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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





8 febbraio 2010


LA CROAZIA TRA UE E SERBIA

La Croazia punta all'adesione all'Unione Europea nel 2012. I negoziati in corso sono ripartiti nelle ultime settimane del 2009 dopo essere stati bloccati per mesi dal veto sloveno a causa del contenzioso sui confini tra i due Paesi. La Spagna, presidente di turno dell'Ue promette di sostenere le aspirazioni di Zagabria. Sul tappeto restano però ancora diversi problemi, primo fra tutti il capitolo giustizia: Bruxelles chiede una svolta decisa nella lotta alla corruzione e alla lotta alla criminalità organizzata. Una questione che è stata uno dei cavalli di battaglia del neo presidente croato Ivo Josipovic e sul quale si è impegnata anche la premier Jadranka Kosor. Nel frattempo la Serbia, per bocca del ministro degli Esteri Jeremic, auspica buone relazioni tra i due Paesi.
Su questi argomenti riporto qui di seguito la trascrizione della parte della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 febbraio su Radio Radicale.

La presidenza spagnola promette maggiore impegno per l’ingresso della Croazia nell’Ue
Il ministro degli esteri della Spagna, il paese che presieda all’Ue, Miguel Angel Moratinos ha rilevato che il suo Paese durante il semestre di presidenza dedichera’ la maggior possibile attenzione alla Croazia, informa l’agenzia di stampa croata Hina. Il ministro spagnolo ha dichiarato che e’ desiderio della Spagna che “la Croazia realizzasse il maggiore progresso nel processo di negoziati e che, se sara’ possibile, concludesse questo processo entro la fine della presidenza spagnola, ma in ogni caso entro la fine del 2010. Moratinos lo ha detto durante il dibattito alla Commissione esteri del PE. Alle domande dei parlamentari europei relative alle riserve slovene sull’apertura di tre capitoli bloccati, Moratinos ha risposto che sulla soluzione del problema bilaterale la presidenza spagnola sta’ lavorando sia con la Croazia che con la Slovenia. Ha annunciato che alla conferenza intergovernativa di adesione che si svolgera’ questo mese, la Croazia potra’ aprire due capitoli. Dopo l’accordo sull’arbitrato tra le due parti coinvolte, Ljubljana ha mantenuto le riserve sull’apertura di tra capitoli: ambiente, pesca e politica estera, di sicurezza e difesa. Il premier sloveno Borut Pahor e il ministro degli esteri Samuel Zbogar hanno annunciato il mese scorso la possibilita’ che fino alla prossima conferenza di adesione siano eliminate le riserve relative ai capitoli ambiente e pesca. Il ministro Moratinos ha annunciato inoltre che prossimamente si rechera’ in visita a Zagabria.

Belgrado vuole buone relazioni con il nuovo presidente croato
Quanto alle relazioni della Serbia con i paesi vicini della regione, sembra ammorbidirsi la retorica nei confronti della Croazia. Il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic in una intervista alla televisione di stato serba RTS, ha detto che la Serbia vuole le migliori relazioni possibili con la Croazia con la quale ha ancora molte questioni aperte. Jeremic ha precisato che con il nuovo presidente croato, Ivo Josipovic, Belgrado vuole stabilire quel tipo di rapporti che non sono stati possibili con il presidente uscente, Stjepan Mesic. Ma anche Josipovic, ha messo un granello di sabbia negli occhi serbi quando ha detto di capire le frustrazioni della Serbia relative al Kosovo e che il Kosovo e’ una realta’ sulla quale non si puo’ tornare indietro. Secondo il ministro degli esteri serbo, una tale formulazione non va bene quando si tratta di relazioni delicate nel vicinato. Jeremic afferma che la parte serba e’ molto diponibile e non rinuncera’ alle soluzioni di questioni aperte con la Croazia – innanzitutto quanto si tratta di questioni di confine e del rientro di profughi ma anche altro. Propone che entrambe le parti si astengano da parole pesanti e di tentare con un impegno congiuto di realizzare un futuro comune. E il direttore del Fondo balcanico per la democrazia, Ivan Vejvoda ha valutato giovedi’ che la collaborazione dei paesi della regione e’ migliore rispetto all’immagine che si trasmette a causa delle “turbolenze superficiali”. “Lo attestano il livello e l’intensita’ della cooperazione in diversi settori – dall’economia alla cultura e prevedo che le relazioni regionali nel corso di quest’anno saranno ancora migliori” ha detto Vejvoda alla presentazione a Belgrado della rivista periodica “Le sfide delle integrazioni europee”. Vejvoda ha rilevato che per le buone relazioni regionali ci sono due principali presupposti: il desiderio di tutti i paesi dell’Europa sudorienatale di aderire all’Ue e la posizione di tutti i leader eletti democraticamente che bisogna risolvere i problemi in modo pacifico, con mezzi diplomatici e in modo istituzionale.


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7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


KOSOVO: NUOVA RIDUZIONE PER KFOR

Un'ulteriore riduzione del contingente Nato in Kosovo (Kfor) è stata discussa oggi nell'incontro, a Istanbul, dei ministri della Difesa dei Paesi membri dell'Alleanza atlantica. Lo ha confermato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, precisando che in agenda c'è un nuovo taglio degli effettivi, dopo quello che nel 2009 ha ridotto il contingente da 14mila a 10mila unità. L'obiettivo è ora di arrivare a meno di 4mila effettivi nel 2011. La Nato sta cercando nuove forze per il fronte afgano: servono infatti 10mila soldati da inviare in Afghanistan al fianco degli Stati Uniti.
La Nato e' comunque molto soddisfatta dei progressi fatti negli ultimi 12 mesi in Kosovo: ''Significativi progressi sul terreno sono stati compiuti negli ultimi 12 mesi'', ha detto il segretario generale della Nato sottolineando che la missione Kfor si sta trasformando ''in una struttura piu' leggera e flessibile''. Ma ''non c'e' dubbio - ha aggiunto Rasmussen - che la Kfor restera' pienamente capace di fare la sua parte nel garantire sviluppo in condizioni di sicurezza''.



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5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN CROAZIA ED IN SERBIA

di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.



CROAZIA
Entro due anni voglio una Croazia che concludera’ i negoziati di adesione all’Ue e avra’ una data concreta per l’ingresso nell’Unione, una Croazia nella quale potremmo dire che siamo usciti dalla crisi e di essere soddisfatti con la lotta alla corruzione e ogni forma di criminalita’” ha sottolineato lunedi’ sera la premier croata Jadranka Kosor, ospite della trasmissione ‘Notiziario plus’ della TV di stato HTV. Jadranka Kosor ha ribadito che la lotta alla corruzione, l’ingresso nell’Ue e il rafforzamento dell’economia sono i tre principali obbiettivi del suo esecutivo nel 2010 e ha ricordato le misure che il Governo ha intrapreso per lo sviluppo economico menzionando anche altri programmi che il governo di coalizione guidato dall’HDZ ha preparato per il 2010, quali le misure per la piccola e media impresa. Ha annunciato anche nuove misure per l’industria tessile di un valore di 100 miglioni di kune croate (circa 14 miglioni di euro) nonche’ le misure per aiutare l’edilizia. La premier croata ha spiegato che in questo momento non sarebbe reale ne’ giusto riflettere sull’abolizione della cosidetta tassa di crisi e di altre misure impopolari intraprese per uscire dalla crisi economica. Jadranka Kosor ha detto di essere consapevole che la tasse di crisi bisogna abolirla al piu’ presto e ha assicurato che “appena sara’ possibile, lei sara’ la prima a chiderlo”. La Kosor ha ribadito che questa legge sara’ in vigore fino al 31 dicembre 2010.
Un recente sondaggio effettuato nel dicembre 2009 su un campione di 1.500 intervistati ha mostrato come la crisi economica viene sentita dai cittadini croati e che impatto ha sulla loro vita. Secondo questo sondaggio, la crisi si sente in 82 percento delle aziende croate. Il maggior numero di intervistati, l’82 percento, hanno dichiarato che la crisi economica si sente nell’azienda in cui lavorano, mentre l’11 percento affermano di non sentire ancora la crisi ma sono convinti che questo avverra’. La meta’ dei cittadini intervistati, ritiene che la crisi durera’ ancora per uno o due anni, mentre il 43 perceno sono piu’ pessimisti e pensano che la crisi durera’ piu’ di due anni. Gli ottimisti invece, ma sono soltanto il 7 percento, credono che si uscira’ dalla crisi economica gia’ quest’anno. I cittadini piu’ ottimistici sono quelli che lavorano nelle aziende private. Anche se la lotta contro la crisi economica include maggiormente decisioni e misure difficili, il maggior numero di intervistati sono disponibili ad affrontare tali problemi. Cosi’ il 41 percento ritiene che loro stessi sarebbero proprietari ideali delle aziende in cui preferirebbero lavorare. Il 20 percento ritiene che sarebbe ideale lavorare per i proprietari stranieri, mentre il 18 percento lavorerebbe per lo Stato.
I piu’ impopolari sono i proprietari di aziende croati per i quali lavorerebbe il 17 percento di cittadini.
Perfino 94 percento di intervistati ritiene che la crisi ha influenzato la loro vita, il 46 percento ha dichiarato che essa ha un forte impatto sulla loro vita, mentre per il 50 percento, la crisi si sente poco. Solo 4 percento di cittadini ha dichiarato che la crisi non ha influenzato la loro vita. Attualmente il 45 percento di intervistati, hanno paura maggiormente di malattie, per il 20 percento il piu’ grande timore e’ quello di perdere il lavoro, mentre il 14 percento di cittadini pensa che la piu’ grande minaccia alla loro vita e’ la crisi economica. Un terzo dei cittadini croati intervistati non ha un debito privato, il 27 percento e’ indebitato fino a 5.000 euro, il 22 percento tra 5.000 e 30.000 euro mentre il 16 percento ha un debito di oltre 30.000 euro. I piu’ indebitati sono i cittadini tra 31 e 40 anni. Il maggior numero, il 63 percento, non intendono prendere un mutuo nel 2010, un quarto e’ ancora indeciso mentre soltanto l’11 percento e’ intenzionato a indebitarsi nel corso di quest’anno.

SERBIA
Dopo una serie di anni buoni, il 2009 viene ritenuto come uno dei peggiori anni per l’economia della Serbia, colpita dalla crisi economica, le cui conseguenze – si prospetta – si sentiranno ancora a lungo. Ne ha parlato recentemente, in una intervista per la Radio internazionale di Serbia, il presidente della Camera di commercio della Serbia, Milos Bugarin. Secondo Bugarin, l’economia serba ha segnato, dopo i cambiamenti democratici del 2000, una costante crescita di attivita’ economiche che grazie ad una seria riforma strutturale dell’intero sistema economico, ha visto l’aumento del prodotto interno lordo in media di 4,5 percento.
Bugarin ha evidenziato che nello stesso periodo vi e’ stato un grande afflusso di denaro dalla privatizzazione e dagli investimenti diretti stranieri. Nel momento in cui l’economia serba ha ripreso vita e quando e’ stato fermato il blocco nello sviluppo tecnologico di diversi decenni – spiega Bugarin – il paese e’ stato colpito dalla crisi finanziaria mondiale. Attualmente vi e’ un drastico calo del prodotto interno lordo, sottolinea il presidente della Camera di commercio serba, il che ha protato al blocco di moltissime imprese, ad un alto livello di mancata liquidita’ nell’economia serba e ad una forte recessione causando anche determinati disordini sociali.
Tuttavia, la Cemera di commercio e’ dell’opinione che il governo di Mirko Cvetkovic e’ riuscito in qualche modo a sconfiggere la crisi economica. Le misure intraprese dal governo durante l’anno di crisi, hanno assicurato la stabiita’ del settore finanziario e attraverso alcuni pacchetti di misure sono stati ammortizzati i colpi della crisi finanziaria mondiale, afferma Bugarin. Le principali critiche dicono che si tratta di misure a breve termine e che non ci sono state invece proiezioni a medio e lungo termine. Secondo Bugarin e’ un grande successo il fatto che esiste il dialogo tra gli imprenditori e il governo, grazie al quale una buona parte dei loro suggerimenti e’ diventata parte integrante della politica economica del Paese. In questo modo – evidenzia Bugarin – la Camera di commercio della Serbia, con il suo status nazionale, e’ posizionata come un serio negoziatore e partner del governo.
Va ricordato che a fine del 2009 e’ stata raggiunta la liberalizzazione dei visti e sempre nel 2009, sbloccato l’Accordo commerciale transitorio. Belgrado ha applicato per un anno in modo unilaterale l’Accordo. Le decisioni di Bruxelles, nonostante il proseguimento del veto sull’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, rappresenta una specie di premio per la strada europea della Serbia e la sua determinazione di andare avanti sulla strada delle riforme necessarie. E lunedi’, formalmente e giuridicamente e’ iniziata l’attuazione commerciale transitoria dell’Accordo di stabilizzazione e associazione.
L’accordo transitorio con l’Ue porta ai cittadini della Serbia, in quanto consumatori, una maggiore scelta di merci di diversa qualita’ e a diversi prezzi, ha spiegato per il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ Milica Delevic, direttrice dell’ufficio del governo per le integrazioni europee. Come ha spiegato la Delavic, lunedi’ e’ stata formalizzata la decisione del Consiglio di ministri dell’Ue dello scorso 7 dicembre la cui attuazione e’ iniziata in modo non formale gia’ il giorno dopo.
La Serbia si trova adesso nel secondo anno di libaralizzazione, ha un termine di sei mesi per stabilire la zona di libero commercio con l’Ue che implica la graduale abolizione delle tasse doganali e quote nel comune commercio. Questo termine scade nel 2014, ha detto Milica Delevic. “Attraverso questo accordo lo stato ottiene la possibilita’ di realizzare interessi economici per i cittadini e per l’economia. Dal punto di vista politico, questa e’ l’occasione di creare ulteriori presupposti per le integrazioni eurpee” ha evidenziato la direttrice dell’ufficio governativo per le integrazioni europee.
Questo e’ un passo di transizione della Serbia dallo status di candidato potenziale allo status di vero candidato all’adesione nell’Ue. Questo status apre i fondi di preadesione nell’ambito dei quali per l’agricoltura i piu’ importanti sono i fondi destinati allo sviluppo rurale” ha spiegato Milos Milovanovic, viceministro dell’agricoltura. Secondo gli esperti serbi, l’Accordo e’ un segnale molto positivo per le ditte euro-occidentali che vogliono stabilire la cooperazione e il partenariato con le piccole e medie imprese in Serbia.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN ALBANIA ED IN KOSOVO

di Artur Nura
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.

 

Albania
Il Governatore della Banca Centrale d'Albania, Ardian Fullani, ha affermato per i mass media locali che è possibile un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti alimentari un fenomena certo che ha a che fare con tutti. Secondo l’avvertimento di Fullani, questi prezzi cresceranno ancora di più. Il Governatore ha sottolineato che l'economia albanese è minacciata dalle oscillazioni dell'economia internazionale mentre la stabilità finanziaria dalla scarsezza di valuta. "Ci sono indicatori che riflettono, con effetto ritardato e che si influenzera sul tasso di cambio sotto-stimato, le congiunture nei mercati internazionali e nel mercato albanese. Questi fattori scateneranno dinamiche inflazionistiche nei primi 6 mesi di quest'anno, in tale previsione si tiene in considerazione anche una riduzione delle derrate agricole dovuta alle inondazioni vissute durante l'inverno", ha detto Fullani. Il Governatore Fullani ha anche risposto in merito alle richieste della Confindustria al Governo, esprimendo un giudizio sui riflessi di un'amnistia fiscale sull'economia albanese, dicendo che qualsiasi manovra che punti a una formalizzazione dell'economia sommersa è accolto con favore dalla Banca d'Albania.
In effetti, la Confindustria di Albania, in relazione alla difficile situazione economica del Paese che ha colpito anche le aziende, ha proposto che il governo albanese approvi ed attui un profondo condono fiscale. La Confindustria ritiene che vi sono diversi motivi per i quali si dovrebbe attuare il condono, come ad esempio il rientro dei capitali dall'estero, l'aumento delle iniziative d’investimento da parte delle imprese e dei cittadini nell'economia del paese, la prevenzione del ritiro delle rimesse dell'emigrazione albanese. Oltre a questi, la Confindustria osserva che quasi tutti i paesi dell'UE hanno fatto o stanno attuando delle pratiche di condono fiscale, quindi qualsiasi ritardo dell'Albania crea il rischio di un aumento della fuoriuscita di denaro e capitali verso mete di investimento più attraenti e più vantaggiose dal punto di vista fiscale, causando gravissimi danni al sistema fiscale e bancario, nonchè allo sviluppo economico del Paese. Dall’altro canto la Banca dell’Albania ha pubblicato di recente anche i dati del commercio estero durante il 2009, evidenziando un calo delle importazioni totali del 9%, mentre le esportazioni diminuiscono in maniera più che proporzionale, pari all'incirca al 14%, andando così ad aumentare il disavanzo della bilancia commerciale.
Però dall’altro canto, dobbiamo aggiungere che secondo Heritage Foundation Il prospetto positivo della libertà economica in Albania, influenzerà positivamente lo sviluppo dell'economia albanese nel 2010 e oltre. Alemeno questo e’ al quanto detto dal Ministro delle Finanze, Ridvan Bode che ha fatto sapere che nella relazione della HF, l'Albania si è classificata tra i paesi migliori al mondo, per il miglioramento significativo in termini di libertà economica nel 2009. Bode ha aggiunto che questa relazione è un elemento di stimolo per gli investimenti esteri in Albania, pero stando ai dati dell'indice annuale della libertà economica, pubblicata dalla stessa “Heritage Foundation”, l'Albania ha visto veramente un discreto miglioramento. Cioe’ l'Albania si classifica come 53-esimo Paese per libertà economica con 66 punti, il 2,3% in più rispetto allo scorso anno; mentre si classifica 25-esima dei 43 paesi Europei come valutazione complessiva media rispetto al livello mondiale. In piu secondo la stessa relazione anche se e' migliorato il clima economico degli investimenti in Albania, il miglioramento della libertà delle imprese viene ancora ostacolato da una burocrazia macchinosa e stancante. Il rapporto afferma anche che in generale, la difesa del diritto di proprietà è debole in Albania. La registrazione delle proprietà è migliorata, ma la sicurezza del diritto alla proprietà continua ad essere un problema nelle zone costiere dove esiste un potenziale promettente per lo sviluppo del turismo del Paese.


Kosovo
Ci sono notizie che indicano una prospettiva buona per il Paese. Per iniziare dobbiamo affermare che ha avuto inizio una conferenza di 3 giorni per la scelta dei partner pubblici e privati dell'Aeroporto Internazionale di Pristina, organizzata dal Ministero dei Trasporti e della Posta e Telecomunicazioni del Kosovo. Alla conferenza hanno partecipato gli offerenti per l'appalto di gestione e sviluppo dell'Aeroporto Internazionale di Pristina che avranno la possibilità di esporre le proprie osservazioni in merito alla bozza del contratto, inviata il 29 dicembre 2009. Ad aprire la conferenza è stato il Premier Hashim Taci, il quale ha esordito dicendo che l`Aeroporto non verrà privatizzato, ma dato in gestione ad un operatore privato, che apportando degli investimenti migliorerà i servizi e darà vita ad una fonte economica importante per il Kosovo.
"Noi stiamo semplicemente scegliendo la collaborazione con un gestore privato competente e con una vasta esperienza nel settore, che investirà circa 100 milioni di euro nei prossimi anni. In questo modo speriamo sarà possibile rendere l`Aeroporto di Pristina il più competitivo nella regione per i decenni che verranno", ha dichiarato il capo del Governo. Egli ha anche ribadito che non verrà messo in vendita una proprietà statale, in quanto le azioni dell'Aeroporto spettano a tutti i cittadini kosovari, aggungendo che dopo il rilascio della concessione, l'operatore privato è tenuto a rispettare tutti i termini previsti dal contratto e che con la costruzione dell'edificio del nuovo e moderno terminal, verranno create le condizioni per aumentare il numero di viaggiatori e delle compagnie aeree che sceglieranno il Kosovo come destinazione.
Dall’altro canto anche le Commissioni dell'Economia, del Commercio, Industria, Energia, Trasporti e Telecomunicazioni del parlamento del Kosovo, guidate da Myzejene Selmani hanno esaminato di recente la strategia per il mercato dell'energia elettrica per il periodo 2009-2018. La strategia prevede l'accurata determinazione dei bisogni e delle capacità di produzione del Kosovo, con particolare attenzione per la costruzione della centrale del Nuovo Kosovo che sarà costruita in collaborazione con la Banca mondiale e dell'USAID. Il 20-21 gennaio e’ stato organizzata a Pristina la Conferenza degli Investitori per l’Energia, durante la quale sono esaminate le proposte delle parti che hanno espresso interesse per il progetto del nuovo impianto energetico “Il Nuovo Kosovo”. Secondo il Ministro dell'Energia e delle Miniere, Justina Pula Shiroka, il bando di gara esprime chiaramente le condizioni da rispettare per coloro che abbiano interesse per il progetto della nuova centrale, già pubblicato con termine da rispettare entro il 29 gennaio 2010.
Un altro componente che potrebbe aiutare molto l'economia del Kosovo sarebbe il fatto in vista di una possibile liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo verso i Paesi dell'area Schengen.mAlmeno una fonte governativa a Pristina ha fatto sapere che alla Comissione Europea c’e’ chi intende presentare i criteri e le condizioni che il Kosovo deve soddisfare per ottenere l'abolizione del visto.


Postscriptum
L'International Financial Corporation che opera all'interno del Gruppo della Banca Mondiale, e l'Agenzia svedese per la cooperazione internazionale allo sviluppo hanno firmato un accordo con il quale stanzieranno 125 milioni di dollari per garanzie senza copertura per le banche a livello mondiale e regionale che finanziano il commercio nella regione dell'Europa centrale e orientale minacciata dalla crisi finanziaria globale. Tali garanzie saranno stanziate a favore delle banche dei mercati di Serbia, Bosnia, Albania, Bielorussia, Georgia, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Turchia e Ucraina. L'Accordo è stato raggiunto nella seconda fase del Programma per la liquidità globale del commercio, gestito dall'IFC. Negli ultimi sei mesi, per il Programma sui mercati del sviluppo sono stati versati più di 900 milioni di dollari per sostenere le transazioni commerciali del valore di 2,2 miliardi. Tali garanzie senza copertura hanno come obiettivo quello di incentivare le banche a fornire prestiti necessari al finanziamento di attività commerciali, al fine di ridurre il rischio di credito associato per il rientro e l'espansione degli sviluppi commerciali.




5 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

Le prospettive dei Balcani occidentali per il 2010

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 3 febbraio su Radio Radicale è stato dedicato alle prospettive della regione balcanica occidentale per il 2010.
La stabilità dei Balcani occidentali è ancora a rischio a causa di questione rimaste irrisolte dopo i conflitti degli anni '90. In particolare: assetto istituzionale della Bosnia, status del Kosovo, contenzioso sul nome della Macedonia. Questo è quanto si legge in "Prospects 2010", atlante mondiale di analisi strategica di Oxford Analytica, pubblicato a puntat in Italia da Milano Finanza. 

La trasmissione fa una fotografia della situazione nei principali paesi della regione. La crisi globale ha colpito piuttosto duramente economie ancora deboli o non sufficientemente solide. L'adesione all'Ue resta la principale prospettiva di stabilità e sono stati compiuti progressi per superare i conflitti passati, ma occorre uno sforzo della comunità internazionale per gettare basi solide per la stabilità politico-economica per la regione.

La trasmissione è disponibile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche


4 febbraio 2010


LA SERBIA TESTA DI PONTE DELLA PENETRAZIONE ECONOMICA CINESE NEI BALCANI

Il presidente serbo Boris Tadic con il presidente cinese Hu JintaoAlla fine di agosto dell'anno scorso scrivevo in questo blog che chi pensa che i Balcani siano un'area complicata e per molti versi incomprensibile, una regione marginale rispetto alle grandi partite geo-strategiche in corso e dunque non particolarmente significativa nel ridisegno dei rapporti di forza a livello globale, avrebbe fatto meglio a ricredersi e a tenere d'occhio da una parte le mosse dei grandi attori mondiali nella regione e dall'altra la politica estera della Serbia, che dei Balcani è il paese chiave. Il riferimento era alla visita in maggio a Belgrado del vice-presidente americano Joe Biden, a quella che sarebbe poi avvenuta in autunno del presidente russo Medvedev, ma soprattutto alla visita ufficiale del presidente serbo Boris Tadic a Pechino, dove si era recato dal 20 al 24 agosto insieme al ministro degli Esteri Jeremic, al ministro dellEconomia Dinkic e ad una folta delegazione di imprenditori: l’obiettivo della visita era quello di portare in Serbia gli investimenti di una delle potenze economiche e politiche più importanti al mondo. Un obiettivo pienamente raggiunto, visto che la missione serba era rientrata con in tasca una serie di accordi significativi sul piano politico e soprattutto economico che confermavano quanto dichiarato dal presidente Tadic alla vigilia del viaggio: la Cina è il quarto pilastro” della politica estera serba, insieme a Washington, Mosca e Bruxelles.

La partnership economica strategica siglata la scorsa estate tra Belgrado e Pechino inizia ora a dare i suoi frutti: ieri a Belgrado è stato infatti firmato il contratto preliminare tra la "Elektroprivrede Srbije", la compagnia elettrica nazionale serba, e la Cmec (China national machinery & equipment import & export corporation), in base al quale quest'ultima investirà oltre un miliardo di dollari nel potenziamento della centrale termoelettrica serba di Kostolac, sul Danubio. L'accordo prevede, inoltre, il potenziamento della capacità della vicina miniera di Drmo attraverso la realizzazione di un terzo impianto che verrà consegnato "chiavi in mano" a Belgrado. Una formula quanto mai allettante per le repubbliche dell'ex Jugoslavia bisognose di nuove infrastrutture per rilanciare le loro economie già deboli ed ora colpite dalla crisi globale. E proprio nel settore delle grandi opere infrastrutturali i cinesi hanno espresso un grande interesse per la realizzazione del secondo ponte sul Danubio a Belgrado, opera cruciale per i piani di sviluppo della città. I Balcani diventano quindi per la Cina la base di partenza ideale per penetrare il mercato europeo dell'energia e delle infrastrutture e la Serbia un partner disponibile nella regione. Belgrado, da parte sua, nella Cina trova da una parte un investitore internazionale di peso nella propria economia e dall'altro un alleato politico chiave per la difesa della sua sovranità sul Kosovo. La Cina, infatti, alle prese con le spinte separatiste all'interno dei propri confini, in Tibet e nel Turkestan orientale, vede nella secessione del Kosovo un "pericoloso precedente" e per questo non ha esitato a schierarsi a difesa della causa serba all'Onu e alla Corte internazionale di giustizia chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza secondo il diritto internazionale.

Gli ottimi rapporti tra Cina a Serbia hanno le loro radici negli anni 70, quando lostilità che per un certo periodo aveva caratterizzato i rapporti tra Mao e Tito lasciò via via il posto ad un riavvicinamento che proseguì anche dopo il disfacimento della Jugoslavia e che Slobodan Miloševic strinse ulteriormente anche per rispondere allisolamento internazionale. Non fu un caso che durante la guerra del Kosovo, i caccia americani colpirono l'ambasciata cinese a Belgrado, anche se poi la versione ufficiale di Washington parlò di "errore". Il bombardamento fece stringere ulteriormente i rapporti tra i due paesi, che non mutarono nemmeno dopo la caduta di Slobo e la vicenda dell'indipendenza del Kosovo ha ribadito la comunanza di vedute rispetto ai problemi di sovranità. Proprio questa convergenza è stata alla base dell'accordo di collaborazione strategica firmato nell'agosto scorso a Pechino dal presidente serbo Boris Tadic e dal suo omologo cinese Hu Jintao. Si noti che la Serbia ha ottenuto una partnership strategica che la Cina al momento ha accordato a non molti altri paesi al mondo. Per la Cina interessata ad ampliare la propria presenza in Europa attraverso i paesi economicamente emergenti impegnati nel processo di integrazione nellUE la Serbia diventa una testa di ponte attraverso cui Pechino applica il suo progetto al resto dei Balcani: l'intesa economica legata a quella politica.


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