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LA SERBIA SI AFFIDA AL GAS RUSSO

Per comprendere bene il caso Kosovo occorre osservarlo anche dal punto di vista economico e geopolitico e inserire la questione nel "grande gioco" che la Russia sta conducendo nello scacchiere internazionale. Dopo l'accordo della scorsa settimana tra Russia e Bulgaria è di ieri la notizia che Mosca e Belgrado hanno chiuso un analogo accordo per il passaggio del gasdotto South Stream in Serbia. Ma non solo: Mosca si è portata a casa la società monopolista serba degli idrocarburi Nis ad un prezzo di svendita. Sull'accordo pesano alcuni fattori geostrategici di non poco conto. Se si tiene conto che il progetto del gasdotto Nabucco (che dovrebbe portare le forniture energetiche dall'Asia centrale verso l'Europa occidentale aggirando la Russia) è sostanzialmente fermo, ci si accorge che tutto l'interesse di Mosca per il Kosovo e le minacce di rispondere all'indipendenza di Pristina per esempio con la destabilizzazione della Georgia, più che alla fratellanza ortodossa e allo storico asse tra Serbia e Russia, è legata a interessi ben più concreti.
La firma dell'accordo è fissata per venerdì 25 gennaio a Mosca e viene una settimana dopo l'accordo sul South Stream raggiunto la scorsa settimana con la Bulgaria e firmato nel corso della visita di Putin a Sofia. Il premier serbo Vojislav Kostunica è stato il principale sponsor dell'intesa e, pur di raggiungerla, ha messo a tacere tutte le voci contrarie all'interno del governo come quella del ministro dell'Economia, Mladjan Dinkic, esponente di primo piano del partito riformista G17, secondo il quale l'offerta russa è umiliante per la Serbia e non tiene in conto degli interessi nazionali. In effetti guardando le cifre si nota che a fronte di un valore stimato a 1,7 miliardi di euro, l'offerta presentata da Gazprom per il 51% della NIS era di 400 milioni di euro. A questa somma si devono poi aggiungere 500 milioni di euro per un piano d'investimenti quadriennale e, appunto, il passaggio attraverso la Serbia di un ramo del gasdotto South Stream. Dinkic ha però espresso seri dubbi anche sul gasdotto perché entrerà in funzione non prima del 2013 e la sua capacità resta un punto interrogativo.
La privatizzazione della Nis ha saltato tutti i passaggi che prevedevano tre fasi e la partecipazione alla gara, oltre a Gazprom, della società russa Lukoil, di quella ungherese MOL, della polacca PKN Orlen, dell'austriaca OMV, della Greek Hellenic Petroleum e della romena Rompetrol. Molto probabilmente la svendita ai russi è il prezzo che il premier serbo Kostunica deve pagare a Putin per il sostegno sul Kosovo. Un sospetto avanzato da molti analisti ma che è venuto subito in mente anche ad un piccolo osservatore come il sottoscritto. Un altro do ut des è molto probabilmente quello avvenuto tra Kostunica e il presidente serbo Boris Tadic, che ha dato via libera all'accordo per ottenere l'appoggio del premier al secondo turno delle presidenziali e garantirsi i voti necessari per battere l'ultranazionalista Nikolic al ballottaggio. Pare che Tadic e Kostunica si recheranno a Mosca insieme per la firma dell'accordo con la Russia. Se ciò avverrà sarà la prova che il patto elettorale tra i due è stato raggiunto. In ogni caso bisognerà comunque aspettare poco: il 3 febbraio si vota per il secondo turno delle presidenziali e vedremo cosa avrà deciso di fare Kostunica.

Pubblicato il 23/1/2008 alle 20.31 nella rubrica Diario.

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