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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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7 giugno 2007


AZIONE MILITARE TURCA IN IRAQ: CONTRO IL PKK O CONTRO IL GOVERNO ERDOGAN?

Mappa del KurdistanIeri truppe turche sono entrate nel nord dell’Iraq per compiere un raid contro basi dei guerriglieri curdi. Le notizia era stata smentita dal ministro degli Esteri Abdullah Gul ma ufficiali turchi in servizio nella zona hanno confermato che l'incursione, seppure di poche ore, c'è stata. L’azione militare turca, seppure limitata nel tempo, nello spazio e nello spiegamento di uomini e mezzi, era stata minacciata da tempo dai vertici militari di Ankara stanchi di subire gli attacchi dei guerriglieri che hanno le loro basi nel Kurdistan iracheno, nonostante i ripetuti inviti degli Usa a evitare iniziative che possono innescare una pericolosa spirale in un’area già oltremodo instabile. Il Kurdistan iracheno gode di uno status di autonomia rispetto al governo centrale di Baghdad garantita da Washington, ma i rapporti fra Ankara e il governo curdo iracheno di Massoud Talabani sono diventati ancora più tesi negli ultimi tre mesi. La proposta statunitense di creare uno stato curdo indipendente nel Nord Irak aveva irritato considerevolmente l'esercito turco che non può tollerare di veder sviluppare l’embrione di uno stato indipendente del Kurdistan che accelererebbe le spinte indipendentiste dei curdi di Turchia. Le ripetute minacce di intervento di truppe turche oltre il confine avevano provocato la reazione di Talabani che aveva dischiarato: "Se loro entrano in Nord Iraq noi gli rivoltiamo contro Diyarbakir", la principale città curda in territorio turco. Parole a cui aveva replicato duramente il premier turco Recep Tayyip Erdogan.
I militari turchi pensavano da tempo a un'azione in territorio iracheno e lo avevano detto chiaramente in aprile, quando il capo di Stato maggiore generale Yasar Buyukanit aveva dichiarato di aspettare solo il via libera del governo per fare scattare l’operazione. Gli attentati di Smirne e Ankara nelle scorse settimane, che secondi molti sarebbero opera del Pkk (che però aveva smentito un suo coinvolgimento) hanno indotto Erdogan ad abbandonare la sua politica incentrata sulla mediazione diplomatica e a dichiarare, il 24 maggio in diretta televisiva, di essere favorevole all'uso delle forza oltre confine. Dalla settimana scorsa, infatti, soldati e mezzi corazzati sono stati spostati nell’est della Turchia, verso il confine con l’Iraq. Il copione non è nuovo ma fra un mese e mezzo in Turchia si vota e, nel pieno della crisi politica ed istituzionale che ha portato il Paese alle elezioni anticipate (e molto probabilmente al referendum sulle riforme costituzionali volute dal governo islamico moderato) anche la "questione curda" torna di prepotenza alla ribalta della politica spinta anche dalla rinnovata attività guerrigliera dei separatisti curdi.
Secondo fonti militari turche, citate dalle agenzie di stampa, l’incursione in territorio iracheno va considerata un'azione preventiva limitata nel tempo e con lo scopo di catturare alcuni militanti del Pkk che trovano rifugio proprio oltre confine, ma alcuni osservatori suggeriscono l’ipotesi che i militari, o una parte di essi, potrebbero aver deciso di agire senza l’avallo del governo per delegittimare un esecutivo alla fine del suo mandato e con il quale non sono mai mancati motivi di attrito. Il fatto che il ministro degli Esteri Gul abbia negato fino all’ultimo l’operazione militare sembrerebbe una conferma che l’esecutivo non ne sapesse nulla. In ogni caso, all'indomani dell’operazione il premier Erdogan, parlando con l'emittente Ntv, ha detto che l’unico interlocutore del governo turco è il governo iracheno, non i leader curdi: "Ho parlato con Il presidente della repubblica e con il Capo del governo. Non posso parlare con un capo banda", ha detto Erdogan, "Una cosa sono Talabani e Maliki, una cosa è Barzani". Il premier a differenza del ministro degli Esteri non ha smentito apertamente l'invasione del territorio iracheno ma ha spiegato le intenzioni di Ankara: "Con i militari stiamo monitorando attentamente la situazione interna e sul confine. Se ci sarà da prendere una decisione come quella dell'intervento armato, agiremo compatti".


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permalink | inviato da passaggioasudest il 7/6/2007 alle 13:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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