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EUROPA DEL SUD EST E RELIGIONI / 2

Facendo riferimento ad un ampio reportage messo in rete dall’agenzia Apcom nel mese di ottobre vediamo la situazione nei paesi dell’Europa sud orientale.
In Slovenia, paese non propriamente balcanico, la laicizzazione è andata di pari passo con la liberalizzazione socio-economica. I cattolici sono attualmente il 58% della popolazione, quando solo quindici anni fa erano l’84%, e solo un quinto si dichiara praticante. Il cattolicesimo, pur influente, non ha mai avuto una caratterizzazione nazionalista e viceversa e attualmente lo Stato finanzia tutti i culti.
In Serbia (ortodossi 65%, cattolici 4%; musulmani in Sangiaccato e di cristiani magiari in Vojvodina,) l’alleanza tra patriarcato e attuale governo garantisce alla chiesa ortodossa l’egemonia religiosa e privilegi legislativi. Oggi appelli al superlatitante Ratko Mladic, ex generale serbo-bosniaco accusato per l’eccidio di Srebrenica, a consegnarsi al Tribunale internazionale vengono da esponenti della chiesa ortodossa che però ha avuto un ruolo primario nell’accendere il nazionalismo serbo. Negli ultimi anni il sinodo guidato dal patriarca Pavle ha affrontato la questione dell’indipendenza del Kosovo che rappresenta il cuore del sentimento religioso e nazionale (le due cose coincidono) dei serbi così come quella dell'affermarsi di chiese nazionali nella sua giurisdizione in Macedonia e in Montenegro.
Per quanto riguarda appunto il Montenegro, indipendente da pochi mesi dalla Serbia, dopo il referendum della scorsa primavera, il metropolita Mihailo è stato riconosciuto nel 2000 dall’allora premier Milo Djukanovic, ma non da altre chiese autocefale ortodosse. Il governo di Podgorica ha comunque dichiarato l'apertura del Paese "a tutti i culti", prefigurando la fine di un ruolo privilegiato per la chiesa ortodossa.
Anche in Croazia (cattolici 87%, ortodossi 4 %; con serbi, magiari in Slavonia) il rapporto tra nazionalismo e chiesa, in questo caso cattolica, non è certo una novità e non si è esaurito dopo la guerra. La chiesa ha in gran parte reagito criticamente verso le aperture dell'arcivescovo di Zagabria Bosanic che nel 2004 ha incontrato il patriarca serbo Pavle e che nel 2005 ha condannato l'ostilità alla collaborazione con il Tribunale internazionale. Nel 2002 l'ex premier socialdemocratico Racan, per una Croazia "democratica e multireligiosa", concesse finanziamenti statali in proporzione all’entità del gruppo religioso: alla chiesa cattolica andarono 22 milioni di dollari, agli ortodossi 1 milione di dollari annui, ai musulmani 300mila. Tre anni fa, sostenendo l'Hdz, il partito fondato dallo scomparso leader nazionalista Tudjman, oggi su posizioni moderate ed europeiste, il clero pesò sul risultato elettorale ma oggi il governo Sanader punta alla Nato e all’Europa (nel 2005 si sono aperti i negoziati per l’adesione all’Ue) anche se si mantiene attento ai rapporti con la Chiesa.
Interessante la situazione della Bulgaria che rappresenta una sorta esperimento di convivenza tra fedi diverse e registra la più bassa percentuale di praticanti per ogni culto. Gli ortodossi sono l’85%, poi cattolici, protestanti e un 13% di musulmani che costituiscono la minoranza più consistente.
Situazione delicata invece in Voivodina, regione autonoma della Serbia, che per vicissitudini storiche anche recenti rappresenta un microcosmo etnico-religioso percorso da tensioni tra profughi serbi provenienti da tutta l'ex Jugoslavia e la principale minoranza, quella magiara, ridotta a 300mila persone. D’altra parte diversi paesi stanno affrontando la questione degli ungheresi (eredità del trattato del 1920 che lasciò fuori dai confini magiari Croazia, Slovacchia e Transilvania), stringendo i rapporti con Budapest. Difficile convivenza etnico-religiosa per la minoranza serba anche in Croazia nelle regioni della Slavonia e in Krajina.
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Pubblicato il 26/11/2006 alle 10.51 nella rubrica Per saperne di più.

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