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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





15 gennaio 2010


ENERGIA: LA COOPERAZIONE TURCHIA RUSSIA E' ESEMPLARE

La cooperazione energetica della Turchia con la Russia è esemplare. Lo ha detto il premier Recep Tayyip Erdogan due giorni fa dopo aver incontrato a Mosca il presidente Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin. ''Abbiamo un sacco di possibilita', non solo nel settore gasiero ma anche in quello petrolifero e dei prodotti petroliferi'', ha dichiarato Erdogan, come hanno riferito le agenzie. Anche Medvedev e Putin hanno sottolineato l'ottimo livello delle relazioni tra i due paesi, ''relazioni di partenariato strategico'', ha fatto osservare il presidente russo, mentre Putin ha ricordato che, nonostante gli effetti negativi della crisi, ''la Turchia resta uno dei maggiori partner economici di Mosca, superando Usa e Gran Bretagna''. Nell'agenda degli incontri c'era sia il progetto di gasdotto italo-russo South Stream, diretto concorrente del progetto Nabucco sponsorizzato da Ue e Usa, che vedono entrambi la presenza turca, sia la partecipazione russa alla costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan.

Sempre l'altro ieri, Putin ha annunciato che la Turchia ha confermato la sua disponibilita' ad esaminare entro il 10 novembre prossimo tutto il pacchetto di documenti riguardante il progetto italo-russo South Stream e a concedere entro la stessa data l'autorizzazione per la sua costruzione. Putin ha quindi proposto che Russia, Turchia e Italia firmino un accordo trilaterale per la costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan, tra la costa turca del Mar Nero e quella turca del Mediterraneo. Il capo del governo russo ha riferito che Erdogan si e' detto d'accordo con la sua proposta. ''Presto cominceremo a studiare la questione con l'Italia'', ha aggiunto. Lo scorso 19 ottobre a Milano era gia' stata firmata una dichiarazione congiunta fra i tre Paesi, un protocollo d'intesa siglato dai ministri dell'energia dei tre paesi coinvolti.
Il quotidiano economico russo Kommersant, ha scritto che Erdogan potrebbe proporre alla Russia di partecipare al Nabucco. La voce gira da tempo e per ora sia da Bruxelles che da Washington non sono venute per ora preclusioni di principio. Secondo il giornale, però, i sostenitori di Nabucco in Turchia, ritengono che South Stream, pensato per aggirare l'Ucraina e le sue turbolenze politiche, potrebbe diventare superfluo dopo le presidenziali di dopodomani che con tutta probabilità, stando ai sondaggi, vedranno la vittoria del filo russo Victor Yanukovic o dell'attuale premier Julia Timoshenko, ex pasionaria della "rivoluzione arancione", intenzionata ad avere buoni rapporti con Mosca.

Intanto, i ministri dell'energia russo e turco hanno firmato un accordo di cooperazione per la costruzione di una centrale nucleare in Turchia. Il progetto prevede una centrale con quattro reattori della potenza complessiva di circa 5 gigawatt. Inizialmente si prevedeva di avviarne la costruzione nel 2011 e nel settembre 2008 era stata bandita una gara per la costruzione dell'impianto a Mersin, sulla costa mediterranea orientale della Turchia. L'unico partecipante era stato un consorzio russo-turco. Due mesi dopo la gara era stata annullata ma le trattative tra i due Paesi erano proseguite.


20 ottobre 2009


LA SERBIA NELL'UE E' INTERESSE DELLA RUSSIA

Il presidente russo Dmitri Medvedev e quello serbo Boris Tadic (Foto da www.glassrbije.org)"Il carattere particolarmente amichevole, reciprocamente vantaggioso e strategico delle relazioni russo-serbe", naturalmente, e ovviamente il sostegno alla Serbia nella questione del Kosovo. Uno dei punti chiave dell'odierna visita del presidente russo Dmitri Medvedev a Belgrado, per altro chiaramente indicato da Mosca, sono stati però gli scambi commerciali tra i due Paesi. Il pretesto ufficiale della visita di Medvedev, la prima di un presidente russo nella capitale serba, è stato il 65esimo anniversario della liberazione di Belgrado dall'occupazione nazista, ma occorre considerare che se da una parte la Russia è uno dei principali partner commerciali esteri della Serbia, dall'altra la Serbia stessa ha una posizione non secondaria nella definizione del progetto del gasdotto "South Stream", vale a dire uno degli assi portanti a cui la Russia affiderà le proprie forniture di gas all'Europa nel prossimo futuro.

Nel 2008 il volume degli scambi tra i due Paesi era stata pari a oltre 4000 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 31% rispetto al 2007. Quest'anno, invece, l'andamento è stato negativo e nel periodo gennaio-agosto l'interscambio ha segnato un calo rispetto allo stesso periodo del 2008 di quasi il 50%. Alla presenza dei due presidenti. Medvedev e Tadic, sono stati firmati accordi di cooperazione "in molti settori chiave di reciproco interesse", come ha detto una fonte che ha sottolineato l'importanza degli accordi nei settori del petrolio e del gas con riferimento al gasdotto South Stream, alla costruzione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas presso il cantiere Banat e la modernizzazione della raffineria Nis.

Una nota diffusa da Gazprom, informa che l'amministratore delegato del colosso energetico russo, Aleksiei Miller, e il direttore generale di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno siglato il protocollo relativo alla sezione serba del progetto South Stream in base al quale entro un mese verrà costituita la "joint design venture" South Stream Serbia Ag (51% Gazprom, 49% Srbijagas) che progetterà, costruirà e gestirà la sezione del gasdotto South Stream che passerà sul territorio serbo. Miller e Bajatovic hanno siglato anche l'accordo per la joint venture (sempre con Gazprom al 51% e Srbijagas aò 49)) per lo stoccaggo di gas nel complesso sotterraneo di Banatski Dvor che avrà una capacità operativa di 450 milioni di metri cubi.

South Stream e Banatski Dvor, ha sottolineato Miller, "sono due progetti di importanza strategica per tutta l'Europa sud-orientale. La costruzione del gasdotto transnazionale permetterà di diversificare i percorsi di esportazione del gas russo e ridurre i rischi legati al transito, mentre la costruzione di impianti di stoccaggio sotterraneo permetterà di ottimizzare le forniture di idrocarburi a seconda delle esigenze stagionali". L'implementazione di questi progetti, ha detto ancora Miller, "aumenterà la sicurezza energetica della Serbia e fornirà una base economica, finanziaria, e tecnologica per il potenziale industriale del paese, che permetterà alla Serbia di diventare un protagonista del mercato del gas nei Balcani".

Nel maggio del 2008, in occasione di elezioni politiche che preannunciavano un esito piuttosto incerto, Mosca si schierò con il premier uscente nazionalista "moderato" Vojslav Kostunica, mentre l'Europa e gli Usa facevano chiaramente il tifo per il fronte europeista raccolto attorno al presidente Tadic. Bruxelles fece anche un vero e proprio "endorsement" nei confronti di Tadic, dando il via libera all'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue. Diversi osservatori, e io condivisi quell'analisi, fecero notare che, al di là dello schieramento tradizionale, Mosca avrebbe avuto tutto l'interesse (e neanche tanto sotto sotto sperava) in una vittoria degli europeisti, perchè agli interessi della Russia è molto più utile una Serbia membro dell'Unione Europea piuttosto che un Paese isolato, in mano ai nazionalisti e ai loro fantasmi turboserbi.

Il fronte europeista vinse le elezioni, i socialisti (una volta di Milosevic ma oggi, per fortuna, guidati dal giovane e pragmatico Ivica Dacic) capirono l'antifona e furono lesti a trovare un accordo col Partito Democratico di Tadic entrando così al governo. Per non parlare dei Radicali, che dopo la sconfitta hanno subito la scissione della corrente che fa capo a Tomislav Nikolic (ex numero due dell'imputato di crimini di guerra Vojslav Seselj), approdato ad un'opposizione moderata non pregiudizialmente ostile all'integrazione europea della Serbia. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi basti dire che il presidente serbo Tadic, in un'intervista rilasciata alla vigilia dell'arrivo di Medvedev, ha precisato che le aspirazioni di integrazione europea di Belgrado "possono solo essere positive per Mosca" aggiungendo che "nell'Unione europea saremo i migliori amici della Russia". Più chiaro di così...


6 ottobre 2009


NABUCCO VS. SOUTH STREAM: E' VERA SFIDA?

"Nabucco" e "South stream". Sono i nomi di due gasdotti a cui l'Europa affida la possibilità di diversificare le fonti a cui soddisfare la proprie necessità di gas naturale. Il primo porterà verso ovest il gas dell'Asia centrale aggirando la Russia (e quindi allentando la dipendenza energetica da Mosca). Il secondo, invece, è frutto di una joint venture tra la russa Gazprom e l'italiana Eni e porterà in Occidente il gas russo tagliando fuori l'Ucraina rendendo più stabili le forniture sottoposte in questi ultimi anni al braccio di ferro che a più riprese ha opposto Kiev a Mosca.
Messa così appare evidente che i due progetti rispondono a logiche opposte e sono quindi in contrapposizione tra loro. Ma è proprio vero? In un'intervista a Radio Radicale, Nicolò Sartori, assistente di ricerca presso l'Istituto Affari Internazionali, spiega perché a suo giudizio South Stream e Nabucco, proprio perché sono frutto di progetti diversi non sono così in alternativa tra di loro come si potrebbe facilmente pensare.
La questione è molto complessa, perché il primo problema da risolvere è chi garantirà le ingenti quantità di gas necessarie per riempire le condutture. In entrambi i gasdotti, poi, gioco un ruolo importante la Turchia (coinvolta anche in un'altra importante pipeline come Itgi e che recentemente ha stretto un accordo con il Qatar, terzo produttore mondiale di gas), che aspira a diventare un vero e proprio hub energetico. Il che rimanda ad una questione imprescindibile, ovvero la necessità del coinvolgimento dell'Iran. Sullo sfondo la questione irrisolta della necessità di creare un mercato comune europeo dell'energia.

L'intervista di Radio Radicale a Nicolò Sartori

Unione Europea: la sfida Nabucco-South Stream tra realtà e ideologia, di Nicolo Sartori


6 agosto 2009


GAS: LA SFIDA NABUCCO-SOUTH STREAM OLTRE LE IDEOLOGIE

Oggi ad Ankara si firma un accordo sulla costruzione del gasdotto South Stream, il progetto frutto di una joint venture Eni-Gazprom che dovrebbe fornire una via diretta di trasporto del gas russo verso l'Unione Europea tagliando fuori l'Ucraina (da cui attualmente transita il 70% delle forniture di gas russo verso l'Europa occidentale).
L'accordo prevede il coinvolgimento della Turchia per lavori d'esplorazione nelle sue acque territoriali dove dovrebbero passare le condotte della pipeline, anche se per il momento Ankara non dovrebbe entrare a far parte del consorzio South Stream. In ogni caso si conferma il ruolo di snodo energetico della Turchia come anello di congiunzione tra i più importanti progetti infrastrutturali per l'approvvigionamento di gas in Europa.
Lo scorso mese Ankara aveva ospitato infatti la firma dell'accordo per la costruzione dell'altro gasdotto, quello denominato Nabucco, che dovrebbe portare il gas dell'Asia centrale in Europa aggirando la Russia con lo scopo di diminuire la dipendenza energetica dei paesi UE da Mosca. Senza contare che la Turchia è poi uno degli attori principali di ITGI (Interconnessione Turchia Grecia Italia), altro asse importante delle forniture energetiche europee.

Ad una prima osservazione Nabucco e South Stream appaiono quindi progetti concorrenti e conflittuali e infatti fino ad ora la Russia non ha visto di buon occhio il progetto Nabucco, sostenuto fin dall'inizio dagli USA. Qualche tempo fa ha quindi destato una certa sopresa la notizia che Mosca starebbe valutando la possibilità di unirsi in qualche modo al progetto.
Proprio la Turchia è apparsa uno dei possibili promotori di quest'idea, anche se, come aveva affermato il premier turco Erdogan a metà luglio, in occasione dell'accordo sul Nabucco, si tratterebbe di una proposta a lungo termine: "La partecipazione della Russia al progetto - secondo Erdogan - non nuocerebbe all'obiettivo di diversificazione delle forniture di energia". Parole che non erano state smentite da Rienhard Mitschek, direttore generale austriaco del consorzio Nabucco: "Non abbiamo mai, dico mai, escluso alcuna fonte. Le compagnie di gas nazionali valuteranno di volta in volta le condizioni politiche, gli aspetti commerciali e tecnici e poi decideranno se comprare gas da Azerbaigian, Turkmenistan, Iraq, Iran o Russia".
Nel frattempo, come in altri ambiti, anche in questo la politica americana è cambiata con l'avvento dell'amministrazione di Barack Obama. Presenti per la firma dell'accordo sul Nabucco di luglio, a rappresentare gli Usa, c'erano il senatore Dick Lugar e il rappresentante speciale per le questioni euroasiatiche Richard Morningstar. "La Russia può partecipare come partner", disse allora Lugar. "Stiamo cercando di dialogare con Mosca nel settore dell'energia - aggiunse - non vogliamo che si produca un gioco a somma zero".

La sfida South Stream-Nabucco, quindi, al di là della vulgata pubblicistica, va analizzata realisticamente senza le lenti deformanti dell'ideologia. Da questo punto di vista suggerisco la lettura di un'interessante articolo di Nicolò Sartori, ricercatore presso l'Istituto Affari Internazionali, pubblicato dalla rivista online di geopolitica Equilibri e disponibile sul sito dell'Italian Center for Turkish Studies. Sartori scrive molto realisticamente che "limitarsi a considerare il progetto South Stream un tentativo russo di soffocare le velleità di diversificazione energetica dei paesi europei, oltre ad essere strategicamente miope, rischia di essere altrettanto fuorviante".
Dopo aver sottolineato l'importanza di comprendere perché South Stream "non possa essere effettivamente considerato un primario competitor di Nabucco", Sartori introduce un elemento troppo spesso trascurato, ma che rappresenta invece un nodo ineludibile di tutta la partita dei gasdotti: "Appare evidente che se si vuole parlare di reale diversificazione delle forniture il discorso non può prescindere dal coinvolgere Teheran". Per Sartori "l'obiettivo delle strategie energetiche europee, infatti, non può essere che l'Iran: da un lato come paese di transito (dando per scontate le ormai croniche difficoltà nella costruzione della Trans Caspian Pipeline) per l'eventuale gas residuo proveniente da Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakhstan, ma soprattutto come fonte primaria di idrocarburi".




2 luglio 2009


GAS, SOUTH STREAM: MOSCA INVITA ANKARA. E' L'INIZIO DELLA FINE DI NABUCCO?

Carta tratta dal sito http://newsimg.bbc.co.uk
Il grande gioco dell'energia riserva ogni giorno nuove sorprese e, come in una partita a scacchi, i pezzi giusti, mossi con abilità, possono aprire nuove possibilità. La novità del giorno è l'invito rivolto dalla Russia alla Turchia e entrare nel grande affare "South Stream", il gasdotto frutto di una joint-venture Gazprom-Eni che dovrebbe portare il gas russo all'Europa occidentale attraverso i Balcani. La notizia è interessante perché la Turchia è uno dei partner principali di "Nabucco", la pipeline che dovrebbe garantire all'Europa occidentale l'accesso ai giacimenti dell'Asia centrale, aggirando la Russia e allentando, quindi, la dipendenza energetica dal Cremlino.
Secondo quanto riferisce l'agenzia Ria Novosti, l'invito ad Ankara è arrivato direttamente dal primo vicepremier russo Igor Secin alla fine di un incontro con il ministro turco dell'energia e delle risorse naturali, Taner Yildiz. "Noi prevediamo un approccio trasparente quando verrà presa la decisione su tale questione", ha spiegato Secin, sperando che Ankara esamini la proposta di Mosca. Secondo il vicepremier, nel colloquio sono state esaminate le differenti varianti e i differenti itinerari delle forniture di gas, compreso il Nabucco. "La valutazione economica precisa dell'efficacia della competitività permetterà di giudicare la superiorità di un progetto rispetto all'altro. South Stream ci sembra preferibile", ha proseguito, ricordando che esso può contare su sufficienti risorse.
South Stream, che collegherà la Russia all'Europa meridionale passando sotto il Mar Nero e l'Adriatico, avrebbe un costo stimato di 25 miliardi di euro e una capacità di 63 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Il Nabucco, per il quale si prevede un costo di 7,9 miliardi di dollari, è sostenuto dall'Unione Europea per ridurre la dipendenza energetica da Mosca e dovrebbe garantire da 20 a 30 miliardi di metri cubi di gas del Caspio all'anno, attraverso Azerbaigian, Georgia, Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria. Però, mentre il progetto South Stream sembra procedere senza gravi intoppi, il progetto Nabucco ha incontrato e incontra sul suo percorso molti ostacoli oltre alla ovvia opposizione russa.
Recentemente, in varie occasioni, il premier turco Erdogan ha usato la minaccia del ritiro del suo paese dal progetto Nabucco come arma di pressione sull'Europa. L'invito di Mosca alla Turchia a entrare nell'affare South Stream potrebbe segnare l'inizio della fine per Nabucco? Si tenga conto che la Turchia, oltre a dipendere in buon misura dalle forniture energetiche russe, ha tutto l'interesse a stringere i rapporti con la Russia in funzione della stabilizzazione dell'area caucasica che non può prescindere dalla soluzione della questione del Nagorno Karabakh con conseguente normalizzazione dei rapporti con l'Armenia (tradizionale alleata di Mosca), che a sua volta ha tutto l'interesse a entrare nella partita energetica sfruttando la sua posizione geografica per il transito delle pipeline. La soluzione della questione del Nagorno Karabakh, non è pensabile, d'altra parte, senza un accordo con l'Azerbaijan, paese chiave per la stabilità della regione, produttore di gas, fortemente legato alla Turchia da ragioni storiche, culturali e strategiche.
All'Unione Europea, credo, tutto questo dovrebbe interessare, ma è lecito avere più di un dubbio che a Bruxelles riescano a prendere (e a mantenere) una posizione comune, proprio perché tra i Ventisette sono diverse non tanto le valutazioni politiche su questo o quel progetto, ma gli interessi economici e i conseguenti rapporti con Mosca. Quanto all'Italia, è noto che la Farnesina-ombra si chiama Eni e che l'attuale inquilino di Palazzo Chigi vanta un'amicizia personale con il suo omologo russo.


23 gennaio 2008


LA SERBIA SI AFFIDA AL GAS RUSSO

Per comprendere bene il caso Kosovo occorre osservarlo anche dal punto di vista economico e geopolitico e inserire la questione nel "grande gioco" che la Russia sta conducendo nello scacchiere internazionale. Dopo l'accordo della scorsa settimana tra Russia e Bulgaria è di ieri la notizia che Mosca e Belgrado hanno chiuso un analogo accordo per il passaggio del gasdotto South Stream in Serbia. Ma non solo: Mosca si è portata a casa la società monopolista serba degli idrocarburi Nis ad un prezzo di svendita. Sull'accordo pesano alcuni fattori geostrategici di non poco conto. Se si tiene conto che il progetto del gasdotto Nabucco (che dovrebbe portare le forniture energetiche dall'Asia centrale verso l'Europa occidentale aggirando la Russia) è sostanzialmente fermo, ci si accorge che tutto l'interesse di Mosca per il Kosovo e le minacce di rispondere all'indipendenza di Pristina per esempio con la destabilizzazione della Georgia, più che alla fratellanza ortodossa e allo storico asse tra Serbia e Russia, è legata a interessi ben più concreti.
La firma dell'accordo è fissata per venerdì 25 gennaio a Mosca e viene una settimana dopo l'accordo sul South Stream raggiunto la scorsa settimana con la Bulgaria e firmato nel corso della visita di Putin a Sofia. Il premier serbo Vojislav Kostunica è stato il principale sponsor dell'intesa e, pur di raggiungerla, ha messo a tacere tutte le voci contrarie all'interno del governo come quella del ministro dell'Economia, Mladjan Dinkic, esponente di primo piano del partito riformista G17, secondo il quale l'offerta russa è umiliante per la Serbia e non tiene in conto degli interessi nazionali. In effetti guardando le cifre si nota che a fronte di un valore stimato a 1,7 miliardi di euro, l'offerta presentata da Gazprom per il 51% della NIS era di 400 milioni di euro. A questa somma si devono poi aggiungere 500 milioni di euro per un piano d'investimenti quadriennale e, appunto, il passaggio attraverso la Serbia di un ramo del gasdotto South Stream. Dinkic ha però espresso seri dubbi anche sul gasdotto perché entrerà in funzione non prima del 2013 e la sua capacità resta un punto interrogativo.
La privatizzazione della Nis ha saltato tutti i passaggi che prevedevano tre fasi e la partecipazione alla gara, oltre a Gazprom, della società russa Lukoil, di quella ungherese MOL, della polacca PKN Orlen, dell'austriaca OMV, della Greek Hellenic Petroleum e della romena Rompetrol. Molto probabilmente la svendita ai russi è il prezzo che il premier serbo Kostunica deve pagare a Putin per il sostegno sul Kosovo. Un sospetto avanzato da molti analisti ma che è venuto subito in mente anche ad un piccolo osservatore come il sottoscritto. Un altro do ut des è molto probabilmente quello avvenuto tra Kostunica e il presidente serbo Boris Tadic, che ha dato via libera all'accordo per ottenere l'appoggio del premier al secondo turno delle presidenziali e garantirsi i voti necessari per battere l'ultranazionalista Nikolic al ballottaggio. Pare che Tadic e Kostunica si recheranno a Mosca insieme per la firma dell'accordo con la Russia. Se ciò avverrà sarà la prova che il patto elettorale tra i due è stato raggiunto. In ogni caso bisognerà comunque aspettare poco: il 3 febbraio si vota per il secondo turno delle presidenziali e vedremo cosa avrà deciso di fare Kostunica.


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permalink | inviato da robi-spa il 23/1/2008 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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