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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





29 maggio 2009


BUON COMPLEANNO ALDA

Il 27 maggio è stato celebrato a Bruxelles il decennale di fondazione dell'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale (ALDA), una ong internazionale nata nel 1999 per coordinare una rete di Agenzie della Democrazia Locale attiva fin dal 1993 per promuovere i diritti umani, la democrazia e la partecipazione attiva dei cittadini.
Fin dalla sua nascita ALDA ha sviluppato numerosi progetti e attività per sostenere e sviluppare la democrazia locale e la cittadinanza attiva in Europa. Oggi è riconosciuta dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione Europea, come uno dei principali attori in questi temi, ed è sostenuta da diversi governi europei.
Nei Balcani le Agenzie della Democrazia Locale hanno accompagnato il processo di transizione post bellico e adesso sostengono attivamente l'allargamento dell'Unione europea nella Regione. Il loro mandato si è sviluppato nel corso degli anni adattandosi ai reali bisogni della comunità.
Le ADL e ALDA hanno quindi esteso le loro attività anche in altre regioni come il Caucaso meridionale e la Bielorussia, dove ha realizzato con successo un progetto pilota sulla democrazia locale e il sostegno alla società civile.
Sull'impegno per la riconciliazione e la costruzione delle democrazia locale nei Balcani, i nuovi progetti di cittadinanza attiva nel Caucaso, lo sforzo per sostenere il processo di integrazione europea e contrastare le tendenze "euroscettiche" attraverso lo sviluppo della partecipazione attiva dei cittadini, segnalo la mia intervista per Radio Radicale a Antonella Valmorbida, direttore di ALDA, autrice del Rapporto sul decennio di lavoro dell'ong presentato a Bruxelles.

L'intervista a Antonella Valmorbida su Radio Radicale

Il sito ufficiale di ALDA



Qui di seguito una breve scheda tratta dal sito di ALDA, sulla sua attività, i progetti e i sostenitori.


L'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale (ALDA) è un'organizzazione internazionale non governativa fondata nel 1999 come una piccola iniziativa del Consiglio d'Europa del Congresso dei poteri locali e regionali per coordinare una rete delle Agenzie della Democrazia Locale (ADL), già in vigore dal 1993 .

Le ADL sono le ONG locali che agiscono per promuovere i diritti umani e la democrazia locale.

Diversi pilastri di attività sono stati rapidamente aggiunto al ALDA La missione che oggi includono:
rafforzamento della integrazione europea in diverse aree geografiche tra cui Caucaso;
cittadinanza attiva dei cittadini e 'la partecipazione;
la promozione delle pari opportunità e politiche di giovani;
lo sviluppo economico sostenibile;

L'ALDA del metodo di lavoro si basa su:
il decentramento e la cooperazione multilaterale: la cooperazione tra gli enti locali, nazionali e internazionali;
la promozione di partenariati: partner lo scambio delle migliori pratiche e creare progetti comuni per raggiungere benefici comuni;
assistenza tecnica e di formazione indirizzata alle autorità locali, le associazioni e le ONG (capacità buiding).

Alcuni progetti di ALDA
EURaction. L'esperienza pilota di consultazione diretta dei "pannelli cittadino" in Europa.
gioventù. Diffondere con l'omonimo programma UE per i giovani tra i 15 e 30 nel Sud Est Europa e del Caucaso, in collaborazione con 20 partner.
Insieme - i Balcani in Europa, l'Europa nei Balcani. Questo progetto mira ad aumentare la qualità dei Balcani giornalisti.
Microcredito per il Sud-Est Europa. Giovani imprenditori ricevono microcrediti per attuare idee innovative.
lo sviluppo economico locale. 9 micro-progetti in Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia per favorire lo sviluppo locale.
Cooperazione Regione Bassa Normandia e la "ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Assistenza tecnica da parte della Bassa Normandia-Regione per un programma di cooperazione decentrata.
L'Europa nel dialogo con i cittadini. Progetto di sviluppo della cittadinanza attiva in 9 paesi (i "vecchi" e "nuovi" membri della UE)
PEARL.EU. È un progetto fondato nel quadro dell 'Adriatico Progamme transfrontaliera Interreg IIIA, che mira a creare una piattaforma di collaborazione e di dialogo tra i Paesi del Mare Adriatico.
MAHLDE.NET. Nel quadro dell 'Adriatico transfrontaliera Interreg IIIA Progamme, per favorire la cooperazione decentralizzata tra le due sponde del Mare Adriatico.
Città per la pace e la democrazia in Europa. Si tratta di enti locali e delle loro associazioni da 15 paesi con 80 progetti per coinvolgere i giovani nel corso del dibattito per la costruzione di una soluzione pacifica e democratica.
Patto di stabilità per l'Europa sudorientale. Essa promuove la cittadinanza attiva e la cooperazione transfrontaliera nei Balcani.
Lo sviluppo di capacità in Federazione Russa. ALDA è parte in un consorzio di autorità sostenuto dalla Commissione Europea per aiutare questo Paese per l'attuazione della nuova riforma amministrativa.
Co.Ar.Pa.. Promuovere l'imprenditorialità femminile in Croazia, Serbia e Bosnia Erzegovina.

ALDA rete
ALDA La rete comprende 29 paesi europei e 300 Partner e membri (autorità locali, settore economico, le associazioni, università, gruppi di ricerca e altri).

ALDA in reti
ALDA ha una forte attività di rapporto con le istituzioni europee e fa parte delle seguenti reti:
Dialogo strutturali della Commissione europea del programma "Europa per i cittadini"
Programma di supporto tecnico del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa
osservatore presso il Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa
Membro della Conferenza delle OING del Consiglio d'Europa
Membro della rete internazionale "Lavorare insieme" tra formatori da parte delle autorità locali di Est Europa.

ALDA è al lavoro per ottenere lo status di consulente presso l'ECOSOC delle Nazioni Unite e al Comitato delle Regione dell'Unione europea.

I nostri sostenitori
Congresso del Consiglio d'Europa, Commissione europea (DG Istruzione e Cultura, DG Allargamento, DG Relex), Ministero degli Affari Esteri di Italia, Francia e Norvegia, Svizzera Agenzia per lo sviluppo e la cooperazione, Regione Bassa Normandia (Francia), Principato di il Liechtenstein, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Regione Puglia, Fondazione Soros, Interreg IIIA, Intesa San Paolo, Città e Cantone di Ginevra, Patto di stabilità per l'Europa sudorientale.




29 maggio 2009


MACEDONIA: IL KOSOVO FA SFIORARE LA CRISI DI GOVERNO

Niente crisi di governo in Macedonia: l'Unione democratica per l'integrazione (Dui) - uno dei partiti della minoranza albanese - resterà al governo. Lo ha detto il leader della formazione, Ali Ahmeti, assicurando che la cancellazione della visita del presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, non influenzerà la stabilità dell'esecutivo.
Alla base dell'annullamento della visita ci sarebbe la decisione delle autorità di Skopje che avrebbero modificato il carattere della visita, "declassandola" da ufficiale a privata. In una nota ufficiale, la presidenza kosovara sottolinea che "il presidente Sejdiu e le istituzioni del Kosovo restano orientate verso relazioni di buon vicinato con tutti paesi della regione, e danno a queste relazioni il peso e la serietà necessari".
L'ufficio del neo-eletto presidente macedone, Djordje Ivanov, ha espresso rammarico per la cancellazione della visita di Sejdiu. Secondo un comunicato ufficiale "il problema è sorto da qualche dettaglio, perché non sono ancora stati stabiliti rapporti diplomatici tra la Macedonia e il Kosovo. A Sejidiu avevamo detto che avrebbe avuto un protocollo di livello più elevato rispetto a quello che abbiamo riservato ai capi di Stato di Croazia, Serbia e Montenegro".
Per i media albanesi in Macedonia, si tratta di un'altra gaffe diplomatica di Skopje e a tale proposito ricordano che Sejdiu non è stato invitato alla cerimonia di insediamento di Ivanov. Nonostante ciò, per Ali Ahmeti la coalizione di governo funziona: "Penso che né il presidente Sejdiu né le istituzioni kosovare vorrebbero che il Dui uscisse dal governo, perché sarebbe contro gli interessi della Macedonia e dell'intera regione".
Il Dui fa parte del governo di centro-destra insieme al VMRO-DPMNE, che ha espresso al propria soddisfazione per la scelta di non ritirarsi dall'esecutivo. D'altra parte le autorità macedoni hanno riconosciuto l'indipendenza kosovara lo scorso ottobre, dopo alcuni tentennamenti. Tuttavia, secondo l'ex-premier Vlado Buckovski, l'annullamento della visita del presidente kosovaro "dimostra che c'è qualcosa che non va, non solo nei rapporti Ivanov-Sejdiu, ma anche nelle relazioni Kosovo-Macedonia". In effetti sui rapporti tra Pristina e Skopje pesa molto la consistente minoranza albanese di Macedonia (che assomma a circa il 25 per cento della popolazione su un totale di circa due milioni di abitanti).


29 maggio 2009


IL KOSOVO NON PARTECIPA A RIUNIONE CEFTA E FA ACCORDI CON LA TURCHIA

Marcato a PristinaIl Kosovo ha deciso di non partecipare alla riunione del CEFTA (Central Europe Free Trade Agreement) a Budva, in Montenegro. I rappresentanti di Pristina hanno disertato la riunione perché non hanno accettato di partecipare ai lavori sotto il nome di Unmik (la missione Onu in Kosovo). Il ministro del commercio e dell'industria kosovaro Lutfi Zharku, ha detto che è intenzione dei rappresentanti kosovari non boicottare la riunione, ma dimostrare la ferma volonta' del Kosovo di definire il proprio status all'interno dell'organizzazione, dopo la proclamazione dell'indipendenza. "Non possiamo firmare alcun documento fino a quando saremo costretti a firmare a nome dell'Unmik", ha detto il ministro Zharku, sostenendo che l'Unmik non ha espresso la disponibilità a firmarlo ma dicendosi anche convinto che la questione verrà risolta presto.
Il CEFTA riunisce i Paesi dell'Europa Sud Orientale che non fanno parte dell'Unione Europea creando così la possibilità per le aziende di immettere i loro prodotti esenti da dazio su un mercato di quasi 30 milioni di persone. Questo accordo sostituisce gli accordi bilaterali esistenti e dal 1° Marzo 2007 include Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Serbia e, l'Unmik che rappresenta il Kosovo.
In attesa di definire il proprio status internazionale il Kosovo sta cercando intanto di garantirsi un rapporto economico privilegiato con la Turchia. I rappresentanti delle istituzioni economiche dei due Paesi hanno infatti firmato un accordo di cooperazione economica e commerciale e stanno preparando un accordo sul libero commercio.
Gli accordi con la Turchia e l'adesione al FMI possono contribuire a dare un impulso vitale al Kosovo, che resta al momento uno dei più poveri Paesi europei, con un economia che dipende in buona parte dalla rimesse degli emigranti, una produzione industriale quasi inesistente, corruzione dilagante e una criminalità organizzata che, secondo diversi servizi di intelligence europei, è penetrata ad ogni livello.
Il ministro kosovaro Zharku ha affermato che vi sono progetti ambiziosi in tutti i settori, dalle infrastrutture fino alle privatizzazioni. Il suo omologo turco, Zafer Caglajan, ha dichiarato che gli investitori del suo Paese sono interessati in particolare al settore delle strade, a quello energetico e a quello del trasporto aereo in Kosovo. E a dimostrazione che Ankara fa sul serio basta dire che con il ministro Caglajan a Pristina sono arrivati circa 100 imprenditori che hanno espresso interesse per investimenti nell'economia kosovara.


29 maggio 2009


KOSOVO: LA BATTAGLIA DIPLOMATICA SULL'INDIPENDENZA / 2

L'Organizzazione della Conferenza Islamica, nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana, ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per iniziativa di alcuni membri di peso della Conferenza - come Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria - alla fine è stato però approvato un testo nautrale che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un generico sostegno allo sviluppo e alla stabilità della regione. La genericità del testo finale ha consentito sia a Belgrado, sia a Pristina di interpretare la risoluzione a proprio favore, per cui se il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha salutato la decisione della Conferenza Islamica come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia", il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ritiene il documento un riconoscimento "de facto" dell'indipendenza (anche se l'opposizione, con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli, ha criticato le autorità di Pristina perché non avrebbero saputo sviluppare un'efficace azione di lobbying).

Alle conclusioni della riunione della Canferenza Islamica e alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sull'indipendenza del Kosovo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 maggio e riascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Qui di seguito la corrispondenza di Marina Sikora sulle posizioni di Belgrado e sui commenti apparsi sulla stampa serba.

Prosegue la battaglia diplomatica della Serbia contro i riconoscimenti del Kosovo in attesa della decisione della Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta serba, dovra’ pronunciarsi sulla legittimita’ dell’indipendenza del Kosovo. Intanto un nuovo motivo per irritare Belgrado sulla questione dolorosa e’ stato il progetto di risoluzione dell’Arabia Saudita per il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte dei paesi islamici portato avanti alla riunione ministeriale dell’Organizzazione della Conferenza islamica tenutasi domenica scorsa. Secondo le dichiarazioni lunedi’ del ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, alla rinione di Damasco e’ stata bocciata la proposta di risoluzione cosi’ come presentata dall’Arabia Saudita grazie agli emendamenti di Siria, Egitto e Azerbaigian.

Per Jeremic si tratta di un’altra vittoria diplomatica importante per la Serbia e ha spiegato che si e’ riuscito ad ottenere “attraverso degli emendamenti proposti da Stati alleati della Serbia all’interno dell’Organizzazione della Conferenza islamica, che venisse rimosso dalla risoluzione il richiamo agli stati islamici di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e ogni riferimento riguardo alla cittadinanza del Kosovo”. Tuttavia, il capo della diplomazia serba ha avvertito che non si fermera’ la pressione sui paesi musulmani nonche’ su altri paesi di riconoscere Pristina e a tal proposito ha sottolinato che continuera’ la lotta diplomatica della Serbia per impedirlo. Secondo le infomazioni, le autorita’ della Siria non hanno concesso l’acredito alla delegazione kosovare per partecipare alla riunione ministeriale di Damasco e questo a seguito di un forte impegno da parte di Belgrado.

In effetti, la risoluzione sul Kosovo che e’ stata approvata alla Conferenza islamica, diversamente da quanto prannunciato, non fa appello agli Stati dell’organizzazione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo, non ha un carattere obbligatorio e non si puo’ definire un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato ma e’ piuttosto un documento che si limita a promuovere la cooperazione economica per lo sviluppo della regione. In un commento al quotidiano di Belgrado ‘Danas’, Darko Tanaskovic, ex ambasciatore serbo in Turchia e Vaticano, noto islamologo, afferma che il rifiuto della proposta di risoluzione dell’Arabia Saudita che chiama al ricnoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte di tutti i paesi islamici rappresenta la realizzazione dell’obiettivo della diplomazia serba solo a breve termine.

Dall’altra parte, se si guardano i motivi che hanno indotto alcuni paesi del cosidetto terzo mondo di intervenire con emendamenti per non far passare la risoluzione saudita – spiega Tanaskovic – e si tratta di un posizionamento sulla scena politica mondiale, ovvero di sostenere la parte della Russia, Cina, India e altri paesi che pretendono di essere un contrappeso agli Stati Uniti e all’Europa – la Serbia sicuramente vivra’ un handicap nella realizzazione dei suoi obiettivi a lungo termine quali l’integrazione europea e il miglioramento nelle relazioni con l’America. I Paesi che si associano con le potenze come la Cina, India e Russia e che hanno preso la decisione di non riconoscere Pristina, secondo Darko Tanaskovic lo hanno fatto dopo aver analizzato i propri interessi e non sarebbe reale aspettarsi che questi paesi, a proposito della proposta di risoluzione dell’Arabia Saudita, avessero cambiato la loro decisione.

Tornando alla questione del caso Kosovo davanti alla giustizia internazionale, la Russia in questi giorni si dice fiduciosa che la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja sulla legalita’ della separazione unilaterale del Kosovo sara’ di carettere giuridico e non politico – lo ha dichiarato il presidente del Comitato per la politica estera della Duma russa Konstantin Kosacov. Kosacov ha ricordato che la Russia ha consegnato alla Corte internazionale i documenti che contengono il parere di Mosca in merito alla questione. “La nostra relazione in modo dettagliato dimostra che la separazione unilaterale del Kosovo rappresenta la violazione del diritto internazionale” ha detto Kosacov e ha aggiunto che Mosca si augura che la conclusione della Corte si basera’ sugli argomenti giuridici e non sui pregiudizi politici. “Se le nostre aspettative si realizzeranno, il Kosovo non potra’ aderire a nessuna organizzazione internazionale, includendo le Nazioni Unite. In questo modo il processo del riconoscimento del Kosovo sara’ bloccato e le autorita’ albanesi saranno costrette a prendere parte alle nuove trattative sullo status del Kosovo” ha dichiarato Konstantin Kosacov.

E ad Atene, partecipando alla 13-esima Conferenza economica, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic dichiara che nessuno dovrebbe pregiudicare la decisione della Corte internazionale di Giustizia sull’indipendenza del Kosovo e che per questo non si dovrebbero incorraggiare nuovi riconoscimenti come nemmeno fare pressione sulle istituzioni multilaterali di acconsentire “l’ingresso delle autorita’ secessioniste di Pristina”. Secondo Jeremic, tali iniziative possono solo minacciare l’equilibrio sul terreno, cosa che non e’ nell’interesse di nessuno. Il ministro serbo ha rilevato che una delle priorita’ della politica estera della Serbia e’ la cooperazione regionale nei Balcani occidentali e ha sottolineato che il suo Paese e’ indispensabile per la stabilita’ della regione. Il fatto che alcuni paesi vicini hanno riconosciuto il Kosovo e’ deplorabile, ha aggiunto Jeremic, perche’ ha causato “delle fessure nella regione”. Cio’ nonostante, Belgrado continuera’ a comportarsi con responsabilita’, ha detto il ministro degli esteri della Serbia.

Il ruolo fondamentale della Serbia per la stabilita' e per il futuro dell'Europa sudorientale e’ stato ribadito anche dal numero due della Casa Bianca, il vicepresidente americano Joe Biden che settimana scorsa ha compiuto un viaggio nei Balcani occidentali con soste a Sarajevo, Belgrado e Pristina. “Non c’e’ nessuna condizione lagata al riconoscimento del Kosovo o all’adesione alla Nato” cosi’ ha commentato per la stampa di Belgrado il Presidente della Serbia, Boris Tadic parlando del significato della visita del piu’ alto rappresentante degli Stati Uniti che ha visitato Belgrado dal 1980. Tadic ha sottolineato che l’unica richiesta degli Stati Uniti e’ stata quella di sviluppare una “politica pacifica e di non provocare dei conflitti” escludendo categoricamente la questione dello status del Kosovo. Anche se l’obiettivo strategico della Serbia e’ l’adesione all’Ue, Tadic ha ribadito che Belgrado non accelererebbe questo percorso rinunciando al Kosovo.

Del Kosovo come un importante problema internazionale e della proclamazione unilaterale dell’indipendenza come un passo verso lo sviluppo e non verso la soluzione del problema ha parlato Sinisa Ljepojevic in occasione della presentazione del suo recentemente pubblicato saggio “La realta’ nascosta del Kosovo”. Ljepojevic e’ giornalista dell’agenzia serba Tanjug e pubblicista che vive tra Londra e Belgrado. Il suo libro e’ dedicato al Kosovo dai bombardamenti della Nato contro la Serbia nel 1999 fino ad oggi. Secondo Ljepojevic la questione kosovara, dal locale scontro separatista balcanico e’ diventato un’importante problema internazionale che simbolizza la fine dell’ordinamento in cui il mondo ha vissuto nella seconda meta’ del Novecento. Il problema dei rapporti tra serbi e albanesi in Kosovo, spiega il giornalista serbo, esiste da secoli mentre la crisi contemporanea e’ iniziata con i bombardamenti della Nato contro la Serbia e con il sostegno dell’Occidente all’armato movimento separatista degli albanesi.

Secondo la sua opinione tutto quello che sta accadendo in Kosovo dopo la proclamazione unilaterale dell’indipendenza il 17 febbraio 2008 e’ appena l’inizio di un processo di cui non si intravede la fine eccetto il fatto che e’ chiaro che l’ex provincia meridionale serba ha causato delle divergenze nei rapporti internazionali. Ljepojevic sottolinea che recentemente il presidente della Russia Dimirij Medvedev ha ripetuto che il suo paese non cambiera’ la posizione verso l’indipendenza del Kosovo, e lo stesso afferma anche la nuova amministrazione americana di Barack Obama. L’indipendenza di Pristina e’ stata appoggiata dagli Stati Uniti e da alcuni paesi occidentali, pero’ manca il sostegno di altre grandi potenze come Russia, Cina, India, Africa del Sud e Brasile. Con l’attuale situazione, e’ dell’opinione Ljepojevic, il tempo davanti a noi dimostrera’ se la nuova soluzione sara’ un accordo storico fra i serbi e gli albanesi e la nuova divisione che porterebbe alla spartizione del Kosovo, ma anche all’allargamento dello spazio etnico albanese, oppure la soluzione fara’ parte di una nuova crisi, dato che gli albanesi vivono anche in Macedonia e in Grecia.

Per il giornalista serbo e’ soprattutto importante lo sfondo economico degli eventi politici. In questo senso, il Kosovo non puo’ sopravvivere da solo e il suo destino dipendera’ molto di piu’ dall’economia che dalla politica internazionale – questa e’ la sua “realta’ nascosta”. Nel suo libro Ljepojevic sottolinea che il 52% della popolazione del Kosovo sono giovani sotto i 26 anni e indica come particolarmente scoraggante il fatto che la maggior parte della popolazione sono analfabeti. In Kosovo quasi la meta’ della popolazione vive sotto la linea di poverta’ e la disoccupazione supera il 50%.


29 maggio 2009


KOSOVO: LA BATTAGLIA DIPLOMATICA SULL'INDIPENDENZA / 1

L'Organizzazione della Conferenza Islamica, nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana, ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per iniziativa di alcuni membri di peso della Conferenza - come Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria - alla fine è stato però approvato un testo nautrale che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un generico sostegno allo sviluppo e alla stabilità della regione. La genericità del testo finale ha consentito sia a Belgrado, sia a Pristina di interpretare la risoluzione a proprio favore, per cui se il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha salutato la decisione della Conferenza Islamica come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia", il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ritiene il documento un riconoscimento "de facto" dell'indipendenza (anche se l'opposizione, con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli, ha criticato le autorità di Pristina perché non avrebbero saputo sviluppare un'efficace azione di lobbying).

Alle conclusioni della riunione della Canferenza Islamica e alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sull'indipendenza del Kosovo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 maggio e riascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Qui di seguito la corrispondenza di Artur Nura sulle posizioni dei kosovari albanesi.

La Conferenza Islamica ha approvato una risoluzione finale sul Kosovo. Infatti, diversamente da quanto preannunciato dal Ministro degli Affari Esteri della Serbia, Vuk Jeremic, la risoluzione e’ stato approvato e fa appello agli Stati dell'organizzazione di riconoscere l`indipendenza di Kosovo. Anche se questa risoluzione non ha un carattere obbligatorio, quela si può essere definita un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente da parte dei Paesi membri di questa Organizzazione molto importante dal punto di vista globale. Questa risoluzione dall’altro canto rappresenta un documento che promuove la cooperazione economica per lo sviluppo della regione ed in modo molto particolare del Kosovo come stato.

In effetti, una certa disinformazione e propaganda si e’ fatta elemento caratterizzante della 36-esima riunione interministeriale dei Ministri degli Affari Esteri dell`Organizzazione della Conferenza Islamica quale era dedicata alla discussione e approvazione del progetto di risoluzione del Kosovo. Secondo qaunto fatto pubblico, un primo testo della risoluzione è stato approvato due settimane fa da parte dell`Alto Comitato della Conferenza Islamica a Jeddah dell`Arabia Saudita. A questo testo veniva salutato il progresso del Kosovo rispetto al suo primo anniversario dell`Indipendenza, facendo inoltre appello ai Paesi membri per il riconoscimento del Kosovo, nonché allo sviluppo della cooperazione multi-settoriale per l'economia kosovara.

Questo documento di base è stata elaborata poi dall`Albania ed e` sponsorizzata dall`Arabia Saudita, e’ proposto presso i comitati di lavoro composti dai diplomatici rappresentanti i diversi Paesi membri della Conferenza Islamica. Infatti, dopo un lavoro di piu di tre messi dalle parti coivolte nel lavoro di lobbing sui membri della stessa Conferenza, risulta che probabilmente si sono ottenuti degli emendamenti proposti da Stati alleati della Serbia all'interno dell'Organizzazione della Conferenza islamica, principalmente Siria, Egitto e Azerbaigian. Questo anche se le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Albanese, Lulzim Basha hanno smentito il fatto che la risoluzione abbia subito dei cambiamenti e così anche le pretese dei serbi.

In effetti, ministro Basha ha affermato che "la risoluzione è stata approvata all'unanimità" e che "era stato fatto un importante passo in avanti per il processo di riconoscimento internazionale del Kosovo". Ma, come dimostra anche il testo della stessa risoluzione pubblicata dai media regionali, al termine della riunione ministeriale è stato approvato un documento nel quale si evidenzia che dalla proclamazione dell`indipendenza lo scorso 17 febbraio 2008, il Kosovo ha fatto notevoli progressi per la creazione delle istituzioni democratiche, creando il quadro legale ed istituzionale contemporaneo necessario, contribuendo alla conservazione della pace e della stabilità nella regione.

La Conferenza Islamica, dunque ha convertito la sua lingua politica in termini piu diplomatici. La risoluzione dice che "prende atto dei progressi compiuti verso il rafforzamento della democrazia in Kosovo", e "prende atto della rapida riconfigurazione della missione delle Nazioni Unite e il dispiegamento dell'EULEX". Pero, la stessa risoluzione inoltre "accoglie con favore la collaborazione del Kosovo con le istituzioni economiche e finanziarie dell'OIC, e invita la comunità internazionale, nel continuare a contribuire alla promozione dell'economia del Kosovo". In piou dobbiamo anche aggiungere che la Pristina, da parte sua, ha tentato in tutti i modi possibili di partecipare alla grande convention, ma secondo diverse notizie la Siria non ha voluto invitare la delegazione kosovara.

Le stesse fonti dicono che il Ministero degli Esteri dell`Kosovo aveva da subito fatto richiesta di partecipare accettando di essere parte della delegazione dell`Albania, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa! Pero facendo una conlusione generale dobbiamo informare che secondo molto opinionisti regionali oramai dopo l’approvazione di questa risulozione ci si aspetta una seria di riconoscentinti dei Paesi islamici quali porterano la lista dei paesi ad una cifra che potrebbe cambiare molto la fotografia internazionale degli riconoscimenti per il Kosovo.

E intanto fare una complessive fotografia al riguardo del riconoscimento del Kosovo, dobbiamo aggiungere che dopo il sostegno del Vice Presidente americano, Joe Biden, a favore dell'indipendenza del Kosovo, e prima della rinuone della Conferenza dei paesi Islamici dall’Europa e’ giunto anche la voce del Ministro degli Affari Esteri britannico, David Miliband. Il capo della diplomazia inglese aveva pubblicamente invitato i Paesi di maggioranza musulmana a riconoscere il Kosovo come uno Stato indipendente. Miliband, durante un discorso tenuto presso il Centro di Studi Islamici a Oxford sul tema "La nostra collaborazione in futuro: la costruzione di coalizioni e di vittorie, in futuro", aveva affermato che "è molto importante di essere coinvolti per garantire l'indipendenza del Kosovo, e in questo modo di mettere da parte l'ostilità degli anni '90 e di costruire un futuro di pace e di prospettiva futura".

Dal altro canto, dobbiamo informare che il Ministro degli Affari Esteri del Kosovo, Skender Hyseni, si è recato a New York, con l'esclusivo obiettivo di esercitare lobbing a favore della causa del riconoscimento del Kosovo. Durante il soggiorno a New York, come spiegato nel Comunicato del ministero degli Affari Esteri, Hyseni avrà incontri con circa 30 delegazioni appartenenti ai Paesi che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo, e che sono accreditati presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York. Durante questi incontri, il Ministro Hyseni parlerà dei progressi del Kosovo in questo primo anno d’indipendenza e chiederà ai Governi di questi paesi di inserire nella propria agenda il riconoscimento del Kosovo e di accelerare questo processo.

In piu, possiamo aggiungere che secondo Daniel Server, esperto per i Balcani presso l’Istituto americano della Pace a Washington, in un'intervista rilasciata per il "Voice of America" il futuro della Serbia nell'UE dipenderà dalla soluzione del problema del Kosovo. "Circa 22 paesi dell'UE hanno riconosciuto il Kosovo, perciò anche se tutti i paesi dell’UE accettano l'adesione della Serbia, e una lo respinge, ad esempio i Paesi Bassi, la Serbia non diventerà membro. Nonostante la sua retorica, il futuro della Serbia dipende dalla soluzione del problema del Kosovo" - ha detto Serwer, il quale ritiene molto importante che la Serbia mostri una maggiore cooperazione e che invii un segnale positivo sul riconoscimento dello Stato del Kosovo.

E per conludere dobbiamo informare che si fa sapere che dopo un anno di boicottaggio, anche la Russia ha ripreso i colloqui del Gruppo di Contatto sui Balcani e questo lo ha fatto sapere il quotidiano tedesco "Die Welt". Sembra che per la prima volta, dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo, nel corso della riunione del Gruppo di Contatto per i Balcani, che si è tenuto a Berlino, hanno partecipato anche gli alti rappresentanti della Russia. I Diplomatici occidentali sono convinti che il ritorno della Russia nella partita diplomatica sui Balcani potrebbe lasciar credere che "Mosca abbia cambiato la sua posizione sul Kosovo", o probabilmente che intende dare un proprio segnale di risposta alla visita del Vice Presidente americano Joe Biden in Bosnia, Serbia e Kosovo. In questo caso, bisogna ricordare che la Russia aveva abbandonato i colloqui nel gruppo di Contatto per i Balcani all'indomani della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, come forma di protesta.


27 maggio 2009


KOSOVO, RAPPORTO ONG: MINORANZE NON SERBE SENZA PROTEZIONE

Cerimonia di matrimonio tra i Gorani del Kosovo (Foto di Tanya Mangalakova da www.osservatoriobalcani.org)Persone appertenenti a minoranze non serbe del Kosovo serebbero costrette ad abbandonare il Paese perché si sentono discriminate poiché dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Serbia (proclamata il 17 febbraio 2008) è diminuita la protezione dei diritti dei gruppi etnici non-serbi. Lo sostiene l'organizzazione Minority Rights Group International, con base a Londra, in un rapporto pubblicato oggi che attribuisce l'esodo alla mancanza di volontà delle autorità kosovare di garantire i diritti di tutti gli abitanti del Paese. Secondo MRGI, la discriminazione nasce dall'impressione che le minoranze in Kosovo siano state alleate o abbiano fatto poco per opporsi al regime serbo di Slobodan Milosevic nel 1990.

Su una popolazione totale di due milioni di abitanti (il 92% dei quali è di etnia albanese), le minoranze non serbe sono circa il 5%, mentre i serbi sono circa 120 mila. Secondo il rapporto, ''nella maggioranza albanese vi e' una mancanza di volonta' politica e di investimenti sostanziali a favore dei diritti delle minoranze. Se si aggiunge il cattivo stato dell' economia, significa che molti membri delle comunita' devono ora lasciare il nuovo stato del Kosovo''. A soffrirne, secondo l'Mgi, sono le minoranze bosniaca, turca, Rom, Ashkali (etnia di origine egiziana residente nel sud dei Balcani da secoli) e Gorani (etnia slava di religione musulmana). Molti membri di questi gruppi, dice il rapporto, hanno lasciato il Kosovo da tempo.

Il rapporto critica anche la comunita' internazionale, accusandola di aver dedicato eccessiva attenzione ai rapporti fra serbi e albanesi, ignorando gli altri gruppi. ''Prioritario per la comunita' internazionale dovrebbe essere garantire che vi sia un qualche tipo di meccanismo internazionale a favore dei diritti umani delle minoranze in Kosovo'', ha detto in un'intervista Marc Lattimer, direttore di MRGI. Secondo Lattimer, una politica di tutela delle minoranze faciliterebbe il cammino del Kosovo verso l'Unione europea. Inoltre, "l'assenza di certezza circa lo status internazionale del
Kosovo dovuta all'opposizione della Serbia ha limitato la concreta applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani".

Lattimer, sottolinea che gli ashkali egiziani e turchi, i bosgnacchi, i croati, i gorani e i rom del Kosovo "soffrono dell'assenza di accesso all'informazione o all'educazione terziaria nella loro lingua. Questa circostanza combinata a dure condizioni economiche, ha fatto sì che molti di questi gruppi abbiano iniziato a lasciare definitivamente il Kosovo". Il rapporto evidenzia inoltre che "a dieci anni dal conflitto [tra Serbia e Kosovo] i membri delle comunità delle minoranze languono ancora in pessime condizioni nei campi profughi vicino Mitrovica (nord)". La preoccupazione è maggiore per ashkali egiziani e rom "che non hanno un altro Paese dove rifugiarsi".

Il rapporto di Minority Right Group International sulle minoranze non serbe in Kosovo (in inglese)


27 maggio 2009


PASSAGGIO SPECIALE: I PAESI ISLAMICI SOSTENGONO IL KOSOVO, FORSE

La bandiera dell'Organizzazione della Conferenza IslamicaLo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera a Radio Radicale è dedicato alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sulla questione dell'indipendenza del Kosovo. La trasmissione è curata da Roberto Spagnoli con la collaborazione di marina Sikora e Artur Nura.

La Serbia "non riconoscerà mai" la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, ha dichiarato al quotidiano francese Le Figaro il presidente serbo Boris Tadic, in visita a Parigi per colloqui bilaterali con il presidente francese Nicolas Sarkozy. "Non possiamo accettare il fatto che gli albanesi abbiano vinto tutto ed i serbi abbiano perso tutto. Si tratta del contrario di un compromesso", ha detto il presidente serbo affermando che "un giorno o l'altro i negoziati riprenderanno in un clima più tranquillo, perché il Kosovo non potrà ottenere un seggio all'Onu senza il nostro accordo". Secondo Tadic, "il grande progresso rispetto al passato è che nessuno più pensa a risolvere le divergenze con la violenza".Prosegue, dunque, la battaglia diplomatica della Serbia contro il riconoscimento internazionale del Kosovo in attesa della decisione della Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta serba, dovrà pronunciarsi sulla legittimità della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo alla luce del diritto internazionale.

Intanto un altro terreno di scontro sulla questione si è aperto in senso alla Organizzazione della Conferenza Islamica che nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte dei paesi islamici "in nome del sostegno ai
fratelli musulmani". Per iniziativa di alcuni Paesi membri di peso quali Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria, sono stati però approvati emendamenti per cui alla fine ne è risultato un testo generico che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un sostegno allo sviluppo della regione. Il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, ha salutato la decisione come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia". Il capo della diplomazia serba ha anche avvertito che non si fermerà la pressione sui paesi musulmani nonche’ su altri paesi per riconoscere l'indipendenza di Pristina e per questo la Serbia continuerà la sua lotta diplomatica per impedirlo.

Da Belgrado si fa dunque notare che la risoluzione sul Kosovo che è stata approvata alla Conferenza islamica, diversamente da quanto prannunciato, non fa appello agli Stati dell’organizzazione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo, non ha un carattere vincolante e non si puo’ definire un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente ma è piuttosto un documento che si limita a promuovere la cooperazione economica per lo sviluppo della regione. Diverse le valutazioni da parte albanese che sottolineano come, anche se questa risoluzione non ha un carattere obbligatorio, può essere considerata un passo verso il riconoscimento dell'indipendente kosovara da parte di un'Organizzazione che ha un indubbio peso dal punto di vista globale e che la risuluzione potrebbe portare nuovi riconoscimenti da parte di Paesi islamici che potrebbero allungare di molto la lista dei Paesi che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo.

La risoluzione della Conferenza Islamica ha suscitato alcune polemiche a Pristina: per il presidente Fatmir Sejdiu il documento "de facto" riconosce il Kosovo, mentre l'opposizione - con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli - critica le autorità del Paese perché non hanno saputo portare avanti un'efficace azione di lobbying tra i Paesi islamici.

Da notare, infine, che n
é i rappresentanti di Belgrado, né quelli di Pristina hanno potuto prendere parte ai lavori. Secondo alcune fonti, le autorità siriane non hanno concesso l’accredito alla delegazione kosovara a seguito di forti pressioni da parte della Serbia, la quale, da parte sua, ha annunciato di aver fatto richiesta di essere ammessa all'Organizzazione della Conferenza Islamica in qualità di osservatore.

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