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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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3 luglio 2009


L'UNIONE EUROPEA E IL PUZZLE DELL'INTEGRAZIONE - 1

Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza di Artur Nura andata in onda mercoledì 1 luglio nello Speciale di Passaggio a Sud Est che, nel giorno di inizio del semestre di presidenza svedese dell'Unione Europea, è stato dedicato ancora una volta al tema dell'integrazione del sud est europeo. Da questo punto di vista, le elezioni politiche svoltesi in Albania domenica 28 giugno erano attese dalla comunità internazionale come un test per verificare l'affidabilità dal Paese che pochi mesi fa è entrato nella NATO e ha presentato la domanda per ottenere lo status di paese candidato all'adesione all'UE.


ALBANIA: LE ELEZIONI COME TEST DI AFFIDABILITA' EUROPEA
di Artur Nura

Proprio oggi che comincia il semestre di presidenza svedese dell'UE, per portare all’attenzione dei nostri ascoltatori di Radio Radicale il punto di vista Albanese, direi che le prime dichiarazioni del presidente del turno Karl Bildt, quale non ha dimostrato qualche priorita particolare al confronto del tema dell'integrazione europea dei Balcani occidentali, non hanno portato molto entusiasmo all’opinione Albanese. Pero, come contrapunto di questa notizia porterei all’attenzione degli nostri ascoltatori il fatto che Marco Pannella a Chianciano ha fatto parlare dei Balcani occidentali dichiarando che i radicali dovrebbero tornare ad occuparsi della regione e riallacciare i rapporti che avevano costruito tanti anni fa!
Puntando l'attenzione sui progetti radicali quali sin dagli anni ’90 sono stati molto attenti al riguardo dei balcani occidentali, vorrei ricordare l’epoca in cui ho potuto incontrare Marco Pannella nelle strade di Tirana mentre il regime uscente comunista stava ancora reggendo. Allora il leader storico dei Radicali in vece di europarlamentare era uno dei pocchi osservatori internazionali che invece di usare le aulle, acusava quel regime di diversi imbroli elettorali sulle strade di Tirana e davanti alle telecamere anche della tV statale di allora. E prendendo spunto da questo momento storico dell’Albania comunista di allora che stava passando ad un altro sistema democratico e pluralista, augurando che le dichiarazioni diventano progetti radicali, io  dovrei informare che gia l’Albania e’ membro a pieno titolo della NATO e sta faccendo il possibile di essere parte allo stesso pieno titolo anche dell’Unione Europea.
Il Paese delle Acquile proprio in questi giorni aveva di fronte a sé un difficile test da superare per poter avanzare lungo il percorso dell'integrazione europea: cioe le elezioni politiche del 28 giugno quali secondo gli osservatori internazionali hanno dimostrato un passo molto in avanti al riguardo degli Standard Europei. Più di 3.1 milioni di albanesi si sono recati alle urne per eleggere in nuovo Parlamento che in effetti dovrà portare il Paese in Europa. Con un'affluenza record, pari al 46%, l'Albania ha rispettato i patti, ed ha organizzato delle elezioni libere, democratiche e regolari, senza particolari incidenti che possano mettere in discussione in risultato elettorale. Sembra che uno dei cavalli di battaglia del governo Berisha, la candidatura del paese all'UE, quale èra considerato una delle questioni strettamente collegate all'andamento delle elezioni, abbia gia vinto.
Piu degli standards realizzati sembra che anche i risultati dei voti hanno favorito per pocchi punti elettorali il Governo di Berisha e tutto questo e’ avenuto anche se la recente decisione di Bruxelles di rifiutare la tanto agognata liberalizzazione dei visti per i cittadini albanesi, concessione invece approvata per i vicini serbi, macedoni e montenegrini. Secondo gli osservatori internazionali c’e’ stato un miglioramento al riguardo di quell'eterno tallone d'Achille quale la trasparenza elettorale dell’ Albania. Alemeno come riportato dalla Commissione Centrale Elettorale e confermato dagli osservatori presenti, le votazioni si sono svolte senza particolari incidenti, in maniera normale e serena in tutto il Paese.
Intanto, il Presidente della KQZ, Arben Ristani, ed osservatori internazionali hanno annunciato che la fase dello spoglio delle schede elettorali del voto sono realizzati presso le centrali del conteggio ed e’ avvenuto con piccoli problemi, ma in generale tutto e’ andato bene. Occorre infatti considerare che questa era la prima volta che e’ stato introdotto il sistema di spoglio elettronico, con il quale si e’ cercato di garantire trasparenza, attendibilità, risultati in tempo reale e in sicurezza. I video trasmessi hanno mostratto in tempo reale il processo del conteggio dai monitor delle sale del KQZ e sono stati poi trasferiti ai media eletronica. Su ogni tavolo errano messe delle telecamere che hanno trasmesso le immagini per gli osservatori presenti, attraverso i 16 monitor da 32 pollici.
A dire la verità secondo il mio parere personale la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento ha segnato un punto di svolta chiaramente positivo, da lodare al riguardo delle performance e la capacità di costruire un immagine diversa, nuova dellla poltica del Paese. Lo stile e le strategie di comunicazione che i candidati hanno scelto per catturare l'attenzione dell’elettorato sono almeno in minima parte da considerare come il primo standard europeo che il nostro stato ha raggiunto da un paese che da anni ha il ruolo dell’Aspirante dell’Unione Europea. Come mai prima e pochi minuti dopo la chiusura ufficiale del processo di votazione, i due leader della destra e della sinistra, rispettivamente Premier uscente Sali Berisha e  il suo avversario politico Edi Rama, hanno tenuto due conferenze stampa una dietro l`altra dove hanno valutato queste elezioni come dignitose e democratiche.
L`attuale Premier Berisha ha definito queste elezioni come il migliore esempio di partecipazione della popolazione alle elezioni politiche del Paese, con la più alta affluenza mai registrata rispetto alle scorse edizioni, aggiungendo che in queste elezioni non ci sarano dei perdenti visto che vincera’ il Paese al confronto dell’Europa e gli Standard internazionali della democrazia. Allo stesso modo, anche il leader del Partito Socialista, Edi Rama, dinnanzi ai giornalisti ha espresso un profondo ringraziamento verso gli elettori, in primo luogo, che hanno mostrato responsabilità civica e rispetto per il proprio Paese, con la loro alta partecipazione di massa. Al di là di qualche piccolo problema, Rama ha affermato che è stato realizzato in pieno l`obiettivo di garantire lo svolgimento delle elezioni, delle votazioni libere e tranquille. Un successo molto atteso e molto importante questo, visto che queste elezioni come abbiamo detto anche prima sono state considerate come un test per l`integrazione all'Unione Europea dell`Albania.
Sembra che gli innumerevoli appelli delle istituzioni europee ed internazionali, avvertendo che non sarebbe stato tollerato alcun tipo di manipolazione abbiano offerto una riflesione dovuta da parte della politica di Tirana. Le elezioni sono state seguite da vicino da 5000 osservatori nazionali e 450 internazionali.  Con un totale di 4800 centri di votazioni e 4300 candidati per deputati, i voti sono sato contati in modo proporzionale all'interno delle sezioni distrettuale di ciascuna delle 12 regioni de Paese. Il conteggio dei voti si e’ svolto sui 66 centri speciali locali. Naturalmente, le campagne elettorali e le elezioni sono finalizzate a legittimare gli standard Europei e l’alternativa Albanese per vivere una vita migliore Europea, per avere una società più giusta, libera e una democrazia sana, rimane in ogni caso il frutto del partenariato tra il Politico e il Cittadino questo secondo gli standard della stessa democrazia dei Paesi UE.
Queste elezioni sono considerate da tutte le parti l’iniziare di un processo a favore della speranza e dell’avvicimaneto del paese all’Europa. Tutto e’ stato considerato come una occasione di  farsi carico della costruzione di un rapporto di fiducia, instaurare il dialogo, e sopratutto i rapporti di fiducia all'interno della società albanese, della classe politica, e tra li stessi cittadini e i soggetti politici come la premessa dovuta Europea per il cambiamento dovuto della societa Albanese ed il Paese.
Per conludere dobbiamo affermare che con la sua entrata nella NATO, l’Albania ha rotto definitivamente con il passato per avvicinarsi sempre di più ai paesi occidentali particolarmente all’Unione Europea stessa. In questo modo le alleanze  dell’Albania cambiando il loro asse si sono spostati decisamente verso l'Europa e l’Occidente e una prova eranno le elezioni del 28 giugno in cui la classe politica albanese ha dimostrato la sua capacità di svolgere elezioni parlamentari libere e trasparenti, fatto che nelle tornate elettorali precedenti non è mai accaduto.


2 luglio 2009


GAS, SOUTH STREAM: MOSCA INVITA ANKARA. E' L'INIZIO DELLA FINE DI NABUCCO?

Carta tratta dal sito http://newsimg.bbc.co.uk
Il grande gioco dell'energia riserva ogni giorno nuove sorprese e, come in una partita a scacchi, i pezzi giusti, mossi con abilità, possono aprire nuove possibilità. La novità del giorno è l'invito rivolto dalla Russia alla Turchia e entrare nel grande affare "South Stream", il gasdotto frutto di una joint-venture Gazprom-Eni che dovrebbe portare il gas russo all'Europa occidentale attraverso i Balcani. La notizia è interessante perché la Turchia è uno dei partner principali di "Nabucco", la pipeline che dovrebbe garantire all'Europa occidentale l'accesso ai giacimenti dell'Asia centrale, aggirando la Russia e allentando, quindi, la dipendenza energetica dal Cremlino.
Secondo quanto riferisce l'agenzia Ria Novosti, l'invito ad Ankara è arrivato direttamente dal primo vicepremier russo Igor Secin alla fine di un incontro con il ministro turco dell'energia e delle risorse naturali, Taner Yildiz. "Noi prevediamo un approccio trasparente quando verrà presa la decisione su tale questione", ha spiegato Secin, sperando che Ankara esamini la proposta di Mosca. Secondo il vicepremier, nel colloquio sono state esaminate le differenti varianti e i differenti itinerari delle forniture di gas, compreso il Nabucco. "La valutazione economica precisa dell'efficacia della competitività permetterà di giudicare la superiorità di un progetto rispetto all'altro. South Stream ci sembra preferibile", ha proseguito, ricordando che esso può contare su sufficienti risorse.
South Stream, che collegherà la Russia all'Europa meridionale passando sotto il Mar Nero e l'Adriatico, avrebbe un costo stimato di 25 miliardi di euro e una capacità di 63 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Il Nabucco, per il quale si prevede un costo di 7,9 miliardi di dollari, è sostenuto dall'Unione Europea per ridurre la dipendenza energetica da Mosca e dovrebbe garantire da 20 a 30 miliardi di metri cubi di gas del Caspio all'anno, attraverso Azerbaigian, Georgia, Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria. Però, mentre il progetto South Stream sembra procedere senza gravi intoppi, il progetto Nabucco ha incontrato e incontra sul suo percorso molti ostacoli oltre alla ovvia opposizione russa.
Recentemente, in varie occasioni, il premier turco Erdogan ha usato la minaccia del ritiro del suo paese dal progetto Nabucco come arma di pressione sull'Europa. L'invito di Mosca alla Turchia a entrare nell'affare South Stream potrebbe segnare l'inizio della fine per Nabucco? Si tenga conto che la Turchia, oltre a dipendere in buon misura dalle forniture energetiche russe, ha tutto l'interesse a stringere i rapporti con la Russia in funzione della stabilizzazione dell'area caucasica che non può prescindere dalla soluzione della questione del Nagorno Karabakh con conseguente normalizzazione dei rapporti con l'Armenia (tradizionale alleata di Mosca), che a sua volta ha tutto l'interesse a entrare nella partita energetica sfruttando la sua posizione geografica per il transito delle pipeline. La soluzione della questione del Nagorno Karabakh, non è pensabile, d'altra parte, senza un accordo con l'Azerbaijan, paese chiave per la stabilità della regione, produttore di gas, fortemente legato alla Turchia da ragioni storiche, culturali e strategiche.
All'Unione Europea, credo, tutto questo dovrebbe interessare, ma è lecito avere più di un dubbio che a Bruxelles riescano a prendere (e a mantenere) una posizione comune, proprio perché tra i Ventisette sono diverse non tanto le valutazioni politiche su questo o quel progetto, ma gli interessi economici e i conseguenti rapporti con Mosca. Quanto all'Italia, è noto che la Farnesina-ombra si chiama Eni e che l'attuale inquilino di Palazzo Chigi vanta un'amicizia personale con il suo omologo russo.


1 luglio 2009


CROAZIA: LO STALLO IN EUROPA CAUSA LE DIMISSIONI DEL PREMIER

Ivo SanaderIl primo ministro croato, Ivo Sanader, si è dimesso. Sanader, 56 anni, leader dell'Unione democratica croata (Hdz), premier dal 2003 confermato nel 2007, ha deciso di lasciare il suo incarico a due anni dalla fine del mandato aggiungendo che lascerà anche la carriera politica e non si presenterà alle prossime elezioni presidenziali.
"Grazie a Dio non sono malato e non ho accettato le offerte di un posto nell'istituzioni UE", ha detto Sanader in conferenza stampa senza però fornire dettagli sulle ragioni che lo hanno spinto a rassegnare le dimissioni. "Ho deciso di aver fatto la mia parte, ora tocca ad altri", ha aggiunto. "La Croazia e' ora leader in questa parte dell'Europa e dispone di tutte le condizioni per la crescita e lo sviluppo", ha detto ancora. Durante il suo primo mandato, nel 2005, la Croazia ha dato avviato i negoziati di adesione all'Unione Europea e quest'anno è diventata il 28mo membro della NATO, ma da quanto sono riuscito a sapere, proprio l'Europa sarebbe la causa dell'addio di Sanader.
I negoziati per l'adesione all'UE erano ben avviati e un anno fa tutto faceva pensare che potessereo essere chiusi entro la fine del 2009, in modo da arrivare all'adesione nel 2011. Poi, lo scorso autunno la Slovenia si è messa di traverso ed è esploso il contenzioso sui confini tra i due Paesi (soprattutto per quanto riguarda le acque del golfo di Pirano), una questione mai definita e che si trascina fin dal 1991, anno dell'indipendenza dei due Paesi dalla Jugoslavia.
Dopo mesi e mesi di inutili trattative, in cui le due parti non sono riuscite a trovare un compromesso incartandosi nel gioco dei veti incrociati, la questione è ad un punto morto. Il veto di Lubiana (Paese membro dell'UE dal 2004) ha di fatto bloccato il negoziato per l'adesione di Zagabria. Anche Bruxelles ha dovuto gettare la spugna dopo un inutile tentativo di mediazione.
Per la Croazia è sicuramente uno smacco, nonostante l'intenso lavoro diplomatico e gli appoggi di gui gode sul piano internazionale, ma per Sanader è un vero e proprio fallimento politico e dunque questo, con tutta probabilità e stando anche a quanto ho potuto sapere di persona, sarebbe il vero motivo che lo ha portato alle dimissioni. Un fallimento che gli avrebbe reso impossibile di puntare alla presidenza della repubblica e che lo ha spinto anche alla rinuncia alla leadership dell'HDZ e al ritiro dalla politica attiva.
Un fulmine a ciel sereno, un terremoto che avrà ripercussioni anche sul quadro politico interno croato e che complica la situazione anche in vista delle prossime presidenziali. L'attuale vice-premier, Jadranka Kosor, stretta collaboratrice di Sanader e che proprio oggi festeggia i 56 anni, dovrebbe prendere il suo posto sia alla guida del governo, sia alla guida del partito. Se così fosse, la Croazia sarebbe il primo Paese balcanico ed ex jugoslavo ad avere una donna come premier e come leader del pricipale partito.


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