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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





31 ottobre 2008


IL NUCLEARE ITALO-ALBANESE

Il ministro degli Esteri Franco Frattini durante la sua recente visita a Tirana ha parlato della possibilità che l'Enel realizzi un impianto nucleare in Albania. Il nostro Governo è interessato sia allo sviluppo nucleare sia alle risorse idroelettriche del "Paese delle Aquile" trovando la massima disponibilità del governo di Sali Berisha. Per questo ha dato mandato al nostro ambasciatore Saba D'Elia di seguire la questione.

Sulla visita del ministro Frattini in Albania riporto qui di seguito la parte della corrispondenza di Artur Nura per Radio Radicale che non ha potuto trovare spazio nello Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 29 ottobre dedicato alla situazione economica e agli effetti della crisi mondiale nel sud est europeo.

La visita del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a Tirana ha avuto in agenda la prospettiva europea dell'Albania, la cooperazione economica e la collaborazione giudiziaria e di polizia fra i due Paesi. Nel corso di una cerimonia che ha visto la firma di una serie di importanti accordi bilaterali, la cooperazione economica sempre piu' stretta, che va dall'energia all'industria e alle infrastrutture era in effetti l'impegno preso sia dal ministro degli Esteri, Franco Frattini sia dal Premier albanese Sali Berisha.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini al termine della visita a Tirana ha sottolineato che e’ un interesse italiano nei confronti delle risorse idroelettriche e eoliche ma anche a ''esplorare una collaborazione nell'ambito dei programmi di sviluppo dell'energia nucleare''. Il titolare della Farnesina ha ricordato che presto ci sara' un piano energetico nazionale per avere ''a regime un terzo della produzione energetica proveniente dal nucleare'', una parte in territorio italiano, un' altra fuori. ''L'Albania e' tra i Paesi meglio dislocati per la vicinanza alla costa italiana'', ha precisato Frattini, ricordando che nei colloqui di oggi il premier albanese Sali Berisha ha detto che ''loro considerano il nucleare pulito una delle fonti a cui guardare con maggiore attenzione. E quindi l'Italia e' particolarmente interessata. C'e' un dialogo aperto''.
Il sistema elettrico albanese si e' dimostrato incapace di produrre, trasmettere e distribuire energia sufficiente ad accompagnare l'accelerato sviluppo economico del Paese, quindi gli interventi nel settore energetico sono stati considerati da sempre prioritari dalla Cooperazione italiana prendendo spunto da questa logica e’ stato firmato anche un contratto per la ristrutturazione di una sottostazione elettrica a Tirana sulla base di un finanziamento della Cooperazione allo sviluppo della Farnesina. Con la firma di questi accordi ha preso il via anche un parco industriale-commerciale di circa 71 ettari su territorio di Koplik, situato nel Nord-Ovest del Paese, a meta' strada tra Scutari e il Montenegro. Importante anche la firma di una dichiarazione di intenti, da parte del Gruppo Marseglia per la realizzazione del polo energetico di Lezha. E' stato inoltre consegnato alle autorita' albanesi il primo versamento della linea di credito a favore delle piccole e medie imprese (25 milioni di euro), finanziato dalla Cooperazione italiana.
Si e' parlato anche del 'Corridoio 8'  ed il ministro degli Esteri Grattini ha anche annunciato che l'Italia e' pronta a ''concludere in tempi rapidi'' un nuovo accordo-quadro di cooperazione con l'Albania, che includa nuovi settori, tra i quali l'agricoltura. Tra le altre cose e' stato siglato un accordo sul ''riconoscimento reciproco in materia di conversione di patenti di guida'', che nasce dalla necessita' di facilitare la circolazione dei cittadini e di promuovere la collaborazione nel settore dei trasporti e della circolazione stradale.


30 ottobre 2008


PASSAGGIO SPECIALE: IL SUD EST EUROPEO E LA CRISI GLOBALE

I leader europei si riuniranno il prossimo 7 novembre a Bruxelles per cercare di trovare una posizione comune dell'Unione europea in vista del vertice dei paesi piu' sviluppati del mondo e di quelli in via di sviluppo - il cosiddetto G20 - che si svolgera' il prossimo 15 novembre a Washington e dove si discutera' di come riformare il sistema finanziario globale (una seconda Bretton Woods come qualcuno l'ha definita). Nel frattempo nel mondo cresce la paura che l'espandersi della crisi finanziaria si trasformi in crisi economica e recessione. Uno scenario che gli analisti giudicano ormai in atto. E' chiaro che questa crisi globale ha ripercussioni anche nei paesi del sud est europeo, dai Balcani occidentali alla Turchia. La questione va considerata anche nell'ottica del processo di allargamento dell'Unione europea e di integrazione dei Balcani tenendo ben presente anche la crisi politico-istituzionale causata in Europa dalla bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda.
Secondo diversi esperti, un po' paradossalmente l’arretratezza dei loro sistemi economici potrebbe mettere al riparo i paesi balcanici dagli effetti più pesanti della crisi economica mondiale. Le banche dei paesi della regione, che hanno vissuto una veloce crescita economica, hanno profitti sufficienti e non hanno necessità di lanciarsi in imprese rischiose. Inoltre, l'espansione del credito, pur veloce negli scorsi anni, resta lenta secondo gli standard occidentali e in grande misura finanziata dai depositi. Al contempo, la liquidità è sufficiente per far sì che i sistemi finanziari siano stabili. E però i sistemi bancari della regione sono assorbiti in reti di grandi banche europee, e dunque è poco probabile che i Balcani possano restare immuni dalle conseguenze della crisi globale anche se per il momento nessuna delle grandi banche internazionali che possiedono quasi la metà delle banche locali ha subito direttamente grandi perdite.
Resta il fatto che l'accesso agli investimenti stranieri diretti, come il finanziamento interbancario dall'estero, è divenuto più difficoltoso, ed è già stato posto un freno all'aumento dei prestiti ipotecari e al crescente mercato immobiliare. Inoltre, la recessione e la disoccupazione negli Stati Uniti e in Europa stanno portando ad una caduta dei consumi che colpirà la domanda di merci d'importazione e avrà effetti anche sul mercato del turismo che per i Balcani rappresenta una voce importante oggi e per il futuro. Alla contrazione delle esportazioni ed al calo del turismo, con conseguente dimunuzione degli introiti in valuta straniera potrebbe poi aggiungersi la disoccupazione degli emigranti che causerebbe la diminuzione delle rimesse inviate in patria (che per diversi paesi costituiscono una voce importante del Pil nazionale) e dare il via ad una contro migrazione di ritorno.

Alle ripercussioni della crisi mondiale nei Paesi del sud est europeo è dedicata la puntata dello Speciale di Passaggio a Sud Est di questa settimana, con particolare attenzione a Croazia, Serbia, Albania e Turchia.
La trasmissione è andata in onda mercoledì 29 ottobre alle 23,30 su Radio Radicale ed è rascoltabile e scaricabile cliccando qui.


29 ottobre 2008


LA POLITICA ESTERA TURCA DAL "DISIMPEGNO" ALLA DOTTRINA DELLA "PROFONDITA' STRATEGICA"

La politica estera della Turchia è stata caratterizzata per lungo tempo da un "disimpegno" rispetto all'area in cui il Paese si trova, sintetizzata in maniera efficace dalla massima "peace at home and peace abroad". Negli ultimi anni, invece, Ankara ha mutato la filosofia delle sue relazioni esterne e la politica estera del governo turco è stata caratterizzata da un notevole attivismo: verso il Medio Oriente, verso l'Iran, verso l'Iraq e verso l'area caucasica e del Mar Nero. Dalla mediazione per la pace tra Siria e Israele, agli accordi con la Siria per l'amministrazione delle risorse idriche, dalle relazioni con l'Iran (per motivi energetici e in funzione anti guerriglieri curdi), all'apertura verso l'Armenia per risolvere la questione del Nagorno-Karabakh, alla proiezione in Caucaso per una stabilizzazione dell'area con i Paesi del Mar Nero (a partire dalla Russia).
Il mutamento di segno della politica estera ha coinciso in pratica con l'arrivo al potere di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito, l'Akp, di ispirazione islamica moderata. Questa diversa strategia, basata sulla dottrina della "profondita strategica" elaborata da Ahmet Davutoglu, consigliere di politica estera del premier Erdogan, punta alla tessitura di una rete di relazioni bilaterali dettata da ragioni politico-strategiche, economiche e di sicurezza. All'interno di essa, pur senza mettere in discussione i suoi tradizionali legami e le sue alleanze politiche e militari con l'Occidente, la Turchia attuale considera i rapporti privilegiati con Usa e Ue (adesione) possibili alternative, non le uniche della sua politica estera. Interessante notare che questa rete è sovrapponibile alle rotte energetiche (oleodotti e gasdotti) della quali la Turchia aspira a diventare l'hub regionale.

Per cercare di capire l'attuale politica estera di Ankara segnalo sul sito di Radio Radicale la mia intervista alla dottoressa Valeria Talbot, ricercatrice presso l'ISPI (Istituo di Studi di Politica Internazionale).

Sul medesimo argomento segnalo alla lettura anche due testi della stessa dottoressa Talbot sul sito dell'ISPI

- La Turchia riscopre il Medio Oriente (in Policy Brief n.83, maggio 2008)
- La Turchia corridoio energetico alternativo alla Russia? (in Med Brief n.5, 5 giugno 2008)


28 ottobre 2008


UNA NUOVA STAGIONE POLITICA PER LA SERBIA?

Ivica Dacic e Boris TadicDomenica 19 ottobre il Partito democratico (DS) e il Partito socialista serbo (SPS) hanno firmato una dichiarazione di riconciliazione politica e di responsabilità comune per la realizzazione di una Serbia democratica, libera, unita, sviluppata culturalmente ed economicamente e fondata sulla giustizia sociale. Il documento è stato firmato dal presidente del DS e presidente della repubblica, Boris Tadic, e da Ivica Dacic, presidente di quel partito socialista che fu del defunto dittatore Slobodan Milosevic ma che sotto la guida del giovane e pragmatico leader pare voler chiudere definitivamente con quel passato.
In Serbia sembrerebbe, dunque, essere iniziata davvero una nuova stagione politica. Dopo la riconferma alla presidenza di Boris Tadic nelle elezioni presidenziali di gennaio e la netta vittoria del fronte europeista alle politiche di maggio è venuto l'accordo politico tra democratici e socialisti che ha permesso la formazione del nuovo governo guidato da
Mirko Cvetkovic
e ha emarginato gli ultranazionalisti del Partito radicale serbo che, anzi, si sono spaccati con la separazione dell'ex numero due, Tomislav Nikolic, dal leader storico Vojislav Seselj sotto processo al Tribunale internazionale all'Aja.

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 25 ottobre a Radio Radicale.

LA RICONCILIAZIONE POLITICA TRA DEMOCRATICI E SOCIALISTI IN SERBIA
di Marina Sikora
Sulla scena politica serba, come hanno detto il presidente Boris Tadic, leader del Partito democratico, e il ministro degli Interni Ivica Dacic, leader del Partito socialista della Serbia, si e’ potuto assistere ad una vicenda di importanza storica: la formalizzazione della riconciliazione politica tra democratici e socialisti serbi. Nella sede del Partito Democratico, i due leader, a nome dei loro partiti, hanno firmanto una dichiarazione che dovrebbe rappresentare l’avvicinamento di due forze che ancora poco tempo fa erano diamentralmente opposte. C’e’ da sottolineare che i socialisti serbi sono gli eredi del defunto uomo forte della Serbia, Slobodan Milosevic, il partito simbolo del male di quell’epoca del suo regime. Di seguito alla vittoria delle forze democratiche e la sconfitta del regime Milosevic, dopo otto anni di completa marginalizzazione, alle ultime elezioni politiche i socialisti serbi guidati da Ivica Dacic sono tornati al centro dell’attenzione, diventando persino l’ago della bilancia nei mesi che hanno preceduto la formazione del nuovo governo ed entrando infine a farne parte con incarichi ministeriali prestigiosi.

Firmando la dichiarazione di riconciliazione, il presidente Tadic e il ministro Dacic hanno invitato anche gli altri partiti politici in Serbia di riunirsi intorno alla “piattaforma nazionale” a nome del progresso e del benessere del Paese. Per il leader democratico e quello socialista, con questo accordo politico, che tra l’altro e’ stato annunciato ancora dalla scorsa estate, si vuole porre fine a decenni di conflitti politici in Serbia per unirsi intorno agli obiettivi importanti per il benessere dei cittadini. A tal proposito il presidente Tadic ha dichiarato che tutti i partiti politici che vogliono un futuoro migliore per i cittadini della Serbia e allo stesso tempo il proseguimento delle integrazioni europee nonche’ la lotta democratica per la salvaguardia del Kosovo possono firmare questo accordo. Un passo verso la riconciliazione nazionale ma anche un messaggio alla comunita’ internazionale che la Serbia ha lasciato dietro le spalle il tempo dei conflitti e delle confrontazioni ed e’ entrata nella nuova era politica.

Secondo il leader socialista, Ivica Dacic, solo una Serbia forte e politicamente stabile puo’ proteggere gli interessi nazionali, aderire all’Ue ed assicurare lo sviluppo economico. Dacic ha puntato sul fatto che dal punto di vista politico, e’ stato difficile formare l’attuale governo poiche’ i due partiti (il Partito democratico e il Partito socialista) erano i simboli del potere prima e dopo il 5 ottobre del 2000 (la data della caduta del regime di Slobodan Milosevic). Secondo il ministro degli Interni e vicepremier Dacic, se i socialisti avessero formato il goveno con il Partito democratico della Serbia e con gli ultranazionalisti radicali, oggi la Serbia non avrebbe piu’ un governo e non sarebbe sulla via verso l’Ue.

Il presidente Tadic, da parte sua, ha anche demantito le speculazioni secondo le quali la firma di questo accordo politico sarebbe stata rinviata finche’ non sono stati assegnati gli incarichi ministeriali. Il documento di riconciliazione delle due forze politiche e’ pero’ ben lontano da una visione di possibile riconciliazione nazionale, come prospettato dal presidente Tadic e lo affermano gia’ le prime reazione di altri partiti politici. Un teatro inutile, e’ stato il commento del leader dei liberldemocratici Cedomir Jovanovic secondo il quale i due partiti si sono riconciliati ben prima della firma di questo documento, vale a dire dal momento in cui si sono accordati sulla divisione del potere. Il leader di Nuova Serbia, Velimir Ilic parla di un documento strano che il defunto leader democratico ed ex premier Zoran Djindic sicuramente non avrebbe condiviso, mentre nel Partito democratico della Serbia di Vojislav Kostunica ritengono si tratti di un marketing politico.


28 ottobre 2008


KOSOVO: PROSEGUONO LE INIZIATIVE POLITICO-DIPLOMATICHE INTERNAZIONALI

Il punto sulle iniziative politiche e diplomatiche in corso - dal ricorso alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu all'accordo Ue/Usa sulla missione Eulex - per cercare di trovare una composizione della questione del Kosovo. I testi chre seguono sono tratti dalla corrispondenze di Marina Sikora e Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 25 ottobre su Radio Radicale.

La corrispondenza di Marina Sikora
A proposito della richiesta serba, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ad affidare alla Corte Internazionale di Giustizia il giudizio se l’autoproclamata indipendenza del Kosovo sia conforme alla legge internazionale o no, la Corte ha deciso di chiamare anche i rappresentanti kosovori a partecipare nel processo che dovra’ decidere sulla legalita’ dell’indpendenza di Pristina. Secondo i giudici della Corte, considerando che alla fine del processo dovra’ essere dato un parere consultivo, i rappresentanti delle istituzioni kosovare, in quanto autori della dichiarazione di indipendenza, potrebbero dare delle informazioni utili sulla questione. Alle Nazioni Unite e a tutti i paesi membri interessati ad illustrare le loro posizioni sul caso, la Corte Internazionale di Giustizia ha lasciato una scadenza fino al 17 aprile dell’anno prossimo per presentare le loro argomentazioni in forma scritta. Infine, gli interessati avranno tempo fino al 17 luglio di rispondere alle argomentazioni delle altre parti in questo processo. Anche se il parere consultivo della Corte non sara’ vincolante e non potra’ costringere i paesi che hanno riconosciuto il Kosovo indipendente (che al momento sono 51) di fare marcia indietro sul riconoscimento, la Serbia e’ convinta che il verdetto avra’ un incontestabile peso giuridico e morale.

Intanto, dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte del Montenegro e la dura reazione di Belgrado, non ci sono segnali di una normalizzazione delle relazioni tra i due paesi. L’opposizione montenegrina filo serba continua a contrastare la decisione del governo di Podgorica e chiede adesso l’indizione di un referendum in cui i cittadini dovrebbero rispondere alla domanda se il Governo dovrebbe annullare la decisione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. In una intervista alla televisione montenegrina, il presidente della Serbia Boris Tadic ha dichiarato che il riconoscimento del Kosovo rappresenta un’ ingerenza diretta del Montenegro negli affari interni della Serbia. Ma la Serbia, ha detto il presidente Tadic, non interferira’ negli affari interni del Montenegro. Le manifestazioni di una parte dell’opposizione montenegrina contro la decisione del Governo sono una questione interna del Montenegro in cui la Serbia non vuole interferire. Il riconoscimento del Kosovo e’ “condizionato da interessi propri”(montenegrini) e questo e’ legittimo “come e’ legittima la decisione della Serbia di badare ai propri interessi” ha detto il presidente serbo aggiungendo che il riconoscimento del Kosovo da parte del Montenegro e della Macedonia per la Serbia ha un significato molto piu’ grande rispetto ad alcuni altri paesi distanti, perche’ i confini di questi due paesi toccano i confini della Serbia.

Procede comunque l'attività politico-diplomatica per trovare una composizione della questione kosovara. Le Nazioni Unite hanno nominato il nuovozelandese, Andrew Ladley nuovo negoziatore per i colloqui indiretti tra Kosovo e Serbia, su temi di reciproco interesse. Ladley, esperto in materia costituzionale e questioni giudiziarie ha iniziato questa settimana le consultazioni a Belgrado e Pristina per trovare una soluzione per i sei punti a livello tecnico stabiliti dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. Si tratta di questioni che riguardano il coinvolgimento della polizia e della magistratura, la dogana, la protezione degli edifici religiosi, nonche’ trasporti e infrastrutture. Lo scorso giugno, Ban Ki-Moon ha incaricato Lamberto Zannier, il capo della missione delle Nazioni Unite in Kosovo (l’Unmik) di avviare colloqui con Belgrado sulle diverse questioni di interesse reciproco. Il risultato di questi colloqui e’ stata la riapertura del tribunale di Mitrovica nord, che era stato al centro degli scontri lo scorso marzo, mentre sulla questione della dogana, polizia e confine non ci sono ancora accordi. Andrew Ladley sara' responsabile della supervisione di questi colloqui. Il portavoce dell'Unmik, Alexander Ivanko, ha riferito che il mandato di Ladley durera' fino al raggiungimento di un accordo tra Pristina e Belgrado. Le autorita’ kosovare hanno dichiarato pero’ di essere contrari ai colloqui con Belgrado sullo status e sulle questioni interne, sottolineando che le due parti possono dialogare soltanto sui temi di interesse comune, in quanto due stati sovrani.

Giovedi’ e’ stato firmato a Bruxelles un accordo tra gli Stati Uniti e l’Ue sulla partecipazione americana alla missione civile europea Eulex. Daniel Freid, assistente segretario di stato americano per l’Europa e l’Eurasia, ha dichiarato a tal prposito che questo accordo e' un evento molto importante perche' e' la prima volta che gli Stati Uniti partecipano a una missione europea di sicurezza e difesa. Il contributo americano alla missione Eulex sara' di 80 poliziotti e otto tra giudici e magistrati. La prima operativita’ di Euleks e’ prevista per l’inizio di dicembre. Come dichiarato dal ministro serbo per il Kosovo, Goran Bogdanovic, il Governo serbo non e’ contrario al dispiegamento della missione europea sul tutto il territorio della Serbia e quindi anche sul territorio del Kosovo ma solo a condizione che il mandato Euleks non viola la sovranita’ ed integrita’ territoriale della Serbia. Il ministro per il Kosovo ha rigettato pero’ le valutazioni che una eventuale accettazione della missione europea sia collegata con la questione dell’integrazione della Serbia all’Ue sottolineando che si tratta di due processi separati. “Qualora si arrivasse al punto di condizionare l’integrazione della Serbia con il riconoscimento serbo dell’indipendenza del Kosovo, penso che decisiva sarebbe la nostra posizione di rinunciare all’Ue per difendere il Kosovo in quanto parte della Serbia” ha precisato il ministro Bogdanovic.

La corrispondenza di Artur Nura
La collaborazione tra Ue e Usa in Kosovo e' stata sancita a Bruxelles con la firma di un accordo di partecipazione alla missione civile europea Eulex e questa notizia e’ stata concepita nelle arie dei balcani come un passo giusto sulle convergenze fra i due.  Daniel Fried, Assistente segretario di stato americano per Europa e Eurasia ha dichiarato che questo accordo e' un evento molto importante perche' e' la prima volta che gli Usa partecipano a una missione della politica europea di sicurezza e difesa. Secondo le ultime notizie si fa sapere che il contributo americano alla missione Eulex sara' di 80 poliziotti e otto tra giudici e magistrati che saranno operativi da inizio dicembre. Fried ha anche aggiunto che l'accordo rappresenta un precedente importante per la futura collaborazione tra l'Europa e gli Usa, fondamentale per risolvere i problemi globali'' e questo e’ stato considerato dagli opinionisti come un passo giusto al riguardo caso complesso del Kosovo. L’assistente segretario di stato americano per Europa e Eurasia ha conluso la sua dichiarazione dicendo che con la partecipazione alla missione Eulex, che schiera in Kosovo circa duemila uomini, gli Usa vogliono ''contribuire alla stabilita' del Kosovo perche' e' fondamentale per tutta la regione e ci avvicina al momento in cui questi paesi faranno parte dell'Europa''.

Secondo gli opinionisti della regione questo passo politico intrapresso in questo momenti particolari significa che qualunque sia la prossima amministrazione americana, la cooperazione continuera' a progredire perche' e' un punto centrale della nostra politica estera degli USA'. Questo passo importante politico corrisponde con la notizia che ha fatto sapere che le Nazioni Unite hanno nominato Andrew Ladley nuovo negoziatore per i colloqui indiretti tra Kosovo e Serbia, su temi di reciproco interesse. Secondo le ultime notizia Ladley che e’ un esperto in materia costituzionale e questioni giudiziarie presso le Nazioni Unite, ha iniziato le consultazioni con le autorita' di Pristina e Belgrado per trovare soluzioni per i sei criteri stabiliti dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. In effetti nel mese di giugno, Ban Ki-Moon aveva incaricato Lamberto Zannier, il capo della missione delle Nazioni Unite in Kosovo, l'Unmik, di avviare colloqui con Belgrado sul tema ''diverse questioni di interesse reciproco''.

Per l’Onu le questioni di interessi riciproco sono” la situazione dei serbi in Kosovo, il coinvolgimento della magistratura e della polizia, le dogane, i trasporti e le infrastrutture della Serbia, in quanto l'Onu si prepara a concludere la sua amministrazione nel Kosovo. Secondo il portavoce dell'Unmik, Alexander Ivanko, il mandato di Ladley durera' fino al raggiungimento di un accordo tra Pristina e Belgrado aggiungendo che l'Unmik ha confermato la sua nomina e il nuovo mediatore ha gia' incontrato alti dirigenti del Kosovo e della Serbia. Fino ad ora, Pristina e Belgrado hanno raggiunto un accordo sulla riapertura del tribunale di Mitrovica nord, che era stato al centro di scontri nel marzo di quest'anno.

Intanto nel corso di una conferenza svoltasi a Pristina in occasione del 60 ° Anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo e' stato sottolineato che i diritti umani e le liberta' fondamentali sono garantiti dalla Costituzione del Kosovo. La Conferenza sul tema 'Dichiarazione universale per i diritti umani: il caso del Kosovo', e' stata organizzata dalla Facolta' di Giurisprudenza dell 'Universita' di Pristina, in collaborazione con l'Universita' degli Studi di Bergamo e quella di Rjeka (Fiume), in Croazia. I partecipanti hanno infatti rilevato come le istituzioni e la societa' kosovara abbiano reso possibile una posizione ottimale per le minoranze nella societa' kosovara e che la Dichiarazione per i Diritti Umani ha una speciale importanza per gli albanesi, tenuto conto del fatto che non molto tempo fa sono stati vittime di torture e di flagranti violazioni dei diritti umani.


27 ottobre 2008


OBAMA O McCAIN? I BALCANI SI DIVIDONO.

Barak Obama e John McCainSe i cittadini dei Balcani dovessero scegliere il prossimo presidente degli Stati Uniti per chi voterebbero? Un interessante sondaggio realizzato da The Economist e ripreso dal sito del Balkan Investigative Reporting Network mostra che a differenza dei cittadini dell'Unione europea, che probabilmente darebbero la loro fiducia in grande maggioranza a Barak Obama, i cittadini dei Balcani sarebbero assai più incerti. L'indagine potrebbe apparire un po' oziosa ma se si considera che negli ultimi venti anni la politica statunitense nella regione ha avuto un impatto come mai in passato la rilevazione assume un indubbio interesse. Lo prova il fatto che negli ultimi tempi la campagna elettorale d'oltreoceano guadagna ogni giorni la prima pagina dei giornali locali e alimenta dibattiti accesi. Diversamente che in passato, anche il duello per la vice-presidenza tra Joseph Biden e Sarah Palin è seguito con la stessa passione. Dai dati del sondaggio emerge che croati, albanesi e kosovari sono in maggioranza pro Obama, i macedoni per McCain, i serbi diffidano di entrambi, i bosniaci sono preoccupati più di tutto dalle loro questioni interne e i rumeni sostanzialmente indifferenti all'esito del voto del 4 novembre.
Basandoci dunque su quanto scrive il sito di BIRN, citando il sondaggio dell'Economist, vediamo che in Albania Barak Obama raccoglie il 75% dei favori ma molti albanesi ritengono John McCain una scelta accettabile. La comunità albanese negli Usa è altrettanto divisa sulla scelta da prendere, cosa che sarebbe stata più semplice se Hillary Clinton avesse conquistato la nomination democratica.
Tra gli albanesi del Kosovo la situazione è simile: la maggioranza tifa Obama, ma non mancano i supporter di McCain mentre altri avrebbero preferito che Hillary fosse rimasta in corsa.
In Bosnia-Erzegovina le elezioni americane coincidono con una grave crisi politica a istituzionale. Generalmente, quindi, la gente è più preoccupata di questo che di quello che succede al di là dell'Atlantico. Comunque, la maggioranza sembra preferire la vittoria di Obama con la speranza che il suo arrivo alla Casa Bianca possa rilanciare l'interesse di Washington per il loro Paese. E se i bosgnacchi sono per il candidato democratico, ricordando il ruolo di Clinton nel porre fine alla guerra del 1992-95, anche diversi serbo-bosniaci non disdegnerebbero la vittoria dei democratici giudicando negativamente le politiche economiche dei repubblicani.
In Serbia, invece, prevale la sfiducia verso entrambi i candidati. E' vero che Obama, durante le primarie del Partito democratico, in un discorso tenuto dopo la proclamazione dell'indipendenza del Kosovo, disse che i serbi soffrivano da decenni. Tuttavia sia lui che McCain sono favorevoli alla secessione di Pristina. Senza contare che, nonostante la pressante attività di lobbying dei serbi in Usa, George Bush è stato il principale sostenitore del Kosovo indipendente.
I cittadini della Croazia, pur avendo generalmente una preferenza per governi di centro-destra, secondo il sondaggio dell'Economist all'80% sono per Obama per reazione contro la politica di George W. Bush.
In Macedonia l'interesse per la corsa alla Casa Bianca è influenzata dall'annosa questione con la Grecia per via del nome ufficiale dell'ex repubblica jugoslava. E dunque preferiscono McCain, visto che Obama a suo tempo firmo la risoluzione del Senato americano che chiedeva alla Macedonia di cessare la provocazioni contro la Grecia.
In Romania, infine, prevale l'indifferenza. Più che di sapere chi sarà il prossimo presidente Usa, ai romeni interessa ciò che succede ai loro confini, in Ungheria, in Moldavia e negli altri Paesi europei.


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27 ottobre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Il sommario della puntata del 
25 ottobre 2008 è riascoltabile e scaricabile dal sito di Radio Radicale:

l'argomento principale riguarda la situazione politica in Turchia;
l'apertura è dedicata all'assassinio in Croazia del controverso editore Ivo Pukanic, inoltre si fa il punto sullo stato del processo di integrazione nell'Ue;
si parla poi della riconciliazione politica tra democratici e socialisti in Serbia;
altre questioni riguardano il Kosovo (l'iniziativa della Serbia all'Onu e il dispiegamento della missione europea Eulex), il processo di privatizzazione dell'economia albanese e i difficili rapporti tra Macedonia e Grecia (non solo per quanto riguarda la questione del nome dell'ex repubblica jugoslava ma anche per i rapporti tra greci e macedoni.

La trasmissione è curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.

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