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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





24 giugno 2009


TURCHIA-UE: IL NEGOZIATO PROSEGUE

Foto APLa presidenza svedese dell'Unione Europea, che prenderà il via dal 1 luglio, onorerà gli impegni con la Turchia per quanto riguarda i negoziati di adesione: lo ha assicurato il ministro degli Esteri Carl Bildt, che oggi ha presentato a Bruxelles il programma del nuovo semestre europeo, evitando però di prendere impegni per quanto riguarda l'apertura di nuovi capitoli negoziali con Ankara. Il ministro svedese ha aggiunto che l'affermazione dei partiti contrari all'ingresso in Europa della Turchia richiede "un maggiore dibattito pubblico" sull'allargamento riconoscendo che "forse in passato ce n'è stato troppo poco".
Se la Svezia per ora non ha indicato date precise per l'esame di nuovi dossier negoziali con la Turchia nel suo semestre di presidenza, la Repubblica Ceca chiude il suo facendo fare un piccolo passo avanti ai rapporti tra Ankara e Bruxelles. Martedì prossimo, ultimo giorno della presidenza di turno ceca, secondo quanto dichiarato fonti diplomatiche europee ripreswe dalle agenzie di stampa, dovrebbe essere aperto il capitolo sul fisco, dodicesimo capitolo negoziale su 35 grazie al fatto che "i Paesi dell'Ue sono quasi d'accordo sull'apertura del dossier".
I negoziati di adesione turco-europei sono cominciati nell'ottobre 2005, ma procedono a rilento dopo che nel dicembre 2006 otto dossier sono stati "congelati" a causa della questione cipriota, che secondo alcuni membri Ue dovrà essere risolta entro la fine di quest'anno per evitare che il negoziato si blocchi del tutto, tenendo conto che la Francia - dichiaratamente contraria all'ingresso nell'Ue della Turchia - blocca altri cinque dossier, legati direttamente all'adesione. Il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea non sarà certo facilitato dal successo delle formazioni euro-scettiche e anti-turche alle recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.


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23 giugno 2009


E' TEMPO DI UNA "SALONICCO II"?

Sei anni fa a Salonicco si tenne un importante vertice per definire la prospettiva di adesione all'Ue dei Balcani occidentali. In questo periodo, però, il processo di integrazione europea ha subito un evidente rallentamento. Per questo, secondo Jovan Teokarevic, docente all’Università di Belgrado e direttore del Centro di Integrazione europea di Belgrado (BeCEI), è giunto il tempo di un nuovo summit. Il perché lo spiega in un interessante articolo pubblicato il 17 giugno scorso sul sito di Osservatorio Balcani (traduzione di Maria Elena Franco). Il messaggio principale venuto da “Salonicco I”, scrive Teokarevic era duplice: "Gli stati dei Balcani Occidentali hanno una prospettiva reale di adesione all’Ue", e la "mappa dell'Europa sarà completa solo quando gli stati della regione entreranno in Ue". Nel frattempo, mentre questi stati hanno fatto progressi nel campo delle riforme politiche ed economiche per avvicinarsi all'adesione all'Ue, il processo di allargamento dell'Ue è gravemente rallentato. Quindi, "per evitare una crisi generale, le idee chiave del summit di giugno 2003 dovrebbero essere rinnovate e arricchite, prendendo in considerazione l’acquisito livello di europeizzazione della regione, così come altri importanti cambiamenti, sia nel vecchio continente che nel mondo".

"Recentemente - scrive ancora Teokarevi
c
- tra i politici e i cittadini dei Balcani Occidentali sta crescendo un pensiero condiviso, secondo il quale la strada per l’Ue promessa a Salonicco sta diventando sempre più lunga e incerta; questo perché, oltre ad uno sguardo retrospettivo, questi paesi hanno bisogno di una visione ancor più approfondita e strategica rivolta al futuro, da elaborare insieme all’Ue. Questa potrebbe essere la descrizione più concisa dell’obbiettivo che potrebbe porsi il nuovo summit dei capi di stato e di governo Ue-Balcani Occidentali. Entrambe le parti potrebbero beneficiare soprattutto, prima che dal summit in sé, dalla moltitudine di attività intellettuali, politiche e diplomatiche che lo precederanno. Il summit di alto livello non dovrebbe essere tralasciato, dal momento che soltanto il Consiglio europeo, rafforzato dai leader della regione, potrebbe prendere delle decisioni con impegno importante, duraturo e vincolante da entrambe le parti".

Teokarevi
c
sostiene che "gli stati della regione sono stati premiati per i loro sforzi con alte posizioni sulla scala di “adesione europea”, includendo anche i finanziamenti". A questo proposito, nota che "al tempo del “Salonicco I”, solo la Croazia aveva presentato la sua candidatura. Nel frattempo, questo stato non solo è diventato un candidato ufficiale per l'adesione della Ue (seguito dalla Macedonia), ma ha anche concluso la maggior parte dei capitoli di negoziazione. Tutti gli altri paesi sono ancora considerati potenziali candidati, ma hanno firmato l'Accordo di stabilizzazione e associazione (quelli di Macedonia e Albania sono stati ratificati). Negli ultimi mesi Montenegro e Albania hanno ufficialmente presentato la loro candidatura di adesione all'Ue". Per questo "secondo molti osservatori e partecipanti, visti i buoni risultati, tutti nei Balcani Occidentali dovrebbero essere molto soddisfatti, in particolare se si confronta la situazione attuale con la disillusione e la poca speranza di una decina d'anni fa. Per questo molte persone suggeriscono di proseguire su questa strada finché, ovviamente, porterà frutti". Ma dato che "manca ancora una seria valutazione sul lavoro fatto finora e sui risultati ottenuti, così come sulle politiche e le prospettive [...] la cosa migliore sarebbe accompagnare tutto questo con un dialogo tra i leader. Da qui l'idea di un “Salonicco II”, che oggi è supportata non solo nei Balcani, e non solo dagli esperti dalle organizzazioni di società civile.

Teokarevi
c cita il recente avvertimento del presidente serbo Boris Tadic, il quale, parlando in pratica a nome dell'intera regione, ha affermato: "Si ha l'impressione che l'Ue non sia pronta in questo momento ad accettare i paesi dei Balcani Occidentali quando noi tutti lo vorremmo". Il timore più grande è quello che aumenti la “fatica da allargamento” all'interno dell'Ue. Teokarevic
attribuisce questa fatica ad almeno tre fattori, connessi tra loro, che al tempo della “Salonicco I” non erano evidenti in una forma così chiara e preoccupante. Il primo di questi fattori è la crisi economica interna ai paesi membri Ue che ha portato a misure protezioniste da parte dei governi con una conseguente resistenza nei confronti di un ulteriore allargamento. Il secondo fattore è la crisi istituzionale dell'Ue, che non è certo nuova, ma si è fatta evidente durante il processo di assestamento istituzionale dell'Unione. Il terzo fattore è stato un inasprimento di fatto dei criteri di adesione per i paesi dei Balcani occidentali: ai criteri di Copenhagen si è infatti affiancato quello, a lungo dimenticato, della “capacità di assorbimento” (in seguito denominato “capacità d'integrazione”). Tradotto in termini pratici, mentre ai paesi dell'Europa centrale, prima del 2004 era stato detto "entrerete quando sarete pronti per noi", a quelli dei Balcani occidentali si dice: "Entrerete non solo quando sarete pronti per noi, ma anche quando noi saremo pronti per voi". Nel frattempo si moltiplicano i segnali del rallentamento dell'integrazione europea dei paesi dei Balcani occidentali.

Illustrati ed approfonditi i motivi che dovrebbero portare a convocare una “Salonicco II”, Teokarevi
c
passa ad indicare gli obbiettivi che questo summit dovrebbe raggiungere. "In primo luogo è importante riaffermare e consolidare la prospettiva europea dei Balcani Occidentali in una nuova modalità, con un piano realistico e stimolante per le azioni future. In secondo luogo, si dovrebbe mettere a punto un nuovo meccanismo, capace si collegare in modo più diretto le riforme fatte con i progressi evidenti e lampanti nel processo d'integrazione europea, in modo che sia comprensibile a tutti i cittadini (come l'attuale questione dei visti). Il terzo obbiettivo riguarda il rafforzamento dell'esistente partenariato europeo tra Ue e Balcani Occidentali attraverso un impegno comune ad alto livello. I leader dell'Ue dovrebbero includere lo status di candidato, senza limitarsi a questo, e avviare i negoziati di adesione per tutti gli stati della regione. In questo modo i paesi dei Balcani Occidentali non sarebbero svincolati dal rispetto dei criteri di Copenhagen".

Teokarevi
c ritiene che sarebbe particolarmente significativo per il summit "escogitare una strategia per aumentare radicalmente i rapporti multilaterali e bilaterali nei Balcani occidentali" e a tale scopo indica quella che definisce la "membership virtuale" (ovvero l'inclusione di tutti i paesi che vogliono accedere in un più ampio numero di programmi comunitari) che potrebbe poi essere usata per raggiungere quella reale, in modo più facile e veloce. Naturalmente, per organizzare con successo una “Salonicco II”, secondo Teokarevic
, bisognerebbe prima raggiungere un consenso interno alla regione attraverso un ampio dibattito dei governi, del mondo degli affari e delle organizzazioni non governative, tra gli esperti e l'opinione pubblica e lo stesso consenso "sarebbe necessario tra la regione e l'Ue, e all'interno dell'Ue stessa, dal momento che questo è un vero progetto realizzato insieme, che dovrebbe compiersi in una strategia comune per il futuro" perché "come avvenne sei anni fa, in un momento altrettanto importante, “Salonicco II” potrebbe stimolare e accelerare l'integrazione dei Balcani Occidentali, l'impresa europea più importante e incompleta".

L'articolo del professor Jovan Teokarevic intitolato "E' tempo di Salonicco II" è disponibile integralmente in italiano sul sito di Osservatorio Balcani.

Segnalo che domani sera, lo Speciale di Passaggio a Sud Est, in onda alle 23,30 su Radio Radicale sarà dedicato ancora una volta alla questione dell'integrazione europea dei Balcani occidentali.


21 giugno 2009


LE IMMAGINI DI MLADIC SERENAMENTE LIBERO: A BELGRADO POTEVANO NON SAPERE?

Ratko Mladic in un'immagine d'archivioSe ancora non le avete viste, qui di seguito vi propongo le immagini mostrate lo scorso 10 giugno dal magazine politico "60 minuti" della tv pubblica bosniaca che ritraggono l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, il super ricercato dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia accusato di crimini di guerra, in particolare per il massacro di Srebrenica, latitante da 14 anni. Si tratta di riprese amatoriali, girate negli ultimi 12 anni, soprattutto nella località di Kosutnjak, nei pressi di Belgrado, ma anche nella Republika Srpska (l'entità serba della Bosnia-Erzegovina), che mostrano Mladic in situazioni quotidiane con la famiglia e durante una festa di matrimonio. Accanto a Mladic compaiono anche altri incriminati del Tribunale dell'Aia come Momcilo Perisic, Zdravko Tolimir, Manojlo Milovanovic. In un altre sequenza l'ex capo militare serbo-bosniaco gioca a tennis in una caserma dell'esercito jugoslavo. Le ultime immagini, risalenti forse alla fine del 2008, mostrano Mladic che cammina a fatica con l'aiuto di un bastone mentre la moglie scherza lanciando palle di neve e sembrerebbero confermare le voci che parlavano di un Mladic vittima di un ictus.

Per vedere i filmati trasmessi da "60 minuti" clicca sul link
http://www.youtube.com/watch?v=vE4rKAqEg60

Il giorno prima della diffusione delle immagini da parte della tv bosniaca, Branislav Puhalo, un ex appartenente al corpo militare preposto alla protezione di Mladic, ha testimoniato davanti al tribunale di Belgrado che l'ex generale avrebbe vissuto indisturbato a Belgrado almeno fino al 2001. "Nel 2001 Mladic si muoveva liberamente per Belgrado. Andavamo insieme alle partite di calcio, al ministero dell'Interno, al ristorante", ha dichiarato Puhalo in qualità di testimone del processo a carico di dieci persone, accusate di aver protetto il latitante tra il 2002 ed il 2005. Durante la sua permanenza a Belgrado, Mladic sarebbe stato alloggiato in una caserma, il che dimostrerebbe che le autorità civili e militari serbe non potevano non sapere dove si trovasse il super latitante. La squadra a cui apparteneva Puhalo aveva il compito esclusivo di proteggere l'ex generale: "eravamo dotati di veicoli, 20 lanciarazzi e casse di munizioni", ha dichiarato il teste, precisando che l'unità è stata sciolta il 31 marzo 2002, un anno e mezzo dopo la caduta di Slobodan Milosevic. "Dovevamo proteggere Mladic dai criminali e dai cacciatori di taglie, non dallo stato" ha dichiarato Puhalo, precisando come secondo lui "tutto era legale."


16 giugno 2009


GIORNALISTI CONTRO IL RAZZISMO


Prosegue la campagna di "Giornalisti contro il razzismo": aumentano le adesioni e comincia a prendere forma un dibattito sull'informazione diffusa dai maggiori media in merito all'immigrazione e ai fenomeni di razzismo sempre più evidenti nella società.

Fra i materiali più recenti insieriti nel sito di Giornalisti contro il razzismo come segnalato dai promotori potete trovare:

- il dossier della rivista dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna su "Media e razzismo" contenente interventi, ricostruzioni storiche, interviste a opinionisti italiani e stranieri da cui emrge la necessità di rafforzare sia la formazione sia il dibattito sulla responsabilità sociale e culturale dei giornalisti;

- dalla trasmissione "Glob" (Raitre) un servizio dedicato al tema: "Qual è il linguaggio della stampa per raccontare l'immigrazione nel nostro paese?", con l'intervista a uno dei promotori della campagna;

- nella sezione "Discussioni" sono presenti inoltre l'intervento di Karim Metref, scrittore algerino da tempo residente in Italia, su come certi articoli hanno trattato il caso della lavoratrice che indossava il velo, il dibattito seguito all'approvazione in Toscana di una legge regionale sull'immigrazione (con la presa di posizione del presidente Claudio Martini e un intervento firmato da decine di attivisti, operatori, giornalisti), e le denunce delle ambasciate di Giappone e Romania per certi stereotipi utilizzati da un quotidiano.

Tutti questi materiale e tutta la documentazione sulla campagna è reperibile sul sito www.giornalismi.info/mediarom


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3 giugno 2009


MACEDONIA: LA DISPUTA SUL NOME TRA ATENE E SKOPJE

Mentre il panorama della politica internazionale è occupato da questioni primarie da cui dipende l'evoluzione degli assetti geopolitici mondiali (Medio Oriente, Caucaso, il nucleare iraniano e quello nord coreano, rapporti Usa-Russia, ruolo della Cina,per citarne solo alcuni, senza contare la crisi economica globale) c'è una questione che riguarda due Paesi europei, apparentemente margionale, ma che invece ha una sua importanza per la regione balcanica, ma più in generale per la stabilità europea e per il futuro dell'Unione Europea. Parlo della disputa tra Grecia e Macedonia sul nome ufficiale dell'ex repubblica jugoslava.
Dal 1991, anno del suo distacco dalla Jugoslavia, la Macedonia è riconosciuta internazionalmente con il nome di FYROM, acronimo che sta per Former Yugoslav Republic of Macedonia. Skopje vuole ottenere la denominazione di "Repubblica di Macedonia" (e come tale è già riconosciuta da alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti). Atene però si oppone, temendo che questo possa portare a rivendicazioni territoriali sulla sua regione settentrionale (la Macedonia appunto) e affermando che come "macedoni" possano essere considerati solo i greci della Macedonia greca.
In effetti Atene e Skopje sono divise da interpretazioni della storia regionale nettamente differenti e in tal senso la contesa si carica di implicazioni identitarie. Il retroterra culturale e la suscettibilità delle rispettive opinioni pubbliche vengono utilizzate strumentalmente a più riprese dai politici di entrambe le parti per evitare di trvare una soluzione di compromesso.
Il governo macedone punta a separare la disputa sul nome dal processo di integrazione euro-atlantica, portando avanti le riforme necessarie e sperando che alla fine la questione avrebbe perso ogni interesse per la diplomazia internazionale.
Il veto di Atene sta bloccando sia l'adesione della FYROM alla NATO, sia l'apertura dei negoziati per l'adesione all'UE. La Macedonia ha ottenuto lo status di candidato nel 2005, ma i negoziati per l’adesione non sono ancora iniziati e vari esponenti europei ritengono la soluzione della contesa con la Grecia un prerequisito essenziale a tal fine. Per quanto riguarda la NATO, dopo il vertice di Bucarest dell’aprile 2008, molti avevano sperato che la “disputa nominale” tra FYROM e Grecia avrebbe potuto essere risolta entro la fine dell’anno, ma non è stato così e le possibilità di risolvere la controversia rimangono al momento molto incerte. L’irrigidimento greco sembra però aver segnato una battuta d’arresto per questa tattica, tanto più che la mancata risoluzione della contesa avrebbe pesanti conseguenze per Skopje.
A ciò va aggiunto che la situazione potrebbe avere conseguenze anche sugli equilibri interni della Macedonia, incoraggiando le frange estreme della minoranza albanese (circa un quarto della popolazione totale) ad alzare il livello delle loro rivendicazioni. Ma il perdurare del contenzioso potrebbe avere conseguenze negative anche per la Grecia, che rischia di trovarsi isolata dagli altri partner dell’UE e della NATO, rinfocolando l’immagine di paese “non cooperativo” che si era diffusa nei primi anni ’90 proprio a causa della sua politica nei confronti della Macedonia ex jugoslava.
Nonostante questa situazione, mentre i rapporti politici rimangono oscillanti a causa della “questione nominale”, la Grecia è uno dei principali partner economici della FYROM ed è uno dei primi paesi per investimenti esteri diretti.

Sulla questione segnalo l'articolo di Giordano Merlicco (laureato in Relazioni internazionali all’Università di Roma “La Sapienza”, proprio con una tesi sui rapporti tra Grecia e Macedonia) sul sito della rivista on-line AffarInternazionali.


3 giugno 2009


CHI SI RICORDA DI GERDEC?

Tanti se ne ricordano: tutti quelli che hanno avuto familiari o amici morti, quelli che sono rimasti feriti e quelli che hanno avuto la casa distrutta. Alcuni, invece, vorrebbero, che quello che è accaduto più di un anno fa, in Albania, in un villaggio a poca distanza da Tirana, fosse dimenticato. E soprattutto vorrebbero che nessuno andasse a ficcare il naso nei tanti angoli oscuri che ancora rimangono nella vicenda della tragica esplosione del deposito d’armi in cui morirono 26 persone,
Invece, c'è chi in quegli angoli oscuri continua a cercare di fare luce e stabilire la verità dei fatti e le responsabilità di quanto accaduto. Le testimonianze che indicavano il coinvolgimento di politici importanti dell'entourage del premier Sali Berisha, avevano infatti f
in dall'inizio trasformato la tragedia in uno scandalo politico.
Il processo, svolto per altro in modo assai lacunoso, tra difficoltà di ogni genere, ha anche fatto esplodere il conflitto tra il sistema giudiziario albanese e il premier. Anche perché tra i nomi coinvolti nella vicenda, in cui sono emerse numerose violazioni di leggi albanesi e no, è comparso anche, e in maniera non marginale, quello del figlio del premier, Shkelzen Berisha.
Molti organi di informazione in Albania indagano sulla vicenda, scoprendo informazioni rilevanti per l'inchiesta, ma incappando anche in tutta una seire di ostacoli e di difficoltà che hanno preso la forma di una vera e propria censura. Emblematico il caso del quotidiano di Tirana “Gazeta Shqiptare”.
Il 13 maggio il giornale aveva in prima pagina informazioni sui rapporti e gli stretti contatti tra il figlio del premier e i suoi collaboratori con i gestori del deposito di armi saltato in aria, ma “Gazeta Shqiptare” non ha potuto raggiungere i suoi lettori perché persone non identificate si erano presentate presso il distributore del giornale ritirando tutte le copie. Un'azione di disturbo, se non una vera e propria intimidazione, cui però il giornale ha potuto porre rimedio ristampando per intero la tiratura e facendola arrivare comunque nelle edicole.

Sulla vicenda segnalo l'articolo “Gerdec, un anno dopo” di Marjola Rukaj pubblicato lo scorso 27 maggio sul sito di Osservatorio Balcani.

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