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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





12 gennaio 2010


JOSIPOVIC, UN PRESIDENTE EUROPEO PER LA CROAZIA IN EUROPA

Ivo Josipovic è il nuovo presidente della Croazia, il terzo dall'indipendenza del 1991. Una vittoria netta, prevista dopo il primo turno del 17 dicembre, delineata dai sondaggi e confermata già dagli exit poll diffusi subito dopo la chiusura dei seggi, alle 19 di domenica 10 gennaio. Con il 60% dei voti, contro il 40% ottenuto dal suo sfidante, Milan Bandic, sindaco di Zagabria, Josipovic prende il posto di Stjepan Mesic e guadagna per la prima volta la presidenza al centro-sinistra. Il candidato del Partito socialdemocratico ha prevalso in tutta la Croazia, tranne in una "zupanija" (contea) e nei seggi all'estero dove, come previsto, ha prevalso Bandic in maniera schiacciante.

Ivo Josipovic ha 52 anni. Sposato, con una figlia, è docente di Diritto all'Università di Zagabria, oltre che musicista e compositore. E' stato più volte deputato ed ha, tra l'altro, rappresentato la Croazia alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu e al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Da molti anni è amico del Partito radicale, tanto che Emma Bonino, alla vigilia del primo turno delle presidenziali, gli ha pubblicamente inviato una lettera di sostegno.

Josipovic è un progressista democratico ed europeista, non certo un bolscevico con il quale la Croazia rischia di "diventare rossa", come ha affermato il suo rivale, agitando un presunto rischio di ritorno al passato. In effetti Josipovic nel 1980 aderì al partito comunista croato, e per questo è stato attaccato da Bandic, ma partecipò al processo di democratizzazione jugoslavo seguito alla morte di Tito. Bandic ha anche tirato in ballo il padre del suo avversario sostenendo che avrebbe diretto il tristemente famoso campo di prigionia titino di Goli Otok, dopo la seconda guerra mondiale. Un'accusa smentita con decisione da Josipovic.

Milan Bandic, ex socialdemocratico espulso dal partito per aver confermato la sua candidatura in polemica con la scelta di Josipovic, da parte sua ha portato avanti una campagna elettorale dai toni nazional-populisti con il sostegno della chiesa cattolica (che non ha evitato ingerenze dirette nella campagna elettorale). Come sindaco di Zagabria Bandic ha in effetti ottenuto diversi successi, ma si è anche distinto per un uso disinvolto del potere fatto di favori agli amici, speculazioni immobiliari e toni spericolati.

Il cardine della campagna elettorale di Josipovic è stato, invece, la questione della giustizia: sia intesa come necessità di riforme, sia sul piano sociale, come lotta alla corruzione e allla criminalità organizzata. Due questioni centrali che rallentano i progressi della Croazia e sulle quali anche l'Unione Europea ha chiesto maggiore impegno nel quadro del negoziato di adesione. "La Croazia ha due problemi", ha dichiarato Josipovic al Corriere della Sera: "la crisi economica e l'enorme corruzione. Fenomeni collegati, perché proprio per la corruzione la Croazia non è competitiva e non attira capitali stranieri". Questa situazione ha mutato profondamente la coscienza dei cittadini, soprattutto dei giovani. Occorre dunque agire su due livelli: "Con la repressione, coinvolgendo polizia, magistratura e servizi segreti. E poi convincere la persone che la corruzione non è necessaria".

Il presidente in Croazia non esercita direttamente il potere esecutivo, ma ha un ruolo di garanzia oltre ad alcune rilevanti competenze di indirizzo, in particolare per quanto riguarda la politica estera. E qui si pone il problema della coabitazione con la premier Jadranka Kosor dell'Hdz, il principale partito di centro-destra. La Kosor nel luglio scorso ha preso il posto di Ivo Sanader che si dimise dall'incarico all'improvviso senza spiegarne chiaramente le ragioni. I motivi che lo hanno indotto ad una tale decisione possono essere stati molti, non esluse, almeno secondo certe voci, pressioni da parte di esponenti politici internazionali di altissimo livello, preoccupati per i gravi scandali incui erano coinvolti diversi esponenti del governo.

Kosor, consapevole che le cose per l'Hdz si stavano mettendo male sull'onda degli scandali, si è impegnata in questi mesi, non senza aspetti contraddittori, in un'opera di pulizia dentro e fuori il partito ed il governo, guadagnandosi un certo favore popolare, ma anche l'ostitilità di vari settori dell'Hdz. Sanader però proprio pochi giorni fa è ritornato sui suoi passi minacciando così di mettere in crisi il governo guidato dalla sua ormai ex delfina, ma anche di spaccare il partito. Il nuovo presidente potrebbe quindi trovarsi, già all'inizio del mandato, a far fronte ad un quadro politico assai agitato proprio mentre la Croazia si trova ad affrontare le pesanti conseguenze della crisi economica globale e a dover concludere il negoziati di adesione all'Ue.

L'ingresso nell'Ue è una delle scadenze più importanti che attendono la Croazia. Nonostante sostenga che Bruxelles sia stata più rigida che con altri circa i criteri di adesione, Josipovic ha confermato il suo impegno per l'ingresso della Croazia nell'Unione e si è detto certo che il paese raggiungerà gli standard richiesti da Bruxelles, non solo per l'Ue, ma anche per il bene del suo popolo. In effetti, Josipovic appare molto più indicato di Bandic ad "assistere" la conclusione di un negoziato in cui diversi problemi devono essere risolti: dal compromesso con la Slovenia per la fissazione dei confini tra i due paesi, sul quale Josipovic ha espresso il suo giudizio negativo, alla lotta alla corruzione e alla criminalità, alla protezione dei diritti delle minoranze. In ogni caso sarà lui ad avere l'onore di tenere a battesimo l'ingresso ufficiale della Croazia nell'Unione europea, nel 2011 o 2012.

Quanto ai rapporti con gli altri paesi della regione Josipovic ha le idee chiare. Il neo presidente è stato a capo del team legale che ha preparato l'accusa di genocidio rivolta alla Serbia davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu. Accusa rivolta a sua volta da Belgrado alla Croazia. Josipovic chiede che la Serbia fornisca informazioni sulle persone scomparse, processi ai criminali di guerra e la restituzione dei beni culturali saccheggiati: se Belgrado rispettasse queste condizioni, secondo Josipovic non ci sarebbe motivo di insistere con la denuncia. Per quanto riguarda la Bosnia, Josipovic rivendica il legittimo diritto a proteggere gli interessi dei croato-bosniaci su un piano di parità con le altre etnie costituenti del paese, pur nell rispetto dell'integrità e della sovranità della Bosnia.

Forse il nuovo presidente croato non ha un particolare carisma, qualcuno lo ha anche definito un po' scialbo. Certo non ha la personalità istrionica di tanti protagonisti della politica balcanica emersi dopo il crollo del comunismo, né l'irruenza del suo predecessore Stjepan Mesic, ma per una Croazia che aspira ad un posto in Europa ea guadagnarsi il rispetto degli altri partner questo non è certamente un demerito, anzi.


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12 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale




Il sommario della puntata del 9 gennaio 2010

Croazia: le elezioni presidenziali, la situazione del governo, i rapporti con la Slovenia Serbia: la visita del presidente Tadic in Kosovo
Ue
: la presidenza di turno spagnola e l'integrazione dell'Europa sud orientale
Turchia: la Germiania cambia idea sull'adesione all'Ue?
Grecia: la crisi economica e le misure del governo
Albania: la situazione politica interna e i suoi riflessi sull'integrazione europea del paese Macedonia: le relazioni bilaterali con Israele 

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


11 gennaio 2010


CROAZIA: JOSIPOVIC PRESIDENTE

Di Marina Szikora
da www.radicalparty.org

Ivo Josipovic e' il nuovo – terzo presidente della Croazia. Con una vittoria netta, ottenendo il 60,29% contro il suo sfidante, Milan Bandic, sindaco di Zagabria il quale ha ottenuto 39,71%, il candidato socialdemocratico Josipovic sara' il nuovo inquillino di Pantovcak, sede del Presidente croato, che succedera' a Stjepan Mesic dopo dieci anni del suo doppio mandato.

La vittoria e' gia' stata preannunciata dagli exit polls alle ore 19 di ieri sera e le percentuali non erano molto diverse, mentre a mezzanotte in punto vi e' stato il primo comunicato ufficiale da parte della Commissione elettorale statale, che dopo aver esaminato 99,62% dei posti elettorali ha dato la notizia ufficiale della vittoria di Ivo Josipovic.

A differenza del primo turno, i cittadini croati questa volta hanno risposto con una maggiore affluenza alle urne capendo l'importanza del momento senza dubbio storico per il futuro europeo del loro Paese. L'affluenza alle urne e' stata del 50,28 percento.

Ivo Josipovic non ha vinto in una sola contea (zupanija) croata, e nella diaspora, vale a dire all'estero, innanzitutto in Bosnia Erzegovina dove il 92,22 percento e' andato, come del tutto previsto, al suo concorrente Bandic.

«Cari amici, cari cittadini e cittadine della RH, in questi momenti grazie a tutti voi che siete andati a votere. Grazie anche a tutti quelli che non hanno votato per me, a tutti che hanno aiutato che oggi sia il festivala della democrazia» erano le prime parole di Ivo Josipovic dopo mezzanotte. «Ogni cittadino stasera e' vincitore perche' credo profondamente che tutti vogliamo una Croazia migliore e piu' giusta. Credo che tutti vogliamo vivere in un paese dove il lavoro viene pagato e la corruzione punita. Vogliamo vivere in un paese di sicurezza sociale e giustizia» ha sottolineato il nuovo Presidente.

Un messaggio chiaro anche a quelli che non hanno votato per lui, promettendo che sara' anche il loro presidente perche' non vuole dividere i cittadini. Josipovic non ha mancato a ringraziare il presidente uscente Stjepan Mesic rilevando il suo eccezionale contributo alla democrazia croata e rafforzamento della posizione della Croazia nella comunita' internazionale. Un ringraziamento particolare al suo Partito socialdemocratico, al presidente Zoran Milanovic, ai membri del partito e suoi simpatizzanti «perche' senza il loro aiuto non ci sarebbe una campagna di sucesso» ha detto Ivo Josipovic aggiungendo « siamo stati una grande e buon adestrata orchestra che ha suonato una sinfonia di sucesso. La risuoneremo tra cinque anni» ha annunciato Josipovic, professore universitario di diritto internazionale e musicista di musica classica contemporanea.

«Voglio una Croazia europea che sara' una delle stelle splendenti sul cielo europeo» ha detto il nuovo terzo presidente croato, successore di Franjo Tudjman che vinse due elezioni, 1992 e 1997 e Stjepan Mesic, secondo presidente che aveva vinto le elezioni del 2000 e del 2005. «Non abbiate paura, sconfiggeremo la grave crisi economica, la poverta' e corruzione. Insieme siamo la forza per una Croazia migliore. Ci attende un lavoro grande e difficile che dobbiamo intraprendere e la Croazia sara' casa di tutti gli uomini onesti che meritiamo. Abbiate fiducia in me. Nel momento della vittoria vi ripeto: non vi deludero'» ha concluso il suo primo intervento da presidente Ivo Josipovic.

Ivo Josipovic, un amico anche dei radicali, un'amicizia che risale a diversi anni fa e va sottolineato che proprio in vista del primo turno delle presidenziali Emma Bonino aveva mandato una lettera toccante di sostegno alla candidatura di Ivo Josipovic.

A nome del governo croato e personalmente, le congratulazioni, dopo mezzanotte sono arrivate da parte della premier croata Jadranka Kosor. «Propongo che iniziassimo a costruire i ponti tra il Governo e Pantovcak. Mi aspetto una buona collaborazione sulle questioni che cogiuntamente sono di nostra competenza costituzionale» ha detto la premier croata e presidente del maggior partito governativo HDZ, sottolineando che il signor Josipovic non ha menzionato questo lavoro comune nel suo intervento di vittoria e dicendo di credere che questo non e' avvenuto «a causa di molta emozione».

Gia' intorno alle ore 23, l'attuale presidente Stjepan Mesic si e' telefonicamente congratulato con il suo successore. «Davanti a Josipovic e' un grande lavoro da fare. Deve rafforzare le relazioni e la collaborazione con i paesi vicini. Deve stabilire la cooperazione con il Governo sulle riforme indispensabili per l'ingresso nell'Ue perche' qui il presidente puo' aiutare molto», ha detto Mesic ai giornalisti dopo l'ufficializzazione dei risultati elettorali.


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10 gennaio 2010


LA CROAZIA OGGI AL VOTO PER ELEGGERE IL PRESIDENTE

Ivo Josipovic e Milan Bandic (da www.apcom.net  Telecom Media News s.p.a.)Oggi la Croazia per la seconda volta si reca alle urne per scegliere definitivamente il suo terzo presidente dall'indipendenza. I cittadini croati scelgono tra il candidato socialdemocratico, Ivo Josipovic che al primo turno, tra una concorrenza di 12 candidati, ha ottenuto 44,8% di voti e il suo sfidante, l'indipendente Milan Bandic, sindaco di Zagabria ed ex membro dello stesso partito di Josipovic, l'SDP - ma espulso dal partito nel momento in cui ha deciso di candidarsi contro il candidato ufficiale eletto a stragrande maggioranza dei suoi membri – che al primo turno ha ottenuto 14,8% di preferenze.
Poco meno di 4,5 milioni di aventi diritto al voto, dalle ore 7 alle 19 votano in 6550 collegi elettorali in Croazia e presso le rappresentanze diplomatiche in 55 paesi nel mondo. Di questi, il maggior numero si trovano in Bosnia Erzegovina (124 collegi elettorali). Per effetto della differenza di fuso orario, il voto e' iniziato gia' quando in Europa era sabato sera in Nuova Zelanda, Australia e Giappone. Sono aperti anche 63 seggi speciali, tra cui quelli nelle carceri, sulle sulle navi e quelli per i militari croati in missione in Golan, Afghanistan e Kosovo. Come al primo turno, i non vedenti potranno votare per la prima volta direttamente, vale a dire autonomamente.
La Commissione elettorale statale (DIP) ha comunicato che dopo le ore 19, quando si chiuderanno i seggi, potranno essere pubblicati gli exit polls ma radio e televisioni devono informare chiaramente e in tempo sulla metodologia dell'elaborazione di questi sondaggi in modo tale che l'opinione pubblica possa sapere chiaramente che non si tratta di risultati elettorali. I primi risultati effettivi non ufficiali verranno pubblicati alla conferenza stampa del DIP a mezzanotte. La successiva conferenza stampa si svolgera' lunedi' 11 gennaio a mezzogiorno.
Da sottolineare che si tratta delle quinte elezioni presidenziali dall'indipendenza della Croazia in cui i cittadini eleggono direttamente il capo dello Stato. Finora, per due volte, sono stati eletti Franjo Tudjman (1992 e 1997) e Stjepan Mesic (2000 e 2005).
A mezzanotte tra il venerdi' e sabato e' scattato il silenzio elettorale che durera' fino alla mezzanotte di oggi. Ma come nel primo turno, anche questa volta, la Commissione elettorale statale e' stata avvisata che molti elettori hanno ricevuto nelle loro caselle postali lettere pubblicitarie di Milan Bandic. Secondo DIP, le informazioni sono arrivate dal centro elettorale del candidato presidenziale Ivo Josipovic che ha avvertito che nonostante il silenzio elettorale continua la consegna di materiale promozionale e messaggi relativi al candidato Milan Bandic.
Per questo motivo il DIP ha nuovamente invitato tutti i partecipanti nel processo elettorale di astenersi da simili atti poiche', come sottolineato dal presidente del DIP Branko Horvatin, si tratta di violazione del silenzio elettorale.
Va sottolineato che le elezioni presidenziali vengono seguite da 700 osservatori di cui 500 sono dell'organizzazione non-governativa croata Gong.
(Con la collaborazione di Marina Szikora)


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9 gennaio 2010


TURCHIA/UE: INIZIA BENE L'ANNO PER ANKARA

Sembra cominciare bene l'anno nuovo per la Turchia per quanto riguarda le relazioni con l'Unione Europea e le prospettive del negoziato di adesione. Proprio dell'UE, infatti, sono arrivati due "assist" notevoli alle aspirazioni europee di Ankara. Il primo, per nulla scontato, viene dal governo tedesco della cancelliera Angela Merkel, da sempre favorevole ad una "partnership privilegiata" con la Turchia, ma contraria ad un'adesione formale. Il neo-ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, leader dei liberaldemocratici tedeschi, nel corso della sua visita ufficiale in Turchia ha ridato slancio alle relazioni turco-tedesche sul piano dell'adesione del paese anatolico all'Unione europea, ma si è anche detto chiaramente a favore del proseguimento delle trattative per far entrare la Turchia in Europa. Il secondo appoggio alle aspirazioni europee di Ankara viene, invece, dalla Spagna, dal 1 gennaio presidente di turno dell'UE. Madrid, infatti, spera nei prossimi mesi di ridare slancio ai negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, oggi assai rallentati: lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, aggiungendo che la Spagna conta di aprire nuovi capitoli negoziali con Ankara. Dichiarazioni che mostrano la particolare attenzione della presidenza spagnola dell'UE verso il sud est europeo, come indicano anche le visite ufficiali di questi giorni nei Balcani.

Partiamo dalla Germania. La stampa turca ha dato molto risalto alla visita del ministro degli Esteri tedesco, che si è detto chiaramente a favore del proseguimento delle trattative per far entrare la Turchia in Europa. Ma la cosa, se non clamorosa certo non scontata, è che, stando a quanto scriveva ieri il quotidiano Die Welt, il partito cristianodemocratico della cancelliera Merkel sembra d'accordo con la proposta di Westerwelle: adesso si parla di trattative con l'"obiettivo dell'adesione", sottolinea infatti il quotidiano di Amburgo. Le cose naturalmente non sono così semplici. I mal di pancia vengono prima di tutto dal segretario della CSU (gemello bavarese della CDU), Alexander Dobrindt, che ha messo in guardia Westerwelle "dal fare patti segreti come in Polonia" (in riferimento al presunto ok alla fondazione dei tedeschi espulsi, altro successo del leader del FDP). Dobrindt ha detto che a Westerwelle erano state date indicazioni contro ogni "precipitoso assenso alla Turchia". Westerwelle, da parte sua, ha respinto la critica in modo cortese ma netto, affermando che "bisognerebbe pensare di più alla Germania e meno agli interessi di partito". Del resto l'indipendenza del ministro dalla linea di politica estera della cancelliera Merkel per la CDU non sembra un problema: "Il ministro degli Esteri si è mosso esattamente sulle basi del contratto di coalizione", ha dichiarato Ruprecht Polenz, presidente della commissione esteri, sottolineando che sono trattative aperte, condotte con l'obiettivo dell'adesione e il cui esito non è scontato. La partnership privilegiata, ha chiarito Polenz, resta la posizione della CDU, la linea del governo è altra cosa.

Il secondo assist alla Turchia viene, come dicevo, dalla Spagna. Madrid, infatti, spera di accelerare i negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, che oggi procedono a rilento, nel corso del suo semestre di presidenza dell'UE. Lo ha detto il ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, affermando che la Spagna conta di aprire nuovi capitoli negoziali con Ankara dopo che lo scorso dicembre i Ventisette hanno aperto il dodicesimo capitolo dei 35 su cui si articolano i negoziati, iniziati a ottobre 2005, e per Ankara particolarmente laboriosi e resi ancora più complicati da questioni come quella di Cipro. Proprio la questione della divisione dell'isola indusse l'UE nel 2006 a bloccare otto capitoli perchè Ankara rifiuta di aprire i suoi porti e aeroporti a navi ed aerei greco-ciprioti in risposta all'analogo blocco operato dai greco-ciprioti nei confronti dei vettori turco-ciprioti. E la repubblica di Cipro (dal 2004 membro dell'UE) ha avanzato riserve sull'apertura di altri sei capitoli. Anche se la Spagna è favorevole alla piena adesione di Ankara all'Unione, Moratinos, come presidente di turno dell'UE, ha comunque voluto legatore l'accelerazione dei negoziati con la Turchia ad una svolta sulla questione cipriota. "Sappiamo che è un tema difficile ma spero che i colloqui sul futuro dell'isola producano qualche progresso", ha detto il ministro spagnolo, sottolineando che a Cipro, "tutti i negoziatori sono coscienti del fattore calendario", chiaro riferimento alle elezioni del prossimo aprile nella repubblica turca di Cipro Nord che rischiano di vedere il successo dei nazionalisti. Per questo, tra l'altro, il presidente greco-cipriota Demetris Christofias ed il suo omologo turco-cipriota Mehmet Ali Talat hanno anche di recente ribadito la loro intenzione di accelerare i negoziati per giungere ad un compromesso sulla riunificazione.


8 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: L'ANALISI DI JUTARNJI LIST

JOSIPOVIC VICINO ALLA VITTORIA, BANDIC DANNEGGIATO DA SANADER E MERCEP
di Davor Butkovic - Jutarnji list, 7 gennaio 2010
Traduzione di Marina Szikora

http://josipovic.netIl sondaggio dell'opinione pubblica, che per Jutarnji lista ha effettuato l'agenzia slovena Mediana su un campione di 1008 intervistati, dimostra che per Ivo Josipovic voteranno 52,3% e per Milan Bandic invece 35,6% di cittadini croati, mentre il 12% e' ancora indeciso. Quindi, anche se tutti quelli che ancora non sanno per chi voteranno domenica prossima, alla fine dediceranno di sostenere Bandic, Ivo Josipovic dovrebbe comunque essere eletto terzo presidente della Croazia.
Il maggior numero di altri sondaggi dimostra quasi gli stessi risultati. Anche Puls e Promocija Plus danno una precedenza a Josipovic tra 17 e 18 punti. Soltanto Media Metar afferma che Josipovic ha un vantaggio di appena dieci punti. Se il peggior risultato che un candidato ha ottenuto sono una decina di punti di vantaggio rispetto al suo sfidante, questo candidato dovrebbe essere molto, ma molto soddisfatto e sicuro nella sua vittoria. La campagna per il secondo turno delle elezioni presidenziali non ha cosi' portato nessuna svolta all'umore elettorale.
Ivo Josipovic ha vinto contro Milan Bandic con un po' oltre 17 punti lo scorso 27 dicembre e finora e' riuscito a mantenere questa differenza, anche se in due settimane fino al ballottaggio e' riuscito a commettere alcuni errori diletanti, quali la famosa frase della Croazia rossa. A Josipovic, dall'altra parte, e' andato a favore l'enorme interesse mediatico che, con il suo tentativo di golpe nella Comunita' Democratica Croata (HDZ), ha compiuto l'ex premier Ivo Sanader. L'azione di Sanader dal punto di vista degli interessi dei cittadini e dei media, ha eliminato le elezioni presidenziali, che va a favore del candidato che si trova nella situzione vincente.
A Milan Bandic, in quanto la persona che ha cercato di capovolgere i suoi numeri negativi, la riapparizione di 24 ore di Sanader sulla scena politica croata e' stata estremamente dannosa, poiche' negli ultimi giorni la corsa elettorale non aveva una notevole attenzione mediatica. Anche se avesse avuto degli argomenti, Bandic non ha avuto piu' il tempo di capovolgere il trend che porta all'ascesa di Josipovic verso Pantovcak (sede del Presidente, ndt.)
A Bandic ha ulteriormente nociuto anche l'interpretazione che Sanader appoggia la sua candidatura: tutti quelli sostenuti da Ivo Sanader, in questo momento sono semplicemente destinati all'insucesso. Lo stesso Bandic, comunque, nel secondo round della campagna ha fatto alcuni errori che sono ancora piu' gravi di quelli di Josipovic. Primo tra questi, l'accettazione del sostegno di Tomislav Mercep. Il caso Mercep non e' una questione politica, bensi' di morale civico elementare. A chi Tomislav Mercep diventa alleato, questo politico perde la legittimita' democratica elementare. Lo stesso Tudman aveva deciso di liberarsi di Mercep oltre 15 anni fa.
Secondo, la campagna di Bandic e' diventata assai agressiva, troppo agressiva per i criteri croati. Colpi bassi, quali la distribuzione di volantini falsi e offensivi contro Ivo Josipovic davanti alla chiesa della citta' di Petrinja, hanno maggiormente cancellato gli effetti negativi della «Croazia rossa» di Josipovic. «Rosso», lo spot di Bandic, proibito dalla Commissione elettorale statale (DIP) nonche' i tentativi incredibili di compromettere Josipovic via Internet con insinuazioni di violenze sessuali, appartengono ai punti piu' sporchi nella storia delle corse elettorali croate: con tali azioni il team elettorale di Bandic ha ulteriormente indirizzato l'opinione pubblica contro il loro candidato.
Infine, Milan Bandic ha ottenuto un certo sostegno della Chiesa, che ha cambiato posizione rispetto alle elezioni in una sola stettimana.. Ma questo e' assolutamente un problema della Chiesa cattolica e la sua, in questo caso, strana impurdenza.
Quando si tratta dell'esito elettorale, la Chiesa non voleva mai che Stipe Mesic diventasse presidente della Repubblica, il che, come sappiamo, non ha influenzato la decisione degli elettori. Ivo Josipovic puo' tranquillamente attendere i primi exit pool di domenica sera. Ad una condizione importante. La stragrande maggioranza dei suoi elettori potenziali deve andare a votare.


8 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: JOSIPOVIC FAVORITO CON L'INCOGNITA DEGLI INDECISI

Ivo Josipovic in campagna elettorale (da josipovic.net)Fra due giorni i croati andranno alle urne per scegliere il loro terzo presidente dal 1991. Dopo il padre dell'indipendenza, lo scomparso e controverso leader nazionalista Franjo Tudjman e i due mandati di Stjepan Mesic, domenica 10 gennaio i cittadini croati decideranno chi vorranno come loro massima guida nei prossimi anni, in cui il Paese dovrà uscire da una crisi economica molto dura, affrontare con risolutezza la questione della lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata e condurre in porto l'adesione all'Unione europea dopo aver chiuso il contenzioso sui confini con la Slovenia.

Dopo aver vinto con largo margine il primo turno, il candidato socialdemocratico Ivo Josipovic è il favorito anche per il ballottaggio di domenica dove sarà opposto all'attuale sindaco di Zagabria, Milan Bandic, fino a poco tempo fa compagno di partito di Josipovic ma poi entrato in rotta di collisione con i vertici socialdemocratici per non essere stato scelto lui come candidato ufficiale. Da qui la scelta di presentarsi come indipendente e la successiva espulsione dal partito.

Secondo un recentissimo sondaggio effettuato dal centro di ricerce indipendente Media Metar, al voto di domenica dovrebbe partecipare circa il 60% degli aventi diritto. Sempre secondo questo sondaggio, realizzato il 2 e il 4 gennaio, Josipovic supererebbe il 55% delle preferenze, mentre a Bandic andrebbe quasi il 45% dei voti. Media Metar ha interrogato telefonicamente 3000 persone il 36,7% delle quali non ha voluto esprimere la propria intenzione di voto.

Per Josipovic dati simili a quelli di Media Metar sono indicati dal sondaggio dell’agenzia Promocija plus che lo accreditano del 54,5%, mentre Bandic sarebbe al 37% di voti. Secondo questa rilevazione, gli indecisi sarebbero oltre l’8%. Promocija plus ha condotto la ricerca lo scorso 4 gennaio su un campione di 800 persone. L’agenzia fa sapere di avere rilevato una notevole astensione, il che può costituire un'incognita per ciascuno dei candidati.

Un ulteriore rilevazione è stata condotta dall'agenzia TotusOpiniometar il 5 e 6 gennaio su un campione di 1500 cittadini. Il sondaggio indica un'affluenza alle urne superiore al 75%. Il settimanale Nacional ricorda però che sara' interessante vedere la reale risposta dei votanti e sottolinea che la domanda è se veramente i croati risponderanno davvero in un numero così elevato al voto per scegliere il loro terzo presidente. Nacional scrive che i risultati dimostrano che ancora poco meno del 24% degli elettori sono indecisi.

In ogni modo, secondo la rilevazione TotusOpiniometar, tra gli intervistati che hanno dichiarato la loro intenzione di voto, Josipovic avrebbe il 69% di voti, mentre Bandic sarebbe al 31%. Dato però che circa un quarto degli elettori è ancora indeciso, i candidati hanno ancora la possibilità di attingere, almeno in parte, a questo serbatoio potenziale. Certo, aggiungo io, stando ai dati di TotusOpiniometar, Bandic per vincere dovrebbe ottenere che tutti gli indecisi votassero per lui, cosa francamente un po' improbabile.

Intanto, sul piano internazionale, Josipovic incassa anche il sostegno del Partito dei Socialisti Europei. Il PSE e il suo presidente, Poul Nyrup Rasmussen, in una dichiarazione dichiarazione sottolineano che i risultati del primo turno delle presidenziali in Croazia hanno dimostrato l'insoddisfazione degli elettori con la crescente disoccupazione nel Paese, con il calo dello standard di vita e l'insufficiente impegno contro la corruzione. “La Croazia ha bisogno di veloci risposte alla crisi economica e ad una determinata politica di occupazione per maggiori e migliori posti di lavoro. So che Josipovic condivide queste preoccupazioni e che fara' il tutto possibile per la Croazia ed il suo popolo. La Croazia e' solo ad un passo dall'adesione all'Ue e sono pienamente convinto che Josipovic sia la persona migliore per portare la Croazia nell'UE”, ha detto Rasmussen.

* Con la collaborazione di Marina Szikora


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