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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





30 settembre 2008


FIAT-ZASTAVA: ENTUSIASMO IN SERBIA

Una immagine dei capannoni della Zastava a KragujevacL'accordo con cui la Fiat ha acquisito il controllo della Zastava ha suscitato un'ondata di entusiasmo e ottimismo sulle prime pagine di tutti i giornali serbi. L'intesa con cui la Fiat ha acquisito il 67% delle azioni di Zastava Auto (contro il 33% rimasto allo Stato serbo) e che prevede una produzione di 200 mila vetture all'anno nello stabilimento di Kragujevac già dal 2009 con un ulteriore incremento a 300mila nel 2010, è stata accolta oggi come ''il piu' importante investimento'' realizzato in Serbia dalla caduta del regime di Slobodan Milosevic otto anni fa, ma anche come un segnale della fiducia nella nuova Serbia da parte dell'Italia e come una conferma del sostegno di Roma alle ambizioni d'integrazione europea.
''Zastava, da perdente a esportatore europeo'', titolava oggi il popolare 'Blic', osservando come gli stabilimenti di Kragujevac (preda negli ultimi anni di una gravissima crisi occupazionale e produttiva) siano in procinto di tornare ai fasti del passato sfornando vetture destinate ai mercati di tutta Europa. ''Forza Zastava'', gli faceva eco in italiano un altro tabloid, 'Kurir', riferendo dell'accoglienza positiva che i dipendenti hanno riservato alla privatizzazione e al 'ritorno' della Fiat. ''La Fiat torna in Serbia, 4.750 posti di lavoro in piu''', sintetizzava l'autorevole 'Danas', mentre 'Vecernje Novosti' ha parlato addirittura di ''affare del secolo'' per la Serbia d'oggi, riportando con grande evidenza le cifre complessive dell'operazione.
Molte, infine, le analisi sui riflessi politici dell'accordo economico accompagnato dall'impegno del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ad appoggiare la concessione alla Serbia dello status di Paese candidato all'Ue fin dal 2009, che gli osservatori locali hanno interpretato come un primo frutto concreto degli sforzi d'avvicinamento di Belgrado a Bruxelles.


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30 settembre 2008


MAXI-JOINT VENTURE FIAT IN SERBIA: IL LINGOTTO ACQUISISCE ZASTAVA

Una vecchia pubblicità della ZastavaL'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha firmato ieri a Belgrado l'accordo con cui acquisisce il controllo di Zastava Auto, lo storico marchio ex jugoslavo che 54 anni fa concluse il primo pionieristico accordo di collaborazione siglato dall'avvocato Gianni Agnelli con l'industria automobilistica socialista del maresciallo Tito. Il contratto, che formalizza il memorandum d'intesa firmato a fine aprile scorso, prevede il passaggio a Fiat del 67% delle quote dell'azienda serba, lasciando il restante 33% nelle mani del governo di Belgrado. L'accordo prevede inoltre un piano d'investimenti congiunti del valore complessivo di oltre 840 milioni di euro con l'avvio nel 2009 della produzione negli stabilimenti di Kragujevac di 200 mila modelli della Nuova 500 con una successiva espansione della linea di produzione anche a modelli come la Punto per giungere nel 2010 al traguardo delle 300.000 vetture annue. Un accordo parallelo riguarda invece in tempi brevi la produzione di camion, bus e pezzi di ricambio nel quadro di un ulteriore progetto di partnership con Zastava che coinvolge Iveco e Magneti Marelli.
Per la Serbia il contratto è stato sottoscritto dal vicepremier e ministro dell'Economia, Mladjan Dinkic. Alla cerimonia hanno presenziato il presidente serbo Boris Tadic, il primo ministro, Mirko Cvetkovic, e il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a conferma del valore di un avvenimento che conferma sul piano economico il ruolo preminente dell'Italia come partner occidentale della Serbia, e su quello politico quello di principale sostenitore dell'integrazione di Belgrado nell'Ue. Si tratta dunque di un investimento di enorme valore simbolico oltre che pratico nella Serbia del dopo-Milosevic e di un notevole successo per il fronte europeista uscito vincente dalle elezioni presidenziali di gennaio e da quelle politiche di maggio. E dunque anche un messaggio concreto di sostegno al nuovo corso del presidente Boris Tadic e alle sue ambizioni d'integrazione nell'Ue. Per i cittadini di Kragujevac, che in questi anni, come molti altri serbi, hanno sofferto la crisi delle ex industrie di Stato di quella che fu la Jugoslavia di Tito (le sanzioni economiche, l'isolamento internazionale, le guerre degli anni '90 e un crollo della produzione di vetture scesa a non più di 10.000 unita' annue), l'accordo si traduce in un'occasione di lavoro per 4.750 dipendenti.
Dopo oltre mezzo secolo dall'accordo del 1954 la Fiat torna dunque in Serbia ma con un ruolo diverso e piu' rilevante di allora, come azionista di maggioranza deciso ad associare a pieno titolo la nuova Zastava alla sua ''rete mondiale di produzione'' e ai suoi standard di qualita' e formazione che come ha dichiarato Marchionne costituisce ''un'opportunita' eccezionale'' per entrambi i contraenti, ma che per la Fiat rappresenta inoltre una testimonianza della volonta' di confermare ''tutti gli obiettivi'' di sviluppo, facendo leva su ''una situazione finanziaria solida'', nonostante le difficolta' del contesto economico globale e ''la crisi dei mercati internazionali''. Frattini non ha esitato a esprimere ''entusiasmo'' per un accordo che ''rafforza i legami economici'' fra Italia e Serbia consolidando ''una amicizia e un sostegno politico che sono fuori discussione'', mentre il presidente Tadic ha parlato di accordo ''storico''.
La Fiat arriva al cuore del sistema industriale serbo dopo la penetrazione compiuta in questi anni da Intesa e Generali nel settore finanziario e creditizio e fa da asse all'azione della diplomazia italiana che ha approfittato della visita a Belgrado di Frattini - la prima di un esponente di governo di uno dei Paesi Ue che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo - per provare a superare le conseguenze di quell'atto che la Serbia continua a considerare illegale e inaccettabile. L'Italia è evidentemente intenzionata a cercare di sanarlo in maniera concreta e appare al momento il più capace di farlo di qualsiasi altro partner europeo.


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30 settembre 2008


CROAZIA: AZIONE CONTRO LA CORRUZIONE NELLE UNIVERSITA’

Di Marina Sikora, corrispondente di Radio Radicale (*)
Alla conferenza intergovernativa fissata per il fine ottobre, la Croazia aprira' e chiudera' alcuni capitoli negoziali con l'Ue. Ad oggi, sono stati aperti in tutto 21 capitoli e chiusi soltanto tre. Quanto alle informazioni, nonostante i piani di azione e in particolare le recenti azioni anticorruzione, il piu' difficile i il piu' importante non e' stato ancora fatto. In questo momento Zagabria e' in consultazioni finali con la Commissione europea circa il rapporto di progresso che sara' presentato il prossimo novembre. Il principale negoziatore della Croazia con l'Ue, Vladimir Drobnjak ha assicurato pero' che l'entusiasmo non diminuisce, che non c'e' nessun rallentamento o cambiemeto degli obbiettivi strategici come nemmeno il rinunciamento alle date che sono state proiettate inizialmente a riguardo dell'adesione della Croazia all'Ue. L'adesione avverra' molto probabilmente verso la fine del 2010 o nel corso del 2011, ha detto Vladimir Drobnjak dopo la riunione del Comitato nazionale che segue i negoziati con l'Ue. Ha aggiunto che l'obbiettivo croato rimane quello di concludere i negoziati nel 2009 e poi ottenere la ratifica dell'Accordo sull'adesione al piu' presto possibile. La Croazia non puo' controllare quanto durera' il processo di ratifica, ha spiegato Drobnjak, ma vuole che cio' avvenga al piu' presto.
Il relatore per la Croazia al Parlamento Europeo, Hannes Swoboda ha dichiarato in una intervista alla radio tedesca Deutsche Welle che con il piano di conclusione dei negoziati con la Croazia si arriva gia' a fine del 2009 il che significa, per adesso, un ritardo di un anno. Ma nemmeno questa scadenza sara' fattibile se non verra' sistematicamente repressa la corruzione, ha detto Swoboda. Per tutti i sostenitori dell'adesione della Croazia all'Ue diventa molto spiacevole il fatto che in Croazia esiste una larga rete di corruzione. La recente azione anticorruzione 'Indeks' ha avuto una duplice riflessione: negativa perche' dimostra quanto la corruzione si e' difusa e positiva perche' e' stata scoperta e messa sotto indagine. L'importante e' catturare i pesci grossi e punire anche coloro che hanno ottenuto illegalmente il titolo accademico, ha detto Swoboda a proposito dell'ultima azione nella lotta alla corruzione che in questi giorni e' stata al centro dell'attenzione in Croazia.
Si tratta di una importante azione anti-corruzione all'ateneo di Zagabria. Lo scorso giovedi' 18 settembre, la polizia della capitale croata ha arrestato 24 professori di due facolta' dell'Universita' di Zagabria per sospetta corruzione. Anche 14 intermediari, 17 studenti, 3 loro genitori e 3 impiegati delle due Facolta', quella di Economia e di Scienza di Trasporti sono stati messi in stato di fermo o condotti in questura per interrogatori. Come affermato dal procuratore generale Mladen Bajic, l'oprazione Indeks e' la piu' grande operazione anti-corruzione mai condotta in Croazia. Secondo il procuratore generale per 21 professori esistono «prove inconfutabili della loro colpevolezza». Ancora piu' sorprendete il fatto che tra gli arrestati vi e' anche una docente della Facolta' di Economia, Desa Mlikotin Tomic che e' anche a capo della Commissione parlamentare per la lotta al conflitto di interessi.
Questa operazione e’ stata la conclusione di oltre un anno di diverse indagini e sorveglianze dopo diverse sengalazioni, molti articoli sui giornali e dichiarazioni di studenti su professori corrotti che prendevano tangenti o facevano da intermediari. I sospettati richiedevano fino a 9.000 euro per l’iscrizione alla Facolta’ cioe’ per gli esami di ammissione e dai 400 a 1000 euro per far superare un esame. E mentre il premier croato Sanader si e’ congratulato con coloro che hanno preso parte all’operazione spiegando che essa fa parte della campagna anti-corruzione che il governo sta portando avanti da diversi anni, il presidente croato Stjepan Mesic ha espesso invece un certo scetticismo temendo si tratti di un’altra, ennesima azione senza esiti concreti. In effeti, il presidente della Croazia come se avesse anticipato le parole del relatore sulla Croazia del PE, Hannes Swoboda, puntando sulla necessita’ di catturare i pesci piu’ grossi.
Da ricordare un’altra azione che risale a non tanto tempo fa e che secondo molte interpretazioni voleva essere anche un colpo di scena in vista delle elezioni politiche in Croazia. Si tratta dell’azione ‘Maestro’ in cui sono state arrestate diverse persone con l’accusa di aver ricevuto e chiesto tangenti per i lavori di privatizzazione delle imprese statali. Con il tempo pero’, dopo tanta polvere sollevata, la questione e’ stata quasi dimenticata. Quest’ultima vicenda che riguarda la lotta alla corruzione universitaria la si interpreta invece come una dimostrazione di intensificata attivita’ anticorruzionale in vista del prossimo rapporto sull’avanzamento della Croazia e come determinazione del governo croato a soddisfare le richieste che Bruxelles aveva posto come condizione all’apertura dei rimanenti capitoli negoziali.

(*)Il testo è tratto dalla corrispondenza andata in onda mercoledì 24 settembre nell'ambito dello "Speciale" di Passaggio a Sud Est


30 settembre 2008


IL KOSOVO TRA INIZIATIVE SERBE E RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura, corrispondente di Radio Radicale da Tirana, andata in onda mercoledì 24 settembre nello "Speciale" di Passaggio a Sud Est. Il tema era l'iniziativa della Serbia di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, che Belgrado chiede si pronunci sulla legalità dell’indipendenza del Kosovo in base al diritto internazionale e che desta preoccupazione tra gli albanesi della regione, e il riconoscimento internazionale di Pristina.

Kosovo all’UE ed ONU
In questa situazione tale precipitazione e’ stata concepita solo come un modo di far impegnare di piu le autorita Albanesi del Kosovo a scopo di lavorare di piu ed in modo piu efficente alla via del riconoscimento internazionale del piu nuovo stato Europeo del Kosovo. A Prishtina non si sono mancate le critiche al confronto del Governo di Hashim Thaci e principalmente per il nuovo Ministero degli Affari esteri. C’era chi giudicava possibile una mozione parlamentare di sfiducia al confronto del ministro rispettivo Skender Hyseni. Ma intanto noi possiamo affermare che oramai il Kosovo ha assegnato Ilir Dugolli come il suo ambasciatore a Bruxelles quale appena arrivato ed intervistato dall’EUObserver ha dichiarato che non dovrebbe fare altro che lobbing sul riconoscimento del Kosovo e certificare le posizioni della Serbia al confronto del kosovo per gli Europei. Possiamo anche ricordare che il Kosovo e’ stato gia riconosciuto da 21 membri dei 27 dell’Unione Europa e non lo hanno riconosciuto ancora per motivi simili soltanto Cipro, Grecia, Romania, Portugalo, Spagna e Slovakia.
Intanto dobbiamo anche affermare che Tirana si e’ messa tutta per sponsorizzare il riconoscimento internazionale del Kosovo e secondo diversi comunicati stampa del Ministero degli Affari esteri dell’Alabnia, Tirana sta facendo di tutto per aiutare il Kosovo nella via difficile dello riconoscimento internazionale. Lulzim Basha, il Ministro degli affari esteri dell’Albania e’ in vista ufficiale a New York da una settimana appunto quando si sa che Ban Kin Moon sta per realizzare un nuovo rapporto sul Kosovo. In effetti durante la recente seduta dell’Assamblea Generale dell’ONU tenuta il 23 di settembre, a new York eranno presenti sia il Presidente e Primo Ministro del Kosovo, rispettivamente Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci, anche il Presidente dell’Albania, Bamir Topi ed il Ministro degli Affari Esteri dell’Albania Lulzim Basha. Tutti i ledader dell’Albania e del Kosovo, secondo i mass media, hanno fatto di tutto per fare lobbing ai membri dell’Assamblea Generale dell’Onu per convicere i paesi dovuti alle neccessita contrarie con l’inziativa Serba al riguardo del Kosovo.

Kosovo visto dagli Albanesi
Intanto portare le opinione Albanesi della regione sulla situazione del Kosovo dobbiamo affermare che secondo alcuni l’iniziativa della Serbia quale a molti non piace, potrebbe spingere gli USA a mandare un monito alla Serbia, ed in effetti Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese, ha fatto presente alla Serbia che ciò potrebbe rallentare il cammino del paese verso l'integrazione europea. Nelle prime pagine dei giornali kosovari e albanesi sono apparsi opinioni quali dicono che lo scopo dell'iniziativa Serba è quello di sospendere il processo di riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo fintanto che la Corte Internazionale non si pronunci su tale questione. Un articolo pubblicato dal giornale Albanese “Gazeta Shqiptare” diceva che il Presidente Boris Tadic ed il suo ministro degli affari esteri sano molto bene che l’oponione della Tribunale Internazionale dell’Aja non potra tornare dietro la storia Kosovara, ma lo scopo principale del governo Serbo – secondo articolo - rimane nel fatto di consolidare le loro posizione alla politica interna Serba e neutralizzare l’opposizione nazionalsita quale acusa il governo per aver abbandonato il Kosovo.
Intanto, l’ex Primo ministro del Kosovo, Ramush Haradinaj, mentre intervistato dal giornale USA “The Washington Post” aveva dichiarato che la Serbia dovrebbe scegliere l’Europa allo stesso momento con la collaborazione reciproca con la Repubblica del Kosovo. Haradinaj ha detto per i lettori americani del giornale che il futuro fra i due paesi vicini potra essere realizzato solo tramite il dialogo diretto, aggiungendo che non c’e’ ne una possibilita che l’indipendenza del Kosovo sia annulato. Ma secondo molti delle opinioni questa situazione non significa altro scopo oltre al fatto che la Serbia tenta soltanto di ostacolare l'entrata del Kosovo nelle istituzioni internazionali ed ostacolare altri riconoscimeti particolarmente dei peasi Balcanici

Riconoscimento regionale del Kosovo
Il Kosovo quale ha proclamato l’indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio scorso, fin’adesso solo 47 paesi l’hanno riconosciuto, ma durante questa settimana mentre si attendeva che due paesi confinanti, la Macedonia e il Montenegro, riconoscevano l’indipendenza kosovara non sono mancati le notizie contraditorie. All’inizio fonti ufficiali del Governo macedone, hanno resto noto che nel mese di settembre verrebbe attuato il riconoscimento dello Stato del Kosovo da parte della Macedonia e questo succedeva fino ad un momento in cui la Macedonia non era ancora espressa ufficialmente sul Kosovo, anche se non aveva conservato una posizione neutrale dopo aver iniziato le negoziazioni per la demarcazione del confine con macedone-kosovaro.
Dobbiamo affermare che in particolare, questo e’ successo poiche l'Unione Democratica per l'Integrazione (BDI) parte Albanese della Coalizione Governativa, aveva accolto con ottimismo la proposta del Partito Democratico degli Albanesi, quale aveva condizionato il suo ritorno in aula del parlamento soltanto dopo essere elaborato sul fronte politico albanese una risoluzione per il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte del Parlamento macedone. La notizia era confermato anche dall quotidiano macedone Vreme quale aveva citato fonti governative macedoni sostenendo in piu che anche il Montenegro farebbe altrettanto. Le stesse notizie si sono state rilevate dopo anche dai mezzi di informazione serbi e greci, ma, infatti, mentre tutti questi fonti d’informazione pubblica menzionava il 23 di settembre come data del riconoscimento macedone del nuovo stato del Kosovo, il 22 di settembre Nikola Gruevski il premier macedone ha fatto sapere all’opinione pubblica regionale ed internazionale che per ora non c’e’ niente di certo su questa fronte! Dall’altra parte, Macedonia oltre ad aprire i negoziati per la demarcazione del confine macedone-kosovaro ha anche riconosciuto il passaporto della Repubblica del Kosovo e nel frattempo questo di certo rappresenta un tipo di riconoscimento mezzo ufficiale che lo stanno seguendo anche altri paesi regionali che hanno relazioni trazionali storici con la Serbia.
Anche la Grecia ha deciso di riconoscere i passaporti dello stato kosovaro e la notizia è stata riportata dal sito ufficiale del governo di Pristina. In effetti, secondo questi fonti d’informazione, Dimitris Moschopoulos, Capo della Missione di Atene a Pristina, ha comunicato venerdì scorso al Primo Ministro kosovaro, Hashim Thaçi, la relativa decisione del governo greco. La cosa significa che dalla prossima settimana i cittadini kosovari muniti del nuovo passaporto possono viaggiare anche in Grecia, anche se Atene non ha ancora riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Il Primo Ministro kosovaro ha espresso la sua gratitudine per la decisione di Atene, auspicando il riconoscimento dell’indipendenza kosovara entro termini brevi ed ha aggiunto che aspettiamo giorni migliori fra i due paesi, in modo che anche la nostra presenza in Grecia sia cospicua come negli altri paesi occidentali. Con questa decisione di Atene la Grecia si affianca alle decisioni precendenti prese da Montenegro e Repubblica di Macedonia quali hanno riconosciuto i passaporti del Kosovo, anche se non ne hanno riconosciuto l'indipendenza del nuovo stato ancora.
Fatmir Sejdiu, il presidente della Repubblica del Kosovo mentre intervistato dal TV Alsat, una cannale televisiovo regionale, ha dichiarato che la situazione del riconoscimento regionale del Kosovo secondo le sue informazioi risulta ottimista. Sejdiu dichiarando che non bisogna trattare la situazione come dificile, ha aggiunto per gli telespetattori di tutti i paesi dei Balcani che alla fine dell’anno 2008 di certo che il riconoscimento della Repubblica del Kosovo sarebbe arrivata anche dalla parte della Macedonia, Montenegro e la Grecia.


19 settembre 2008


ESPLOSIONE DI GERDEC: 26 MORTI + 1

Kosta TrebickaA sei mesi dalla spaventosa esplosione di un deposito di armi e munizioni in Albania che provocò la morte di 26 persone e danni enormi è venuto a mancare in circostanze sospette un testimone chiave della vicenda Kosta Trebicka, impenditore e uomo d'affari albanese con passaporto statunitense.
Trebicka è morto il 12 settembre in un incidente d'auto nel villaggio di Lekas, nei pressi della città di Korca, in una zona di montagna. L'incidente ha suscitato più di una perplessità come avevamo avuto modo di dire anche noi nella puntata di "Passaggio a Sud Est" del 13 settembre con la corrispondenza di Artur Nura che riportava l'opinione di alcuni opiniositi secondo cui non è da escludere la possibilità che l'incidente non sia la vera causa della morte di Trebicka. L'opposizione ha puntato il dito contro il premier Sali Berisha il quale ha naturalmente respinto ogni accusa.
Oggi a Tirana il Partito socialista di Edi Rama e il Movimento socialista per l'integrazione di Ilir Meta hanno tenuto una manifestazione di protesta.
La vicenda di Gerdec divide la politica albanese mentre i sopravvissuti che ancora aspettano aiuti concreti sembrano essere stati in pratica dimenticati dalle autorità e si arrangiano a rifarsi una casa, anche se la zona di Gerdec è ad alto rischio di contaminazione.
Sulla vicenda della morte di Trebicka segnalo anche l'articolo di Marjola Rukai sul sito dell'Osservatorio sui Balcani.


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19 settembre 2008


DAI BALCANI: SERBIA E KOSOVO, GIUSTIZIA INTERNAZIONALE, INTEGRAZIONE EUROPEA

Di Marina Sikora, corrispondente di Radio Radicale

Quello che segue è il testo della corrispondenza per la puntata di "Passaggio a Sud Est" del 20 settembre ascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


L’INIZIATIVA SERBA SUL KOSOVO ALL'ASSEMBLEA GENERALE ONU
Alla 63a Assemblea Generale dell’Onu, iniziata ufficialmente martedi’ 16 settembre, la Serbia e’ arrivata con l’iniziativa che vuole mettere sotto esame la legalita’ della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo nonostante il fatto che questa indipendenza e’ stata riconosciuta da oltre 40 paesi, tra cui gli Stati Uniti e il maggior numero degli Stati membri dell’Ue. Per contestare l’indipendenza di Pristina, che per la Serbia continua ad essere un atto inaccettabile e in contrasto con la giustizia internazionale, Belgrado ha preparato una risoluzione in cui si sollecita la Corte internazionale di Giustizia ad esprimere un parere consultativo sulla legittimita’ dell’indipendenza del Kosovo autoproclamata lo scorso 17 febbraio.
La risoluzione della Serbia deve essere accolta dall’Assemble Generale e’ deve essere appunto l’organo principale delle Nazioni Unite a sollecitare il parere della Corte iternazionale di Giustizia. La prima tappa e’ stata superata a favore della Serbia, nel senso che il Comitato generale delle Nazioni Unite ha deciso all’unanimita’ di inserire nell’agenda dell’Assemblea Generale l’iniziativa serba. Questa decisione Belgrado la interpreta come una grande vittoria diplomatica, ma che sia ben lontana da una battaglia vinta lo avverte il capo della diplomazia serba Vuk Jeremic.
La vera vittoria sara’ quella di ottenere la maggioranza dell’Assemblea Generale a votare a favore della risoluzione perche’ la richiesta serba possa arrivare infine alla Corte internazionale di Giustizia, ha precisato Jeremic sottolineando come un segnale positivo il fatto che tra i 28 membri del Comitato Generale dell’Onu che hanno approvato infine all’unanimita’ di inserire nell’ordine dei lavori la risoluzione serba sul Kosovo, ci sono anche i paesi che gia’ hanno riconosciuto l’indipendenza di Pristina. Nessuna precisazione pero’ su quando l’inziativa della Serbia sara’ messa al voto dell’Assemblea Generale.
Contrariamente alla soddisfazione della Serbia, l’ambasciatore francese presso le Nazioni Unite Jean Moris Riper, afferma che l’iniziativa di Belgrado non aiuta agli sforzi di accelerare le integrazioni europee della Serbia. Riper ha detto che all’interno dell’Ue sono in corso consultazioni su questa iniziativa affinche’ l’Unione, nel momento della votazione sulla risoluzione possa prendere una posizione unica. Secondo il diplomatico francese, nel momento in cui l’Unione e’ impegnata ad accelerare il processo di avvicinamento della Serbia all’Ue, l’iniziativa di Belgrado in seno alla Nazioni Unite crea delle turbolenze che non aiutano questo processo.
Secondo l’opinione di molti esperti politici itnernazionali, tra cui anche l’esperto tedesco per i Balcani, Lottar Altmann, la risoluzione della Serbia che chiede un parere consultativo alla Corte Internazionale di Giustizia sulla legalita’ della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo ha buone possibilita’ per ottenere la maggioranza dell’Assemblea Generale. Se il caso arrivera’ dinanza alla Corte e perfino se essa giudichera’ a favore di Belgrado, secondo Altmann, questo e’ il massimo che la Serbia potra’ ottenere. E’ chiaro che i paesi che finora hanno riconosciuto il Kosovo non ritireranno la loro decisione. Tuttavia, per Belgrado sarebbe punti vincenti sul piano nazionale e una giustificazione per le autorita’ serbi di aver fatto il tutto possibile. Stesso vale anche nel caso se la Corte Internazionale di Giustizia giudicasse a favore della legittimita’ del Kosovo indipendente.

TPI: RADOVAN KARADZIC PRENDE TEMPO
Dopo tredici anni di latitanza di Radovan Karadzic e la rivelazione scioccante, di seguito al suo arresto a Belgrado, che l’ex leader dei serbi bosniaci, uno dei piu’ ricercati criminali di guerra in ex Jugoslavia, abbia trascorso una vita quasi indisturbata sotto falsa identita’, continuano ora i rinvii dell’inizio del vero processo. Radovan Karadzic e’ comparso cosi’ per la terza volta dinanzi al Tribunale dell’Aja e ancora una volta non vengono formulate le accuse e fissata la data per l’inizio del processo. Anche questa settimana si e’ ripetuto quello che e’ accaduto lo scorso 29 agosto quando Karadzic ha rifiutato di pronunciarsi se colpevole o innocente e quando il Procuratore non aveva fornito ancora la documentazione completa. L’imputato dell’Aja continua a difendersi da solo e ha nuovamente chiamato in causa la Nazioni Unite affermando che e’ l’Onu il mandante del suo presunto accordo con l’allora inviato speciale dell’amministrazione americana nei Balcani, Richard Holbrooke secondo il quale gli sarebbe stata garantita l’immunita’ a condizione del suo ritiro dalla vita politica. ''Io mi difendo da solo e non difendo solo me ma la mia terra e il mio popolo che hanno sofferto e voglio fare emergere la verita' '', ha dichiarato Karadzic mercoledi’ in aula. Cosi’ l’ex uomo forte di Pale continua a prendere tempo insistendo di voler vedere tutto il materiale contro di lui. A tal proposito ha anche sollevato diverse polemiche sulle traduzioni imprecise del tribunale, sul ritardo nel ricevere i documenti tradotti e sulle difficolta' tecniche nella loro lettura in versione elettronica. Quanto al giudice Bonomy, Karadzic dovrebbe ricevere entro la fine della prossima settimana il nuovo atto d'accusa e solo dopo averlo letto potra’ essere fissata una nuova udienza.

LA CONDANNA DI RASIM DELIC: “UNA SENTENZA CLEMENTE”
Due giorni prima di questa terza apparizione di Radovan Karadzic davanti ai giudici del Tpi, la Corte emmette la sentenza che ha condannato l’ex capo militare dei musulmani bosniaci, Rasim Delic a soli tre anni di reclusione per crimini di guerra. Una sentenza giudicata “clemente” da parte dei leader serbi e croati di Bosnia ma anche da parte delle autorita’ di Belgrado. Da questi ultimi, le critiche e le accuse nei confronti del Tpi sono ancora piu’ pesanti poiche’ messe nel contesto dell’insistente veto olandese allo sblocco dell’accordo commerciale temporaneo tra l’Ue e la Serbia in vista dell’applicazione dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione. L’Olanda, va ricordato, rimane fermamente opposta all’apertura dell’Unione verso la Serbia perche’ ritiene inadeguata la collaborazione di Belgrado con il Tribunale dell’Aja, in particolare finche’ non sara’ arrestato e consegnato il numero uno dei ricercati latitanti, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic.
La procura speciale di Belgrado per la caccia ai criminali di guerra che e’ una delle istituzioni serbe maggiormente impegnate nella collaborazione con la giustizia internazinale ha usato infatti toni molto pesanti nel criticare la lieve condanna del Tpi a Rasim Delic. Da sottolineare che la Procura dell’Aja aveva chiesto per Delic una pena carceraria di 15 anni accusandolo di aver ordinato atrocita’ nei confronti di prgionieri serbi e l’uccisone di civili serbi e croati in Bosnia centrale nel periodo tra il 1993 e 1995. Secondo Bruno Vekaric, portavoce della procura serba, la sentenza rappresenta una beffa ''vergognosa'' per le vittime e ha accusato ''alcuni membri del Tpi'' di perseguire una giustizia non uguale per tutti, a secondo dell’origine etncia degli imputati. Sempre secondo Vekaric la sentenza a Delic ''non fa giustizia, ma appare una presa in giro'' ed e’ particolarmente amara per le autorita’ serbe dopo il recente successo dell'arresto e dell'estradizione all’Aja di Radovan Karadzic. Vekaric ha puntato anche sulle altre due sentenze del Tpi che Belgrado ha accolto come ''scandalose''. Si tratta delle assoluzioni dell'ex miliziano bosniaco musulmano Naser Oric e dell'ex leader dell’Uck e poi ex premier kosovaro Ramush Haradinaj, entrambi accusati a suo tempo di violenze e vendette contro civili serbi.
Reazioni molto critiche sulla sentenza a Rasim Delic anche da parte dei rappresentanti politici croati e serbi in Bosnia Erzegovina. Cosi’, il principale partito croato della Bosnia-Erzegovina, l’ HDZ, si e’ detto spiacevolmente sorpreso e ha bollato il verdetto come “insolitamente clemente”. Quanto al premier della Republika Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik ''Con il suo verdetto contro Rasim Delic il Tpi ha mostrato una volta di piu' che davanti a questa corte la giustizia per le vittime serbe della guerra civile in Bosnia e' irraggiungibile''. Dodik ha aggiunto che ''le immagini con le teste decapitate dei serbi avevano fatto il giro del mondo. Ora chiediamo ai giudici del Tpi se tre anni sono sufficienti per i crimini compiuti dalle milizie che agivano nella zona di responsabilita' di Delic''.

ALLARGAMENTO UE: LE PROSPETTIVE DEI BALCANI IN UNA CONFERENZA A PRAGA
Di Balcani occidentali e la loro prospettiva europeea si e’ discusso a Praga nell’ambito della conferenza intitolata “Allargamento dell’UE – prospettive dei Balcani occidentali”. La conferenza e’ stata organizzata dal governo ceco con l’obbiettivo di presentare le priorita’ della prossima presidenza all’Ue della Repubblica Ceca, che iniziera’ dal 1 gennaio.
Partecipando a questa conferenza, il Commissario all’allargamento Olli Rehn ha dichiarato che “il prossimo anno per l’Ue sara’ nel segno dei Balcani occidentali”. Insieme al vice-premier ceco, Aleksandar Vondrom, incaricato per le questioni europee, Olli Rehn ha sostenuto la posizione che le complicazione intorno al Trattato di Lisbona sulla riforma delle istituzioni europee non dovrebbero rappresentare un ostacolo per l’integrazione europea dei paesi nella regione Balcanica. “Il processo potrebbe essere rallentato, ma non si puo’ fermare” ha detto Rehn. Alla confernza di Praga e’ stata ribadita anche la posizione della stragrande maggioranza degli Stati membri dell’Ue a favore dello scongelamento dell’Accordo commerciale temporaneo con la Serbia, a differenza della rigida opposizione dell’Olanda.
Secondo il Commissario all’allargamento, la ratifica dell’Asa in parlamento serbo ha aumentato le possibilita’ per Belgrado di ottenere lo status di candidato all’adesione nel 2009. La priorita’ dell’Ue anche nel 2009 sara’ il Kosovo, in praticolare la questione chiave del dispiegamento della missione Eulex, ha detto Rehn.
Sempre secondo le sue valutazioni, durante la presidenza ceca nella prima meta’ del 2009, ci sara’ anche il compito di concludere i negoziati con la Croazia in alcuni dei capitoli piu’ difficili.
”La Croazia e’ sulla via giusta. Mi aspetto che i rimanenti capitoli saranno aperti in autunno, ma alcune delle questioni piu’ difficili potrebbero prolungarsi durante la presidenza ceca” ha spiegato il Commissario all’allargamento Olli Rehn.


19 settembre 2008


LA SITUAZIONE POLITICA IN ALBANIA E IN MACEDONIA

di Artur Nura, corrispondente di Radio Radicale

Quello che segue è il testo della corrispondenza per la puntata di "Passaggio a Sud Est" del 20 settembre ascoltabile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


Albania: l'opposizione socialista all'attacco del governo Berisha
L'opposizione albanese del centro sinistra guidato da Edi Rama del Partito socialista e Ilir Meta del Movimento Socialista per Integrazione ha tenuto il 19 settembre a Tirana una manifestazione di protesta contro il governo del centro destra. La principale ragione della protesta era l'anniversario di 6 mesi delle esplosioni nel zona di Gerdec che uccise 26 persone. In effetti, dopo questo periodo di indagine la verità non è stata ancora scoperta ed in piu una settimana fa, il principale testimone nel caso - Kosta Trebicka - secondo diversi protagonisti della politica di Tirana è morto sotto circostanze poco chiare ancora. La sua morte ha provocato una nuova ondata di agitazione e l'opposizione chiede la dimissioni del governo cercando di unificarsi e superare le differenze politiche ed il moto della protesta era in favore della sicurezza del Paese.
In effeti per far capire come sta la situazione del centro sinistra Albanese dobbiamo informare che di recente il partito socialista albanese ha invitato tutti i leader della sinistra ad unirsi intorno ad un unico tavolo per discutere della sicurezza del Paese, tema che ha portato allo stesso tavolo anche il Partito dell'Unione per i Diritti dell'Uomo quale e’ parte della coalizione governativa del Centro Destra! Tale invito del partito Socialista era rivolto in modo particolare al Movimento Socialista per l'Integrazione con il quale si sono verficati divergenze serie quali, come abbiamo informato anche in precedenti corrispondenze, si sono inziati quando il parlamento albanese aveva varato una serie di cambiamenti costituzionali, inclusa la riforma elettorale, questo grazie alla stretta collaborazione fra il Partito democratico del premier, Sali Berisha, e l'opposizione del Partito socialista guidata dall'attuale sindaco di Tirana, Edi Rama.
Il più importante cambiamento della costituzione che era stato elaborato e presentato dai socialisti, riguardava il sistema elettorale che passa da quello misto - 100 seggi assegnati con il sistema maggioritario e 40 seggi attribuiti su base proporzionale - ad un proporzionale regionale a liste chiuse dei candidati basato sulla divisione amministrativa dell'Albania in 12 distretti. Ed appunto per questo è stata duramente attaccata dai piccoli partiti Albanesi la cui stragrande maggioranza verrebbe teoricamente esposta al rischio di rimanere dopo le politiche del 2009, fuori del parlamento ed a a capo a queste liste di partiti c’e’ il Movimento Socilista per Integrazione quale sta cercando di fondare una nuova coalizione della Sinistra e del centro.
Però tornando alla situazione recente dobbiamo affermare che il Partito socialista di Edi Rama ha subito colto l’occasione per scatenare contro il Governo uno scandalo imputando politicamente ad esso le responsabilità per la morte di Trebicka e per la risoluzione del caso Gerdec e giungere ad un verdetto politico contro Berisha e i suoi Ministri. Edi Rama ha così invitato tutti i leader della sinistra, anche alcuni della destra, ad unirsi intorno ad un unico tavolo per discutere della sicurezza del Paese, menzionando pubblicamente la particolare importanza della presenza del Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI) e il Partito dell'Unione per i Diritti dell'Uomo ( PBDNJ ) ossia il partito delle minoranze greche in Albania.
Infatti, secondo i mass media Edi Rama aveva dichiarato nell’incontro che vi ho invitato per discutere della sicurezza e la giustizia nonché sul bisogno di una posizione comune alle prossime elezioni, sottolineando l’assoluta necessità di dividere la politica dalla giustizia, per non permettere che gli organi di accusa continuino ad oscillare sotto le pressioni visibili e invisibili del potere politico in Albania. Ma, il Partito socialista per l’Integrazione ha ribadito durante quell’incontro la sua preoccupazione per la sicurezza e la mancanza di giustizia, che secondo loro sono una conseguenza della politica di Sali Berisha, dell’opera di distruzione della Costituzione e l'usurpazione delle istituzioni indipendenti, nonché della corruzione sempre maggiore e delle mancate riforme. Così il’LSI e’ giunta alla conclusione che occorre un concentramento di tutte le energie politiche per un'azione programmata democratica di opposizione all’interno del Parlamento o anche furoi del parlamento per chiedere come assoluta priorità le dimissioni immediate di Sali Berisha.
Oltre a questa posizione, il LSI ha proposto che tutti i partiti politici d'opposizione interrompano i loro rapporti istituzionali e politici con Sali Berisha, con un premier che secondo loro "ammazza i suoi cittadini e non ha nessuna responsabilità umana, morale e politica al riguardo". In piu i leader rispettivi del LSI hanno dichiarato che secondo loro ogni ulteriore tentativo di collaborazione con il Primo Ministro Berisha non solo danneggerà l`indipendenza della Procura e dei processi giudiziari, ma ridurrà anche la possibilità di condurre in Albania delle elezioni libere e trasparenti. Invece Edi Rama, da parte del partito socialista ha risposto negativamente alla proposta di Ilir Meta ed il suo Movimento di boicottare il Parlamento e non partecipare alle sedute parlamentari, pur valutando con ottimismo l'incontro tra i leader dei piccoli partiti dell'opposizione della sinistra.
Secondo il PS non serve ad allontanarsi dall’parlamento da cui bisogna continuare a proteggere l'Albania che vuole giustizia, sicurezza ed il senso di Stato e che l'opposizione non può e non deve raggiungere a quei limiti della vecchia guerra politica e della cura dei propri interessi personali, del clan di Partiti per ottenere potere. Secondo il PS l'incontro è stato organizzato per sensibilizzare le forze responsabili all’interno del Parlamento a ponderare un'azione parlamentare che dia un sostegno, non solo con parole, ma anche con leggi alla procura in maniera da far luce sul caso Gerdec. Edi Rama rivolgendosi a Berisha ha affermato che secondo lui il Premier avrebbe dovuto dimettersi e recarsi nella procura generale con le sue gambe dopo la tragedia di Gerdec e non trattenere con la forza il potere.
Lo stesso Premier Sali Berisha dalla parte sua ha affermato che secondo lui l'opposizione sta sfruttando la morte di Kosta Trebicka per fare propaganda elettorale invece a dare spazio alla procura di indagare e scoprire le vere ragione della morte di Trebicka. Allo stesso modo, il Vice Presidente del Gruppo Parlamentare del Partito Socialista, Erion Brace ha avvertito che la coalizione di sinistra darà la piena fiducia alla Procura Generale a fine di indagare su ogni deputato che gode dell’immunità coinvolto direttamente o indirettamente in questo caso. Brace tramite una conferenza stampa ha dichiarato che gli albanesi avranno non solo la verità, ma anche un altro governo, in quanto secondo lui la scoperta dei responsabili per i crimini di Gerdec sconvolgerà il Governo.
Per concludere questa parte della corrispondenza dobbiamo affermare che la dimostrazione politica di protesta a Tirana e’ stato considerato di grande successo dalla parte dei partiti politici della sinistra, ma sembra che ancora le divergenze fra il partito Socialista ed il Movimento Socialista per Integrazione non si sono risolti, cosa che potrebbe risultare in una perdita dalla parte della sinistra delle prossime elezioni generali quali dovrano essere realizzate per forza entro estate del 2009.

Macedonia: si spacca uno dei partiti della minoranza albanese
In Macedonia la situazione politica sembra che sta cambiando molto. Il risultato elettorale delle elezioni dello scorso luglio ha riconfermato la solida maggioranza del VMRO (Organizzazione Interna Rivoluzionaria Macedone) sotto la guida del primo ministro Nikola Gruevski. A pochi mesi da quelle elezioni l'opposizione nella macedonia sembra che ha attraversato una fase di seria ricostruzione particolarmente sul campo dei partiti politici Albanesi della Macedonia. In effetti, il 15 settembre si è svolto un convegno per la fondazione di un nuovo partito nel blocco albanese, creato da Imer Selmani, vice presidente dell'ex DPA ed ex ministro della Salute tra il 2006 e il 2008.
La creazione del nuovo partito, chiamato "Nuova Democrazia", segna la crisi più seria all'interno del Partito Democratico degli Albanesi di Menduh Taci fin dai tempi del conflitto armato del 2001, e forse la crisi più seria dalla nascita di questa formazione politica. Secondo i mass media questa rottura con il DPA e la creazione di un nuovo partito ha confermato che un numero di sezioni locali dello stesso partito quali hanno annunciato di volerlo seguire il nuovo Partito di Selmani.
Gli organizzatori del nuovo partito hanno dichiarato che l'assenza di democrazia all'interno del partito, il suo totale isolamento e il rifiuto del cambiamento sono le ragioni del loro abbandono del partito madre. Secondo i mass media locali e’ la questione principale a questo caso sarebbe quanti parlamentari del DPA Selmani riuscirà a convincere per permettere di esercitare fin da subito influenza all'interno del Parlamento, e probabilmente, di far parte del governo. Altri mass media hanno anche supposto che l'intera manovra sia stata incoraggiata o sponsorizzata dal primo ministro anche se il Premier Gruevski ha negato le accuse e Selmani ha dichiarato che l'entrata immediata nel governo non è una priorità, comunque c’e tutto da vedere ancora.
In effetti contemporaneamente a queste grandi cambiamenti sono stati intrapresi anche dal principale partito dell'opposizione nel blocco macedone, il partito socialdemocratico ossia lo SDSM sulla quale la terribile sconfitta alle elezioni di luglio ha portato i socialdemocratici al risultato probabilmente più basso nella loro storia.




permalink | inviato da robi-spa il 19/9/2008 alle 19:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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