l'UE anche nel 2010, mentre vedremo se per la Macedonia, dopo anni di limbo, verrà finalmente fissata una data certa per l'inizio dei negoziati di adesione.

Infine c'è l'Europa, intesa come Unione Europea. Il tempo degli alibi è finito: dopo mesi di impasse, il Trattato di Lisbona è finalmente in vigore e l'UE ora ha un "presidente" e un "ministro degli Esteri". Resta da capire se ora riuscirà ad elaborare anche una politica comune, o almeno una direzione unitaria da seguire e di conseguenza una prospettiva politica da offire ai paesi europei che ancora non sono nell'Unione. Insomma che l'UE torni ad essere un progetto politico e non solo una sommatoria di interessi nazionali, per quanto legittimi ed importanti. Insomma, la cosa migliore che potrebbe darci il 2010, da questo punto di vista è che l'UE torni ad assumere le sembianze di una patria europea, invece che quella di una Europa delle patrie a cui troppo spesso ci ha abituato negli ultimi anni.

Buon anno Europa!

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