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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





8 febbraio 2010


I BALCANI SONO LA SFIDA PIU' IMPORTANTE PER LA STABILITA’ DELL’EUROPA

Di Marina Szikora (*)
I Balcani anche quest’anno saranno la piu’ grande sfida per la stabilita’ dell’Europa e le tensioni interetniche in BiH e la questione della minoranza serba in Kosovo richiederanno l’impegno dell’Occidente. Questa la valutazione espressa nel rapporto dei servizi di informazione americani relativi ai rischi sulla sicurezza nel mondo. Nel rapporto firmato dal consigliere del presidente americano, direttore del Servizio di informazione nazionale, Dennis Blair, si afferma che gli Stati Uniti e l’Ue manterranno una influenza notevole nei Balcani occidentali e che il loro impegno avra’ un impatto significativo sulle vicende nella regione. “Il proseguimento dell’instabile convivenza interetnica in BiH e la questione della minoranza serba in Kosovo, soprattutto al nord del Kosovo, continueranno ad essere le fonti di tensioni che richiederanno un impegno diplomatico e di sicurezza da parte dell’Occidente” si legge nel rapporto presentato alla commissione del senato per i servizi di informazione del Congresso americano.
Il maggior numero dei serbi in Kosovo continuano ad essere orientati verso Belgrado e rifiutano l’integrazione nelle istituzioni kosovare anche se si ha l’impressione che ci sono cambiamenti lenti al sud del Kosovo, mentre l’influenza delle autorita’ kosovare sui serbi al nord sono estremamente deboli, valuta il rapporto americano del 2 febbraio. Nel rapporto si legge inoltre che “la presenza della NATO, anche se minore, e’ ancora necessaria per ostacolare le violenze e la sua sorveglianza delle forze di sicurezza kosovare e’ cruciale per l’efficacia di queste forze e per lo sviluppo democratico”. Si valuta che nei prossimi anni “Pristina continuera’ a dipendere dagli aiuti economici e di sviluppo della comunita’ internazionale nonche’ dal sostegno diplomatico e potenzialmente quello di sicurezza per il consolidamento dello Stato”.
I leader serbi (di Belgrado) si impegnano per il futuro europeo e il presidente della Serbia Boris Tadic vuole un progresso veloce verso l’ingresso della Serbia all’Ue, ma Belgrado non mostra cenni di essere intenzionata ad accettare l’indipendenza del Kosovo” afferma il rapporto statunitense e aggiunge che Belgrado aspetta la decisione consultativa della Corte internazionale di Giustizia sulla legalita’ dell’indipendenza unilaterale di Pristina.
Dennis Blair ha espresso preoccupazione per la “stabilita’ della Bosnia” aggiungendo pero’ che non vi esiste un pericolo diretto dell’esplosione di violenze o del disfacimento della BiH. Le questioni etniche sono dominanti nei processi politici nel Paese a causa dei quali sono bloccate le riforme. “Le tre parti non sono riuscite a raggiungere un accordo sulle riforme costituzionali proposte congiuntamente dall’Ue e Stati Uniti alla fine del 2009 e cosi’ sono stati ostacolati gli sforzi per il rafforzamento del governo centrale che dovrebbero avviare il Paese verso l’Ue e la NATO” evidenzia il rapporto di Blair. Si aggiunge che l’insucesso delle riforme, con i tentativi dei serbi bosniaci di ostacolare le singole riforme e la loro richiesta di avere il diritto al referendum sulla secessione, hanno contribuito “all’aumento delle tensioni interetniche”.
Questo trend molto probabilmente continuera’ poiche’ i leader bosniaci vogliono consolidare le loro posizioni rivolgendosi agli elettori delle loro rispettive comunita’ nazionali in vista delle elezioni che si svolgeranno il prossimo autunno, valuta il consigliere del presidente americano Obama. Va detto pero’ che la parte relativa ai Balcani si trova al fondo del rapporto sulle valutazioni dei rischi nel mondo.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata del 6 febbraio di Passaggio a Sud Est


8 febbraio 2010


LA CROAZIA TRA UE E SERBIA

La Croazia punta all'adesione all'Unione Europea nel 2012. I negoziati in corso sono ripartiti nelle ultime settimane del 2009 dopo essere stati bloccati per mesi dal veto sloveno a causa del contenzioso sui confini tra i due Paesi. La Spagna, presidente di turno dell'Ue promette di sostenere le aspirazioni di Zagabria. Sul tappeto restano però ancora diversi problemi, primo fra tutti il capitolo giustizia: Bruxelles chiede una svolta decisa nella lotta alla corruzione e alla lotta alla criminalità organizzata. Una questione che è stata uno dei cavalli di battaglia del neo presidente croato Ivo Josipovic e sul quale si è impegnata anche la premier Jadranka Kosor. Nel frattempo la Serbia, per bocca del ministro degli Esteri Jeremic, auspica buone relazioni tra i due Paesi.
Su questi argomenti riporto qui di seguito la trascrizione della parte della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 febbraio su Radio Radicale.

La presidenza spagnola promette maggiore impegno per l’ingresso della Croazia nell’Ue
Il ministro degli esteri della Spagna, il paese che presieda all’Ue, Miguel Angel Moratinos ha rilevato che il suo Paese durante il semestre di presidenza dedichera’ la maggior possibile attenzione alla Croazia, informa l’agenzia di stampa croata Hina. Il ministro spagnolo ha dichiarato che e’ desiderio della Spagna che “la Croazia realizzasse il maggiore progresso nel processo di negoziati e che, se sara’ possibile, concludesse questo processo entro la fine della presidenza spagnola, ma in ogni caso entro la fine del 2010. Moratinos lo ha detto durante il dibattito alla Commissione esteri del PE. Alle domande dei parlamentari europei relative alle riserve slovene sull’apertura di tre capitoli bloccati, Moratinos ha risposto che sulla soluzione del problema bilaterale la presidenza spagnola sta’ lavorando sia con la Croazia che con la Slovenia. Ha annunciato che alla conferenza intergovernativa di adesione che si svolgera’ questo mese, la Croazia potra’ aprire due capitoli. Dopo l’accordo sull’arbitrato tra le due parti coinvolte, Ljubljana ha mantenuto le riserve sull’apertura di tra capitoli: ambiente, pesca e politica estera, di sicurezza e difesa. Il premier sloveno Borut Pahor e il ministro degli esteri Samuel Zbogar hanno annunciato il mese scorso la possibilita’ che fino alla prossima conferenza di adesione siano eliminate le riserve relative ai capitoli ambiente e pesca. Il ministro Moratinos ha annunciato inoltre che prossimamente si rechera’ in visita a Zagabria.

Belgrado vuole buone relazioni con il nuovo presidente croato
Quanto alle relazioni della Serbia con i paesi vicini della regione, sembra ammorbidirsi la retorica nei confronti della Croazia. Il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic in una intervista alla televisione di stato serba RTS, ha detto che la Serbia vuole le migliori relazioni possibili con la Croazia con la quale ha ancora molte questioni aperte. Jeremic ha precisato che con il nuovo presidente croato, Ivo Josipovic, Belgrado vuole stabilire quel tipo di rapporti che non sono stati possibili con il presidente uscente, Stjepan Mesic. Ma anche Josipovic, ha messo un granello di sabbia negli occhi serbi quando ha detto di capire le frustrazioni della Serbia relative al Kosovo e che il Kosovo e’ una realta’ sulla quale non si puo’ tornare indietro. Secondo il ministro degli esteri serbo, una tale formulazione non va bene quando si tratta di relazioni delicate nel vicinato. Jeremic afferma che la parte serba e’ molto diponibile e non rinuncera’ alle soluzioni di questioni aperte con la Croazia – innanzitutto quanto si tratta di questioni di confine e del rientro di profughi ma anche altro. Propone che entrambe le parti si astengano da parole pesanti e di tentare con un impegno congiuto di realizzare un futuro comune. E il direttore del Fondo balcanico per la democrazia, Ivan Vejvoda ha valutato giovedi’ che la collaborazione dei paesi della regione e’ migliore rispetto all’immagine che si trasmette a causa delle “turbolenze superficiali”. “Lo attestano il livello e l’intensita’ della cooperazione in diversi settori – dall’economia alla cultura e prevedo che le relazioni regionali nel corso di quest’anno saranno ancora migliori” ha detto Vejvoda alla presentazione a Belgrado della rivista periodica “Le sfide delle integrazioni europee”. Vejvoda ha rilevato che per le buone relazioni regionali ci sono due principali presupposti: il desiderio di tutti i paesi dell’Europa sudorienatale di aderire all’Ue e la posizione di tutti i leader eletti democraticamente che bisogna risolvere i problemi in modo pacifico, con mezzi diplomatici e in modo istituzionale.


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7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


30 gennaio 2010


L'UNIONE EUROPEA E LA BOSNIA

Di Marina Szikora (*)

L'immagine si trova all'indirizzo commons.wikimedia.org/wiki/File:Bosnia_EU.svgL' Argomento importante della riunione ministeriale di Bruxelles, come annunciato, e’ stata la delicatissima situazione politica in BiH nonche’ il blocco delle riforme che non ha visto nessun passo in avanti dopo le difficili trattative che hanno prodotto il cosidetto “pacchetto di riforme di Butmir”.
L’Ue, alla riunione di lunedi’ ha espresso prontezza di mantenere la presenza militare in Bosnia Erzegovina anche dopo la fine del mandato dell’operazione ALTHEA ed ha deciso al contempo di inserire una missione consultativa nell’ambito dell’Althea per aiutare la costruzione delle capacita’ nel settore della difesa. Concludendo che non sono state adempiute le condizioni per la chiusura dell’Ufficio dell’Alto rappresentante per la BiH (OHR), l’Ue ha deciso di mantenere ancora la presenza militare.
Va precisato che ancora precedentemente, era stato pianificato che una missione consultativa per l’addestramento e la costruzione delle capacita’ di difesa in BiH, la quale includerebbe circa 200 persone, iniziasse ad operare solo a conclusione della missione militare, ma a causa dell’ostacolamento delle riforme nel Paese, l’Ue ha rinunciato al piano primario e cosi’ ALTHEA, oltre al ruolo militare ha assunto adesso anche il compito consultativo.

Il Consiglio di ministri europei si e’ detto pronto a nome dell’Ue di mantenere il ruolo militare esecutivo per sostenere le esistenti sfide anche dopo il 2010 sotto il mandato dell’ONU. Allo stesso tempo, i ministri degli esteri europei hanno rilevato il loro pieno sostegno all’integrita’ territoriale e sovranita’ della BiH cosi’ come previsto dall’Accordo di pace di Dayton/Parigi. Il Consiglio ha altrettanto dato forte sostegno all’inviato speciale dell’Ue e Alto rappresentante, Valentin Inzko invitando tutte le parti in BiH di accettare tutte le decisioni da lui prese e di non mettere in questione la sua autorevolezza. Cio’ si interpreta come un monito chiaro al premier della Republika Srpska, Milorad Dodik il quale aveva annunciato un referendum sulla decisione di Valentin Inzko relativa al proseguimento della presenza dei giudici internazionali in BiH.
L’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, lady Catherine Ashton ha confermato che alla riunione del Consiglio di ministri dell’Ue, oltre al discorso sulla missione ALTHEA e la decisione del proseguimento della sua presenza in BiH anche dopo la fine del mandato, si e’ discusso inoltre “generalmente del futuro della BiH”. Lady Ashton ha fatto sapere che questo colloquio ha incluso elementi che non si “riflettono” nel documento conclusivo. “Il colloquio durante il pranzo di lavoro si e’ svolto con la partecipazione di molti ministri europei.

Il capo della diplomazia spagnola, Miguel Angel Moratinos ha dicharato lunedi’ a Bruxelles che bisogna continuare ad attuare il “Pacchetto di Butmir” – la proposta di riforme in BiH. Moratinos, il cui peaese tiene la presidenza di turno all’Ue, ha aggiunto che bisogna anche riesaminare, approfondire, allargare e sviluppare queste proposte e ha avvertito che anche per la situazione in BiH e’ valida l’esperienza che “in diplomazia le situazioni imposte non sono le migliori soluzioni”.
Moratinos ha sottolineato che l’alto rappresentante dell’Ue, Catherine Ashton con il sostegno della presidenza spagnola, nonche’ con la collaborazione con protagonisti e fattori che hanno la responsabilita’ internazionale per il progresso e per la stabilizzazione della BiH, si impegneranno ulteriormente per approfondire e per rielaborare il “Pacchetto di Butmir”. “Il modo di lavorare e’ il dialogo, la collaborazione, con un messaggio chiaro alle autorita’ della BiH che anche loro devono assumersi la propria responsabilita’” ha detto il ministro degli esteri spagnolo.

Aspettata e non sorprendente e’ stata la reazione del premier della Rs Milorad Dodik il quale ritiene che le dichiarazioni dei ministri degli esteri dell’Ue relative al sostegno all’Ufficio dell’Alto rappresentante per la BiH “mirano a difendere l’operato illegale” di quest’ufficio.
Dodik ha sottolineato che tutto quello che entra nell’ambito e nelle competenze del mandato dell’alto rappresentante non e’ discutibile per la Rs, ma e’ discutibile quello che esce da questo mandato nonostante la sua autorevolezza. Secondo Dodik, l’alto rappresentante si nasconde dietro una cosi’ importate istituzione come lo e’ l’Ue. “Se si tratta della minaccia di una potente associazione come l’Ue per proteggere il lavoro illegale dell’alto rappresentante che non ha il diritto di imporre leggi, perche’ nessuno gli ha dato questo diritto, ne’ a Dayton ne’ con le competenze di Bonn, allora e’ una cosa strana” ha affermato il premier della Rs ai giornalisti nel capoluogo dell’entita’ a maggioranza serba, Banja Luka. Ha ricordato inoltre che l’alto rappresentante per la BiH ha il diritto di prendere decisioni relative al lavoro della Presidenza e del Consiglio di ministri della BiH ma non quello che riguarda il lavoro del parlamento.

Alle domande dei giornalisti realtive a quello che intende fare l’Ue per uscire dallo stallo politico in BiH prendendo in considerazione che tra poco in questo paese si svolgeranno elezioni importanti, l’alto rappresentante dell’Ue, Ashton ha detto che “e’ molto chiaro che si tratta di un paese unico, e’ molto chiaro che vi sono diverse comunita’ ed e’ molto chiaro che prossimamente ci saranno le
elezioni”. “Speriamo davvero che nel dibattito preelettorale saranno illustrati i pregi in cui abbiamo sempre creduto, quindi che la BiH alla fine sara’ parte dell’Ue” ha aggiunto lady Ashton.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est del 30 gennaio dedicato all'integrazione europea dei Balcani occidentali.


30 gennaio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 gennaio su Radio Radicale è stato dedicato all'integrazione europea dei Balcani occidentali. La questione è stata al centro dei lavori del Consiglio dei ministri degli Esteri dell'UE riunitosi lunedì 25 e martedì 26 a Bruxelles. In paricolare, i capi delle diplomazie dei Ventisette, hanno discusso della situazione in Bosnia Erzegovina e della richiesta formale della Serbia di ottenere lo status di Paese candidato che Belgrado ha presentato lo scorso dicembre. Attenzione, inoltre, sulla situazione nel nord del Kosovo, con il piano concordato tra l'Ufficio civile internazionale e le autorità di Pristina per una progressiva integrazione amministrativa dell'area a nord del fiume Ibar (con la progressiva emarginazione delle "strutture parallalele" serbe) sul quale per altro l'UE ha scelto per ora una posizione di neutralità. Da segnalare, inoltre, la notizia che la presidenza spagnola si è espressa a favore dell'apertura di nuovi dossier del negoziato con la Turchia. Da segnalare, inoltre, che la Commissione esteri del Parlamento Europeo negli stessi giorni ha approvato a larga maggioranza un documento in cui invita la Commissione Europea a fissare una data per l'apertura dei negoziati di adesione della Macedonia.

La trasmissione, curata da Roberto Spagnoli, con la consueta collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è riascoltabile, come tutte le precedenti, sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


23 gennaio 2010


KOSOVO: RELAZIONE DI BAN KI MOON AL CONSIGLIO DI SICUREZZA

La situazione del Kosovo di nuovo all'attenzione delle Nazioni Unite. Ieri il Consiglio di Sicurezza ha discusso l’ultima relazione trimestrale del segretario generale Ban Ki-moon che invita le autorità di Belgrado e di Pristina a lasciare da parte la questione dello status del Kosovo per concentrarsi sulla cooperazione regionale. La Serbia ha deciso di essere presente al massimo livello al Palazzo di vetro: la delegazione serba è stata infatti guidata dal presidente Boris Tadic accompagnato dal ministro degli Esteri Vuk Jeremic. Un modo per sottolineare l'importanza che Belgrado attribuisce alla questione del Kosovo e il rifiuto di riconoscere l'indipendenza della provincia che secondo la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza continua ad essere una provincia serba.

Al centro del dibattito è stata l’annunciata volontà del governo kosovaro di integrare l’area a maggioranza serba di Mitrovica Nord puntando su un piano di decentralizzazione che includerebbe una maggiore presenza di polizia e tribunali dipendenti da Pristina. Un progetto definito “illegale” dal ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, che ha accompagnato il presidente Boris Tadic a New York, e che desta preoccupazione per le probabili rimostranze della popolazione di etnia serba fedele a Belgrado, che non ha mai accettato la sovranità di Pristina. La durissima reazione dei serbi di Mitrovica al tentativo degli ufficiali della missione dell’Onu (Unmik), nel marzo 2008, di assumere il controllo dei tribunali della città, fa temere seriamente che la stessa operazione possa essere accettata pacificamente qualora fosse tentata questa dalle autorità di Pristina.

Il problema coinvolge direttamente anche l’Unione europea che lo scorso anno ha dispiegato la propria missione civile Eulex, impegnata in particolare proprio sul fronte giudiziario: La portavoce di Eulex, Karim Limdal, ha infatti ammesso che la missione europea è stata consultata da Pristina su questo tema, ma si è affrettata a precisare che questa "non è la strategia dell’Ue". Il presidente Tadic ha ribadito che la Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza proclamata unilateralmente dal Kosovo il 17 febbraio 2008, e ha ricordato che sulla legittimità della secessione kosovara secondo il diritto internazionale pende ancora il giudizio della Corte internazionale di Giustizia dell'Onu. Una sentenza attesa per la metà di quest'anno che pur non avendo un valore cogente, avrà un indubbio peso politico e diplomatico. Un orientamento condiviso dalla Russia il cui ministro degli Esteri ha attribuito proprio alla decisione della Corte la destabilizzazione della regione.

Nei giorni scorsi l'ex rappresentante dell'Unmik nel nord del Kosovo, Gerard Gallucci, ha scritto sul suo blog che l'Ufficio civile internazionale (Ico) avrebbe un "piano segreto" per applicare il Piano Ahtisaari nelle zone a maggioranza serba del nord del Kosovo. Il piano prevederebbe di organizzare elezioni a Mitrovica nord e nei tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok nella primavera di quest'anno per emarginare le strutture parallele organizzate dai serbi, proseguire il dispiegamento della missione civile europea Eulex in queste zone e chiudere l'ufficio dell'Onu. Il presidente Tadic ha condannato severamente questa "soluzione finale" per il nord del Kosovo dichiarando che il piano rappresenta una pericolosa e inutile provocazione che potrebbe mettere a repentaglio la fragile stabilità del Kosovo. Una soluzione di questo tipo, secondo Tadic, violerebbe drasticamente la risoluzione 1244 e impedirebbe di trovare una via d'uscita dalla crisi, tenendo presente che la Serbia e gli altri attori internazionali che dimostrano responsabilità stanno cercando invece il modo di mantenere la stabilità.

La situazione rimane dunque estremamente delicata, come ha spiegato il segretario generale Ban Ki-moon nella sua relazione, nella quale questa fase è definita "relativamente pacifica ma fragile". La relazioni del segretario generale dell'Onu è stata seguita da quella del capo dell’Unmik Lamberto Zannier. In questo Belgrado e Pristina restano per il momento su posizioni inconciliabili. Il ministro degli Esteri kosovaro, Skender Hiseni, definito dai serbi "rappresentante delle autorità provvisorie kosovare", ha dichiarato che Pristina non intende più negoziare lo status del Kosovo. Parole che hanno provocato la reazione del presidente serbo Tadic, secondo il quale posizioni del genere rappresentano una minaccia per l’intera regione. Tadic ha rilevato che l’intera regione è stata vittima di quello che è accaduto negli anni Novanta e che è inaccettabile che Hiseni usi questo come argomento per dichiarare che lo status del Kosovo è risolto.


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