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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





26 dicembre 2006





Buon Anno Nuovo
L’autore si prende un po’ di riposo
e quindi questo blog
resterà inattivo per qualche giorno.
Ringrazio i 1050 naviganti
che lo hanno letto fino ad oggi
o il matto che lo ha visitato 1050 volte.
Ci sentiamo ai primi del nuovo anno.
Auguro a tutti un felice 2007:
che sia davvero un buon anno.




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26 dicembre 2006


LA ROMANIA IN EUROPA 17 ANNI DOPO LA RIVOLTA DEL 1989

Foto AFP/Getty ImagesIl 1° gennaio 2007 la Romania entrerà nell’Unione europea, insieme alla Bulgaria, portando a ventisette il totale dei Paesi membri. La Romania entra nell’Ue a diciassette anni dagli avvenimenti che portarono al rovesciamento del regime di Nicolae Ceausescu. Nel dicembre 1989 si diffuse infatti la notizia, subito rilanciata da tutti i media internazionali, della brutale repressione di una dimostrazione contro il governo nella città di Timisoara, con centinaia di vittime. La notizia, risultata in seguito quanto meno esagerata, favorì la rivolta popolare che si propagò in tutti i principali centri del paese e nella capitale, dove l’esercito si rifiutò di intervenire contro la popolazione, e culminò con la fucilazione del dittatore e della moglie, la mattina di Natale del 1989, dopo un processo sommario che ebbe però più il sapore del regolamento di conti interno al regime piuttosto che dell’esito cruento di un processo popolare contro il tiranno che per decenni aveva condannato i romeni alla povertà e all’isolamento e li aveva privati della libertà.
Negli anni seguenti la Romania, come tutti i paesi dell’ex blocco sovietico dopo il crollo del sistema comunista, ha attraversato momenti difficili, travagliati, contraddittori e si è faticosamente avviata sul cammino dell’integrazione europea. Forse l’adesione piena all’Unione è stato un po’ troppo affrettato, forse sarebbe stato meglio lavorare ancora, a Bruxelles e a Bucarest, consolidare maggiormente le riforme, risolvere alcuni problemi che rendono ancora deboli le istituzioni democratiche del Paese. Così non è stato e sia come sia fra pochi giorni la Romania sarà a pieno titolo nell’Unione europea. Sono passati diciassette anni dai giorni convulsi e confusi del dicembre ’89 nei quali morirono in molti, manifestanti, studenti, lavoratori, giovani, alcuni molto giovani, prima che i fischi saliti dalla piazza all’indirizzo di Ceausescu diventassero un vento e poi una tempesta capace di spazzare via il dittatore e il suo regime. Buon anno Romania: speriamo che la classe politica romena di oggi, ma anche quella europea, sappia onorare coloro che morirono per la libertà diciassette anni fa e tutti coloro che furono vittime del regime nei lunghi anni precedenti l’insurrezione del 1989.




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25 dicembre 2006


BUON NATALE

Immagine tratta da www.babbonatale.bizBuon Natale
Auguri a chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore. A chi saluta ancora con un bacio. A chi va di fretta in auto ma non suona ai semafori. A chi arriva in ritardo ma non cerca scuse. A chi spegne la televisione per fare due chiacchere. A chi vede nero solo quando è buio. A chi non aspetta Natale per essere migliore.
Auguri a tutti voi e alla persona che mi ha mandato questo bel messaggio. Un medico che i più, in Italia, non conoscono ma che insieme ai suoi collaboratori fa un lavoro di grandissimo valore per cercare di rendere questo mondo un po' migliore.
Buon Natale.




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24 dicembre 2006


L’INTERMINABILE ATTESA DEI ROM FUGGITI DAL KOSOVO

Bambini rom del KosovoNel 1999, in Kosovo vivevano poco meno di 140 mila rom. Quando i bombardamenti della Nato hanno costretto le forze serbe a ritirarsi, i rom si sono trovati in mezzo ai fronti contrapposti: accusati di essere collaborazionisti dei serbi, sono diventati il bersaglio degli albanesi kosovari. Non ci sono dati sicuri sul numero di rom fuggiti dal Kosovo: secondo le stime dell’Unhcr (l’Alto commissariato Onu per i rifugiati) dovrebbero essere circa 50 mila. Diverse migliaia di loro sopravvivono tuttora in un campo di transito a Novi Pazar. Gli sfollati patiscono il freddo e le malattie ma anche l’assenza di aiuti da parte dello Stato serbo: molti bambini sono morti a causa di queste condizioni di vita. A peggiorare la situazione c’è poi la mancanza del riconoscimento legale di queste persone. Dalla fine della guerra, sette anni fa, la loro condizione non ha fatto alcun passo in avanti.

Dal sito internet del "Courrier des Balkans" segnaliamo un articolo di Zoran Maksimovic per il Balkan Investigative Reporting Network.




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24 dicembre 2006


TELEKOM SERBIA: DA CINQUE MESI IL GOVERNO DEVE UNA RISPOSTA

Elementi utili per seguire la traccia dei soldi dell’affaire nel "Rapporto Torkildsen" del tribunale dell’Aja e nell’ordinanza di archiviazione della procura di Torino.
Riportiamo la dichiarazione di Daniele Capezzone (presidente della Commissione Attività Produttive Camera dei Deputati) e di Giulio Manfredi (della Direzione nazionale di Radicali Italiani) dopo la pubblicazione dell’ennesimo articolo su presunte attività del Dr. Giuliano Tavaroli, per conto del SISMI, legate all’affaire Telekom Serbia.

"Attendiamo da cinque mesi la risposta dei ministri dell’Interno e della Difesa alla nostra interrogazione su eventuali attività dei servizi di sicurezza correlate all’affaire Telekom Serbia. Nell’attesa, non possiamo che basarci sugli articoli dei giornali; se quanto letto corrisponde al vero, è quantomeno strano che nell’estate 2003, nel pieno delle polemiche relative al "caso Igor Marini", il Dr. Tavaroli non fosse più interessato a seguire la traccia dei soldi versati dall’azienda pubblica Telecom Italia al regime di Milosevic. Chi fosse ancora oggi curioso di sapere come Milosevic (e non l’azienda Telekom Serbia) spese i soldi dei contribuenti italiani può iniziare la sua ricerca spulciando, sui siti radicali, due documenti fondamentali: il "Rapporto Torkildsen" (dal nome dell’esperto finanziario del Tribunale dell’Aja, che lo redasse nel giugno 2002), copia del quale consegnammo alla commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia, che lo cita nella sua sedicente "relazione intermedia"; l’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia, depositata presso il Tribunale di Torino il 9 maggio 2005, in cui si può, tra l’altro, leggere: "…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo. La provvista venne temporaneamente impiegata in depositi a termine ovvero accreditata a società cipriote riconducibili al Governo Serbo. Dopo un periodo di tempo variabile da pochi giorni a due mesi, il danaro confluì nella disponibilità del Fondo per lo Sviluppo della Serbia…E’ stato poi accertato che il Fondo per lo Sviluppo della Serbia ha utilizzato questa provvista per pagamenti in favore di imprese estere eseguiti per conto di imprese serbe delle prime debitrici e per pagare pensioni e stipendi da tempo in arretrato… Ed invero da una parte sono stati trovati pagamenti, come si è detto, a favore di imprese straniere (NDR: per quanto riguarda l’Italia, risulta il pagamento di 4 milioni di marchi alla GESIM Srl di Bassano del Grappa e di 2 milioni e mezzo di marchi ad "altre società italiane" non meglio identificate); e dall’altra sono state constatate cospicue rimesse a favore della Banca centrale del Paese che era l’Ente competente ad erogare appunto pensioni e stipendi e che, ovviamente, trasformava in valuta nazionale gli accrediti ricevuti in valuta estera… Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne…".

Roma, Torino, 20 dicembre 2006

I documenti citati sono reperibili su www.grupporadicalipiemonte.it




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24 dicembre 2006


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a sud est è anche il titolo della rubrica settimanale in onda su Radio Radicale il sabato intorno alle 23.

Nella puntata di sabato 23 dicembre: il prossimo semestre di presidenza europea dell'Ue, il Kosovo "regione europea", il trattato per l'area di libero scambio nei Balcani, i processi all'Aja e in Bosnia per i crimini commessi durante le guerre jugoslave, la crisi politica in Albania in vista delle elezioni amministrative.

Questa trasmissione, come quelle precedenti, è ascoltabile integralmente e scaricabile in podcasting dal sito Internet di Radio Radicale.




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24 dicembre 2006


FORSE ANNULLATA LA SENTENZA CONTRO LO SCRITTORE MATVEJEVIC

Predrag MatvejevicIl procuratore pubblico ha chiesto alla corte suprema della Croazia di annullare la sentenza a carico dello scrittore Predrag Matvejevic, condannato l’anno scorso in contumacia dal tribunale di Zagabria a cinque mesi di carcere con l'accusa "d’ingiuria e diffamazione" a causa di un suo scritto intitolato "I Talebani Cristiani" nel quale si accusano apertamente alcuni scrittori e intellettuali serbi, croati o bosniaci di aver contribuito a suscitare e fomentare il clima di odio etnico e religioso che portò alle tragiche guerre jugoslave degli anni ‘90. Dopo la sentenza Matvejevic annunciò la decisione di non voler fare ricorso per non dare legittimità ad una simile condanna ed al tribunale che l'ha pronunciata. La pena è quindi diventata definitiva, ma ora la vicenda potrebbe essere riaperta dalla decisione della corte suprema croata.
Matvejevic è nato a Mostar nel 1932 da padre russo e madre croata della Bosnia-Erzegovina. Professore all'Università di Zagabria e poi alla Sorbona a Parigi, vive tra Parigi e l'Italia e insegna attualmente letterature slave all'Università La Sapienza di Roma.
Dopo la caduta dei regimi comunisti dell’Europa dell’est ha denunciato quelle che definisce le moderne "democrature", ossia i nuovi regimi instauratisi in alcuni paesi che si dichiarano formalmente democratici ma senza che la società presenti una struttura effettivamente democratica. Autore di molti libri e scritti tradotti nelle principali lingue europee, Matvejevic è noto in Italia in particolare per "Breviario Mediterraneo" che ricostruisce in modo narrativo la storia "geopoetica" del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano ed è stato considerato dalla critica come un "saggio poetico", un "poema in prosa", un "diario di bordo" o un "romanzo sui luoghi".

Il sito ufficiale di Predrag Matvejevic.




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