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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





7 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 5 dicembre 2009

Romania: il paese alle urne per scegliere un presidente che lo porti fuori dalla crisi politica e dalla recessione economica
Balcani e Unione Europea: relazioni bilaterali tra i paesi della regione, entrata in vigore del Trattato di Lisbona, collaborazione con la giustizia internazionale, i casi di Croazia, Serbia e Macedonia
Albania: la difficile situazione politica interna
Kosovo: l'indipendenza all'esame della Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


9 ottobre 2009


L'UNIONE EUROPEA E I BALCANI: SODDISFAZIONE IN CROAZIA E SERBIA PER IL SI' IRLANDESE AL TRATTATO DI LISBONA

di Marina Sikora, corrispondente di Radio Radicale (*)

«Grazie all'Irlanda! Questa e' una giornata importante per l'Europa» ha detto Jose Manuel Barroso, neo-vecchio presidente della Commissione europea, dopo l'annuncio del si' iralandese al referendum sul futuro del Trattato di Lisbona. Ed e' questo il clima generale, relativo all'esito del tanto atteso voto irlandese, non soltanto nell'Ue ma anche e soprattutto nell'area che tenta, ogni giorno sempre di piu', ad avvicinarsi alla famiglia europea. Va ricordato che l'Irlanda e' l'unico paese dell'Unione la cui Costituzione impone che i trattati europei devono essere ratificati con il referendum. Il segnale verde al Trattato, dopo il rifiuto nel giugno di un anno fa, e' seguito grazie alle garanzie ottenute dai leader europei che il Trattato di Lisbona non avra' nessun impatto sulla sovranita' irlandese relativa alla neutralita' militare, alla politica di tassazione e alla famiglia. Ma e' anche evidente che al cambiamento dell'umore degli elettori irlandesi che questa volta hanno sostenuto fortemente il Trattato di Lisbona, hanno contribuito la recessione e il timore degli irlandesi di perdere altri posti di lavoro, visto che nell'arco di solo un anno e mezzo la disoccupazione e' aumentata dal 4,7 al 12,6 percento.

Chiaramente, dal risultato del voto irlandese dipende molto il cammino della Croazia verso l'adesione nell'Ue. Senza il Trattato di Lisbona resterebbe in vigore il Trattato di Nizza elaborato per i 27 Stati membri, che non prevede ulteriori allargamenti dell'Ue.
«Il successo del referendum in Irlanda e' un grande passo avanti nella costruzione e rafforzamento dell'Ue nella quale, presto, ci sara' anche la Croazia. Per noi si tratta di uno stimolo aggiunto agli sforzi nelle riforme e nella conclusione dell'adempimento degli obblighi che impone l'adesione nell'Ue» e' stato affermato nel comunicato del Governo croato, mentre il capo della diplomazia croata, Gordan Jandrokovic ha ribadito che «il successo del referendum irlandese e' una ottima notizia per la Croazia» aggiungendo che «possiamo essere molto contenti poiche' cio' significa che e' stato eliminato un'altro possibile ostacolo per l'ingresso della Croazia nell'Ue».
Vladimir Drobnjak, il capo negoziatore della Croazia, in una intervista al quotidiano di Rijeka 'Novi list' ha sottolineato che l'esito positivo del referendum irlandese rendera' sicuramente piu' facili i negoziati di Zagabria con Bruxelles. «Si tratta della decisione capitale attesa dall'intera Europa. Un sollievo non soltanto per Dublino, ma anche per Bruxelles, Berlino, Parigi, come anche per Sarajevo, Belgrado e tutti quelli che stanno in fila per l'ingresso nell'Ue. Il Trattato di Lisbona e' un' evoluzione logica e lungimirante dell'Ue, un tessuto vivo che cresce insieme con l'Europa», ha detto Vladimir Drobnjak. E c'e' da aggiungere, sempre in relazione con lo sblocco definitivo dei negoziati di adesione della Croazia all'Ue e di seguito alla visita del procuratore generale del Tpi dell'Aja, Serge Brammertz a Zagabria, che lunedi' e' iniziato il lavoro di un gruppo di esperti convocato con urgenza dalla premier Jadranka Kosor per dare risposta alle richieste del Tribunale relative alla consegna dei cosidetti diari di artiglieria dei tempi dell'operazione miliatere 'Tempesta'. Questa ricerca adesso e' diventata la priorita' di Zagabria in chiave dell'apertura di uno dei capitoli negoziali piu' delicati, quello della giustizia. Va ricordato che alcuni paesi europei hanno espresso riserve a riguardo dell'apertura del capitolo 23 sulla giustizia e diritti umani proprio a causa della mancanza dei diari in questione, vale a dire per l'insufficiente cooperazione di Zagabria con il Tribunale dell'Aja.

I vertici in Serbia hanno salutato l'approvazione del Trattato di Lisbona al referendum in Irlanda valutando che cio' significa anche l'apertura della strada alla Serbia per l'ingresso nell'Ue. «Le porte dell'Ue sono aperte anche alla Serbia e ai Balcani occidentali» ha detto il presidente serbo Boris Tadic. Anche il vicepresidente del Governo serbo, Bozidar Djelic ha dichiarato per la radio e televisone B92 che il referendum irlandese e' una buona notizia per il cammino europeo della Serbia. «Si tratta del completamento di un vacum istituzionale di cinque anni sul nostro continente. Resta ancora che i presidenti polacco e quello ceco firmino i gli accordi gia' ratificati e che l'Europa sia finalmente pronta ad affrontare le sfide del 21-esimo secolo» ha affermato il vicepremier Djelic. «Come ribadito dal signor Sarkozy e dalla signora Merkel, aspettavano il completamento di 'Lisbona' affinche' continuasse l'allargamento dell'Europa. Siamo molto vicini a questo obiettivo e in questo senso possiamo aspettarci che i prossimi anni saranno piu' positivi per la prospettiva europea della Serbia rispetto alle due precedenti» queste le osservazioni del vicepresidente del Governo serbo.
Djelic sottolinea inoltre che «sulle questioni cruciali, come ad esempio la questione dell'allargamento dell'Ue, continuera' ad essere necessario il consenso all'interno dell'Ue e qui non ci saranno cambiamenti». Il vicepremier serbo ha aggiunto che fino all'inizio del 2010, l'Europa dovrebbe essere pronta per le grandi sfide, quindi anche per l'allargamento ai Balcani occidentali.
Il giornalista della redazione serba della BBC, Dejan Radojevic spiega che «l'impatto cruciale per il risultato del referendum e' stato quello dell'attuale crisi economica che ha pesantemente colpito l'Irlanda. I cittadini di questo paese si aspettano innanzitutto l'aiuto dell'Ue».
Il direttore della missione dell'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (USAID) in Serbia e Montenegro, Michael Harvy ipotizza che la Serbia potrebbe aderire all'Ue entro il 2015. In una intervista al quotidiano di Belgrado 'Vecernje novosti' il direttore di questa organizzazione americana ha dichiarato che la sua agenzia e' «cento percento decisa» a restare in Serbia finche' la Serbia non aderira' all'Ue, valutando che l'ingresso avverra' entro il 2015».
Milica Delevic, capo dell'ufficio del governo serbo per l'integrazione della Serbia nell'Ue, ha spiegato che «quando l'Accordo di Lisbona entrera' in vigore, l'Ue sara' nelle condizioni di funzionare piu' facilmente e piu' efficacemente, con maggiore trasparenza, con maggior numero di membri e in un modificato ambiente internazionale. La risposta ai problemi internazionali oggi e' una sfida maggiore per l'Ue piuttosto che una lotta con quello che arriva dall'interno». La Delavic ha aggiunto che per la Serbia e per tutti i paesi dei Balcani occidentali che aspirano a diventare membri dell'Ue, questo e' importante soprattutto perche' apre le porte ad una Unione migliore che non e' limitata dalla capacita' di assorbimento, come lo e' stato nel caso degli accordi precedenti e cosi' cambia la situazione in cui i leader dei singoli Paesi membri potevano dichiarare che l'entrata in vigore dell'Accordo di Lisbona e' la precondizione per il proseguimento del processo di allargamento.
Ivan Vejvoda, direttore del Fondo balcanico per la democrazia salutando altrettanto il successo del referendum irlandese, ha ricordato che diversi ministri dell'Ue, a partire dal ministro degli esteri italiano Franco Frattini fino al capo della diplomazia svedese Karl Bildt, hanno chiaramente ribadito la necessita' che tutti i Balcani occidentali devono essere inseriti al piu' presto nelle integrazioni europee.

E dopo le reazioni entusiaste in Serbia relative al si’ dell’Irlanda al Trattato di Lisbona, il presidente della Serbia Boris Tadic, partecipando a Berlino alla cerimonia del 20° anniversario dell’unificazione della Germania e del crollo del Muro di Berlino, ha dichiarato che e’ nell’interesse della Serbia presentare al piu’ presto la candidatura ufficiale all’adesione e questo quando la candidatura potra' avere successo. Incontrando la cancelliere tedesca Angela Merkel ed il presidente della Commissione europea Jose’ Manuel Barroso, nonche’ molti politici importanti tedesci ed europei, il capo dello Stato serbo ha posto al centro dei colloqui la possibilita’ dello sblocco del processo delle integrazioni europee per la Serbia, soprattutto dopo le elezioni tedesche e il successo del referendum irlandese. In una intervista a "Deutsche Welle" Tadic ha ricordato che l’Olanda e’ l’unico paese membro dell’Ue che si oppone all’attuzione dell’Accordo transitorio commerciale con la Serbia e all’inizio della ratifica dell’Accordo di stabilizzazione e associazione nei parlamenti nazionali. Ha espresso speranza che questa situazione potrebbe cambiare. In questo senso, il presidente della Serbia ha menzionato anche "il desiderio dei paesi europei di influenzare sull’Olanda affinche’ cambiasse attegiamento". Va ricordato pero’ che e’ stata proprio Angela Merkel, solo un anno fa, a consigliare Tadic di non dare vane speranze ai cittadini della Serbia perche’ la candidatura di Belgrado per l’adesione all’Ue non sara’ fattibile prima del 2010, menzionando, all’epoca, come motivo di questa impossibilita’ la crisi economica mondiale, le elezioni tedesche e il referendum irlandese.
Secondo un commento del quotidiano croato ‘Vjesnik’, considerato il fatto che "fino alla fine del 2009 restano solo due mesi e 25 giorni, che gli irlandesi hanno detto "si’" al Trattato di Lisbona, che la Merker ha vinto alle elezioni e continuera’ a guidare il governo con i nuovi partner di coalizione, e visto che i segnali di un recupero spingono molti a proclamare la fine della crisi", in tutto questo – scrive il quotidiano di Zagabria – pare che "il presidente della Serbia ha sentito che sono arrivati i suoi cinque minuti, oppure, dopo lo sblocco dei negoziati croati e la presentazione della richiesta della Bosnia Erzegovina di ottenere il Piano di azione per l’adesione alla Nato, ha deciso di rischiare nel gioco con una grande posta".
"Rientrando a Belgrado, il capo dello Stato serbo dovra’ affrontare la crisi in Bosnia Erzegovina provocata da Milorad Dodik, anche se Tadic gli aveva consigliato di restare fermo e aspettare, ma affrontare anche l’insistere dell’ex premier serbo Vojislav Kostunica a indire un referendum sia in Serbia che nella Repubblica Srpska relativo ad un possibile ingresso della Serbia nella Nato" sottolinea il corrispondente di ‘Vjesnik’ a Belgrado e conclude che "il sostegno alla coalizione proeuropea di Tadic non sara' in crescita finche’ dura il veto alla Serbia nelle integrazioni europee. Tadic ha promesso ai cittadini di fare i conti con la criminalita’ organizzata e di riformare l’amministrazione statale. Sia per l’uno che per l’altro ha bisogno dell’aiuto dell’Ue. Presumibilmente attraverso la prospettiva di ottenere lo status di Paese candidato dell’Ue».

(*) Questo è il testo della corrispondenza andata in onda su Radio Radicale nella puntata del 7 ottobre dello Speciale di Passaggio a Eud Est dedicato alle reazioni, ai commenti e alle analisi nei Paesi dei Balcani sulle prospettive di integrazione europea della regione dopo il "sì" alla ratifica del Trattato di Lisbona nel referendum tenutosi il 1° ottobre in Irlanda.


9 ottobre 2009


L'UNIONE EUROPEA E I BALCANI: IL SI' IRLANDESE AL TRATTATO DI LISBONA UNA BUONA NOTIZIA PER L'ALBANIA

di Artur Nura, corrispondente di Radio Radicale (*)

Dobbiamo dire che la maggioranza degli Albanesi condivide il giudizio di Adam Tanner della Reuters secondo il quale il sì sulla ratifica del Trattato di Lisbona rappresenta una nuova speranza nella strada difficile dei Paesi della regione balcanica. Dobbiamo anche aggiungere che nell'indomani dell'esito positivo del referendum irlandese sulla ratifica del Trattato di Lisbona, il Ministro degli Affari Esteri dell'Albania, Ilir Meta, tramite una conferenza stampa ha valutato questa notizia come un segnale molto positivo per il Paese e non soltanto, ma anche tutti i paesi dei Balcani occidentali. Un ottimo passo avanti anche per l'Unione europea, che richiede il consolidamento e il miglioramento dei processi decisionali, raggiungendo così la piena ratifica del contratto. "L'accettazione irlandese del trattato di Lisbona - ha detto Meta è un ottimo passo avanti per stabilizzare la politica di allargamento dell'Unione". Subito dopo anche il premier albanese Sali Berisha si è congratulato per i risultati finali del referendum sul Trattato di Lisbona, sottolineando che il 67,13 per cento degli elettori ha votato per il sì e aggiungendo che questo passo storico europeo ispira il suo governo e tutti Balcani a lavorare seriamente nella strada politica europea.

Il giorno dopo e su invito del presidente albanese, Bamir Topi, Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca ha svolto una visita ufficiale in Albania. In effetti, nel quadro della sua visita a Tirana, il presidente ceco Vaclav Klaus, è stato accolto nel Palazzo delle Brigate dal presidente Topi ed alla conclusione della riunione, i due presidenti hanno tenuto una conferenza stampa congiunta, durante la quale hanno confermato le ottime relazioni di cooperazione tra i due Paesi. Topi ha salutato con gratitudine l'impegno del governo ceco verso l'integrazione europea dell'Albania, che si rivolge così all'Europa chiedendo la sua iscrizione nella lista bianca di Schengen e l'esame della sua richiesta di adesione. Klaus ha sottolineato che l'Albania, a partire dal mese di aprile di quest'anno, è divenuto un partner nella comunità euro-atlantica e sosterrà ora il suo futuro europeo. "Abbiamo avuto discussioni serie ed amichevoli, toccando molte questioni relative alle nostre relazioni bilaterali, ma anche in un contesto regionale" ha osservato Klaus. Però alla domanda dei giornalisti circa la firma del Trattato di Lisbona da parte della Repubblica ceca, dopo il si dell'Irlanda, spianando la strada verso l'integrazione dell'Albania e dei paesi dei Balcani nell'Unione Europea, il Presidente della Repubblica Ceca ha risposto francamente dicendo: "Io non sono qui per discutere della ratifica preliminare del trattato di Lisbona nella Repubblica ceca. Comunque posso dire che è impossibile ratificare questo Trattato, anche se mi piacerebbe. Per il momento sarà discusso ed esaminato dalla Corte costituzionale. La firma del Trattato di Lisbona - ha inoltre aggiunto - non è detto che spianerà la strada per l'allargamento dell'UE, in questo caso si tratta di un tragico equivoco".

Egli ha affermato che l'ipotesi secondo cui l'ulteriore allargamento dell'Unione europea è legato alla ratifica del Trattato di Lisbona sono delle "falsità" diffuse da Bruxelles e da politici europei. "Semplicemente non è vero che gli accordi esistenti ci permettono altre adesioni o meno. Nulla si cancella o si viene a creare con il Trattato di Lisbona", ha affermato Klaus ritenendo che la ratifica del Trattato di Lisbona non è una condizione per l'allargamento, né in senso positivo né negativo. Ma, per fortuna proprio all'indomani della visita del presidente ceco a Tirana altre buone notizie hanno invaso la stampa ed i media dell'Albania. I giornali si sono aperti in prima pagina con la notizia che la Commissione degli affari esteri del Parlamento europeo ha accettato tutti e cinque i Paesi dei Balcani occidentali nel processo di eliminazione dei visti. Secondo la maggior parte dei commenti fatti pubblici questo significa, in pratica, che se la proposta ottiene il sostegno della sessione parlamentare, i cittadini della Bosnia-Erzegovina e dell'Albania potranno avere un'altra chance, e ottenere pienamente questo diritto nel momento in cui ci soddisfano i requisiti della road map. In effetti risulta che la Commissione degli affari esteri del Parlamento europeo ha approvato, con una maggioranza schiacciante (51 a 8) la relazione del relatore per i Balcani Occidentale, Sarah Ludford, di modificare la proposta della Commissione europea riguardante la liberalizzazione dei visti per i viaggi di breve durata per i cittadini dei Paesi dei Balcani. Un approccio questo che varia da quello precedentemente adottato della Commissione europea, per il fatto che quest'ultima ha intenzione di chiedere una nuova proposta di legge per l'esenzione dei visti per Bosnia e Albania nel prossimo anno. La Commissione ha inoltre approvato l'apertura di un dialogo sui visti con il Kosovo, in modo da stabilire una "tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti" simile a quella degli altri, aprendo un fronte di negoziati. L'obiettivo è quello di trovare una soluzione pragmatica nel portare avanti la prospettiva di poter dare anche ai kosovari delle facilitazioni per i visti e quindi la liberalizzazione, garantendo allo stesso tempo i diversi punti di vista giuridico degli Stati membri dell'UE in merito alla questione dell'indipendenza - come ribadito da Ludford in prima persona.

"Questa decisione invia un segnale molto forte per il sostegno dei visti UE per tutti i popoli dei Balcani occidentali, con uno snellimento delle formalità giuridiche", ha affermato Sarah Ludford, sottolineando però, che l'abolizione dell'obbligo del visto può diventare concretamente efficace solo quando i paesi hanno rispettato le norme di sicurezza necessarie. "La palla passa ora ai governi e ai cittadini della Bosnia e l'Albania di soddisfare i parametri di riferimento dell'Unione europea con la massima rapidità", ha conluso Ludford per i mass media anche. Non vi è dubbio, quindi, che il ricorso presentato dall'eurodeputeto Tanja Fajon, contro l'esclusione di Bosnia e Albania, sembra aver avuto successo, in quanto i due Paesi sono stati accettati con riserva rinviando l'entrata in vigore del provvedimento al momento in cui saranno riscontrate le condizioni tecniche. Di fatti, la relazione del relatore sloveno Fajon, chiedeva di rettificare le decisioni della Commissione ritenendo che le discriminazioni tra la fase della liberalizzazione del regime dei visti tra i tre paesi dei Balcani occidentali e Bosnia-Erzegovina e Albania, creerebbero una situazione politicamente difficile. Secondo la bozza di risoluzione sotoposta al giudizio del Parlamento Europeo la proposta della Commissione sottovalutava il rischio di un'ulteriore divisione nella regione, che danneggerebbe non soltanto la cooperazione regionale, ma anche gli stati a livello interno: cittadini di nazionalità croata vivono in Croazia e in Bosnia, di nazionalità serba in Serbia e Bosnia e di nazionalità albanese in Albania, Serbia e Macedonia. Dunque, l'obbligo di visto per ciascuno dei due Paesi potrebbe essere immediatamente revocata, non appena il paese in questione abbia soddisfatto tutti i parametri di riferimento stabiliti dalla Commissione, senza perdere altro tempo per la ripetizione del processo legislativo e tutto questo ha portato un po' di entusiasmo auto controllato da parte dell'opinione pubblica regionale aspettando come procederà questo dibattito nelle aeree politiche Europee e particolarmente alla Commissione Europea.

(*) Questo è il testo della corrispondenza andata in onda su Radio Radicale nella puntata del 7 ottobre dello Speciale di Passaggio a Eud Est dedicato alle reazioni, ai commenti e alle analisi nei Paesi dei Balcani sulle prospettive di integrazione europea della regione dopo il "sì" alla ratifica del Trattato di Lisbona nel referendum tenutosi il 1° ottobre in Irlanda.


7 ottobre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

Questa sera lo Speciale di Passaggio a Sud Est è dedicato alle reazioni, ai commenti e alle analisi nei Paesi dei Balcani sulle prospettive di integrazione europea della regione dopo il "sì" alla ratifica del Trattato di Lisbona nel referendum tenutosi il 1° ottobre in Irlanda.
Ribaltando completamente il risultato dello scorso anno, oltre il 67% degli irlandesi ha detto sì al trattato, mentre i no si sono fermati poco sotto il 33%. A conti fatti, oltre il 20% degli irlandesi ha cambiato idea, mentre l'affluenza alle urne è passata dal 53% del 2008 al 59% di quest'anno.
Il voto irlandese è sicuramente una notizia confortante per tutti i Paesi dell'area balcanica che vedono cadere un altro ostacolo sul loro cammino di integrazione nell'Unione europea. I problemi però non sono ancora finiti perché se è vero che il voto irlandese è una boccata di ossigeno per il processo di riforma, è altrettanto vero che per l'entrata in vigore del Trattato mancano ancora le firme del presidente ceco e di quello polacco che devono ratificare il voto positivo dei rispettivi parlamenti.
C'è poi un problema più generale che riguarda le le prospettive del progetto europeo. Il voto irlandese è un passo decisivo per la soluzione dell’annosa questione istituzionale dell’Ue che si trascina da quasi un decennio. La farraginosità dei meccanismi istituzionali è stata spesso utilizzata sia da Bruxelles che dai governi nazionali come scusa per mascherare l’assenza di iniziativa politica.
Il Trattato non è la panacea. I Ventisette devono decidere se vogliono finalmente andare al di là dei propri interessi particolari e giocare finalmente un ruolo di primo piano sulla scena internazionale. A partire dal proprio giardino di casa, ovvero i Balcani. Il compimento del processo di riforma istituzionale rischia infatti di essere solo una operazione di facciata se l'Ue non sarà in grado di elaborare una politica compiuta, articolata e soprattutto credibile per i Paesi del sud est europeo.

Nella puntata di questa sera dello Speciale in particolare le reazioni e i commenti in Croazia, Serbia e Albania. La trasmissione, che eccezionalmente per ragioni di programmazione andrà in onda alle 20,30 invece delle 23,30, con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è già disponibile sul sito di Radio Radicale.

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