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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





23 gennaio 2010


KOSOVO: RELAZIONE DI BAN KI MOON AL CONSIGLIO DI SICUREZZA

La situazione del Kosovo di nuovo all'attenzione delle Nazioni Unite. Ieri il Consiglio di Sicurezza ha discusso l’ultima relazione trimestrale del segretario generale Ban Ki-moon che invita le autorità di Belgrado e di Pristina a lasciare da parte la questione dello status del Kosovo per concentrarsi sulla cooperazione regionale. La Serbia ha deciso di essere presente al massimo livello al Palazzo di vetro: la delegazione serba è stata infatti guidata dal presidente Boris Tadic accompagnato dal ministro degli Esteri Vuk Jeremic. Un modo per sottolineare l'importanza che Belgrado attribuisce alla questione del Kosovo e il rifiuto di riconoscere l'indipendenza della provincia che secondo la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza continua ad essere una provincia serba.

Al centro del dibattito è stata l’annunciata volontà del governo kosovaro di integrare l’area a maggioranza serba di Mitrovica Nord puntando su un piano di decentralizzazione che includerebbe una maggiore presenza di polizia e tribunali dipendenti da Pristina. Un progetto definito “illegale” dal ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, che ha accompagnato il presidente Boris Tadic a New York, e che desta preoccupazione per le probabili rimostranze della popolazione di etnia serba fedele a Belgrado, che non ha mai accettato la sovranità di Pristina. La durissima reazione dei serbi di Mitrovica al tentativo degli ufficiali della missione dell’Onu (Unmik), nel marzo 2008, di assumere il controllo dei tribunali della città, fa temere seriamente che la stessa operazione possa essere accettata pacificamente qualora fosse tentata questa dalle autorità di Pristina.

Il problema coinvolge direttamente anche l’Unione europea che lo scorso anno ha dispiegato la propria missione civile Eulex, impegnata in particolare proprio sul fronte giudiziario: La portavoce di Eulex, Karim Limdal, ha infatti ammesso che la missione europea è stata consultata da Pristina su questo tema, ma si è affrettata a precisare che questa "non è la strategia dell’Ue". Il presidente Tadic ha ribadito che la Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza proclamata unilateralmente dal Kosovo il 17 febbraio 2008, e ha ricordato che sulla legittimità della secessione kosovara secondo il diritto internazionale pende ancora il giudizio della Corte internazionale di Giustizia dell'Onu. Una sentenza attesa per la metà di quest'anno che pur non avendo un valore cogente, avrà un indubbio peso politico e diplomatico. Un orientamento condiviso dalla Russia il cui ministro degli Esteri ha attribuito proprio alla decisione della Corte la destabilizzazione della regione.

Nei giorni scorsi l'ex rappresentante dell'Unmik nel nord del Kosovo, Gerard Gallucci, ha scritto sul suo blog che l'Ufficio civile internazionale (Ico) avrebbe un "piano segreto" per applicare il Piano Ahtisaari nelle zone a maggioranza serba del nord del Kosovo. Il piano prevederebbe di organizzare elezioni a Mitrovica nord e nei tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok nella primavera di quest'anno per emarginare le strutture parallele organizzate dai serbi, proseguire il dispiegamento della missione civile europea Eulex in queste zone e chiudere l'ufficio dell'Onu. Il presidente Tadic ha condannato severamente questa "soluzione finale" per il nord del Kosovo dichiarando che il piano rappresenta una pericolosa e inutile provocazione che potrebbe mettere a repentaglio la fragile stabilità del Kosovo. Una soluzione di questo tipo, secondo Tadic, violerebbe drasticamente la risoluzione 1244 e impedirebbe di trovare una via d'uscita dalla crisi, tenendo presente che la Serbia e gli altri attori internazionali che dimostrano responsabilità stanno cercando invece il modo di mantenere la stabilità.

La situazione rimane dunque estremamente delicata, come ha spiegato il segretario generale Ban Ki-moon nella sua relazione, nella quale questa fase è definita "relativamente pacifica ma fragile". La relazioni del segretario generale dell'Onu è stata seguita da quella del capo dell’Unmik Lamberto Zannier. In questo Belgrado e Pristina restano per il momento su posizioni inconciliabili. Il ministro degli Esteri kosovaro, Skender Hiseni, definito dai serbi "rappresentante delle autorità provvisorie kosovare", ha dichiarato che Pristina non intende più negoziare lo status del Kosovo. Parole che hanno provocato la reazione del presidente serbo Tadic, secondo il quale posizioni del genere rappresentano una minaccia per l’intera regione. Tadic ha rilevato che l’intera regione è stata vittima di quello che è accaduto negli anni Novanta e che è inaccettabile che Hiseni usi questo come argomento per dichiarare che lo status del Kosovo è risolto.


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18 gennaio 2010


KOSOVO: IL "PIANO SEGRETO" UE PER NORMALIZZARE IL NORD

Gerard GallucciSecondo l'ex rappresentante dell'UNMIK nel nord del Kosovo, Gerard Gallucci, l'Ufficio civile internazionale (ICO) avrebbe un "piano segreto" per applicare il Piano Ahtisaari nelle zone a maggioranza serba del nord del Kosovo. Il piano prevede di organizzare elezioni a Mitrovica nord e nei tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok nella primavera di quest'anno per emarginare le strutture parallele organizzate dai serbi, proseguire il dispiegamento della missione civile europea EULEX in queste zone e chiudere l'ufficio dell'ONU.

Lo spiega lo stesso Gallucci sul suo blog in un post intitolato "Kosovo: EU Strategy for the North".

In un articolo di Bekim Greiçevci, pubblicato il 14 gennaio sul giornale kosovaro Gazeta Express, si spiega che sul suo blog Gallucci scrive che nel mese di dicembre l'ufficio dell'UE a Pristina ha cominciato ad elaborare una strategia di base per le successive iniziative nel nord del Kosovo. Secondo Gallucci - scive Gazeta Express - questo documento mette in luce due aspetti fondamentali della politica dell'UE per il nord: porre questa zona sotto la giurisdizione effettiva del governo di Pristina e modificare il ruolo dell'UNMIK senza bisogno di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Gallucci spiega che questa strategia è basata su quattro obiettivi:
1. Con l'appoggio dei "suoi amici" internazionali, il governo kosovaro intende creare un nuovo comune di Mitrovica Nord; le elezioni si terrebbero a metà 2010 nel quadro legale delle istituzioni del Kosovo
2. Il governo del Kosovo intende, nello stesso modo, tenere elezioni negli altri tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok alla fine dell'anno
3. Nello stesso periodo le strutture parallele serbe nel nord verrebbero "marginalizzate" e l'ufficio dell'UNMIK verrebbe chiuso
4. EULEX rinforzerebbe la sua presenza in questa parte del paese e consoliderebbe in maniera visibile lo stato di diritto con una presenza più efficace di tribunali, polizia e dogane.

Gallucci - scrive ancora Greiçevci - aggiunge che questa strategia si fonda sull'idea che gli ultimi sviluppi politici hanno creato più spazio per una collaborazione graduale tra i serbi kosovari e le autorità di Pristina, mentre Belgrado ha ridotto l'influenza delle strutture parallele nel nord con lo scopo di indebolire i rappresentanti locali dei nazionalisti (quelli radicali di Seseli e quelli moderati dell'ex premier Kostunica) che avevano vinto le elezioni parallele svoltesi nelle comunità serbe nel maggio del 2008. Gallucci spiega inoltre che l'UE ammette che il maggior ostacolo all'applicazione del Piano Ahtisaari nel nord è la necessità che tutti i 27 paesi membri riconoscano l'indipendenza del Kosovo [attualmente solo 22 paesi lo hanno fatto, ndr]. Dunque, la soluzione scelta da Bruxelles sarà di concentrarsi su ciò che è stato ottenuto con la decentralizzazione ed il rafforzamento politico dei serbi kosovari che mostrano una volontà di collaborazione con Pristina.

L'articolo di Gazeta Express in francese su Courrier des Balkans


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27 ottobre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 24 ottobre 2009 : 

- Serbia: la visita del presidente russo Medvedev a Belgrado, gli accordi per il gasdotto South Stream, l'interesse russo per l'adesione della Serbia all'Ue
- Crimini di guerra: il processo a Radovan Karadzic e la scarcerazione di Biljana Pavsic
- Croazia: la lotta alla corruzione e l'adesione all'Ue
- Albania: la situazione politica interna
- Kosovo: il Consiglio di sicurezza Onu discute di Unmik, le relazioni diplomatiche con gli altri Paesi balcanici
- Turchia: la crisi delle relazioni con Israele nel quadro della politica estera turca (intervista a Carlo Frappi, direttore dell'ICTS) 
- Affare Telekom Serbia: dopo quindici anni a processo per ora solo il radicale Giulio Manfredi

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


24 settembre 2009


LA SITUAZIONE DEL KOSOVO / 2

KOSOVO: L'ACCORDO EULEX-SERBIA PROVOCA DUE CRISI PARALLELE A PRISTINA
di Artur Nura per Radio Radicale

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri sera, mercoledì 23 settembre, a Radio Radicale e dedicato alla situazione del Kosovo. L'accordo sulla polizia tra la missione civile europea Eulex e la Serbia provoca una seria crisi nei rapporti tra la stessa Eulex e Pristina, ma nello stesso tempo fa insorgere i nazionalisti albanesi che accusano le le autorità kosovare albanesi di tradimento e Eulex di essere niente altro che il proseguimento di Unmik (l'amministrazione Onu), e quindi del protetorato straniero, sotto altro nome. Tutto questo in attesa della sentenza della Corte internazionale di giustizia sulla legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza e in vista delle elezioni amministrative che si terranno in Kosovo fra meno di due mesi.

Dobbiamo dire che la sottoscrizione del protocollo tra Eulex e Belgrado sembra che abbia fatto nascere in maniera parallele due polemiche, che in qulche senso vedono serbi e albanesi unirsi sullo stesso tema, anche se da due barricate diverse. Il dirigente del movimento "Vetevendosje" (autodeterminazione), Albin Kurti si e’ visto essere contro il Premier del Kosovo Hashim Thaci per non aver partecipato alle trattative negoziando la presenza del nome di Pristina, e dall`altra parte abbiamo avuto il Presidente Serbo Boris Tadic visto contro Vojislav Kustunica, il quale ha definito la sottoscrizione del protocollo un "alto tradimento" da parte del Governo serbo! Tra l’altro, è davvero strano che, sia da un lato che dall’altro, abbiano reagito proprio coloro che si sono definiti in qualche modo come i più nazionalisti, radicali o ribelli. La posizione di Kostunica e del leader di Vetevendosje sono sempre più simili, ‘volenti o nolenti’.
Per stare alle reazioni della parte Alabnese io vorrei informare che più di 600 persone sono scese in piazza per protestare contro l'Eulex, trainati da oltre 23 ONG kosovare, tra cui  Vetevendosje e Cohu, “alzati”. Loro in questo proteste hanno usato slogan tipo: "Noi non siamo contro l`UE, ma contro l`EULEX e il protocollo con la Serbia" scagliandosi contro un accordo che, a loro parere,  rappresenta un`implementazione del  piano in sei punti di Ban Ki-Moon, che in effetti ha ormai una pessima fama in Kosovo. "Innanzitutto la Serbia potrà trarre un grande vantaggio delle valide informazioni della polizia, in secondo luogo rafforzerà il peso della risoluzione 1244 e si farà un grande passo verso l'esecuzione del piano di sei punti, ed infine elimina l`ostacolo principale verso la liberalizzazione dei visti della Serbia. Noi chiediamo che anche il Kosovo abbia diritto all'adesione all'UE e non a missioni poliziesche dell'UE in Kosovo", ha affermato leader del Movimento di autodeterminazione Albin Kurti per i mass media. 
Kurti ha chiesto pubblicamente una valida spiegazione dal Premier Hashim Thaci, su quale sarà il prossimo documento ad essere sottoscritto senza la presenza di Pristina, invece il premier Thaci ha replicato con sarcasmo e chiedendo che se “la gente ha delle ambizioni politiche, si fanno confrontarsi sulla base del voto del popolo”. "Io penso che la posizione delle istituzioni di Kosovo è la volontà dei cittadini di Kosovo, sono gia pubbliche anche per questo tipo di accordo tecnico. Inviterei tutti coloro che hanno delle aspirazioni politiche, ad entrare in gara elettorale e misurare la propria autorità dinanzi al popolo del Kosovo. In tal modo non vi sarebbero più delle preteste violente nella Repubblica del Kosovo, proprio quando tutto il mondo osserva e saluta il suo progresso democratico fatto", ha detto Thaci.

Anche alcuni esponenti dell’opposizione, hanno valutato che la questione è nata a causa dell’incapacità delle istituzioni di Pristina, considerando che il Governo si sta comportando come spettatore e non come attore, nei confronti di problemi che riguardano il Paese. “Non è la prima volta che la parte kosovara si presenta come uno spettatore, e non come protagonista,   e non è  in grado di vedere, né tanto meno di prevedere gli effetti che tali sviluppi possono avere sul Kosovo", ha dichiarato in una conferenza stampa Teuta Sahatcija, capo del partito ORA. Sahatcia ha aggiunto che “rimane da vedere se tale protocollo porterà qualche risultato positivo nella guerra contro il crimine organizzato, o se è stato  solo un aiuto alla Serbia per ottenere la liberalizzazione dei visti senza ostacoli” si e’ detta molto critica al confronto dell’accordo.
D`altro canto, il leader dell’Alleanza per il Nuovo Kosovo, Behgjet Pacolli, ha cercato di rallentare la tensione, chiedendo di non drammatizzare troppo la sottoscrizione del protocollo. “Dieci giorni fa ho detto che il protocollo sarebbe stato sottoscritto in ogni caso, perciò non è il caso di farne un dramma. Sappiate  che a sottoscrivere tale accordo sono le spesse persone che hanno aiutato l`indipendenza del Kosovo e l’istituzione dello Stato, e mai  penseranno di danneggiare la sovranità dello Stato", ha affermato Bexhet Pacolli durante la conferenza stampa a Pristina.
Secondo alcune indiscrezioni da fonti vicine ai rappresentanti della Comunità Internazionale in Kosovo, dopo il protocollo per la polizia, vi sono forti probabilità che vengano sottoscritti altri protocolli simili anche per le dogane e la giustizia. Pero a fare un analisi al riguardo della missione Eulex,  dobbiamo dire che fin da quando ha cominciato ad operare sul territorio del Kosovo, ha provocato sentimenti opposti e controversi da entrambi i popoli, ostaggi da anni di un conflitto senza fine. Bisogna anche aggiungere che la firma del protocollo di cooperazione tra Serbia e Eulex, ha messo in seria discussione la legittimità della missione europea in Kosovo al confronto dell’opinione pubblica e c’e’ chi ora ci si chiede se questo è il primo segnale di cedimento dell'Europa al confornto della Serbia e Russia. E’ capitato che alcuni che fino ad ieri, sostenendo il Piano Ahtisaari e negando la Risoluzione 1244 dell’ONU erano a favore della missione europea, oggi si oppongono e anche a gran voce.

Come detto prima quella che veniva definita una “mutazione dell’UNMIK in EULEX”, è considerata ora un nemico dell’indipendenza del Kosovo, perché va ad implementare l’Accordo in sei punti redatto da Ban Ki-Moon e ratificato da Belgrado. “L’Eulex non potrà stare tranquillo fin quando si comporta come una forza coloniale”, ha affermato di recente Albin Kurti, aggiungendo che “Vetevendojse” serve proprio a ribellarsi quando il Premier Hashim Tachi e gli altri politici che hanno promesso “il paradiso indipendente”, ma non possono farlo contro coloro che gli hanno regalato l’indipendenza .Secondo la maggior parte dell’opinione politica e pubblica Albanese del Kosovo, l’Eulex debba avere soltanto due compiti in Kosovo: training della polizia kosovara nel quadro del raggiungimento degli standard internazionali, e gestire la minoranza serba per non avere  problemi. Tutto il resto, secondo loro, non serve a nulla tale che non vi è motivo per cui la missione possa restare sul territorio del Kosovo”.
Come si sa l’Eulex non ha solo lo scopo di rafforzare la polizia kosovara e fermare gli scontri tra  kosovari e serbi, ma in modo particolare anche di “evitare che il Kosovo diventi un paradiso del traffico della droga e di esseri umani nel cuore dei Balcani” quale si presenta come une sfida per tutti i Paesi ex comunisti. In effetti, il protocollo firmato lo scorso 12 settembre, regola la collaborazione per la lotta contro la criminalità organizzata e il traffico illegale, nel rispetto della risoluzione 1244, del rapporto di segretario generale Ban Ki-Moon e del piano in sei punti. Quello che è strano è  che USA e EU ritengono che “con tale protocollo è stata rispettata l’indipendenza del Kosovo”, ma anche tutti gli altri documenti che la negano in parte. Secondo l’agenzia americana Stratford risulta che mentre l’Occidente non vuole che la Serbia abbia di nuovo un controllo sulla provincia, l’Europa non vuole lasciare il Kosovo a se stesso.
Stratford dice che e dal 1999,  che Europa insieme con l’America, hanno deciso di frantumare la Serbia per poi dare il controllo  di post conflitto all’Europa”. Ma, in effetti, la realtà potrebbe essere molto vicina a tale tesi, considerando che il comitato per la politica e sicurezza dell’UE a Bruxelles ha dato il suo supporto all’accordo tra la polizia serba e l’Eulex per il controllo delle frontiere con il Kosovo. Secondo l'International Crisis Group (ICG) "l'Unione europea mira a raggiungere progressi significativi nelle relazioni con la Serbia, che è diventata estremamente importante per i suoi interessi, sino al punto da 'offendere' e destabilizzare il Governo di Pristina". In effetti, il direttore del programma per i Balcani dell’ICG, Mark Prelec, ha dichiarato che la responsabilità per la situazione che si è creata attorno alla firma del protocollo sulla cooperazione tra L’EULEX e il governo della Serbia dovrebbe essere cercata sia nell’Eulex che nelle Istituzioni del Kosovo.


3 dicembre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata di sabato 29 novembre:
Kosovo, l'Onu approva la riconfigurazione dell'Unmik che da il via libera alla missione civile europea Eulex accogliendo le richieste serbe: le reazioni positive della comunità internazionale, le polemiche politiche in Serbia e quelle in Kosovo, il misterioso attentato all'International Civilian Office di Prishtina
Serbia: parlamentari europei chiedono lo sblocco dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione con Belgrado
Giustizia internazionale: dopo il ricorso ed il contro-ricorso della Croazia contro la Serbia e viceversa, anche la Bosnia cita Belgrado davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.
Romania: le incerte elezioni politiche del 30 novembre
Si parla inoltre delle visita in Albania del presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e di un sondaggio su cosa pensano dell'Unione Europea i cittadini dei Balcani.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti sul sito di Radio Radicale.


21 novembre 2008


KOSOVO: I SEI PUNTI DELL'ACCORDO NEGOZIATO DALL'ONU

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, ha negoziato un accordo preliminare in sei punti per la riconfigurazione della missione delle Nazioni Unite in Kosovo (Unmik), che è stato accettato da Belgrado e che darebbe il via all'avvicendamento con la missione europea. L'accordo è stato invece rifiutato dal governo di Pristina.
Secondo il governo kosovaro tale accordo - che secondo le indiscrezioni prende atto della situazione di sostanziale divisione tra il nord del Paese ancora di fatto sotto il controllo di Belgrado e il sud controllato da Pristina - viola la loro sovranità. La posizione delle autorità kosovare, è sostenuta da molti opinionisti. Inoltre, i media kosovari hanno attaccato l'Alto rappresentante per la politica estera dell'UE, Javier Solana, accusandolo di aver fatto lobbying contro l'indipendenza del Kosovo.
Il presidente serbo, Boris Tadic, ha dichiarato invece che l'accordo elaborato dall'Onu è la "linea rossa" dalla quale Belgrado non intende retrocedere. Il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha ribadito la posizione della Serbia contraria a qualsiasi forma di intesa che possa sottintendere l'accettazione dell'indipendenza del Kosovo, ma l'opposizione ritiene che un via libera alla missione significherebbe un riconoscimento de facto dell'indipendenza del Kosovo. La questione del dispiegamento di Eulex è da mesi al centro della politica serba. Anche i serbi del Kosovo sono decisamente contrari.

Stando alle informazioni attualmente disponibili basate su varie indiscrezioni riportate dalla stampa i sei punti elaborati dal Segretario generale, accettati da Belgrado e respinti da Pristina sarebbero i seguenti:

Confini
Nella cornice della 1244, la Nato continuerà ad esercitare l'attuale mandato di garante della sicurezza.

Polizia
Nei territori abitati da popolazione serba le forze di polizia restano sotto l'attuale catena di comando, supervisionata dalla polizia internazionale. Gli ufficiali serbi vengono nominati dal capo dell'Unmik.

Dogane
I doganieri internazionali tornano a controllare i valichi confinari nel nord del Kosovo, nella cornice della risoluzione 1244. Viene incluso anche un protocollo di collaborazione tra la Serbia e il Servizio Dogane dell'Unmik. E' prevista l'apertura di un ulteriore valico a Kamenica. La maggior parte degli introiti raccolti alle frontiere andrà alle amministrazioni locali, una parte minore al governo di Pristina.

Tribunale
Il tribunale di Mitrovica nord rimane sotto controllo dell'Unmik. Giudici e procuratori locali saranno nominati nella cornice della risoluzione 1244.

Tutela del patrimonio culturale serbo
Proseguimento del dialogo tra Pristina e Belgrado, nel quale dovrà essere coinvolta anche la chiesa ortodossa serba.

Infrastrutture
Su questo punto si prevedono appositi negoziati.


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17 novembre 2008


NOTIZIE DA KOSOVO E ALBANIA

Il nulla di fatto all'Onu sul Kosovo, lo scontro parlamentare in Albania sulla riforma della legge elettorale e la situazione economica albanese con i dissidi tra governo e FMI sono i temi della corrispondenza di Artur Nura per la puntata del 15 novembre di Passaggio a Sud Est il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale. Qui di seguito il testo della corrispondenza.


KOSOVO: NULLA DI FATTO ALL'ONU SU UNMIK
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha rinviato il dibattito sul Kosovo, e dunque sulla riconfigurazione della missione internazionale dell’UNMIK e il dispiegamento della missione Europea, Eulex. In effetti, all’ordine del giorno era stato inserito l’esame del rapporto presentato dal Segretario Generale, Ban Ki-Moon, che prevede una rimodulazione dei poteri delle missioni internazionali, e una parziale ripartizione delle competenze tra il Governo di Pristina e l’Eulex, in sostituzione della UNMIK. In particolare il Segretario Generale Ban Ki-Moon ha proposto una suddivisione delle competenze per le forze dell’ordine, le autorità doganali e il sistema giudiziario, materie che passeranno temporaneamente alla missione EULEX, sostituendo la UNMIK.
All’indomani dell’attesa riunione fino al giorno d’oggi, sono state intavolate delle lunghe trattative tra i rappresentanti dell'UE, degli Stati Uniti ed il Governo di Pristina, rappresentato da Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci, secondo i quali questo e’ venuto dopo essere prima d’accordo con Belgrado e senza il loro consenso. Infatti sono visti diversi intensi giorni di discussione fra i leader kosovari e i rappresentanti della Comunità Internazionale, e Pristina rifiuta ancora i sei punti del progetto-accordo raggiunto tra ONU, UE e Belgrado per il dislocamento dell'EULEX, in quanto a suo parere il documento minaccia la sovranità e l'integrità costituzionale.
Tali dichiarazioni da parte di Sejdiu e Thaci arrivano dopo intensi colloqui con i rappresentanti internazionali nel Paese, anzitutto con i diplomatici occidentali accreditati in Kosovo e loro hanno fatto sapere che sono in favore del dialogo quale dovrebbe contribuire all'estensione della missione Eulex, nel rispetto del piano di Ahtisaari, della Costituzione del Kosovo e delle sue leggi. Sejdiu e Thaci hanno rilevato che il documento in sei punti proposto dalle Nazione Unite, non e' accettabile per il Kosovo visto che secondo loro nessuno ha il diritto di decidere per il Kosovo oltre le responsabili istituzioni nazionali.
Il capo della diplomazia dell'Ue, Javier Solana, aveva dichiarato che sperava che il negoziato tra serbi, kosovari e l'Onu sul dispiegamento della missione europea di polizia in Kosovo (denominata Eulex) sfoci in un accordo. "Noi continuiamo a negoziare e spero che prima della fine della settimana saremo pronti per avviare la missione", ha dichiarato Solana al termine della riunione dei ministri europei degli Affari esteri svoltasi a Bruxelles, pero la fine settimana in cui stiamo registrando non ha portato la notizia voluta da Lui. Questo poiche il Governo di Prishtina teme la conferma dello “status quo”, lungo e la fomalizzazione della divisione di fatto del Kosovo da parte degli Serbi e Belgrado! Per concludere dobbiamo affermare che se quanto detto succeda, cioe una spartizione del Kosovo di certo che “la fattura” la dovrebbe pagare non soltanto il Kosovo, ma forse tutti i Balcani cominciando dalla Macedonia e Bosnia.

ALBANIA: SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE
Come abbiamo informato anche prima nelle scorse corrispodenze uno sciopero della fame si sta sviluppando nell'aula del Parlamento da dieci deputati Albanesi, di due formazioni politiche albanesi di destra e sinistra qualli protestano contro la riforma elettorale che esclude la presenza dei loro rappresentanti dalle Commissioni elettorali. ''Noi non ci muoviamo da qui, fino a che questa situazione non cambiera'', ha affermato per i mass media l'ex premier Ilir Meta, attualmente a capo del Movimento socialista per l'Integrazione quale e’ la seconda formazione della sinistra albanese schierata all'opposizione. Alcune centinaia di suoi sostenitori si sono riuniti di fronte alla sede del Parlamento in modo giornagliero per sostenere i deputati e allo sciopero hanno aderito anche i democristiani, fino a pochi mesi fa membri della coalizione di governo di destra: ''E' un attentato alla democrazia ed al voto libero'', ha dichiarato Nard Ndoka, presidente del partito ed ex ministro di Berisha, ora schierato apertamente contro il premier in carica.
Secondo i deputati in sciopero, il consenso fra i democratici del premier Berisha ed i socialisti guidati dall'attuale sindaco di Tirana Edi Rama, e' frutto di mercanzie politiche e compromessi pericolosi per il futuro della democrazia. In effetti, il disegno della riforma elettorale redatto dalle due piu' grandi formazioni, lascia praticamente i partiti piccoli fuori da tutto il processo di amministrazione del voto. Ma, mentre il nuovo sistema elettorale, il proporzionale regionale, approvato nei mesi scorsi, sempre con l'avallo di democratici e socialisti, potrebbe creare in Albania una forma di bipolarismo qualle potrebbe escludere dalla scena politica gran parte delle piccole formazioni politiche. Principalmente questi deputati si ribellano contro la nuova normativa del Codice Elettorale anche poiche limita la possibilità di registrare i partiti non parlamentari, e così la lista dei suoi candidati, richiedendo alla presentazione presso la KQZ delle firme di 10 mila elettori, raccolte su tutto il territorio nazionale.
Il Presidente del Parlamento ha indetto la riunione della Conferenza dei Capi dei Gruppi Parlamentari ed ha chiesto loro di continuare la riforma, dando l’ordine di spostare gli 11 deputati riuniti al centro all’Aula del Parlamento. In effetti e la Commissione degli Esperti per la Reforma Ellettorale ha aprovato formalmente il Codice secondo le richieste dei due partiti grandi e la Conferenza dei capi dei gruppi Parlamentari ha deciso infine a chiedere ai 10 deputati di farsi carico della propria responsabilità politica. Resta il fatto, però, che i 10 deputati non hanno voluto d’uscire dall’Aula in cui hanno scelto di attuare la propria protesta e loro stanno per il settimo giorno continuando a diggiuniare in aula del Parlamento.
Il Presidente del Parlamento, Jozefina Topalli, ha dovuto visitarle e chiedere dalle autorita sanitari di essere piu attenti al confronto loro dando cosi speranza all’aprire del dialogo. Pero il Premier Sali Berisha ha chichiarato che sa rappresentate della maggioranza governativa il suo primo interlocutore dell’opposizione sarebbe Edi Rama ed il suo partito Socialista quale ancora non si e’ pronunciato in prima persona. Secondo Ilir Meta, capo del Movimento Socialista per l'Integrazione nonchè uno degli iniziatori dello sciopero, questo sacrificio è un dovere eccezionale per la difesa del voto libero. Pero alla fine dei conti non si sa ancora quando questo gruppo di deputati "ribelli" deciderà di interrompere la protesta per continuare i lavori del Parlamento, e dunque se l’aula sarà sgomberato fino alla prossima settimana in cui il Codice Elettorale dovra essere formalmente approvato dagli altri deputati Albanesi...

SITUAZIONE ECONOMICA: DIFFICILI RAPPORTI TRA GOVERNO E FMI
A parlare della situazione economica dell’Albania dobbiamo affermare che secondo gli esperti del campo la modifica delle previsioni di crescita dell’economia albanese e l’accesso ai canali di credito per gli investimenti all’interno del Paese, si sono stati gli elementi chiave di un dibattito tra la rappresentanza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) in Albania e il Ministro delle Finanze, Ridvan Bode. In effetti, i rapporti fra il Governo Albanese e il Fondo Monetario si sono stati di recente tesi e non accennano a retrocedere e questo succede a solo tre mesi dalla scadenza dell’ulitmo mandato della missione internazionale finanziaria in Albania.
L’aumento dei salari e delle pensioni, il peggioramento del deficito di bilancio e delle entrate erariali nel corso del 2008 sono divenute le questioni più dibattute all’interno del Governo, pero alla fine sembra che le parti hanno raggiunto un certo accordo.  Il Consiglio dei Ministri da tempo afferma che la situazione economica non è così pessimistica e che prospetta una crescita economica almeno pari al 10%, ma secondo l’Istituto Nazionale delle Statistiche, Albania prospetta soltanto una crescita di 6%. In piu secondo FMI in Albania gli effetti della crisi globale potranno sentirsi in Albania nella riduzione del livello delle esportazioni, delle rimesse dall’estero e sui trasferimenti dei pagamenti, ma anche sui capitali investiti nella misura in cui gli investitori potranno rivalutare il rischio economico.
Il FMI ha consigliato che il Governo in tale situazione dovrebbe prendere delle decisioni che vadano a rinforzare le fondamenta economiche, nonché tramite politiche fiscali più restrittive, mantenendo elevata una ripartizione delle risorse all’interno dei settori maggiormente strategici per il Paese. Il Governo, tuttavia, non intende accettare in alcun modo tale previsione, e rilancia con uno studio del Ministero delle Finanze che stima una crescita economica per il 2009 pari al 6,3%, e negli anni successivi di oltre il 7%. Il Ministero delle Finanze spiega inoltre che il rapporto prende in considerazione tutte le conseguenze che possono eventualmente derivare dalla crisi finanziaria, prevedendo un fondo di 15 miliardi di lek, oltre ad altri 6 miliardi di lek per gli investimenti.
In tale caso occorre inoltre affermare che il 2008 è l'ultimo anno di permanenza del FMI in Albania e dopo il gennaio 2009, le parti dovranno rivedere le condizioni dell'accordo, mentre si dovrà decidere se continuare o meno un rapporto di collaborazione. "L’Albania è membro del FMI da oltre 15 anni, e il Governo albanese continuerà la collaborazione con questa istituzione grazie ad un accordo adeguato al futuro" ha dichiarato il Ministro Bode.

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