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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





4 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 2 gennaio 2010

Croazia: verso il ballottaggio per le presidenziali, Josipovic favorito;
Slovenia: il presidente Tuerk interviene sul contenzioso sui confini con la Croazia; Serbia: si dimette il capo della Commissione per la collaborazione con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia;
Economia: iniziative finanziarie in Albania, Kosovo e Macedonia;
Kosovo: l'organizzazione della rappresentanza della minoranza serba in alcuni comuni dopo le amministrative di novembre.

In apertura: L'Europa sud orientale nell'agenda politica dell'Unione Europea per il 2010.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


13 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 12 dicembre 2009

Grecia: la grave situazione economica, i rischi di default, l'intervento internazionale
Kosovo
: si è concluso il dibattimento sulla legittimità dell'indipendenza alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu
Turchia: rischio di crisi politica dopo la messa al bando del partito curdo
Integrazione europea dei Balcani: i casi di Croazia e Macedonia
Albania: la situazione politica interna
Romania: ancora incertezze sull'esito delle elezioni presiodenziali
Crimini di guerra: in un sondaggio l'atteggiamento dei serbi verso il tribunale internazionale e le responsabilità di Mladic.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


9 dicembre 2009


BALCANI: LA VIA PER BRUXELLES PASSA DALL'AJA

Di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione di una parte della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 5 dicembre su Radio Radicale.

Con il proseguimento del processo di negoziati di adesione della Croazia all'Ue, e' chiaro che per Zagabria la priorita' diventa l'apertura e chiusura del massimo numero di capitoli. Tra i piu' delicati quello che riguarda la giustizia. Ed e' per questo che con particolare attenzione e' stato atteso il rapporto periodico del procuratore generale del Tpi dell'Aja, Serge Brammertz, presentato giovedi' alle Nazioni Unite. Nel suo rapporto, Brammertz ha salutato i nuovi sforzi che il Governo croato sta' intraprendendo per trovare i contestati e scomparsi diari di artigleria dell'operazione Tempesta del 1995. Il procuratore Brammertz si e' appellato alle autorita' croate di intraprendere urgentemente tutte le misure necessarie per concludere l'intera e fondata indagine relativa ai documenti in questione la cui consegna e' stata chiesta dalla Procura dal 2007. La questione che resta peroccupante, ha detto Brammertz alla riunione del Consiglio di Sicurezza, e' la richiesta ancora irrisolta di lacalizzare e consegnare i documenti miliatari chiave connessi all'operazione Tempesta del 1995.

Brammertz ha salutato «l'iniziativa personale della premier Jadranka Kosor» in base alla quale nello scorso ottobre e' stato creato un gruppo di lavoro con l'obiettivo di localizzare i documenti in questione, in particolare perche', come sottolienato, praticamente non ci sono state azioni nelle indagini amministrative dall' ultimo rapporto di Brammertz al Consiglio di Sicurezza presentato lo scorso giugno. La presidente del Governo croato, Jadranka Kosor si e' detta contenta insieme al suo governo perche' il procuratore capo del Tribunale dell'Aja ha saputo riconoscere gli sforzi del governo croato nella ricerca dei documenti. «Anche in questo momento il nostro gruppo di lavoro continua ad essere impegnato e il nostro lavoro non e' terminato ne' con la consegna del rapporto sull'indagine amministrativa ne' con il rapporto di Brammertz al Conisglio di Scurezza. Noi proseguiamo» ha detto la premier Kosor commentando il rapporto di Brammertz.

Molto meno soddisfatto il ministro della giustizia, Ivan Simonovic: «E' raggiunto un progresso rispetto al rapporto scritto, ma e' preoccupante il suo insistere sulle rapide indagini realtive ai diari di artiglieria» ha detto il ministro Simonovic ammettendo che per un certo periodo vi e' stato disordine nelle documentazioni e ha spiegato che una parte dei documenti a causa di negligenza e' andata persa e una parte e' stata sequestrata. Il ministro della giustizia croato ha smentito la tesi che il sostegno degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza e' condizionato da un maggiore invio di soldati croati in Afghanistan.
Il giornalista croato che segue da piu' vicino la questione della collaborazione di Zagabria con il Tpi, Denis Romac, del quotidiano di Fiume 'Novi list' ritiene che l'insistere sui diari di artiglieria e' un tentativo di Brammertz di salvare una parte dell'atto di accusa contro i generali Gotovina, Cermak e Markac. Romac ha detto che la Procura ha portato una serie di testimoni che non sono riusciti a dimostrare la tesi dell'eccessivo bomabardamento e quindi per dimostrarla adesso ha bisogno dei diari.

E mentre generalmente, la Croazia resta negativamente colpita dai toni abbastanza negativi del rapporto di Brammertz, la Serbia riceve un voto, si direbbe, molto piu' positivo. Nel suo rapporto periodico, il procuratore generale dell'Aja ha detto di essere in costante contatto con i servizi che sono impegnati nella caccia ai due super ricercati dell'Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic e ha sottolineato che questi servizi «lavorano con efficacia e in modo coordinato». Pero', Brammertz ha ribadito anche che la Serbia deve continuare queste azioni con un obiettivo chiaro – quello di arrestare i due criminali di guerra latitanti. «L'arresto di Mladic e Hadzic resta la priorita' del mio ufficio» ha detto Brammertz aggiungendo che Belgrado e' stata efficace nella consegna dei documenti.

Il presidente della Serbia, Boris Tadic da parte sua, commentando il rapporto di Brammertz ha dichiarato che la caccia ai latitanti sara' sicuramente compiuta. «Anche se l'Ue non lo porrebbe piu' come condizione del proseguimento del processo di integrazione, la Serbia continuerebbe la caccia a Mladic e Hadzic e l'arresterebbe appena sarebbero localizzati» ha detto Tadic. Secondo Rasim Ljajic, coordinatore del team per la cooperazione della Serbia con il Tpi, ha dichiarato per il quotidiano 'Blic' che «date le attuali condizioni, il rapporto non poteva essere piu' positivo. Il rapporto e' oggettivo e rispecchia la situazione reale della nostra collaborazione con il Tribunale, e questo al momento e' il piu' importante per noi» ha detto Ljajic. Secondo le informazioni dei media serbi, il ministero degli esteri olandese non fa ancora dichiarazioni pubbliche, ma stando a informazioni diplomatiche, afferma il quotidiano di Belgrado 'Blic', si possono attendere buone notizie per la Serbia. Una decina di giorni fa, il capo della diplomazia olandese, Maxim Verheugen, ha ottenuto il segnale verde della maggioranza parlamentare per ammorbidire la posizione verso Belgrado, se il rapporto di Brammertz sara' positivo.

Gli stati membri dell'Ue, attualmente discutono del fatto che oltre alla decisione dello sblocco dell'Accorto temporaneo commerciale con la Serbia, si passi anche al processo della ratifica dell'Asa. Sempre secondo la stampa serba, questo potrebbe avvenire gia' settimana prossima al Consiglio dei ministri Ue che si riunisce lunedi' e martedi'. Gli Stati membri sono divisi per quanto riguarda questa posizione, ma prevalgono quelli che sono a favore di premiare gli sforzi della Serbia anche con la ratifica dell'Asa. Se cio' accadesse veramente, l'arresto degli imputati latitanti rimarrebbe condizione per lo status di candidato della Serbia all'adesione.
Il suo rapporto annuale al Consiglio di Sicurezza ha presentato anche il presidente del Tribunale dell'Aja, Patrick Robinson il quale ha detto che e' in vista la conclusione di tutti i processi in corso al Tribunale. Robinson ha pero' aggiunto che l'insuccesso di portare davanti alla giustizia internazionale Ratko Mladic e Goran Hadzic 'contaminerebbe' il contributo storico del Tpi alla costruzione della pace in ex Jugoslavia. «Spero che il Conisglio di sicurezza e i suoi stati membri lavorino fermamente affinche' questo obiettivo sia realizzato» ha detto il presidente Robinson.

L'ex coordinatore del Patto di stabilita' per l'Europa sudorientale, Erhard Busek ha valutato positivamente l'impatto che il Trattato di Lisbona avra' sull'allargamento dell'Ue in Europa sudorientale. Con la sua entrata in vigore – ha detto Busek – vengono eliminate le precedenti scuse che l'Ue non puo' allargarsi a causa delle limitazioni istituzionali e quandi adesso si puo' attendere un progresso di tutti i paesi della regione. Queste sono state le osservazioni di Busek in occasione della presentazione della rivista 'European perspectives' a Ljubljana. Si tratta della rivista scientifica del Centro per la prospettiva europea (CEP) fondato qualche anno fa da parte del governo sloveno. L'obiettivo di questa organizzazione e' di aiutare la trasfomrazione dei paesi vicini nel loro cammino verso l'Ue. Anche Busek partecipa in quanto collaboratore della rivista.
E nonostante le riserve sulla collaborazione di Zagabria con il Tpi dell'Aja espresse nel rapporto di Brammertz, la premier croata Jadranka Kosor ha confermato ieri sera alla TV di stato HTV che l'Ue lunedi' iniziera' a lavorare sul Trattato di adesione con la Croazia. Il 2012 e' l'anno sempre piu' probabile dell'ingresso della Croazia all'Ue, ha detto la presidente del governo croato. Jadranka Kosor ha confermato che si aspetta che i ministri degli esteri dell'Unione lunedi' sostengano la proposta della presidenza svedese di iniziare ad elaborare il trattato di adesione con la Croazia. «E' arrivato il tempo di iniziare a lavorare sulla bozza del trattato di adesione della Croazia all'Ue» si sottolinea nella dichiarazione della presidenza svedese che invita il Consiglo dell'Unione di formare il cosidetto gruppo di lavoro ad hoc per l'elaborazione della bozza. Ai ministri, settimana prossima, dovrebbe aggiungersi anche il procuratore capo Serge Brammertz al quale i ministri europei potrebbero porre domande sulla collaborazione croata con la giustizia internazionale poiche' a causa dei contestati diari di artiglieria alcuni paesi, tra cui Olanda e Gran Bretagna si rifiutano di dare il segnale verde all'apertura dell'importantissimo capitolo sulla giustizia e diritti fondamentali.


13 novembre 2009


UE: L'OLANDA PIU' MORBIDA VERSO LA SERBIA?

Ratko Mladic quando era a capo delle forze armate serbo-bosniacheL'Olanda sembra intezionata a voler ammordire il suo atteggiamento nei confronti della Serbia e ammette che da Belgrado vengono segnali di collaborazione con la giustizia internazionale. La questione blocca al momento - a causa proprio del veto dell'Olanda che ritiene insufficiente la collaborazione della Serbia con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia - l'implementazione dell'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE, primo passo del lungo processo di integrazione europea.
"I primi segnali sono positivi", ha detto il ministro degli Esteri olandese Maxime Verhagen citando il prossimo rapporto sulla cooperazione della Serbia con il TPI redatto dal procuratore capo, Serge Brammertz. "La formulazione esatta è importante per capire se cooperazione serba è totale", fa sapere il ministro olandese precisando che il giudizio sarà dato in occasione della presentazione del rapporto prevista per il 3 dicembre all'ONU.
L'Olanda esamina il caso serbo "con severità, ma anche con equità" ha detto il ministro, sottolineando che "gli sforzi per ottenere risultati concreti devono avere una contropartita". "Ecco perchè ho proposto alla presidenza delle UE di prendere misure in materia di commercio e visti", anche se "scoraggerei i serbi dal presentare domanda di ingresso nella Ue troppo prematuramente".
Secondo un diplomatico olandese che intende mantenere l'anonimato, il governo olandese di centrosinistra avrebbe comunque autorizzato il ministro a "rivedere la sua politica riguardo la Serbia se Brammertz garantisce che Belgrado ha fatto tutto il possibile per arrestare i due ultimi latitanti", Ratko Mladic e Goran Hadzic, il cui arresto è la condizione necessaria posta dall'Olanda a qualunque avvicinamento della Serbia all'UE.


8 novembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 7 novembre 2009 : 

- Europa: il ventennale della caduta del Muro di Berlino, il 1989, i Radicali (intervista a Emma Bonino)
- Croazia: l'accordo con la Slovenia per la definizione dei confini, l'adesione all'Ue, le prossime elezioni presidenziali
- Albania: la situazione politica interna e le riforme per l'adesione all'Ue, il processo per la tragedia di Grdec
- Giustizia internazionale: il processo a Radovan Karadzic, la visita del procuratore capo del Tpi Serge Brammertz a Belgrado
- Kosovo: l'iniziativa diplomatica di Pristina per estendere e consolidare il riconoscimento internazionale dell'indipendenza.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


3 novembre 2009


KARADZIC VUOLE ALTRO TEMPO PER PREPARARE LA DIFESA

Vignetta di Joep Bertrams per il giornale olandese Het Parool

Radovan Karadzic è comparso per la prima volta in aula oggi all'Aja per ribadire la richiesta di un nuovo rinvio del processo che lo vede imputato per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genicidio. "Non voglio boicottare questo processo, ma non posso partecipare a qualcosa che è stato negativo fin dall'inizio e in cui i miei diritti fondamentali sono stati violati", ha affermato l'ex presidente della Republika Srpska.
"Sarei davvero un criminale se accettassi" di farmi processare senza un'adeguata preparazione, ha aggiunto facendo presente ai giudici la necessità di dover visionare un milione e 300mila pagine di atti. "Non può essere nell'interesse della giuria, dell'Onu che questo processo non si svolga regolarmente".
Volendo buttarla in polemica si potrebbe obiettare che le vittime dei massacri compiuti dalle formazioni militari e paramilitari serbe non hanno avuto molto tempo per preparare la loro difesa o che agli abitanti di Sarajevo non è stato chiesto cosa pensassero di 44 mesi di assedio, sotto il tiro dei mortai e dei cecchini. Dei loro diritti Karadzic si èmai interessato? Se non ci fossero di mezzo migliaia di morti e una guerra insensata ci sarebbe quasi da sorridere.
Karadzic, che si difende da solo come prima di lui aveva fatto Slobodan Milosevic, oggi ha respinto nuovamente tutte le accuse e ha sostenuto di avere bisogno di altri 10 mesi per prepararsi alla difesa. Il collegio giudicante ha aggiornato l'udienza annunciando che deciderà in settimana sul da farsi. Bel frattempo, è stata cancellata l'udienza in cui avrebbe dovuto essere ascoltato un teste dell'accusa. Karadzic bisogno di altro tempo per preparare la sua difesa? Non gli sono bastati tredici anni di latitanza? In realtà questi non sono altro che trucchi, ben sapendo che il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha solo più due anni di vita davanti a sé. Guadagnare altro tempo giocando sui cavilli legali, sfruttando fino in fondo tutte quelle garanzie che alle vittime dei crimini commessi durante la guerra di Bosnia non sono state concesse.
Se insisterà a volersi difendere da solo e a non presentarsi in dibattimento, potrebbe essergli imposto un difensore d’ufficio per rappresentarlo in aula. Che poi tutto solo Karadzic non è, visto che viene assistito da una ventina di legali. D'altra parte, nei giorni scorsi, il presidente della corte, O-Gon Kwon, aveva detto chiaramente che «l’udienza può proseguire anche in sua assenza», sottolineando che Karadzic ha deciso «volontariamente e senza equivoci» di non essere presente «accettandone quindi le conseguenze».


30 ottobre 2009


INIZIATO IL PROCESSO A RADOVAN KARADZIC

La sedia vuota di Karadzic nell'auladel tribunale internazionale dell'Aja (Foto Peter Dejong/AP, dal sito di The Guardian)Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 28 ottobre su Radio Radicale e dedicato all'inizio del processo all'ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic accusato di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, in particolare per l'assedio di Sarajevo e per il massacro di Srebrenica. Il processo è seguito con attenzione non solo in Bosnia ma anche negli altri Paesi dell'ex Jugoslavia e anche in Kosovo, dove il Tribunale internazionale pdell'Aja sta indagando sul presunto traffico di organi di prigionieri serbi di cui sarebbero stati responsabili elementi dell'Esercito per la liberazione del Kosovo. Il giorno dopo l'inizio del processo a Karadzic, inoltre, la Svezia ha scarcerato Biljana Plavsic, che di Kardzic fu la vice e del quale prese il posto dopo la fuga di quest'ultimo al termone della guerra di Bosnia.
Lo Speciale è disponibile sul sito di Radio Radicale alla sezione delle Rubriche.

Il processo all'ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic e' iniziato lunedi' con la decisone dei giudici del Tpi dell'Aja di aggiornarlo per il giorno seguente. Come annunciato, l'imputato che sfuggiva per tredici anni alle accuse per i piu' gravi crimini di guerra e genocidio, non si e' presentato in aula. La ragione dell'assenza di Karadzic e' un segno di protesta perche' il Tribunale non gli ha concesso altri 10 mesi per la preparazione della propria difesa. Anche martedi', sempre come annunciato, l'imputato ha continuato a boicottare il processo e dopo il rinvio di lunedi', la Procura ha deciso di continuare il processo con le parole introduttive che dovrebbero concludersi lunedi' prossimo. Dopo questa fase iniziale, il Tribunale dovrebbe decidere se a Karadzic sara' attibuito un legale oppure il processo continuera' senza di lui.

In vista del processo, Karadzic aveva mandato al giudice O-Gonu Kwonu una lettera con le seguenti parole: «ne' volontariamente ne' in nessun altro modo, non rinuncio ai miei diritti e li proteggero' finche' vivo. Se il processo iniziasse senza che nemmeno un quarto della mia difesa fosse stato preparato, presentandomi avrei rinunciato ai miei diritti una volta per sempre...Non e' mia intenzione boicottare il mio processo e non lo faro' mai, ma senza esserne preparato, questo non sarebbe un processo. Sono convinto, Vostra eccellenza, che ci deve essere una soluzione onesta».

Ricordiamo che l'ex leader dei serbi bosniaci e' stato arrestato lo scorso anno, il 21 luglio 2008 a Belgrado ed e' stato estradato all'Aja. Karadzic e' accusato di responsabilita' per l'uccisione di 12.000 persone durante l'assedio di Sarajevo nonche' per il massacro di Srebrenica in cui furono brutalmente uccisi 8000 bosgnacchi. Secondo la stampa internazionale, si tratta del piu' grande processo davanti al Tribunale delle Nazioni Unite dopo il processo a Slobodan Milosevic.

Il procuratore generale del Tribunale dell'Aja, Serge Brammertz ha detto di non aspettarsi che questo sara' un caso facile. «Si tratta dell'uccisione di decine mila persone che prima sono state detenute nei campi di concentramento nonche' di un gran numero di vittime di stupri» ha detto Brammertz e ha aggiunto che «le vittime devono essere nel centro di questo processo». Karadzic rigetta tutti i capi di accusa e siccome ha rifiutato di pronunciarsi sulla colpevolezza, nel verbale e' stato inserito che l'imputato non si considera colpevole. I primi due giorni sara' la Procura a presentare la parola introduttiva, poi seguira' quella di Karadzic. Il non presentarsi in aula e' soltanto una delle strategie di Karadzic per rinviare il processo. Recentemente, l'imputato aveva scritto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo che sia rispettata l'immunita', che secondo le affermazioni di Karadzic, e' stata accordata con Richard Holbrook.

La Procura dell'Aja ha presentato al Tribunale lo scorso 19 ottobre un precisato atto di accusa contro Karadzic. Secondo la versione abbreviata, l'ex presidente della Republika Srpska e' accusato, come anche in quella precedente, a secondo degli 11 capi di accusa per crimini di guerra e contro l'umanita', incluso il genocidio durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995. Sin dall'inizio del processo, Karadzic nega la sua colpevolezza e afferma che nel 1996 aveva stabilito un accordo sull'immunita' con il diplomatico americano Richard Holbrook in base al quale gli si garantiva che non sarebbe stato processato davanti al Tpi dell'Aja.

In vista del processo, lunedi' sono arrivate all'Aja 160 rappresentanti delle vittime di Srebrenica. Davanti all'edificio dell'ICTY, le madri delle vittime, rappresentanti del Movimento delle madri delle enclavi Srebrenica e Zepa, dell'associazione Donne vittime di guerra e dell'Associazione dei prigionieri della BiH, nonche' rappresentanti delle vittime di Croazia, hanno manifestato portando cartelloni con le scritte «Karadzic, assassino di massa» e «Vergogna d'Europa! Genocidio: 8106 uccisi a Srebrenica nel 1995».

Circa 300 giornalisti seguono l'inizio del processo all'Aja in cui il comportamento di Karadzic rappresenta un suo piano per deridere la giustizia internazionale, scrive il quotidiano di Zagabria 'Jutarnji list' e aggiunge che l'imputato insiste a difendersi da solo e ne ha diritto secono lo statuto del Tpi dell'Aja. Se si difende da solo, e non vuole presentarsi in aula, questo crea un grande problema per il Tribunale. La procura dell'Aja ha chiesto lunedi' che a Karadzic venisse imposto un legale. Sempre secondo lo statuto del Tribunale questo e' possibile. 'Jutarnji list' ricorda anche il caso di Vojislav Seselj, leader ultranazionalista radicale serbo che con uno sciopero della fame e' riuscito ad ottenere il diritto a difendersi da solo: la Procura aveva richiesto al Tribunale che gli venisse imposto un difensore perche' offende i testimoni, minaccia e rinvia il processo, ma i giudici recentemente hanno nuovamente rigettato la richiesta della Procura.

«Piu' degli altri processi all'Aja, quello a Radovan Karadzic potrebbe mettere luce alle cause e al carattere della guerra in BiH, dei crimini e le loro conseguenze» scrive un articolo di 'Deutsche Welle' e pone la domanda se questo veramente accadra'?

L'articolo con toni critici sottolinea che il Tribunale dell'Aja non sa come portare Karadzic dalla sua cella in aula. «Questo e' inammissibile! Che lui possa regnare oltre la corte e la giustizia, questo e' inammissibile» ha detto Kada Hotic, rappresentante dell'associazione «Madri delle enclavi di Srebrenica e Zepa». Il presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska, Branko Todorovic crede che ci sono ragioni per preoccupazione: «I processi davanti al Tribunale hanno dimostrato finora una abilita' invidiosa dei difensori e dei loro team, ma anche molti limiti a causa dei quali la corte ha dovuto rispettare al massimo le regole del gioco. Gli imputati invece non dovevano farlo e in tutti i modi hanno tentato di portare il processo fino all'assurdita'». Secondo Todorovic, un tale gioco con il Tpi dell'Aja avrebbe conseguenze molto negative per il processo di riconciliazione in BiH e per la fiducia nella giustizia internazionale. «Le divisioni verebbero approfondite, Karadzic avrebbe una posizione di primato sulla lista degli «eroi serbi» vivi, mentre le vittime rimarrebbero umiliate e tradite con pochissima speranza a credere che la giustizia sia lenta ma raggiungibile» e' dell'opinione Branko Todorovic, presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska.

Secondo molti, l'ironia del fatto e' che proprio l'inizio del processo a Karadzic coincide con il rilascio in liberta' della sua collaboratrice nei crimini, Biljana Plavsic, ex vicepresidente e successivamente presidente della Republika Srpska, che ieri, 27 ottobre e' stata rilasciata dal carcere svedese dopo aver scontato due terzi della pena per crimini di guerra e contro l'umanita'. Il Tribunale dell’Aja lo scorso 15 settembre ha approvato il rilascio anticipato dell’ex presidente dei serbi bosniaci che nel 2003 e’ stata condannata alla pena carceraria di 11 anni per crimini di guerra. Secondo le leggi svedesi, l’accusato puo’ essere rilasciato dal carcere condizionalmente a causa di buona condotta dopo due terzi della pena scontata, e questo e’ il caso di Biljana Plavsic. Ricordiamolo, la Plavsic (79) aveva ammesso di aver partecipato nella campagna di persecuzioni di musulmani e croati bosniaci durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995 quando furono uccise 100.000 persone. All’epoca, Biljana Plavsic era vicepresidente dell’entita’ serba in Bosnia. Nel 1996. divento’ presidente della RS dopo la guerra e il ritiro dell’ex presidente dei serbi bosniaci Radovan Karadzic.

Secondo il giornale svedese ‘Dagens Nyheter’, dopo il rilascio dal carcere, la Plavsic e’ stata trasferita con un veicolo della polizia all’aeroporto di Stoccolma e partita con un aereo Cessna parcheggiato in una parte separata dell’aeroporto. La Cessna e’ aterrata all’aeroporto di Belgrado ‘Nikola Tesla’ nel pomeriggio. Secondo le informazioni del quotidiano serbo ‘Blic’, l’ex presidente della Republika Srpska dal momento del suo arrivo a Belgrado, sara’ sotto la protezione del Ministero degli interni serbo. La polizia dovrebbe proteggere la Plavsic fino alla valutazione definitiva della sua sicurezza di cui in questo momento si stanno occupando i servizi segreti locali.

Alla domanda dei giornalisti di come si sente, Biljana Plavsic uscendo dalla macchina accompagnata dal premier della RS Milorad Dodik ha risposto: “Libera!” “Dopo molti anni, la signora Plavsic e’ libera, e questa e’ l’unica cosa importante” ha detto il suo accompagnatore, Milorad Dodik. Secondo le prime informazioni, la prigioniera dell’Aja adesso in liberta’ , dopo un periodo di riposo a Belgrado, si rechera’ nella RS, a Banja Luka, Bijeljina e in altre citta’ dell’entita della BiH a maggioranza serba dove presentera’ il libro sulla sua vita.

Prima del suo impegno politico, Biljana Plavsic fu capo della Cattedra di biologia dell’Universita’ di Sarajevo. Alle prime elezioni pluripartitiche in BiH, si presento’ come membro del Partito democratico serbo e fu la prima donna membro della Presidenza della BiH. Nel 1992 divento’ uno dei due presidenti dell’autoproclamata RS della BiH e fu membro del Comando supremo delle forze militari della RS. Durante la guerra in BiH fu conosciuta per il suo aperto nazionalismo e resta in ricordo la sua apparizione a Bijeljina in compagnia con il famigerato Zeljko Raznatovic Arkan. La Plavsic proclamo’ Slobodan Milosevic come traditore del popolo serbo a causa del suo sostegno al Piano Wens-Owen e si rifiuto’ di stringergli la mano.

Perfino il leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj testimonio’ all’epoca che “le posizioni della Plavsic furono molto estreme” per le quali fu nominata “la regina serba”. Dopo l’Accordo di Dayton, dal 1996 al 1998 svolse l’incarico di presidente della RS. A causa del sempre maggiore isolamento della RS, la Plavsic decise di abbandonare l’SDS e fondo’ l’Alleanza popolare serba proponendo Milorad Dodik, allora membro dell’Assemblea popolare della RS, come premier. Dopo aver perso le elezioni nel 1998, inizio’ la fine della sua carriera politica. Nel 2001 il Tribunale dell’Aja la accuso’ insieme a Radovan Karadzic e Momcilo Krajisnik per crimini di guerra e genocidio.

La Plavsic si consegno’ volontariamente il 10 gennaio 2001. Nel dicembre del 2002, fu il primo politico serbo in BiH a dichiararsi colpevole per le persecuzioni in base alla nazionalita’ e religione e per crimini contro l’umanita’. Per questa ragione, la Procura ritiro’ l’accusa per genocidio. La condanna a 11 anni di carcere l’aveva scontata nel carcere femminile di “Hinsenberg” in Svezia dal 26 giugno 2003. Si lamentava di maltrattamenti da parte delle prigioniere musulmane. Durante il periodo carcerario ha pubblicato il libro “Testimonianze” sulla vita politica nella RS durante la guerra, accusando gravemente Radovan Karadzic.

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