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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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25 novembre 2008


LA SERBIA E LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

Nel suo percorso di avvicinamento all'Europa la Serbia si trova a fare i conti con il passato delle guerre seguite al crollo della Jugoslavia. Anche se oggi a Belgrado non c'è più Milosevic e l'attuale governo ha fatto dell'europeismo uno dei suoi tratti distintivi e programmatici, la Serbia, in quanto erede giuridico della Jugoslavia si trova, più di altri Paesi, a dover rispondere di quanto accaduto negli anni Novanta. Qui di seguito la parte della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est, andata in onda il 22 novembre a Radio Radicale, dedicata alla iniziativa della Croazia contro la Serbia davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e alla recente visita del procuratore capo del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia dal cui rapporto dipende, anche, l'avanzamento del processo di integrazione della Serbia nell'UE.   

LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA ACCOGLIE IL RICORSO PER GENOCIDIO DELLA CROAZIA CONTRO LA SERBIA
La Corte internazionale di giustizia dell'Aia si e’ dichiarata competente a riguardo del ricorso per genocidio presentato dalla Croazia contro la Serbia per i fatti avvenuti durante la guerra del 1991-1995. La richiesta croata e’ stata accettata con 10 voti favorevoli e 7 contrari. Se non ci sara’ una transazione tra le due parti fuori giudizio, il Tribunale analizzera’ le argomentazioni della Croazia che accusa la Serbia, in quanto erede giuridico della Jugoslavia, di aver compiuto una pulizia etnica contro i cittadini croati, attuando una forma di genocidio. Il ricorso fa riferimento ai crimini perpetrati nella regione di Knin, nella parte orientale e occidentale della Slavonia e della Dalmazia. A tal proposito Zagabria chiede alla CIG di riconoscere la Serbia colpevole della violazione della Convenzione per la pervenzione e la repressione del crimine di genocidio durante la guerra tra il 1991 e 1995.
Pronunciandosi competente in materia, la Corte ha bocciato tutte le obiezioni della Serbia i cui legali hanno sostenuto che la CIG non ha il diritto di avviere un processo sulla base del ricorso croato perche’ nel periodo a cui si fa riferimento, la Repubblica federale socialista della Jugoslavia non era un membro delle Nazioni Unite e quindi nemmeno firmatario della convenzione sul genocidio. La controparte serba in questo modo ha giocato sulla carta della decisione della stessa Corte di non competenza riguardo al ricorso della Serbia contro la Nato per i crimini commessi sul popolo serbo durante i bombardamenti del 1999. Inoltre, la Serbia ha ritenuto le accuse croate insostenibili perche’ i crimini a cui si fa riferimento sono stati compiuti prima del 27 aprile 1992 quando la Repubblica socialista della Jugoslavia non esisteva ancora in quanto Stato e che le richieste croate sono infondate perche’ escono dalla cornice della Convenzione. La Presidente della Corte, Rosalyn Higgins ha spiegato pero’ che il Tribunale ha stabilito che gli atti delibarati da Belgrado e i suoi comportamenti dal 1992 significavano che la Serbia aveva accettato gli impegni derivanti dalle convenzioni internazionali di cui la Repubblica federale socialista della Jugoslavia era firmataria.
Questo e’ un grande successo per la Croazia dopo il quale segue un grande lavoro” ha commentato la decisione della CIG il neoministro della giustizia croato, Ivan Simonovic, principale rappresentante della Croazia in questo ricorso. Simonovic ha detto che su una eventuale transazione con la Serbia dovrebbe decidere il governo croato ma che per la Croazia sarebbe estremamente importante insistere sulle domande giudiziali quali il destino degli scomparsi, punizione dei perpetratori di crimini e restituzione dei beni culturali. Da sottolineare che la Croazia si e’ rivolta alla CIG nel luglio 1999 sollevando le accuse contro l’allora Repubblica socialista della Jugoslavia per gonocidio.
Il ricorso croato e’ argomentato da testimonianze di vittime e migliaia di documenti. Secondo il presidente croato Stjepan Mesic la decisione della CIG ha anche un valore simbolico perche’ e’ arriva proprio nel momento in cui la Croazia ricorda le vittime di Ovcara e della citta’ di Vukovar come anche l’eroismo di tutti quelli che l’avevano difesa. “Questo e’ un significato simbolico e una certa giustizia” ha sottolineato Mesic. “La Serbia deve affrontare il passato” ha detto il premier croato Ivo Sanader e ha aggiunto che la politica della grande Serbia di Slobodan Milosevic ha causato un grande male al popolo croato ma anche agli altri.
Commentando la decisione della Corte, il capo del team legale della Serbia, Tibor Varadi ha dichiarato martedi’ all’Aja che la Serbia continuera’ a lavorare sulla risposta al ricorso croato considerando anche la possibilita’ di presentare controquerela. Alla domanda sulla possibilita’ di una transazione tra le due parti fuori giudizio, Varadi ha detto che la Serbia si e’ dimostrata diverse volte favorevole ad una soluzione fuori giudizio e che “adesso la parte croata dovrebbe reagire”.

IL PROCURATORE GENERALE BRAMMERTZ A BELGRADO: LE CONDIZIONI NON CAMBIANO
Di crimini di guerra e della collaborazione con il Tpi si e’ parlato anche a Belgrado a proposito della visita di due giorni del procuratore generale del Tribunale dell’Aja Serge Brammertz. La conclusione di Brammertz in merito all’ennesima valutazione della collaborazione di Belgrado con la giustizia internazionale e’ che “vi sono progressi” ma “non pienamente sufficienti”. Le autorita’ serbe continuano a ribadire “la ferma volonta’” di catturare ed estradare il ricercato numero uno, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic, accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanita’ per l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica nonche’ l’altro imputato latitante, Goran Hadzic, leader dei serbi ribelli della Croazia.
Il presidente del Consiglio nazionale per la collaborazione con l’Aja e coordinatore del team di azione per l’arresto degli imputati latitanti, Rasim Ljajic ha informato che per Belgrado non e’ stato indicato nessun nuovo termine entro il quale bisogna estradare i due ricercati al Tribunale dell’Aja poiche’ tutti i termini stabiliti finora sono da tempo esauriti.
Il procuratore generale dell’Aja verso la fine della settimana prossima, ha spiegato Ljajic, presentera’ un rapporto scritto al Consiglio di Sicurezza mentre sui risultati dei due giorni a Belgrado informera’ il Consiglio dei ministri dell’Ue il prossimo 10 e 11 dicembre. Ljajic ha comunque avvertito che non ci sara’ nessun cambiamento rispetto alle posizioni note finche’ Mladic non sara’ estradato all’Aja. Senza Mladic all’Aja, l’Olanda blocchera’ l’adesione della Serbia all’Ue e questo e’ stato confermato da perte delle autorita’ olandesi, ha detto Ljajic e ha aggiunto che alla comunita’ internazionale non interessano piu’ gli sforzi serbi, le azioni e le attivita bensi’ risultati concreti.
C’e’ da notare che il procuratore generale Serge Brammertz ha incontrato a Belgrado tutte le massime cariche dello Stato ma pubblicamente non ha lasciato nessuna dichiarazione e non ha tenuto nessuna conferenza stampa. Dall’ufficio del presidente Tadic e del premier Cvetkovic ci son stati comunicati in cui si e’ sottolienato quello che i vertici serbi hanno detto al procuratore del’Aja ma praticamente nessuna informazione su quello che Brammertz avrebbe detto loro.


17 novembre 2008


IL NUOVO GOVERNO SLOVENO E I TIMORI UE PER LA BOSNIA

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata del 15 novembre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale.


SLOVENIA: LA PRIMA VOLTA DEI SOCIALDEMOCRATICI AL GOVERNO
Dope la vittoria della coalizione di centro-sinistra guidata dai socialdemocratici di Borut Pahor, alle elezioni politiche svoltesi lo scorso 21 settembre, i quattro partiti vincitori hanno raggiunto settimana scorsa l’accordo per la formazione di un nuovo governo. Il Parlamento sloveno, nella seduta del 7 novembre ha votato la fiducia al nuovo premier Borut Pahor, leader socialdemocratico che martedi’ sera, dopo il coordinamento con i presidentI degli altri tre partiti della futura coalizione ha presentato la sua squadra di ministri. Verso la fine della settimana prossima sul governo nel suo insieme si pronuncIera’ il parlamento (Drzavni zbor) dopodiche’ il nuovo esecutivo del premier Pahor sara’ operativo.
Come spiegato dal nuovo premier, dopo un lungo ed esausto lavoro, la decisione sulla sua squadra di ministri e’ stata una scelta “dei migliori tra i migliori”. Nel nuovo governo di centro-sinistra ci dovrebbero essere cinque donne e sette ministri indipendenti che non appartengono all’attuale coalizione dei quattro partiti. A quanto sembra, per l’opinione pubblica slovena non ci sono grandi sorprese e le reazioni sono al momento positive. L’opinione generale e’ che questo tipo di composizione del governo, in cui ci sono diversi esperti politicamente indipendenti, potrebbe aiutare la Slovenia nel momento in cui giustamente si e’ preoccupati di una ulteriore escalation della crisi economica e finanziaria. Il nuovo esecutivo, oltre al premier avra' 19 membri, uno in piu’ rispetto al precedente, che e’ il ministro per la diaspora.
Il ministero degli esteri, Pahor ha affidato all’ex ambasciatore a Washington, Samuel Zbogar. Il ministro delle finanze sara’ l’esperto di macroeconimia France Krizani (socialdemocratico). All’economia Pahor ha proposto Matej Lahovnik del partito Zares, gia’ ministro dell’economia in uno dei governi di Janez Drnovsek. Il ministro per lo sviluppo sara’ l’ex ministro delle finanze nei governi di Drnovsek ed ex governatore della Banca centrale, Mitja Gaspari. Alla presidente dei liberaldemocratici, Katarina Kresal sara’ affidato il ministero degli interni, e un’altra donna, Ljubica Jelusic sara’ alla difesa. Al leader del Partito dei pensionati Desus spettera’ il ministero dell’ambiente.
Quanto al voto di fiducia in parlamento, il neopremier ha ottenuto 59 voti a favore e 24 contro di un totale di 90 seggi del parlamento monocamerale di Ljubljana. 9 voti in piu’ dei 50 parlamentari che aderiscono alla sua coalzione quadripartita. Il compito del suo governo, ha dichiarato in aula Pahor, sara’ quello di sostenere con forza la parte sana dell’economia, in particolare gli esportatori, di trovare misure per sostenere i piu’ deboli e di condurre una politica per l’occupazione. Oltre ai socialdemocratici, fanno parte della coalizione di sinistra il Zares, il Partito dei pensionati Desus e il Partito liberaldemocratico. Raggiungere l’accordo delle quattro parti per il mandatario Pahor non e’ stato per niente un lavoro facile e le trattative sono durate a lungo, sia sui contenuti del programma avanzato dai socialdemocratici ed emendato dagli alleati, sia sulla spartizione dei dicasteri.
A creare maggiori problemi e’ stato il Partito dei pensionati – Desus o meglio il leader di questo partito, Karl Erjavec che tra l’altro non figura tra gli eletti in parlamento. C’e’ da sottolineare pero’ che Pahor avrebbe avuto la maggioranza anche senza i voti dei pensionati, poiche’ i due partiti di opposizione, popolari e Partito nazionale avevano annunciato che avrebbero appoggiato il nuovo premier. Gli unici a votare contro sono stati i democratici del premier uscente Janez Jansa, risentito per il fatto di non essere stato invitato ai colloqui sulla formazione del nuovo esecutivo. Ma il nuovo premier si presenta come l’uomo del dialogo, promettendo un governo di larghe intese. Infatti, nel suo discorso in Parlamento, aveva invitato i parlamentari dell'opposizione di ''superare insieme gli ostacoli futuri'' affinche’ la Slovenia possa ''raggiungere il piu' presto possibile i Paesi piu' sviluppati''.

LA BOSNIA ERZEGOVINA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE EUROPEA
La Bosnia Erzegovina sembra tornare al centro dell’attenzione dell’Ue. Dopo che lo scorso giugno l’Ue ha ratificato l’Accordo di stabilizzazione e associazione con la BiH e dopo che nonostante le aspettative non e’ stato compiuto nessun passo soddisfacente riguardante gli obblighi del Paese nel processo di avvicinamento all’Unione, con la nuova strategia europea verso la BiH e dopo l’accordo che hanno raggiunto i tre leader politici della BiH sulle questioni chiave, si va verso un nuovo tentativo di forti sollecitazioni affinche’ siano trovate le migliori soluzioni per rimettere il paese sulla giusta via verso l’integrazione europea. Il Consiglio europeo ha sostenuto la nuova strategia dell’Ue verso la Bosnia Erzegovina che implica un maggiore impegno dell’Unione nel Paese e la transizione dell’attuale Ufficio dell’Alto rappresentante della comunita’ internazionale nell’ufficio del rappresentante speciale dell’Ue in BiH.
Il Consiglio europeo, nelle sue conclusioni sui Balcani occidentali sottolinea il sostegno all’Alto rappresentante per la BiH, Miroslav Lajcak nei suoi sforzi di garantire il rispetto dell’Accordo di Pace di Dayton e di promuovere le riforme. Allo stesso tempo, il Consiglio si e’ detto anche profondamente preoccupato per il recente sviluppo della situazione politica in BiH, in particolare per la retorica nazionalista e l’attuazione di decisioni unilaterali da parte di singoli funzionari della BiH che mettono in questione le competenze comuni e le basi del funzionamento dello Stato.
Con il sostegno dell’Ue e’ prevista nelle settimane prossime una forte campagna nelle istituzioni statali, organizzazioni non-governative e presso l’ opinione pubblica per stimolare le migliori soluzioni sulla via che dovrebbe condurre la BiH verso l’Ue e per garantire massimo sostegno a questo processo. L’intenzione e’ di rafforzare anche il ruolo del Parlamento e di altre istituzioni governative nell’attuazione delle riforme proeuropee. La mancanza di consenso sulle principali questioni esiste ancora, come avvertito da Pierre Mirel, direttore per i Balcani Occidentali presso la Direzione generale per l’allargamento della Commissione europea. Ma sia Mirel che l’Alto rappresentante Miroslav Lajcak sperano che l’accordo raggiunto tra i tre leader politici della BiH, sabato scorso, possa essere proprio la svolta necessaria.
Si tratta dell’accordo che si e’ detto anche ‘storico’ raggiunto tra i leader dei tre attualmente piu’ forti partiti politici in BiH: Milorad Dodik, leader dell’Unione dei socialdemocratici indipendenti (SNSD), il maggiore partito serbo della Rs, Dragan Covic, leader dell’HDZ BiH, il partito croato, e Sulejman Tihic, leader del Partito dell’azione democratica (SDA), principale partito bosgnacco. L’accordo dei tre e’ un accordo di base sulle modifiche dell’attuale Costituzione di Dayton della BiH. La riforma costituzionale dovrebbe riguardare anche le competenze dello Stato, il funzionamento delle istituzioni della BiH nonche’ l’organizzazione territoriale. Dodik, Covic e Tihic si sarebbero accordati anche sulle questioni divergenti quali la divisione immobiliare dello Stato, definizione dello status del distretto di Brcko con una particolare regolamentazione costituzionale e la proposta di censimento della popolazione nel 2011 a condizione che fino al 2014 i risultati del censimento del 1991 restino la base per la rappresentanza nazionale in tutte le istituzioni statali, di entita’, dei cantoni come anche quelle locali. E’ stato concordato anche che il Parlamento della BiH dovrebbe delibarare un programma di misure per aiutare il ritorno dei rifugiati e la rimanenza sostenibile, incluso l’aiuto a tutte le persone dislocate.
Ma a pochi giorni da questo accordo, denominato storico, dei tre partiti di maggioranza della BiH giungono forti contestazioni da parte dei leader di altri tre partiti che nonostante il loro insuccesso elettoarale alle recenti elezioni locali, fanno parte della maggioranza parlamentare a livello statale. Gli “esclusi” dai colloqui sulle qustioni chiave per il futuro della BiH, Mladen Ivanic, del Partito democratico (PDP), Haris Silajdzic, leader del Partito per la BiH e Bozo Ljubic dell’HDZ 1990 affermano che l’accordo dei tre partiti non avra’ un seguito nella Camera dei Rappresentanti del Parlamento della BiH. In effetti, Dodik, Covic e Tihic che mirano a cementare una posizione di rappresentanti leader dei tre popoli costituenti della BiH, serbi, croati e bosgnacchi, non hanno ancora una maggioranza in parlamento necessaria per l’attuazione delle riforme concordate.
Reazioni particolarmente negative arrivano dalle fila dell’HDZ 1990, l’altro partito croato e dalla formazione bosgnacca, Partito per la BiH di Haris Silajdzic. L’HDZ 1990 afferma che Tihic, Covic e Dodik cercano di avere il monopolio nel rappresentare ciascuno dei tre popoli mentre al rappresentante croato Covic, addossano in particolare la colpa di aver rinunciato al principio sulla riforma costituzionale che precedentemente era stata concordata con i rappresentanti di tutti i partiti politici croati. L’HDZ 1990 afferma che i croati si oppongono alla riforma della Costituzione attuale spingendo per soluzioni costituzionali nuove che acconsentirebbero l’istituzione di una terza entita’, quella croata piuttosto che cementare l’attuale divisione della BiH in due entita: quella a maggioranza serba e quella a maggioranza croato-musulmana.
Ma il piu’ aspro nelle contestazioni e’ il leader bosgnacco Haris Silajdzic. Per lui, l’accordo dei tre rappresentanti politici rappresenta il piu’ grave attacco all’integrita’ e alle competenze costituzionali della BiH, il rifiuto delle raccomandazioni e delle posizioni delle istituzioni europee sulle riforme costituzionali e un’umiliazione offensiva verso tutti, ma in particolare verso le vittime bosgnacche e croate della BiH. Silajdzic ha lanciato accuse contro cedimenti ai “ricatti di Dodik” mentre sulla proposta del censimento ha detto che rappresenta la “legalizzazione del genocidio e della pulizia etnica”.
L’Alto rappresentante per la BiH, Miroslav Lajcak ha salutato invece l’accordo dei tre leader politici affermando che “la comunita’ internazionale si aspetta approcci costruttivi dei politici locali alla soluzione dei problemi e che questa e’ la prova che un compromesso e’ possibile quando c’e’ la prontezza per un dialogo aperto”. L’accrodo che hanno raggiunto Sulejman Tihic, Dragan Covic e Milorad Dodik potrebbe risolvere le questioni chiave per il progresso di questo paese e accelerare il suo cammino europeo. Le soluzioni sulla questione costituzionale, immobili statali, censimento e distretto Brcko sono molto vicine alle proposte della comunita’ internazionale, ha detto Lajcak. Bruxelles e’ ora in attesa di un consenso di tutti i leader politici del Paese. Vedremo quanto queste aspettative sono veramente realistiche.


9 novembre 2008


L'UNIONE EUROPEA E I BALCANI

Mercoledì 5 novembre la Commissione Europea ha presentato il rapporto annuale sui Paesi che a vario titolo sono in lista d'attesa per l'adesione all'UE. Il 2009, ha detto il commissario all'Allargamento, Olli Rehn, sarà l'anno dei Balcani. Dichiarazione forse un po' ottimistica ma non priva di fondamento. Il problema è vedere se i Balcani saranno pronti, ma anche se l'Europa riuscirà a superare lo scoglio della crisi politico-istituzionale determinata dalla bocciatura irlandese del Trattato di Lisbona. Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda ieri sera (sabato 8 novembre) a Radio Radicale risporta le reazioni ed i commenti alle "pagelle" da parte di alcuni Paesi dei Balcani ma anche altre questioni che coinvolgono le relazioni tra l'UE e l'area balcanica.

Croazia: il 2009 una data fattibile per concludere i negoziati con l'UE
La Croazia potrebbe concludere i colloqui per entrare nell'Unione europea il prossimo anno se accelerasse i preparativi per questo obiettivo. Nel suo rapporto annuale sull'allargamento, la Commissione europea ritiene che "potrebbe essere possibile raggiungere la fase finale dei negoziati per l'ingresso nell'Ue della Croazia entro la fine del 2009, sempre che il Paese ottemperi a tutte le condizioni necessarie". Con questa considerazione, la Commissione “propone un percorso indicativo per concludere i negoziati tecnici entro la fine del 2009” si legge nella strategia sull’allargamento che mercoledi’ e’ stata presentata dal commissario all’allargamento Olli Rehn. E’ un incorraggiamento per la Croazia, ma non un assegno bianco, ha detto Rehn precisando che il calendario indicativo potrebbe essere rivisto a secondo del progresso che la Croazia riuscira’ a raggiungere. “La palla e’ ora nel campo della Croazia”, ha detto il commissario europeo. Questa e’ la prima volta che la Commissione menziona una scadenza per la conclusione delle negoziazioni di adesione con la Croazia. Il commissario Rehn ha spiegato inoltre che in base alla lezione imparata dal precedente giro di allargamento, la Commissione ha decisio di non indicare nessuna data per l’adesione prima che i negoziati non entrino nella fase finale e ha sottolineato che Zagabria dovra’ lavorare sodo sugli obbiettivi piu’ difficili, in particolare quelli che riguardano la riforma del sistema giudiziario e dei cantieri navali. I recenti eventi tragici in Croazia hanno messo in primo piano la serieta’ della sfida con cui il Paese deve fare i conti e che sono la lotta contro la corruzione e il crimine organizzato. Quanto al veto sloveno per l’apertura di quattro capitoli nel processo negoziale a causa del fatto che Ljubljana con Zagabria ha un conto in sospeso sui confini, Olli Rehn ha precisato che le questioni bilaterali devono essere risolte tra Slovenia e Croazia e non fanno parte delle negoziazioni di adesione. Alla domanda se i problemi con la ratifica del Trattato di Lisbona possono essere utlizzati come un pretesto per rallentare il processo di adesione, il commissario all’allargamento ha detto di sperare che questo non sara’ il caso. “La ratifica del Trattato di Lisbona e l’adesione della Croazia sono due processi paralleli. Credo che la questione intorno al Trattato di Lisbona sara’ risolta prima che la Croazia sara’ pronta per l’adesione all’Ue in quanto 28esimo stato” ha detto Olli Rehn.
La Commissione europea propone inoltre al Consiglio di istituire un gruppo di lavoro ad-hoc per elaborare un disegno dell’Accordo di adesione con la Croazia. Questo gruppo potrebbe lavorare parallelamente ai negoziati e quindi iniziare il lavoro ai primi del 2009, si legge nel documento. Sempre se la Croazia continuera’ a progredire nei preparativi per l’adesione, la Commissione annuncia la presentazione, a meta’ dell’anno prossimo, di una proposta di pacchetto finanziario per la sua adesione. Il relatore al PE per la Croazia, Hannes Swoboda si e' detto soddisfatto perche' la Commissione ha menzionato il 2009 come un anno possibile per la conclusione dei negoziati con la Croazia. Secondo Swoboda, il rapporto e' equilibrato e adesso bisognerebbe fare il tutto possibile - la Commissione europea e la Croazia nonche' i paesi confinanti quale la Slovania - affinche' i negoziati siano davvero conclusi entro la fine del prossimo anno. Il capo della delegazione della Commissione europea in Croazia, Vincent Degert ha valutato che il percorso indicativo per la conclusione delle negoziazioni con la Croazia sia fattibile ed ha sottolineato che la Commissione offrira' pieno sostegno tecnico e finanziario ma che osservera' con attenzione l'andamento del processo.

Croazia: il "caso Pukanic" e la lunga mano della mafia balcanica
Il rapporto annuale sulla Croazia, ha messo inevitabilmentne in primo piano la gravita’ della questione del crimine organizzato. Dopo che gli omicidi di stampo mafioso a Zagabria hanno scosso la Croazia come un vero terremoto, sono iniziate le attivita’ di una intensa lotta contro la mafia. Al suo centro, la caccia al assassino, ma piu’ ancora ai mandanti dell’omicidio di uno dei piu’ controversi giornalisti croati, Ivo Pukanic, direttore del settimanale ‘Nacional’. Come abbiamo riportato nella ultima trasmissione ‘Passaggio a sudest’, due settimane fa, nel pieno centro di Zagabria, davanti alla sede di ‘Nacional’, Ivo Pukanic e Niko Franjic, direttore di marketing della stessa testata sono stati uccisi dall’espolosione di un’auto bomba. La vicenda scioccante e’ stata preceduta, a distanza di pochi giorni, da un altro omicidio, sempre nel pieno centro della capitale croata, di una giovane avocatessa, Ivana Hodak, figlia dell’ex vicepremier del governo croato Ljerka Mintas Hodak e di Zvonimir Hodak, difensore del generale Vladimir Zagorec, arrestato dalle autorita’ croate sotto accusa di abuso di ufficio e di furto di diamanti per un valore di cinque milioni di dollari che gli erano stati consegnati come garanzia per gli affari di armamenti.
Dal momento dell’assassinio dei due giornalisti, Zagabria e’ sorvegliata da un rilevante numero di poliziotti, gli arresti sono pratica quotidiana, numerose le perquisizioni di auto e abitazioni mentre posti di blocco sono stati disposti sull’autostrada che porta in Serbia. Il fatto intrascurabile nella vicenda e’ che Pukanic era considerato vicino al crimine organizzato e ai servizi segreti deviati, in amicizia con pezzi grossi della criminalita’ ma anche con politici di piu’ alto livello, perfino molto amico del presidente croato Stjepan Mesic.
Subito dopo l’omicidio della giovane Ivana Hodak, il premier Sanader aveva sostituito i ministri degli Interni e della Giustizia nonche’ il capo della polizia con esperti che sono stati subito proclamati ministri anti-mafia. L’uccisione di Pukanic e’ pero’ la prova che la mano lunga della mafia si sta facendo strada seriamente. Ora un passo in avanti nelle indagini sull’attentato, grazie anche alla collaborazione della polizia croata con quella della Republica Srpska e della Serbia, e’ stato l’arresto di 10 persone che conduce gli inquirenti sulle tracce dei possibli mandanti dell’omicidio. Otto, tra gli arrestati sono cittadini croati, tutti gia’ noti alla polizia per precedenti crimini di carattere mafioso e due serbi. Tra i possibli sospetti c’e’ il serbo Sreten Jocic, detto Joca Amsterdam, considerato il capo mafia piu’ pericoloso coinvolto nel traffico di droga nei Balcani. Il neo ministro degli interni, Tomislav Karamarko, in una dichiarazione alla Tv croata ha detto che le forze dell'ordine ''sono sulle tracce dei colpevoli''.
Rimane l’incognita se le due recenti vicende tragiche, l’uccisone della giovane avocatessa e del giornalista Pukanic sono collegate e se fanno parte di una larga catena della criminalita’ balcanica. L’assassinato giornalista Ivo Pukanic era al corrente anche dei retroscena dell’omicidio di Ivana Hodak. Il tutto lascia immaginare che Pukanic poteva essere considerato un testimone importante dell’inchiesta sulla mafia dei Balcani.

Serbia: “L’Europa ingiusta con i condizionamenti”
La Serbia, nel migliore dei casi, potrebbe ottenere lo status di candidato per l’adesione all’Ue nel 2009, e’ la valutazione che a nome della Commissione europea ha espresso il commissario all’allargamento Olli Rehn. A tal proposito sara’ molto importante il giudizio sulla collaborazione di Belgrado con il Tpi che il procuratore generale Serge Bramertz presentera’ a dicembre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che rappresenta la condizione indispensabile per scongelare l’Accordo di stabilizzazione e associazione firmato tra l’Ue e la Serbia. Nel rapporto annuale della Commissione sull’avanzamento della Serbia verso le integrazioni europee, si legge, tra l’altro, che la Serbia deve dimostrare un “progresso palpabile” nelle riforme sullo stato di diritto e quelle economiche. Queste conclusioni pero’ non hanno per niente soddisfatto Belgrado. Il ministro degli esteri Vuk Jeremic ha reagito affermando che la Serbia nel processo dell’integrazione europea non ha lo stesso trattamento come gli altri paesi. Jeremic ritiene che l’Ue ha gia’ condizionato abbastanza la Serbia e che sia arrivato il tempo di smettere con questa prassi. Il capo della diplomazia serba si aspetta che alla Serbia sia acconsentito di scongelare entro la fine dell’anno l’Accordo commerciale transitorio e che il prossimo anno la Serbia si trovi sulla “lista bianca Shengen” e ottenga lo status di candidato all’adesione. “Prima la condizione e’ stata quella di dimostrare la piena collaborazione con il Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia. Di recente la piena collaborazione con il Tribunale dell’Aja significa estradare Ratko Mladic anche se non ci sono prove concrete che lui si nasconda in Serbia” afferma Jeremic aggiungendo che dopo la grandissima pressione sui paesi vicini di riconoscere l’indipendenza del Kosovo (un riferimento a Montenegro e Macedonia) si aspetta che la Serbia si comporti come se nulla fosse accaduto. Infine, protesta Jeremic, “adesso ci sono perfino quelli che stanno insinuando che una delle condizioni per ottenere lo status di candidato all’adesione dovrebbe essere il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia”. “E arrivato il tempo per dire: ora basta” ritiene i ministro degli esteri serbo. Sulla questione del dispiegamento della missione europea in Kosovo, il tono di Jeremic e’ stato molto piu’ calmo e ha spiegato che si e’ vicinissimi al raggiungimento di un accordo che potrebbe essere confermato al Consiglio di Sicurezza. In caso contrario, ha avvertito Jeremic, potrebbero esserci problemi seri sul terreno.

Missione Eulex: raggiunto l’accordo con la Serbia?
Il responsabile del Dipartimento per l'Allargamento dell'UE per i Balcani occidentali, Pierre Mirel, partecipando alla conferenza internazionale tenutasi questa settimana a Belgrado sul tema “La Serbia e l’Unione europea”, ha affermato che e’ intenzione dell'Ue raggiungere un accordo con la Serbia sul dislocamento dell'Eulex nel Kosovo. Nel suo intervento ha precisato che l'Eulex non e’ una condizione per l'adesione all'Unione europea della Serbia, non essendo mai stata considerata come clausola per la ratifica dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA). L'Ue chiede solo la cooperazione con il Tribunale dell'Aia e l'implementazione delle riforme in conformita’ alle richieste europee. Ha spiegato inoltre che nell'ultimo rapporto sul Kosovo e’ stata fortemente criticata la magistratura con la valutazione che la situazione del sistema giudiziario e dello Stato di diritto e’ in pessime condizioni. Questo e’ il motivo per cui una missione di carattere giudiziario e’ molto importante per il Kosovo e per la tutela dei diritti delle minoranze, ha detto Mirel. Si e’ detto inoltre convinto che, entro il 2009, la Serbia otterra’ lo status di candidato dell'Ue e sara’ inserita nella lista bianca di Schengen.
Secondo le informazioni della radio e televisione serba B92 di ieri, venerdi’, il responsabile del Dipartimento per l’Allargamento dell’Ue per i Balcani occidentali, Pierre Mirel ha dichiarato a Bruxelles che “l’Ue ha accettato le condizioni di Belgrado sulla missione Eulex in Kosovo”, vale a dire che il dispiegamento della missione europea deve essere approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, deve avere uno status neutrale e non sara’ collegato con il piano Ahtisaari. Queste informazioni, secono la B92, giungono di seguito all’incontro a Bruxelles tra Mirel e il vicepremier serbo Bozidar Djelic.

Bosnia Erzegovina: UE preoccupata per il clima politico
Secondo il sistema di rotazione della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, il rappresentante serbo della Republika Srpska, Nebojsa Radmanovic ha assunto giovedi’ 6 novembre, per la seconda volta in questo mandato, la carica di presidente di turno della Presidenza di Stato. Radmanovic sostituisce cosi’ l’uscente presidente bosgnacco Haris Silajdzic che per otto mesi aveva svolto questo incarico. I tre membri della Presidenza si alternano ogni otto mesi nell’arco di quattro anni del loro mandato. Secondo il nuovo presidente Radmanovic, la BiH dovrebbe diventare candidato all’adesione insieme agli altri paesi vicini poiche’, come ha valutato, il Paese non e’ molto indietro rispetto agli altri stati della regione. “Sarebbe un approcio del tutto sbagliato se la Serbia e il Montenegro diventassero candidati mentre la BiH vi rimanesse esclusa, considerando che la Macedonia e la Croazia sono gia’ candidati” ha affermato Radmanovic al quotidiano di Banja Luka “Nezavisne novine” e ha aggiunto che la BiH non puo’ adempiere certi obblighi verso l’Ue a causa degli attuali limiti costituzionali che bisogna risolvere nel miglior modo possibile senza pero’ dare la colpa a nessuno. Ma dai vertici dell’Ue arrivano ancora forti critiche nei confronti della leadership bosniaca. Il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, a nome della presidenza dell’Unione, l’alto rappresentante Javier Solana e il commissario all’allargamento Olli Rehn hanno inviato una lettera alle autorita’ della BiH in cui esprimono la loro preoccupazione per il clima politico nel Paese. Piu’ precisamente, i rappresentanti europei si dicono preoccupati per la politica delle autorita’ bosniache a tutti i livelli, che si manifesta in intimidazioni e divisioni a danno dell’unita’ e del consenso indispensabile nel processo dell’integrazione europea. “Intraprendendo questa via, rischiate di allontanare la BiH dall’Ue. L’Unione vi ricorda della vostra responsabilita’ verso i cittadini della BiH le cui aspirazioni di associarsi all’Ue non potete non riconoscere” scrivono Kouchner, Solana e Rehn. Bisogna smettere con la retorica che contrasta la sovranita’ e l’integrita’ territoriale della BiH e l’esistenza della Republika Srpska, avvertono i vertici europei.
Una prova delle notevoli divergenze interne sono state le ormai consuete dure critiche, pronunciate in questi giorni dal presidente di turno uscente Haris Silajdzic contro la Republica Srpska, l’entita’ a maggioranza serba. Il membro bosgnacco della Presidenza tripartita si e’ detto contrario all’esistenza della Rs perche’ “questa entita’ viola l’Accordo di Dayton ed i diritti fondamentali umani ed internazionali”. Silajdzic afferma che il governo della Rs blocca l’attuazione delle riforme nel paese e ritiene che il Consiglio per l’attuazione della pace (PIC) dovrebbe “puntare il dito sulla leadership della Rs perche’ rifiuta la via europea”. Ha accusato inoltre la Rs perche’ continua ad ostacolare il ritorno dei profughi e la piena implementazione dell’Accordo di Dayton. Per queste ragioni Silajdzic e’ dell’opinione che non si dovrebbe in nessun modo chiudere l’Ufficio dell’Alto rappresentante della comunita’ internazionale per la BiH il quale, tra l’altro, dispone dei poteri di Bonn che gli permettono di destituire i funzionari dai loro incarichi. Quanto alle recenti critiche dei rappresentanti della comunita’ internazionale, Silajdzic ha detto che “non hanno il vero orientamento e mettono sullo stesso piano quelli che si impegnano affinche’ la BiH possa far parte dell’Ue e quelli che invece ne sono contrari”. In piu’, il rappresentante bosgnacco ha detto di aspettarsi che la nuova politica progressista americana possa garantire il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. Commentando queste affermazioni del presidente uscente Haris Silajdzic, l’ambasciatore americano a Banja Luka, Charles English ha detto che non ci possono essere cambiamenti della struttura interna della Bosnia Erzegovina senza il consenso nazionale e che non ci puo’ essere nessuna secessione dalla BiH. “Tutti quelli che parlano dell’Accordo di pace di Dayton devono assicurare la sua piena implementazione” ha detto il diplomatico americano.

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