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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





31 marzo 2008


LA CROAZIA RICONOSCE IL KOSOVO: LA MINORANZA SERBA RESTA NEL GOVERNO

Di Marina Sikora (*)
Dopo che settimana scorsa la Croazia ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, i rappresentati della minoranza serba nel Paese hanno manifestato il loro dissenso annunciando la possibilita’ di uscire dalla coalizione governativa. Subito dopo la formalizzazione della decisione di Zagabria, il vicepremier serbo Slobodan Uzelac ha rimesso il suo mandato nelle mani del premier Sanader. Mercoledi’ scorso, i vertici del Partito indipendente democratico serbo (Sdss), che dispone di tre deputati al parlamento croato, hanno deciso pero’ all’unanimita’ di rimanere nel governo di Ivo Sanader seppur non accettando la decisione del riconoscimento di Pristina. Il comitato generale del partito ha deciso cosi’ di rimanere fedele agli impegni presi con il primo ministro al momento della nascita dell’attuale esecutivo. Si e’ concluso inoltre che bisogna intensificare la collaborazione con il governo ed e’ stato deciso che Slobodan Uzelac resta vicepresidente dell’governo croato.
Abbiamo valutato che sono molte le esigenze dei serbi in Croazia e che solo insieme al Governo possiamo risolvere i diversi problemi. Qualsiasi altra decisione sarebbe a danno del nostro popolo e non aiuterebbe ne’ la Serbia ne’ la gente in Kosovo” ha detto Vojislav Stanimirovic, presidente del Sdss. La priorita’ del partito, affermano i suoi vertici, rimangoni i serbi in Croazia. Passare in opposizione, ritengono, aprirebbe nuove difficolta’. Il vicepresidente del Sdss, Milorad Pupovac ha rigettato le cirtiche che il comportamento dei vertici della minoranza serba in Croazia sulla questione Kosovo sia stato solo una inutile “messa in scena” e che in effetti hanno seguito il dettato di Belgrado. Affermano che hanno dovuto avvertire sulle conseguenze negative riguardante il riconoscimento, ma che la loro presa di posizione sia stata autonoma e che la decisione di rimanere nella coalizione governativa non significa proteggere le proprie poltrone.
C’e’ da sottolineare che l’accordo raggiunto tra il partito di maggioranza, la Comunita’ democratica croata (Hdz) del primo ministro Sanader e l’Sdss, dopo le recenti elezioni politiche in Croazia, in base al quale gli esponenti serbi sono entrati a far parte del governo, e’ stata salutata molto positivamente dall’Unione europea come dimostrazione di una vera maturita’ democratica del Paese e di progressi nella tutela delle minoranze etniche, particolarmente quella serba e la prontezza di risolvere le questioni aperte, come quelle del reintro dei profughi serbi e la loro integrazione nella societa’ croata dopo le tragiche esperienze della guerra in ex Jugoslavia.
Ora, i vertici croati guardano con particolare entusiasmo i prossimi importanti appuntamenti. Il primo, sara’ il summit della Nato a Bucarest, il prossimo 2 aprile quando si spera che la Croazia ricevera’ l’invito a diventare membro dell’Alleanza. Dopo il summit di Bucarest, seguira’ la prima visita ufficiale del presidente americano George W. Bush in Croazia. Per il premier croato Sanader, si tratta di un grande riconoscimento al Paese. Con il presidente americano, ha annunciato Sanader, si discutera’ della situazione in Europa sud-orientale, in particolare di come garantire una stabilita’ politica duratura nella regione in cui la Croazia e’ stata riconosciuta come fattore principale di stabilita’. Si parlera’ inoltre di come risolvere il contenzioso tra Grecia e Macedonia sulla questione del nome dell’ex repubblica jugoslava affinche’ anche la Macedonia possa diventare membro dell’Alleanza, insieme a Croazia e Albania.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il pezzo è tratto dalla corrispondenza per la puntata di "Passaggio a sud est" del 29 marzo


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31 marzo 2008


IL KOSOVO TRA NUOVA COSTITUZIONE E PROGETTI DI SPARTIZIONE

Qui di seguito riporto la parte della corrispondenza di Artur Nura andata in onda su Radio Radicale nella puntata di "Passaggio a Sud Est" di sabato 29 marzo in cui si parla del piano di "separazione funzionale" tra serbi e albanesi del Kosovo elaborato a Belgrado e inviato all'attenzione dell'Onu (in pratica una partizione su base etnica che darebbe a Belgrado Mitrovica nord e alcune delle enclave più significative dal punto di vista storico e religioso e lascerebbe tutto il resto aglui albanesi), della nuova costituzione e delle relazioni tra il Kosovo e la Macedonia dove è presente una forte minoranza albanese che preme per il riconoscimento dell'indipendenza di Pristina.

Il governo kossovaro come abbiamo informato nella scorsa corrispondenza ha respinto i piani avanzati dalla parte serba per la spartizione del Kosovo giudicandoli inaccettabili e assurdi. I leader del Kossovo non hanno commentato più di tanto questo progetto, annunciato dal ministro serbo per il Kosovo, Slobodan Samardjic, semplicemente dicendo che non è fattibile e serve solo ad ignorare la realtà. Intanto l'amministrazione Onu in Kosovo ha insistito nell'accusare agenti del ministero dell'Interno serbo di aver partecipato alle proteste del 17 marzo quando si sono verificati scontri violenti fra dimostranti serbi e forze internazionali nella città di Mitrovica nord, con un bilancio di un militare ucraino morto e oltre 150 feriti tra i dimostranti e le forse di sicurezza. Secondo un portavoce dell'Unmik a Pristina, alcuni agenti di Belgrado avrebbero sobillato i manifestanti, infiltrandosi fra coloro che nei giorni precedenti avevano occupato il tribunale dell'Onu per protestare contro l’indipendenza del Kosovo. In generale sembra che l’azione serba contro l’indipendenza del Kosovo sia molto agressiva. I mass media della Serbia che all’inzio hanno chiesto di impedire la pubblicazione del libro dell'ex procuratore del tribunale internazionale sulla ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, ora stanno usando le parti del testo che potrebbero mettere in cattiva luce il Kosovo indipendente ed i suoi leader politici [si tratta della parte del libro in cui Del Ponte parla della vicenda dei prigionieri serbi durante la guerra del 1999 che sarebbero stati usati per un traffico di organi gestito dall'Uck per procurarsi soldi e poi eliminati, n.d.r.].
La vicenda è stata smentita seccamente dalle autorità di Pristina che invece di occuparsi di tali progetti, preferiscono occuparsi della nuova costituzione, realizzare uno stato di diritto, lavorare per lo sviluppo economico e costruire relazioni economiche con i paesi della regione che hanno riconosciuto l'indipendenza e sul costrurire la nuova costituzione sua. I mass-media locali in Albania ed in Kosovo hanno riportato le idee e le proposte sullo sviluppo di un programma economico comune tra Albania e Kosovo in per diversi settori con una prospettiva di un mercato comune di oltre 7 milioni di persone. Il ministro dell’Economia e dell'Energia albanese, Genc Rulli, aveva dichiarato di recente che l'Albania e il Kosovo possono cooperare nel settore energetico: il Kosovo con i suoi giacimenti di lignite e l'Albania con le capacità idriche poco utilizzate potranno essere perfettamente in grado di completarsi a vicenda e di creare un sistema energetico razionale.
Riguardo alla nuova Costituzione a cui accennavo, secondo le notizie riportate dagli organi di informazione la Commissione Costituzionale composta da esperti politici e giuridici locali ed internazionali sta per concludere il testo della nuova Costituzione del Kosovo, anche se non si parla ancora di una data esatta. Secondo varie indiscrezioni il testo fa riferimento al modello delle democrazie occidentali e si parla di diversi riferimenti fatti dalla Commissione agli accordi internazionali ed al Piano Ahtisaari. Stando a queste fonti il progetto della nuova costituzione sarebbe più concentrato sul modello della costituzione slovena. Sembra anche che la Commissione abbia considerato la costituzione con cui nel settembre 1990 i kosovaro-albanesi per la prima volta proclamarono l'indipendenza. Secondo i mass media nel documento non si parla né di albanesi, né di serbi o di altre comunità ma si dichiara che la Repubblica del Kosovo è lo stato di tutti i suoi cittadini considerati uguali anche se si fa riferimento all'esistenza di una etnia di maggioranza e di varie minoranze. Da alcune settimane è cominciata anche una campagna per presentare la bozza della Costituzione ai cittadini del Kosovo sia quelli albanesi sia quelli di altre etnie, principalmente quella serba.
Riguardo, infine, alle relazione tra Kosovo indipendente e Macedonia, vorrei dire innanzitutto che il 23 marzo il Partito Democratico degli Albanesi ha deciso di rientrare nella maggioranza di governo che sostiene il premier Nikola Gruevski che in un primo tempo non aveva accettato le sei richieste avanzate del capo del Partitio democratico, Menduh Thaçi. Un portavoce del governo macedone ha annunciato ai mass media che i due partiti, quello macedone e quello albanese, hanno raggiunto un accordo per costituire delle commissioni che preparino leggi per permettere un maggiore uso della lingua e della bandiera albanese e per fornire aiuti alle vittime della rivolta del 2001. Sembra che il premier Nikola Gruevski abbia accettato anche la neccessità del riconoscimento immediato del Kossovo indipendente, un maggiore diritto all'utilizzo della lingua e della bandiera albanese e aiuti economici per i veterani della ribellione albanese del 2001. Secondo i mass media ci si aspetta che uno dei prossimi giorni la Macedonia riconosca l'indipendenza del Kosovo, anche se alcuni giorni fa una commissione mista kosovaro–macedone non ha potuto tenere un incontro che doveva riguardare la definizione dei confini tra Macedonia e Kosovo. I mass media kosovari hanno comunque fatto sapere che è stata costituita la commissione kosovara per i negoziati con la Macedonia sui confini e che molto presto comincieranno il lavoro.


30 marzo 2008


PASSAGGIO ON AIR

Gli argomenti principali della puntata del 29 marzo: l'Unione Europea e la complessa partita dell'integrazione dei Balcani; la Serbia verso le elezioni politiche in un clima di incertezza; il Kosovo tra riconoscimento internazionale e progetti di spartizione etnica; lo scontro istituzionale in Turchia tra magistratura "kemalista" e governo islamico moderato; l'integrazione della Macedonia nella Nato a causa del veto greco sul nome della ex repubblica jugoslava.

A cura di Roberto Spagnoli, con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.




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24 marzo 2008


DA TIRANA: ALBANIA, LE CONSEGUENZE DEL DISASTRO DI GERDEC

Qui di seguito riporto la parte della corrispondenza di Artur Nura andata in onda su Radio Radicale nella puntata di "Passaggio a Sud Est" di sabato 22 marzo e dedicata all'esplosione avvenuta sabato 15 marzo in un deposito di munizioni dell'esercito albanese. Una tragedia annunciata, per alcuni, che oltre ai tanti morti, alle decine di feriti e agli ingentissimi danni materiali ha colpito l'opinione pubblica albanese, sta avendo pesanti ripercussioni sulla politica interna albanese e incide anche sulle relazioni internazionali nel momento in cui Tirana si appresta a ricevere l'invito ufficiale a far parte della Nato in occasione del vertice dell'Alleanza che si terrà a Bucarest dal 2 a 4 aprile prossimi.

Il disastro di Gerdec purtroppo è avvenuto proprio quando finalmente si era avviato un dialogo positivo fra la maggioranza di governo e l'opposizione che fino ad oggi era sempre mancato in Albania. Molti opinionisti e anche politici avevano fatto notare che questo nuovo rapporto tra le due componenti principali della politica albanese aveva fatto avvicinare di più Albania all’Unione Europea. E' stato questo dialogo tra maggioranza ed opposizione, insieme al progetto del Governo di centro-destra di dotare i cittadini albanesi di moderni passaporti biometrici, che hanno portato a Tirana anche il vice presidente della Commissione Europea, Franco Frattini, il quale ha annunciato la liberizzazione delle procedure dei visti per i cittadini albanesi che vogliono recarsi in Unione Europea. Allo stesso modo, stava procedendo bene anche il processo di integrazione dell'Albania nella Nato e i cittadini albanesi stavano aspettando con molta attenzione il vertice dell'Allenza Atlanticache si terrà il 2 e 4 aprile a Bucarest e in cui l'invito formale ad Albania, Croazia e Macedonia ad aderire all’Alleanza. Ora il grave e tragico incidente di sabato scorso ha fatto venire meno l'ottimismo dell’opinione publica e anche le pesanti polemiche che hanno scosso la politica albanese non aiutano il percorso Euro-Atlantico del paese.

L'esplosione di una settimana fa, quindi, non è un semplice anche se tragico fatto di cronaca. In questi giorni sono emersi particolari importanti che hanno avuto anche pesanti ripercussioni politiche. La terribile esplosione è avvenuta in un deposito di armi e munizioni che si trova non lontano da Tirana e dall’aeroporto internazionale "Madre Teresa", lungo la superstrada che collega la capitale con la citta di Durrazzo. Martedì 18 marzo è stata una giornata di lutto nazionale in memoria delle vittime. Lo stesso giorno il premier Sali Berisha, in una riunione del Consiglio dei Ministri, ha criticato la posizione presa da una parte dei mass-media e il modo politicizzato con cui, secondo il Premier, anno seguito e commentato la tragedia delle vittime inocenti. L’opposizione di sinistra guidata dall'attuale sindaco di Tirana, Edi Rama, presidente del Partito socialista, ha reagito contro tale presa di posizione da parte del premier Berisha, annunciando l’organizzazione di una marcia di protesta civile contro il governo accusandolo di essere responsabile dell'apocalittica esplosione. Edi Rama ha annunciato la marcia anche come un omaggio alle tante vittime innocenti provocate da quella che ha definito una “bomba ad orologeria” messa dal governo a causa della enorme corruzione pubblica che pesa anche sulle operazioni di disarmo dei vecchi armamenti. Rama ha anche parlato di una manifestazione senza i simboli dei partiti e le solite dichiarazioni o discorsi politici invitando a fare una marcia silenziosa dei cittadini che considerano le dimissioni del premier Berisha un loro diritto alla vita.

Questa tensione si è sviluppata allo stesso modo anche in una seduta parlamentare che è stata teatro di un dibatitto acceso fra maggiornanza ed opposizione con toni aspri, accuse e contro-accuse e qualche volta anche senza il neccessaria comportamento richiesto a dei deputati. Intervenendo a questa seduta, il Ministro dimissionario della Difesa, Fatmir Mediu, ha annunciato di rinunciare all'immunita parlamentare per fare il possibile ad aiutare la magistratura a scoprire la verita sulla tragedia. In questi giorni sono emersi particolari poco chiari sulla procedura di smantellamento dei vecchi armamenti, sugli appalti, eccetera. I mass media hanno sollevato una serie di dubbi sui contratti legati all'attività di smantellamento e disattivazione dell'enorme deposito-arsenale di Gerdec. Nella seduta parlamentare di cui dicevo il ministro Mediu ha confermato che il suo ministero aveva contratatto solo la ditta Americana ''Southern Ammunition Company" con sede nella Carolina del Sud. Secondo alcune informazioni la ''Southern Ammunition Company" avrebbe affidato l'operazione in sub appalto alla ditta albanese ''Albdemil'', il cui amministratore Mihal Delijorgji, era stato arrestato quattro anni fa per evasione fiscale. Di mezzo c’è anche un importante azienda statale, la “Meico”, che è ufficialmente alle dipendenze del ministero della Difesa e che si occupa di import-export di armi. Le indagini avviate sul caso hanno portato ad arrestare il direttore della ''Meico'', l'amministratore di ''Albdemil'' ed il suo direttore esecutivo. I mass-media hanno fatto sapere che i magistrati che conducono le indagini hanno interrogato anche il ministro della Difesa, Fatmir Mediu, per cercare di capire le cause e le responsabilità di questa immensa tragedia. Gli investigatori hanno chiesto assistenza anche all'ambasciata statunitense per avere informazioni sulla societa' americana contrattata dal ministero della Difesa, ma anche per ricevere assistenza da parte dell'Fbi per l'identificazione delle vittime attraverso l'esame del DNA.

I danni dell'esplosione sonio stati molti ingenti. Sono alcune centinaia le abitazioni rase al suolo e molte altre seriamente danneggiate. Il governo ha messo a disposizione degli sfollati sin dal primo giorno due strutture alberghiere a Durazzo, normalmente utilizzate come colonie estive da esercito e polizia. Il premier Sali Berisha ha dichiarato che per tutti i senzatetto sara' concessa inizialmente una somma di circa 50.000 lek, cioè circa 400 euro, mentre ha riconfermato l'impegno di ricompensare al “cento per cento” i danni provocati che secondo una prima valutazione risultano ammontare a diversi milioni di euro. Berisha ha anche dichiarato che se gran parte degli abitanti desiderano ricostruire da soli le proprie case, il governo paghera’ tutti i costi ed ha annunciato anche la concessione di una pensione speciale ai parenti delle persone che hanno perso la vita nell'esplosione. Questa crisi dovrebbe infatti servire per il futuro che potrebbe portare tante altre simili “bombe” all’opinione pubblica dell’Albania. Gli organi di informazione stanno oramai pubblicando notizie di tanti altri depositi di munizioni come quello che ha causato l’esplosione che si trovano principalmente nelle zone rurali. Ma, i rischi non finiscono qui. Basta dare un'occhiata alla capitale Tirana e notare le tante stazioni di servizio situate vicino alle zone abbitate. E bisogna guardare anche i posti dove viene venduto il gas liquido. Basta questo per capire quanto possa rischiare l’Albania.

Come dicevo all’inzio l'esplosione sta avendo conseguenze negative anche sulla prospettiva dell'integrazione euro-atlantica dell’Albania, ma, comunque noi dobbiamo anche aspettare il vertice Nato di Bucarest e vedere cosa succederà. Dal punto di vista politico, come dicevo, dobbiamo anche considerare questo fatto grave come una “bomba” che ha devastato la prospettiva molto ottimista degli albanesi. Secondo l'agenzia di stampa macedone INA, un diplomatico occidentale a Skopje ha detto che quanto accaduto a Tirana non fa altro che confermare che le tensioni continueranno nei Balcani, particolarmente nei paesi della carta “Adriatik 3” della quale come abbiamo informato fanno parte Albania, Macedonia e Croazia. Questo diplomato, che ha voluto rimanere anonimo, ha messo insieme una serie di differenti incidenti avvenuti nello stesso periodo di tempo: in Albania l’esplosione del 15 di marzo, ma anche in Kosovo dove cittadini della minoranza serba aveva invaso un tribunale dell’ONU a Mitrovica il 14 di marzo, in Macedonia ed in Croazia. Il tutto come uno scenario possibile di sabotaggio di questo progetto euro-atlantico voluto e sostenuto dagli USA.


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24 marzo 2008


PASSAGGIO ON AIR

Gli argomenti principali della puntata del 22 marzo: una analisi della situazione in Kosovo dopo gli incidenti di Kosovska Mitrovica; la Serbia verso le elezioni politiche del 11 maggio che saranno un testo sul futuro del paese; le conseguenze politiche del disastro di Gerdec per l'Albania in attesa dell'invito ufficiale a entrare nella Nato. Nella trasmissione si parla inoltre del nuovo favorevole clima politico diplomatico per la riunificazione di Cipro, della questione del nome della Macedonia che a causa del veto greco potrebbe bloccare l'ingresso di Skopje nella Nato e delle elezioni presidenziali del 6 aprile in Montenegro.

A cura di Roberto Spagnoli, con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.




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12 marzo 2008


QUALE KOSOVO

Il pessimismo espresso da Melita Richter nel lungo articolo che ho citato in un post di qualche giorno fa e che potete leggere integralmente sul sito dell'Osservatorio sui Balcani, non convince Artur Nura, corrispondente di Radio Radicale dal'Albania e collaboratore della mia trasmissione Passaggio a Sud Est.
Questa è la sua replica.

Melita Richter analizza con correttezza la storia dei rapporti tra gli albanesi kosovari e i Serbi, parte però soltanto dal periodo di Slobodan Miloscevic. Con un pessimismo secondo me irrazionale rivolge una domanda a Washinton e Bruxelles. Cito testualmente: “Dopo una generale premura d’essere presenti in Kosovo con le proprie formazioni militari, vi è una qualche strategia di come uscirne fuori? Quale Kosovo lasciare alle spalle a reggersi sulle proprie gambe?".
Per primo io credo che non è giusto iniziare una analisi di una storia di almeno un secolo soltanto da quanto è accaduto negli ultimi anni, poiché si rischia di non capire il vero senso di quello che è successo, si rischia di non capire che la filosofia degli albanesi kosovari è simile a quella che dice “meglio una fine terribile che un terrore senza fine”. Secondo Melita Richter lo sbaglio più grave è stato quello di Milosevic di togliere l’autonomia del Kosovo nel 1989 ed è da lì che comincia la storia serbo–albanese kosovara. Purtroppo però non è cosi.
Il Kosovo, non essendo mai stato parte integrale della Serbia e della Federazione Jugoslava, che come si è visto era una creazione del tutto artificiale, avrebbe chiesto lo status di repubblica come hanno fatto le altre ex repubbliche jugoslave. Come si può capire tutte le scelte possibili avrebbero portato alla stessa soluzione di oggi, cioè all’indipendenza.
Il ministro degli Esteri sloveno Dimitrj Rupel, presidente di turno del Consiglio esteri dell'UE ha detto che l'avvicendamento tra le forze dell'ONU e quelle europee avverrà con qualche difficoltà in più e non subito, ma di certo avverà. E' certo quindi che la missione della Nato, tra cui ci sono anche militari europei, lascierà il Kosovo, però saranno sostituiti dagli investimenti americani ed europei. Se ne vanno i soldati e arrivano gli uomini d’affari. Poi il Kosovo ha promesso di lavorare duramente per arrivare ad integrarsi nell'Unione Europea e nella NATO. Se, come tutti dicono, i Balcani sono parte geografica e culturale dell’Europa, perché non dovrebbero essere anche parte politica dell’Europa?
Dall’altra parte io credo che anche la Serbia, come dicono i protagonisti politici dell’Europa, probabilmente con la maggioranza dei cittadini serbi dopo le elezioni anticipate affermerà di essere parte dell’Europa politica.
Dunque, in base a questa analisi io personalmente non riesco a capire il pessimismo di Melita Richter. Mi sembra che le notizie che arrivano dal Kosovo e sul Kosovo confermino, in effetti, quanto dico.

Questo commento è parte della corrispondenza per lo "Speciale Passaggio a Sud Est" in onda questa sera alle 23,30 a Radio Radicale.


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10 marzo 2008


I GIOVANI SERBI E IL NUOVO MITO DEL KOSOVO

Un'immagine della manifestazione del 21 febbraio a BelgradoChi sono i giovani serbi che sono scesi in piazza a protestare contro la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, contro quella che ritengono una storica ingiustizia fatta a loro e fatta alla Serbia? Segnalo a questo proposito l'articolo molto interessante di Danijela Nenadic sul quotidiano belgradese Politika.

"La ribellione dei giovani è autentica, ma anche costruita - scrive l'autrice - Sono convinta che sentano emotivamente la perdita del Kosovo, nonostante in Kosovo non ci siano mai stati. E che perciò si sentono male e sentono che alla Serbia, e pertanto anche a loro, è stata commessa un’ingiustizia. Hanno accumulato rabbia e insoddisfazione, la storia sull’Unione europea è loro distante, non hanno soldi per viaggiare, il regime dei visti rende loro difficile muoversi. Il Kosovo è lì, onnipresente, in ogni libro di scuola, sui giornali, su tutti i canali televisivi, nei discorsi a tavola con la famiglia, negli auguri natalizi via SMS. I giovani, come tutti noi, sono prigionieri del “nuovo mito del Kosovo” che è sorto negli ultimi anni, e per il quale, si direbbe, ha responsabilità esclusiva la nostra élite politica. Qualcuno ci ha preparato per la dichiarazione unilaterale di indipendenza o per un qualsivoglia altro scenario sfavorevole? Di tutto ciò i cittadini della Serbia non sapevano un bel niente eccetto il piccolo numero di coloro che di queste e simili questioni si occupano professionalmente; di questo non si è parlato, questa battaglia non si poteva perdere. Ma lo stato si è chiesto come i cittadini si sarebbero ripresi da uno shock di tali dimensioni? Temo che non ci siano risposte".
Danijela Nenadic segnala quindi il rischio di ritrovarsi "una società che è un coacervo di individui frustrati che non sono all’altezza di raggiungere un avanzamento" e se così dovesse essere "gireremo nel circolo vizioso delle vittime dal quale, se non ci sarà una sistematica risposta dello stato, non c’è una rapida via d’uscita".
A proposito delle violenze di cui è stata teatro Belgrado, e altre città serbe, in occasione della manifestazione del 21 febbraio, Nenadic, citando la comprensione se non gli elogi espressi da politici e giornalisti per coloro che hanno assaltato ambasciate, banche e negozi, ricorda che la violenza genera violenza e avverte: "Sul breve periodo la manifestazione dei sentimenti nazionali dei giovani espressi con comportamenti aggressivi può solo condurre al sostegno di alcune opzioni politiche. Sul lungo periodo, distruggerà loro stessi e la società nel suo complesso. Per questo credo che i politici e tutti gli altri dovrebbero preoccuparsi di trovare il modo di articolare la rabbia e l’insoddisfazione dei giovani; di non sottovalutare la possibilità di un’esplosione sociale e di trovare una soluzione per canalizzare l’energia dei giovani verso la loro inclusione nella società e nella realizzazione di cambiamenti positivi".

Il testo integrale dell'articolo, tradotto in italiano lo trovate sul sito dell'Osservatorio sui Balcani.


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