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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





26 gennaio 2009


NASCE L'ESERCITO DEL KOSOVO. IN ALBANIA SI LITIGA SUL PASSATO COMUNISTA

Quello che segue è il testo della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 24 gennaio a Radio Radicale. In Kosovo i Corpi di Difesa diventano Forze di Difesa, primo embrione di un futuro esercito del nuovo stato. Scontata l'opposizione dei serbi kosovari e del governo di Belgrado che giudica l'iniziativa illegale e contraria alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Intanto in Albania l'opposizione di centro sinistra attacca il governo per la legge sui crimini del passato regime comunista giudicandola una manovra per mettere a tacere i magistrati scomodi.

Nasce la Kosovo Defense Force
La Forza di Sicurezza del Kosovo [KSF - Kosovo Security Force, n.d.r.] e’ stata ufficialmente istituita e tutto e’ stato realizzato secondo il "Piano Ahtisaari" ed i criteri della NATO e della Costituzione del Kosovo, nel rispetto della multietnicità del nuovo stato balcanico. Questa forza avrà 2500 membri e il 10% di loro apparterrà alla minoranza etnica, mentre ben 1.300 membri del vecchio Corpo di Difesa del Kosovo [Kosovo Defense Corps, n.d.r.], in parte già aderenti all'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), sono stati ammessi di diritto. Gli ex membri dei Corpi di Difesa che non sono stati assunti per diversi motivi anche professionali, hanno protestato nelle strade di Prishtina dichiarando che hanno investito tutto su questo lavoro ed ora si trovano disoccupati senza un motivo giusto. Il comandante degli ex Corpi di Difesa, il generale Sulejman Selimi, un ex comandante dell'UCK ed attuale comandante della KSF si è fin da subito detto addolorato del fatto che centinaia di ex membri dei Corpi rimangono fuori dalla KSF, in quanto non idonei rispetto ai criteri di unione alla nuova forza di sicurezza. Tuttavia, ben 1.300 membri del vecchio corpo sono stati ammessi di diritto alla nuova KSF, mentre altri 2.000 membri verranno invece reclutati nella società e del processo di reclutamento si occuperanno anche le forze della KFOR [il contingente multinazionale NATO, n,d.r.]. Il periodo del reclutamento è iniziato il 21 gennaio e si concluderà il 14 febbraio. Tuttavia, nonostante tutte le promesse della multietnicità della KSF i rappresentanti dei serbi del Kosovo non vedono questa forza come un’istituzione nella quale potersi integrare nel futuro.
La Forza di Sicurezza del Kosovo, secondo la legge redatta ai sensi dei progetti del Piano Ahtisaari sarà costruita e fondata sui parametri della NATO, ovvero tutti i cittadini del Kosovo, senza differenza di nazionalità, religione e sesso, avranno il diritto di partecipare per poter diventare parte di questa forza di sicurezza. Gli interessati che competeranno per il ruolo di ufficiali, dovranno avere tra i 25 ed i 30 anni ed essere laureati, mentre quelli di altri gradi, dovranno avere tra i 18 ed i 30 anni ed aver concluso la scuola superiore. Il processo di scelta dei membri verrà suddiviso in cinque fasi; gli interessati devono consegnare la documentazione entro il 14 febbraio, giorno in cui inizierà anche il processo di reclutamento. La KSF sarà costituita da 2.500 membri attivi e 800 riservisti. La bandiera della Forza di Sicurezza del Kosovo è stata alzata ieri sull’edificio che fino a pochi giorni prima ospitava il comando del Copro di Difesa del Kosovo davanti al quale hanno protestato anche gli ex membri. A partire dal martedì 20 gennaio 2009 la KSF ha cominciato ufficialmente la propria missione tramite una cerimonia simbolica nella quale i corpi si sono allineati dinanzi all’edificio, realizzando una parata davanti al comandante della nuova formazione.
La missione della KSF sarà quella di partecipare alle operazioni anti-crisi in Kosovo fuori dal territorio del Kosovo, oltre ad operazioni di difesa civile e aiuto alle autorità locali nell’eventualità di catastrofi naturali o altre emergenze. Il comandante Selimi ha annunciato che la Forza opererà in totale collaborazione con le altre istituzioni del Kosovo e con gli amici internazionali aggiungendo che per settembre del 2009 avrà costruito le iniziali capacità operative, mentre il completo funzionamento è previsto fra alcuni anni. 

Albania: le polemiche sulla nuova legge sui crimini comunisti
Il premier albanese Sali Berisha, ha presentato, nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri, come molto spesso accade in diretta televisiva, il progetto di legge per la creazione dell’Istituto di studi sui crimini e le conseguenze del sistema comunista in Albania. Berisha ha definito l’iniziativa come uno sforzo per ricordare e mai dimenticare il passato violento e pieno di sofferenze e dolore causato agli albanesi dall’allora regime comunista, aggiungendo che il sistema comunista in Albania era il sistema più repressivo, opprimente e violento di tutta l’Europa ex comunista. Oltre all’approvazione della legge per l’apertura dei dossier degli ex collaboratori dei servizi segreti, la creazione dell’Istituto è un ulteriore passo intrapreso dal governo albanese allo scopo di far luce su un periodo buio della storia nazionale. Invece, secondo l’opposizione di centro sinistra, con a capo il Partito socialista guidato dal sindaco di Tirana, Edi Rama, tutta questa iniziativa politica del premier e della sua maggioranza e’ stata intrapresa per attaccare il gruppo di magistrati che stanno indagando sulla terribile esplosione, avvenuta alcuni mesi fa, in un deposito di armi e munizioni a Gerdec, non lontano da Tirana e dall'aeroporto internazionale "Madre Teresa".
L’opposizione ha acusato Berisha di essere coinvolto direttamente nell’accaduto ed in effetti, bisogna dire che Zamir Shtylla, il capo gruppo dei procuratori sul caso di Gerdec nella procura generale della repubblica , subito dopo l’aprovazione della legge ha dovuto dare le dimissioni ed e’ stato trasferito come semplice procuratore in una piccola località. Però, secondo il premier, nel realizzare questa iniziativa la maggioranza di centro destra non ha scelto né la vendetta, perché secondo lui non sarebbe altro che rinnovare quanto è già accaduto in passato, ne’ la la giustizia che hanno scelto diversi altri Paesi ex comunisti. “Noi, come con la legge dei dossier e con tutte le altre leggi e decisioni che verranno prese, abbiamo scelto una temporanea limitazione, per un gruppo limitato di persone, dei loro diritti. Abbiamo optato per un grande sforzo, volto a ricordare e non dimenticare” - ha detto Berisha nella riunione del Consiglio dei Ministri.
Questo nuovo Istituto dovrebbe studiare e valutare obiettivamente il periodo del regime comunista, identificare gli atti legali e non legali, segreti e non segreti, preparati o approvati da tutte le istituzioni, organi e autorità statali che hanno operato come basi dell’organizzazione, nonché del funzionamento di tutto l’apparato del sistema comunista. Dovrebbe inoltre raccogliere dati, documenti e testimonianze utili a far luce sulle attività degli organi e delle strutture della sicurezza dello stato, delle forme di persecuzione e di resistenza attuate, ed anche di tutte le attività che hanno portato alla violazione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo, certo negli anni del regime comunista. Individuare le persone che facevano parte degli organi delle autorità decisionali, responsabili della propaganda comunista, degli atti amministrativi e delle sentenze che hanno portato direttamente o indirettamente ad azioni repressive nella vita sociale e culturale. Infine, catalogare e pubblicare testimonianze e memorie dei condannati politici, sulle carceri e sui campi di internamento, elaborando in forma elettronica di tutta la documentazione sui crimini del comunismo in Albania, pubblicare e distribuire i materiali, organizzare esposizioni, seminari, conferenze e dibattiti relativi ai crimini del comunismo ed alle sue conseguenze in Albania.


21 dicembre 2008


NOTIZIE DALL'ALBANIA

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di sabato 20 dicembre di "Passaggio a Sud Est", il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale in onda il sabato alle 22,30.

Il passato comunista divide governo e opposizione
Un progetto di legge sull'apertura dei dossier del regime comunista albanese che dovrebbe impedire di coprire incarichi istituzionali e pubblici a tutti coloro che durante il passato regime comunista abbiano avuto ricoperto funzioni politiche o abbiano fatto parte dei servizi segreti dell'epoca, ha fatto ancora una volta confusione alla politica di Tirana.
Il provvedimento, presentato dalla maggioranza del premier, Sali Berisha, e' stato contestato dall'opposizione di sinistra che ha abbandonato l'aula del parlamento in segno di protesta. Mentre la votazione era prevista dopo mezzanotte all’improvviso è stata comunque rinviata per la prossima settimana, e secondo alcuni opinionisti, poiché gli internazionali presenti a Tirana sono intervenuti. In effetti, il progetto di legge prevede la costituzione di un apposito istituto con il compito di controllare il passato di tutti i funzionari pubblici cominciando dal presidente della repubblica ai ministri, parlamentari, sindaci fino ai magistrati. Di certo che non sono previsti processi penali, ma solo il divieto a ricoprire alti incarichi pubblici e politici, a chi sia stato complice dei servizi segreti o membro della cupola comunista.
Secondo l’opposizione questa azione politica è stata intrapresa per portare fuori dell’ufficio dei magistrati quali stanno lavorando su dei casi in cui sono coinvolti ministri del governo di centro-destra dello stesso premier Sali Berisha. Invece, secondo la maggioranza l'opposizione è ostaggio del suo passato comunista, ma a questo progetto di legge si è opposto anche il governo degli Stati Uniti d’America, che in un comunicato ufficiale ha parlato di seri problemi costituzionali del provvedimento ed ha proposto una revisione del progetto di legge con l'assistenza di esperti internazionali.
Dopo la dichiarazione ufficiale dell'ambasciatore americano in Albania, anche il rappresentante OSCE a Tirana, Robert Bosch, ha avvertito la maggioranza di Governo, e lo stesso Premier Berisha, dichiarando che il progetto di legge sulla "pulizia dei collaboratori dei servizi", viola diversi articoli della Costituzione. Bosch inoltre ha affermato che il Governo di Tirana non ha consultato l'OSCE/ODHIR su tale argomento, nonostante che questi istituzioni hanno degli organi specializzati su tale materia. Bosch ha così sostenuto la posizione dell'Ambasciata americana, secondo cui la legge deve essere sottoposta ad un'ampia discussione prima che venga approvata. Ad una simile posizioni si e allineato subito dopo anche il presidente del Partito Socialista, Edi Rama, che sostenendo le posizioni prese dagli internazionali ha chiesto un ampio consenso di tutti i partiti politici prima della votazione nel parlamento.
In effetti, nel fare una retrospettiva relativa a questo processo dobbiamo informare che i socialisti, da parte loro prima avevano chiesto che fosse redatta una relazione di accompagnamento al progetto, facendo appello al Governo di non affrettare la sua approvazione senza aver prima un parere specializzato delle istituzioni internazionali.
Un certo consenso tra le parti c’è stato poiché la Commissione parlamentare delle leggi aveva deciso che il processo di verifica delle figure degli alti dirigenti del sistema comunista, escluda gli ex segretari del partito sulle regioni e gli ex ministri del regime. Secondo i mass media questo significa che l'attuale presidente del Partito Social-Democratico, Skender Gjinushi, allora ministro dell’Educazione e il segretario del Partito Socialista, Gramoz Ruci, allora ministro degli Interni ed anche l'attuale presidente del Partito Democratico, cioè lo stesso premier Sali Berisha, allora segretario dell’organizzazione del partito nel sistema della sanità, non saranno inquisiti, ma verranno esclusi dalle prossime elezioni parlamentari.
Questo progetto di legge definisce anche che “l’attività dell’Autorità in merito a questa legge, proseguirà fino al 31 dicembre 2014”, mentre prevede anche che il Parlamento, entro un mese dall’approvazione della legge, approverà anche il regolamento del suo funzionamento.
C’è da vedere però se questo progetto di legge sarà approvato senza emendamenti proposti dall’opposizioni e senza l'assistenza degli internazionali la prossima settimana per cui nelle tantissime radio e televisioni dell’Albania questo dibatitto è molto forte. 

Un treno Serbo in territorio kosovaro
Un treno proveniente da Belgrado è giunto a Zvecan, un comune abitato in maggioranza da serbi nel nord del Kosovo, violando per 38 chilometri il confine utilizzando la linea ferroviaria all'interno dello stato kosovaro, senza informare nè le autorità nazionali kosovare nè quelle internazionali.
Il portavoce dell'Unmik, Aleksander Ivanko, ha dichiarato ai mass media che Belgrado non ha chiesto il permesso della missione Onu per l’entrata del treno in Kosovo e che su tale questione, Belgrado non ha parlato con l'Unmik, e per questo Ivanko ha espresso profondo disappunto.
Il portavoce Unmik ha ricordato che le istituzioni del Kosovo non hanno specifiche competenze sui trasporti nel Nord del Kosovo, al contrario dell'Unmik che ne detiene le specifiche responsabilità. Dobbiamo anche dire che nel passaggio delle competenze sull’esercizio delle proprie autorità dalla Unmik alla missione civile europea Eulex, non sono stati ancora chiariti i rispettivi compiti sul trasporto ferroviario nel Kosovo del Nord. Inoltre, non sono ancora iniziate le trattative tra Belgrado e Pristina, relativamente alla questione dei trasporti nelle modalità proposte dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, allo scopo di semplificare la circolazione delle persone e della merce su entrambi i Paesi. Per cui non esiste alcun accordo che permetta il libero ingresso in Kosovo dei treni provenienti dalla Serbia, tale che l'Unmik rappresenta ancora la diretta responsabile del coordinamento dei trasporti, come e’ stato confermato anche dallo stesso capo della Missione europea, Yves de Kermabon per i mass media.
La reazione di Pristina si è fatta viva attraverso il ministero del Trasporto, delle Poste e Telecomunicazioni che ha dichiarato che l’ingresso del treno serbo in Kosovo, senza alcun accordo preliminare fra i due Paesi, viola la sovranità del Kosovo. Il ministro, Fatmir Limaj, ha dichiarato che con la legge sulle ferrovie del Kosovo e con tutte le leggi in vigore in questo come in ogni altro Paese, per la circolazione dei treni o di qualche altro operatore, occorre un permesso specifico. Il Ministro Limaj ha inoltre aggiunto che chiederà alle autorità della Eulex e al ministero degli Interni kosovaro di non permettere altri simili episodi di ingresso di treni provenienti dalla Serbia senza prima aver ottenuto il permesso delle autorità kosovare.
Da parte di Belgrado si e fatto sentire il segretario di Stato per il Kosovo del governo serbo, Oliver Ivanovic che, alla BBC ha dichiarato che non esiste alcun ostacolo legale che possa fermare la circolazione dei treni dalla Serbia nel territorio del Kosovo. Secondo Ivanovic gli albanesi del Kosovo hanno dichiarato un’indipendenza che la Serbia non riconosce, aggiungendo poi che dunque il Kosovo è parte del territorio serbo secondo la costituzione serba. Ivanovic ha concluso dichiarando che le ferrovie dell'Unmik hanno preso accordi con le ferrovie della Serbia, perciò dal punto di vista legale questo implica la possibilità di copertura dei trasporti.

Venti indipendentisti nell'Epiro del Nord
Secondo i mass media delle associazioni greche che appoggiano l'indipendenza dell'Epiro del Nord, un territorio situato nel sud dell’Albania, hanno organizzato una riunione presso l’Hotel Park di Atene. Tale conferenza ha visto anche la partecipazione dell’organizzazione Omonia con sede in Albania, e dunque anche del suo rappresentante Vasil Bollano, nonchè i deputati del Parlamento greco Mihalis Pandulas (PASOK) all’opposizione, Jorgo Trandafilidhi (Nuova Democrazia) al potere e Thanasasis Plevris (LAOS) un partito Greco ultra nazionalista. A questa conferenza sono stati discussi sei punti fondamentali quali hanno composto uno memorandum diretto alla Commissione per la Difesa e le questioni interne del Parlamento greco.
Secondo i mass media in questo memorandum, viene stabilito che l’organizzazione Omonia appoggerà l’integrazione dell’Albania nell’Europa, e così la sottoscrizione dell’ASA da parte della Grecia, qualora vengano rispettato delle condizioni loro al confronto del Governo di Tirana. Secondo quanto riportato dai mass media, tra le condizioni principali figura il riconoscimento dell’autonomia del Vorio-Epirio, con “l’estensione legale delle possibilità di esercitare una reale politica locale autonoma". Tra le richieste della minoranza greca in Albania, viene evidenziato anche la restituzione delle proprietà da parte dello stato albanese ai greci e l’ufficializzazione della lingua greca in Albania, cose che non rappresentano per niente situazioni problematiche in Albania. Il memorandum diretto ad Atene, richiede anche che l’Albania riconosca come zona della minoranza greca quasi tutta la regione meridionale del Paese, che secondo l’organizzazione Omonia era abitato “più di 3000 anni fa” dai greci.
Il sindaco di Himara, Vasil Bollano, da parte sua, ha dichiarato per i mass media albanesi che il memorandum inviato pochi giorni fa agli alti ufficiali del paese vicino, non ostacolerà il Parlamento greco nella firma per la ratifica dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Albania. E per quanto riguarda invece l’autonomia del Vorio-Epirio, Bollano ha smentito che la Omonia abbia avanzato questa richiesta ne memorandum, dicendo che si tratta di una forma di speculazione inventata allo scopo di destabilizzare i rapporti fra i due Pesi. Ma, dai mass media locali e regionali tramite interviste realizzate ai deputati greci presenti nella conferenza, è stato confermato il contrario della smentita da parte di Bollano.
Da subito differenti deputati albanesi sia della maggioranza che dell’opposizione hanno chiesto alle autorità albanesi di intraprendere atti legali contro il sindaco di Himara, Vasil Bollano, che secondo loro ha violato la legge albanese in modo continuo e deve quindi essere sanzionato.


25 novembre 2008


BALCANI: NOTIZIE DA ALBANIA E MACEDONIA

La nuova legge elettorale albanese, frutto di un accordo tra i duie partiti maggiori (Partito Democratico, di centro-destra, e Partito Socialista) a scapito delle formazioni minori e l'iniziativa della Macedonia che ha deciso di citare in giudizio la Grecia di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia, sono i due temi della corrispondenza di Artur Nura per la puntata del 22 novembre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale.

ALBANIA: LA NUOVA LEGGE ELETTORALE
Nella puntata di sabato 15 novembre Passaggio a Sud Est ha parlato dello sciopero della fame di dieci deputati albanesi, principlamente di piccoli partiti dell’opposizione, contro la riforma della legge elettorale. L'iniziativa nonviolenta è stata interrotta quando si è capito che i due partiti piu grandi, il PD ed il PS, erano decisi ad approvare la nuova normativa. Qui di seguito il punto della situazione.

Il prossimo anno Albania andra’ a votare secondo un nuovo sistema elettorale. Il Parlamento Albanese, ha infatti approvato con 112 voti a favore, uno contrario, Il presdiente del Partito Alleanza Democratica e quattro astenuti del Partito della Minoranza greca in Albania, la nuova riforma elettorale, questo dopo un’intensa battaglia portata avanti con dibattiti e discussioni in merito ai cambiamenti della nuova legge elettorale. In piu, ponendo così una fine alla lunga odissea che questo processo ha creato durante tutti questi anni nel Paese, nel processo della votazione non hanno preso parte i deputati del Movimento Socialista per l’Integrazione (MSI), del Partito Socialista ’91 e del Partito Democristiano (PDK), promotori dello sciopero della fame durata  per circa otto giorni e cominciato proprio per esprimere la propria protesta.
I deputati dello sciopero della fame invece di partecipare alla votazione, facendo sentire il propria voce di protesta, hanno preferito rimanere proprio fuori del parlamento, dimostrando in questo modo che il loro gesto non è valso a nulla, loro si sono conggiunti ai protestati fuori del parlamento continuando con altri intreventi a miglia dei loro militanti. Secondo alcuni diversi opinionisti la decisione di interrompere lo sciopero sia stata dettata dalle pressioni dei diplomatici internazionali, contrari secondo loro - sin dall’inizio alle critiche dei partiti minori, pero i dirigenti di questi partiti si sono detti che d’ora in poi loro si rivolgerano ai loro sostenitori tramite proteste pacifiche sulle strade delle citta diversi. In effeti, pocco prima della votazione per la nuova legge elettorale in Albania, si è tenuto un incontro tra l’Ambasciatore americano a Tirana, John L. Withers – che di recente si fa vedere nei momenti salienti della politica del Paese - ed i due capi dei gruppi parlamentari, Astrit Patozi (Partito Democratico), Valentina Leskaj (Partito Socialista) e l’ex primo Ministro, Ylli Bufi.
Subito dopo l'incontro è stato ufficialmente comunicato dal Parlamento che John Withers ha discusso dei rapporti della nuova politica albanese con il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, mentre non è stato toccato il tema della riforma elettorale. Una cosa questa difficile da credere, in un momento così decisivo per la politica albanese, quale appunto l’approvazione di una legge che cambierà il voto della politica albanese, pero prima lo stesso Ambasciatore Usa promovendo un Libro sul nuovo Presidente degli USA Barak Obama ha suggerito di trovare la soluzione della crisi proprio seguendo l’esperienza Americanda di Barak Obama. In parole concrete questo significava di dare spazio e democrazia ai rappresentanti delle minoranze qualita principale dell’Afro Americano Barak Obama, pero alla fine anche questo intervento non ha portato niente di nuovo.
Alla fine i deputati partecipanti allo sciopero della fame hanno anticipato un altra protesta massiva al centro del capitale Tirana il mercoledi prossimo quale secondo loro avra’ delle misure mai ottenuto da i due partiti piu grandi come Il PD e il PS. Molto probabilmente tutti questi partiti fonderano la terza coalizione preelettorale per cercare ad ottnere il possibile. Tale possibilta trova le ragioni anche all’elemento di grande novità è tuttavia la previsione di una soglia di sbarramento "qualitativa" che darà accesso al Parlamento ai soli partiti che avranno ottenuto almeno il 3% dei voti se candidati con una propria lista, oppure il 5% se inseriti all’interno di una coalizione.

MACEDONIA: SKOPJE CITA IN GIUDIZIO ATENE
Il Ministero degli Esteri, Antonio Milososki, ha reso noto che il governo macedone ha presentato la richiesta di un procedimento dsavanti alla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite contro la Grecia a causa del veto posto da Atene all’adesione della Macedonia alla Nato. Skopje chiede che la Grecia rispetti i suoi obblighi previsti dall'accordo del 13 settembre del 1995 vincolante per entrambi i Paesi.

Antonio Milososki ha ricordato che, in concordanza con l'articolo 11 par. 1 dell'Accordo, la Grecia è obbligata di non opporsi con il proprio veto alla richiesta di adesione della Macedonia alla NATO, come è invece accaduto in occasione del Summit di Bucarest dell'aprile di quest'anno.
Secondo Milososki, la Grecia ha violato in flagranza le sue obbligazioni, ponendosi in maniera negativa nei confronti del diritto internazionale che regola i rapporti bilaterali ed e’ che, per questo motivo che e’ stato chiesto alla Corte delle Nazioni Unite di accertare la violazione in questione, e di imporre i passi necessari alla fine di rispettare i suoi obblighi, e dunque secondo la parte macedone interrompere ogni atteggiamento ostile, diretto o indiretto. Secondo il Ministro degli esteri della Macedonia il governo ha riflettuto con molta attenzione prima di aprire il caso, ma non trovando altro modo per rendere giustizia e difendere i nostri diritti hanno dovutro reagire a tal modo agressivo. Speriamo che questo passo invoglierà la Grecia ad armonizzare i suoi procedimenti e i suoi obblighi giuridici internazionali, nonché i nostri Paesi a raggiungere una soluzione per le questioni irrisolte, nel respiro della buona vicinanza e della collaborazione come previsto dall`Accordo temporaneo", ha dichiarato Milososki per i mass media.
Secondo fonti del governo macedone a Skopje c’è ottimismo sul fatto che il Tribunale Internazionale di Giustizia si pronunci in maniera favorevole per risolvere la controversia giuridica. Loro si fanno pronunciare fiduciosi dell’imparzialità e della correttezza di un’Istituzione che rappresenta il diritto internazionale. Non chiediamo alla Corte di esaminare delle questioni politiche, considerando che la controversia sul nome non è una materia del Trattato in oggetto – ha dichiarato Milososki aggiungendo che vogliamo sottolineare che la nostra attività diplomatica rimane ferma sugli aspetti dell'Accordo temporaneo e sul processo di negoziazione con la Grecia.
Pero a Skopje il Presidente della ExReppublica Jugoslavba della Macedonia Branko Cernervkovski, prima componte dei partiti poltici macedoni attualmente in opposizione, ha considerato questo passo del Governo macedone come sbagliato quale secondo lui potra diventare bun bumerang per la Macedonia. Ed in piu come si capisce facilmente la reazione di Atene non è tardata ad arrivare, e così la Grecia ha risposto con la medesima accusa, affermando che è stata Skopje a violare per prima l’Accordo tra i due paesi.
Secondo il Ministero degli Esteri greco, la mossa del Governo macedone fa parte della tattica preferita del Premier Gruevski, di scaricare su Atene ogni responsabilità, come pure il fallimento dell’ultimo incontro con l’inviato speciale ONU. Skopje nasconde che la stessa Ex Repubblica Jugoslava della Macedonia ha violato per prima, su due piedi, una serie di obbligazioni fondamentali previsti da quell'Accordo, nonché il principio fondamentale dei rapporti di buona vicinanza - ha dichiarato il Ministero della Grecia tramite una nota ufficiale. Secondo la parte greca con questo atto, il Governo macedone testimonia ancora una volta che non è interessata ad una rapida soluzione della questione del nome, come previsto nella risoluzione 845 del Consiglio di Sicurezza dell`ONU nel 1993.
Intanto Atene considera che la Grecia, al di là degli sviluppi del processo presso la Corte di Giustizia, resterà impegnata sul fronte delle negoziazioni regolamentate dall’ONU. Pero i mass media greci, hanno attaccato Skopje affermando che tale decisione è solo un modo per deviare l'attenzione dell`opinione pubblica internazionale dalla questione del nome, a quella dell'adesione alla NATO, fermo restando che "il rifiuto dell'adesione non è stato decido dal veto greco, ma dalla comune posizione degli alleati dell’Alleanza Atlantica". Dall’altra parte secondo diversi altri opinionisti greci, il veto all'adesione della Repubblica di Macedonia alla NATO, effettivamente, costituisce una violazione dell'articolo 11 dell'Accordo, e che Skopje aveva avvertito la Grecia che, in caso di un tentativo di ostruzionismo, avrebbe chiesto l’abrogazione dell’Accordo bilaterale. In realtà, l’abrogazione non è avvenuta, per evitare eventuali ritorsioni sugli investimenti greci in territorio macedone, preferendo una strada meno pericolosa, come quella di rivolgersi al Tribunale Internazionale dell’ONU.


17 novembre 2008


NOTIZIE DA KOSOVO E ALBANIA

Il nulla di fatto all'Onu sul Kosovo, lo scontro parlamentare in Albania sulla riforma della legge elettorale e la situazione economica albanese con i dissidi tra governo e FMI sono i temi della corrispondenza di Artur Nura per la puntata del 15 novembre di Passaggio a Sud Est il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale. Qui di seguito il testo della corrispondenza.


KOSOVO: NULLA DI FATTO ALL'ONU SU UNMIK
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha rinviato il dibattito sul Kosovo, e dunque sulla riconfigurazione della missione internazionale dell’UNMIK e il dispiegamento della missione Europea, Eulex. In effetti, all’ordine del giorno era stato inserito l’esame del rapporto presentato dal Segretario Generale, Ban Ki-Moon, che prevede una rimodulazione dei poteri delle missioni internazionali, e una parziale ripartizione delle competenze tra il Governo di Pristina e l’Eulex, in sostituzione della UNMIK. In particolare il Segretario Generale Ban Ki-Moon ha proposto una suddivisione delle competenze per le forze dell’ordine, le autorità doganali e il sistema giudiziario, materie che passeranno temporaneamente alla missione EULEX, sostituendo la UNMIK.
All’indomani dell’attesa riunione fino al giorno d’oggi, sono state intavolate delle lunghe trattative tra i rappresentanti dell'UE, degli Stati Uniti ed il Governo di Pristina, rappresentato da Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci, secondo i quali questo e’ venuto dopo essere prima d’accordo con Belgrado e senza il loro consenso. Infatti sono visti diversi intensi giorni di discussione fra i leader kosovari e i rappresentanti della Comunità Internazionale, e Pristina rifiuta ancora i sei punti del progetto-accordo raggiunto tra ONU, UE e Belgrado per il dislocamento dell'EULEX, in quanto a suo parere il documento minaccia la sovranità e l'integrità costituzionale.
Tali dichiarazioni da parte di Sejdiu e Thaci arrivano dopo intensi colloqui con i rappresentanti internazionali nel Paese, anzitutto con i diplomatici occidentali accreditati in Kosovo e loro hanno fatto sapere che sono in favore del dialogo quale dovrebbe contribuire all'estensione della missione Eulex, nel rispetto del piano di Ahtisaari, della Costituzione del Kosovo e delle sue leggi. Sejdiu e Thaci hanno rilevato che il documento in sei punti proposto dalle Nazione Unite, non e' accettabile per il Kosovo visto che secondo loro nessuno ha il diritto di decidere per il Kosovo oltre le responsabili istituzioni nazionali.
Il capo della diplomazia dell'Ue, Javier Solana, aveva dichiarato che sperava che il negoziato tra serbi, kosovari e l'Onu sul dispiegamento della missione europea di polizia in Kosovo (denominata Eulex) sfoci in un accordo. "Noi continuiamo a negoziare e spero che prima della fine della settimana saremo pronti per avviare la missione", ha dichiarato Solana al termine della riunione dei ministri europei degli Affari esteri svoltasi a Bruxelles, pero la fine settimana in cui stiamo registrando non ha portato la notizia voluta da Lui. Questo poiche il Governo di Prishtina teme la conferma dello “status quo”, lungo e la fomalizzazione della divisione di fatto del Kosovo da parte degli Serbi e Belgrado! Per concludere dobbiamo affermare che se quanto detto succeda, cioe una spartizione del Kosovo di certo che “la fattura” la dovrebbe pagare non soltanto il Kosovo, ma forse tutti i Balcani cominciando dalla Macedonia e Bosnia.

ALBANIA: SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE
Come abbiamo informato anche prima nelle scorse corrispodenze uno sciopero della fame si sta sviluppando nell'aula del Parlamento da dieci deputati Albanesi, di due formazioni politiche albanesi di destra e sinistra qualli protestano contro la riforma elettorale che esclude la presenza dei loro rappresentanti dalle Commissioni elettorali. ''Noi non ci muoviamo da qui, fino a che questa situazione non cambiera'', ha affermato per i mass media l'ex premier Ilir Meta, attualmente a capo del Movimento socialista per l'Integrazione quale e’ la seconda formazione della sinistra albanese schierata all'opposizione. Alcune centinaia di suoi sostenitori si sono riuniti di fronte alla sede del Parlamento in modo giornagliero per sostenere i deputati e allo sciopero hanno aderito anche i democristiani, fino a pochi mesi fa membri della coalizione di governo di destra: ''E' un attentato alla democrazia ed al voto libero'', ha dichiarato Nard Ndoka, presidente del partito ed ex ministro di Berisha, ora schierato apertamente contro il premier in carica.
Secondo i deputati in sciopero, il consenso fra i democratici del premier Berisha ed i socialisti guidati dall'attuale sindaco di Tirana Edi Rama, e' frutto di mercanzie politiche e compromessi pericolosi per il futuro della democrazia. In effetti, il disegno della riforma elettorale redatto dalle due piu' grandi formazioni, lascia praticamente i partiti piccoli fuori da tutto il processo di amministrazione del voto. Ma, mentre il nuovo sistema elettorale, il proporzionale regionale, approvato nei mesi scorsi, sempre con l'avallo di democratici e socialisti, potrebbe creare in Albania una forma di bipolarismo qualle potrebbe escludere dalla scena politica gran parte delle piccole formazioni politiche. Principalmente questi deputati si ribellano contro la nuova normativa del Codice Elettorale anche poiche limita la possibilità di registrare i partiti non parlamentari, e così la lista dei suoi candidati, richiedendo alla presentazione presso la KQZ delle firme di 10 mila elettori, raccolte su tutto il territorio nazionale.
Il Presidente del Parlamento ha indetto la riunione della Conferenza dei Capi dei Gruppi Parlamentari ed ha chiesto loro di continuare la riforma, dando l’ordine di spostare gli 11 deputati riuniti al centro all’Aula del Parlamento. In effetti e la Commissione degli Esperti per la Reforma Ellettorale ha aprovato formalmente il Codice secondo le richieste dei due partiti grandi e la Conferenza dei capi dei gruppi Parlamentari ha deciso infine a chiedere ai 10 deputati di farsi carico della propria responsabilità politica. Resta il fatto, però, che i 10 deputati non hanno voluto d’uscire dall’Aula in cui hanno scelto di attuare la propria protesta e loro stanno per il settimo giorno continuando a diggiuniare in aula del Parlamento.
Il Presidente del Parlamento, Jozefina Topalli, ha dovuto visitarle e chiedere dalle autorita sanitari di essere piu attenti al confronto loro dando cosi speranza all’aprire del dialogo. Pero il Premier Sali Berisha ha chichiarato che sa rappresentate della maggioranza governativa il suo primo interlocutore dell’opposizione sarebbe Edi Rama ed il suo partito Socialista quale ancora non si e’ pronunciato in prima persona. Secondo Ilir Meta, capo del Movimento Socialista per l'Integrazione nonchè uno degli iniziatori dello sciopero, questo sacrificio è un dovere eccezionale per la difesa del voto libero. Pero alla fine dei conti non si sa ancora quando questo gruppo di deputati "ribelli" deciderà di interrompere la protesta per continuare i lavori del Parlamento, e dunque se l’aula sarà sgomberato fino alla prossima settimana in cui il Codice Elettorale dovra essere formalmente approvato dagli altri deputati Albanesi...

SITUAZIONE ECONOMICA: DIFFICILI RAPPORTI TRA GOVERNO E FMI
A parlare della situazione economica dell’Albania dobbiamo affermare che secondo gli esperti del campo la modifica delle previsioni di crescita dell’economia albanese e l’accesso ai canali di credito per gli investimenti all’interno del Paese, si sono stati gli elementi chiave di un dibattito tra la rappresentanza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) in Albania e il Ministro delle Finanze, Ridvan Bode. In effetti, i rapporti fra il Governo Albanese e il Fondo Monetario si sono stati di recente tesi e non accennano a retrocedere e questo succede a solo tre mesi dalla scadenza dell’ulitmo mandato della missione internazionale finanziaria in Albania.
L’aumento dei salari e delle pensioni, il peggioramento del deficito di bilancio e delle entrate erariali nel corso del 2008 sono divenute le questioni più dibattute all’interno del Governo, pero alla fine sembra che le parti hanno raggiunto un certo accordo.  Il Consiglio dei Ministri da tempo afferma che la situazione economica non è così pessimistica e che prospetta una crescita economica almeno pari al 10%, ma secondo l’Istituto Nazionale delle Statistiche, Albania prospetta soltanto una crescita di 6%. In piu secondo FMI in Albania gli effetti della crisi globale potranno sentirsi in Albania nella riduzione del livello delle esportazioni, delle rimesse dall’estero e sui trasferimenti dei pagamenti, ma anche sui capitali investiti nella misura in cui gli investitori potranno rivalutare il rischio economico.
Il FMI ha consigliato che il Governo in tale situazione dovrebbe prendere delle decisioni che vadano a rinforzare le fondamenta economiche, nonché tramite politiche fiscali più restrittive, mantenendo elevata una ripartizione delle risorse all’interno dei settori maggiormente strategici per il Paese. Il Governo, tuttavia, non intende accettare in alcun modo tale previsione, e rilancia con uno studio del Ministero delle Finanze che stima una crescita economica per il 2009 pari al 6,3%, e negli anni successivi di oltre il 7%. Il Ministero delle Finanze spiega inoltre che il rapporto prende in considerazione tutte le conseguenze che possono eventualmente derivare dalla crisi finanziaria, prevedendo un fondo di 15 miliardi di lek, oltre ad altri 6 miliardi di lek per gli investimenti.
In tale caso occorre inoltre affermare che il 2008 è l'ultimo anno di permanenza del FMI in Albania e dopo il gennaio 2009, le parti dovranno rivedere le condizioni dell'accordo, mentre si dovrà decidere se continuare o meno un rapporto di collaborazione. "L’Albania è membro del FMI da oltre 15 anni, e il Governo albanese continuerà la collaborazione con questa istituzione grazie ad un accordo adeguato al futuro" ha dichiarato il Ministro Bode.


10 novembre 2008


"RADIO TIRANA": NOTIZIE DA ALBANIA E MACEDONIA

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura andata in onda nella puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale sabato 8 novembre.
La prima parte è dedicata alla situazione politica in Albania. Tra otto/nove mesi l'Albania andrà alle urne per elezioni generali che dovranno rinnovare il Parlamento e di conseguenza indicare il nuovo governo. In vista di quella scadenza il mondo politico albanese è già in fermento. Nel pieno di un duro scontro tra il premier Sali Berisha ed il procuratore generale Ina Rama, che rischia di trasformarsi in una crisi istituzionale piuttosto seria, le varie formazioni politiche hanno cominciato i contatti e i movimenti per studiare accordi e alleanze in vista della scadenza elettorale. Sullo sfondo la nuove legge elettorale frutto di un accordo tra il Partito democratico, che guida la coalizione di centro-destra al governo, e il Partito socialista, prima forza dell'opposizione, che se fosse approvata dal Parlamento penalizzerebbe fortemente le formazioni minori che si vedrebbero costrette a coalizzarsi o a confluire nei due partiti maggiori per non rischiare la sparizione.
La seconda parte, invece, è dedicata alla Macedonia e alla questione del nome della repubblica ex jugoslava. La Grecia si oppone in tutte le sedi internazionali all'uso del nome Macedonia, che corrisponde a quello della sua regione settentrionale, temendo pretese territoriali da parte di Skopje. Il documento approvato dal parlamento macedone chiede di fissare un limite di tempo entro il quale dovrà essere formulata una proposta unitaria delle forze politiche macedoni. Il parlamento di Skopje ha voluto far capire ai greci che le rivendicazioni culturali e storiche devono valere anche per i macedoni.

Dall'Albania
La scena politica albanese sta attraversando un momento particolare nella quale e’ successo che il premier Sali Berisha e il da poco nominato vice premier, Genc Pollo, dopo una separazione che è durata più di nove anni, hanno finalmente deciso di tornare uniti nel Partito democratico. Berisha e Pollo avevano rotto nel 1999, quando Pollo ha abbandonato il Partito Democratico per fondare un piccolo partito denominato Nuovo Partito Democratico dei Riformatori. Per anni, questi due partiti, con rispettivamente a capo Sali Berisha e Genc Pollo si sono combattuti tra di loro, e durante l'ultimo scontro , negli anni 2002-2004, Pollo ha cercato di fare coalizione con il Governo socialista di Fatos Nano, manifestando apertamente un allontanamento dagli interessi del centro destra. Ora il Nuovo Partito democratico dei Riformatori ha dovuto essere ricongiunto con il partito madre e di certo questo e’ dovuto alla nuova campagna per le prossime elezioni, che, secondo la riforma della legge elettorale, seguiranno un sistema proporzionale su base regionale.
Il sistema che era in vigore dava ampie possibilità ai piccoli partiti di conquistare seggi in Parlamento, questo sulla base del numero di voti ottenuti dal partito, seguendo il sistema maggioritario, pero con l’introduzione di regole che sacrificano notevolmente i piccoli partiti, molti movimenti politici tremano all'idea che un domani non avranno nessun deputato all’interno del Parlamento. In concreto, sono i Riformatori di Genc Pollo, che hanno messo da parte i contrasti del passato per allearsi con il Partito Democrativo di Sali Berisha, pero la situazione sembra lo stesso anche per i piccoli partiti della sinistra. Il Movimento Socialista per l'Integrazione (MSI), prima aveva cercato un accordo con il Partito Socialista (PS) di Edi Rama, pero alla fine sembra non essere d'accordo con i patti fatti tra il PS e i democratici del premier Berisha per scrivere la nuova legge elettorale che ha forzato questo partito a cercare altre alternative. Ricordiamo che il MSI è un movimento nato proprio dalla secessione dal Partito Socialista nel 2000, e dopo tanti conflitti e accuse reciproche di corruzione e complicità con le mafie locali si sono dovuti essere considerati oppositori al confronto l’uno dell'altro.
Molto di recente il Partito Socialista ha subito un altra rottura interna, tale che alcuni dei suoi membri a capo il deputato Petro Koci hanno deciso di uscire dalle sue strutture per creare un nuovo partito socialista chiamato PS91. Pero, il panorama ci dice che alla fine sembra che mentre la destra ha una maggiore tendenza a compattarsi per poter arrivare al potere, la sinistra tende sempre a dividersi. In effetti, nello schieramento di destra, solo il Partito democristiano, che e’ uscito dalla Coalizione del centro destra del Governo Berisha di recente, potrebbe allearsi con la possibile Coalizione dei piccoli partiti della sinistra quale sta per prendere forma dalla iniziativa del Movimento Socialista per Integrazione.
Questo dimostra che la scena politica albanese, continua ad essere ancora poco incerta e instabile, in quanto i suoi partiti non sanno cosa dovranno fare per sopravvivere politicamente ed ottenere la fiducia dell'elettorato. Secondo le ultime notizie i piccoli partiti parlamentari a capo il MSI hanno scritto al Presdiente della Repubblica, Bamir Topi, chiedendo di intervenire per non permettere che la legge elettorale proposta secondo gli interessi dei due partiti piu grandi venga approvato. Questo gruppo di partiti hanno dichiarato che in caso che il loro appello non trova l’ascolto della istituzione del Presidente della Repubblica ed i due partiti piu grandi, cioè il Partito democratico ed il Partito socialista, nove deputati loro decideranno di digiunare senza limiti di tempo proprio nell’aula del Parlamento il giorno in cui questa riforma elettorale sara’ approvata.

In Macedonia
Il Parlamento macedone ha approvato con 93 voti favorevoli un progetto di risoluzione per la controversia del nome costituzione irrisolta fra la ex repubblica jugoslava di Macedonia e la Grecia. Questa risoluzione chiede l'implementazione di una strategia da adottare appena possibile, chiedendo di fissare così un limite di tempo entro il quale dovrà essere formulata una proposta, che sia espressione di una posizione unica delle forze politiche macedoni. Tramite questa risoluzione i parlamentari macedoni hanno voluto far capire ad Atene che basandosi sulla tradizione, la cultura e la storia, anche loro dovranno tenere conto della loro cultura e storia nazionale e non ignorare questi elementi.
La risoluzione stabilisce che la strategia del governo macedone deve proteggere gli interessi degli organismi nazionali più importanti e dello Stato, tutelare l'integrità territoriale, la lingua, la storia e la cultura del popolo macedone, nonchè la minoranza macedone in Grecia la cui esistenza non e’ riconosciuta dalla Grecia. Secondo il nuovo Partito social-democratico della Macedonia che ha proposto il progetto di risoluzione, l’obiettivo essenziale sarebbe quello di rafforzare le attività diplomatiche all’interno del Paese e all’estero, affermando gli interessi vitali della Repubblica di Macedonia, nel rispetto dei trattati delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
Il premier Nikola Gruevski, nel corso della presentazione del progetto di risoluzione, facendo una retrospettiva della disputa fra Macedonia e Grecia e dando uno sguardo al confronto degli ultimi venti anni, ha dichiarato che il Parlamento deve contribuire a costruire una strategia di Stato, e non solo concentrarsi sull'identità. In effetti, secondo i mass media tutto ciò che Atene ha concesso è stata la possibilità di usare il nome costituzionale solo all'interno del Paese, mentre per ogni uso esterno si sarebbe usato il nome di "Repubblica della Macedonia del Nord", apportando poi un cambiamento ai passaporti e alla Costituzione macedone, senza tuttavia accettare la nazione e la lingua macedone.
Il Premier Gruevski ha dichiarato ai parlamentari macedoni che la Grecia mira ad accettare il solo compromesso che sia espressione delle sole proprie posizioni, per poi concedere l'adesione alla NATO, e l'inizio della negoziazione per l’ingresso nell'UE. Il Primo Ministro macedone ha sottolineato che resterà fermo sulla posizione della proposta finale per il nome, la quale, se verrà accettata da Atene si andrà al referendum per la verifica dinanzi ai cittadini macedoni.


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6 ottobre 2008


KOSOVO: LE REAZIONI ALBANESI ALL'IPOTESI DI SPARTIZIONE

Quella che segue è una parte della corrispondenza di Artur Nura andata onda nella puntata di sabato 4 ottobre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale.

Le dichiarazioni del presidente serbo, Boris Tadic, sulla partizione del Kosovo hanno suscitato proteste da parte della leadership di Pristina, ma anche da parte delle opposizioni interne serbe. Tale ipotesi evocata come una possibile partizione del Kosovo quale estrema via d'uscita, per il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ''e’ inaccettabile'' e questo secondo lui, poiche il Kosovo e’ stato accettato finora da meno di 50 degli oltre 190 membri dell'Onu, ma dal grosso del Paesi occidentali.
Secondo diversi organismi politici Serbi del Kosovo l'opzione di un recupero della sola enclave di Kosovska Mitrovica rappresenterebbe invece ''una resa'' davanti al piano Usa e dell’Ue sul Kosovo. Poi anche le autorita Europei hanno criticato questa dichiarazione facendo si a spingere il Presidente Tadic di dichiarare che e’ stato mal compreso il suo detto, pero se vediamo in modo razionale la situazione del Kosovo una certa partizione e’ gia in vigore.
In effetti, oramai dopo il 15 giugno, con l'entrata in vigore della costituzione kosovara e l'intervento di un certo numero di riconoscimenti a livello internazionale, si è creata una situazione di fatto per cui puoi trovare sul terreno istituzioni controllate dal governo kosovaro che tolgono spazio all'esercizio dei poteri di Unmik. Cosi cuccede che la situazione del potere politico ed amministrativo in Kosovo si trova davanti ad una confusione difficile. Il governo di Pristina propone atti legislativi, poi approvati dall'assemblea parlamentare e che l'amministrazione kosovara attua sul terreno e queste procedure pero non puo fare ancora lo stesso nelle zone della minoranza Serba.
Dall’altra parte, succede che nelle aree dove le autorità di Pristina hanno ancora difficoltà ad operare e a stabilirsi, cioe’ le zone abitate dalle minoranze e soprattutto nel nord del Kosovo, l'autorità di Unmik viene più apertamente riconosciuta. Ci sono anche le istituzioni di Belgrado, che continuano ad esercitare forte influenza nelle zone a maggioranza serba quali continuano a ricevere stipendi da Belgrado e dalle autorita del Kosovo.
Ci sono poi le nuove istituzioni previste dal piano Ahtisaari come Eulex che sta tentando di stabilirsi sul terreno, ma che vive le stesse difficoltà incontrate dal governo kosovaro in quelle zone abitate dalla minoranza Serba. L’unico strumento che supera queste difficolta e questa partizione di fatto del Kosovo e’ soltanto la Kfor quale resta presente sull'intero territorio del Kosovo ad ha ancora margini sufficienti per operare in modo efficace.
Si tratta di un processo molto delicato fra le competenze dell’Unmik e dell’Eulex. Secondo un rapporto del Segretario generale dell'Onu al Consiglio di sicurezza, si fa precisare la disponibilità delle Nazioni Unite a lavorare con Eulex e a trasferire alla missione europea le competenze. Ma la riconfigurazione dell’Unmik - secondo fonti loro - è divisa in tre fasi e la prima che e’ già in corso, riguarda le modifiche della struttura in relazione alle funzioni di amministrazione diretta che Unmik non è più in grado di svolgere.
Nella seconda fase si prevede una riconfigurazione nel settore della "rule of law" cioe’ la polizia, giustizia e dogane e che sarà la più consistente ed è quella che attiene allo spiegamento di Eulex. Ma sembra che Eulex avrà luce verde per dispiegarsi sull'intero territorio kosovaro soltanto sotto l'ombrello delle Nazioni Unite, ed allora queste funzioni potranno essere svolte dalla missione europea ed in questo caso, Unmik in quanto tale potrà ridursi in maniera sostanziale, del 70% e forse anche di più.
E poi si procederà quindi alla terza fase che riguarda logistica, amministrazione, servizi, sicurezza eccetera. Tutto questo visto che sotto l'Unmik opereranno a questo punto due organizzazioni: da una parte l'Osce, come vero e proprio pillar, un'Osce idealmente ristrutturata anche per svolgere una funzione più operativa sul territorio, e d'altro lato Eulex, che avrà comunque un umbrella arrangement e che si occuperà del settore dello stato di diritto.
Tutto questo sviluppo poltico amministrativo ha fatto si che dividere di fatto il Kosovo sotto una mappa voluta da belgrado sin dall’inzio e le dichiarazioni del Presdiente Tadic non fanno altro che confermare questa volonta Serba che noi tramite questo programa di Radio radicale abbiamo denunciato sin dall’inizio. Come si vede chiaramente la responsabilita oltre alle autorita Albanesi di Prishtina, si concentra alla responsabilta Internazionale. Dunque Usa ed UE quale dovrano fare i conti con i progetti voluti da Belgrado e sponsorizatti dalla Mosca quali potranno precipitare su tutta la regione Balcanica in una situazione fragile.

Intanto, le autorità kosovare, anche in vista del voto dell'Assemblea Generale dell'ONU sulla proposta di risoluzione presentata dalla Serbia per far pronunciare la Corte Internazionale di Giustizia sulla legalità della dichiarazione unilaterale di indipendenza, hanno avviato diverse iniziative diplomatiche, nell'intento di trovare nuovi sostegni internazionali, in particolare verso Oriente.

Il ministro degli Esteri kosovaro Skënder Hyseni il 10 di settembre era in visita ufficiale in Arabia Saudita e lo scopo principale della visita era a cercare appunto di convincere gli stati membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica. Proprio nella sede centrale a Jeddah, si e’ stato svolto l’annuale riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, la quale, tramite una delegazione permanente nell’ONU, riunisce i rappresentanti di 57 Paesi. Tutto questo e’ avvenuto mentre si sa che solo quattro di questi Stati membri hanno riconosciuto il nuovo Stato balcanico, cioè l'Albania (che tra l’altro si e’ ritirata dall’Organizzazione), la Turchia, l'Afghanistan e la Malesia.
Nella stessa annuale riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica alla inizitiva della Turchia che ha cercato di far includere la questione del Kosovo nel documento finale della riunione, la maggioranza degli Stati membri si è mossa in direzione opposta, concedendo solo un formale appoggio al popolo kosovaro. Questa situazione noi potra nascondere il risentimento di vari Paesi musulmani nei confronti del Kosovo, quale proverbiale oramai per il suo orientamento occidentale e filo-americano, anche se il 90% della popolazione kosovara appartiene alla fede islamica.
Di certo che sul Kosovo ci sono vari interessi geopolitici in gioco e noi dobbiamo informare che nella Conferennza Islamica la grande Russia e’ membro osservatore da molti anni e ha sviluppato un lavoro serio a favore della Serbia Ortoddossa e questa situazione dimostra quanto dovrebbe essere importante il caso Kosovo per Europa stessa.


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19 settembre 2008


LA SITUAZIONE POLITICA IN ALBANIA E IN MACEDONIA

di Artur Nura, corrispondente di Radio Radicale

Quello che segue è il testo della corrispondenza per la puntata di "Passaggio a Sud Est" del 20 settembre ascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


Albania: l'opposizione socialista all'attacco del governo Berisha
L'opposizione albanese del centro sinistra guidato da Edi Rama del Partito socialista e Ilir Meta del Movimento Socialista per Integrazione ha tenuto il 19 settembre a Tirana una manifestazione di protesta contro il governo del centro destra. La principale ragione della protesta era l'anniversario di 6 mesi delle esplosioni nel zona di Gerdec che uccise 26 persone. In effetti, dopo questo periodo di indagine la verità non è stata ancora scoperta ed in piu una settimana fa, il principale testimone nel caso - Kosta Trebicka - secondo diversi protagonisti della politica di Tirana è morto sotto circostanze poco chiare ancora. La sua morte ha provocato una nuova ondata di agitazione e l'opposizione chiede la dimissioni del governo cercando di unificarsi e superare le differenze politiche ed il moto della protesta era in favore della sicurezza del Paese.
In effeti per far capire come sta la situazione del centro sinistra Albanese dobbiamo informare che di recente il partito socialista albanese ha invitato tutti i leader della sinistra ad unirsi intorno ad un unico tavolo per discutere della sicurezza del Paese, tema che ha portato allo stesso tavolo anche il Partito dell'Unione per i Diritti dell'Uomo quale e’ parte della coalizione governativa del Centro Destra! Tale invito del partito Socialista era rivolto in modo particolare al Movimento Socialista per l'Integrazione con il quale si sono verficati divergenze serie quali, come abbiamo informato anche in precedenti corrispondenze, si sono inziati quando il parlamento albanese aveva varato una serie di cambiamenti costituzionali, inclusa la riforma elettorale, questo grazie alla stretta collaborazione fra il Partito democratico del premier, Sali Berisha, e l'opposizione del Partito socialista guidata dall'attuale sindaco di Tirana, Edi Rama.
Il più importante cambiamento della costituzione che era stato elaborato e presentato dai socialisti, riguardava il sistema elettorale che passa da quello misto - 100 seggi assegnati con il sistema maggioritario e 40 seggi attribuiti su base proporzionale - ad un proporzionale regionale a liste chiuse dei candidati basato sulla divisione amministrativa dell'Albania in 12 distretti. Ed appunto per questo è stata duramente attaccata dai piccoli partiti Albanesi la cui stragrande maggioranza verrebbe teoricamente esposta al rischio di rimanere dopo le politiche del 2009, fuori del parlamento ed a a capo a queste liste di partiti c’e’ il Movimento Socilista per Integrazione quale sta cercando di fondare una nuova coalizione della Sinistra e del centro.
Però tornando alla situazione recente dobbiamo affermare che il Partito socialista di Edi Rama ha subito colto l’occasione per scatenare contro il Governo uno scandalo imputando politicamente ad esso le responsabilità per la morte di Trebicka e per la risoluzione del caso Gerdec e giungere ad un verdetto politico contro Berisha e i suoi Ministri. Edi Rama ha così invitato tutti i leader della sinistra, anche alcuni della destra, ad unirsi intorno ad un unico tavolo per discutere della sicurezza del Paese, menzionando pubblicamente la particolare importanza della presenza del Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI) e il Partito dell'Unione per i Diritti dell'Uomo ( PBDNJ ) ossia il partito delle minoranze greche in Albania.
Infatti, secondo i mass media Edi Rama aveva dichiarato nell’incontro che vi ho invitato per discutere della sicurezza e la giustizia nonché sul bisogno di una posizione comune alle prossime elezioni, sottolineando l’assoluta necessità di dividere la politica dalla giustizia, per non permettere che gli organi di accusa continuino ad oscillare sotto le pressioni visibili e invisibili del potere politico in Albania. Ma, il Partito socialista per l’Integrazione ha ribadito durante quell’incontro la sua preoccupazione per la sicurezza e la mancanza di giustizia, che secondo loro sono una conseguenza della politica di Sali Berisha, dell’opera di distruzione della Costituzione e l'usurpazione delle istituzioni indipendenti, nonché della corruzione sempre maggiore e delle mancate riforme. Così il’LSI e’ giunta alla conclusione che occorre un concentramento di tutte le energie politiche per un'azione programmata democratica di opposizione all’interno del Parlamento o anche furoi del parlamento per chiedere come assoluta priorità le dimissioni immediate di Sali Berisha.
Oltre a questa posizione, il LSI ha proposto che tutti i partiti politici d'opposizione interrompano i loro rapporti istituzionali e politici con Sali Berisha, con un premier che secondo loro "ammazza i suoi cittadini e non ha nessuna responsabilità umana, morale e politica al riguardo". In piu i leader rispettivi del LSI hanno dichiarato che secondo loro ogni ulteriore tentativo di collaborazione con il Primo Ministro Berisha non solo danneggerà l`indipendenza della Procura e dei processi giudiziari, ma ridurrà anche la possibilità di condurre in Albania delle elezioni libere e trasparenti. Invece Edi Rama, da parte del partito socialista ha risposto negativamente alla proposta di Ilir Meta ed il suo Movimento di boicottare il Parlamento e non partecipare alle sedute parlamentari, pur valutando con ottimismo l'incontro tra i leader dei piccoli partiti dell'opposizione della sinistra.
Secondo il PS non serve ad allontanarsi dall’parlamento da cui bisogna continuare a proteggere l'Albania che vuole giustizia, sicurezza ed il senso di Stato e che l'opposizione non può e non deve raggiungere a quei limiti della vecchia guerra politica e della cura dei propri interessi personali, del clan di Partiti per ottenere potere. Secondo il PS l'incontro è stato organizzato per sensibilizzare le forze responsabili all’interno del Parlamento a ponderare un'azione parlamentare che dia un sostegno, non solo con parole, ma anche con leggi alla procura in maniera da far luce sul caso Gerdec. Edi Rama rivolgendosi a Berisha ha affermato che secondo lui il Premier avrebbe dovuto dimettersi e recarsi nella procura generale con le sue gambe dopo la tragedia di Gerdec e non trattenere con la forza il potere.
Lo stesso Premier Sali Berisha dalla parte sua ha affermato che secondo lui l'opposizione sta sfruttando la morte di Kosta Trebicka per fare propaganda elettorale invece a dare spazio alla procura di indagare e scoprire le vere ragione della morte di Trebicka. Allo stesso modo, il Vice Presidente del Gruppo Parlamentare del Partito Socialista, Erion Brace ha avvertito che la coalizione di sinistra darà la piena fiducia alla Procura Generale a fine di indagare su ogni deputato che gode dell’immunità coinvolto direttamente o indirettamente in questo caso. Brace tramite una conferenza stampa ha dichiarato che gli albanesi avranno non solo la verità, ma anche un altro governo, in quanto secondo lui la scoperta dei responsabili per i crimini di Gerdec sconvolgerà il Governo.
Per concludere questa parte della corrispondenza dobbiamo affermare che la dimostrazione politica di protesta a Tirana e’ stato considerato di grande successo dalla parte dei partiti politici della sinistra, ma sembra che ancora le divergenze fra il partito Socialista ed il Movimento Socialista per Integrazione non si sono risolti, cosa che potrebbe risultare in una perdita dalla parte della sinistra delle prossime elezioni generali quali dovrano essere realizzate per forza entro estate del 2009.

Macedonia: si spacca uno dei partiti della minoranza albanese
In Macedonia la situazione politica sembra che sta cambiando molto. Il risultato elettorale delle elezioni dello scorso luglio ha riconfermato la solida maggioranza del VMRO (Organizzazione Interna Rivoluzionaria Macedone) sotto la guida del primo ministro Nikola Gruevski. A pochi mesi da quelle elezioni l'opposizione nella macedonia sembra che ha attraversato una fase di seria ricostruzione particolarmente sul campo dei partiti politici Albanesi della Macedonia. In effetti, il 15 settembre si è svolto un convegno per la fondazione di un nuovo partito nel blocco albanese, creato da Imer Selmani, vice presidente dell'ex DPA ed ex ministro della Salute tra il 2006 e il 2008.
La creazione del nuovo partito, chiamato "Nuova Democrazia", segna la crisi più seria all'interno del Partito Democratico degli Albanesi di Menduh Taci fin dai tempi del conflitto armato del 2001, e forse la crisi più seria dalla nascita di questa formazione politica. Secondo i mass media questa rottura con il DPA e la creazione di un nuovo partito ha confermato che un numero di sezioni locali dello stesso partito quali hanno annunciato di volerlo seguire il nuovo Partito di Selmani.
Gli organizzatori del nuovo partito hanno dichiarato che l'assenza di democrazia all'interno del partito, il suo totale isolamento e il rifiuto del cambiamento sono le ragioni del loro abbandono del partito madre. Secondo i mass media locali e’ la questione principale a questo caso sarebbe quanti parlamentari del DPA Selmani riuscirà a convincere per permettere di esercitare fin da subito influenza all'interno del Parlamento, e probabilmente, di far parte del governo. Altri mass media hanno anche supposto che l'intera manovra sia stata incoraggiata o sponsorizzata dal primo ministro anche se il Premier Gruevski ha negato le accuse e Selmani ha dichiarato che l'entrata immediata nel governo non è una priorità, comunque c’e tutto da vedere ancora.
In effetti contemporaneamente a queste grandi cambiamenti sono stati intrapresi anche dal principale partito dell'opposizione nel blocco macedone, il partito socialdemocratico ossia lo SDSM sulla quale la terribile sconfitta alle elezioni di luglio ha portato i socialdemocratici al risultato probabilmente più basso nella loro storia.




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