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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





24 dicembre 2009


L'UE ABOLISCE I VISTI PER SERBIA, MONTENEGRO E MACEDONIA

DICIOTT'ANNI DI ATTESA PER POTER FARE LE VALIGIE E VIAGGARE
Di Marina Szikora (*)

Dalla settimana scorsa i cittadini della Serbia, del Montenegro e della Macedonia possono con il loro «passaporto rosso» viaggiare per l'Europa senza visto. Le prime impressioni nei tre paesi sono state focalizzate sui viaggiatori che per primi hanno assaporato la nuova realta' alla quale aspiravano da tanto tempo. Forse la lunga attesa piuttosto che provocare grande euforia ha fatto diventare questa vicenda un momento, si potrebbe dire, quasi del tutto normale e tranquillo. Va sottolineato che tutti i paesi dell'ex Jugoslavia conoscono molto bene questo tipo di 'liberta' vale a dire libera circolazione dei loro cittadini per i paesi europei. Perche' nell'epoca dell'ex Jugoslavia, il passaporto rosso jugoslavo era l'unico passaporto dell'est a cui era acconsentito viaggiare senza visti e bariere. Proprio come dice uno dei passeggeri che da Belgrado ha preso l'aereo per Monaco di Baviera, Zoran Klenovic: «Diciott'anni ho atteso questo giorno per poter semplicemente fare le valigie e viaggare. Prima, con il passaporto rosso di Tito questo non era un problema, adesso abbiamo nuovamente i passaporti rossi. 18 anni sono tanti, vero?» ha detto Klenovic.
Il primo gruppo di 50 cittadini in compagnia con il vicepresidente del Governo serbo, Bozidar Djelic, reponsabile per le integrazioni europee in modo simbolico, un minuto dopo mezzanotte, hanno presso l'aereo per Bruxelles, segnando cosi' l'inizio del viaggio dei cittadini della Serbia nell'Ue senza visti. Un viaggio simbolico e' stato compiuto anche dal ministro degli esteri Vuk Jeremic con cittadini della citta' di Subotica in Vojvodina i quali hanno passato il confine Horgos verso l'Ungheria. Stesso viaggio e' stato compiuto anche dal ministro degli interni Ivica Dacic e dalla ministro di giustizia Snezana Malovic. I tre ministri sono stati accolti al confine ungherese dal ministro degli esteri dell'Ungheria, Peter Balazs.
Ma il segnale verde per la liberalizzazione dei visti alla Serbia, almeno dal puno di vista mediatico, resta in secondo piano rispetto alla notizia numero uno che riguarda il futuro europeo della Serbia. Martedi' 22 dicembre, il presidente della Serbia Boris Tadic ha consegnato a Stoccolma la richiesta ufficiale di candidatura di Belgrado per l'adesione all'Ue. Secondo Tadic, la Serbia ha completato l'intera procedura per presentare la domanda e ha adempiuto tutti i suoi obblighi verso i partner ed amici dell'Ue. « Tutt'altra e' la questione se avremo lo status di candidato prima della conclusione della collaborazione con il Tpi dell'Aja» ha precisato pero' Tadic. Tuttavia - ha osservato il presidente serbo - i cittadini della Serbia devono sapere che la candidatura viene presentata nel miglior momento possibile e ha aggiunto che «Mai prima nella storia della presentazione della candidatura di adesione all'Ue e' accaduto che due Stati membri (Svezia e Spagna) con lo stesso livello di approvazione accettano una candidatura».
Diversamente dalla Serbia, l'inserimento sulla cosidetta lista bianca Schengen a Podgorica, le autorita' montenegrine hanno deciso di celebrare piu' modestestamente con soltanto un paio di viaggi di promozione per i cittadini montenegrini. Da aggiungere anche il fatto che in Montenegro queto evento importante e' coinciso purtroppo proprio con la proclamazione dell'epidemia dell'influenza suina e la precipitazione nella sempre piu' profonda crisi economica. Cosi', il Governo montenegrino e la compagnia nazionale «Montenegroairlines» hanno segnato l'abolizione dei visti per i cittadini del Montenegro organizzando un volo promozionale gratis per Roma e con biglietti aereo a basso costo a tutte le destinazioni europee in cui e' valido l'accordo Schengen.
La decisione della liberalizzazione dei visti e stata accompagnata anche dall'adesione di Podgorica alla cosidetta MAP della Nato e l'elaborazione delle risposte alle domande della Commissione europea relative all'adesione che il premier Milo Djukanovic ha consegnato solennemente a Bruxelles. Interrogati sul cambiemento che entrato in vigore dal 19 dicembre, i cittadini montenegrini hanno risposto maggiormente di essere soddisfatti perche' d'ora in poi non saranno piu' trattati come persone di secondo grado, anche se alcuni non sono certi che saranno nelle condizioni finanziarie di utilizzare i benefici del regime senza visti.
Esad Kocan, capo redattore del settimanale montenegrino 'Monitor', avverte che il ricordo agli anni in cui quelli che adesso sono al potere, nel momento in cui il Montenegro «e' diventato il piu' bel carcere nel mondo» non dovrebbe essere trascurato, poiche' i politici dimenticano facilmente il loro impegno politico e di guerra che ha spinto i paesi dell'ex Jugoslavia in sanzioni facendoli diventare un buco nero europeo. Secondo Kocan, il ricordo a quegli anni non puo' svanire e questo non sono i tempi per un semplice marketing ma per analisi e riflessioni profonde.
I politici, leader di partito ma anche i cittadini della Macedonia con grande soddisfazione hanno accolto la notizia dell’abolizione dei visti. Il presidente della Macedonia, Gjorge Ivanov ha salutato la decisione di Bruxelles sottolineando “soddisfazione perche’ l’Ue e’ rimasta fedele alla grande visione del continente unito e aperto. La Repubblica Macedonia, continua ad adempiere le riforme” ha detto il presidente Ivanov. La decisione e’ stata anche salutata dal premier Nikola Gruevski, mentre il ministero degli esteri macedone ha rilasciato un comunicato in cui si dice che l’abolizione dei visti e’ un benificio grande e pratico che acconsentira’ una maggiore mobilita’, scambi di idee, progresso nella collaborazione in tutti i settori della vita sociale e catalizzera’ il processo della europeizzazione della societa’ macedone. I partiti dell’opposizione macedone hanno avvertito il governo che questa decisione non puo’ essere un sostituto per un eventuale non ottenimento della data di inizio dei negoziati di adesione all’Ue.

Marina Szikora è corrispondente di Radio Radicale e collaboratrice fissa di Passaggio a Sud Est. Questo è il testo della corrispondenza per lo Speciale del 23 dicembre 2009.


24 dicembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est questa settimana si occupa dell'abolizione dei visti Ue per Serbia, Macedonia e Montenegro.
Dopo anni di attesa, alla mezzanotte tra giovedì e venerdì scorsi è scattata l'abolizione dei visti di ingresso nell'Ue per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro. La decisione, nell'aria da mesi, è stata annunciata dal Consiglio dei ministri Ue lo scorso 30 novembre, accogliendo la proposta della Commissione. Nello specifico, i cittadini dei tre paesi in possesso del nuovo passaporto biometrico potranno entrare senza bisogno di visto di ingresso e trattenersi per un massimo di 90 giorni nell'arco di sei mesi per motivi turistici o simili in tutti i Paesi Ue, eccetto Regno Unito e Irlanda, oltre che in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Chi non ha ancora ottenuto questo passaporto, deve invece continuare a richiedere il visto presso l’ambasciata del paese che desidera visitare. L’abolizione del visto turistico non significa che i cittadini serbi, macedoni e montenegrini possano lavorare o andare a scuola nei paesi membri dell’Ue: per fare questo serve loro ancora un permesso speciale.
Quella dell'abolizione dei visti è certamente una buona notizia, perché i cittadini di questi tre Paesi potranno uscire dal ghetto in cui sono rimasti in tutti questi anni. Ma è anche una notizia triste, se si pensa ai quasi vent'anni passati: quasi una generazione di europei cresciuta con il peso di conflitti, sanzioni, embarghi, tra la diffidenza di molti degli altri europei, mentre i loro genitori, quando c'era la Jugoslavia titina, con il loro passaporto rosso, unici tra i cittadini dell'est europeo, potevano muoversi liberamente fuori dal loro paese.
L'ultima puntata del 2009 dello Speciale propone una panoramica delle reazioni e dei commenti nei tre Paesi interessati all'abolizione dei visti per l'Ue - Serbia, Montenegro e Macedonia - e negli altri che invece restano in lista d'attesa: Albania, Bosnia e Kosovo.
La trasmissione, curata da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è andata in onda mercoledì 23 dicembre su Radio Radicale ed è riascoltabile e scaricabile dal sito www.radioradicale.it.


18 dicembre 2009


EVROPA ZA SVE

Foto Daniel Berehulak/Getty Images da www.life.comDopo anni di attesa, alla mezzanotte di questa sera scatta l'abolizione dei visti di ingresso per l'Ue per la Serbia, la Macedonia ed il Montenegro. La decisione, nell'aria da mesi, è stata presa e annunciata dal Consiglio dei ministri Ue lo scorso 30 novembre, accogliendo la proposta della Commissione. Nello specifico, i cittadini dei tre paesi in possesso del nuovo passaporto biometrico potranno entrare senza bisogno di visto di ingresso e trattenersi per un massimo di 90 giorni in tutti i Paesi Ue, eccetto Regno Unito e Irlanda, oltre che in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.
Un minuto dopo la mezzanotte dall'aeroporto Nikola Tesla di Belgrado decollerà un volo della compagnia di bandiera Jat, che condurrà 50 cittadini serbi in viaggio in Europa accompagnati dal vice premier con delega all'integrazione Ue, Bozidar Djelic. L'iniziativa ha il significativo titolo "Evropa za sve" (Europa per tutti): con essa il governo serbo vuole simbolicamente celebrare l'ingresso di Belgrado nella cosidettà 'lista bianca' dei paesi Schengen, un altro passo verso l'integrazione europea della Serbia.
I cinquanta cittadini serbi selezionati, tra i 20 e i 70 anni, voleranno alla volta di Bruxelles dove ad attenderli ci sarà il commissario all'Allargamento, Olli Rehn, e il direttore della Commissione Ue per i Balcani Occidentalie, Pierre Mirel. Lunedì il tour proseguirà alla volta di Roma: in agenda, oltre al giro turistico della città e del Vaticano, c'è la visita al Parlamento e l'incontro tra Djelic e il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini. Dopo Roma sarà la volta di Berlino e Parigi.
Il processo di integrazione europea della Serbia resta comunque ancora lungo e complicato. In primo piano c'è sempre la questione del mancato arresto del super ricercato per crimini di guerra Ratko Mladic, ma la libera circolazione nell'Ue rappresenta "un passo chiaro e concreto (...) in quanto non può esserci adesione all'Ue senza la liberalizzazione dei visti", come ha detto il presidente serbo Boris Tadic.
Ricordo una volta che sono stato a Belgrado, in occasione delle elezioni presidenziali: ero in un locale di Kralja Petra, quasi all'angolo con Kneza Mihaila, pieno di giovani che bevevano caffè e cappuccino Lavazza. Ero con due amiche che avevo conosciuto in quei giorni per lavoro. Si parlava delle loro difficoltà di spostamento in Ue, dei tempi per avere il visto, dei rifiuti che creavano difficoltà al lavoro e allo studio. Mi ricordo il calcolo di quanti passaporti avevano avuto dopo il crollo della Jugoslavia (quattro? cinque?). E ricordo i loro commenti mentre guardavano il mio, quello amaranto, con le dodici stelle e la scritta "Unione Europea - Repubblica Italiana": "Chissà quando potremo averlo anche noi...", diceva Jelena.
Certo, ci vorrà ancora del tempo, ma non moltissimo. Arriverà anche questo e intanto da questa notte non ci vorranno più i visti. Evropa za sve.


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9 dicembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE: L'UNIONE EUROPEA E I BALCANI

Il Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea, che si è riunito a Bruxelles lunedì e martedì, ha approvato la bozza della Commissione Europea sulla Strategia di allargamento e sulle principali sfide del 2009 e 2010. Viene rilevato che i processi di allargamento offrono un forte sostegno alle riforme politiche ed economiche nei Paesi impegnati nel processo di intergrazione europea e, allo tempo stesso, contribuiscono alla democratizzazione e stabilizzazione dell'intera Europa. Il Consiglio ministeriale Ue ha dato pieno sostegno alla prospettiva europea di tutti i paesei dei Balcani occidentali. La prospettiva europea, secondo l'opinione dei ministri europei, continua ad essere indispensabile per la stabilità, la riconciliazione e per il futuro dei Balcani occidentali.

I principali compiti affrontati dai Paesi coinvolti nel processo di allargamento, iindividuati dal Consiglio, sono il rafforazamento dello stato di diritto, la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, il rafforzamento delle capacità amministrative, nonché il rafforzamento della libertà di espressione e di stampa. I ministri europei hanno sostenuto anche i programmi di aiuto finanziario ai processi di allargamento, soprattutto attraverso gli aiuti di preadesione. I ministri sottolineano anche che tutti i paesi dei Balcani occiedentali, adempiendo le condizioni necessarie, dovrebbero ottenere lo status di candidato con l'obiettivo finale di diventare membri a pieno titolo dell'Ue.

Uno dei criteri principali per approvare qualsiasi richiesta di adesione, sarà l'implementazione soddisfacente dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione, ivi comprese le apposite linee commerciali. In questa occasione il Consiglio ha anche salutato positivamente la decisione di stabilire un regime senza visti per i cittadini della Serbia, della Macedonia e del Montenegro, invitando la Commissione europea ad elaborare una stessa proposta per gli altri due paesi della regione, Bosnia Erzegovina e Albania, appena rispetteranno le condizioni indicate nella cosidetta "road map".

L'integrazione europea dei Balcani occidentali è il tema dello Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera alle 23,30 circa su Radio Radicale e già disponibile sul sito. Lo Speciale, con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, offre una panoramica dei vari Paesi della regione, delle loro situazioni specifiche e dei problemi particolari che devono affrontare nel complesso e articolato processo di integrazione europea.


14 novembre 2009


BALCANI OCCIDENTALI: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?

Dal sito di Osservatorio Balcani e CaucasoDi Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 11 novembre e dedicato al Ventennale della caduta del Muro di Berlino nei Paesi dei balcani occidentali e della ex Jugoslavia.

La notte che ha cambiato per sempre l’Europa” questo il titolo dell’articolo di Jurica Koerbler, giornalista del qutidiano di Zagabria ‘Vjesnik’, dedicato alla caduta del muro di Berlino vent’anni fa. Ma “le sfide dell’Europa oggi come se abbiano messo in ombra le vicende che resero possibile l’unione del Vecchio contintente e il progetto unico che ha portato all’Europa pace, stabilita’, liberta’ e prosperita’” avverte il giornalista croato.
Vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, una gran parte della popolazione dei Paesi in transizione ritiene che nel 1989 si viveva meglio che oggi. In alcuni di questi paesi, c’e’ da notare, queste opinioni sono addirittura in maggioranza: perfino il 72 percento di cittadini dell’Ungheria credono che nei tempi del comunismo vivevano meglio, della stessa opinione e’ il 62 percento di ucraini e bulgari e cosi’ pensa anche il 48 percento di slovacchi e lituani. I recentissimi risultati della ricerca pubblicata dal centro Pew Research di Washington dimostrano che l’entusiasmo iniziale in Europa est e’ stato sostituito da delusione e convinzione che sono gli uomini di affari e politici ad aver tratto assai piu’ profitto dai cambiamenti che la gente semplice. Tra i nove paesi che sono stati inclusi nella ricerca americana, i meno nostalgici nei confronti dei tempi del comunismo sono i polacchi poiche’ i meno colpiti dall’attuale crisi economica globale: soltanto il 35 percento degli abitanti della Polonia ritengono di vivere oggi peggio che nel 1989. Ma cio’ non significa comunque che i polacchi pensano di vivere generalmente meglio oggi che vent’anni fa. Questo lo pensa il 47 percento, mentre i risultati in altri paesi sono ancora peggiori.
Anche se la ricerca americana intitolata “Due decenni dalla caduta del muro” non ha incluso la Croazia, all’inizio del 2008 un’altra ricerca aveva dimostrato che perfino il 67 percento di croati ritiene di vivere peggio che negli anni ’90 mentre solo il 16,4 percento pensa che l’attuale situazione economica sia migliore di quella nel 1989. Le statistiche pero’ parlano comunque a sfavore di quelli che hanno nostalgia di tempi passati: oggi il maggior numero della popolazione croata vive meglio, hanno uno standard di vita piu’ alto e piu’ soldi da spendere. Il PIL croato oggi e’ aumentato il doppio rispetto a quello degli anni novanta. I salari sono aumentati e la capacita’ di acqusito e’ maggiore se non va considerato il mezzo miglione di persone che negli ultimi vent’anni hanno perso il loro posto di lavoro e non ne hanno trovato uno nuovo.
Sempre secondo le statistiche, scrive Inoslav Besker del quotidiano ‘Jutarnji list’, in venti anni, in Croazia, il numero degli occupati e’ sceso dai due miglioni a un miglione e mezzo, vale a dire che il numero di disoccupati si e’ raddoppiato come anche il numero di pensionati e la pensione e’ diminuita dal 78 percento dello stipendio medio al 40 percento. La ricerca del Centro Pew del 1991 ha dimostrato che il socialismo e’ stato sconfitto non a causa dell’ideologia ma per il desiderio di avere un portafoglio pieno. Agli europei dell’Est lo sviluppo economico e’ piu’ importante dei valori democratici quali le elezioni libere, liberta’ di parola e media nonche’ lo stato di diritto. I valori democratici sono pero’ priorita’ nei paesi sviluppati.
Dopo la caduta del muro di Berlino inizio’ anche il disfacimento dell’ex Jugoslavia che fu gia’ infranta da conflitti internazionali. L’ultimo presidente della Presidenza a rotazione jugoslava, l’istituzione stabilita dopo la morte di Tito, fu l’attuale presidente uscente della Croazia, Stjepan Mesic. Il 9 novembre, insieme all’ambasciatore tedesco di Zagabria ed ex sindaco di Berlino Eberhard Diepgen, il capo dello Stato croato ha inaugurato una parte originale del muro di Berlino che a Zagabria servira’ a ricordare anche ai cittadini croati gli eventi storici di vent’anni fa.
“Il crollo del muro di Berlino e’ stata la fine e l’inizio. La fine del processo del scioglimento del sistema socialista e l’inizio di cambiamenti profondi che hanno avvolto non soltanto la Germania ma anche l’Est Europa e l’Unione Sovietica. Questa vicenda si e’ sentita anche in Croazia” ha detto Mesic sottolineando che era chiaro che il modello che si aveva non era piu’ sostenibile. “Ma non posso non ricordare che il muro nelle teste a Belgrado, con a capo Slobodan Milosevic non era caduto” ha detto Stjepan Mesic e ha sottolineato che Milosevic “sapeva che la Jugoslavia non poteva resistere ma sulle sue rovine ha tentato di creare “la Grande Serbia”. Ha imposto la guerra in cui ci sono state molte vittime, soprattutto dalla parte croata e bosniaca. La guerra e’ finita, ma sono rimasti i muri nelle teste delle persone” ha ammonito Mesic. Nell’intervista alla TV croata di stato, HTV il presidente croato ha affermato che per fortuna esiste la ricetta per abbattere questi muri ancora nelle teste di ciascuni. “Dobbiamo normalizzare la vita in quest’area. Dobbiamo individualizzare la colpevolezza e collaborare in tutti i settori poiche’ questa e’ l’unica via perche’ questa regione possa raggiungere gli standard europei e le condizioni europee per trovarci nel club politico-economico piu’ prestigioso che si chiama Ue”. Eberhard Diepgen, uno dei piu’ famosi sindaci di Berlino, ha detto a Zagabria che il posto della Croazia e’ in Europa unita e per lui una parte del muro di Berlino che ha trovato la sua nuova collocazione a Zagabria rappresenta la memoria di un confine terribile ma anche la speranza che in tutto il mondo i muri possono essere abbattuti con la forza degli uomini.
Il crollo del muro di Berlino per il candidato presidenziale socialdemocratico Ivo Josipovic e’ piu’ di un atto simbolico. Il 1989 fu segnato dalla caduta del sistema repressivo che ha portato vibrazioni positive e grandi speranze.
Sempre in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino, l’analista per i Balcani Vasilis Margaras, del Centro per gli studi politici europei a Bruxelles, per la ‘Deutsche Welle” osserva che nel corso degli anni ’80 ma anche dopo il crollo del muro, si aspettava che i Balcani, soprattutto i paesi dei Balcani occidentali sarebbero stati i primi ad entrare nel processo dell’unificazione dell’Europa. “Si riteneva che l’allora Jugoslavia fosse una societa’ moderna con una struttura molto occidentale”, afferma questo esperto politico per i Balcani e aggiunge che si credeva che proprio l’ex Jugoslavia sarebbe stato tra i primi paesi che avrebbero aderito all’Ue. “Le aspettative furono grandi, ma accadde proprio il contrario. Da una parte si realizzo’ l’allargamento, molti paesi entrarono nell’Ue, ma i Balcani occidentali rimasero fuori da questa storia”.
Secondo Marina Maksimovic, corrispondente da Bruxelles di ‘Deutsche Welle’, piuttosto che andare avanti, in base all’idea che l’ingresso dei Balcani occidentali sarebbe stato relativamente facile, la regione indietreggio’. Inizio’ la guerra poi si e’ arrivati alla crisi e questo si e’ riflettuto sulla struttura, sull’economia, sulla vita delle persone. L’’Ue non si e’ occupata piu’ del processo di eurointegrazione dei Balcani occidentali ma tento’ di stabilire pace e stabilita’. E’ cambiata l’intera mentalita’ del decisionamento politico quando si tratta di questa regione, sostiente la Maksimovic.
Il ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, ha affermato a Berlino che la caduta del muro di Berlino, in quanto un momento storico per l’Europa, per i Balcani occidentali ha rappresentato in effetti un’ occasione persa: “Per molti nei Balcani occidentali, questa giornata rappresenta una occasione persa che ha portato alla grande tragedia. Oggi quando l’Europa si trova nuovamente nel periodo di transformazione, i Balcani sono decisi di non perdere una nuova occasione e di aderire all’Ue appena possibile” ha detto Jeremic.
Secondo Margaras, l’esperto del Centro per gli studi politici europei di Bruxelles, oggi non esiste un “muro” tra i Balcani occidentali e l’Ue ma si tratta soltanto di “regole chiaramente precisate dell’eurointegrazione”. “Muri invisibili” si possono ancora sentire tra i Paesi dell’ex Jugoslavia, ma anche questi vengono pian piano abbattuti. Nel Centro degli studi politici europei affermano che questo si vede, tra l’altro, nel raggiungimento dell’accordo tra Slovenia e Croazia quando si tratta del contenzioso sul confine, nonche’ nel processo pracifico della secessione del Montenegro dalla Serbia. Per quanto riguarda “le due principali sfide per l’Ue nei Balcani occidentali – Serbia e Bosnia Erzegovina – secondo Vasilis Margaras, il trend di europeizzazione in Serbia ha avuto uno slancio mentre in BiH si tenta ancora di raggiungere l’indispensabile consenso.
I Balcani occidentali abbatteranno i loro ‘muri di Berlino’ solo quando tutti i paesi della regione diventeranno membri a pieno titolo dell’Ue e il processo dell’unificazione dell’Europa sara’ completato nello stesso momento storico” ha dichiarato in occasione del festeggiamento dell’anniversario il presidente della Serbia Boris Tadic.
I popoli dei Balcani occidentali si muovevano nel senso contrario della storia: dall’unificazione verso le divisioni e verso la creazione di nuovi stati nazionali, dallo stato di diritto all’illegalita’, dalla pace alla guerra, innalzando nuovi muri e creando un decennio di isolamento” ha detto Tadic all’inizio del concerto al Centro Sava di Belgrado per festeggiare i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Il presidente della Serbia ha rilevato che ai cittadini della Serbia spetta oggi ad abbattere ancora un muro nel vicinissimo futuro che impedisce loro di circolare liberamente e costringe a lunghe ed umilianti attese in fila davanti alle ambascitare straniere per ottenere i visti. Tadic ha aggiunto che l’ingresso nell’Ue e’ l’obiettivo strategico centrale della Serbia.


15 luglio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 11 luglio:

le elezioni del 5 luglio in Bulgaria con un ritratto del sindaco di Sofia, Boyko Borisov, prossimo premier (intervista a Francesco Martino); l'integrazione euro-atlantica dell'Europa sud orientale; la situazione politica in Croazia e Albania; la questione della minoranza dei Ciami dell'Albania; i rapporti tra macedoni e albanesi in Macedonia; la questione dei visti europei per i cittadini dei Paesi ex-jugoslavi; le preoccupazioni della Turchia per la situazione degli Uiguri in Cina.
In apertura il "Giorno del ricordo delle vittime di Srebrenica" che si celebra oggi (intervista a Enisa Bukvic).

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


18 febbraio 2009


PASSAGGIO SPECIALE: L'IMMIGRAZIONE VISTA DALL'ALTRA SPONDA

Lo "Speciale" di Passaggio a Sud Est, approfondimento settimanale sull'Europa sud orientale, andato in onda su Radio Radicale mercoledì 4 febbraio, è dedicato al problema dell'immigrazione di cui molto si parla in questo periodo in Italia, visto però dall'altra parte dell'Adriatico (o se preferite dall'altra parte della barricata) attraverso due questioni particolari: l'emigrazione degli albanesi, arrivati in massa in Italia all'inizio degli anni '90, vista dall'Albania, e il regime dei visti imposto dall'Unione Europea ai paesi dei Balcani occidentali che impedisce a diversi milioni di persone che sono cittadini europei di muoversi liberamente su gran parte del territorio del continente.

Il programma, curato e condotto da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile
sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.

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