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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





24 dicembre 2008


AUGURI DA PASSAGGIO A SUD EST



Chiunque voi siate, ovunque voi siate,
in qualunque cosa voi crediate
Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Whoever you are, wherever you are,
whatever you believe
Merry Christmas and Happy New Year

Gëzuar Krishtlindjet e Vitin e Ri

Shnorhavor Amanor yev Surb Tznund

Shnorhavor Nor Daree yev Soorp Dzuhnoont

Cestit Bozic i Sretna Nova godina

Cestita Koleda! Štastliva Nova Godina

Sretan Božic i Sretna Nova godina

Kirîsmes u ser sala we pîroz be

Kirîsmes u salî nwêtan lê pîroz bê

Kalá hristoúgena ke kalí hroniá

Sreken Bozhik i srekna Nova godina

Awguri ghas-sena l-gdida

Craciun fericit si un an nou fericit

Hristos se rodi
Vaistinu se rodi
Srecna Nova Godina

Vesel božic in Srecno novo leto

Mutlu Noeller Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun



Joyeux Noël et bonne année

Frohe Weihnachten und ein gutes neues Jahr

Feliz Navidad y próspero año nuevo

Um Santo e Feliz Natal e Feliz Ano Novo




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21 dicembre 2008


TURCHIA: LE AMMINISTRATIVE 2009 APRIRANNO UNA NUOVA FASE POLITICA?

Il 29 marzo del 2009 si terranno in Turchia le elezioni amministrative in occasione delle quali i cittadini turchi dovranno rinnovare i consigli provinciali ed eleggere i sindaci ed i consiglieri delle amministrazioni comunali nella maggior parte del paese. Si tratta dunque di un appuntamento elettorale che costituirà un test cruciale per l'attuale governo di Recep Tayyp Erdogan ma anche per l'opposizione e, quindi, si può fin da ora prevedere che il risultato della consultazione avrà un peso notevole nella politica turca che molto probabilmente entrerà in una nuova fase. Stando ai sondaggi l'opinione pubblica turca appare per il momento indecisa sulle scelte di voto. Una recente rilevazione condotta dal Metropool Strategic and Social Research Center di Ankara, mostra una diffusa insoifferenza verso titti i leader politici accusati di non capire i bisogni della gente e di non essere capaci di fronteggiare una crisi economica che rischia di compromettere gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni. Più del 40% degli intervistati si dichiara incerto su chi votare.
I sondaggi degli ultimi tempi indicano che il premier Erdogan si avvia ad una vera e propria batosta elettorale. Se si dovesse votare oggi, infatti, il suo partito, l'AKP, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, islamico-moderato, avrebbe il 32/33% dei consensi, un risultato non da poco ma un disastroso rispetto allo straordinario 47% delle elezioni politiche del luglio 2007 che avevano ulteriormente incrementato il successo rispetto alla già consistente vittorie delle amministrative del 2004. Il 46% degli intervistati dichiara di rimpiangere l'Erdogan riformista del suo primo mandato ed il 48% accusa l'AKP di aver abbandonato le sue politiche progressiste. Erdogan ha già ripetuto più volte che in caso di sconfitta è pronto a lasciare la guida dell'AKP di cui è
a capo dal 2001.
Erdogan, conta comunque al momento sul 36% dei consensi e pu
ò vantare risultati economici notevoli: inflazione in costante diminuzione dal 2002, tasso di crescita del paese costante (con una media annua di oltre il 7%), condizioni di vita migliorate ed esportazioni record almeno fino allo scoppio della crisi economica globale. Crisi che dipinge un orizzonte fosco anche per la Turchia: il paese dovrà affrontare una recessione che si protrarrà per tutto il 2009 con leconomia nazionale che tornerà a crescere non prima del 2010. Il Governo di Ankara deve allora trovare al più presto un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per evitare una crisi irreversibile nel settore non finanziario. Prioritaria per il governo Erdogan resta poi la politica energetica che dovrà
far fronte a consumi interni di energia che aumentano dell'8% ogni anno e che determinano importazioni che nel 2008 arriveranno alla cifra record di 46-47 miliardi di dollari.
Sul risultato elettorale dell'AKP peseranno anche le scelte di politica estera che saranno adottate dal governo che punta ad un miglioramento dei rapporti con lArmenia, come contributo alla soluzione del conflitto in Nagorno-Karabakh e alla stabilizzazione del Caucaso, e ad un rafforzamento delle relazioni con lIran e con la Siria. Senza dimenticare questioni prioritarie come Cipro e quella curda.
Una debacle dell'AKP potrebbe rafforzare i due principali partiti dell'opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP, erede della tradizione kemalista) ed il Partito del Movimento Nazionale (MHP, ovvero la destra nazionalista). Se cos
ì fosse potrebbero proporsi come alternativa a Erdogan e all'AKP in vista delle successive elezioni politiche. Una sconfitta dell'AKP potrebbe però non portare necessariamente ad una loro vittoria. Un loro insuccesso e magari anche la perdita di alcune amministrazioni locali dove sono storicamente forti aprirebbe una complessa situazione politica di cui è difficile al momento prevedere gli sbocchi.

Sulle prossime elezioni amministrative in Turchia segnalo l'articolo "Amministrative 2009, tutto pronto per una nuova stagione politica" di Francesco Saverio Ojetti, pubblicato sul sito dell'Italian Center for Turkish Studies.


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21 dicembre 2008


L'INTEGRAZIONE EUROPEA DEI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di sabato 20 dicembre di "Passaggio a Sud Est", il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale in onda il sabato alle 22,30.

I negoziati per l'adesione della Croazia all'UE molto probabilmente non potranno concludersi come previsto entro la fine del 2009. Causa dell'impasse è il veto della Slovenia al proseguimento del processo di adesione della Croazia che rende praticamente impossibile la fine dei negoziati entro il prossimo anno come si pensava fino a poco tempo fa. Lubiana ha deciso di bloccare il cammino europeo di Zagabria a causa della disputa territoriale che divide le due ex repubbliche jugoslave riguardante la frontiera terrestre e marittima intorno alla baia di Pirano e alcune zone della Bela Krajina. Secondo il governo sloveno nei documenti che Zagabria ha sottoposto a Bruxelles per l'apertura di nuovi capitoli negoziali ci sarebbero alcune mappe catastali che annettono alla Croazia parti di territorio che invece la Slovenia rivendica come proprie. Così nella Conferenza d'adesione Ue-Croazia che si è svolta venerdì a Bruxelles la Slovenia ha detto no all'apertura dei nuovi capitoli negoziali che hanno a che fare con la questione frontaliera. Alla luce del veto sloveno, è stato dunque aperto solo un dossier estraneo alla disputa, quello che riguarda il Diritto alla proprietà intellettuale. Critiche alla Slovenia sono arrivate dalla Commissione europea e dalla presidenza di turno francese, ma Lubiana ha replicato accusando l'UE di pensare più all'allargamento che alla tutela dei suoi membri. Da Zagabria si sostiene che il veto sloveno alla Croazia è un pretesto per nascondere a Bruxelles i ritardi nella lotta alla corruzione e alla criminalità. Nonostante la situazione il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ha detto che esistono ancora margini per cercare di chiudere il negoziato per l'adesione della Croazia entro il prossimo anno e puntare all'adesione nel 2011-12 come previsto dall'attuale "road map".

ALLARGAMENTO UE: SENZA PRECEDENTI IL VETO SLOVENO ALLA CROAZIA
Per molti sembra quasi incredibile e una cosa da poco, eppure per le aspettative della Croazia di poter chiudere i colloqui negoziali con l’Ue entro la fine del prossimo anno, come avrebbero voluto anche a Bruxelles, il contenzioso con la Slovenia sul confine mette in forte dubbio il raggiungimento di questo obiettivo.
La presidenza francese si e’ fatta carico di una iniziativa volta a risolvere in modo soddisfacente per entrambe le parti il contenzioso confinario che cosi’ a lungo e’ rimasto aperto e soprattutto in questa fase decisiva dei negoziati di adesione della Croazia ha portato all’estremita’ la tensione tra i due paesi. Il premier croato Ivo Sanader, accettando la proposta francese, ha detto che il suo governo e' disposto a dare precise garanzie scritte che la delimitazione sul mare non verra' in nessun modo pregiudicata. Ma per Ljubljana questo non basta e rigettando la proposta portata avanti dalla Francia ha chiesto che la Croazia si impegni a non usare nessuno dei documenti contestati, tra cui anche estratti dagli archivi catastali, in un eventuale futuro procedimento davanti ad un arbitro internazionale per i confini, come la Corte internazionale dell'Aja o quella di Amburgo. Zagabria ha rifiutato queste condizioni, che la stampa croata ha definite come un ultimatum, spiegando che questo significherebbe lasciare la Croazia senza alcun documento a suo favore.
Le richieste slovene vanno oltre la cornice della proposta francese poiche’ Ljubljana vuole assicurarsi una posizione privilegiata nell’eventuale arbitrato internazionale. Ma questo significherebbe anche un precedente nel processo di adesione perche’ richiederebbe che le questioni bilaterali aperte tra un paese membro e un paese candidato fossero risolte attraverso il processo negoziale.
In questa situazione delicata c’e’ da aggiungere che recentemente l’ex premier sloveno Janez Jansa ha dichiarato che in Slovenia e’ possible che ci sara’ un referendum sull’ingresso della Croazia all’Ue. Jansa ha aggiunto che in Slovenia esiste un consenso politico sulle condizioni secondo le quali la Croazia puo’ procedere con il processo negoaziale e che invece, in caso contrario, e’ possibile un referendum sulla ratifica dell’Accordo di adesione della Croazia all’Ue. "E’ ovvio che la Slovenia usa la questione bilaterale per fare una pressione politica sulla Croazia nel processo negoziale e questo e’ inaccettabile e contrario allo sperito europeo" ha detto il ministro degli esteri croato Gordan Jandrokovic commentando queste dichiarazioni.
Come si legge in questi giorni in un commento di Zeljko Trkanjec, gironalista del quotidiano di Zagabria ‘Jutarnji list’, da oltre dieci anni i problemi tra Zagabria e Ljubljana non soltanto non sono stati risolti ma sono escalati all’estremo compromettendo seriamente le relazioni tra i due Paesi. Si sono susseguiti molti establishment politici, sia in Croazia che in Slovenia ma nessuno, tranne i defunti premier Janez Drnovsek e Ivica Racan e’ riuscito ad avvicinarsi ad una soluzione sostenibile. L’accordo tra il premier sloveno Jansa e quello croato Sanader a Bled in agosto dello scorso anno forse era il piu’ vicino alla soluzione, scrive Jutarnji list, ma l’attuale situazione dimostra che era arrivato troppo tardi per lasciare il tempo utile ad una commissione mista di concludere il lavoro di identificazione dei punti controversi sul confine croato-sloveno dimodoche’ i governi possano accordarsi sull’arbitrato prima della fase conclusiva delle negoziazioni croate sull’adesione all’Ue. Dalla sua posizine del piu’ forte, in quanto membro dell’Unione, Ljubljana manda messaggi a Zagabria che il suo ingresso sara’ ostacolato se non rinuncia ai propri argomenti nell’eventuale processo giuridico
Due giorni prima della conferenza intergovernativa sull’adesione della Croazia all’Ue fissata per venerdi’, il neopremier sloveno Borut Pahor ha confermato che la Slovenia porra' il veto all'apertura di ben 11 capitoli. In sette di questi, secondo Ljubljana, viene pregiudicato il confine marittimo nel golfo di Pirano, nel Nord dell'Adriatico e diversi tratti di confine terrestre tra Lubiana e Zagabria, questione aperta dalla dissoluzione della ex Jugoslavia. A causa del blocco sloveno, invece di aprire 10 capitoli per i quali la Croazia e’ tecnicamente pronta, ne sara’ aperto uno solo e invece di chiuderne 5 verranno chiusi 3 capitoli.
In difesa della posizione slovena, il presidente della Commissione esteri del Parlamento di Ljubljana, Ivo Vajgl ha dichiarato che la Slovenia non e’ il primo paese membro dell’Ue a condizionare il processo negoziale di un paese candidato con una questione bilaterale. Vajgl ha individuato il caso dell’Italia nel corso dei negoziati di adesione con la Slovenia sottolineando che l’Italia aveva costretto Ljubljana a cambiare la Costituzione. Simile e’ stato l’atteggiamento dell’Austria verso Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca, ha spiegato Vajgl.
Le questioni bilaterali che negli anni novanta venivano menzionate durante i negoziati di adesione della Slovenia erano le proprieta’ dei cosidetti optanti, ovvero esuli, protezione delle minoranze e la sicurezza della centrale nucleare Krsko, ma come e’ noto, non sono state sollevate questioni di confini. Per quanto riguarda modifiche della costituzione, la Slovenia ha cambiato la legge costituzionale che vietava agli stranieri le proprieta’ immobiliari.
Il primo ministro croato Ivo Sanader ha definito il veto della Slovenia ''un gesto senza precedenti nella storia delle trattative per l'adesione all'Ue'' e ha invitato il governo di Ljubljana a riconsiderare le proprie posizioni. In una conferenza stampa convocata d'urgenza dopo l'annuncio del premier sloveno Borut Pahor sul mantenimento del veto sloveno, Sanader ha avvertito che ''nel caso non cambi decisione, la Slovenia mostrera' un' intransigenza in totale squilibrio con i principi di solidarieta', comunita' e rapporti di buon vicinato sui quali si basa l'Ue'' e in un tono che rispecchia visibilmente il deterioramento dei rapporti bilaterali tra i due paesi vicini ha decisamente respinto ''qualsiasi ricatto''. ''La Croazia non comprera' l'adesione all'Ue con il proprio territorio nazionale'', ha detto il premier croato. Considerando la Slovenia ancora un Paese amico, Sanader si e’ detto convinto che il cammino della Croazia verso l'Ue non sara' impedito e ha sottolineato che Zagabria ha il pieno appoggio degli altri 26 paesi membri mentre la Slovenia e’ l’unico paese dell’Unione ad ostacolare il processo negoziale croato.
Secondo il relatore del PE per la Croazia, Hannes Swoboda questa situazione potrebbe rappresentare un grande pericolo per il piano indicativo della Commissione per la conclusione dei negoziati con la Croazia entro la fine del 2009.
La Commissione europea si e’ detta dispiaciuta che la Slovenia non ha accettato la proposata della presidenza francese che avrebbe acconsentito l’apertura di dieci e la chiusura di cinque capitoli negoziali con la Croazia. La presidenza francese ha intrapreso grandi sforzi per trovare la soluzione per le questioni poste dalla Slovenia, ha detto Kriztina Nagy, portavoce del commissario all’allargamento Olli Rehn.

MONTENEGRO: DEPOSITATA LA CANDIDATURA PER L’ADESIONE ALL’UE
Il tredici dicembre il Montenegro ha depositato ufficialmente la sua candidatura per l’adesione all’Ue. Nel corso di una crimonia all’Eliseo, il premier montenegrino, Milo Djukanovic ha consegnato la domanda di adesione al presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy in presenza anche del commissario europeo all’Allargamento, Olli Rehn. "E' un grande giorno per il Montenegro, il più antico Paese europeo ma il più giovane membro delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa. Penso che sia un grande giorno per i Balcani e per tutti i Paesi candidati e potenzialmente candidati all'Ue", ha detto Djukanovic.
Il Montenegro diventa cosi’ il quarto paese dell’ex Jugoslavia a presentare la candidatura di adesione. Dopo la Slovenia che e’ gia’ membro, gli altri due candidati sono Croazia e Macedonia.
Secondo il presidente del Montenegro, Filip Vujanovic, Bruxelles si pronuncera’ sulla richiesta montenegrina nel corso della presidenza ceca all’Ue e ha sottolineato che Praga ha annunciato tra le priorita’ del suo programma di presidenza la questione dell’integrazione dei Balcani occidentali all’Ue. Il commissario all’Allargamento Olli Rehn ha affermato che il Montenegro ha raggiunto una pietra miliare storica che rappresenta una scelta importante verso i valori europei comuni e ha sottolineato il ruolo costruttivo e di stabilita’ del Montenegro nella regione.

SERBIA: L’OLANDA NON CEDE SUL BLOCCO DELL’ASA
L’Olanda rimane contraria alla ratifica dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione dell’Ue con la Serbia nonostante un certo progresso nella collaborazione di Belgrado con il Tpi dell’Aja. Il rapporto del capo procuratore dell’Aja Serge Brammertz, presentato una settimana fa al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, anche se contiene degli elementi positivi, secondo il Ministero degli esteri olandese ribadisce pero’ in maniera molto chiara che non si tratta di una piena collaborazione della Serbia con la giustizia internazionale poiche’ sono ancora in liberta’ i due super ricercati, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic e l’ex leader dei serbi secessionisti in Croazia Goran Hadzic. In piu’ ci sono le preoccupazioni per la protezione dei testimoni e le richieste del Trbunale per la consegna di altri documenti, in particolare quelli militari.
L’arresto di Ratko Mladic e Goran Hadzic e la loro estradizione all’Aja sono le piu’ alte priorita’ per completare il mandato del Tribunale, ha sottolineato Brammertz nel corso della presentazione del suo rapporto. L’arresto e l’estradizione di Stojan Zupljanin e di Radovan Karadzic sono state "svolte importanti" nella collaborazione della Serbia con la Procura, ha detto Brammertz e ha aggiunto che i servizi in Serbia per l’arresto degli altri fuggitivi hanno rafforzato i loro sforzi per localizzare Mladic e Hadzic. Brammertz ha informato anche che durante la sua visita a Belgrado gli e’ stato presentato il piano per arrestare gli imputati latitanti e se questo piano verra’ attuato ci potrebbero essere nuovi risultati nella collaborazione della Serbia con la giustizia internazionale.


21 dicembre 2008


NOTIZIE DALL'ALBANIA

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di sabato 20 dicembre di "Passaggio a Sud Est", il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale in onda il sabato alle 22,30.

Il passato comunista divide governo e opposizione
Un progetto di legge sull'apertura dei dossier del regime comunista albanese che dovrebbe impedire di coprire incarichi istituzionali e pubblici a tutti coloro che durante il passato regime comunista abbiano avuto ricoperto funzioni politiche o abbiano fatto parte dei servizi segreti dell'epoca, ha fatto ancora una volta confusione alla politica di Tirana.
Il provvedimento, presentato dalla maggioranza del premier, Sali Berisha, e' stato contestato dall'opposizione di sinistra che ha abbandonato l'aula del parlamento in segno di protesta. Mentre la votazione era prevista dopo mezzanotte all’improvviso è stata comunque rinviata per la prossima settimana, e secondo alcuni opinionisti, poiché gli internazionali presenti a Tirana sono intervenuti. In effetti, il progetto di legge prevede la costituzione di un apposito istituto con il compito di controllare il passato di tutti i funzionari pubblici cominciando dal presidente della repubblica ai ministri, parlamentari, sindaci fino ai magistrati. Di certo che non sono previsti processi penali, ma solo il divieto a ricoprire alti incarichi pubblici e politici, a chi sia stato complice dei servizi segreti o membro della cupola comunista.
Secondo l’opposizione questa azione politica è stata intrapresa per portare fuori dell’ufficio dei magistrati quali stanno lavorando su dei casi in cui sono coinvolti ministri del governo di centro-destra dello stesso premier Sali Berisha. Invece, secondo la maggioranza l'opposizione è ostaggio del suo passato comunista, ma a questo progetto di legge si è opposto anche il governo degli Stati Uniti d’America, che in un comunicato ufficiale ha parlato di seri problemi costituzionali del provvedimento ed ha proposto una revisione del progetto di legge con l'assistenza di esperti internazionali.
Dopo la dichiarazione ufficiale dell'ambasciatore americano in Albania, anche il rappresentante OSCE a Tirana, Robert Bosch, ha avvertito la maggioranza di Governo, e lo stesso Premier Berisha, dichiarando che il progetto di legge sulla "pulizia dei collaboratori dei servizi", viola diversi articoli della Costituzione. Bosch inoltre ha affermato che il Governo di Tirana non ha consultato l'OSCE/ODHIR su tale argomento, nonostante che questi istituzioni hanno degli organi specializzati su tale materia. Bosch ha così sostenuto la posizione dell'Ambasciata americana, secondo cui la legge deve essere sottoposta ad un'ampia discussione prima che venga approvata. Ad una simile posizioni si e allineato subito dopo anche il presidente del Partito Socialista, Edi Rama, che sostenendo le posizioni prese dagli internazionali ha chiesto un ampio consenso di tutti i partiti politici prima della votazione nel parlamento.
In effetti, nel fare una retrospettiva relativa a questo processo dobbiamo informare che i socialisti, da parte loro prima avevano chiesto che fosse redatta una relazione di accompagnamento al progetto, facendo appello al Governo di non affrettare la sua approvazione senza aver prima un parere specializzato delle istituzioni internazionali.
Un certo consenso tra le parti c’è stato poiché la Commissione parlamentare delle leggi aveva deciso che il processo di verifica delle figure degli alti dirigenti del sistema comunista, escluda gli ex segretari del partito sulle regioni e gli ex ministri del regime. Secondo i mass media questo significa che l'attuale presidente del Partito Social-Democratico, Skender Gjinushi, allora ministro dell’Educazione e il segretario del Partito Socialista, Gramoz Ruci, allora ministro degli Interni ed anche l'attuale presidente del Partito Democratico, cioè lo stesso premier Sali Berisha, allora segretario dell’organizzazione del partito nel sistema della sanità, non saranno inquisiti, ma verranno esclusi dalle prossime elezioni parlamentari.
Questo progetto di legge definisce anche che “l’attività dell’Autorità in merito a questa legge, proseguirà fino al 31 dicembre 2014”, mentre prevede anche che il Parlamento, entro un mese dall’approvazione della legge, approverà anche il regolamento del suo funzionamento.
C’è da vedere però se questo progetto di legge sarà approvato senza emendamenti proposti dall’opposizioni e senza l'assistenza degli internazionali la prossima settimana per cui nelle tantissime radio e televisioni dell’Albania questo dibatitto è molto forte. 

Un treno Serbo in territorio kosovaro
Un treno proveniente da Belgrado è giunto a Zvecan, un comune abitato in maggioranza da serbi nel nord del Kosovo, violando per 38 chilometri il confine utilizzando la linea ferroviaria all'interno dello stato kosovaro, senza informare nè le autorità nazionali kosovare nè quelle internazionali.
Il portavoce dell'Unmik, Aleksander Ivanko, ha dichiarato ai mass media che Belgrado non ha chiesto il permesso della missione Onu per l’entrata del treno in Kosovo e che su tale questione, Belgrado non ha parlato con l'Unmik, e per questo Ivanko ha espresso profondo disappunto.
Il portavoce Unmik ha ricordato che le istituzioni del Kosovo non hanno specifiche competenze sui trasporti nel Nord del Kosovo, al contrario dell'Unmik che ne detiene le specifiche responsabilità. Dobbiamo anche dire che nel passaggio delle competenze sull’esercizio delle proprie autorità dalla Unmik alla missione civile europea Eulex, non sono stati ancora chiariti i rispettivi compiti sul trasporto ferroviario nel Kosovo del Nord. Inoltre, non sono ancora iniziate le trattative tra Belgrado e Pristina, relativamente alla questione dei trasporti nelle modalità proposte dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, allo scopo di semplificare la circolazione delle persone e della merce su entrambi i Paesi. Per cui non esiste alcun accordo che permetta il libero ingresso in Kosovo dei treni provenienti dalla Serbia, tale che l'Unmik rappresenta ancora la diretta responsabile del coordinamento dei trasporti, come e’ stato confermato anche dallo stesso capo della Missione europea, Yves de Kermabon per i mass media.
La reazione di Pristina si è fatta viva attraverso il ministero del Trasporto, delle Poste e Telecomunicazioni che ha dichiarato che l’ingresso del treno serbo in Kosovo, senza alcun accordo preliminare fra i due Paesi, viola la sovranità del Kosovo. Il ministro, Fatmir Limaj, ha dichiarato che con la legge sulle ferrovie del Kosovo e con tutte le leggi in vigore in questo come in ogni altro Paese, per la circolazione dei treni o di qualche altro operatore, occorre un permesso specifico. Il Ministro Limaj ha inoltre aggiunto che chiederà alle autorità della Eulex e al ministero degli Interni kosovaro di non permettere altri simili episodi di ingresso di treni provenienti dalla Serbia senza prima aver ottenuto il permesso delle autorità kosovare.
Da parte di Belgrado si e fatto sentire il segretario di Stato per il Kosovo del governo serbo, Oliver Ivanovic che, alla BBC ha dichiarato che non esiste alcun ostacolo legale che possa fermare la circolazione dei treni dalla Serbia nel territorio del Kosovo. Secondo Ivanovic gli albanesi del Kosovo hanno dichiarato un’indipendenza che la Serbia non riconosce, aggiungendo poi che dunque il Kosovo è parte del territorio serbo secondo la costituzione serba. Ivanovic ha concluso dichiarando che le ferrovie dell'Unmik hanno preso accordi con le ferrovie della Serbia, perciò dal punto di vista legale questo implica la possibilità di copertura dei trasporti.

Venti indipendentisti nell'Epiro del Nord
Secondo i mass media delle associazioni greche che appoggiano l'indipendenza dell'Epiro del Nord, un territorio situato nel sud dell’Albania, hanno organizzato una riunione presso l’Hotel Park di Atene. Tale conferenza ha visto anche la partecipazione dell’organizzazione Omonia con sede in Albania, e dunque anche del suo rappresentante Vasil Bollano, nonchè i deputati del Parlamento greco Mihalis Pandulas (PASOK) all’opposizione, Jorgo Trandafilidhi (Nuova Democrazia) al potere e Thanasasis Plevris (LAOS) un partito Greco ultra nazionalista. A questa conferenza sono stati discussi sei punti fondamentali quali hanno composto uno memorandum diretto alla Commissione per la Difesa e le questioni interne del Parlamento greco.
Secondo i mass media in questo memorandum, viene stabilito che l’organizzazione Omonia appoggerà l’integrazione dell’Albania nell’Europa, e così la sottoscrizione dell’ASA da parte della Grecia, qualora vengano rispettato delle condizioni loro al confronto del Governo di Tirana. Secondo quanto riportato dai mass media, tra le condizioni principali figura il riconoscimento dell’autonomia del Vorio-Epirio, con “l’estensione legale delle possibilità di esercitare una reale politica locale autonoma". Tra le richieste della minoranza greca in Albania, viene evidenziato anche la restituzione delle proprietà da parte dello stato albanese ai greci e l’ufficializzazione della lingua greca in Albania, cose che non rappresentano per niente situazioni problematiche in Albania. Il memorandum diretto ad Atene, richiede anche che l’Albania riconosca come zona della minoranza greca quasi tutta la regione meridionale del Paese, che secondo l’organizzazione Omonia era abitato “più di 3000 anni fa” dai greci.
Il sindaco di Himara, Vasil Bollano, da parte sua, ha dichiarato per i mass media albanesi che il memorandum inviato pochi giorni fa agli alti ufficiali del paese vicino, non ostacolerà il Parlamento greco nella firma per la ratifica dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Albania. E per quanto riguarda invece l’autonomia del Vorio-Epirio, Bollano ha smentito che la Omonia abbia avanzato questa richiesta ne memorandum, dicendo che si tratta di una forma di speculazione inventata allo scopo di destabilizzare i rapporti fra i due Pesi. Ma, dai mass media locali e regionali tramite interviste realizzate ai deputati greci presenti nella conferenza, è stato confermato il contrario della smentita da parte di Bollano.
Da subito differenti deputati albanesi sia della maggioranza che dell’opposizione hanno chiesto alle autorità albanesi di intraprendere atti legali contro il sindaco di Himara, Vasil Bollano, che secondo loro ha violato la legge albanese in modo continuo e deve quindi essere sanzionato.


21 dicembre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata di sabato 20 dicembre:

- Allargamento Ue: la Slovenia pone il veto alla Croazia, il Montenegro si candida all'adesione, l'Olanda continua a bloccare l'accordo ASA con la Serbia;
- Turchia: il ruolo geopolitico in Caucaso, le previsioni per le elezioni amministrative di marzo 2009, 300 intellettuali turchi chiedono scusa per il genocidio degli armeni;
- Serbia: fallisce il tentativo dei nazionalisti di sfiduciare il governo filo-europeista;
- Kosovo: un treno per ribadire la sovranità serba;

- Albania
: i dossier del regime comunista acuiscono lo scontro tra maggioranza e opposizione;
- Albania/Grecia: venti di indipendenza nell'Epiro del nord.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


19 dicembre 2008


IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL CAUCASO

Il conflitto in Ossezia ha riportato il Caucaso al centro dell'attenzione internazionale. Si è parlato molto, sui giornali italiani, dei rapporti tra Russia ed Unione europea, tra Russia e Stati Uniti in conseguenza della crisi georgiana. Al di fuori della cerchia degli specialisti, mi pare però si sia meno riflettuto sul ruolo politico e dilomatico della Turchia nella regione caucasica.
Invece, dopo il crollo dell'Urss e la fine del sistema bipolare mondiale, il Caucaso è diventato un importante banco di prova per il ruolo internazionale della Turchia. Il conflitto in Ossezia, da questo punto di vista, rappresenta una minaccia per gli interessi della Turchia che si trova ad affrontare anche la questione dei suoi rapporti con l'Armenia su cui pesano due problemi di non poco conto: il genocidio armeno del 1915-16 ed il conflitto tra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh.
La proposta di una "Piattaforma di Stabilizzazione e Cooperazione nel Caucaso" che comprenda, oltre alle tre repubbliche della regione, anche Russia e Turchia, rappresenta la risposta di Ankara alla crisi georgiana.
Negli ultimi anni, poi, la Turchia è diventata un partner importante, sia sul piano politico che su quello economico, della Russia e ha proiettato i suoi interessi sia in direzione dell'Iran sia in direzione del Medio Oriente con la mediazione tra Israele e Siria.
Questo attivismo regionale è stato conseguenza del cambiamento della politica estera turca, passata dal sostanziale disimpegno figlio del pensiero di Kemal Atatürk alla dottrina della "profondità strategica". Un cambiamento, coinciso con l'arrivo al potere dell'Akp, il partito islamico-moderato dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan e dell'attuale presidente Abdullah Gül, che se non mette in discussione il quadro delle tradizionali e solide alleanze occidentali di Ankara ed il suo ruolo nella Nato, inserisce però in questo quadro nuove variabili.

Sul ruolo della Turchia nel Caucaso e sull'influenza della sua iniziativa politico-diplomatica a sostegno dei suoi interessi nella regione, nel quadro dei suoi rapporti geopolitici e delle sue alleanza, segnalo una mia intervista a Carlo Frappi, direttore dell'Italian Center for Turkish Studies e ricecatore presso l'Osservatorio Caucaso ed Asia centrale dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

L'intervista è ascoltabile sul sito internet di Radio Radicale.

Sul tema segnalo, dello stesso Carlo Frappi, il Policy Brief n.106 dell'ISPI dal titolo "La Turchia e la Piattaforma per la Stabilità e Cooperazione nel Caucaso".


18 dicembre 2008


KOSOVO, ARRIVA EULEX: LE REAZIONI SERBE

Il 9 dicembre ha cominciato a operare la missione civile europea in Kosovo denominata Eulex. Qui di seguito la corrispondenza di Marina Sikora per lo "Speciale" di Passaggio a Sud Est di Radio Radicale andato in onda mercoledì 17 dicembre che da conto delle reazioni positive del governo filo-europeista di Belgrado all'accordo in sede Onu che ha accolto le richieste serbe e ha quindi dato via libera alla missione dell'Unione europea. Diverse, invece, le valutazioni dell'opposizione nazionalista e dei leader serbi del Kosovo.

Per i vertici serbi la decisione definitiva sul dispiegamento della missione europea Eulex in Kosovo e’ frutto di un successo della diplomazia serba nel riuscire a raggiungere un accordo con le Nazioni Unite e con l’Ue per quello che sono state le richieste di Belgrado a riguardao del piano di sei punti elaborato dal Segretario generale delle Nazioni Unite. Come sottolineato in questi giorni dal ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic davanti alla Commissione esteri del Parlamento serbo, il successo serbo consiste nel aver assicurato che la missione Eulex e’ approvata da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che non implica la violazione dell’integrita’ territoriale come nemmeno l’attuazione del piano di Maarti Ahtissari. La presidente del Parlamento serbo, Slavica Djukic-Dejanovic ha ricordato a tutti i cittadini del Kosovo che il dispiegamento dell’Eulex si basa sulla decisione del Consiglio di Sicurezza e che sara’ neutrale sulla questione dello status. E mentre la coalizione governativa serba sottolinea che la missione operera’ soprattutto a favore dei serbi in Kosovo, i partiti dell’opposizione serba concordano nell’esprimere la loro contrarieta’ al dispiegamento dell’Eulex. L’opposizione ha accusato il potere di avere preso una decisione in merito alla questione senza una precedente approvazione da parte del Parlamento. Per una tale decisione, affermano alcuni rappresentanti dell’opposizione serba, sarebbe necessario indire il referendum.

Secondo l’ex ministro per il Kosovo Slobodan Samardzic, esponente del Partito democratico serbo dell’ex premier Vojislav Kostunica, la missione europea ha come obbiettivo la supervisione dell’indipendenza del Kosovo che si basa sul piano Ahtisaari. Per i rappresentanti di questo partito, l’arrivo di Eulex in Kosovo rappresenta "la fase conclusiva dei singoli Stati per rapire il Kosovo alla Serbia". Il capogruppo dell’ultranazionalista Partito radicale serbo, Dragan Todorovic afferma che il dispiegamento della missione europea senza il consenso del Parlamento rappresenta un inganno per i cittadini e il tradimento del Kosovo. Anche il leader di Nuova Serbia, Velimir Ilic, ritiene che la decisione serba sull’Eulex richiede l’approvazione del Parlamento e critica il governo per aver presentato la questione come un successo diplomatico della Serbia. Contrariamente a queste posizioni, Dragan Markovic, presidente della Serbia Unita, uno dei partiti della coalizione governativa sostiene che l’arrivo della missione europea in Kosovo rappresenta "un grande successo della diplomazia serba" dicendosi fiducioso che la missione sara’ neutrale sulla questione dello status del Kosovo e sottolinea che la politica condotta dal presidente della Serbia Boris Tadic ha acconsentito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di accettare il piano in sei punti per il Kosovo garantendo allo stesso tempo che l’Eulex non si occupi dello status della Regione. Secondo Markovic, un gran numero dei serbi in Kosovo ha accettato l’arrivo della missione europea e sono invece solo "alcuni albanesi" ad esserne contrari. Il presidente della Serbia Unita ha criticato i parlamentari dell’opposizione perche’ mandano messaggi provocatori ai serbi kosovari. 

I serbi in Kosovo hanno però reagito in modo diverso sull’arrivo della missione europea. La maggior parte e’ contraria al dispiegamento, ma hanno decisio di non opporrsi alla decisione ufficiale di Belgrado. Cosi’ il presidente del Consiglio nazionale serbo del Kosovo settentrionale, Milan Ivanovic ha affermato di non voler "essere dalla parte opposta contrastando le decisioni di Belgrado e delle Nazioni Unite". Il Consiglio nazionale dei serbi in Kosovo, ha garantito Ivanovic, non organizzera’ nessuna protesta contro l’Eulex e si comportera’ nei confronti della missione a secondo di quello che meritera’ il suo impegno.
Un altro rappresentante dei serbi in Kosovo, Randjel Nojkic si aspetta innanzitutto che la missione Eulex sia neutrale sullo status e rispetti gli accordi presi con Belgrado. "Che sia rispettata la realta’ sul terreno, che i problemi rimasti dopo l’Unmik possano essere risolti per dare sollievo alla vita della popolazione serba in Kosovo e che possano essere risolti i problemi riguardante la polizia, la dogana e la magistratura" ha detto Nojkic. Il presidente dell’Assemblea dei comuni serbi in Kosovo, Radovan Nicic si e’ detto deluso che Belgrado non ha considerato la petizione contro l’Eulex firmata su iniziativa di questa Assemblea. Nicic ha ricordato che sono state raccolte oltre 70.000 firme e che Belgrado ha deluso i serbi kosovari.

Il Segretario di Stato presso il Ministero per il Kosovo, Oliver Ivanovic ritiene che non ci saranno problemi sul dispiegamento dell’Eulex al nord del Kosovo. Nessuno ostacolera’ il suo dispigamento sull’intero territorio del Kosovo, ma al nord e in altre zone dove i serbi sono in maggioranza, l’arrivo della missione sara’ molto lento, molto cauto e all’inizio quasi simbolico, ha affermato Ivanovic spiegando che la missione stessa e’ consapevole di dover lottare contro una sua mmagine molto negativa nei comuni a maggioranza serba. Siccome la missione e’ diventata accettabile per Belgrado, lo potra’ essere anche per i serbi kosovari ma ci vorra’ del tempo per far intendere che non si tratta di una missione che tifa per gli albanesi ma che e’ neutrale sullo status e che garantisce pace e stabilita’ a tutti, ha detto Ivanovic. L’importante e’ che il processo di dispiegamento sia graduale e cauto, per diminuire la sfiducia della comunita’ serba perche’ senza la collaborazione con la popolazione locale il successo della missione sara’ impossibile, ritiene Ivanovic e afferma che i futuri eventi in gran misura dipenderanno dallo sviluppo della Serbia. Se la Serbia sara’ avviata verso l’Ue, Ivanovic e’ dell’opinione che molto presto ci sara’ la possibilita’ di risolvere lo status del Kosovo che, secondo lui, non e’ concluso ne’ definitivo.

Nello stesso giorno in cui si sono riaccese le polemiche sulla congruenza tra il mandato di Eulex, che prende la supervisione dell’indipendenza del Kosovo dalla missione Onu, Unmik, il capo della missione europea Yves de Kermabon ha annunciato che presto verra’ aperto un ufficio di collegamento della missione a Belgrado. Kermabon ha motivato questa ipotesi con la necessita’ di "mantenere legami con tutti i paesi limitrofi, in modo da poter lavorare insieme, al di fuori del Kosovo cosi’ come con Europol, Interpol e le altre missioni". Le dichiarazioni sono giunte durante una sua visita, domenica scorsa, a "titolo privato" presso la sede del Patriarcato serbo-ortodosso a Pec, nella parte occidentale del Kosovo. A proposito di questo annuncio, il ministro degli esteri serbo Jeremic ha precisato che la Serbia e’ in colloqui con l’Ue sull’implementazione dei sei punti e del piano del Segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ma che non si e’ parlato di una eventuale formalizzazione della presenza di Eulex a Belgrado. Secondo Jeremic non ci sarebbe nessun problema per realizzare anche questa possibilita’ quando pero’ i tempi saranno maturi e quando il livello della collaborazione lo richiedera’.

Anche se, come riportato dai media, un sempre maggiore numero di funzionari occidentali afferma che la missione dell’Ue in Kosovo non e’ neutrale rispetto allo status, il capo Eulex, Yves de Kermabon, in una lunga intervista al quotidiano serbo ‘Danas’, continua a ribadire che si tratta di una missione tecnica dello stato di diritto che operera’ nell’ambito del piano ‘Azione comune’ che all’inizio di quest’anno e’ stato approvato nella sede dell’Ue a Bruxelles. La missione, sottolinea De Kermabon, non e’ coinvolta nelle questioni che riguardano lo status perche’ queste sono questioni a livello politico. Lo status e’ una cosa che riguarda ogni singolo paese dell’Ue. La base legale per la missione e’ il documento accordato e approvato da tutti i 27 paesi membri dell’Ue, inclusi quelli che non hanno riconsociuto il Kosovo, ha spiegato il capo missione Eulex Yves de Kermabon.


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permalink | inviato da robi-spa il 18/12/2008 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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