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EUROPA DEL SUD EST E RELIGIONI / 3

Parlando di Balcani si parla ovviamente anche di Islam ma l’Islam di tradizione ottomana ha aspetti diversi da quello arabo e la prospettiva di integrazione europea può giocare a favore di un atteggiamento laico e poco disponibile all’integralismo. L’intervento militare occidentale in Bosnia e in Kosovo contro il regime di Milosevic ha favorito un atteggiamento filo americano come ha dimostrato la recente vicenda delle vignette satiriche su Maometto che hanno visto nei Balcani occidentali solo qualche piccola manifestazione per altro sconfessata dalle autorità religiose musulmane che hanno invece invitato alla calma pur senza lesinare critiche alla pubblicazione dei disegni. Terza parte della scheda basata sull'articolato dossier messo in rete a metà ottobre dall'agenzia Apcom.

In Albania, il solo paese europeo a maggioranza musulmana (oltre i 2/3 della popolazione), l’idea di nazionalità è slegata dalla religione e l’ateismo di stato del periodo delle dittatura comunista di Enver Hoxha ha rafforzato la tolleranza tra le varie confessioni religiose. Il confronto è semmai all’interno della comunità musulmana tra vecchi e nuovi imam risoltosi per ora a favore dei primi. In Albania, comunque, tutte le forze politiche puntano all’integrazione nell’Ue, un’aspirazione per ora condivisa anche dalla popolazione con percentuali superiori al 90%.
In Grecia esiste il problema della minoranza dei Cami, una popolazione albanese di religione islamica che alla fine della guerra fu accusata di collaborazionismo con gli occupanti italiani e tedeschi e subì quello che si può considerare un genocidio. I superstiti furono privati di tutti i loro beni e ancora oggi, nonostante la Grecia faccia parte dell’Ue, non godono di quei diritti che invece devono essere garantiti a tutte le minoranze. Recentemente la Grecia ha concesso la possibilità di ottenere la doppia cittadinanza ai cittadini albanesi di etnia greca ma per ora non concede che la stessa cosa sia fatta per reciprocità ai Cami residenti in Grecia. Il caso dei Cami è stato portato anche all’attenzione del Parlamento europeo.
In Bosnia Erzegovina i musulmani bosgnacchi rappresentano il 40% della popolazione (il 30% sono ortodossi, il 15% cattolici). La penetrazione wahabita iniziata con la guerra del 1992-95 e fatta di finanziamenti, scuole coraniche, assistenza e aiuti militari non ha però attecchito e la società ha per ora resistito ai tentativi di islamizzazione. Il vero problema per la Bosnia è semmai quello di tenere in piedi e insieme un paese nato così come lo conosciamo oggi dagli accordi di pace di Dayton che in pratica fotografarono la situazione sul terreno determinata dal conflitto. La recente secessione del Montenegro dall’unione con la Serbia e la probabile indipendenza del Kosovo hanno infatti rinfocolato le tentazioni separatiste da parte della Republika Srpska (l’entità serba della Bosnia Erzegovina).
La Macedonia ha rischiato la destabilizzazione a causa della guerra in Kosovo del 1999 e poi della turbolenza della minoranza albanese nel 2001. In seguito ha dato la priorità alla sicurezza, con il rapporto tra religioni e Stato sbilanciato a favore di quest’ultimo. La comunità ortodossa (60% della popolazione) e quella musulmana (30% con sufi bektashi, torbesi e 4% di turchi) hanno dovuto affrontare alcune scissioni interne. Prima chiesa ortodossa slava autocefala della storia, la chiesa ortodossa macedone è intervenuta nella crisi tra chiesa macedone e patriarcato serbo, con l'arresto del vescovo Jovan fedele a Belgrado, da cui era separata dal '67 ma senza tensioni. La comunità musulmana, invece, ha dovuto affrontare una crisi che l'ha lasciata a lungo senza dirigenti legittimi ed esposta a derive integraliste, ma ha poi eletto il nuovo ulema, Rexhepi, che si è detto deciso a impedire le infiltrazioni estremiste nella comunità.
In Kosovo, dopo la guerra del 1999 e la pulizia etnica contro la popolazione di etnia albanese fermata dai bombardamenti della Nato, oggi la tutela delle minoranze è una delle questioni più importanti nei colloqui per il futuro status della provincia. Dopo gli assalti albanesi ai monasteri ortodossi del 2004, nella terra che rappresenta il cuore del sentimento nazionale e religioso dei serbi (la "Gerusalemme serba") la chiesa è divisa: a Pasqua di quest’anno il vescovo di Prizren Artemije ha condannato la "realpolitik" del priore di Decani Teodosije che aveva deciso di accogliere il presidente Fatmir Sejdiu (kosovaro albanese) al monastero. Attualmente, pur facendo formalmente parte della Serbia, il Kosovo è un protettorato Onu. I serbi sono ridotti a una piccola minoranza e le loro enclaves sono protette dai militari del contingente internazionale. Ma più che uno scontro di religione in Kosovo è in atto uno scontro tra nazionalismi che rischia di compromettere la sostanziale tolleranza che per secoli ha protetto i monasteri ortodossi. Lo scomparso presidente Ibrahim Rugova era un laico convinto che guardava all’obiettivo dell’integrazione euroatlantica per il Kosovo, si definiva un musulmano "simbolico" (che anzi negli ultimi anni si avvicinò al Cattolicesimo) e non visitò nessun paese islamico.
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Pubblicato il 28/11/2006 alle 18.50 nella rubrica Per saperne di più.

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