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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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21 dicembre 2008


L'INTEGRAZIONE EUROPEA DEI BALCANI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di sabato 20 dicembre di "Passaggio a Sud Est", il settimanale di Radio Radicale sulla realtà politica dell'Europa sud orientale in onda il sabato alle 22,30.

I negoziati per l'adesione della Croazia all'UE molto probabilmente non potranno concludersi come previsto entro la fine del 2009. Causa dell'impasse è il veto della Slovenia al proseguimento del processo di adesione della Croazia che rende praticamente impossibile la fine dei negoziati entro il prossimo anno come si pensava fino a poco tempo fa. Lubiana ha deciso di bloccare il cammino europeo di Zagabria a causa della disputa territoriale che divide le due ex repubbliche jugoslave riguardante la frontiera terrestre e marittima intorno alla baia di Pirano e alcune zone della Bela Krajina. Secondo il governo sloveno nei documenti che Zagabria ha sottoposto a Bruxelles per l'apertura di nuovi capitoli negoziali ci sarebbero alcune mappe catastali che annettono alla Croazia parti di territorio che invece la Slovenia rivendica come proprie. Così nella Conferenza d'adesione Ue-Croazia che si è svolta venerdì a Bruxelles la Slovenia ha detto no all'apertura dei nuovi capitoli negoziali che hanno a che fare con la questione frontaliera. Alla luce del veto sloveno, è stato dunque aperto solo un dossier estraneo alla disputa, quello che riguarda il Diritto alla proprietà intellettuale. Critiche alla Slovenia sono arrivate dalla Commissione europea e dalla presidenza di turno francese, ma Lubiana ha replicato accusando l'UE di pensare più all'allargamento che alla tutela dei suoi membri. Da Zagabria si sostiene che il veto sloveno alla Croazia è un pretesto per nascondere a Bruxelles i ritardi nella lotta alla corruzione e alla criminalità. Nonostante la situazione il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, ha detto che esistono ancora margini per cercare di chiudere il negoziato per l'adesione della Croazia entro il prossimo anno e puntare all'adesione nel 2011-12 come previsto dall'attuale "road map".

ALLARGAMENTO UE: SENZA PRECEDENTI IL VETO SLOVENO ALLA CROAZIA
Per molti sembra quasi incredibile e una cosa da poco, eppure per le aspettative della Croazia di poter chiudere i colloqui negoziali con l’Ue entro la fine del prossimo anno, come avrebbero voluto anche a Bruxelles, il contenzioso con la Slovenia sul confine mette in forte dubbio il raggiungimento di questo obiettivo.
La presidenza francese si e’ fatta carico di una iniziativa volta a risolvere in modo soddisfacente per entrambe le parti il contenzioso confinario che cosi’ a lungo e’ rimasto aperto e soprattutto in questa fase decisiva dei negoziati di adesione della Croazia ha portato all’estremita’ la tensione tra i due paesi. Il premier croato Ivo Sanader, accettando la proposta francese, ha detto che il suo governo e' disposto a dare precise garanzie scritte che la delimitazione sul mare non verra' in nessun modo pregiudicata. Ma per Ljubljana questo non basta e rigettando la proposta portata avanti dalla Francia ha chiesto che la Croazia si impegni a non usare nessuno dei documenti contestati, tra cui anche estratti dagli archivi catastali, in un eventuale futuro procedimento davanti ad un arbitro internazionale per i confini, come la Corte internazionale dell'Aja o quella di Amburgo. Zagabria ha rifiutato queste condizioni, che la stampa croata ha definite come un ultimatum, spiegando che questo significherebbe lasciare la Croazia senza alcun documento a suo favore.
Le richieste slovene vanno oltre la cornice della proposta francese poiche’ Ljubljana vuole assicurarsi una posizione privilegiata nell’eventuale arbitrato internazionale. Ma questo significherebbe anche un precedente nel processo di adesione perche’ richiederebbe che le questioni bilaterali aperte tra un paese membro e un paese candidato fossero risolte attraverso il processo negoziale.
In questa situazione delicata c’e’ da aggiungere che recentemente l’ex premier sloveno Janez Jansa ha dichiarato che in Slovenia e’ possible che ci sara’ un referendum sull’ingresso della Croazia all’Ue. Jansa ha aggiunto che in Slovenia esiste un consenso politico sulle condizioni secondo le quali la Croazia puo’ procedere con il processo negoaziale e che invece, in caso contrario, e’ possibile un referendum sulla ratifica dell’Accordo di adesione della Croazia all’Ue. "E’ ovvio che la Slovenia usa la questione bilaterale per fare una pressione politica sulla Croazia nel processo negoziale e questo e’ inaccettabile e contrario allo sperito europeo" ha detto il ministro degli esteri croato Gordan Jandrokovic commentando queste dichiarazioni.
Come si legge in questi giorni in un commento di Zeljko Trkanjec, gironalista del quotidiano di Zagabria ‘Jutarnji list’, da oltre dieci anni i problemi tra Zagabria e Ljubljana non soltanto non sono stati risolti ma sono escalati all’estremo compromettendo seriamente le relazioni tra i due Paesi. Si sono susseguiti molti establishment politici, sia in Croazia che in Slovenia ma nessuno, tranne i defunti premier Janez Drnovsek e Ivica Racan e’ riuscito ad avvicinarsi ad una soluzione sostenibile. L’accordo tra il premier sloveno Jansa e quello croato Sanader a Bled in agosto dello scorso anno forse era il piu’ vicino alla soluzione, scrive Jutarnji list, ma l’attuale situazione dimostra che era arrivato troppo tardi per lasciare il tempo utile ad una commissione mista di concludere il lavoro di identificazione dei punti controversi sul confine croato-sloveno dimodoche’ i governi possano accordarsi sull’arbitrato prima della fase conclusiva delle negoziazioni croate sull’adesione all’Ue. Dalla sua posizine del piu’ forte, in quanto membro dell’Unione, Ljubljana manda messaggi a Zagabria che il suo ingresso sara’ ostacolato se non rinuncia ai propri argomenti nell’eventuale processo giuridico
Due giorni prima della conferenza intergovernativa sull’adesione della Croazia all’Ue fissata per venerdi’, il neopremier sloveno Borut Pahor ha confermato che la Slovenia porra' il veto all'apertura di ben 11 capitoli. In sette di questi, secondo Ljubljana, viene pregiudicato il confine marittimo nel golfo di Pirano, nel Nord dell'Adriatico e diversi tratti di confine terrestre tra Lubiana e Zagabria, questione aperta dalla dissoluzione della ex Jugoslavia. A causa del blocco sloveno, invece di aprire 10 capitoli per i quali la Croazia e’ tecnicamente pronta, ne sara’ aperto uno solo e invece di chiuderne 5 verranno chiusi 3 capitoli.
In difesa della posizione slovena, il presidente della Commissione esteri del Parlamento di Ljubljana, Ivo Vajgl ha dichiarato che la Slovenia non e’ il primo paese membro dell’Ue a condizionare il processo negoziale di un paese candidato con una questione bilaterale. Vajgl ha individuato il caso dell’Italia nel corso dei negoziati di adesione con la Slovenia sottolineando che l’Italia aveva costretto Ljubljana a cambiare la Costituzione. Simile e’ stato l’atteggiamento dell’Austria verso Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca, ha spiegato Vajgl.
Le questioni bilaterali che negli anni novanta venivano menzionate durante i negoziati di adesione della Slovenia erano le proprieta’ dei cosidetti optanti, ovvero esuli, protezione delle minoranze e la sicurezza della centrale nucleare Krsko, ma come e’ noto, non sono state sollevate questioni di confini. Per quanto riguarda modifiche della costituzione, la Slovenia ha cambiato la legge costituzionale che vietava agli stranieri le proprieta’ immobiliari.
Il primo ministro croato Ivo Sanader ha definito il veto della Slovenia ''un gesto senza precedenti nella storia delle trattative per l'adesione all'Ue'' e ha invitato il governo di Ljubljana a riconsiderare le proprie posizioni. In una conferenza stampa convocata d'urgenza dopo l'annuncio del premier sloveno Borut Pahor sul mantenimento del veto sloveno, Sanader ha avvertito che ''nel caso non cambi decisione, la Slovenia mostrera' un' intransigenza in totale squilibrio con i principi di solidarieta', comunita' e rapporti di buon vicinato sui quali si basa l'Ue'' e in un tono che rispecchia visibilmente il deterioramento dei rapporti bilaterali tra i due paesi vicini ha decisamente respinto ''qualsiasi ricatto''. ''La Croazia non comprera' l'adesione all'Ue con il proprio territorio nazionale'', ha detto il premier croato. Considerando la Slovenia ancora un Paese amico, Sanader si e’ detto convinto che il cammino della Croazia verso l'Ue non sara' impedito e ha sottolineato che Zagabria ha il pieno appoggio degli altri 26 paesi membri mentre la Slovenia e’ l’unico paese dell’Unione ad ostacolare il processo negoziale croato.
Secondo il relatore del PE per la Croazia, Hannes Swoboda questa situazione potrebbe rappresentare un grande pericolo per il piano indicativo della Commissione per la conclusione dei negoziati con la Croazia entro la fine del 2009.
La Commissione europea si e’ detta dispiaciuta che la Slovenia non ha accettato la proposata della presidenza francese che avrebbe acconsentito l’apertura di dieci e la chiusura di cinque capitoli negoziali con la Croazia. La presidenza francese ha intrapreso grandi sforzi per trovare la soluzione per le questioni poste dalla Slovenia, ha detto Kriztina Nagy, portavoce del commissario all’allargamento Olli Rehn.

MONTENEGRO: DEPOSITATA LA CANDIDATURA PER L’ADESIONE ALL’UE
Il tredici dicembre il Montenegro ha depositato ufficialmente la sua candidatura per l’adesione all’Ue. Nel corso di una crimonia all’Eliseo, il premier montenegrino, Milo Djukanovic ha consegnato la domanda di adesione al presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy in presenza anche del commissario europeo all’Allargamento, Olli Rehn. "E' un grande giorno per il Montenegro, il più antico Paese europeo ma il più giovane membro delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa. Penso che sia un grande giorno per i Balcani e per tutti i Paesi candidati e potenzialmente candidati all'Ue", ha detto Djukanovic.
Il Montenegro diventa cosi’ il quarto paese dell’ex Jugoslavia a presentare la candidatura di adesione. Dopo la Slovenia che e’ gia’ membro, gli altri due candidati sono Croazia e Macedonia.
Secondo il presidente del Montenegro, Filip Vujanovic, Bruxelles si pronuncera’ sulla richiesta montenegrina nel corso della presidenza ceca all’Ue e ha sottolineato che Praga ha annunciato tra le priorita’ del suo programma di presidenza la questione dell’integrazione dei Balcani occidentali all’Ue. Il commissario all’Allargamento Olli Rehn ha affermato che il Montenegro ha raggiunto una pietra miliare storica che rappresenta una scelta importante verso i valori europei comuni e ha sottolineato il ruolo costruttivo e di stabilita’ del Montenegro nella regione.

SERBIA: L’OLANDA NON CEDE SUL BLOCCO DELL’ASA
L’Olanda rimane contraria alla ratifica dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione dell’Ue con la Serbia nonostante un certo progresso nella collaborazione di Belgrado con il Tpi dell’Aja. Il rapporto del capo procuratore dell’Aja Serge Brammertz, presentato una settimana fa al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, anche se contiene degli elementi positivi, secondo il Ministero degli esteri olandese ribadisce pero’ in maniera molto chiara che non si tratta di una piena collaborazione della Serbia con la giustizia internazionale poiche’ sono ancora in liberta’ i due super ricercati, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic e l’ex leader dei serbi secessionisti in Croazia Goran Hadzic. In piu’ ci sono le preoccupazioni per la protezione dei testimoni e le richieste del Trbunale per la consegna di altri documenti, in particolare quelli militari.
L’arresto di Ratko Mladic e Goran Hadzic e la loro estradizione all’Aja sono le piu’ alte priorita’ per completare il mandato del Tribunale, ha sottolineato Brammertz nel corso della presentazione del suo rapporto. L’arresto e l’estradizione di Stojan Zupljanin e di Radovan Karadzic sono state "svolte importanti" nella collaborazione della Serbia con la Procura, ha detto Brammertz e ha aggiunto che i servizi in Serbia per l’arresto degli altri fuggitivi hanno rafforzato i loro sforzi per localizzare Mladic e Hadzic. Brammertz ha informato anche che durante la sua visita a Belgrado gli e’ stato presentato il piano per arrestare gli imputati latitanti e se questo piano verra’ attuato ci potrebbero essere nuovi risultati nella collaborazione della Serbia con la giustizia internazionale.

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