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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





2 novembre 2009


IL PROCESSO A KARADZIC E LA BOSNIA

Enisa BukvicIl 26 ottobre è iniziato il processo a Radovan Karadzic, ex leader dei serbi di Bosnia, accusato di crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio per l'assedio di Sarajevo, il massacro di Srebrenica e la pulizia etnica di cui furono vittime i bosgnacchi musulmani durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995.
Per parlare del significato del processo a Radovan Karadzic, ma anche dell'attuale situazione in Bosnia Erzegovina, tra crisi politica e minacce disecessione, ritorno dei nazionalismi e sfiducia nella comunità internazionale, speranze di integrazione europea e possibilità di ricreare il tessuto multietnico del Paese distrutto dalla guerra, ho intervistato Enisa Bukvic, corrodinatrice della comunità della Bosnia Erzegovina in Italia e figura di riferimento della comunità bosniaca nel mondo. 

L'intervista è ascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Enisa Bukvic vive in Italia da vent'anni e lavora presso l'Organizzazione internazionale delle migrazioni. E' anche autrice di "Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina" (Infinito Edizioni) che racconta il doppio viaggio sospeso tra la sua vita e il dissolvimento della Jugoslavia, il difficile cammino interiore alla ricerca di una nuova identità e il tragico passaggio del suo Paese dall'unità multiculturale della Jugoslavia alla guerra e al genocidio degli anni Novanta.


30 ottobre 2009


INIZIATO IL PROCESSO A RADOVAN KARADZIC

La sedia vuota di Karadzic nell'auladel tribunale internazionale dell'Aja (Foto Peter Dejong/AP, dal sito di The Guardian)Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 28 ottobre su Radio Radicale e dedicato all'inizio del processo all'ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic accusato di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, in particolare per l'assedio di Sarajevo e per il massacro di Srebrenica. Il processo è seguito con attenzione non solo in Bosnia ma anche negli altri Paesi dell'ex Jugoslavia e anche in Kosovo, dove il Tribunale internazionale pdell'Aja sta indagando sul presunto traffico di organi di prigionieri serbi di cui sarebbero stati responsabili elementi dell'Esercito per la liberazione del Kosovo. Il giorno dopo l'inizio del processo a Karadzic, inoltre, la Svezia ha scarcerato Biljana Plavsic, che di Kardzic fu la vice e del quale prese il posto dopo la fuga di quest'ultimo al termone della guerra di Bosnia.
Lo Speciale è disponibile sul sito di Radio Radicale alla sezione delle Rubriche.

Il processo all'ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic e' iniziato lunedi' con la decisone dei giudici del Tpi dell'Aja di aggiornarlo per il giorno seguente. Come annunciato, l'imputato che sfuggiva per tredici anni alle accuse per i piu' gravi crimini di guerra e genocidio, non si e' presentato in aula. La ragione dell'assenza di Karadzic e' un segno di protesta perche' il Tribunale non gli ha concesso altri 10 mesi per la preparazione della propria difesa. Anche martedi', sempre come annunciato, l'imputato ha continuato a boicottare il processo e dopo il rinvio di lunedi', la Procura ha deciso di continuare il processo con le parole introduttive che dovrebbero concludersi lunedi' prossimo. Dopo questa fase iniziale, il Tribunale dovrebbe decidere se a Karadzic sara' attibuito un legale oppure il processo continuera' senza di lui.

In vista del processo, Karadzic aveva mandato al giudice O-Gonu Kwonu una lettera con le seguenti parole: «ne' volontariamente ne' in nessun altro modo, non rinuncio ai miei diritti e li proteggero' finche' vivo. Se il processo iniziasse senza che nemmeno un quarto della mia difesa fosse stato preparato, presentandomi avrei rinunciato ai miei diritti una volta per sempre...Non e' mia intenzione boicottare il mio processo e non lo faro' mai, ma senza esserne preparato, questo non sarebbe un processo. Sono convinto, Vostra eccellenza, che ci deve essere una soluzione onesta».

Ricordiamo che l'ex leader dei serbi bosniaci e' stato arrestato lo scorso anno, il 21 luglio 2008 a Belgrado ed e' stato estradato all'Aja. Karadzic e' accusato di responsabilita' per l'uccisione di 12.000 persone durante l'assedio di Sarajevo nonche' per il massacro di Srebrenica in cui furono brutalmente uccisi 8000 bosgnacchi. Secondo la stampa internazionale, si tratta del piu' grande processo davanti al Tribunale delle Nazioni Unite dopo il processo a Slobodan Milosevic.

Il procuratore generale del Tribunale dell'Aja, Serge Brammertz ha detto di non aspettarsi che questo sara' un caso facile. «Si tratta dell'uccisione di decine mila persone che prima sono state detenute nei campi di concentramento nonche' di un gran numero di vittime di stupri» ha detto Brammertz e ha aggiunto che «le vittime devono essere nel centro di questo processo». Karadzic rigetta tutti i capi di accusa e siccome ha rifiutato di pronunciarsi sulla colpevolezza, nel verbale e' stato inserito che l'imputato non si considera colpevole. I primi due giorni sara' la Procura a presentare la parola introduttiva, poi seguira' quella di Karadzic. Il non presentarsi in aula e' soltanto una delle strategie di Karadzic per rinviare il processo. Recentemente, l'imputato aveva scritto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo che sia rispettata l'immunita', che secondo le affermazioni di Karadzic, e' stata accordata con Richard Holbrook.

La Procura dell'Aja ha presentato al Tribunale lo scorso 19 ottobre un precisato atto di accusa contro Karadzic. Secondo la versione abbreviata, l'ex presidente della Republika Srpska e' accusato, come anche in quella precedente, a secondo degli 11 capi di accusa per crimini di guerra e contro l'umanita', incluso il genocidio durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995. Sin dall'inizio del processo, Karadzic nega la sua colpevolezza e afferma che nel 1996 aveva stabilito un accordo sull'immunita' con il diplomatico americano Richard Holbrook in base al quale gli si garantiva che non sarebbe stato processato davanti al Tpi dell'Aja.

In vista del processo, lunedi' sono arrivate all'Aja 160 rappresentanti delle vittime di Srebrenica. Davanti all'edificio dell'ICTY, le madri delle vittime, rappresentanti del Movimento delle madri delle enclavi Srebrenica e Zepa, dell'associazione Donne vittime di guerra e dell'Associazione dei prigionieri della BiH, nonche' rappresentanti delle vittime di Croazia, hanno manifestato portando cartelloni con le scritte «Karadzic, assassino di massa» e «Vergogna d'Europa! Genocidio: 8106 uccisi a Srebrenica nel 1995».

Circa 300 giornalisti seguono l'inizio del processo all'Aja in cui il comportamento di Karadzic rappresenta un suo piano per deridere la giustizia internazionale, scrive il quotidiano di Zagabria 'Jutarnji list' e aggiunge che l'imputato insiste a difendersi da solo e ne ha diritto secono lo statuto del Tpi dell'Aja. Se si difende da solo, e non vuole presentarsi in aula, questo crea un grande problema per il Tribunale. La procura dell'Aja ha chiesto lunedi' che a Karadzic venisse imposto un legale. Sempre secondo lo statuto del Tribunale questo e' possibile. 'Jutarnji list' ricorda anche il caso di Vojislav Seselj, leader ultranazionalista radicale serbo che con uno sciopero della fame e' riuscito ad ottenere il diritto a difendersi da solo: la Procura aveva richiesto al Tribunale che gli venisse imposto un difensore perche' offende i testimoni, minaccia e rinvia il processo, ma i giudici recentemente hanno nuovamente rigettato la richiesta della Procura.

«Piu' degli altri processi all'Aja, quello a Radovan Karadzic potrebbe mettere luce alle cause e al carattere della guerra in BiH, dei crimini e le loro conseguenze» scrive un articolo di 'Deutsche Welle' e pone la domanda se questo veramente accadra'?

L'articolo con toni critici sottolinea che il Tribunale dell'Aja non sa come portare Karadzic dalla sua cella in aula. «Questo e' inammissibile! Che lui possa regnare oltre la corte e la giustizia, questo e' inammissibile» ha detto Kada Hotic, rappresentante dell'associazione «Madri delle enclavi di Srebrenica e Zepa». Il presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska, Branko Todorovic crede che ci sono ragioni per preoccupazione: «I processi davanti al Tribunale hanno dimostrato finora una abilita' invidiosa dei difensori e dei loro team, ma anche molti limiti a causa dei quali la corte ha dovuto rispettare al massimo le regole del gioco. Gli imputati invece non dovevano farlo e in tutti i modi hanno tentato di portare il processo fino all'assurdita'». Secondo Todorovic, un tale gioco con il Tpi dell'Aja avrebbe conseguenze molto negative per il processo di riconciliazione in BiH e per la fiducia nella giustizia internazionale. «Le divisioni verebbero approfondite, Karadzic avrebbe una posizione di primato sulla lista degli «eroi serbi» vivi, mentre le vittime rimarrebbero umiliate e tradite con pochissima speranza a credere che la giustizia sia lenta ma raggiungibile» e' dell'opinione Branko Todorovic, presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska.

Secondo molti, l'ironia del fatto e' che proprio l'inizio del processo a Karadzic coincide con il rilascio in liberta' della sua collaboratrice nei crimini, Biljana Plavsic, ex vicepresidente e successivamente presidente della Republika Srpska, che ieri, 27 ottobre e' stata rilasciata dal carcere svedese dopo aver scontato due terzi della pena per crimini di guerra e contro l'umanita'. Il Tribunale dell’Aja lo scorso 15 settembre ha approvato il rilascio anticipato dell’ex presidente dei serbi bosniaci che nel 2003 e’ stata condannata alla pena carceraria di 11 anni per crimini di guerra. Secondo le leggi svedesi, l’accusato puo’ essere rilasciato dal carcere condizionalmente a causa di buona condotta dopo due terzi della pena scontata, e questo e’ il caso di Biljana Plavsic. Ricordiamolo, la Plavsic (79) aveva ammesso di aver partecipato nella campagna di persecuzioni di musulmani e croati bosniaci durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995 quando furono uccise 100.000 persone. All’epoca, Biljana Plavsic era vicepresidente dell’entita’ serba in Bosnia. Nel 1996. divento’ presidente della RS dopo la guerra e il ritiro dell’ex presidente dei serbi bosniaci Radovan Karadzic.

Secondo il giornale svedese ‘Dagens Nyheter’, dopo il rilascio dal carcere, la Plavsic e’ stata trasferita con un veicolo della polizia all’aeroporto di Stoccolma e partita con un aereo Cessna parcheggiato in una parte separata dell’aeroporto. La Cessna e’ aterrata all’aeroporto di Belgrado ‘Nikola Tesla’ nel pomeriggio. Secondo le informazioni del quotidiano serbo ‘Blic’, l’ex presidente della Republika Srpska dal momento del suo arrivo a Belgrado, sara’ sotto la protezione del Ministero degli interni serbo. La polizia dovrebbe proteggere la Plavsic fino alla valutazione definitiva della sua sicurezza di cui in questo momento si stanno occupando i servizi segreti locali.

Alla domanda dei giornalisti di come si sente, Biljana Plavsic uscendo dalla macchina accompagnata dal premier della RS Milorad Dodik ha risposto: “Libera!” “Dopo molti anni, la signora Plavsic e’ libera, e questa e’ l’unica cosa importante” ha detto il suo accompagnatore, Milorad Dodik. Secondo le prime informazioni, la prigioniera dell’Aja adesso in liberta’ , dopo un periodo di riposo a Belgrado, si rechera’ nella RS, a Banja Luka, Bijeljina e in altre citta’ dell’entita della BiH a maggioranza serba dove presentera’ il libro sulla sua vita.

Prima del suo impegno politico, Biljana Plavsic fu capo della Cattedra di biologia dell’Universita’ di Sarajevo. Alle prime elezioni pluripartitiche in BiH, si presento’ come membro del Partito democratico serbo e fu la prima donna membro della Presidenza della BiH. Nel 1992 divento’ uno dei due presidenti dell’autoproclamata RS della BiH e fu membro del Comando supremo delle forze militari della RS. Durante la guerra in BiH fu conosciuta per il suo aperto nazionalismo e resta in ricordo la sua apparizione a Bijeljina in compagnia con il famigerato Zeljko Raznatovic Arkan. La Plavsic proclamo’ Slobodan Milosevic come traditore del popolo serbo a causa del suo sostegno al Piano Wens-Owen e si rifiuto’ di stringergli la mano.

Perfino il leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj testimonio’ all’epoca che “le posizioni della Plavsic furono molto estreme” per le quali fu nominata “la regina serba”. Dopo l’Accordo di Dayton, dal 1996 al 1998 svolse l’incarico di presidente della RS. A causa del sempre maggiore isolamento della RS, la Plavsic decise di abbandonare l’SDS e fondo’ l’Alleanza popolare serba proponendo Milorad Dodik, allora membro dell’Assemblea popolare della RS, come premier. Dopo aver perso le elezioni nel 1998, inizio’ la fine della sua carriera politica. Nel 2001 il Tribunale dell’Aja la accuso’ insieme a Radovan Karadzic e Momcilo Krajisnik per crimini di guerra e genocidio.

La Plavsic si consegno’ volontariamente il 10 gennaio 2001. Nel dicembre del 2002, fu il primo politico serbo in BiH a dichiararsi colpevole per le persecuzioni in base alla nazionalita’ e religione e per crimini contro l’umanita’. Per questa ragione, la Procura ritiro’ l’accusa per genocidio. La condanna a 11 anni di carcere l’aveva scontata nel carcere femminile di “Hinsenberg” in Svezia dal 26 giugno 2003. Si lamentava di maltrattamenti da parte delle prigioniere musulmane. Durante il periodo carcerario ha pubblicato il libro “Testimonianze” sulla vita politica nella RS durante la guerra, accusando gravemente Radovan Karadzic.


15 luglio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 11 luglio:

le elezioni del 5 luglio in Bulgaria con un ritratto del sindaco di Sofia, Boyko Borisov, prossimo premier (intervista a Francesco Martino); l'integrazione euro-atlantica dell'Europa sud orientale; la situazione politica in Croazia e Albania; la questione della minoranza dei Ciami dell'Albania; i rapporti tra macedoni e albanesi in Macedonia; la questione dei visti europei per i cittadini dei Paesi ex-jugoslavi; le preoccupazioni della Turchia per la situazione degli Uiguri in Cina.
In apertura il "Giorno del ricordo delle vittime di Srebrenica" che si celebra oggi (intervista a Enisa Bukvic).

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


15 luglio 2009


LA GIORNATA PER SREBRENICA SU RADIO RADICALE

Il Parlamento Europeo ha proclamato l’11 luglio Giorno della memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica. La risoluzione del Parlamento Europeo invita gli Stati membri dell’Unione e dei Balcani Occidentali a dedicare l’11 luglio alla memoria del genocidio Srebrenica. Nella stessa risoluzione il Parlamento Europeo afferma che il genocidio di Srebrenica è stato il maggior crimine di guerra perpetrato in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. In poco più di una settimana furono uccisi più di 8.000 uomini, ma, secondo i familiari delle vittime, i morti sono circa 12000. Il massacro della popolazione musulmana bosniaca di Srebrenica è stato definito genocidio dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia, il 19 aprile 2004.

Per non dimenticare Srebrenica, la casa editrice Infinito edizioni, in collaborazione con il Comune di Roma, l’Associazione Comunità della Bosnia Erzegovina, il Center for Ethics and Global Politics della Luiss Guido Carli e l’associazione Planetnoprofit, in occasione della Giornata in Memoria di Srebrenica, ha organizzato un incontro che si è tenuto sabato 11 luglioalla Casa della Memoria e della Storia in via San Francesco di Sales, 5 a Roma.
Molti i partecipanti, tra i quali Tetyana Kuyk, Consigliera Aggiunta per l’Europa del Comune di Roma, Enisa Bukvic, Presidente della Comunità della Bosnia Erzegovina e autrice di "Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina", l'ambasciatrice della Bosnia Erzegovina presso la S. Sede, Jasna Krivosic Prpic, Elvira Mujcic, autrice di "Al di là del caos. Cosa rimane dopo Srebrenica", Valentina Gentile, ricercatrice presso l’Università Luiss-Guido Carli.
L'incontro è stato condotto da Francesco De Filippo (giornalista dell'agenzia Ansa) e Luca Leone (scrittore e giornalista, della casa editrice Infinito edizioni).

La registrazione dell'evento è disponibile in audio e video su Radio Radicale.It


11 luglio 2009


PER NON DIMENTICARE SREBRENICA



Oggi è l'11 luglio. Quattordici anni fa, in questo stesso giorno del 1995, la truppe serbo-bosniache comandante da Ratko Mladic, grazie all'impotenza (per non dire alla connivenza) dei caschi blu olandesi che avrebbero dovuto difenderla, entravano a Srebrenica, la cittadina bosniaca che, come altre enclaves stabilite dalla comunità internazionale, avrebbe dovuto rappresentare un rifugio per la popolazione civile e invece si trasformò in una trappola mortale.

Il massacro cominciò quasi subito. 8000 bosgnacchi maschi, secondo le stime ufficiali, furono divisi dalle loro famiglie, eliminati e sepolti in fosse comuni. Altri calcoli fatti dai sopravvissuti si spingono fino a parlare di oltre 11mila morti. Si tratta comunque del più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Un vero e proprio genocidio, come è stato definito nel 2004 dal Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il principale responsabile, l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, è tutt'ora ricercato dalla giustizia internazionale.

Il Parlamento europeo ha proclamato l'11 luglio Giorno della memoria delle vittime di Srebrenica e ha invitato i paesi membri dell'UE e quelli dei Balcani occidentali a commemorare la ricorrenza. Anche questo blog vuole contribuire a mantenere vivo il ricordo delle vittime di Srebrenica e con esse di tutte quelle delle altre tante, troppe stragi che hanno insanguinato l'ex Jugoslavia negli anni '90.

Per non dimenticare, perché non accada mai più.


Sul Giorno della Memoria di Srebrenica e istituito dal Parlamento Europeo e sull'importanza del ricordo come base per costruire un futuro multietnico di rispetto e di convivenza segnalo l'intervista a Enisa Bukvic, presidente della Comunità della Bosnia-Erzegovina, sul sito di Radio Radicale.


21 giugno 2009


LE IMMAGINI DI MLADIC SERENAMENTE LIBERO: A BELGRADO POTEVANO NON SAPERE?

Ratko Mladic in un'immagine d'archivioSe ancora non le avete viste, qui di seguito vi propongo le immagini mostrate lo scorso 10 giugno dal magazine politico "60 minuti" della tv pubblica bosniaca che ritraggono l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, il super ricercato dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia accusato di crimini di guerra, in particolare per il massacro di Srebrenica, latitante da 14 anni. Si tratta di riprese amatoriali, girate negli ultimi 12 anni, soprattutto nella località di Kosutnjak, nei pressi di Belgrado, ma anche nella Republika Srpska (l'entità serba della Bosnia-Erzegovina), che mostrano Mladic in situazioni quotidiane con la famiglia e durante una festa di matrimonio. Accanto a Mladic compaiono anche altri incriminati del Tribunale dell'Aia come Momcilo Perisic, Zdravko Tolimir, Manojlo Milovanovic. In un altre sequenza l'ex capo militare serbo-bosniaco gioca a tennis in una caserma dell'esercito jugoslavo. Le ultime immagini, risalenti forse alla fine del 2008, mostrano Mladic che cammina a fatica con l'aiuto di un bastone mentre la moglie scherza lanciando palle di neve e sembrerebbero confermare le voci che parlavano di un Mladic vittima di un ictus.

Per vedere i filmati trasmessi da "60 minuti" clicca sul link
http://www.youtube.com/watch?v=vE4rKAqEg60

Il giorno prima della diffusione delle immagini da parte della tv bosniaca, Branislav Puhalo, un ex appartenente al corpo militare preposto alla protezione di Mladic, ha testimoniato davanti al tribunale di Belgrado che l'ex generale avrebbe vissuto indisturbato a Belgrado almeno fino al 2001. "Nel 2001 Mladic si muoveva liberamente per Belgrado. Andavamo insieme alle partite di calcio, al ministero dell'Interno, al ristorante", ha dichiarato Puhalo in qualità di testimone del processo a carico di dieci persone, accusate di aver protetto il latitante tra il 2002 ed il 2005. Durante la sua permanenza a Belgrado, Mladic sarebbe stato alloggiato in una caserma, il che dimostrerebbe che le autorità civili e militari serbe non potevano non sapere dove si trovasse il super latitante. La squadra a cui apparteneva Puhalo aveva il compito esclusivo di proteggere l'ex generale: "eravamo dotati di veicoli, 20 lanciarazzi e casse di munizioni", ha dichiarato il teste, precisando che l'unità è stata sciolta il 31 marzo 2002, un anno e mezzo dopo la caduta di Slobodan Milosevic. "Dovevamo proteggere Mladic dai criminali e dai cacciatori di taglie, non dallo stato" ha dichiarato Puhalo, precisando come secondo lui "tutto era legale."


27 gennaio 2009


NOTIZIE DAI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 24 gennaio a Radio Radicale. L'Europa preoccupata per la disputa confinaria tra Slovenia e Croazia che blocca i negoziati per l'adesione di Zagabria; la Serbia protesta e condanna la creazione della Forza di sicurezza del Kosovo; i cittadini serbi in maggioranza favorevoli all'integrazione in Europa; le polemiche sulla proposta del Parlamento europeo di istituire una giornata del ricordo per Srebrenica.

LA DISPUTA SUI CONFINI TRA CROAZIA E SLOVENIA: INTERVIENE LA COMMISSIONE EUROPEA?
La situazione di stallo nella disputa sul confine tra Croazia e Slovenia si e' ulteriormente aggravata per il blocco di Ljubljana ai negoziati di adesione della Croazia all'Ue. Per cercare di trovare un compromesso, in questi giorni è arrivato un impegno da parte del commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn. Dopo la sua visita mercoledi' 21 gennaio a Ljubljana per incontrare i vertici sloveni, il presidente Danilo Tuerk, il premier Borut Pahor e il ministro degli esteri Samel Zbogar, senza informazioni ufficiali sulle proposte che il commissario dell'Ue avrebbe portato ai leader sloveni in cerca di risolvere questa situazione delicata, Rehn si e' recato subito a Zagabria per colloqui con il presidente croato Stjepan Mesic e con il premier Ivo Sanader. Per cercare di spiegare il perche' del silenzio da parte della Commissione sui particolari e le proposte del commissario Rehn per risolvere i problemi confinari tra i due paesi, la portavoce Krisztina Nagy ha detto che in una questione cosi' delicata vi e' tempo per la diplomazia segreta e pubblica e che adesso si e' nella fase della «diplomazia segreta», informa l'agenzia di stampa croata Hina. A seguito dell'incontro con i vertici croati, Olli Rehn ha salutato i notevoli progressi che la Croazia e' riuscita a compiere riguardante l'adempimento degli obiettivi di adesione all'Ue e ha sollecitato Zagabria a continuare con le preparazioni a piena velocita' e con determinazione. Sulla questione del confine con la Slovenia il Commissario all'allargamento ha sottolineato che, se entrambi i paesi ritengano utile una qualche forma di aiuto da parte dell'Ue, la Commissione e' pronta a considerare una tale possibilita'.
Secondo i media sloveni, l'iniziativa che il commissario Rehn ha portato alla Slovenia e alla Croazia significa in effetti che la questione del confine debba essere risolta prima dell'adesione della Croazia all'Ue. Il principale quotidiano di Ljubljana 'Delo' in un commento speciale afferma che il veto sloveno ai negoziati croati e' infatti una scusa benvenuta al governo croato per il bilancio debole nell'andamento del processo negoziale con l'Ue. Secondo 'Delo' per Zagabria sara' altrettanto preziosa la risoluzione del Parlamento Europeo che invita i due paesi a risolvere il contenzioso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja. Un'altro quotidiano di Ljubljana 'Dnevnik' giovedi' in prima pagina, con il titolo «Parlamantari europei mandano la Slovenia e la Croazia all'Aja», scrive della proposta di risoluzione della Commissione esteri del PE. Il giornale annuncia anche che gli europarlamentari sloveni manderanno una lettera a tutti i loro colleghi del PE per presentare la posizione slovena nella disputa che ha causato il veto sloveno ai negoziati con l Croazia.La Commissione esteri del PE ha approvato questa settimana una proposta di risoluzione sull'avanzamento della Croazia con 55 voti a favore, due contrari e una astensione. La proposta di risuoluzione sara' discussa e messa in votazione alla seduta plenaria del PE. Nel testo si legge che il PE e' profondamente dispiaciuto che i negoziati (con la Croazia) sono da un tempo notevole bloccati a causa di problemi bilaterali. E' stato accolto anche l'emendamento del democristiano tedesco Bernd Posselt che chiede alle due parti di attuare l'accordo informale dell'estate 2007 raggiunto tra i due premier di allora, il croato Ivo Sanader e lo sloveno Janez Jansa, in cui si prevedeva che la disputa sui confini venisse risolta davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja.
Il deputato liberale ungherse Istvan Szent-Ivanyi si e' detto al momento soddisfatto della formulazione in cui si esprime «il profondo dispiacere», ma ha annunciato che se i problemi bilaterali tra Croazia e Slovenia non saranno risolti entro marzo, proporra' una condanna molto piu' dura nei confronti della Slovenia. Nella proposta di risoluzione si esprime inoltre la convinzione che la Croazia puo' concludere i negoziati entro la fine di quest'anno, in linea con il piano indicativo della Commissione europea, a condizione che il governo croato si adoperi piu' rapidamente a risolvere alcune questioni delicate del processo di adesione, quali la lotta alla criminalita' organizzata e alla corruzione e se il Consiglio Ue vorra' e potra' aprire tutti i capitoli negoziali senza ulteriori rinvii. Il documento saluta il fatto che il Governo croato ha finalmente intrapreso le misure nella lotta alla corruzione e crimine organizzato e vengono chiesti maggiori sforzi della polizia e della magistratura per raggiungere i risultati necessari.

LA SERBIA CHIEDE LA SMILITARIZZAZIONE DEL KOSOVO
Le nuove vicende in Kosovo diventano ancora una ragione per infastidire Belgrado. Questa volta si tratta della costituzione della nuova Forza di sicurezza del Kosovo (Ksf), operativa da marcoledi’ scorso e considerata il primo nucleo di forze armate dello stato che quasi un anno fa ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza. E’ previsto che questa nuova forza, composta da militari e civili, 2.500 effettivi e 800 riservisti, sia una forza multietnica, addestrata dalla Nato. Belgrado e’ fortemente contraria a questa decisione: proteste e condanne sono arrivate dalla sua dirigenza, a partire dal presidente Boris Tadic. Il presidente della Serbia ha definito inaccettabile la formazione di una tale Forza ricordando che la Serbia ha proposto la smilitarizzazione del Kosovo come la soluzione migliore per la sicurezza sul terreno.
Il ministro per le questioni del Kosovo, Goran Bogdanovic, ha sottolineato all'emittente B92 che il Kosovo “giace su una polveriera, con la presenza sul suo territorio fra 350 mila e 400 mila armi da fuoco” e ha affermato che nell’attuale situazione non vi e’ alcuna necessita’ di formare nuovi organi di sicurezza. Per Bogdanovic non ci sarebbe alcuna differenza tra la nuova Forza di sicurezza e l’Uck, l’Esercito di liberazione del Kosovo, che dieci anni fa combatté contro i serbi. In effetti, la nuova Forza di sicurezza prende il posto della Forza di protezione kosovara, composta in gran parte da ex guerriglieri dell'Uck. Secondo il ministro serbo per le questioni del Kosovo si tratterebbe soltanto di cambiamento di divisa e del trasferimento degli stessi uomini a questo nuovo organismo. Per le autorita’ serbe questa decisione e’ “inutile e perfino dannosa” ai fini della pacificazione fino al punto di poter anche aggravare la situazione in Kosovo. Il ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic, ha parlato di una forza illegale e paramilitare che rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale, alla pace e stabilita' dell'intera regione.

I CITTADINI SERBI FAVOREVOLI ALL'INTEGRAZIONE EUROPEA
Il recentissimo sondaggio dell’Ufficio per le integrazioni europee del governo serbo dimostra che in questo momento il 61 % dei cittadini della Serbia sostiene l’adesione del loro paese all’Ue. I cittadini della Serbia sono insoddisfatti della lentezza del cammino della Serbia verso l’adesione e addossano la responsabilita’ all’amministrazione bruxellese e all’incapacita’ dei politici locali. Il maggior numero dei cittadini continua a favoreggiare l’integrazione europea credendo che rappresenti la via verso una vita migliore, soprattutto per i giovani. Tuttavia, rispetto alla ricerca effettuata nel maggio del 2008, il numero degli entusiasti e’ calato del 6%. Il numero degli oppositori all’Ue e’ rimasto piu’ o meno uguale, ma cresce il numero di quelli che preferiscono non pronunciarsi sul tema, ha detto la direttrice dell’Ufficio del governo serbo per le integrazioni europee, Milica Delavic. Secondo la sua opinione, si tratta di una certa delusione perche’ il processo non e’ andato a quella velocita’ che si aspettava nel maggio scorso quando e’ stato firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue. Delusione perche’ questo accordo non e’ stato sbloccato e per la lentezza con cui si procede e che riguarda l’adozione e l’attuazione delle leggi che si identificano con l’Ue, ha precisato Milica Delavic. I cittadini della Serbia ritengono che i costanti e sempre nuovi condizionamenti siano la ragione principale della lentezza del processo di eurointegrazione. Anche se oltre l’80 percento dei cittadini della Serbia dice di non aver viaggiato all’estero l’anno scorso, l’87 percento ritiene che la liberalizzazione dei visti sia importante per la Serbia. Se il Paese si troverebbe sulla lista bianca Schengen, sarebbe un segnale forte di accettazione. La situazione attuale con l’attesa dei visti e le lunghe file per ottenerli, la maggior parte dei cittadini considera come un segno di rifiuto e inaccettazione, afferma Milica Delavic. Secondo lo stesso sondaggio, in Serbia prevale la convinzione che i ricercati dell’Aja sono l’ostacolo principale per l’avvicinamento del Paese all’Ue. Cosi’ pensa l’86% degli interrogati, mentre il 9% il problema lo identifica con la questione del Kosovo. Quasi la meta’, il 47% ritiene che la Serbia deve adempiere alla condizione chiave nel processo di adesione, ovvero concludere la collaborazione con il Tribunale dell’Aja. Un tale condizionamento non e’ accettabile per il 43% degli interpellati in questo recentissimo sondaggio dell’Ufficio serbo per le integrazioni europee.

LA BOSNIA ERZEGOVINA DIVISA SULLA GIORNATA DI MEMORIA PER SREBRENICA
Lo scorso 15 gennaio il PE ha approvato con una stragrande maggioranza di voti ( 556 a favore, solo 9 contrari e 22 astenuti) una risoluzione che propone di proclamare l’11 luglio come Giornata europea di memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica. Questa proposta del PE ha provocato pero’ reazioni contrastanti proprio in Bosnia Erzegovina a tal punto che rimane una questione aperta se anche in BiH sara’ accolta la proposta di rendere omaggio ai circa 8000 bosgnacchi, uomini e ragazzi ma anche anziani, donne e bambini uccisi nel luglio 1995 a Srebrenica dalle forze serbe dopo la loro occupazione della formalmente “zona protetta” delle Nazioni Unite. I parlamentari europei hanno invitato gli stati membri dell’Ue e la Commissione europea a sostenere questa proposa e la stessa sollecitazione e’ stata fatta ai paesi dei Balcani occidentali. Un appello inoltre a fare maggiori sforzi affinche’ i responsabili del genocidio, a partire dal super ricercato dell’Aja, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic, si trovino al piu’ presto davanti alla giustizia internazionale. Una della idee che ha guidato i parlamentari europei ad approvare questa risoluzione e’ stata quella di dare un contributo e di compiere un altro passo avanti verso la riconciliazione in BiH e in tutta l’area balcanica. Un’ idea che al primo pensiero non desta altro che apprezzamento e prontezza di essere pienamente accolta, ma la realta’, purtroppo, e’ ben diversa. La reazione in merito alla questione che in BiH ha provocato maggiore stupore e’ quella del premier della Republika srpska, Milorad Dodik. Una reazione che sembra ben lontana dalla via verso la riconciliazione. Per quelli che sono a conoscenza delle sue posizioni, non deve sorprendere molto, poiche’ anche nel passato, il premier della Rs, l’entita’ a maggioranza serba della BiH non ha esitato di relativizzare per esempio la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che ha riconosciuto i crimini di Srebrenica come crimini di genocidio. “Non c’e’ dubbio che a Srebrenica e’ stato commesso il crimine che la Corte di Giustizia dell’Aja ha qualificato come genocidio locale in BiH. Questa qualifica non e’ discutibile, ma se qualsiasi tipo di decisione sulla commemorazione e’ indirizzato a rafforzare la fiducia e la riconciliazione, allora deve essere bilanciata” ha detto Dodik spiegando cosa intende sotto il termine ‘bilanciata’: “In BiH sono state uccise 96.000 persone, di cui 28.000 serbi e noi non vediamo che si rende omaggio anche ai serbi ma soltanto alle vittime di Srebrenica – che sono incotestabili e che vanno ricordate e indubbiamente bisogna darvi un’importanza. Penso che questa e’ stata una corsa per lavare la coscienza di alcuni europarlamentari. Sicuramente saranno i paesi dell’Ue ha commemorare questa data, ma per quanto riguarda la Rs, l’11 luglio come una data accolta generalmente per commemorare le vittime di guerra, per noi non e’ accettabile. Bisogna trovare la risposta di come commemorare tutte le vittime in BiH e non individuare solo una vicenda che potra’ diventare, e lo e’ di gia’, argomento di diverse vedute politiche” ha affermato il premier della Rs Milorad Dodik. Anche altri vertici politici dell’entita’ a maggioranaza serba condividono che il genocidio di Srebrenica puo’ essere “argomento di diverse vedute politiche”.
Per quanto riguarda la Federazione BiH, l’altra entita’ a maggioranza croato-musulmana, la risoluzione del PE e’ stata accolta nel modo completamente diverso. Il vicepresidente del maggior partito bosgnacco, il Partito dell’azione democratica (SDA), Sefik Dzaferovic ha salutato la risoluzione dicendo che e’ il minimo che l’Europa puo’ fare per Srebrenica. “Sarebbe un vero scandalo se questa risoluzione non sarebbe rispettata in BiH” ha detto Dzaferovic.
Per il capo della comunita’ islamica in BiH, Mustafa efendija Ceric l’approvazione della risoluzione al PE e’ un grande evento per l’umanita’ e una giornata della vittoria morale per l’Europa: “Le mani corraggiose dei 556 parlamentari europei rappresentano una piccola soddisfazione per il passato europeo, ma un grande passo per il futuro bosniaco. Come sempre, bisogna ricordare gli 8000 musulmani bosniaci che l’11 luglio 1995 sono stati uccisi solo perche’ musulmani...Spero che anche i parlamentari bosniaci comprenderanno questo messaggio di unirsi nel bene comune per tutti i cittadini della BiH” ha detto Mustafa efendija Ceric.
Ci sono tuttavia anche espessioni di riservatezza. Cosi’ l’associazione Madri di Srebrenica saluta la risoluzione del PE ma avverte che si tratta soltanto di un nuovo ‘in memoriam’ alla BiH e a Srebrenica che non significa nulla poiche’ il documento non ha nessun valore legislativo. L’Associazione per i popoli oppressi della BiH sottolinea che la risoluzione non avra’ nessun valore particolare se non sara’ approvata nei parlamenti dei paesi vicini, in particolare in Serbia e in Montenegro.

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