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EUROPA DEL SUD EST E RELIGIONI / 1

Nell’Europa orientale e sud orientale che fu comunista si assiste da alcuni anni ad un ritorno della religione, al rifiorire delle fedi storicamente presenti (cattolici, ebrei, ortodossi, musulmani) e all’arrivo di religioni di provenienza americana (Scientology, mormoni, sette new age o neoprotestanti) o già presenti da qualche decennio nell’Europa occidentale (Testimoni di Gerova, Hare Krishna). Il panorama religioso dei paesi dell’est e del sud est europeo, quindi, cresce e si fa più variegato. A questo corrisponde, però e fortunatamente, anche una maggiore laicizzazione delle società. Anche se l’80% degli europei che si dichiarano credenti vive ad est come risulta dalla ricerca Gfk tedesca del 2005 "Attitudini religiose dell’Europa", i praticanti restano comunque una minoranza: in Ungheria sono il 15% (55% i fedeli dichiarati), in Romania il 19% (98% i fedeli), nella Repubblica Ceca solo il 5% mentre nella cattolicissima Polonia si dichiara praticante solo un cittadino su due. Le dinamiche sono quelle cui abbiamo assistito in Occidente. La secolarizzazione si nota più nelle città che in provincia, il culto attira più gli anziani che i giovani, sensibili a modelli più laici e occidentali. Anche il rapporto tra chiesa e stato si va ridefinendo su principi laici di non ingerenza reciproca sotto l’influenza giocata dalla prospettiva dell’integrazione europea. La presenza dei nuovi culti ha provocato però preoccupazioni e irrigidimenti delle gerarchie delle religioni tradizionali (soprattutto di quelle ortodosse) che temono l’attivismo e la forza economica di queste nuove organizzazioni che in alcune zone (Serbia e Romania, per esempio) sono state anche vittime di attacchi xenofobi a cui non sono estranee le frequenti demonizzazioni di cui sono oggetto. Non mancano, comunque, tra le grandi religioni prove di ecumenismo anche se si moltiplicano i contrasti interni dovuti alle accuse di compromissione con i passati regimi dittatoriali, a ricambi dei vertici, ai rapporti con i nuovi stati nazionali. E intanto più di un paese ha adottato norme che tutelano i culti tradizionali discriminando o rendendo più difficile la presenza di quelli "non tradizionali". E il rafforzamento delle grandi religioni si estende dalla legislazione, all’istruzione, all’edilizia, al recupero dei beni confiscati nel passato.  

L’agenzia Apcom ha messo in rete, attorno alla metà di ottobre, una serie di lanci che propongono una fotografia aggiornata della situazione religiosa nei paesi europei dell’est e del sud est la maggior parte dei quali furono soggetti all’Urss o furono paesi satelliti del blocco sovietico. Alcuni di questi paesi fanno ora parte dell’Unione europea, altri hanno in corso negoziati adesione, altri ancora hanno intrapreso la strada verso l’integrazione euroatlantica. Prendendo spunto dalla serie di articoli dell'Apcom cerchiamo di vedere quel è il panorama della situazione religiosa nei paesi di cui ci occupiamo abitualmente in questo blog.
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Pubblicato il 16/11/2006 alle 13.19 nella rubrica Per saperne di più.

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