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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





27 novembre 2008


COSA PENSANO I BALCANI DELL'EUROPA

L'istituto di ricerca Gallup Europa ha compiuto un sondaggio per verificare cosa pensano i cittadini dei Paesi balcanici dell'Unione europea. La ricerca, presentata a metà di novembre a Bruxelles, fa parte di un programma pluriennale di analisi. Secondo Robert Manchin, amministratore delegato di Gallup Europa, "è necessario sapere di più di cosa pensano i cittadini, ancora poco conosciuti nella Ue".

Qui di seguito, Paese per Paese, una sintesi dei principali dati emersi da questa prima indagine realizzata tra settembre ed ottobre mediante interviste dirette a 1000 persone per ogni stato.

ALBANIA
L'Albania ha firmato l'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con l'Unione europea, primo passo formale sulla strada dell'adesione, e attende ora lo status di paese candidato.
L'Ue è vista dai cittadini albanesi coma una istituzione che potrebbe avere un forte impatto sul Paese: la maggioranza ha fiducia nell'Unione e ben l'83% ritiene che l'adesione sarebbe buona cosa. Gli albanesi credono inoltre che il loro paese sarebbe accolto con favore come nuovo stato membro da parte dell'Unione europea.
La corruzione del governo e dei dipendenti pubblici è segnalata come di gran lunga la più alta nella regione: un terzo degli intervistati ha dichiarato di aver dovuto pagare una tangente nell'anno precedente all'indagine.
Solo il 29% ritiene che il governo stia facendo tutto il possibile per combattere la criminalità organizzata.
E' significativo il dato che rivela che oltre un terzo degli albanesi vorrebbe lasciare il proprio paese. D'altra parte gli albanesi sembrano essere già ora il popolo più mobile della regione, con oltre due quinti degli intervistati che ha un familiare all'estero, per motivi di lavoro o di studio.

BOSNIA-ERZEGOVINA
Nel giugno 2008 la Bosnia-Erzegovina ha ratificato l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione Europea e attende ora di ottenere lo status di candidato all'adesione.
Secondo la ricerca Gallup il sentimento che accomuna i bosniaci è la disillusione. La maggior parte delle persone si dichiara insoddisfatta per l'attuale situazione economica (l'87% si definisce infelice) e nutre poche speranze di miglioramento per il futuro.
La ricerca indica alcune differenze di opinione tra le due entità in cui è divisa la B-E, la Federazione croato-musulmana e la Republika Srpska.
Due terzi degli intervistati nella Federazione ritengono che le condizioni economiche stiano peggiorando, mentre meno della metà (44%) lo ritiene nella Republika Srpska con il 31% che anzi vede segni di miglioramento. Il governo è giudicato molto male e inefficace nella sua lotta contro la criminalità organizzata.
Il dato nazionale indica il 67% di giudizi negativi (il peggiore della regione) con il 70% nella Federazione e il 56% nella Republika Srpska.
Negativa anche l'immagine dell'Unione europea. Di coloro che hanno risposto alla domanda, il 45% degli intervistati nella Federazione ha poca o nessuna fiducia nelle istituzioni europee: nell'entità serba lo pensa il il 77% degli intervistati. La Republika Srpska conta anche la più alta percentuale di persone nella regione (48%) che si sente respinta dai cittadini Ue, mentre nella Federazione croato-musulmana solo un terzo ritiene che i cittadini della Ue non abbiano voluto l'adesione della Bosnia all'Ue.

CROAZIA
La Croazia dal 2005 ha in corso i negoziati di adesione all'Ue che dovrebbero concludersi entro il 2009. Il recente rapporto di Bruxelles esorta le autorità a compiere ulteriori sforzi sostanziali sul terreno delle riforme. Considerando i tempi burocratici la prima data utile per l'adesione non sarà prima del 2011.
La maggior parte dei cittadini croati (54%) ritiene di essere ben informata sulla istituzioni europee e sono anche i più ottimisti sulla data di adesione: in media i cittadini croati indicano il 2013. Altri dati segnalano un certo disincanto rispetto all'Europa: i croati che credono che l'appartenenza alla Ue sia un bene per il paese sono più di quelli che pensano il contrario (29% contro 26%), mentre più di un terzo, cioè la maggioranza relativa (38%), pensa che la cosa non sia né buona, né cattiva. Interessante il dato secondo cui il 39% dei croati ritiene che in generale vi sarà il sostegno dei cittadini per l'adesione all'Unione europea, mentre ben il 45% pensa che ci sarà opposizione.
Per quanto riguarda la loro condizioni di vita, quasi i tre quarti dei croati (72%) si dichiarano soddisfatti, ma temono per il loro futuro economico (il 61% lo vede in via di peggioramento). Questo dato trova un riscontro anche nell'insoddisfazione espressa verso l'attuale governo e le sue iniziative contro il crimine organizzato (78%). Nonostante questo i croati ritengono che il loro paese continui ad avere buone opportunità e solo pochi (7%) si sentono costretti ad espatriare per motivi economici.

KOSOVO
Dopo l'indipendenza proclamata il 17 febbraio di quest'anno, il Kosovo è stato riconosciuto da una cinquantina di Paesi fra i quali 22 dei 27 membri dell'Unione europea. Dalla fine del conflitto del 1999 il Paese è stato posto sotto l'amministrazione dell'Onu (Unmik) che dovrebbe ora essere riconfigurata per far posto alla missione civile europea Eulex. Sul territorio opera inoltre il contingente militare multinazionale Kfor. L'integrazione del neonato stato nelle principali istituzioni sovranazionale è per ora di là da venire, almeno fino a quando non verrà trovato un accordo con la Serbia (appoggiata dalla Russia) che rifiuta categoricamente ogni possibilità di accettare la secessione della sua provincia meridionale.
I kosovari sono ottimisti circa la loro vita ed hanno grandi speranze per il futuro in generale e per quello economico (59%). L'attuale situazione economica è invece vista in una luce molto più scura,il che spiega il motivo per cui oltre il 70% degli intervistati vede migliori opportunità al di fuori del paese e l'alta percentuale di coloro che hanno un membro della famiglia all'estero. Nel Kosovo si è generalmente ottimisti circa le speranze per il futuro della pace nella regione, ma mentre il 72% degli albanesi kosovari pensa che una coesistenza pacifica con i serbi sia possibile, solo il 17% dei serbi del Kosovo sono convinti di una tale possibilità. Meno della metà (45%) dei kosovari albanesi conviene che "la leadership albanese kosovara deve fare tutto il possibile per proteggere i serbi che vivono nel Kosovo", mentre il 47% è in disaccordo.
Poco meno di due terzi (63%) degli intervistati in Kosovo ha "grade fiducia nella Nato", mentre meno della metà (43%) ha "grande fiducia nella Ue".

MACEDONIA
La Macedonia è dal 2005 paese candidato all'adesione all'Ue ma l'avvio dei negoziati è ostacolato dalla Grecia a causa del contenzioso sul nome dell'ex repubblica jugoslava attualmente riconosciuta a livello internazionale con il nome provvisorio di Fyrom (Former yugoslav republic of Macedonia).
Quasi la metà dei macedoni s dichiarano insoddisfatti sia per la loro vita (46%, il rating più basso della regione) sia per lo standard di vita. Un terzo, tuttavia, sente che l'economia è in miglioramento. Gli intervistati candannano la corruzione e sono relativamente soddisfatti degli sforzi del governo per combattere la criminalità organizzata (49%). Quasi un terzo dei macedoni sono del parere che ci sia il rischio di un altro confllitto nella regione (29%).
Sul futuro del Paese pesano i rapporti tra la componente macedone e la forte minoranza albanese (pari a circa un terzo della popolazione). Mentre il 70% degli albanesi in Macedonia ritiene che l'accordo di Ohrid (che pose fine al conflitto del 2001) abbia dato una buona soluzione a lungo termine per i problemi etnici interni, solo il 30% dei macedoni concorda su questo giudizio.
Secondo il 69% dei macedoni albanesi, la Macedonia deve aderire alla Nato e all'Unione europea, anche se significa perdere o modificare il nome ufficiale del paese, posizione sostenuta di contro solo dal 3% dei macedoni.
La maggior parte di entrambe le comunità conviene comunque che l'adesione all'Ue sarebbe una buona cosa anche se la cosa viene vista con molto più favore dagli albenesi (84%, che dai macedoni ( 57%).

MONTENEGRO
Dal 3 giugno 2006 il Montenegro è uno stato indipendente a seguito del referendum popolare del 21 maggio 2006. Con la fine dell'unione con la Serbia si è definitivamente chiusa la storia della Jugoslavia. Il processo di separazione amministrativa dalla Serbia, con cui esistono legami storici e culturali, è comunque ancora in atto. Il 15 ottobre 2007 il Montenegro ha firma l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione europea. Il percorso di integrazione ha imposto al Paese la necessità di affrontare con decisione i problemi legati alla criminalità, al contrabbando, al nazionalismo, alla corruzione, alla libertà di informazione ed alla cattura dei criminali di guerra.
Dai dati della ricerca Gallup emerge nei cittadini montenegrini una sensazione di realizzazione e di accetazione. I montenegrini sono soddisfatti della loro vita (71%) e sono piuttosto ottimisti su economia e futuro sviluppo (49%). La fiducia nel governo è elevata (63%). Le opportunità nel paese vengono considerate sufficienti e non c'è gran desiderio di andare a lavorare all'estero. I montenegrino sembrano essere poi relativamente rilassati circa l'accettazione di pratiche amministrative discutibili. Per quanto riguarda l'Ue, la popolazione si sente piuttosto male informata (60%).

SERBIA
La Serbia ha firmato l'Asa alla fine di aprile, alla vigilia delle elezioni politiche che hanno visto il successo del fronte democratico e filo europeista. L'implementazione dell'accordo è però al momento parziale a causa del veto posto dall'Olanda e dal Belgio che non ritengono sufficiente la collaborazione con il Tribunale internazionale per la ex Jugosavia. Tutte le forze politiche sono più o meno favorevoli all'integrazione europea ma su di essa pesa la questione del Kosovo e il giudizio sul ruolo della Serbia nelle guerre jugoslave degli anni '90.
Dalla ricerca emerge che iI serbi hanno un'elevata insoddisfazione verso la vita (42%) si dividono a metà nelle loro previsioni per il futuro: per il 47% le cose in generale stanno andando nella la direzione sbagliata, mentre il 41% pensa il contrario. Quasi la metà degli intervistati (46%) ha "molta" o "qualche" fiducia nel governo serbo anche se, nello stesso tempo, la maggioranza (58%) afferma che il governo non è stato in grado di combattere la criminalità organizzata in modo efficace.
Tre quinti degli intervistati ritiene che l'indipendenza del Kosovo non potrà mai essere accettata dalla Serbia e un quinto teme un altro conflitto armato nella regione, la seconda quota più elevata dopo la Macedonia. L'ex leader serbo-bosniaco, Radovan Karadzic, accusato di crimini di guerra e contro l'umanità dal Tribunale internazionale è ritenuto innocente da quasi la metà degli intervistati. Nonostante ciò, più o meno la stessa percentuale (49%) ha convenuto con l'affermazione che "il suo arresto ha consentito alla Serbia di concentrarsi sul futuro".

Il sito del Gallup Balkan Monitor


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27 novembre 2008


RICONCILIAZIONE E CONVIVENZA: UNA NUOVA CONFERENZA PER I BALCANI OCCIDENTALI

Il ponte di Mostar simbolo della convivenza nei Balcani, distrutto nel 1993 durante la guerra e poi ricostruito.Il testo che segue si riferisce alla corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 26 novembre e dedicato alla questione dell'elaborazione del passato e ai processi di riconciliazione nei Balcani.

Come a piu’ riprese ribadito dai vertici dell’Ue, il 2009 dovrebbe essere un anno dedicato ai Balcani e al processo di avvicinamento dei paesi di questa regione all’Ue. La necessita’ di un vertice sui Balcani che tratterebbe la questione di un comune futuro europeo dei paesi dell’area e’ stata invocata alla recente riunione delle organizzazioni non governative dell’ Iniziativa Igman, svoltasi lo scorso 8 novembre a Zagabria. I rappesentanti di questo movimento di organizzazioni non governative croate, serbe, bosniache e montenegrine ritengono che un tale vertice dovrebbe valutare il progresso dei paesi della regione nel processo dell’integrazione europea nonche’ stabilire che la via europea per molti aspetti e’ comune a tutti, fermo restando che ogni singolo paese ha pero’ le sue particolarita’ e che quindi la loro adesione e’ individuale. Da precisare che l’Iniziativa Igman e’ stata istituita nel novembre 2000 ed e’ un movimento che include otre 140 organizzazioni non governative dei paesi dell’ex Jugoslavia. Avendo come base il dialogo della societa’ civile, l’iniziativa si impegna nella normalizzazione delle relazioni e della riconciliazione nel cosidetto „triangolo di Dayton“. Un impegno quindi a promuovere e sollecitare il dialogo a livello locale e regionale, a svolgere anche una specie di monitoraggio con l’obiettivo di contribuire alla piu’ rapida normalizzazione delle relazioni che sono state profondamente compromesse a causa della guerra e le cui conseguenze, purtroppo, pesano ancora notevolmente sulla realta’ politica dell’area.

Diversi sono stati gli argomenti di discussione alla riunione di Zagabria che riguardano le difficili sfide a cui bisogna far fronte nel lungo processo di avvicinamento all’Europa: corruzione e criminalita’ in quanto probemi regionali, nazionalismo ed estremismo politico, erosione del morale nonche’ mancanza della volonta’ politica nella costruzione delle istituzioni. "
L’Unione europea e’ il nostro destino e il nostro desiderio e dalla velocita’ e dalla qualita’ di realizzare questo desiderio dipenderanno la nostra vita, la democrazia e il benessere materiale“ ha detto il presidente croato Stjepan Mesic partecipando alla conferenza di Zagabria dedicata ai problemi dei paesi della regione sulla via verso l’Ue. Il presidente croato ha dato pieno sostegno alla proposta di organizzare presto un summit dei Balcani occidentali e ha ribadito che la verita’ e’ decisiva per costruire i buoni rapporti tra i paesi della regione, soprattutto adesso quando, come ha valutato, il clima generale nell’area sta’ peggiorando e per certi aspetti fa ricordare all’inizio degli anni novanta. „Non sono pessimista e non voglio esagerare, ma non posso chiudere gli occhi di fronte a quello che accade nel vicinato. Quello che vedo e sento non va bene ne’ per la Bosnia Erzegovina ne’ per l’intera regione. Tacere su una tale situazione sarebbe come ripetere l’errore che e’ stato fatto non cosi’ tanto tempo fa, e questo ne’ noi ne’ la comunta’ internazionale possiamo permettere“ ha detto Stjepan Mesic alludendo alla Repubblica Srpska e alla politica dei suoi leader, in particolare quella del premier Milorad Dodik. Recentemente il presidente croato aveva avvertito che la comunita’ internazionale non deve piu’ tollerare le minacce di Dodik sulla secessione che mette in questione l’esistenza stessa della BiH e ha parlato della Repubblica Srpska come di „una polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro“. Quanto alle relazioni tra Croazia e Serbia, Mesic ha espresso preoccupazioni per l’attuale „situazione ristagnante“ in cui, come ha detto, nonostante siano stati stabiliti dei canali di comunicazione, questa comunicazione e’ inesistente.

Nessuno chiede a Bruxelles di chiudere un occhio per quanto riguarda le condizioni precedentemente stabilite, ma abbiamo il diritto di aspettarci che anche l’Ue si dimostri interessata e che questa regione abbia una chiara prospettiva in termini di tempo per l’adesione” ha detto Zivorad Kovacevic, membro del Consiglio dell’Iniziativa Igman e presidente del Movimento europeo in Serbia. Secondo Kovacevic, la stabilita’ politica della Serbia potrebbe essere minacciata se la Serbia il prossimo anno non otterra’ “il Schengen bianco” e lo status di candidato all’adesione. La presidente del Consiglio nazionale per i negoziati di adesione della Croazia all’Ue e vicepresidente del Parlamento croato, Vesna Pusic ha detto che non e’ nessun segreto che alcuni dei paesi membri dell’Ue non dovevano passare il processo di negoziazioni per la loro adesione all’Unione, altri invece dovevano farlo soltanto formalmente. Dopo l’adesione della Romania e Bulgaria, la Croazia ha ricevuto dei criteri molto rigidi e per gli altri paesi della regione che devono ancora iniziare i negoziati, molto probabilmente verranno stabiliti criteri ancora piu’ severi, ha detto Vesna Pusic ma ha aggiunto anche che “per il nostro interesse i criteri dovrebbero essere anche maggiori”. Ha sottolineato che la questione chiave per la Croazia rimane la riforma del sistema giudiziario a proposito del quale, fino agli eventi tragici a Zagabria e le sostituzioni dei ministri, non si e’ fatto nulla.
Di simili esperienze hanno parlato anche altri partecipanti della conferenza dalla BiH, Serbia e Montenegro.

Per la pace e stabilita’ nella regione senza dubbio cruciali sono la normalizzazione dei rapporti e la riconciliazione. La grave situazione politica in Bosnia Erzegovina come anche le relazioni della Serbia con i paesi vicini riguardante il riconoscimento dell’indipedenza del Kosovo da parte dei singoli paesi dell’area e i ricorsi alla Corte Internazionale di Giustizia, sono le sfide che dovranno essere superate a nome di un equilibrio durevole garantito dall’integrazione europea di questi paesi.
Sulla questione del ricorso per genocidio presentato dalla Croazia contro la Serbia alla Corte Internazionale di Giustizia la quale si e’ pronunciata competente in merito alla questione e su una possibile controquerela della Serbia contro la Croazia per i fatti avvenuti durante l’operazione ‘Tempesta’ nel 1995 si e’ pronunciato anche il Commissario all’allargamento dell’Ue, Olli Rehn. Secondo la sua opinione le reciproche accuse dei paesi dei Balcani occidentali non dovrebbero ostacolare il loro avvicinamento all’Ue. Questo riguarda il contenzioso tra Croazia e Slovenia nonche’ le cause che Croazia, Bosnia Erzegovina e Serbia hanno sollevato dinanzi alla CIG per i fatti avvenuti durante la guerra degli anni novanta come anche la richiesta della Serbia alla stessa corte di pronunciarsi sulla legalita’ dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo. Olli Rehn ha sottolineato che i paesi hanno il diritto di rovolgersi alla CIG ma ha aggiunto anche che “il processo di riconciliazione e’ necessario in queste societa’ e tra le societa’ della regione che richiede un ripensamento molto piu’ coscienzioso e la prontezza di voltare le pagine del passato”. Rehn ha rilevato la posizione della Commissione europea anche riguardante il contenzioso sui confini tra Slovenia e Croazia che dura 17 anni e che deve essere risolto in modo bilaterale “senza appesantire i negoziati della Croazia per l’adesione all’Ue”. I negoziati di adesione, ha concluso Rehn, “devono terminare a secondo dei meriti in ogni singolo caso, nello spirito dei rapporti di buon vicinato e l’Ue non deve essere coinvolta in ciascuno dei contenziosi bilaterali nella regione”.

A proposito delle relazioni tra Croazia e Serbia, Milorad Pupovac, presidente del Consiglio popolare serbo in Croazia, in una intervista all’emittente serba B92 ha proposto l’istituzione di un Consiglio di fiducia tra la Serbia e la Croazia di cui farebbero parte parlamentari, personalita’ pubbliche e rappresentanti della chiesa cattolica croata e quella ortodossa serba. Secondo Pupovac, l’istituzione di un tale organo servirebbe a migliorare i rapporti tra i due paesi che si sono raffreddati dopo l’accusa croata contro la Serbia alla CIG e che con l’annuncio di una controaccusa da parte della Serbia potrebbero raffredarsi ulteriormente.



27 novembre 2008


LA DIFFICILE CONVIVENZA NEI BALCANI: I CASI DI KOSOVO E MACEDONIA

Il ponte di Mostar simbolo della convivenza nei Balcani, distrutto nel 1993 durante la guerra e poi ricostruitoIl testo che segue si riferisce alla corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 26 novembre e dedicato alla questione dell'elaborazione del passato e ai processi di riconciliazione nei Balcani.

Affrontare il passato recente dei Balcani è un processo molto complesso, e non può essere limitato solo agli anni recenti poiche di certo non portrebbe fuori quasi niente.  Limitarsi solo all'ex Jugoslavia e gli anni recenti significherebbe che non abbiamo imparato niente dalla storia nostra nostra comune. Dall’altra parte voprrei dire che coinvolgere su questo possibile processo storici, rappresentanti della società civile, forze politiche e media di diversi Paesi europei a discutere sul tema aiuta molto poiche sarano loro a chiedere che sia tutto analizato al riguardo del passato ed il presente in fuonzione del futuro. Di certo e visto ché le responsabilità per quello che è avvenuto nei balcani sono molte personalmente credo che bisogna ricostruire prima l'identità di tutte le nazioni vittime delle guerre Balcaniche soltanto cosi possiamo arrivare ad una riconciliacizione ed a un processo che coinvolga l'intera regione per concepire il senso “europeo” del futuro comune. Oramai esistono i tentativi ad allargare lo sguardo dalla riflessione delle Cattive memorie ad un lavoro sulla memoria comune del ventesimo secolo in Europa, pero se parliamo dell’Europa dobbiamo ricordare che Germania ha dovuto pagare caro la seconda guerra mondiale dalla quale e’ uscita sconfitta. Ribadire il processo di riconciliazione nella regione balcanica va visto certo nel contesto europeo ed in questo caso a pagare dovrebbe essere in primo piano il Paese che ha causato in primo piano queste guerre, pero come si sa fin ora sta giocando molto bene il ruolo della “Vittima” e questo gleglo stanno permenttendo dalla paura della grande Russia del potere energitico.

La convivenza tra serbi e albanesi in Kosovo
Per parlare dei tentativi di costruire la convivenza tra serbi e albanesi in Kosovo bisogna dire che non si e’ fatto molto appunto poiche gli tutto e’ partito in modo sbagliato trattare ambe due le parti come uguali e non precisando che e’ la vittima e chi e’ stato aggressore. Guardate in effetti questi questi mesi  corrispondano con  il nono anniversario della fine dell’intervento della Nato in difesa degli Albanesi Kosovari contro il regime di Slobodan Miloscevic pero purtroppo in questi stessi giorni il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha inviato una proposta di sei punti quali si sono stipulati con la proposta di Belgrado e senza ne meno la conoscenza di Prishtina. Mentre il Kosovo sta facendo di tutto per dare al nuovo stato soltanto delle dimesnioni occidentali, guardate il Parlamento del Kosovo ha approvato l'inno nazionale quale si intitola “Europa”, ma senza un testo scritto. In effetti il concorso per l'inno nazionale kosovaro è stato aperto ignorando i criteri nazionali e basato sul Piano Ahtisaari, e questo lo hanno fatto senza testo per cercare di fare il possibile a salvaguardare l’equilibrio multi etnico del nuovo stato balcanico sostenuto dall’Europa e dagli Stati Uniti.
Invece che fa Belgrado? Investe soldi, energie istituzioni paraleli soltanto nei territori del Kosovo in cui vivono la minoranza Serba e di certo questa strategia trova le sua basamenti appunto sulle idee e progetti quali vogliono vedere il futuro dei Balcani riflettendoci soltanti alla storia degli ultimi anni. Tale situazione ha portato una fotografia molto pesante del nuovo stato Kosovaro. Alla parte Albanese del Kosovo funziona lo stato controllato dalle autorita locali Albanesi ed le autorita internazionali, invece ai etrritori in cui i serbi sono di maggioranza nessuno di queste autorita ha possibilta di funzionare. In questi territori funziona soltanto il contrabando, le istituzioni paralelli Serbi. Su questa fotografia ingiusta si e’ stato parlato in tutti i modi possibili sia nei mass media che da diverse NGO locali pero nessuno dalle autorita internazionali reagisca e belgrado soltanto sorride ed ora la parte Albanese sente una proposta Belgradese in vece dell’Onu e segretario generale ban Kin Moon. Ma come si puo fare cosi?! Negli anni novanta si e’ stato arrivato appunto dalla causa degli errori precendenti ed ingiusti fatto dall’Europa contro differenti nazioni dei Balcani ed in favore degli altri, o meglio dire in favore delle nazioni piu grandi edin disfavore dei piccoli nazioni. Se continiuamo a risolvore le crisi in tal modo di certo che dopo alcuni altri anni saremo costretti ad afrontare altri crisi e forse guerre! Per di piu questo non darebbe ragione a chi di queste nazioni ha lottato per la liberta ed a chi ha fatto guerra per occuppare territori  e violare la liberta degli altri.

La convivenza in Macedonia
La situazione e’ differente in Macedonia fra la minoranza Albanese che rappresenta di 30 % di tutto la popolazione e l’altra parte macedone. Gli i relazioni tra gli oppresori cioe i macedoni ed gli oppresi cioe gli Albanesi si sono cambiati molto. Visto che la Macedonia e’ uno stato fondato del dopo la seconda guerra mondiale e ha le origini dell’era Jugoslava quale non essiste piu la maggioranza macedone ha capito molto bene che questo stato potra reggere solo e grazia alla volonta degli Albanesi che per fortuna loro non intendono fondare una grande Albania. I macedoni si sentono sotto la presione della Grecia quale contradisce la loro identita nazionale e territoriale cosa che in effetti lo fa anche la Bulgaria al confronto della identita macedone! Serbia dall’altra parte contradisce l’identita religiosa dei macedoni e la loro chiesa autocefala non e’ ancora riconosciuta da quela Serba. Come si capisce facilmente a loro conviene convivire meglio con gli Albanesi che rischiara anche la loro volonta di autosetrisi cittadini della Macedonia. Durante l’era Jugoslava gli Albanesi non avevano ne il diritto della Lingua, della rappresentazione politica della bandiera oggi loro godono questi diritti quali gli hanno potuto ottenere anche tramite le armi.
Ora come è noto la vita politica degli albanesi in Macedonia si concentra sui due partiti principali il Partito democratico degli albanesi, guidato da Menduh Thaci, ed il Partito dell’unione democratica per l’integrazione, con a capo Ali Ahmeti. In effetti, si e’ arrivato adottenere grazia alla lotta per la liberta anche diritti importanti costituzionali. Secondo la Costituzione della Macedonia, la maggioranza governativa deve essere approvata dal Parlamento secondo una duplice maggioranza detta “maggioranza Badinter”, nome che deriva dal costituzionalista francese Robert Badinter che ha contribuito ad elaborare l'attuale Costituzione macedone. In parole semplici, la maggioranza governativa deve considerare anche le varie etnie e non solo la semplice maggioranza di voti in parlamento. Nella percezione politica di questi due partiti albanesi più importanti e dei loro rispettivi elettori, tutto si divide nel senso che la situazione al riguardo dell’integrazione degli albanesi nella vita pubblica e culturale del Paese (che poi è la base del Patto di Ohrid) ha avuto maggiore progresso e maggiore successo durante la loro rispettiva presenza al governo.
La settimana scorsa rappresentanti Albanesi dell’Albania a capo il premier Sali Berisha, rappresentanti dal Kosovo a capo il premier Hashim Thaci e rappresentanti lussitri dalla Monenegro si sono incontrati proprio in Macedonia a riccordare l’aniversario dell’Alfabeto Albanese realizzato in modo istituzionali dagli Albanesi proprio nella coitta di manastiri oggi parte della macedonia. A questo evento academico e storico Albanese ha partecipato non a caso anche il Premier macedone Nikola Gruevski quale e’ intrvenuto e ha salutato i partecipanti dandoun sengo di sostengo poltico alla ispirazione degli Albanesi per la loro cultura, storia e tradizione. Prima cose simili non si potevano essere imaginate nei Balcani e particolarmente in Macedonia, ma oggi come si vede tutto e’ cambiato. Certo che secondo gli Albanesi bisogna fare di piu pero la base per arrivare alla convivena degli standard Europei c’e’ e questo significa molto.


26 novembre 2008


ARCHIVIO SPECIALE

In questa sezione sono riportate le puntate dello Speciale di Passaggio a Sud Est in onda il mercoledì alle 23,30 su Radio Radicale.

Ogni settimana lo Speciale approfondisce un avvenimento particolare, un tema o una questione specifica relativi alla realtà e alla situazione politica dell'Europa sud orientale.

Le varie puntate sono riportate in ordine cronologico dalla più recente. Cliccando sul titolo si accede alla relativa pagina del sito di Radio Radicale. E possibile anche il podcasting ma attenzione: dopo tre settimane il file non è più scaricabile.

30 settembre 2009
I Balcani alle Nazioni Unite

23 settembre 2009
La situazione del Kosovo

16 settembre 2009
L'integrazione europea dell'Europa sud orientale

15 luglio 2009
Il G8 visto dall'Europa sud orientale

8 luglio 2009
Gli effetti della crisi globale nei Balcani occidentali

1 luglio 2009
L'allargamento dell'UE e l'integrazione del sud est europeo

27 maggio 2009
Kosovo: prosegue la battaglia diplomatica sull'indipendenza

20 maggio 2009
Il ritorno degli Usa nei Balcani: la visita di Biden in Bosnia, Serbia e Kosovo

13 maggio 2009
La crisi economica globale nei Balcani e le misure per superarla

6 maggio 2009
La libertà di stampa nell'Europa sud orientale

29 aprile 2009
L'allargamento dell'UE e l'integrazione dell'Europa sud orientale

22 aprile 2009
La battaglia diplomatica sull'indipendenza del Kosovo

15 aprile 2009
La crisi economica nell'Europa sud orientale

8 aprile 2009
I Balcani, la Turchia, la Nato, l'Unione Europea

1 aprile 2009
L'integrazione europea dei Balcani occidentali

25 marzo 2009
Dieci anni dopo i bombardamenti Nato sulla Serbia

18 marzo 2009
L'allargamento dell'UE e l'integrazione dei Balcani

11 marzo 2009
I Balcani e la giustizia internazionale

4 marzo 2009
I Balcani e la crisi economica globale

25 febbraio 2009
L'integrazione euro-atlantica dei balcani occidentali

18 febbraio 2009
Kosovo, l'indipendenza un anno dopo

11 febbraio 2009
Libertà e indipendenza dei media: i casi di Turchia, Croazia e Albania

4 febbraio 2009
La questione immigrazione vista dall'altra sponda dell'Adriatico

28 gennaio 2009
I Balcani tra Europa e Obama

21 gennaio 2009
La guerra del gas: le conseguenze nei Balcani e il ruolo della Turchia

14 gennaio 2009
La situazione del Kosovo dopo le recenti violenze

17 dicembre 2008
Parte la missione civile europea in Kosovo

10 dicembre 2008
Il sud est europeo e i diritti umani

3 dicembre 2008
Cosa pensano i Balcani dell'Europa? I risultati del primo sondaggio Gallup Europe

26 novembre 2008
Elaborazione del passato e riconciliazione nei Balcani occidentali

19 novembre 2008
Kosovo: nuovo scontro tra serbi e albanesi sulla missione civile europea

12 novembre 2008
L'integrazione europea dei Balcani e della Turchia

5 novembre 2008
Le presidenziali Usa viste dall'Europa sud orientale

29 ottobre 2008
Gli effetti della crisi economica globale nei Balcani occidentali

22 ottobre 2008
La situazione in Bosnia-Erzegovina tra tensioni interetniche e spinte nazionaliste

15 ottobre 2008
Kosovo, l'Onu accoglie la richiesta serba: la Corte internazionale di giustizia si pronuncerà sulla legittimità dell'indipendenza

8 ottobre 2008
Bosnia Erzegovina: alle elezioni locali prevalgono i partiti nazionalisti e le divisioni etniche

1 ottobre 2008
Gli effetti della crisi finanziaria internazionale e le prospettive di sviluppo nei Balcani

17 settembre 2008
L'allargamento dell'Unione Europea e l'integrazione dei Balcani e della Turchia

10 settembre 2008
La crisi tra Georgia e Russia e le reazioni nei Balcani

2 luglio 2008
Kosovo: la formazione del nuovo governo serbo e la nascita del parlamento dei serbi kosovari, da molti giudicato un altro passo verso la spartizione

25 giugno 2008
UE: lo stop al Trattato di Lisbona e le conseguenze sull'integrazione dei Balcani e della Turchia

18 giugno 2008
UE: la bocciatura irlandese del Trattato di Lisbona e le ripercussioni nei Balcani

11 giugno 2008
La situazione delle popolazioni Rom nei Paesi balcanici e della ex Jugoslavia

4 giugno 2008
Le elezioni in Macedonia: le reazioni agli incidenti della campagna elettorale e le ragioni dello scontro violento tra i due principali partiti albanesi

28 maggio 2008
Allargamento dell'UE: i Paesi in lista d'attesa di fronte alle contraddizioni dell'Unione

21 maggio 2008
La formazione del nuovo governo in Serbia, il difficoltoso passaggio di consegne tra Unmik ed Eulex in Kosovo e le spinte per la partizione del neonato Stato balcanico

30 aprile 2008
Le prossime elezioni politiche in Serbia tra integrazione europea e Kosovo

23 aprile 2008
La questione Kosovo al Consiglio di Sicurezza dell'Onu dopo la dichiarazione unilaterale dell'indipendenza

16 aprile 2008
Le elezioni politiche dell'11 maggio in Serbia

9 aprile 2008
NATO, vertice di Bucarest: via libera all'adesione di Albania e Croazia, stop per la Macedonia

13 febbraio 2008
L'indipendenza del Kosovo

6 febbraio 2008
Serbia: il leader democratico ed europeista Bosis Tadic confermato presidente

30 gennaio 2008
L'Unione Europea, il Kosovo e la Serbia


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26 novembre 2008


PASSAGGIO SPECIALE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda su Radio Radicale questa sera intorno alle 23,30 è dedicato questa settimana al tema dell'elaborazione del passato e ai processi di riconciliazione nei Balcani, le due questioni cruciali attraverso cui passa qualunque ipotesi di stabilizzazione e di pacificazione giusta e duratura per la regione.
Partendo da quanto emerso nel convegno annuale dell'Osservatorio sui Balcani, svoltosi a Vienna il 10 e 11 dicembre, e passando per la proposta dell'"Iniziativa Igman" di una nuova conferenza internazionale per i Balcani, la trasmissione propone alcune idee e riflessioni con due idee di fondo: le dimensione europea della questione e la necessità di non limitare l'analisi al solo passato recente.
La registrazione della trasmissione, curata da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è disponibile sul sito internet di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


26 novembre 2008


VENTI DI NOVITA' NELLA CHIESA ORTODOSSA SERBA?

Religiosi ortodossi serbi davanti alla sede del patriarcato a BelgradoVento di rinnovamento nella Chiesa Ortodossa Serba? Secondo quanto è stato riportato dalla stampa, in occasione del recente sinodo un gruppo di "giovani vescovi" ha chiesto cambiamenti radicali indicando la necessità di una "lustratio", una purificazione dalle complicità con il passato regime di Slobodan Milosevic. Essa dovrebbe riguardare non solo gli ex appartenenti ai servizi segreti nelle file del clero, ma anche i vescovi conservatori coinvolti nelle lobby populiste e coloro che sostengono organizzazioni di estrema destra come Obraz. I "giovani vescovi" che chiedono questa "purificazione" sognano una Chiesa libera dall'ideologia, ma i vescovi anziani hanno paura di aprire la questione e sono fortemente contrari all'elezione di un "giovane" patriarca.

Secondo le informazioni raccolte dai giornalisti di Blic, pubblicate nell'edizione online del quotidiano belgradese e provenienti da "circoli vicini al patriarcato", un gruppo di vescovi è risoluto ad aprire il dibattito sulla "lustratio" alla prossima riunione di primavera del sinodo se non si riuscirà a trovare prima una soluzione alla questione. La fonte di Blic ha affermato che una parte dei vescovi ritiene che l'ultimo sinodo ha finalmente dimostrato la necessità dei cambiamenti. Sempre secondo le informazioni raccolte dal giornale i vescovi che chiedono la "lustratio" non hanno fatto nomi ma essa riguarderebbe i vescovi che uniscono il conservatorismo ecclesiastico al populismo politico.

"Anche se la Chiesa è la meno trasparente di tutte le istituzioni - scrive Blic - alcuni di questi vescovi 'populisti' sono ampiamente noti. Filaret, vescovo di Mileševa, è tra i più impegnati e tra i più radicali. Tutti sanno che è diventato vescovo attraverso il contrabbando sul fiume Drina, quando ha aiutato i serbi bosniaci colpiti da l'embargo deciso da Milosevic, e che si è laureato in soli due mesi alla Facoltà di Teologia". "Questa lobby populista - prosegue l'articolo- è ora legata a organizzazioni di estrema destra come Obraz. Nìkanor, vescovo del Banato, è particolarmente impegnato nella collaborazione con Obraz. Le voci che circolano all'interno della Chiesa Ortodossa Serba sottolineano che 'il vescovo Nikanor del Banato conduce una guerra sovversiva contro il Sinodo e mette a rischio la posizione di Ignjatije, vescovo di Branicevo. Guidate dai consigli dei vescovi più conservatori, le organizzazioni di estrema destra causano problemi anche nelle eparchie di Sumadija e Žica, con l'obiettivo di nuocere alla reputazione dei vescovi che stanno cercando di introdurre la modernità nella Chiesa Ortodossa Serba". Anche se nessuno può dire chi ha lavorato per i servizi segreti e in quale momento, aggiunge ancora Blic, una parte dei vescovi è stata strettamente legata al regime di Milosevic ed è noto, sottolinea l'articolo, che alcuni vescovi della Republika Srpska (l'entità serba della Bosnia Erzegovina) sono stati citati in noti libri sui collaboratori dell'Udba, la polizia politica.

Secondo Blic i vescovi hanno stabilito tra di loro legami di interesse che potrebbero sembrare illogici, tuttavia, le relazioni tra la vecchia vescovi e i siti internet di estrema destra è una realtà. La lobby bosniaca è collegata ai siti Novinar.de e Ihtus. Questi siti, sempre secondo quanto riporta il giornale, conducono una campagna contro i vescovi Irinej, Ignjatije, Amfilohije, Grigorije e Atanasije, che aspirano ad una trasformazione della vita spirituale e liturgica della chiesa. Essi sono accusati dal sito Ihtus di formare una "lobby vaticana" all'interno della Chiesa Ortodossa Serba. L'analista religioso Zivic Tucic ritiene che la questione della "lustratio" è importante, ma molto delicata nelle società in transizione verso la democrazia: "Essa deve incidere su tutti i segmenti della società, compresa la Chiesa".

E' possibile leggere l'articolo di Blic tradotto in francese sul sito del Courrier des Balkans.


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25 novembre 2008


LA SERBIA E LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

Nel suo percorso di avvicinamento all'Europa la Serbia si trova a fare i conti con il passato delle guerre seguite al crollo della Jugoslavia. Anche se oggi a Belgrado non c'è più Milosevic e l'attuale governo ha fatto dell'europeismo uno dei suoi tratti distintivi e programmatici, la Serbia, in quanto erede giuridico della Jugoslavia si trova, più di altri Paesi, a dover rispondere di quanto accaduto negli anni Novanta. Qui di seguito la parte della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est, andata in onda il 22 novembre a Radio Radicale, dedicata alla iniziativa della Croazia contro la Serbia davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e alla recente visita del procuratore capo del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia dal cui rapporto dipende, anche, l'avanzamento del processo di integrazione della Serbia nell'UE.   

LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA ACCOGLIE IL RICORSO PER GENOCIDIO DELLA CROAZIA CONTRO LA SERBIA
La Corte internazionale di giustizia dell'Aia si e’ dichiarata competente a riguardo del ricorso per genocidio presentato dalla Croazia contro la Serbia per i fatti avvenuti durante la guerra del 1991-1995. La richiesta croata e’ stata accettata con 10 voti favorevoli e 7 contrari. Se non ci sara’ una transazione tra le due parti fuori giudizio, il Tribunale analizzera’ le argomentazioni della Croazia che accusa la Serbia, in quanto erede giuridico della Jugoslavia, di aver compiuto una pulizia etnica contro i cittadini croati, attuando una forma di genocidio. Il ricorso fa riferimento ai crimini perpetrati nella regione di Knin, nella parte orientale e occidentale della Slavonia e della Dalmazia. A tal proposito Zagabria chiede alla CIG di riconoscere la Serbia colpevole della violazione della Convenzione per la pervenzione e la repressione del crimine di genocidio durante la guerra tra il 1991 e 1995.
Pronunciandosi competente in materia, la Corte ha bocciato tutte le obiezioni della Serbia i cui legali hanno sostenuto che la CIG non ha il diritto di avviere un processo sulla base del ricorso croato perche’ nel periodo a cui si fa riferimento, la Repubblica federale socialista della Jugoslavia non era un membro delle Nazioni Unite e quindi nemmeno firmatario della convenzione sul genocidio. La controparte serba in questo modo ha giocato sulla carta della decisione della stessa Corte di non competenza riguardo al ricorso della Serbia contro la Nato per i crimini commessi sul popolo serbo durante i bombardamenti del 1999. Inoltre, la Serbia ha ritenuto le accuse croate insostenibili perche’ i crimini a cui si fa riferimento sono stati compiuti prima del 27 aprile 1992 quando la Repubblica socialista della Jugoslavia non esisteva ancora in quanto Stato e che le richieste croate sono infondate perche’ escono dalla cornice della Convenzione. La Presidente della Corte, Rosalyn Higgins ha spiegato pero’ che il Tribunale ha stabilito che gli atti delibarati da Belgrado e i suoi comportamenti dal 1992 significavano che la Serbia aveva accettato gli impegni derivanti dalle convenzioni internazionali di cui la Repubblica federale socialista della Jugoslavia era firmataria.
Questo e’ un grande successo per la Croazia dopo il quale segue un grande lavoro” ha commentato la decisione della CIG il neoministro della giustizia croato, Ivan Simonovic, principale rappresentante della Croazia in questo ricorso. Simonovic ha detto che su una eventuale transazione con la Serbia dovrebbe decidere il governo croato ma che per la Croazia sarebbe estremamente importante insistere sulle domande giudiziali quali il destino degli scomparsi, punizione dei perpetratori di crimini e restituzione dei beni culturali. Da sottolineare che la Croazia si e’ rivolta alla CIG nel luglio 1999 sollevando le accuse contro l’allora Repubblica socialista della Jugoslavia per gonocidio.
Il ricorso croato e’ argomentato da testimonianze di vittime e migliaia di documenti. Secondo il presidente croato Stjepan Mesic la decisione della CIG ha anche un valore simbolico perche’ e’ arriva proprio nel momento in cui la Croazia ricorda le vittime di Ovcara e della citta’ di Vukovar come anche l’eroismo di tutti quelli che l’avevano difesa. “Questo e’ un significato simbolico e una certa giustizia” ha sottolineato Mesic. “La Serbia deve affrontare il passato” ha detto il premier croato Ivo Sanader e ha aggiunto che la politica della grande Serbia di Slobodan Milosevic ha causato un grande male al popolo croato ma anche agli altri.
Commentando la decisione della Corte, il capo del team legale della Serbia, Tibor Varadi ha dichiarato martedi’ all’Aja che la Serbia continuera’ a lavorare sulla risposta al ricorso croato considerando anche la possibilita’ di presentare controquerela. Alla domanda sulla possibilita’ di una transazione tra le due parti fuori giudizio, Varadi ha detto che la Serbia si e’ dimostrata diverse volte favorevole ad una soluzione fuori giudizio e che “adesso la parte croata dovrebbe reagire”.

IL PROCURATORE GENERALE BRAMMERTZ A BELGRADO: LE CONDIZIONI NON CAMBIANO
Di crimini di guerra e della collaborazione con il Tpi si e’ parlato anche a Belgrado a proposito della visita di due giorni del procuratore generale del Tribunale dell’Aja Serge Brammertz. La conclusione di Brammertz in merito all’ennesima valutazione della collaborazione di Belgrado con la giustizia internazionale e’ che “vi sono progressi” ma “non pienamente sufficienti”. Le autorita’ serbe continuano a ribadire “la ferma volonta’” di catturare ed estradare il ricercato numero uno, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic, accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanita’ per l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica nonche’ l’altro imputato latitante, Goran Hadzic, leader dei serbi ribelli della Croazia.
Il presidente del Consiglio nazionale per la collaborazione con l’Aja e coordinatore del team di azione per l’arresto degli imputati latitanti, Rasim Ljajic ha informato che per Belgrado non e’ stato indicato nessun nuovo termine entro il quale bisogna estradare i due ricercati al Tribunale dell’Aja poiche’ tutti i termini stabiliti finora sono da tempo esauriti.
Il procuratore generale dell’Aja verso la fine della settimana prossima, ha spiegato Ljajic, presentera’ un rapporto scritto al Consiglio di Sicurezza mentre sui risultati dei due giorni a Belgrado informera’ il Consiglio dei ministri dell’Ue il prossimo 10 e 11 dicembre. Ljajic ha comunque avvertito che non ci sara’ nessun cambiamento rispetto alle posizioni note finche’ Mladic non sara’ estradato all’Aja. Senza Mladic all’Aja, l’Olanda blocchera’ l’adesione della Serbia all’Ue e questo e’ stato confermato da perte delle autorita’ olandesi, ha detto Ljajic e ha aggiunto che alla comunita’ internazionale non interessano piu’ gli sforzi serbi, le azioni e le attivita bensi’ risultati concreti.
C’e’ da notare che il procuratore generale Serge Brammertz ha incontrato a Belgrado tutte le massime cariche dello Stato ma pubblicamente non ha lasciato nessuna dichiarazione e non ha tenuto nessuna conferenza stampa. Dall’ufficio del presidente Tadic e del premier Cvetkovic ci son stati comunicati in cui si e’ sottolienato quello che i vertici serbi hanno detto al procuratore del’Aja ma praticamente nessuna informazione su quello che Brammertz avrebbe detto loro.

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