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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





18 gennaio 2010


KOSOVO: IL "PIANO SEGRETO" UE PER NORMALIZZARE IL NORD

Gerard GallucciSecondo l'ex rappresentante dell'UNMIK nel nord del Kosovo, Gerard Gallucci, l'Ufficio civile internazionale (ICO) avrebbe un "piano segreto" per applicare il Piano Ahtisaari nelle zone a maggioranza serba del nord del Kosovo. Il piano prevede di organizzare elezioni a Mitrovica nord e nei tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok nella primavera di quest'anno per emarginare le strutture parallele organizzate dai serbi, proseguire il dispiegamento della missione civile europea EULEX in queste zone e chiudere l'ufficio dell'ONU.

Lo spiega lo stesso Gallucci sul suo blog in un post intitolato "Kosovo: EU Strategy for the North".

In un articolo di Bekim Greiçevci, pubblicato il 14 gennaio sul giornale kosovaro Gazeta Express, si spiega che sul suo blog Gallucci scrive che nel mese di dicembre l'ufficio dell'UE a Pristina ha cominciato ad elaborare una strategia di base per le successive iniziative nel nord del Kosovo. Secondo Gallucci - scive Gazeta Express - questo documento mette in luce due aspetti fondamentali della politica dell'UE per il nord: porre questa zona sotto la giurisdizione effettiva del governo di Pristina e modificare il ruolo dell'UNMIK senza bisogno di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Gallucci spiega che questa strategia è basata su quattro obiettivi:
1. Con l'appoggio dei "suoi amici" internazionali, il governo kosovaro intende creare un nuovo comune di Mitrovica Nord; le elezioni si terrebbero a metà 2010 nel quadro legale delle istituzioni del Kosovo
2. Il governo del Kosovo intende, nello stesso modo, tenere elezioni negli altri tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok alla fine dell'anno
3. Nello stesso periodo le strutture parallele serbe nel nord verrebbero "marginalizzate" e l'ufficio dell'UNMIK verrebbe chiuso
4. EULEX rinforzerebbe la sua presenza in questa parte del paese e consoliderebbe in maniera visibile lo stato di diritto con una presenza più efficace di tribunali, polizia e dogane.

Gallucci - scrive ancora Greiçevci - aggiunge che questa strategia si fonda sull'idea che gli ultimi sviluppi politici hanno creato più spazio per una collaborazione graduale tra i serbi kosovari e le autorità di Pristina, mentre Belgrado ha ridotto l'influenza delle strutture parallele nel nord con lo scopo di indebolire i rappresentanti locali dei nazionalisti (quelli radicali di Seseli e quelli moderati dell'ex premier Kostunica) che avevano vinto le elezioni parallele svoltesi nelle comunità serbe nel maggio del 2008. Gallucci spiega inoltre che l'UE ammette che il maggior ostacolo all'applicazione del Piano Ahtisaari nel nord è la necessità che tutti i 27 paesi membri riconoscano l'indipendenza del Kosovo [attualmente solo 22 paesi lo hanno fatto, ndr]. Dunque, la soluzione scelta da Bruxelles sarà di concentrarsi su ciò che è stato ottenuto con la decentralizzazione ed il rafforzamento politico dei serbi kosovari che mostrano una volontà di collaborazione con Pristina.

L'articolo di Gazeta Express in francese su Courrier des Balkans


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18 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 16 gennaio 2010

La puntata è dedicata per larga parte alla Croazia, con le recenti elezioni presidenziali e il proseguimento dei colloqui con la Slovenia per la definizione dei confini. In primo piano l'intervista al neo presidente Ivo Josipovic sulla sua elezioni, i problemi interni della Croazia, il suo ruolo nei Balcani e i rapporti con la Serbia, le relazioni con l'Ue e la politica europea nella refione. A questa segue l'intervista con Dijana Plestina Racan che commenta positivamente il risultato delle presidenziali.

Nella trasmissione si parla anche delle inondazioni che hanno colpito l'Albania, dell'integrazione europea del Kosovo e della difficile situazione politica in Bosnia Erzegovina. In apertura uno sguardo su Istanbul capitale europea della cultura del 2010.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


18 gennaio 2010


CROAZIA, DIJANA PLESTINA: "SONO CONTENTA CHE LA GENTE ABBIA CAPITO CERTE COSE".

Dijana Plestina Racan (Foto Jannette Duroc/Flickr)"So che anche Ivica sarebbe felice. Anch'io sono felice, non si vede dal mio sorriso?". Lo ha detto Dijana Plestina Racan al giornale croato Jutarnji List alla vigilia del ballottaggio del 10 gennaio che ha poi visto confermati i sondaggi che indicavano la vittoria di Ivo Josipovic, candidato del partito socialdemocratico. "Sono contenta che la gente abbia capito certe cose", ha aggiunto.

Dijana Plestina Racan insegna scienze politiche negli Usa, è consulente del ministero degli Esteri croato (si occupa in particolare del problema delle mine antiuomo) ed è la vedova di Ivica Racan, ex premier e leader socialdemocratico, protagonista dell'indipendenza, della transizione democratica e dell'integrazione europea della Croazia. Si è occupata, tra l'altro, della democratizzazione e dello sviluppo sociale ed economico dei paesi dell'Europa dell'est.

Dopo l'elezione di Josipovic, Dijana Plestina Racan ha concesso un'intervista a Radio Radicale in cui parla del nuovo presidente croato, dell'adesione della Croazia all'Ue e della politica europea nei Balcani.

L'intervista è stata realizzata con la collaborazione e la traduzione di Marina Sikora.


Ascolta l'intervista sul sito di Radio Radicale


15 gennaio 2010


UNA COALIZIONE PER LA RICONCILIAZIONE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est del 13 gennaio su Radio Radicale è stato dedicato al caso della "casa gialla", il presunto traffico di organi di priogionieri serbi che sarebbe stato compiuto da guerriglieri dell'Uck durante il conflitto del Kosovo. Rispondendo ad alcuni commenti ho scritto che da tempo mi chiedo se non sarebbe possibile avviare anche per la ex Jugoslavia un processo come quello che ha portato alla pacificazione del Sud Africa dopo la fine dell'apartheid. In effetti c'è qualcuno che ci sta pensando: si tratta della Coalition for Recom.

Leggo dal sito che la Coalition for Recom nasce da un'iniziativa sviluppatasi nella società civile per la creazione di una commissione interstatale e indipendente incaricata di indagare e rivelare pubblicamente i fatti sui crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani, commessi sul territorio della ex Jugoslavia, compresa la verità su i dispersi.

Spiega il documento che illustra il senso e lo scopo dell'iniziativa

Nella società post-jugoslava si parla spesso dei crimini di guerra commessi da chi era dall'altra parte, essi anche più spesso vengono esagerati, mentre le autorità continuano a relativizzare, minimizzare o giustificare i crimini commessi contro i propri avversari durante il conflitto.
L'identificazione e la solidarietà con i membri della propria comunità accusati di crimini di guerra è molto forte, mentre i membri di altre comunità sospettati di aver commesso crimini di guerra sono accusati arbitrariamente.
Le vittime vengono dimenticate e il pubblico sente parlare di loro solo durante le cerimonie ufficiali.
La sorte di 16.252 persone scomparse non è ancora chiara e i luoghi di molte tombe non sono ancora stati trovati.
Non vi è alcun interesse politico ad accertare i fatti sugli eventi del passato, e la necessaria pressione dell'opinione pubblica indipendente è ancora assente.

Perché Recom?
Per prevenire la diffusione di menzogne sul passato o confutare quelle già presentate al pubblico. 
Per aiutare a costruire una tribuna pubblica per le vittime di crimini di guerra, ciò può suscitare la solidarietà verso le vittime anche da coloro che non conoscono
il passato. 
Per costruire una banca dati delle vittime e degli scomparsi per evitare la manipolazione dei dati. 
Per aiutare gli uffici dei pubblici ministeri che indagano sui crimini di guerra, fornendo elementi di prova, incoraggiando i testimoni e le vittime a partecipare ai processi e aiutare ad organizzare ladocumentazione su alcuni casi. 
Per aiutare le commissioni ufficiali sugli scomparsi nelle fosse comuni a scoprire quelle rimaste segrete e contribuire a chiarire la sorte dei dispersi. 
Per creare una maggiore comprensione e tolleranza e ridare dignità alle vittime e alle loro famiglie.

Per saperne di più questo è il sito della Coalition for Recom


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15 gennaio 2010


ENERGIA: LA COOPERAZIONE TURCHIA RUSSIA E' ESEMPLARE

La cooperazione energetica della Turchia con la Russia è esemplare. Lo ha detto il premier Recep Tayyip Erdogan due giorni fa dopo aver incontrato a Mosca il presidente Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin. ''Abbiamo un sacco di possibilita', non solo nel settore gasiero ma anche in quello petrolifero e dei prodotti petroliferi'', ha dichiarato Erdogan, come hanno riferito le agenzie. Anche Medvedev e Putin hanno sottolineato l'ottimo livello delle relazioni tra i due paesi, ''relazioni di partenariato strategico'', ha fatto osservare il presidente russo, mentre Putin ha ricordato che, nonostante gli effetti negativi della crisi, ''la Turchia resta uno dei maggiori partner economici di Mosca, superando Usa e Gran Bretagna''. Nell'agenda degli incontri c'era sia il progetto di gasdotto italo-russo South Stream, diretto concorrente del progetto Nabucco sponsorizzato da Ue e Usa, che vedono entrambi la presenza turca, sia la partecipazione russa alla costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan.

Sempre l'altro ieri, Putin ha annunciato che la Turchia ha confermato la sua disponibilita' ad esaminare entro il 10 novembre prossimo tutto il pacchetto di documenti riguardante il progetto italo-russo South Stream e a concedere entro la stessa data l'autorizzazione per la sua costruzione. Putin ha quindi proposto che Russia, Turchia e Italia firmino un accordo trilaterale per la costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan, tra la costa turca del Mar Nero e quella turca del Mediterraneo. Il capo del governo russo ha riferito che Erdogan si e' detto d'accordo con la sua proposta. ''Presto cominceremo a studiare la questione con l'Italia'', ha aggiunto. Lo scorso 19 ottobre a Milano era gia' stata firmata una dichiarazione congiunta fra i tre Paesi, un protocollo d'intesa siglato dai ministri dell'energia dei tre paesi coinvolti.
Il quotidiano economico russo Kommersant, ha scritto che Erdogan potrebbe proporre alla Russia di partecipare al Nabucco. La voce gira da tempo e per ora sia da Bruxelles che da Washington non sono venute per ora preclusioni di principio. Secondo il giornale, però, i sostenitori di Nabucco in Turchia, ritengono che South Stream, pensato per aggirare l'Ucraina e le sue turbolenze politiche, potrebbe diventare superfluo dopo le presidenziali di dopodomani che con tutta probabilità, stando ai sondaggi, vedranno la vittoria del filo russo Victor Yanukovic o dell'attuale premier Julia Timoshenko, ex pasionaria della "rivoluzione arancione", intenzionata ad avere buoni rapporti con Mosca.

Intanto, i ministri dell'energia russo e turco hanno firmato un accordo di cooperazione per la costruzione di una centrale nucleare in Turchia. Il progetto prevede una centrale con quattro reattori della potenza complessiva di circa 5 gigawatt. Inizialmente si prevedeva di avviarne la costruzione nel 2011 e nel settembre 2008 era stata bandita una gara per la costruzione dell'impianto a Mersin, sulla costa mediterranea orientale della Turchia. L'unico partecipante era stato un consorzio russo-turco. Due mesi dopo la gara era stata annullata ma le trattative tra i due Paesi erano proseguite.


14 gennaio 2010


CROAZIA. JOSIPOVIC A RADIO RADICALE: "I CROATI HANNO VOTATO PER ME PER UNA 'NUOVA GIUSTIZIA'".

Ivo Josipovic"I croati che hanno votato per me si sono riconosciuti nel mio programma elettorale per una 'nuova giustizia', perché la Croazia ha veramente sete e fame di giustizia. La questione principale è la lotta alla corruzione e al crimine organizzato".

Inizia così l'intervista che per Radio Radicale ho fatto al nuovo presidente croato Ivo Josipovic. Giustizia sociale, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, ingresso della Croazia nell'Unione Europea: sono state queste le parole d'ordine della sua campagna elettorale.

52 anni, sposato, una figlia, docente di Diritto internazionale all'università di Zagabria, musicista e compositore, più volte deputato, Josipovic è un progressista ed europeista convinto. Da molti anni è amico del Partito Radicale ed in modo particolare di Emma Bonino che gli ha manifestato pubblicamente il suo appoggio con una lettera.

Nell'intervista, realizzata all'indomani della sua elezione, Josipovic spiega i motivi della sua vittoria e parla delle relazioni della Croazia con l'Unione Europea e più in generale della politica europea nei Balcani e del ruolo dell'Italia, del ruolo del suo paese nella regione e delle relazioni con la Serbia, dell'amicizia con i Radicali e con Emma Bonino.

L'intervista è stata realizzata con la collaborazione e la traduzione di Marina Sikora.


Ascolta l'intervista dal sito di Radio Radicale


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13 gennaio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

La "casa gialla" dove sarebbero stati espiantati gli organi ai prigionieri serbi dell'UckQuesta sera lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda su Radio Radicale alle 23,30 si occupa della vicenda del presunto traffico di organi di cui sarebbero stati vittime prigionieri serbi dei guerriglieri albanesi dell'Uck durante il conflitto del Kosovo. 

Ascolta lo Speciale di Passaggio a Sud Est
Traffico di organi di prionieri serbi in Kosovo: mntatura o crimine di guerra?

Il caso fu sollevato da una affermazione dell'ex procuratrice dell'ICTY, Carla del Ponte, contenuta nel suo libro “La caccia”, pubblicato nell'aprile del 2008. Secondo l'ex procuratrice circa 300 prigionieri catturati durante la guerra in Kosovo nel 1999 sarebbero stati portati in Albania al termine della guerra da guerriglieri albanesi e poi uccisi. Gli organi sarebbero poi stati inviati all'estero per essere destinati al traffico illegale internazionale. Gli espianti, sempre secondo la Del Ponte, sarebbero avvenuti in una sala operatoria di fortuna in un edificio denominato la "casa gialla", situato in un villaggio nei pressi di Burrel nell'Albania settentrionale.

La questione per qualche tempo aveva anche ottenuto l'attenzione anche degli organi della giustizia internazionale, ma era stata in seguito abbandonata per mancanza di prove. Le accuse, appoggiate anche dall'organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw), sono sempre state smentite tanto dal presidente del Kosovo, Fatmir Seidju, che dal premier, Hashim Thaci. Della vicenda si sta occupando da tempo anche il Consiglio d'Europa attraverso l'inviato speciale Dick Marty, che sta conducendo una propria inchiesta.

Alla fine di dicembre il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, ha comunicato l'identificazione di alcuni testimoni che sarebbero stati presenti durante le operazioni di espianto effettuate sui progionieri. Vukcevic, in un'intervista al quotidiano serbo Blic, ha aggiunto che il suo ufficio ha potuto parlare con alcuni di loro che però hanno rivelato di avere molta paura, anche il procuratore serbo garantisce che fra essi vi sono "persone credibili pronte a collaborare". Uno disegno in possesso della procura serba indicherebbe la posizione della cosidetta ''Casa gialla''. "Le famiglie della maggior parte di loro sono letteralmente ostaggio di coloro che sono pronti a tutto pur di nascondere le loro attività criminali", ha aggiunto Vukcevic.

La vicenda chiama in causa non solo gli ex guerriglieri dell'UCK, alcuni dei quali oggi hanno posizioni politiche di rilievo nel Kosovo indipendente, ma anche la autorità albanesi che fino ad oggi però non si sono mostrate disposte almeno per ora a fare luce sulla vicenda. L'iniziale disponibilità espressa dalla procuratrice generale albanese, Ina Rama, a collaborare con le autorità di di Belgrado è stata poi smentita, ed è stato negato anche la possibilità alla procura serba di recarsi sul posto per avviare proprie indagini. La posizione albanese si basa sul fatto che l'inchiesta intrapresa in precedenza da parte delle autorità internazionali in Kosovo era stata interrotta per mancanza di prove. Secondo le autorità albanesi cioò indica che la vicenda non sarebbe altro che “una mera speculazione priva di fondamento”.

L'opinione pubblica albanese ha reagito negativamente contro l'ex procuratrice che è stata definita anti-albanese, tendenziosa, manipolata dai serbi, mentre alcuni commentatori hanno dato spiegazioni di tipo psicologico sul suo comportamento. La maggior parte degli analisti e dei politici albanesi in Kosovo, e in Albania, hanno escluso ogni possibilità di traffico d'organi, sostenendo che le operazioni di espianto di organi richiedono condizioni igieniche che in Albania non possiedono neanche gli ospedali più sviluppati. Il rifiuto albanese di collaborare per indagare su quanto può essere avvenuto in una delle zone più isolate del paese (e che sfuggiva al controllo di Tirana nel caos in cui si trovava il paese 10 anni fa) solleva inevitabilmente qualche sospetto sulla diretta responsabilità dell'Albania.

Al momento della pubblicazione del libro dell'ex procuratrice, Olga Karvan, portavoce del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, dichiarò che gli investigatori delle Nazioni unite non avevano trovato «prove sostanziali» a sostegno della tesi del traffico d'organi. E Florence Hartmann – che era portavoce di Carla Del Ponte all'Aja – si è spinta addirittura oltre definendo «irresponsabili» le dichiarazioni del suo ex capo. «Mischiare i generi, giustapporre crimini che sono stati portati in tribunale e teorie non verificate di testimoni di cui lei non conosce niente, nemmeno l'identità, favorisce la confusione tra le chiacchiere e i fatti e rischia d'incoraggiare ogni tipo di revisionismo», ha scritto la Hartmann sulle pagine del quotidiano losannese Le Temps nell'aprile del 2008.

Interessante rileggere quanto scriveva nel marzo del 2008 Dejan Anastasijevic sulla rivista serba Vreme (titolo orig.: «Lov na bubrege», disponibile in traduzione italiana sul sito di Osservatorio Balcani).
Anche un semplice sguardo a questa parte di “La caccia” suscita molte più domande che risposte. I medici che “Vreme” ha consultato hanno preferito rimanere anonimi nel commentare quanto dice il procuratore, ma ritengono che estrarre un rene per il trapianto sia una impresa chirurgica complessa e che è difficile eseguirla al di fuori di cliniche ben attrezzate, così come lo stesso trasporto degli organi, la loro vendita e il trapianto comportano numerosi altri problemi. “Tutto è possibile se dietro di voi avete un’organizzazione di alta qualità, l’accesso a data base medici e molto denaro”, dice uno dei medici che vanta una lunga esperienza all’interno dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tuttavia, sorge la domanda su come sia stato possibile che una tale impresa criminale, che per sua natura avrebbe dovuto includere un grande numero di collaboratori, sia rimasta fino ad ora invisibile [...]
D’altra parte, il traffico illegale di organi, e in particolare di reni, è un affare proficuo che spesso riceve l’attenzione dei media, ma nei casi fino ad ora confermati i donatori hanno partecipato volontariamente, per soldi [...]
La storia di Carla del Ponte ha risvegliato il ricordo di molte storie simili che il sottoscritto ha avuto modo di sentire durante la guerra in Bosnia e in Croazia, tutte inesatte. Durante l’assedio di Vukovar, la stampa croata era piena zeppa di testi su come il reparto medico della JNA (esercito popolare jugoslavo, ndt.) estraesse dai prigionieri e dai morti gli organi e di come poi venissero trasportati coi frigoriferi a Belgrado, ma tutte queste storie si sono dimostrate una vergognosa propaganda di guerra. Con buona probabilità si può ritenere che le affermazioni di “giornalisti affidabili” che la Del Ponte ha incluso nel libro appartengano a questa identica categoria.
Con tutto ciò, ovviamente, non si vuol dire che durante la guerra in Kosovo non ci siano stati molti crimini ma forse non così attraenti per i media. Le persone i cui cari sono scomparsi durante la guerra in Kosovo, e i cui corpi fino ad oggi non sono ancora stati trovati, hanno sofferto abbastanza anche senza che la Del Ponte, con l’aiuto dei media locali assetati di sangue, gli metta in testa queste cose. Dall’aver inserito questo episodio nel libro, così come la trasmissione acritica dello stesso, non si può concludere diversamente che si tratta di una cosa senza sentimenti, amorale e dannosa.

Il disegno in possesso della procura serba per i crimini di guerra che mostra l'ubicazione della "casa gialla"

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