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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





30 ottobre 2009


INIZIATO IL PROCESSO A RADOVAN KARADZIC

La sedia vuota di Karadzic nell'auladel tribunale internazionale dell'Aja (Foto Peter Dejong/AP, dal sito di The Guardian)Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 28 ottobre su Radio Radicale e dedicato all'inizio del processo all'ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic accusato di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, in particolare per l'assedio di Sarajevo e per il massacro di Srebrenica. Il processo è seguito con attenzione non solo in Bosnia ma anche negli altri Paesi dell'ex Jugoslavia e anche in Kosovo, dove il Tribunale internazionale pdell'Aja sta indagando sul presunto traffico di organi di prigionieri serbi di cui sarebbero stati responsabili elementi dell'Esercito per la liberazione del Kosovo. Il giorno dopo l'inizio del processo a Karadzic, inoltre, la Svezia ha scarcerato Biljana Plavsic, che di Kardzic fu la vice e del quale prese il posto dopo la fuga di quest'ultimo al termone della guerra di Bosnia.
Lo Speciale è disponibile sul sito di Radio Radicale alla sezione delle Rubriche.

Il processo all'ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic e' iniziato lunedi' con la decisone dei giudici del Tpi dell'Aja di aggiornarlo per il giorno seguente. Come annunciato, l'imputato che sfuggiva per tredici anni alle accuse per i piu' gravi crimini di guerra e genocidio, non si e' presentato in aula. La ragione dell'assenza di Karadzic e' un segno di protesta perche' il Tribunale non gli ha concesso altri 10 mesi per la preparazione della propria difesa. Anche martedi', sempre come annunciato, l'imputato ha continuato a boicottare il processo e dopo il rinvio di lunedi', la Procura ha deciso di continuare il processo con le parole introduttive che dovrebbero concludersi lunedi' prossimo. Dopo questa fase iniziale, il Tribunale dovrebbe decidere se a Karadzic sara' attibuito un legale oppure il processo continuera' senza di lui.

In vista del processo, Karadzic aveva mandato al giudice O-Gonu Kwonu una lettera con le seguenti parole: «ne' volontariamente ne' in nessun altro modo, non rinuncio ai miei diritti e li proteggero' finche' vivo. Se il processo iniziasse senza che nemmeno un quarto della mia difesa fosse stato preparato, presentandomi avrei rinunciato ai miei diritti una volta per sempre...Non e' mia intenzione boicottare il mio processo e non lo faro' mai, ma senza esserne preparato, questo non sarebbe un processo. Sono convinto, Vostra eccellenza, che ci deve essere una soluzione onesta».

Ricordiamo che l'ex leader dei serbi bosniaci e' stato arrestato lo scorso anno, il 21 luglio 2008 a Belgrado ed e' stato estradato all'Aja. Karadzic e' accusato di responsabilita' per l'uccisione di 12.000 persone durante l'assedio di Sarajevo nonche' per il massacro di Srebrenica in cui furono brutalmente uccisi 8000 bosgnacchi. Secondo la stampa internazionale, si tratta del piu' grande processo davanti al Tribunale delle Nazioni Unite dopo il processo a Slobodan Milosevic.

Il procuratore generale del Tribunale dell'Aja, Serge Brammertz ha detto di non aspettarsi che questo sara' un caso facile. «Si tratta dell'uccisione di decine mila persone che prima sono state detenute nei campi di concentramento nonche' di un gran numero di vittime di stupri» ha detto Brammertz e ha aggiunto che «le vittime devono essere nel centro di questo processo». Karadzic rigetta tutti i capi di accusa e siccome ha rifiutato di pronunciarsi sulla colpevolezza, nel verbale e' stato inserito che l'imputato non si considera colpevole. I primi due giorni sara' la Procura a presentare la parola introduttiva, poi seguira' quella di Karadzic. Il non presentarsi in aula e' soltanto una delle strategie di Karadzic per rinviare il processo. Recentemente, l'imputato aveva scritto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo che sia rispettata l'immunita', che secondo le affermazioni di Karadzic, e' stata accordata con Richard Holbrook.

La Procura dell'Aja ha presentato al Tribunale lo scorso 19 ottobre un precisato atto di accusa contro Karadzic. Secondo la versione abbreviata, l'ex presidente della Republika Srpska e' accusato, come anche in quella precedente, a secondo degli 11 capi di accusa per crimini di guerra e contro l'umanita', incluso il genocidio durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995. Sin dall'inizio del processo, Karadzic nega la sua colpevolezza e afferma che nel 1996 aveva stabilito un accordo sull'immunita' con il diplomatico americano Richard Holbrook in base al quale gli si garantiva che non sarebbe stato processato davanti al Tpi dell'Aja.

In vista del processo, lunedi' sono arrivate all'Aja 160 rappresentanti delle vittime di Srebrenica. Davanti all'edificio dell'ICTY, le madri delle vittime, rappresentanti del Movimento delle madri delle enclavi Srebrenica e Zepa, dell'associazione Donne vittime di guerra e dell'Associazione dei prigionieri della BiH, nonche' rappresentanti delle vittime di Croazia, hanno manifestato portando cartelloni con le scritte «Karadzic, assassino di massa» e «Vergogna d'Europa! Genocidio: 8106 uccisi a Srebrenica nel 1995».

Circa 300 giornalisti seguono l'inizio del processo all'Aja in cui il comportamento di Karadzic rappresenta un suo piano per deridere la giustizia internazionale, scrive il quotidiano di Zagabria 'Jutarnji list' e aggiunge che l'imputato insiste a difendersi da solo e ne ha diritto secono lo statuto del Tpi dell'Aja. Se si difende da solo, e non vuole presentarsi in aula, questo crea un grande problema per il Tribunale. La procura dell'Aja ha chiesto lunedi' che a Karadzic venisse imposto un legale. Sempre secondo lo statuto del Tribunale questo e' possibile. 'Jutarnji list' ricorda anche il caso di Vojislav Seselj, leader ultranazionalista radicale serbo che con uno sciopero della fame e' riuscito ad ottenere il diritto a difendersi da solo: la Procura aveva richiesto al Tribunale che gli venisse imposto un difensore perche' offende i testimoni, minaccia e rinvia il processo, ma i giudici recentemente hanno nuovamente rigettato la richiesta della Procura.

«Piu' degli altri processi all'Aja, quello a Radovan Karadzic potrebbe mettere luce alle cause e al carattere della guerra in BiH, dei crimini e le loro conseguenze» scrive un articolo di 'Deutsche Welle' e pone la domanda se questo veramente accadra'?

L'articolo con toni critici sottolinea che il Tribunale dell'Aja non sa come portare Karadzic dalla sua cella in aula. «Questo e' inammissibile! Che lui possa regnare oltre la corte e la giustizia, questo e' inammissibile» ha detto Kada Hotic, rappresentante dell'associazione «Madri delle enclavi di Srebrenica e Zepa». Il presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska, Branko Todorovic crede che ci sono ragioni per preoccupazione: «I processi davanti al Tribunale hanno dimostrato finora una abilita' invidiosa dei difensori e dei loro team, ma anche molti limiti a causa dei quali la corte ha dovuto rispettare al massimo le regole del gioco. Gli imputati invece non dovevano farlo e in tutti i modi hanno tentato di portare il processo fino all'assurdita'». Secondo Todorovic, un tale gioco con il Tpi dell'Aja avrebbe conseguenze molto negative per il processo di riconciliazione in BiH e per la fiducia nella giustizia internazionale. «Le divisioni verebbero approfondite, Karadzic avrebbe una posizione di primato sulla lista degli «eroi serbi» vivi, mentre le vittime rimarrebbero umiliate e tradite con pochissima speranza a credere che la giustizia sia lenta ma raggiungibile» e' dell'opinione Branko Todorovic, presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska.

Secondo molti, l'ironia del fatto e' che proprio l'inizio del processo a Karadzic coincide con il rilascio in liberta' della sua collaboratrice nei crimini, Biljana Plavsic, ex vicepresidente e successivamente presidente della Republika Srpska, che ieri, 27 ottobre e' stata rilasciata dal carcere svedese dopo aver scontato due terzi della pena per crimini di guerra e contro l'umanita'. Il Tribunale dell’Aja lo scorso 15 settembre ha approvato il rilascio anticipato dell’ex presidente dei serbi bosniaci che nel 2003 e’ stata condannata alla pena carceraria di 11 anni per crimini di guerra. Secondo le leggi svedesi, l’accusato puo’ essere rilasciato dal carcere condizionalmente a causa di buona condotta dopo due terzi della pena scontata, e questo e’ il caso di Biljana Plavsic. Ricordiamolo, la Plavsic (79) aveva ammesso di aver partecipato nella campagna di persecuzioni di musulmani e croati bosniaci durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995 quando furono uccise 100.000 persone. All’epoca, Biljana Plavsic era vicepresidente dell’entita’ serba in Bosnia. Nel 1996. divento’ presidente della RS dopo la guerra e il ritiro dell’ex presidente dei serbi bosniaci Radovan Karadzic.

Secondo il giornale svedese ‘Dagens Nyheter’, dopo il rilascio dal carcere, la Plavsic e’ stata trasferita con un veicolo della polizia all’aeroporto di Stoccolma e partita con un aereo Cessna parcheggiato in una parte separata dell’aeroporto. La Cessna e’ aterrata all’aeroporto di Belgrado ‘Nikola Tesla’ nel pomeriggio. Secondo le informazioni del quotidiano serbo ‘Blic’, l’ex presidente della Republika Srpska dal momento del suo arrivo a Belgrado, sara’ sotto la protezione del Ministero degli interni serbo. La polizia dovrebbe proteggere la Plavsic fino alla valutazione definitiva della sua sicurezza di cui in questo momento si stanno occupando i servizi segreti locali.

Alla domanda dei giornalisti di come si sente, Biljana Plavsic uscendo dalla macchina accompagnata dal premier della RS Milorad Dodik ha risposto: “Libera!” “Dopo molti anni, la signora Plavsic e’ libera, e questa e’ l’unica cosa importante” ha detto il suo accompagnatore, Milorad Dodik. Secondo le prime informazioni, la prigioniera dell’Aja adesso in liberta’ , dopo un periodo di riposo a Belgrado, si rechera’ nella RS, a Banja Luka, Bijeljina e in altre citta’ dell’entita della BiH a maggioranza serba dove presentera’ il libro sulla sua vita.

Prima del suo impegno politico, Biljana Plavsic fu capo della Cattedra di biologia dell’Universita’ di Sarajevo. Alle prime elezioni pluripartitiche in BiH, si presento’ come membro del Partito democratico serbo e fu la prima donna membro della Presidenza della BiH. Nel 1992 divento’ uno dei due presidenti dell’autoproclamata RS della BiH e fu membro del Comando supremo delle forze militari della RS. Durante la guerra in BiH fu conosciuta per il suo aperto nazionalismo e resta in ricordo la sua apparizione a Bijeljina in compagnia con il famigerato Zeljko Raznatovic Arkan. La Plavsic proclamo’ Slobodan Milosevic come traditore del popolo serbo a causa del suo sostegno al Piano Wens-Owen e si rifiuto’ di stringergli la mano.

Perfino il leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj testimonio’ all’epoca che “le posizioni della Plavsic furono molto estreme” per le quali fu nominata “la regina serba”. Dopo l’Accordo di Dayton, dal 1996 al 1998 svolse l’incarico di presidente della RS. A causa del sempre maggiore isolamento della RS, la Plavsic decise di abbandonare l’SDS e fondo’ l’Alleanza popolare serba proponendo Milorad Dodik, allora membro dell’Assemblea popolare della RS, come premier. Dopo aver perso le elezioni nel 1998, inizio’ la fine della sua carriera politica. Nel 2001 il Tribunale dell’Aja la accuso’ insieme a Radovan Karadzic e Momcilo Krajisnik per crimini di guerra e genocidio.

La Plavsic si consegno’ volontariamente il 10 gennaio 2001. Nel dicembre del 2002, fu il primo politico serbo in BiH a dichiararsi colpevole per le persecuzioni in base alla nazionalita’ e religione e per crimini contro l’umanita’. Per questa ragione, la Procura ritiro’ l’accusa per genocidio. La condanna a 11 anni di carcere l’aveva scontata nel carcere femminile di “Hinsenberg” in Svezia dal 26 giugno 2003. Si lamentava di maltrattamenti da parte delle prigioniere musulmane. Durante il periodo carcerario ha pubblicato il libro “Testimonianze” sulla vita politica nella RS durante la guerra, accusando gravemente Radovan Karadzic.


29 ottobre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

La sede del Tribunale internazionale per l'ex JugoslaviaIeri sera lo Speciale di Passaggio a Sud Est, in onda il mercoledì alle 23,30 su Radio Radicale, si è occupato della giustizia internazionale nella ex Jugoslavia.

Lunedì 26 ottobre è cominciato al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia dell'Aja il processo contro l'ex leader politico dei serb-bosniaci Radovan Karadzic, arrestato nel luglio 2008 a Belgrado dopo 13 anni di latitanza. Su di lui pesano 11 capi d'imputazione per crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio commessi durante la guerra di Bosnia del 1992-95. Due, in particolari, i fatti di cui è chiamato a rispondere: l'assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica. Karadzic aveva chiesto più tempo per preparare la sua difesa, ma la corte non ha concesso ulteriori ritardi. Così, come aveva annunciato, Karadzic, che ha scelto di difendersi da solo, come già aveva fatto Slobodan Milosevic, non si è presentato in aula anche se in una lettera inviata ai giudici ha spiegato di non voler boicottare il procedimento.

Il processo a Karadzic è seguito con attenzione in tutti Balcani compresi Albania e Kosovo. L'attività del Tribunale internazionale riguarda, infatti, anche alcuni crimini commessi durante il conflitto kosovaro del 1998-99. In particolare la controversa vicenda del presunto traffico di organi messo in piedi da elementi dell'UCK (l'Esercito per la liberazione del Kosovo) ai danni di prigionieri serbi e che avrebbe goduto di complicità anche in territorio albanese. Un caso di cui si occupò anche la ex procuratrice del Tribunale internazionale, Carla del Ponte, che ne scrisse anche nel suo libro "La caccia". Inoltre in Kosovo è sempre aperta la questione di Ramush Haradinaj, ex dirigente dell'UCK ai tempi della guerra, ora uomo politico dell'opposizione, a suo tempo incriminato dal Tribunale internazionale.

Per ironia della sorte il giorno dopo l'inizio del processo a Radovan Karadzic, la Svezia ha scarcerato Biljana Plavsic, che di Karadzic fu la vice e del quale prese il posto dopo la fuga di quest'ultimo al termine della guerra. La Plasvic, che oggi ha 79 anni e che ha ammesso le sue responsabilità, nel 2003 fu condannata in Svezia a 11 anni per crimini di contro l'umanità. In base alla legge svedese e con il parere favorevole del Tribunale internazionale dell'Aja, è stata scarcerata dopo aver scontato i duie terzi della pena. La cosa, ovviamente, ha suscitato polemiche in Bosnia ma non solo.

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est di ieri sera, come sempre è stato curato da chi scrive con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura ed è riascoltabile sul sito di Radio Radicale.


29 ottobre 2009


QUALE FUTURO PER LA BOSNIA ERZEGOVINA?

Di Marina Szikora

Quello che segue è un articolo che riguarda la situazione della Bosnia Erzegovina e la crisi politico-istituzionale che il Paese sta attraversando. Marina come sapete è corrispondente di Radio Radicale e collabora fin dall'inizio a Passaggio a Sud Est.
Questo articolo sulla Bosnia è stato pubblicato su Libertiamo.It e ha sviluppato un dibattito... sulla Macedonia!
Cose che capitano on-line.

Con l’Accordo di Dayton, stipulato il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, in Ohio, venne posta la fine alla guerra in Bosnia Erzegovina. Ma non solo: l’intesa segnò la fine della brutale guerra in ex Jugoslavia. L’accordo prevedeva anche la restituzione della Slavonia Orientale alla Croazia, regione che fino alla fine della guerra era stata occupata dalla Serbia. Venne riconosciuta ufficialmente la presenza in
Bosnia Erzegovina delle due entità che la compongono tutt’ora: la Federazione BiH a maggioranza croato-musulmana, che detiene il 51 per cento del territorio della Bosnia Erzegovina, e la Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba che detiene invece il 49 per cento del territorio.

Ma sin da quel momento, la situazione in Bosnia Erzegovina è stata molto delicata, segnata da una profonda e insuperabile crisi politica, oggi forse più minacciosa che mai, che ha pesantemente ostacolato il cammino della Bosnia Erzegovina e dei suoi cittadini verso le integrazioni euroatlantiche.

La pentola bosniaca sta bollendo o, meglio, non ha mai smesso di bollire. Come il tradizionale piatto della cucina nazionale, la Bosanski lonac (pentola bosniaca), composto da diversi ingredienti e messo a lunga bollitura.
Le speranze per superare l’attuale crisi, che tiene in stato di fermo le riforme costituzionali indispensabili per avviare il Paese verso un desiderato futuro euroatlantico, sono puntate sui negoziati guidati da una squadra composta da Stati Uniti e Unione europea, la cui prima tappa è stata la riunione svoltasi lo scorso 9 ottobre a Butmir, nella base militare dell’EUFOR presso Sarajevo. Si è trattato di una iniziativa molto importante per la Bosnia Erzegovina, l’ennesimo tentativo di trovare una soluzione duratura per il futuro del Paese. Annunciando la riunione di Butimir, i media regionali hanno parlato addirittura di una “Mini Dayton” che potrebbe essere l’inizio di una revisione dell’Accordo che segnò la fine della guerra in BiH.

Proprio sperando di centrare un obiettivo tanto ambizioso, gli Stati Uniti e l’Ue avevano convocato i leader degli otto più importanti partiti politici della BiH. L’assenza di qualcuno di questi ha contribuito al sostanziale fallimento del primo incontro. Il 20 e 21 ottobre sé allora tenuto un second round, di due giorni, sempre a Butmir. I mediatori, Carl Bildt (a nome dell’attuale presidenza dell’Ue), Olli Rehn (eurocommissario per l’Allargamento) ed il vicesegretario di stato americano, James Steinberg, si sono riuniti con sette leader politici della BiH per cercare un accordo sul pacchetto di proposte, anzitutto relative alle riforme costituzionali.
Anche quest’ultimo incontro, a detta di molti osservatori, è stato piuttosto inproduttivo.
Per i rappresentanti internazionali, la serie di colloqui non va considerata come un risultato scoraggiante, bensì come una fase del processo, che proseguirà la prossima settimana con il ritorno a Sarajevo del team di esperti dell’Ue e degli Stati Uniti e con la successiva riunione del Consiglio per l’implementazione della pace in BiH (PIC), prevista per il 18 novembre.
Non volendo tingere di pessimismo l’esito della riunione a Butmir, Carl Bildt ha dichiarato di essere soddisfatto dell’ «atmosfera costruttiva», sottolineando che i leader dei partiti della BiH hanno dimostrato disponibilità a lavorare congiuntamente sull’integrazione della BiH nell’Ue e nella NATO.

Ma i leader politici della BiH hanno qualificato il «Butmir 2» come un fallimento e della stessa opinione sono anche i media locali.
Secondo Haris Silajdzic, membro bosgnacco (bosniaco-musulmano, ndr) dell’attuale presidenza tripartita della BiH e presidente del Partito per la BiH (Stranka za BiH), la riunione conclusasi mercoledì non ha prodotto nessuna novità di rilievo, soprattutto per quanto riguarda l’ipotesi di liberalizzazione del regime di visti, tema considerato focale dallo stesso Silajdzic e da una fetta importante dell’opinione pubblica.
Il più ottimista è stato Sulejman Tihic, presidente del Partito per l’Azione democratica (SDA) secondo il quale le soluzioni offerte da parte dell’Ue e degli Stati Uniti sono “condizionalmente accettabili”, insufficienti ma migliorative rispetto alla situazione attuale. Tihic ha dichiarato che l’SDA ha fatto di tutto per raggiungere un accordo, non voluto dagli altri: «A causa della loro politica, sia minimalista che massimalista, non abbiamo ottenuto nessun accordo», ha commentato l’esponente bosgnacco.
Dragan Covic, presidente dell’HDZ BiH, il maggiore partito croato, ha affermato che in questo momento si può aspettare solo l’accordo sullo status e sulla divisione del patrimonio statale, ma non sulle riforme costituzionali. ”Per quanto riguarda i croati, abbiamo chiaramente illustrato la nostra posizione secondo cui la BiH non può sopravvivere se non è concepita come uno Stato di tre popoli costituenti con uguali diritti”, ha detto Covic aggiungendo che è inconcepibile che “qualcuno tenti a modificare la costituzione eliminando completamente un popolo”.

Il più negativo, come previsto,  è stato il premier della Republika Srpska e presidente del Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi (SNSD), Milorad Dodik. «I colloqui a Butmir sono finiti» sostiene, sperando «di non tornarci mai più». Secondo Dodik «l’unica soluzione per la BiH è che i protagonisti politici locali, rappresentanti dei tre popoli, discutano di un modello accettabile per tutti, e che dietro le proposte che arrivano dalla comunità internazionale non vi sia sempre la protezione degli interessi bosgnacchi». «A noi è tutto chiaro, abbiamo visto come è andata per i croati nella Federazione BiH, e adesso questo modello lo si vuole attuare a livello dell’intero Paese, il che significa che i serbi diventerebbero minoranza nazionale. Alcuni dei negoziatori stranieri lo ammettono apertamente, affermando che l’Europa ha degli ottimi meccanismi di protezione delle minoranze. Qui il problema è che i serbi, croati e bosgnacchi sono popoli costituenti e non possono diventare minoranze. A tal fine bisogna adattare tutti i meccanismi dello Stato»

Le divergenze delle due entità che costituiscono la Bosnia di Dayton da molto tempo bloccano completamente il processo di riforme, fermando il cammino della BiH verso l’Europa. La Federazione BiH vorrebbe uno Stato centrale più efficiente e meglio funzionante, mentre la Republika Srpska e i suoi leader si oppongono fortemente al rafforzamento delle istituzioni centrali e ad una possibile eliminazione delle entità.
Il vertice di Butmir, almeno per adesso, è finito senza risultati particolari. Tanto per confermare quanto la situazione resta complicata.
Una soluzione potrebbe passare da Belgrado. Secondo il quotidiano di Sarajevo ‘Dnevni avaz’, l’Europa sembra infatti pronta ad offrire alla Serbia l’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), oggi bloccato a causa del veto olandese posto per la mancata estradizione dei due super ricercati dell’Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic (accusati di crimini di guerra), se Belgrado riuscirà a convincere la Republika Srpska ed il suo premier Milorad Dodik ad accettare il nuovo pacchetto di riforme costituzionali. Stando al Dnevni avaz, quindi, Bruxelles sarebbe pronta a chiedere all’Olanda un ammorbidimento a condizione che i rappresentanti dei serbi bosniaci accettino il pacchetto di riforme. In caso contrario, il cammino europeo della Serbia rimarrebbe bloccato. Un assaggio di questa disponibilità comunitaria sarebbe stato il Rapporto della Commissione europea sull’avanzamento della Serbia, presentato recentemente a Bruxelles e qualificato dagli stessi vertici serbi come il migliore che la Serbia abbia ottenuto finora.
In tutto questo non c’è da trascurare l’aumento delle violenze nel Paese, che ha raggiunto il suo culmine nelle recenti vicende di Siroki Brijeg in Erzegovina, quando durante una partita di calcio tra una squadra bosgnacca ed una croata, è stato ucciso con un’arma di fuoco il giovane 24enne Vedran Puljic. L’assassino, si dice, sarebbe fuggito grazie all’aiuto della polizia dopo essersi consegnato e ammesso di aver commesso il delitto. “Non ho davvero parole”: questa è stata la reazione a caldo dell’Alto rappresentante della comunità internazionale, il diplomatico austriaco Valentin Inzko, mentre centinaia di forum su internet venivano chiusi dai loro stessi amministratori, sommersi da una marea di messaggi nazionalistici pieni di linguaggio di profondo odio etnico. Non sorprende che più d’uno faccia paragoni tra la vicenda e l’inizio degli anni ’90, quando scontri e violenze intorno ai campi di calcio sono stati il preludio alla guerra.
Quo vadis?, viene da chiedere alla Bosnia Erzegovina uscita da Dayton.


28 ottobre 2009


LA LOTTA CONTRO LA CORRUZIONE IN CROAZIA

Un'immagine della campagna contro la corruzione lanciata in Croazia

di Marina Sikora (*)

Il rapporto annuale sul progresso della Croazia verso gli standard europei recentemente pubblicato ha messo in primo piano il capitolo negoziale piu’ importante, quello della giustizia, con particolare accento sul problema della lotta alla corruzione poiche’ questo resta il maggior problema della societa’ croata. Ormai e’ l’opinione pubblica a chiedere di fare luce su molti casi per anni irrisolti: a causa di influenze o pressioni che arrivano dal mondo della politica, diverse indagini relative alla corruzione sono state fermate.

"La corruzione e' ancora diffusa in molte sfere della societa' e sebbene il numero complessivo di casi indagati sia in costante crescita, il numero di condanne definitive e' molto ridotto", si e’ potuto leggere nel rapporto della Commissione europea. A Bruxelles non hanno voluto fare commenti sulle recenti indagini ed arresti dell’USKOK, l’Ufficio per la sopressione della corruzione e criminalita’ organizzata, come nemmeno sulle richieste per la destituzione dei singoli ministri croati. I costanti ammonimente indirizzati a Zagabria da parte della Commissione europea pare che abbiano in qualche modo spinto le autorita’ croate a un passo in avanti verso azioni concrete e riforme necessarie.

Senza risultati concreti, vale a dire processi giusti e sentenze, la Croazia non potra’ dimostrare di essere pronta veramente ad aderire all’Ue. Il commissario europeo all’Allargamento, Olli Rehn afferma che “che le sollecitazioni relative al processo di allargamento, che arrivano dall’Ue, possono influenzare e promuovere le riforme in Croazia”. “Non posso commentare i singoli casi e indagini” ha detto Ollire Rehn, “ma so che una seria lotta contro la corruzione, sia ad un livello piu’ basso, che quello alto, nonche’ la sopressione della criminalita’ organizzata, e’ quello che richiedono anche gli stessi cittadini croati.

L’Unione condivide le preoccupazioni dei cittadini a causa della corruzione. Sicuramente salutero’ il progresso relativo a queste attivita’” ha sottolineato l’eruocommissario aggiungendo che “la Croazia si sta’ avvicinando al suo obbiettivo, ma gli sforzi delle riforme devono essere rafforzati, e a tal proposito le riforme nella giustizia e la lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata sono le piu’ importanti”.

E tra i diversi casi di acceso dibattito politico in paese, vi sono le vicende in questi giorni collegate agli arresti del presidente di una delle maggiori societa’ agroalimentari croate, la Podravka di Koprivnica, del suo predecessore nonche’ altri quattro manager della stessa azienda. I dirigenti della Podravka sono stati arrestati qualche giorno fa per il sospetto di malversazione riguardo alle azioni della societa’, piu’ precisamente, sono sospettati di aver tentato, con i fondi della societa’ e tramite conti prestanome o di favore, di acquistare a proprio titolo il pacchetto di controllo delle azioni della Podravka.

La procura nazionale croata li ritiene responsabili di un danno causato alla Podravka di circa 34 milioni di euro, di abuso d'ufficio, falso in bilancio e di associazione a fini criminali. I dirigenti sospettati affermano che le operazioni finanziarie per le quali sono stati arrestati erano legali. In tutto questo spicca anche il fatto che alcuni anni fa ai vertici dell'azienda vi era anche l'attuale vicepremier e ministro dell'economia Damir Polancec. Secondo le accuse che arrivano innanzitutto da parte dell’opposizione croata e la stampa e' difficile pensare che il ministro fosse stato all'oscuro delle operazioni sotto inchiesta.

L’altro caso di discussione in primo piano nel Paese, oggetto anche di dibattito in Parlamento e’ il caso dell’ex ministro della Difesa croato, esponente anche lui del partito governativo, ‘HDZ, Berislav Roncevic. Per come si stanno sviluppando le cose, potrebbe capitare che dopo cinque anni di indagini da parte della procura per la lotta al crimine organizzato, Roncevic diventi il primo politico di cosi’ alto rango in Croazia ad essere formalmente accusato di corruzione. La procura croata ha inviato infatti al Sabor la richiesta per revocare l'immunita parlamentare per poter procedere contro il deputato Bersilav Roncevic che dal 2004 al 2007 ha svolto l’incarico di ministro della Difesa nel governo dell’ex premier Ivo Sanader. L'ex ministro e' sospettato di aver cancellato nel 2004 un bando per l'acquisto di camion per l'esercito croato e di aver dato l'appalto direttamente a un offerente il cui prezzo era di 1,5 milioni di euro maggiore rispetto a quelli offerti da altri nell'ambito del bando di concorso. C’e’ anche da sottolineare che la notizia sulle accuse contro Roncevic e' arrivata a poche ore dalla diffusione del rapporto della Commissione europea sulla Croazia.

Il sito della campagna contro la corruzione in Croazia

Il video della campagna contro la corruzione


(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 ottobre scorso a Radio Radicale e riascoltabile su www.radioradicale.it


27 ottobre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 24 ottobre 2009 : 

- Serbia: la visita del presidente russo Medvedev a Belgrado, gli accordi per il gasdotto South Stream, l'interesse russo per l'adesione della Serbia all'Ue
- Crimini di guerra: il processo a Radovan Karadzic e la scarcerazione di Biljana Pavsic
- Croazia: la lotta alla corruzione e l'adesione all'Ue
- Albania: la situazione politica interna
- Kosovo: il Consiglio di sicurezza Onu discute di Unmik, le relazioni diplomatiche con gli altri Paesi balcanici
- Turchia: la crisi delle relazioni con Israele nel quadro della politica estera turca (intervista a Carlo Frappi, direttore dell'ICTS) 
- Affare Telekom Serbia: dopo quindici anni a processo per ora solo il radicale Giulio Manfredi

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


23 ottobre 2009


TRE ANNI



Oggi questo blog compie tre anni.
Per "celebrare" l'avvenimento ho aperto una email così se volete intervenire, oltre a commentare i post potete anche scrivermi direttamente.

L'email è pasudest@yahoo.it 

Sono graditi messaggi di stima, considerazionee sincera simpatia per l'importante funzione informativa e di riflessione svolta da questo blog, ecc. ecc.

Se però volete farmi un regalo allora firmate l'appello per Radio Radicale.

Il servizio pubblico che Radio Radicale svolge da oltre trent'anni è a rischio. Il rinnovo della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari non è assicurato. In queste ore si moltoplicano le dichiarazioni di sostegno da parte di esponenti di tutti i partiti politici. Un emendamento per garantire in Finanziaria il rinnovo della convenzione è stato sottoscritto da più di 200 senatori (ben oltre la maggioranza assoluta del Senato. 
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permalink | inviato da robi-spa il 23/10/2009 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


22 ottobre 2009


BOSNIA ERZEGOVINA: FALLISCE ANCHE IL BUTMIR 2

Il ponte di Mostardi Marina Szikora (*)

Il secondo round di negoziati di Butmir sulle riforme costituzionali in BiH, in cui hanno preso parte i rappresentanti dei sette partiti politici del Paese con la mediazione dei diplomatici americani e rappresentanti dell’Ue e’ stato interrotto con un nulla di fatto e l’annuncio della ripresa dei colloqui settimana prossima. Carl Bildt, dopo appena un'ora e mezzo di colloqui odierni, ha detto che i negoziati non sono falliti e che proseguiranno. Ottimisticamente ha aggiunto di essere soddisfatto dell' «atmosfera costruttiva» sottolineando che i leader dei partiti della BiH hanno dimostrato prontezza a lavorare congiuntamente sull'integrazione della BiH nell'Ue e nella NATO. «Il processo che abbiamo iniziato a Butmir continuera'. Il team di esperti dell'Ue e degli Stati Uniti tornera' settimana prossima in BiH per continuare i colloqui con i leader dei partiti politici affinche' sia raggiunto un accordo, considerando che la prossima riunione del Consiglio per l'implementazione della pace (PIC) e' prevista per il 18 novembre. Allora, con i nostri partner internazionali valuteremo i risultati raggiunti e prenderemo le necessarie decisioni» hanno annunciato i rappresentanti dell'Ue e degli Stati Uniti. Ma per i leader dei partiti politici della BiH, allo stato attuale, non vi e' stato raggiunto alcun progresso e hanno qualificato i colloqui di Butmir come un fallimento.

Per Haris Silajdzic, membro bosgnacco dell'attuale presidenza tripartita della BiH, oggi non e' stato offerto nessun nuovo documento o dichiarazione sulla proprieta' dello stato e ha rilevato di aver posto l'accento sulla liberalizzazione del regime di visti poiche' e' questo quello che i cittadini della BiH si attendono. Il piu' negativo e' stato, come del resto aspettato, il premier della RS Milorad Dodik il quale ha dichiarato: «I colloqui a Butmir sono finiti e spero di non tornarci mai piu'». Il presidente dell'HDZ BiH, Dragan Covic e' invece dell'opinione che i leader politici sono sempre piu' vicini ad una dichiarazione da firmare. Per Sulejman Tihic, presidente dell'SDA, il suo partito ha fatto di tutto per raggiungere un accordo, ma sono stati gli altri a non volerlo. «A causa della loro politica, sia minimalista che massimalista, non abbiamo nessun accordo» ha detto Tihic.

C'e' da sottolineare che soltanto Sulejman Tihic ha accettato condizionalmente il pacchetto messo sul tavolo da James Steinberg, Carl Bild e Olli Rehn, mentre l’altro partito bosgnacco, il Partito della BiH (SBiH) di Haris Silajdzic, l’HDZ BiH, il maggiore partito croato e SNSD, il Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi del premier della Republika Srpska Milorad Dodik hanno rigettato il pacchetto di proposte di Butmir. “Questa proposta ancora una volta non tocca la modalita’ del voto a secondo delle entita’ e come tale va’ a danno dei cittadini democratici della BiH” ha detto Haris Silajdzic e ha aggiunto che per il suo partito continua ad essere accetabile soltanto la richiesta secondo la quale la BiH diventerebbe uno stato composto da regioni su base economica.

Sulejman Tihic, leader del Partito dell’azione democratica (SDA) ritiene che le soluzioni offerte dall’Ue e dagli Stati Uniti sono “condizionalmente accettabili” poiche’ significano un miglioramento rispetto alla situazione attuale, ma non sono tuttavia sufficenti. Secondo l’opinione di Tihic, questo non risolve il problema dell’efficacia delle istituzioni della BiH. “Riteniamo indispensabile risolvere la questione dello sblocco del lavoro delle istituzioni, in particolare con riferimento alla possiblita’ del veto delle entita’ e alle competenze dell’Ufficio dell’Alto rappresentante (OHC) che devono essere risolte in modo costituzionale e trasferite alle istituzioni della BiH” ha detto Tihic avvertendo e sottolineando che lui non e’ una persona che richiama ai conflitti, ma teme che, nel caso questo processo non porti dei risultati, potrebbe essere uno stimolo alle forze che sollecitano le divisioni.

Il presidente dell’HDZ BiH, Dragan Covic, ha affermato che in questo momento si puo’ aspettare solo l’accordo sullo status e sulla divisione del patrimonio statale, ma non sulle riforme costituzionali.”Per quanto riguarda i croati, abbiamo chiaramente illustrato la nostra posizione che la BiH non puo’ sopravvivere se non e’ concepita come uno Stato di tre popoli costituenti di pari diritti” ha detto il presidente del maggiore partito croato aggiungendo che e’ inconcepibile che “qualcuno tenti a modificare la costituzione eliminando completamente un popolo”.

Tra i leader dei partiti politici in BiH, vi e’ anche Bozo Ljubic, presidente dell’HDZ 1990, un altro tra i partiti politici croati secondo il quale “il mantenimento della situazione attuale conduce praticamente la BiH in una confederazione di due entita’ unitarie, centralizzate che sarebbe pericoloso per il Paese e completamente inaccettabile per il popolo croato.

Affermando che i secondi colloqui di Butmir sono stati “abbastanza produttivi, il ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, a nome della presidenza dell’Ue, ha sottolineato che i mediatori internazionali sono consapevoli delle divergenze fra i leader politici locali, ma che vi sono anche dei passi avanti. “Nessuno ha delle illusioni che tutti i problemi in BiH si possono risolvere in una volta sola” ha detto ottimisticamente il capo della diplomazia svedese.

Secondo le valutazioni dei rappresentanti internazionali, il peggiore scenario per il futuro della BiH potrebbe essere quello del completo fallimento dei negoziati di Butmir. Secondo alcuni opinionisti in BiH il Paese potrebbe precipitare nella piu' grande crisi politica del dopo Dayton, scrive Dragan Maksimovic della 'Deutsche Welle'. In vista del secondo round dei colloqui, tre ex Alti rappresentanti della comunita' internazionale per la BiH, Wolfgang Petritsch, Paddy Ashdown e Chrisian Schwarz-Schilling, hanno salutato il fatto che l'Ue e la comunita' internazionale hanno deciso di dedicare nuovamente seria attenzione alla realta' politica del Paese ma sottolineano che il modo in cui l'iniziativa di Butmir e' stata preparata ha messo in pericolo le competenze e l'integrita' dell'Alto rappresentante della comunita' internazionale e futuro rappresentante speciale dell'Ue.

Tuttavia, le vicende di «Butmir 2» dovrebbero essere un preparativo per prendere decisioni adeguate del Consiglio per l'implementazione della pace (PIC), in programma a novembre. I rappresentanti internazionali non escludono la possibilita' che prima della riunione del PIC vi sia anche un terzo round di negoziati tra i leader della BiH e i rappresentanti americani ed europei. C'e' da sottolineare che il documento in quanto una proposta di misure per la soluzione della questione urgente – le riforme costituzionali – e' stato consegnato lunedi', 19 ottobre ai leader dei piu' influenti partiti politici in BiH.

Ad essere il piu' rigido nelle obbiezioni e contestazioni, e' stato indubbiamente il premier della Republika Srpska, Milorad Dodik, leader del Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi (SNSD). Dodik ha rigettato completamente il pacchetto affermando che esso sia del tutto inaccettabile per la RS poiche' «modifica in maniera drastica l'Accordo di Dayton e offre soluzioni che non garantiscono l'uguaglianza dei tre popoli che esisteva prima». Secondo Dodik «l'unica soluzione per la BiH e' che i protagonisti politici locali, rappresentanti dei tre popoli, discutano di un modello accettabile per tutti, e non che sempre dietro le proposte che arrivano dalla comunita' internazionale vi sia la protezione degli interessi bosgnacchi». «A noi e' tutto chiaro, abbiamo visto come e' andata per i croati nella Federazione BiH, e adesso questo modello lo si vuole attuare a livello dell'intera BiH, il che significa che i serbi diventerebbero minoranza nazionale. Alcuni dei negoziatori stranieri lo ammettono apertamente affermando che l'Europa ha degli ottimi meccanismi di protezione delle minoranze. Qui il problema e' che i serbi, croati e bosgnacchi sono popoli costituenti e non possono diventare minoranze e a tal fine bisogna adattare tutti i meccanismi dello Stato» ha detto il premier della RS, Milorad Dodik in una intervista esclusiva andata in onda lunedi' sera nel corso del notiziario serale della televisione croata, HTV.

Le piu' importanti riforme proposte dall'Ue e Stati Uniti riguarderebbero il funzionamento degli organi di potere statali. Nel caso dell'accettazione della proposta, la BiH invece dell'attuale presidenza tripartita a rotazione avrebbe un solo presidente e due vicepresidenti. Vi continuirebbe ad esistere il Consiglio dei ministri ma guidato dal premier che verrebbe nominato da parte del presidente dello Stato. Il Consiglio dei ministri e le altre istituzioni statali coordinerebbero con le istituzioni delle entita' tutto quanto relativo alle questioni delle integrazioni europee, ma nel processo di adesione all'Ue sarebbe lo Stato centrale ad essere competente per approvare le leggi e attuare gli obblighi relativi al processo di adesione. L'Assemblea parlamentare continuerebbe ad avere due Camere, ma il potere legislativo verrebbe affidato solo alla Camera dei deputati che invece degli attuali 42 membri avrebbe 87 deputati.

(*) Corrispondente di Radio Radicale
Questa corrispondenza è andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 21 ottobre dedicato alla situazione in Bosnia Erzegovina e ai colloqui di Butmir

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