.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





26 gennaio 2010


L’OCCIDENTE AMMONISCE TADIC: NON CRITICARE MESIC ALL’ONU

Alcune ore prima della riunione del Consiglio di Sicurezza, il presidente serbo Boris Tadic ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. I media belgradesi affermano che Tadic ha ammonito Ban Ki Moon sulla nocività delle parole “guerrafondaie” da Pantovcak (sede del presidente croato) .
Qui di seguito l'articolo di Jadranka Jureško-Kero pubblicato da Vecernji List il 22 gennaio (traduzione di Marina Szikora).

Il presidente serbo Boris TadicNonostante gli annunci politici e mediatici chiassosi, il presidente serbo Boris Tadic non ha commentato alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dedicata alla situazione in Kosovo la dichiarazione del presidente croato Stjepan Mesica che in caso del referendum sulla secessione della Repubblika Srpska dalla BiH avrebbe mandato l’esercito ad intervenire.
Alcune ore prima della riunione del Cosniglio di Sicurezza, Tadic ha incontrato il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon, ma dall’ufficio del segretario generale non e’ arrivata nessuna conferma ufficiale che durante il colloquio durato dieci minuti, Tadic avrebbe denunciato le dichiarazioni di Mesic.
I rappresentanti del gabinetto di Tadic hanno affermato per ‘Vecernji list’ che e’ esatta la notizia diffusa dai media di Belgrado che Tadic avrebbe ammonito il segretario generale Ban Ki Moo sulla nocivita’ delle parole “guerrafondaie” di Pantovcak.
In esclusiva veniamo a sapere che alcuni paesi Occidentali avrebbero ammonito Tadic che non sarebbe stato prudente utilizzare il podio delle Nazioni Unite per criticare il presidente Mesic che sta’ terminando con sucesso il suo secondo mandato e ha molti amici e simpatizzanti all’interno del Palazzo di Vetro.
L’ambasciatrice americana al Consiglio di Sicurezza, Rosemary DiCarlo nel suo intervento sul Kosovo ha plaudito il ruolo del presidente Mesic il quale, con la sua visita a Pristina, ha contribuito alla pace e stabilita’ nella regione! I commentatori ad East River affermano che con questa dichiarazione la parte americana ha mandato un forte messaggio alla Serbia ma anche appoggiato la dichiarazione di Mesic al condizionale relativa agli annunci di Dodik sul referendum!
Il presidente serbo Tadic ha utilizzato comunque la possibilita’ di replica alla riunione del CS rispondendo all’intervento dell’ambasciatore della BiH e di altri ambasciatori al CS lanciando una critica alle dicharazioni di Mesic.
La Serbia respinge tali provocazioni e inviti alla guerra ma vuole continuare a sviluppare relazioni bilaterali con la Croazia nonche’ sostenere l’integrazione dell’intera regione nell’Ue”.
L’ambasciatore croato Ranko Vilovic non ha reagito alla replica di Tadic perche’ essa non ha il peso politico ne’ diplomatico quale avrebbero le critiche ai commenti di Mesic se espresse nella parte ufficiale del suo intervento davanti al Consiglio di Sicurezza.
Ad East River il comportamento di Tadic e’ stato interpretato al di sotto del livello politico e diplomatico del suo incarico e nessuno degli ambasciatori dei Stati membri del CS non ritengono necessario reagire ai suoi commenti sul presidente Mesic.
Tadic ha reagito nella sua replica esclusivamente a causa delle necessita’ della politica interna serba, sottolineano i diplomatici a New York, mentre la parte croata si e’ comportata in maniera politicamente prudente dimostrando di conoscere le regole diplomatiche.


20 ottobre 2009


LA SERBIA NELL'UE E' INTERESSE DELLA RUSSIA

Il presidente russo Dmitri Medvedev e quello serbo Boris Tadic (Foto da www.glassrbije.org)"Il carattere particolarmente amichevole, reciprocamente vantaggioso e strategico delle relazioni russo-serbe", naturalmente, e ovviamente il sostegno alla Serbia nella questione del Kosovo. Uno dei punti chiave dell'odierna visita del presidente russo Dmitri Medvedev a Belgrado, per altro chiaramente indicato da Mosca, sono stati però gli scambi commerciali tra i due Paesi. Il pretesto ufficiale della visita di Medvedev, la prima di un presidente russo nella capitale serba, è stato il 65esimo anniversario della liberazione di Belgrado dall'occupazione nazista, ma occorre considerare che se da una parte la Russia è uno dei principali partner commerciali esteri della Serbia, dall'altra la Serbia stessa ha una posizione non secondaria nella definizione del progetto del gasdotto "South Stream", vale a dire uno degli assi portanti a cui la Russia affiderà le proprie forniture di gas all'Europa nel prossimo futuro.

Nel 2008 il volume degli scambi tra i due Paesi era stata pari a oltre 4000 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 31% rispetto al 2007. Quest'anno, invece, l'andamento è stato negativo e nel periodo gennaio-agosto l'interscambio ha segnato un calo rispetto allo stesso periodo del 2008 di quasi il 50%. Alla presenza dei due presidenti. Medvedev e Tadic, sono stati firmati accordi di cooperazione "in molti settori chiave di reciproco interesse", come ha detto una fonte che ha sottolineato l'importanza degli accordi nei settori del petrolio e del gas con riferimento al gasdotto South Stream, alla costruzione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas presso il cantiere Banat e la modernizzazione della raffineria Nis.

Una nota diffusa da Gazprom, informa che l'amministratore delegato del colosso energetico russo, Aleksiei Miller, e il direttore generale di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno siglato il protocollo relativo alla sezione serba del progetto South Stream in base al quale entro un mese verrà costituita la "joint design venture" South Stream Serbia Ag (51% Gazprom, 49% Srbijagas) che progetterà, costruirà e gestirà la sezione del gasdotto South Stream che passerà sul territorio serbo. Miller e Bajatovic hanno siglato anche l'accordo per la joint venture (sempre con Gazprom al 51% e Srbijagas aò 49)) per lo stoccaggo di gas nel complesso sotterraneo di Banatski Dvor che avrà una capacità operativa di 450 milioni di metri cubi.

South Stream e Banatski Dvor, ha sottolineato Miller, "sono due progetti di importanza strategica per tutta l'Europa sud-orientale. La costruzione del gasdotto transnazionale permetterà di diversificare i percorsi di esportazione del gas russo e ridurre i rischi legati al transito, mentre la costruzione di impianti di stoccaggio sotterraneo permetterà di ottimizzare le forniture di idrocarburi a seconda delle esigenze stagionali". L'implementazione di questi progetti, ha detto ancora Miller, "aumenterà la sicurezza energetica della Serbia e fornirà una base economica, finanziaria, e tecnologica per il potenziale industriale del paese, che permetterà alla Serbia di diventare un protagonista del mercato del gas nei Balcani".

Nel maggio del 2008, in occasione di elezioni politiche che preannunciavano un esito piuttosto incerto, Mosca si schierò con il premier uscente nazionalista "moderato" Vojslav Kostunica, mentre l'Europa e gli Usa facevano chiaramente il tifo per il fronte europeista raccolto attorno al presidente Tadic. Bruxelles fece anche un vero e proprio "endorsement" nei confronti di Tadic, dando il via libera all'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue. Diversi osservatori, e io condivisi quell'analisi, fecero notare che, al di là dello schieramento tradizionale, Mosca avrebbe avuto tutto l'interesse (e neanche tanto sotto sotto sperava) in una vittoria degli europeisti, perchè agli interessi della Russia è molto più utile una Serbia membro dell'Unione Europea piuttosto che un Paese isolato, in mano ai nazionalisti e ai loro fantasmi turboserbi.

Il fronte europeista vinse le elezioni, i socialisti (una volta di Milosevic ma oggi, per fortuna, guidati dal giovane e pragmatico Ivica Dacic) capirono l'antifona e furono lesti a trovare un accordo col Partito Democratico di Tadic entrando così al governo. Per non parlare dei Radicali, che dopo la sconfitta hanno subito la scissione della corrente che fa capo a Tomislav Nikolic (ex numero due dell'imputato di crimini di guerra Vojslav Seselj), approdato ad un'opposizione moderata non pregiudizialmente ostile all'integrazione europea della Serbia. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi basti dire che il presidente serbo Tadic, in un'intervista rilasciata alla vigilia dell'arrivo di Medvedev, ha precisato che le aspirazioni di integrazione europea di Belgrado "possono solo essere positive per Mosca" aggiungendo che "nell'Unione europea saremo i migliori amici della Russia". Più chiaro di così...


27 agosto 2009


LA SERBIA CONTA. MOSCA, PECHINO E WASHINGTON LO SANNO. E BRUXELLES?

Boris Tadic e Hu Jintao durante un precedente incontro nel 2005 (Foto tratta dal sito www.paople.com.cn)Chi pensa che i Balcani siano una regione marginale rispetto alle grandi partite geo-strategiche in corso, un'area complicata, incomprensibile, tutto sommato poco significativa nel ridisegno dei rapporti di forza a livello globale, farebbe bene a ricredersi e a tenere d'occhio le manovre dei grandi attori mondiali nella regione e il ruolo della Serbia, che di questa è regione è la chiave di volta.
Lo scorso maggio Belgrado ha ospitato il vice-presidente americano Joe Biden in una delle sue prime missioni internazionali da quando è arrivato alla Casa Bianca. In autunno, invece, sarà la volta del presidente russo Medvedev. Il presidente serbo Boris Tadic, intanto, è appena rientrato da un’importante visita ufficiale a Pechino, dove si è recato dal 20 al 24 agosto insieme al ministro degli Esteri Jeremic, al ministro dell’Economia Dinkic e ad una folta delegazione di imprenditori.
L’obiettivo era quello di portare in Serbia gli investimenti di una delle potenze economiche e politiche più importanti al mondo attraverso un programma fitto di incontri con diverse realtà economico-finanziare. Obiettivo raggiunto, visto che la missione serba è tornata in patria con una serie di accordi significativi sul piano politico e soprattutto economico, tali da far dichiarare a Tadic, già alla vigilia della partenza, che la Cina è la “quarta colonna” della politica estera serba, insieme a Washington, Mosca e Bruxelles.
Del resto gli ottimi rapporti tra i due paesi affondano le loro radici fin dagli anni ‘70, quando l’ostilità che aveva caratterizzato i rapporti tra la Cina di Mao e la Jugoslavia titoista lasciò via via il posto ad un riavvicinamento che Slobodan Miloševic strinse ulterirmente anche per rispondere all’isolamento internazionale. Non a caso durante la guerra del 1999, i caccia americani colpirono l'ambasciata cinese in Serbia, anche se la versione ufficiale di Washington parlò di errore. Il bombardamento fece stringere ulteriormente i rapporti tra i due paesi, che non mutarono nemmeno dopo la caduta di Slobo e il cambio di regime a Belgrado. La vicenda dell'indipendenza del Kosovo ha ribadito la comunanza di vedute rispetto ai problemi di sovranità. Questa convergenza è alla base dell'accordo di collaborazione strategica firmato in questi giorni da Tadic e dal suo omologo cinese Hu Jintao.
Le questioni strettamente politiche sono però il quadro entro il quale dare vita ad una proficua collaborazione economica e commerciale. E questo è stato il risultato più concreto della visita di Tadic a Pechino, la terza negli ultimi quattro anni. Dati i limiti del mercato serbo in termini di assorbimento delle esportazioni cinesi saranno le infrastrutture il settore più significativo di una collaborazione fondata su ottime relazioni politiche: Tadic ha infatti sottolineato che la Serbia è destinata a somigliare sempre più ad un grande cantiere nei prossimi anni.
Belgrado sembra insomma avviata a diventare un’importante testa di ponte per la Cina interessata ad ampliare la propria presenza in Europa attraverso i paesi economicamente emergenti impegnati nel processo di integrazione nell’UE. Si noti che la Serbia ha ottenuto una partnership strategica che la Cina al momento ha accordato a non molti altri paesi al mondo.
In un articolo pubblicato oggi sul sito di Osservatorio Balcani, che ho qui riassunto e in cui analizza il senso della missione serba in Cina, Marco Abram fa opportunamente notare che "l’idea [del governo serbo] sembra quella di far valere la propria posizione strategica e - in un momento di ridefinizione degli assetti geopolitici globali – di maturare l’eterogenea rete di relazioni che il paese ha sul piano economico e politico. Non poteva mancare quindi uno dei poli più importanti nel quadro delle relazioni internazionali odierno come la Cina che, attraverso gli accordi economici e i ricorso a strumenti di soft power, sta cercando di contendere l’influenza agli Stati Uniti in realtà emergenti e in via di sviluppo". In altre parole, "Belgrado, pur mantenendo prioritario l’obiettivo dell’integrazione europea, sembra quindi intensificare gli sforzi verso il consolidamento di una articolata politica estera autonoma. Non a caso, prima della partenza per la Cina, è stato sottolineato più volte come l’ingresso nell’UE non muterà il carattere dei rapporti diplomatici che si stanno perfezionando in questo periodo".
Bruxelles, Washington, Pechino e Mosca quindi. Washington si è mossa a maggio, a Pechino è andato (di nuovo) Tadic, da Mosca fra poco arriverà Medvedev. E Bruxelles? L'Unione Europea ha rallentato da tempo il processo di integrazione dei Balcani e sembra non sapere o non volere più impegnarsi per e nella regione: sarà capace di abbandonare incertezze, ritrosie e diffidenze, o si comporterà ancora una volta da nano politico? La Serbia conta, come recita il titolo del saggio da poco pubblicato e di cui ho parlato in un post qualche giorno fa: Mosca e Pechino lo sanno, la Washington di Obama se ne è accorta. E Bruxelles?


28 ottobre 2008


UNA NUOVA STAGIONE POLITICA PER LA SERBIA?

Ivica Dacic e Boris TadicDomenica 19 ottobre il Partito democratico (DS) e il Partito socialista serbo (SPS) hanno firmato una dichiarazione di riconciliazione politica e di responsabilità comune per la realizzazione di una Serbia democratica, libera, unita, sviluppata culturalmente ed economicamente e fondata sulla giustizia sociale. Il documento è stato firmato dal presidente del DS e presidente della repubblica, Boris Tadic, e da Ivica Dacic, presidente di quel partito socialista che fu del defunto dittatore Slobodan Milosevic ma che sotto la guida del giovane e pragmatico leader pare voler chiudere definitivamente con quel passato.
In Serbia sembrerebbe, dunque, essere iniziata davvero una nuova stagione politica. Dopo la riconferma alla presidenza di Boris Tadic nelle elezioni presidenziali di gennaio e la netta vittoria del fronte europeista alle politiche di maggio è venuto l'accordo politico tra democratici e socialisti che ha permesso la formazione del nuovo governo guidato da
Mirko Cvetkovic
e ha emarginato gli ultranazionalisti del Partito radicale serbo che, anzi, si sono spaccati con la separazione dell'ex numero due, Tomislav Nikolic, dal leader storico Vojislav Seselj sotto processo al Tribunale internazionale all'Aja.

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 25 ottobre a Radio Radicale.

LA RICONCILIAZIONE POLITICA TRA DEMOCRATICI E SOCIALISTI IN SERBIA
di Marina Sikora
Sulla scena politica serba, come hanno detto il presidente Boris Tadic, leader del Partito democratico, e il ministro degli Interni Ivica Dacic, leader del Partito socialista della Serbia, si e’ potuto assistere ad una vicenda di importanza storica: la formalizzazione della riconciliazione politica tra democratici e socialisti serbi. Nella sede del Partito Democratico, i due leader, a nome dei loro partiti, hanno firmanto una dichiarazione che dovrebbe rappresentare l’avvicinamento di due forze che ancora poco tempo fa erano diamentralmente opposte. C’e’ da sottolineare che i socialisti serbi sono gli eredi del defunto uomo forte della Serbia, Slobodan Milosevic, il partito simbolo del male di quell’epoca del suo regime. Di seguito alla vittoria delle forze democratiche e la sconfitta del regime Milosevic, dopo otto anni di completa marginalizzazione, alle ultime elezioni politiche i socialisti serbi guidati da Ivica Dacic sono tornati al centro dell’attenzione, diventando persino l’ago della bilancia nei mesi che hanno preceduto la formazione del nuovo governo ed entrando infine a farne parte con incarichi ministeriali prestigiosi.

Firmando la dichiarazione di riconciliazione, il presidente Tadic e il ministro Dacic hanno invitato anche gli altri partiti politici in Serbia di riunirsi intorno alla “piattaforma nazionale” a nome del progresso e del benessere del Paese. Per il leader democratico e quello socialista, con questo accordo politico, che tra l’altro e’ stato annunciato ancora dalla scorsa estate, si vuole porre fine a decenni di conflitti politici in Serbia per unirsi intorno agli obiettivi importanti per il benessere dei cittadini. A tal proposito il presidente Tadic ha dichiarato che tutti i partiti politici che vogliono un futuoro migliore per i cittadini della Serbia e allo stesso tempo il proseguimento delle integrazioni europee nonche’ la lotta democratica per la salvaguardia del Kosovo possono firmare questo accordo. Un passo verso la riconciliazione nazionale ma anche un messaggio alla comunita’ internazionale che la Serbia ha lasciato dietro le spalle il tempo dei conflitti e delle confrontazioni ed e’ entrata nella nuova era politica.

Secondo il leader socialista, Ivica Dacic, solo una Serbia forte e politicamente stabile puo’ proteggere gli interessi nazionali, aderire all’Ue ed assicurare lo sviluppo economico. Dacic ha puntato sul fatto che dal punto di vista politico, e’ stato difficile formare l’attuale governo poiche’ i due partiti (il Partito democratico e il Partito socialista) erano i simboli del potere prima e dopo il 5 ottobre del 2000 (la data della caduta del regime di Slobodan Milosevic). Secondo il ministro degli Interni e vicepremier Dacic, se i socialisti avessero formato il goveno con il Partito democratico della Serbia e con gli ultranazionalisti radicali, oggi la Serbia non avrebbe piu’ un governo e non sarebbe sulla via verso l’Ue.

Il presidente Tadic, da parte sua, ha anche demantito le speculazioni secondo le quali la firma di questo accordo politico sarebbe stata rinviata finche’ non sono stati assegnati gli incarichi ministeriali. Il documento di riconciliazione delle due forze politiche e’ pero’ ben lontano da una visione di possibile riconciliazione nazionale, come prospettato dal presidente Tadic e lo affermano gia’ le prime reazione di altri partiti politici. Un teatro inutile, e’ stato il commento del leader dei liberldemocratici Cedomir Jovanovic secondo il quale i due partiti si sono riconciliati ben prima della firma di questo documento, vale a dire dal momento in cui si sono accordati sulla divisione del potere. Il leader di Nuova Serbia, Velimir Ilic parla di un documento strano che il defunto leader democratico ed ex premier Zoran Djindic sicuramente non avrebbe condiviso, mentre nel Partito democratico della Serbia di Vojislav Kostunica ritengono si tratti di un marketing politico.


2 ottobre 2008


KOSOVO VERSO LA SPARTIZIONE?

Kosovska MitrovicaIl presidente serbo, Boris Tadic, non esclude a priori la possibilità di arrivare a una spartizione del Kosovo anche se l'ipotesi sarà presa in considerazione solo quando non ci saranno più altre opzioni sullo status. E' la prima volta che il presidente serbo apre all'ipotesi di una partizione del Kosovo che ratificherebbe una divisione che già esiste de facto dato che la parte nord del Paese, oltre il fiume Ibar, dove i serbi sono in maggioranza continua a non riconoscere e a boicottare l'autorità e le istituzioni kosovare albanesi. Tadic ha espresso questa sua opinione due giorni fa in un'intervista alla tv pubblica serba Rts precisando però che una divisione del Kosovo non è all'ordine del giorno e che Belgrado continua “a cercare una soluzione nell'ambito del concetto della più ampia autonomia possibile del Kosovo all'interno della Serbia". Tadic ha poi difeso l'iniziativa diplomatica serba che chiede all'Assemblea generale Onu di far valutare la legittimità dell'indipendenza del Kosovo alla Corte internazionale di giustizia perché "per risolvere la questione dello status del Kosovo, tutte le iniziative sono legittime". Tadic infine ha invitato di nuovo il Montenegro e la Macedonia a non riconoscere l'indipendenza di Pristina sottolineando la "grande pressione" che Podgorica e Skopje devono sopportare.

Le parole di Tadic hanno fatto notizia e hanno suscitato immediate reazioni tra i kosovari albanesi. Il quotidiano di Pristina Koha Ditore ha parlato di "una provocazione" invitando la comunità internazionale e il governo di Pristina a prenderle seriamente in considerazione. "Quest'uscita può avere l'obiettivo di provocare disordini in Kosovo", sostiene Koha Ditore. "Molti diplomatici occidentali nelle ultime settimane avevano ufficiosamente detto che l'idea di una partizione è nella testa dei leader serbi, senza però rivelarlo apertamente. Tadic, dopo aver dato vita a un governo con i socialisti, evidentemente non ha incrementato la propria popolarità solo in Serbia, ma anche all'estero". Secondo un altro giornale, Zeri, l'obiettivo serbo è invece quello di entrare in Europa e convincere l'Occidente della necessità di spartire il Kosovo: "Per Belgrado, né Bruxelles né Pristina hanno un piano per integrare il nord del Kosovo". La Serbia vuole aprire dei colloqui per arrivare alla divisione del Kosovo, prendendosi il nord e forse qualche zona orientale, mentre il resto del Kosovo diventerebbe indipendente e riconosciuto da Belgrado, sostiene Zeri.

A seguito delle polemiche suscitate anche in patria Tadic ha successivamente ribadito che la spartizione del Kosovo è solo un'opzione: l'"extrema ratio" per risolvere la questione dello status internazionale dell'ex provincia autonoma serba. In un'intervista all'agenzia di stampa serba Tanjug, il capo dello stato serbo ha precisato di non aver proposto la partizione del Kosovo come soluzione: “L'ho solo citata come una possibilità dopo che siano esaurite tutte le altre". Il presidente ha poi aggiunto che "gli intellettuali in Serbia e l'opinione pubblica internazionale stanno dibattendo sulla questione della partizione che è stata enfatizzata in tutti questi anni nella ricerca di una soluzione alla questione del futuro status del Kosovo. Io potrò pensare ad essa- solo quando tutte le altre possibilità saranno esaurite, mentre la questione circa il mio sostegno a questa soluzione oggi non è niente altro che una questione ipotetica". Tadic ha dunque ricordato che la sua visione sulla politica nazionale sul Kosovo è ben nota e non contempla la spartizione" ma è caratterizzata invece "dall'unità e basata su una posizione di principio e di coerenza. Questa politica non cambierà".

Le precisazioni del presidente serbo non hanno tranquillizzato Pristina: “La Serbia ha perso il Kosovo per sempre” ha detto il presidente del parlamento di Pristina, Jakup Krasniqi. "Il Kosovo ora è uno Stato riconosciuto internazionalmente, ha delle frontiere definite e qualsiasi tentativo di cambiarle creerebbe nuovi problemi nei Balcani. Non penso che i Balcani e l'Europa siano interessati ad creare nuovi problemi".

Intanto però ieri Belgrado ha incassato un primo successo “virtuale” alle Nazioni Unite. L'Assemblea generale dell'Onu ha infatti accolto in una prova di voto la risoluzione serba, che chiede di far valutare la legittimità dell'indipendenza del Kosovo alla Corte internazionale di giustizia. Secondo il quotidiano tedesco
Handelsblatt su 192 steti membri, 120 hanno votato a favore dell'iniziativa di Belgrado. Diversi Paesi dell'Unione Europea, tra cui Germania e Francia, hanno criticato nettamente l'iniziativa serba temendo che un eventuale parere positivo della Corte possa bloccare il cammino dei riconoscimenti del Kosovo, per ora arrivati a quota 47. Il quotidiano tedesco ha ricordato però che all'Assemblea generale è sufficiente una maggioranza semplice per far passare la risoluzione della Serbia. Il voto "vero" avrà luogo il prossimo 8 ottobre. Tadic è oggi a Berlino per trovare sostegni all'iniziativa serba all'Onu. Stando a quanto scrivono i quotidiani tedeschi, la Germania alla fine potrebbe optare per l'astensione al Palazzo di vetro. Una linea che l'Italia caldeggia per tutti i Paesi Ue, divisi sulla questione Kosovo: una gran parte ha riconosciuto Pristina al fianco degli Usa, ma Spagna, Romania, Grecia, Cipro e Slovacchia non lo hanno fatto e sembrano per ora intenzionati a non cambiare posizione.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. serbia kosovo tadic spartizione onu

permalink | inviato da robi-spa il 2/10/2008 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 luglio 2008


SERBIA: ACCORDO DEMOCRATICI-SOCIALISTI PER IL GOVERNO E PER BELGRADO

Lunedì scorso è iniziato al parlamento serbo il dibattito sulla legge relativa al nuovo governo serbo. L'approvazione è attesa entro la fine di questa settimana, dopodiché si insedierà il nuovo esecutivo che qualcuno ha battezzato della "riconciliazione storica" perché nato dall'accordo tra la coalizione filoeuropeista raccolta intorno al Partito democratico del presidente della Repubblica, Boris Tadic, e il Partito socialista serbo erede del defunto dittatore Slobodan Milosevic, oggi guidato dal quarantenne Ivica Dacic giudicato un politico pragmatico e che molti pensano possa liberare il partito dal suo ingombrante passato (un po' come ha fatto in Croazia Ivo Sanader con l'Hdz del defunto leader autoritario nazionalista Franjo Tdjman).
Tadic ha già incaricato il ministro delle Finanze uscente, Mirko Cvetkovic, di formare il nuovo esecutivo che segna "una nuova era" della politica serba, come ha dichiarato lo stesso presidente serbo. L'atteso patto tra i democratici e i loro nemici giurati, i socialisti eredi di Milosevic, ha messo all'angolo e costretto all'opposizione le forze nazionaliste e conservatrici e segna una pesante sconfitta politica per l'ormai ex premier Vojslav Kostunica, principale responsabile della crisi di governo che ha portato alle elezioni anticipate dell'11 maggio scorso.
L'intesa tra democratici e socialisti si fonda su tre pilastri: il proseguimento del processo di integrazione europea della Serbia, la difesa dell'integrità territoriale e della sovranità serba con il rifiuto di riconoscere l'indipendenza unilaterale dal Kosovo, la centralità della giustizia sociale per quanto riguarda le scelte di politica economica nella delicata fase di transizione che l'economia serba sta attraversando. E proprio questo ultimo punto ha fatto emergere alcune frizioni tra socialisti e liberali. Il socialista, Milutin Mrkonjic, cui dovrebbe andare la guida del ministero delle Infrastrutture ha minacciato di rinunciare all'incarico qualora le competenze del dicastero non comprendano anche il controllo diretto delle grandi aziende di stato come la compagnia aerea Jat, già in fase di privatizzazione, quella ferroviaria e quella delle strade.
Altri nodi sono invece stati risolti. E' sfumata ad esempio l'ipotesi, che aveva suscitato molte proteste, di porre il leader socialista Dacic alla guida dei servizi di intelligence, mentre il ministro per il Kosovo dovrebbe essere "una persona che viene da là", come ha detto Tadic, così come alla guida di dicasteri chiave come Giustizia e Finanza il presidente auspica "figure non di partito". Il presidente serbo ha fatto anche intendere che l'alleanza tra democratici e socialisti raggiunta a livello nazionale porterà con sé anche quella per la guida di Belgrado facendo saltare il patto già siglato tra socialisti e nazionalisti.
In effetti oggi il quotidiano Blic, citava fonti secondo le quali il Partito democratico e il Partito socialista hanno trovato l'accordo per replicare nella capitale l'accordo raggiunto per la formazione del nuovo governo nazionale per cui nuovo sindaco sarà il democratico Dragan Dilas. La giunta avrà al suo interno anche gli alleati minori dei socialisti, il partito Serbia unita (Js) e l'Alleanza dei pensionati (Pups) nelle scorse settimane avevano spinto molto per stringere l'accordo con il fronte filo-europeo sulla base della comune posizione favorevole all'integrazione nell'UE.
La maggioranza della capitale serba potrà contare poi sull'appoggio esterno del Partito liberal democratico di Cedomir Jovanovic, fortemente filoeuropeista e unica forza politica serba dichiaratamente a favore dell'indipendenza del Kosovo, di certo a disagio per l'alleanza con i socialisti ma evidentemente non al punto da rischiare di consegnare la capitale ed il governo al fronte nazionalista-conservatore.
Insomma, buon notizie per l'Europa, ammesso che a Bruxelles ci siano orecchie disposte a non lasciarle cadere nel vuoto.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. serbia tadic dacic belgrado governo

permalink | inviato da robi-spa il 2/7/2008 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 giugno 2008


SERBIA: NUOVO GOVERNO ENTRO 90 GIORNI O DI NUOVO ELEZIONI

Il leader del Partito socialista serbo Ivica DacicNiente di fatto a Belgrado. La prima seduta del nuovo Parlamento dopo le elezioni dell'11 maggio scorso si è conclusa senza l'elezione del successore del presidente uscente Oliver Dulic e la Serbia ancora non ha una maggioranza in grado di formare il nuovo governo. Il Partito socialista serbo (Sps), che fu del defunto dittatore Slobodan Milosevic, continua a giocare il suo ruolo di ago della bilancia tra lo schieramento nazionalista e quello filoeuropeista che ha vinto le elezioni e si raccoglie attorno al Partito democratico del presidente della repubblica Boris Tadic. La trattativa per la formazione del nuovo esecutivo dovrebbe durare almeno fino alla fine di giugno. L'ha detto il il vicepremier democratico Bozidar Djelic, in visita a Bruxelles, così come il ministro degli Esteri Vuk Jeremic ieri a Roma per partecipare ad una conferenza organizzata dalla Fondazione Magna Carta intitolata "La Serbia, i Balcani, l'Europa".
Da questo momento, secondo la legge, ci sono novanta giorni di tempo per formare il nuovo governo altrimenti occorrono nuove elezioni. Ma la Serbia, che a maggio è tornata alle urne poco più di un anno dopo le precedenti consultazioni a causa della crisi della rottura del patto tra Tadici ed il premier Kostunica, ha bisogno di un governo certa e di una situazione politica stabile. Complicato il ruolo del presidente della Repubblica, Boris Tadic, conteso tra il suo ruolo istituzionale e quello di leader dello schieramento filoeuropeista raccolto intorno al suo Partito democratico che lo ha incaricato di seguire personalmente le trattative con il leader socialista Ivica Dacic ma che nello stesso tempo come presidente della repubblica deve anche garantire la parità tra tutti i partiti.
Uno dei nodi della questione riguarda il municipio di Belgrado. Partito radicale serbo, il Partito democratico serbo e il Partito socialista serbo hanno raggiunto l'accordo per formare la nuova giunta, ma il sindaco uscente, Zoran Alimpic, democratico, ha fissato l'insediamento il più tardi possibile al 14 luglio prossimo. Dato che fino ad oggi tradizionalmente gli equilibri politici della capitale hanno rispecchiato quelli generali, i filoeuropeisti temono una replica dell'intesa Sps-Srs-Dss per il governo nazionale. Ovvio il sospetto che la mossa di Alimpic abbia uno scopo ostruzionistico e per questo radicali, socialisti e conservatori si sono rivolti direttamente al presidente affinché al più presto si insedi la nuova giunta.
In realtà tra socialisti e nazional-conservatori c'è un grosso punto di disaccordo a livello nazionale: l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione europea siglato poco prima delle elezioni e ratificato dal governo serbo uscente alla vigilia del voto ma solo grazie al fatto che i ministri democratici sono in maggioranza. Il premier uscente Kostunica ha dichiarato che se tornerà al governo con i radicali annullerà l'Asa. I socialisti su questo non sono d'accordo e pensano che l'integrazione in Europa debba essere un obiettivo della Serbia. La prospettiva di ingresso nell'Unione europea è sostenuta anche dagli alleati minori dei socialisti, l'Alleanza dei pensionati (Pups) che il partito Serbia unita (JS), apertamente contrari ad annullarel'Accordo di stabilizzazione e associazione. E il leader socialista Ivica Dacic per mantenere un ruolo decisivo nella formazione del nuovo governo non può perdere l'appoggio di Pups e JS.
Per chiudere l'accordo con i socialisti i filoeuropeisti stanno facendo consistenti aperture per una "riconciliazione storica" con gli eredi Milosevic del quale proprio i democratici di Tadic determinarono del 2000 la caduta e la consegna al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia che lo aveva incriminato da tempo per crimini di guerra e contro l'umanità. A Dadic i democratici hanno offerto la carica di vicepremier con delega alla sicurezza mentre per il suo partito ci sarebbe la presidenza del parlamento e cinque ministeri tra cui Infrastrutture, Educazione e Scienze. I socialisti chiedono però di annullare i procedimenti penali contro i familiari del defunto dittatore e contro l'ex direttore della tv di Stato, ma sono anche ansiosi di rifarsi una faccia all'estero tanto più che Bruxelles non è contraria a vederli nell'esecutivo pur di tenerne fuori gli ultranazionalisti e che anche l'Internazionale socialista ha aperto le sue porte al Partito socialista serbo qualora dimostri la volontà di chiudere con il passato alleandosi con i filoeuropeisti.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. serbia elezioni dacic tadic asa ue

permalink | inviato da robi-spa il 11/6/2008 alle 20:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom